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Rapporto FEdS 2012 sul mercato italiano del cinema: è record di produzioni ma flette il consumo di film in sala

166 opere realizzate, in netto aumento rispetto agli anni precedenti, accompagnate tuttavia da una flessione continua al botteghino. Ecco il quadro definito come “contraddittorio” dell’industria della settima arte in Italia, così come emerge dal consueto studio elaborato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e presentato oggi alla Luiss.

Come ormai noto, il 2012 non è stato un anno particolarmente positivo per il cinema italiano, essendosi chiuso con una flessione di circa l’8% negli incassi, che a sua volta fa seguito a un trend non particolarmente positivo e a un altro calo, di ben 17 punti percentuali,  registrato alla fine dell’anno precedente. Al contrario dei dati provenienti dalle sale, il fronte della produzione cinematografica ha visto tuttavia un andamento completamente diverso e più florido, con ben 166 titoli realizzati contro i 155 del 2011 (vale a dire circa il 7% in più). È quanto emerge dall’edizione 2012 del rapporto sul Mercato e l’Industria del Cinema in Italia, redatto per il quinto anno consecutivo dalla Fondazione Ente dello Spettacolo al fine di offrire una panoramica completa sul comparto nostrano della settima arte. Lo studio, presentato oggi a Roma presso l’Università Luiss Guido Carli, ha evidenziato in particolare “un consolidamento delle strutture produttive”, come ha detto il presidente della FEdS, Dario Edoardo Viganò. Nonostante una crisi che ha portato il 41% degli operatori del settore a lamentare flessioni nei ricavi e negli utili, il numero record di film realizzati dimostrerebbe infatti la capacità maturata dalle aziende non solo di accedere al sistema di incentivi fiscali messi a disposizione dallo Stato, ma anche di attrarre capitali provenienti dal settore privato, il cui apporto è cresciuto negli anni andando a compensare la progressiva ritrazione delle risorse del FUS.

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Un altro elemento contraddittorio che ha caratterizzato il mercato nel 2012, ha spiegato Viganò, è stata la riduzione del consumo del cinema in sala, rispecchiata dai risultati al botteghino, a cui tuttavia non è corrisposta una riduzione nel consumo di cinema in generale. Le televisioni, ad esempio, hanno riservato ai film circa 69 mila passaggi contro i 40 mila di cinque anni prima. Non sono mancati inoltre accenni alle nuove piattaforme online che consento la fruizione di cinema on demand. Tra le criticità che rimangono all’ordine del giorno, impossibile poi non citare l’appuntamento con lo switch off verso il digitale, su cui è intervenuto il presidente degli esercenti dell’Anec, Lionello Cerri:

“La multiprogrammazione, i contenuti alternativi e i contenuti complementari, distribuiti attraverso il digitale e il satellite,  mostrano come la tecnologia sia sempre più necessaria alla gestione delle nostre sale e alla diffusione della consapevolezza dell’unicità del cinema, unica sede in cui fruire non solo di film ma anche di eventi in un determinato modo”.

Nondimeno, c’è una domanda che incombe su questo anello della filiera:

“Bisogna chiedersi perché il 40% degli schermi non è ancora digitale, e perché è concentrato sopratutto tra le monsale. All’appello mancano 800-1000 di queste strutture, che hanno una gestione economica complicata, in cui anche solo mille euro possono fare la differenza. Spesso si tratta di cinema a gestione familiare, di cooperative o sale di comunità, cioè tutti presidi importanti per l’appartenenza locale e per portare avanti anche un’offerta non convenzionale in aree dove è più difficile far arrivare un certo tipo di film”.

Anche per questo Cerri auspica che venga prorogata la scadenza per l’abbandono della pellicola, attualmente fissata a inizio 2014.

L’AD di Rai Cinema, Paolo Del Brocco, ha invece confermato la crescente importanza del video on demand per i conti delle distribuzioni cinematografiche. Un nuovo mercato non ancora abbastanza sviluppato per competere con i volumi mossi dall’home video (concetto già esposto da Del Brocco all’interno dell’intervista realizzata per il nostro speciale video on demand), ma con una crescita tale da rendere indispensabile la presenza in questo nuovo settore dell’entertainment. Per il resto, secondo Del Brocco, a mancare in Italia è “una progettualità per il settore della cultura”, simile a quella perseguita dal sempre citato modello francese. Il riferimento è soprattutto ad alcuni punti cardine come “la certezza delle forme di finanziamento”, non garantita ad esempio dai rinnovi a brevi termine delle misure fiscali a sostengo del settore, all’attenzione posta alla tutela del copyright, al cinema nelle scuole e alla formazione cinematografica, senza dimenticare inoltre quella “rieducazione dei gusti del pubblico” che può passare attraverso un’adeguata programmazione televisiva.

Paolo Protti è poi intervenuto in veste di presidente del Comitato di Gestione Schermi di Qualità, iniziativa a sostegno dell’esercizio che dimostrerebbe “la fondatezza dell’intervento statale nel cinema”. Nel corso dell’ultima edizione sono state infatti 509 le sale che sono riuscite a rispettare gli obiettivi di programmazione di prodotto di qualità italiano ed europeo, e per di più sale di diversa tipologia e distribuite sull’intero territorio nazionale. Protti ha inoltre ricordato come la transizione al digitale stia ponendo anche problemi di natura tecnica agli esercenti, che si trovano a gestire macchinari più delicati, il cui ammortamento è quasi la metà di quello di un impianto per la proiezione in pellicola. Tra gli altri interventi necessari al settore, secondo Protti, l’adozione di misure antipirateria fondamentali per lo sviluppo dell’offerta legale, nonché una migliore pianificazione delle uscite cinematografiche lungo l’intero arco dell’anno, in modo da evitare il sovraffollamento che si è verificato nel 2012 nelle stagioni  considerate più proficue al botteghino.

Nicola Borrelli, Direttore Generale Cinema del Mibac, si è soffermato infine sull’importanza dell’eccezione culturale, tema tornato alla ribalta nelle ultime settimane a causa del dibattito che ha portato l’audiovisivo ad essere escluso dai settori oggetto dei negoziati USA-Europa sul libero scambio. Una questione perciò di carattere molto ampio e di respiro internazionale, utile tuttavia a sottolineare l’importanza dell’intervento dello Stato, per quanto in forma rivista e ridotta come successo nel corso degli ultimi anni, a sostegno di un comparto come il cinema, ritenuto ancora fondamentale per l’identità culturale del Paese.

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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