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Francia: presenze in calo del 6% nel 2012, mentre divampa la polemica sul sostegno pubblico

Al mercato del cinema francese del 2012 manca “l’effetto Quasi Amici”, ma supera comunque i 200 milioni di biglietti staccati, con una quota di mercato del prodotto nazionale che si attesta al 40,2%. E il CNC si difende: le star non sono strapagate con i fondi pubblici.

Prosegue ormai da qualche giorno il dibattito sul modello francese di finanziamento al cinema, cominciato venerdì a causa di un articolo pubblicato su Le Monde a firma di Vincent Maraval, produttore, distributore e fondatore della nota società Wild Bunch, che ha denunciato tramite il quotidiano la lievitazione dei costi sostenuti per la realizzazione dei film nazionali. Il dito, in particolare, era puntato sui cachet degli attori d’Oltralpe, ritenuti da Maraval generalmente sproporzionati rispetto a quelli di colleghi americani anche più noti, e resi possibili solo grazie al cospicuo finanziamento pubblico riservato al settore cinema e gestito dal CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée), sistema da sempre “agognato” dagli autori e da altri operatori del mercato della settima arte anche in Italia. Un meccanismo che invece, secondo Maraval, ha permesso ai costi di produzione dei film francesi di aumentare a dismisura, fino a diventare i più elevati dopo quelli americani, senza che ciò fosse seguito da paralleli riscontri economici.

 

Le fonti di finanziamento del cinema francese – infografica Le Figaro

I maggiori successi al botteghino francese del 2012, sostiene il produttore, sono stati delle sconfitte dal punto di vista commerciale, non tanto per il livello dei biglietti staccati – considerato comunque rilevante – ma per la difficoltà di ripagare i budget eccessivi, spesso dovuti alla presenza di star che si nutrono della popolarità televisiva, e che a loro volta risultano indispensabili affinché gli stessi film vengano cofinanziati dalle emittenti del piccolo schermo.  “Gli attori finiscono spesso per avere potere di vita o di morte su di un film”, scrive Maraval, con il risultato di far investire nelle loro retribuzioni e in film in generale troppo costosi una fetta consistente di quei finanziamenti erogati dal CNC, che paradossalmente, in Francia, derivano in larga parte proprio dal prelievo di filiera operato per legge sugli introiti dei broadcaster. La proposta: quella di far introdurre al CNC un tetto massimo di spesa per i talent, in modo da evitare la situazione attuale in cui “Benicio Del Toro, in Che, ha guadagnato meno di François-Xavier in uno qualsiasi dei suoi film […] Marilou Berry ottiene per La Croisière tre volte più di Joaquin Phoenix nel prossimo film di James Gray […] Philippe Lioret il doppio di Steven Soderbergh e sette volte più di James Gray o Darren Aronofsky”. E in cui, sempre a detta di Maraval, il denaro pubblico finisce per sostenere soprattutto pochi privilegiati.

La polemica partita da Maraval si è poi ovviamente ampliata, fino a toccare l’intero sistema di sostegno pubblico al cinema. Le Figaro, in particolare, ha messo sotto accusa il livello del contributo pubblico, puntando il dito contro l’aumento del numero di film prodotti (293 nel 2012, di cui 167 con il contributo dello Stato), di cui pochi riescono effettivamente a ripagarsi al botteghino. Lo stesso giornale ha però pubblicato anche la replica del presidente del CNC, Éric Garandeau, che ha ricordato come l’intervento pubblico serva appunto a correggere le distorsioni create da un mercato troppo aggressivo. Pur non escludendo la perfettibilità dei criteri di erogazione, Garandeau ha ripetuto come il compito dell’istituzione da lui guidata sia raccogliere le risorse provenienti dai diversi operatori, e ridistribuirle in modo da avvantaggiare proprio quel cinema d’autore e “della diversità” che tipicamente incontra più difficoltà sul mercato. Poco o nulla c’entrerebbero dunque gli stipendi delle star, notoriamente molto alti non solo in Francia ma anche nel resto del mondo e in particolare negli Stati Uniti.

All’interno del dibattito, intanto, dal CNC sono arrivate le prime stime riguardo al mercato francese del cinema nel 2012, che mostra anch’esso segni di flessione. Se non sono ancora stati forniti dati riguardo agli incassi, le presenze sono calate di quasi il 6%, arrivando alla cifra (comunque impensabile per l’Italia) di 204,26 milioni di ingressi, contro i 217,06 del 2011. Per il CNC si tratta comunque di un risultato sopra la media dell’ultima decade, in calo solo a confronto con quello “straordinario” dell’anno precedente (quello di Quasi Amici, uscito in Francia a novembre del 2011). In lieve calo ma comunque elevata anche la quota di mercato detenuta dal prodotto nazionale, che passa dal 40,9 al 40,2%.  Più rilevante invece la diminuzione degli spettatori di film francesi, che si attestano a 82 milioni, in ribasso del 7,7%.

Molto avanzato invece il processo di digitalizzazione, che ora tocca 4.800 schermi, pari all’88% del totale, e 1.500 plessi cinematografici, cioè più del 76% di quelli nazionali. Il completamento della transizione si attende perciò già per l’anno in corso.

12 infine i film che hanno registrato più di 3 milioni di presenze, vale a dire il secondo numero più elevato degli ultimi 10 anni. Di questi, 4 sono stati francesi (contro gli 8 americani), mentre in generale i titoli nazionali a superare la soglia del milione di spettatori sono stati 20, altrettanti che nel 2011.

 

Fonte: Le Monde, Le Figaro, CNC

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Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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