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Daniela Di Maio, Nickelodeon: in Italia la televisione è ancora media di riferimento per i ragazzi

Tra tutti gli ambiti dell’audiovisivo, le serie tv e in particolare quelle per i più piccoli, sono uno dei prodotti più influenzati dall’evoluzione tecnologica e dal crescente peso della Rete. Ne abbiamo discusso con Daniela Di Maio, direttore dei canali Nickelodeon in Italia, intervistata in occasione del Roma Fiction Fest.

Tra tutti gli ambiti dell’audiovisivo, le serie tv si sono rilevate negli ultimi anni uno dei prodotti più influenzati dall’evoluzione tecnologica e dal crescente peso della Rete. I serial creati direttamente per il web si stanno guadagnando gli onori di pubblico e critica, come dimostra il recente successo agli Emmy di House of Cards, la produzione firmata da un colosso americano dello streaming ad abbonamento come Netflix.  Ma ancor prima di questa corsa a nuovi contenuti e nuove modalità per la loro fruizione, la battaglia per la leadership nel mercato emergente dell’on demand si è combattuta proprio sul campo dei diritti dei programmi tv, in particolare quelli destinati a una fascia fondamentale come quella di bambini e famiglie. Negli Stati Uniti i grandi player del settore come, appunto, Netflix e Amazon si sono contesi e ancora si contendono i prodotti di brand molto noti come Nickelodeon, Disney e DreamWorks Animation a suon di contratti milionari, e la tendenza sembra proprio quella di una progressiva affermazione del nuovo modello di consumo anche tra i più giovani. Ma a che punto siamo in Italia, dove il VOD è ancora poco conosciuto e la rivoluzione del mobile sembra avere ancora ampi margini di sviluppo? A parlarcene è Daniela di Maio, direttore del ramo italiano Nickelodeon, cui fanno capo sia Nick Jr, tv a target prescolare sui canali 603 e 604 di Sky, e Nickelodeon, che si rivolge invece a ragazzi dai 7 ai 14 anni ed è fruibile sui canali 605 e 606.

Daniela Di Maio Nickelodeon

 “È evidente come parlare a ragazzi nati nel 2013 sia diverso dal parlare alla generazione degli anni ’90” ci ha spiegato Di Maio, che abbiamo intervistato in occasione del Roma Fiction Fest, “tutte le tecnologie oggi a disposizione cambiano di molto lo scenario: da un unico schermo, quello televisivo, che ti proponeva determinati canali, che in determinate fasce orarie trasmettevano determinati programmi, siamo arrivati a una proliferazione di contenuti, di schermi e di modalità di fruizione. Basta vedere cosa è successo in Italia con il passaggio definitivo al digitale terrestre: si è passati dalla fascia su Rai 2 o Italia 1 destinata ai ragazzi, a una pluralità di canali dedicati interamente a loro”.

Un’offerta cui si aggiunge ovviamente quella del satellite, di Sky e appunto di Nickelodeon, ma che secondo Di Maio non è ancora affiancata in modo determinante da quella proveniente dal web: “È cambiato il tempo che i bambini dedicano alla televisione e la loro possibilità di scelta è sempre più vasta. Da parte nostra, l’impegno è a sviluppare contenuti sempre più forti, ma conta anche il modo in cui vengono comunicati. I nostri programmi non si trovano solo sui canali tv ma vivono un po’ in ogni ambiente: sul web ci sono i nostri siti che offrono non solo contenuti da vedere ma anche diverse attività da svolgere e giochi. Poi ci sono i social network, che offrono anche nuove opportunità di informazione, e le app per mobile”.

Indubbio perciò il ruolo di Internet quale canale di promozione e di coinvolgimento del pubblico, ma ancora troppo presto per pensare addirittura a una produzione alternativa, o a una presenza massiccia su piattaforme di video on demand che, in effetti, in Italia non si sono ancora sviluppate sul modello USA, ma seguono un percorso più lento e meno incline a intaccare gli equilibri  dei media tradizionali. “Si tratta di un mercato in piena evoluzione – ci ricorda il direttore di Nickelodeonma in cui l’Italia è più indietro rispetto ad altre realtà europee. Il futuro volge però chiaramente nella direzione dei servizi non lineari e di quel tipo di fruizione”.

Allo stesso modo, lo scenario di famiglie che invece di riunirsi in salotto davanti al classico piccolo schermo, si riuniscono intorno a un iPad, è presente ma non sembra aver raggiunto ancora un ruolo centrale negli assetti dell’industria televisiva e dell’entertainment in generale:

“Sicuramente questa è la direzione, ma In Italia la televisione rimane centrale. Quando tali tecnologie saranno maggiormente diffuse sarà importantissimo essere ovunque, ma per ora, anche se i ragazzi usufruiscono in misura crescente dei contenuti da mobile e su tablet, la televisione rimane lo strumento principe. Questo probabilmente cambierà, soprattutto con lo sviluppo della banda larga, e noi siamo pronti a essere presenti su altre piattaforme, nel momento in cui verranno aperte”.

 

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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