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Google Play si presenta a Venezia 71 – Le prospettive del VOD in Italia

Secondo IHS il mercato italiano del video on demand si scontra con una maggior forza del consumo lineare di tv free e con la chiusura del settore SVOD conseguita allo sbarco di Mediaset e Sky. Anche senza Netflix, i ricavi dovrebbero crescere in 5 anni fino a toccare i 50 milioni di euro. Smartphone e banda tra i maggiori driver.

Sarebbe stato impensabile fino a qualche anno fa e invece, stavolta, una delle istituzioni più classiche del mondo del cinema come il Festival di Venezia ha aperto uno spiraglio all’ultima frontiera dell’audiovisivo, nella forma di Google. Oltre a un store nei pressi dello storico Hotel Excelsior e diverse iniziative portate avanti anche su YouTube,  il colosso del web ha organizzato insieme ad ANICA un workshop sul video on demand,  tenutosi nell’ambito della 71. Mostra del Cinema e incentrato ovviamente sulla piattaforma per l’acquisto e il noleggio di film online, Google Play.

google play venezia

Aperto a novembre in concomitanza col Festival di Roma, lo store di Big G ha approfittato di quest’ultima kermesse per dare qualche dato sulle sue performance a livello locale e internazionale. Negli ultimi dieci mesi i ricavi complessivi di Google Play Movies sono cresciuti di ben 3 volte grazie a un massiccio roll-out che l’ha portato in oltre 90 Paesi nel mondo. Questo anche grazie alla presenza di oltre un miliardo di dispositivi Android, il cui ammontare cresce di giorno in giorno e troverà presto nuovo impulso con il lancio negli USA, previsto a breve termine, della Android TV.

Per quanto riguarda il mercato italiano, è stato rilasciato solo qualche dettaglio, utile soprattutto a sondare le abitudini di consumo degli utenti italiani: è emerso, ad esempio, come la maggior parte delle transazioni sia avvenuta in HD, fenomeno che sembra sia tipico di un servizio on demand in fase di start-up. Il modello più utilizzato dai clienti italiani è stato l’EST, cioè l’acquisto dei titoli proposti, che ha prevalso sul VOD, il noleggio in streaming per un periodo limitato di tempo. Dal momento dell’apertura nel nostro Paese, Gravity è stato il titolo più affittato, il film d’animazione Disney Frozen quello più acquistato.

Per capire in quale tipo di contesto si inserisce l’offerta di Google Play, Big G ha portato a Venezia anche un’interessante indagine sullo status e le prospettive di crescita del mercato italiano del video on demand, condotta dall’istituto IHS e illustrata all’attenta platea del Lido dalla ricercatrice Fateha Begum.

Tanto per cominciare, c’è da rimarcare come quello italiano sia un campo da gioco sfavorito rispetto agli altri Paesi europei per la scarsa penetrazione della banda larga, presente solo nel 49% delle case. Una posizione in netto ritardo rispetto alle 5 Big europee e perfino rispetto alla Spagna, dove lo stesso dato arriva a 59 punti percentuali. Se, da un lato, questo settore rischia di rallentare, e di molto, il pieno sviluppo del VOD, c’è di positivo che non mancano gli spazi di  crescita per il prossimo quinquennio, seppur con altre nuvole all’orizzonte.

La seconda anomalia dell’Italia è infatti quella di essere l’unico Paese, anche rispetto agli USA, dove negli ultimi anni il consumo di tv lineare su mezzi tradizioni è cresciuto anziché diminuire. Il caro vecchio piccolo schermo rimane insomma un agguerrito concorrente nella gara per il tempo libero degli utenti, cosicché il consumo non-lineare di audiovisivo (in questa ricerca considerato come combinazione di home video, servizi pay e views online) non supera il 10% dei minuti dedicati alla visione, mentre il web si limita a un residuale 2%. Secondo le stime di IHS, quest’ultima percentuale tenderà all’aumento arrivando al 3,8% entro il 2018.

Un segnale in questo senso proviene anche dalla crescita dei ricavi dei video online, che tra il 2012 e il 2013 sono cresciuti del 21% per quanto riguarda il consumo a pagamento di film e serie tv e del 20% per i contenuti sponsorizzati dalla pubblicità. Interessante notare il livello delle entrate da adv, che secondo IHS sarebbero 130 milioni, provenienti soprattutto dal ramo display per gli annunci sui contenuti di catch-up tv .

previsioni mercato vod 2018

Per quanto riguarda il video on demand, le prospettive di espansione sembrano piuttosto ampia: si parla di passare dagli attuali 18 milioni di euro a oltre 50 nel 2018. A guidare il settore sarà soprattutto il comparto del noleggio di film (VOD per l’appunto), soprattutto in standard definition, con un incremento rilevante anche degli introiti da EST. Più ristretto invece il margine a disposizione del modello ad abbonamento, lo SVOD (subscription video on demand), che rimarrà in secondo piano rispetto al transactional. La ragione? In parte risiede nel prezzo più basso del noleggio (cioè il principale driver del settore), in parte, però, secondo IHS sta nel recente arrivo in campo di player come Infinity di Mediaset e Sky Online, che trasferendo online la potenza di fuoco delle due emittenti avrebbe già “colonizzato” il mercato e posto una seria barriera all’ingresso di nuovi competitor, anche stranieri. Il responso di IHS è chiaro: niente Netflix in Italia, almeno non finché un consistente aumento di banda consentirà di spingere verso l’alto la spesa degli utenti su ogni tipologia di servizio. La parte del budget familiare che attualmente viene allocato per l’acquisto o il noleggio di audiovisivo online è infatti di un euro e mezzo all’anno per ogni connessione a banda larga. Così come la propensione all’acquisto, anche le dimensioni del mercato italiano dell’on demand  risultano perciò ben ristrette a confronto con il business negli altri paesi europei. Basti pensare come i ricavi complessivi dell’on demand superino i 300 milioni nel Regno Unito, dove SVOD e TVOD risultano sostanzialmente in equilibrio, e i 150 milioni in Germania.

A spingere lo sviluppo della fruizione video online in generale, e collateralmente del video on demand, IHS si aspetta che siano soprattutto gli smartphone, che prenderanno il sopravvento come tiptologia di dispositivi connessi grazie alla loro flessibilità e all’atteso aumento del numero degli operatori e della concorrenza, che lo renderanno il mezzo meno costoso. I telefoni già connessi sono 45 milioni e si prevede che arrivino a 79 nel 2018. Di gran lunga inferiore la diffusione di tutti gli altri device come i tablet (5 milioni che dovrebbero passare  a 9), anche se le smart tv effettivamente connesse potrebbero conoscere un buon incremento passando da meno di un milione a oltre 7 milioni di esemplari.

Evoluzione della banda e delle reti mobili, una lenta erosione del predominio della tv free via digitale terrestre e un maggior numero di dispositivi connessi sono dunque i vettori che al momento sembrano trainare maggiormente il VOD italiano, che almeno per un altro paio d’anni probabilmente non sentirà parlare più di Netflix.

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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