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Cinema italiano: sarà Hollywood a soccorrere le produzioni tricolore?

In un articolo di Repubblica, si sottolinea il crescente impegno delle major come Warner nella diffusione dei film italiani, a fronte dell’incertezza degli incentivi fiscali e della contrazione degli investimenti da parte di uno dei principali player del settore quale Medusa.

Con il calo degli investimenti da parte delle major nostrane, e con l’incertezza riguardo agli incentivi fiscali rivolti alla produzione cinematografica, una fonte essenziale di finanziamento per i film italiani potrebbero diventare le società che fanno capo ai grandi Studios di Hollywood. A dipingere tale scenario è un articolo apparso oggi su La Repubblica, a firma di Franco Montini, secondo cui nel nostro panorama cinematografico si sarebbe aperto un vulnus causato dalla riduzione degli investimenti da parte di Medusa, ma pronto a essere coperto da major come Warner e dal loro crescente sforzo produttivo nei confronti delle pellicole made in Italy.

Il primo esempio citato è quello della Warner Bros, che ha aperto il 2013 portando nelle sale La Migliore Offerta di Giuseppe Tornatore, coprodotto con la Paco Cinematografica. Come vi avevamo già riportato dalle Giornate Professionali di Sorrento, la compagnia presenta però nel proprio listino una varietà ben più ampia di titoli italiani: si va da Tutti contro tutti, primo lungometraggio di finzione di Rolando Ravello, a l’opera seconda da regista di Rocco Papaleo, intitolata Una piccola impresa meridionale, alla commedia romantica  con  Fabio Volo Studio Illegale, fino al nuovo film di Giovanni Veronesi L’ultima ruota del carro, dove  Elio Germano sarà un testimone dei più grandi avvenimenti della storia italiana recente. L’intenzione, ha spiegato a Repubblica il presidente di Warner Bros Italia, Barbara Salabè, è quella di mantenere una la linea editoriale aperta, in grado di dare spazio a opere e autori capaci di anticipare le idee e i temi che saranno ancora attuali tra due anni. Una lungimiranza che invece sembrerebbe mancare a una parte del cinema italiano di oggi, “sempre in ritardo sui tempi”.

L’articolo cita dunque l’esperienza di 20th Century Fox con Vallanzasca, ma soprattutto l’accordo tra Universal e Cattleya, che insieme hanno coprodotto otto film. Un impegno che secondo l’AD della major, Richard Borg, non verrà influenzato dal calo della quota di mercato detenuta dai film italiani nel 2012, che sarebbe dovuto non tanto a un problema di prodotto quanto di pianificazione e promozione. Fronte che dunque potrebbe beneficiare dell’esperienza degli studi hollywoodiani. Secondo Repubblica, comunque, il numero di titoli italiani prodotti o coprodotti dalle major è destinato ad aumentare, forse anche attingendo da quel vasto territorio di caccia costituito da tutti quei comici e quelle commedie ancora capaci di intercettare i gusti del pubblico nostrano. Ma, avverte allo stesso tempo il produttore di Cattleya e presidente dell’Anica, Riccardo Tozzi, questo sarà possibile solo se il cinema ritornerà in tv. Per Tozzi, al momento attuale i film “si svendono a prezzi da saldo”, dato che le due principali emittenti, Mediaset e Rai, tendono ad attingere a produzioni proprie. In mancanza del ritorno sull’investimento garantito dai diritti d’antenna, sarà perciò improbabile che le eventuali risorse impiegate dalle major riescano “a compensare quanto garantiva Medusa”.

 

Fonte: la Repubblica

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Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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