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Over the top, ricavi per 42 miliardi entro il 2020

La parabola dell’on demand porterà il settore a raggiungere entro pochi anni più del doppio del suo valore attuale, 19 miliardi di dollari in tutto il mondo. Advertising e abbonamenti SVOD la principale fonte di entrate.

Il recente debutto di Netflix in sei nuovi mercati europei, tra cui Francia e Germania, ha messo definitivamente in evidenza il ruolo nell’audiovisivo mondiale degli operatori over the top, quelli cioè che sfruttano il web per offrire contenuti e servizi prima appannaggio di altri canali distributivi, fisici e non. Forte di 50 milioni di iscritti a livello mondiale, il leader americano dello SVOD (subscription video on demand) ha deciso di procedere con l’espansione anche in territori fortemente presidiati dai broadcaster e dai player tradizionali di tv e cinema,  aprendo la strada a quello che molti prevedono sarà un decisivo sviluppo del comparto. In Germania, secondo l’istituto di ricerca Futuresource, il nuovo competitor farà crescere i ricavi dell’on demand digitale del 50% entro l’anno. L’incremento complessivo atteso del settore video è del 2%, per un totale di 6,9 miliardi di euro, e nonostante il maggior contributo al comparto continuerà a venire dalle pay-tv, l’impulso alla transizione dei consumatori verso la visione online di film e serie tv è considerato inequivocabile.

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Gli OTT però non sono sulla cresta dell’onda solo nei nuovi Paesi presi di mira da Netflix. Stando a un’indagine svolta da Digital TV Research, il valore del consumo video online arriverà a toccare i 42 miliardi di dollari entro il 2020, aumentando più del 100% rispetto ai 19,03 miliardi attesi per la fine dell’anno in corso. L’incremento appare ancora più significativo se comparato al 2010, in cui i ricavi del settore ammontavano appena a 3,96 miliardi. La stima è stata effettuata sui nuclei familiari dotati di banda larga in 51 Paesi a livello mondiale, tra cui la leadership spetta ovviamente agli Stati Uniti: se nel 2010 la loro quota del settore era del 59%, pari a $2,3 miliardi di dollari,  tra sei anni questa fetta è però destinata a scendere al 37%,  per un valore comunque molto accresciuto di $15,5 miliardi. La Cina sarà anche tra i front runner: passerà dagli appena 37 milioni di dollari di inizio decennio a ben 3,03 miliardi di dollari. Sarà il terzo mercato dell’on demand cinematografico e televisivo, alle spalle di USA e Giappone.

Importante anche guardare alla ripartizione delle fonti di ricavo. Il primo driver di crescita per la tv e i video online sarà l’advertising, che passerà dagli 8,3 miliardi di investimenti previsti per il 2014 (erano meno di un terzo, cioè 2,4 miliardi, nel 2010) a 18,1 miliardi. Non si arresterà poi la parabola dello SVOD, che da 1,06 miliardi di dollari quattro anni fa raggiungerà entro l’anno i 7,65 miliardi per poi attestarsi sui 16,77 miliardi. Una cifra che gli farà contribuire per il 40% alle entrate del settore. Interessante notare come la fetta di questo mercato spettante agli Stati Uniti passerà da 75 a 36 punti percentuali, per una somma comunque pari a 6,08 miliardi (+667% dal 2010).

Anche il TVOD, il transactional video on demand, avrà una performance in positivo: il noleggio dei singoli contenuti online (VOD) passerà dai 197 milioni del 2010 ai 2,8 miliardi del 2020, mentre la vendita di film e serie tv (EST) arriverà a 4,64 miliardi.

Per quanto riguarda la penetrazione di tali servizi on demand, sempre Digital TV Research stima che le case raggiunte dagli OTT nel 2020 saranno il 47,6% del totale e ammonteranno a 706,53 milioni, contro i 374,43 attuali. Il 61% dei nuovi utenti (cioè 231 milioni) sarà concentrato in Estremo Oriente; questo porterà la sola Cina a un totale di 205 milioni di case raggiunte da video online. Gli abbonati a servizi di SVOD saranno 199 milioni, più del doppio degli 83 milioni attesi per fine 2014. I nuclei abitativi iscritti a questo tipo di offerta saranno il 13,4% a livello globale, in netto aumento rispetto al 6,1% attuale. La penetrazione di questo modello andrà da picchi del 49,6% negli Stati Uniti e del 48,5% in Svezia, a un minimo del 2% in India e Vietnam. 

Fonte: Futuresource, Digital TV Research

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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