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Festival di Roma, archiviata la nona edizione si guarda la futuro

La nona edizione del Festival di Roma si è conclusa con l’addio del direttore Marco Muller (un addio annunciato, dato che è in scadenza il suo contratto triennale). Quasi all’unanimità la stampa nazionale (quella internazionale non si è soffermata granché sull’argomento) ha evidenziato come quest’anno il Festival abbia perso la bussola. Una “crisi di identità”…

La nona edizione del Festival di Roma si è conclusa con l’addio del direttore Marco Muller (un addio annunciato, dato che è in scadenza il suo contratto triennale). Quasi all’unanimità la stampa nazionale (quella internazionale non si è soffermata granché sull’argomento) ha evidenziato come quest’anno il Festival abbia perso la bussola.

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Una “crisi di identità” che ha pesato sulla manifestazione e sul calo di prsenze (passate da 130mila a 80mila, anche se, a detta degli organizzatori, i dati non sono comparabili perché molti eventi non erano “sbigliettabili” come nelle scorse edizioni). Valerio Cappelli sul Corriere ha sottolineato che il Festival si è «concluso nella mestizia» e che la formula dovrà certamente essere rivista in maniera radicale «Altrimenti non c’è motivo di continuare a spendere 5 milioni e 600 mila euro». Franco Montini su Repubblica parla di «kermesse schizofrenica» che ha puntato da un lato su prodotti nazional/poplari e volti televisivi e dall’altro dato ha proposto cineasti raffinati e riporta che ormai si fa sempre più strada l’idea, tra i soci fondatori e gli addetti ai lavori «dell’inevitabilità di una svolta che porti l’iniziativa a espandersi davvero in tutta la città». E sebbene Luigi Abete, presidente di Bnl Gruppo Bnp Paribas, la banca partner del Festival abbia sottolineato dal palco della premiazione: «Mi pare che ci sia una eccessiva attenzione a buttare giù questo festival anziché a farlo crescere. Troppa gente sembra dedicare tutte le sue energie a vedere non come implementare ma come intralciare il festival. Se il festival continua a crescere Bnl manterrà il suo ruolo», il futuro del Festival appare sempre più incerto. Di sicuro c’è l’addio di Muller e la scadenza il 31 dicembre del cda della Fondazione Cinema per Roma che organizza la manifestazione. Nel nuovo cda, oltre ai rappresentanti del Comune di Roma, della Regione Lazio, della Camera di Commercio e di Musica per Roma, entrerà molto probabilmente anche il MiBact (in che forma è ancora da vedere, forse attraverso Cinecittà Luce). Ma, allo stato attuale, sono più numerose le incognite che le certezze.

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