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Tolkien: gli eredi contro Warner per i giochi online e le app.

A poche settimane dall’uscita di Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato, la Tolkien Estate accusa la major di aver sfruttato in modo illecito l’opera dell’autore, fornendo servizi digitali non compresi nell’accordo originale sul copyright risalente al ’69.

Certo, dal 1969 le possibilità di sfruttamento di un’opera dell’ingegno sono molto cambiate: al merchandising classico si è aggiunto quello digitale, con le app per social e mobile, i giochi online e molto altro. È perciò questo il terreno su cui gli eredi dello storico autore J.R.R. Tolkien hanno deciso di dare battaglia a Warner Bros, la major cinematografica che ha già portato sul grande schermo la trilogia del Signore degli Anelli e sta per tornare con Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato, in uscita negli USA il 12 dicembre. La Tolkien Estate e l’editore HarperCollins hanno infatti citato in giudizio per 80 milioni di dollari la major, la sua sussidiaria New Line e il detentore dei diritti sulle due saghe, la Saul Zaentz Co., con l’accusa di aver oltrepassato i confini della loro licenza di sfruttamento delle opere dell’autore inglese, ottenuta nel ’69 e, secondo l’accusa, limitata ai soli beni di consumo materiali, come figurine, gadget, collezionismo ecc.

 

Stando a quanto reclamato dalla Tolkien Estate (il testo completo qui), un accordo ormai vecchio di decenni non darebbe ai licenziatari il diritto di offrire servizi intangibili neppur esistenti all’epoca dell’intesa, il che ovviamente escluderebbe ogni tipo di sfruttamento digitale, come app, suonerie per cellulari e altri prodotti immateriali di intrattenimento e non. Per sostenere la propria denuncia, gli eredi dello scrittore si sono scagliati in particolare contro dei giochi d’azzardo online che sarebbero stati autorizzati da Warner Bros, secondo le ricerche dell’accusa addirittura in vista della creazione di una serie di slot machine tradizionali basate sui personaggi e la storia del Signore degli Anelli, con un grave danno d’immagine per il patrimonio creativo dell’autore.

In realtà, non si tratta della prima volta che i Tolkien entrano in conflitto con Warner Bros: era già successo dopo l’enorme successo della prima trilogia diretta da Peter Jackson, con una causa che si è risolta di recente con un’intesa tra le due parti. La stessa major si è trovata dall’altra parte della barricata aprendo un contenzioso con una piccola società di produzione, che ha realizzato un film chiamato Age of the Hobbits. Il potere dell’Anello, insomma, sembra già pronto a colpire anche al di fuori dello schermo.

 

Fonte: The Hollywood Reporter

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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