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Netflix fa centro grazie all’accordo con Disney, ma il core business rimangono i contenuti originali

Secondo quanto stabilito dall'intesa con la major, dal 2016 Netflix avrà a disposizione alcune delle nuove uscite più attese in contemporanea alle pay-tv. Un passo verso il cord cutting che però non eclisserà l’importanza di distinguere il portale attraverso i suoi serial autoprodotti.

La settimana scorsa Netflix, la piattaforma statunitense leader nell’on demand online, e in particolare nello streaming fornito dietro abbonamento mensile, ha spiazzato il mercato mettendo a segno un colpo di un certo peso. Dopo aver perso nell’ultimo anno molti dei fornitori di contenuti che avevano contribuito all’esplosione del numero di iscritti (in particolare le pay-tv Starz ed Epix), il portale ha infatti annunciato un’intesa esclusiva con Disney, che gli garantirà da subito alcuni dei classici storici nella libray della major, e a partire dal 2016 anche le ambite nuove uscite, direttamente nella finestra applicata di solio per la pay-tv. Questo significa che, in un periodo compreso tra i sei e i nove mesi dall’uscita in sala, Netflix potrà offrire ai suoi clienti i film di Walt Disney Animation Studios, della Pixar, della Marvel, di Disneynature (e presumibilmente anche della LucasFilm) in contemporanea ai grandi network via cavo e in assoluta esclusiva per quanto riguarda tutte le altre piattaforme on demand, compresi dispositivi mobili, console per videogames e tv connesse in Rete. L’accordo è stato salutato dallo stesso chief content officer di Netflix, Ted Sarandos, come un punto di svolta per il settore, ma c’è anche chi sostiene che il futuro del portale VOD sia ancora altrove, vale dire nell’autoproduzione di contenuti originali.

Il CEO della compagnia, Reed Hastings, in effetti, non ha mai fatto mistero di considerare quale primo competitor i broadcaster come HBO, piuttosto che altre piattaforme per lo streaming online quali Amazon. Secondo gli analisti consultati da The Wrap, per muoversi verso quella direzione Netflix avrà dunque molto più bisogno dei serial a cui sta lavorando, che di altri costosi contratti come quello chiuso con Disney. Prima di tutto perché gli effetti positivi della nuova intesa cominceranno a vedersi solo tra molto tempo: l’esclusiva sulle nuove uscite non solo partirà dal 2016, ma è limitata fino al 2018, e nonostante non sia stata ufficializzata nessuna cifra, si stima che costerà alla società qualcosa come 300 milioni di dollari l’anno. I film Disney, d’altra parte, non sono una novità assoluta per Netflix: facevano parte dei contenuti reperiti in passato tramite l’ormai conclusa partnership con Starz, così come quelli di altre major con cui infatti Sarandos non ha escluso la possibilità di stringere accordi simili. Si tratterebbe perciò di una sorta di reintegrazione del “menù” del portale, di sicuro utile per aumentare il gradimento degli abbonati ma insufficiente, secondo molti, a spingere verso questo servizio i nuovi utenti di cui il portale avrebbe bisogno per aumentare la propria liquidità.

Se l’aspirazione è quella di competere con i grandi network statunitensi, sembra infine importante per Netflix lavorare sulla propria “identità” di rete, come appunto HBO ha fatto con le sue produzioni. In questo senso l’arrivo dei contenuti Disney non deve distrarre da quello che appare ancora come un business di assoluta centralità, vale a dire la programmazione di contenuti originali. Fronte su cui per altro Netflix sta per sfoderare le proprie armi: due stagioni della serie House of Cards, diretta da un regista di indubbia fama come David Fincher e con Kevin Spacey; la serie “riesumata” dopo la cancellazione da parte di Fox, Arrested Development; una serie firmata dall’apprezzato filmmaker horror Eli Roth e Orange Is the New Black, di Jenji Kohan.

Nella corsa a distingueresi dai sempre più numerosi operatori che si lanciano su questo mercato, la possibilità di offrire contenuti esclusivi, soprattutto se assenti anche dalle emittenti tradizionali, sembra dunque un vantaggio irrinunciabile. C’è comunque (vedi The Hollywood Reporter) chi sottolinea come anche l’accordo con Disney vada in una direzione simile, infrangendo la window delle pay-tv e dei servizi premium tradizionali, spingendo fortemente verso il principio del cord cutting e mettendo in seria difficoltà proprio un’emittente come Starz, che appena un anno fa sembrava aver assestato un colpo quasi letale a Netflix privando il portale di alcuni dei contenuti allora considerati più allettanti.

 

 

Fonte: The Wrap, The Hollywood Reporter

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Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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