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Dalla crossmedialità al multi-screen: Google spiega l’interazione tra “vecchi” schermi e mobile [INFOGRAPHIC].

Il 90% dei nostri contatti quotidiani con i media avviene su uno schermo: ecco uno studio per capire come i diversi dispositivi si contendono o si completano nel soddisfare le esigenze di consumatori costantemente connessi, divisi non solo tra tv e PC ma anche tra i tablet e i sempre più pervasivi smartphone.

Sin dalla comparsa dei primi PC, lo scontro centrale è stato quello tra schermi. Da una parte quello tradizionale della televisione, collocato nei punti nevralgici della vita domestica, tendenzialmente fisso e con la capacità di “attirare” a sé più spettatori e anche di aggregarli in un consumo comune. Dall’altra, lo schermo del computer, di solito sistemato in zone più periferiche della casa, molto più adatto a un consumo individuale, ma sempre più flessibile grazie alla diffusione dei laptop. Con l’esplosione dei dispositivi mobili, questa competizione si è però estesa ad altri agguerriti concorrenti come smartphone e tablet, che hanno modificato e continuano a modificare in maniera sostanziale il terreno di gioco. Per mettere ordine in questo nuovo scenario, è intervenuto direttamente un colosso del web come Google, che ha elaborato uno studio per capire le dinamiche del consumo multi-screen, compreso il modo in cui i nuovi device interagiscono o concorrono con i “vecchi” media.

I dati riportati nello studio (disponibile in embed qui sotto) sono il risultato di una ricerca condotta su circa 1600 partecipanti, per un totale di 15.738 interazioni registrate e quasi 8mila ore spese sui diversi dispositivi presi in considerazione. Ne è risultato che il 90% dei nostri contatti quotidiani con i media avviene su uno schermo, mentre solo il 10% è riservato a radio, giornali e riviste. Più nello specifico, il 38% delle interazioni avviene con gli smartphone, che aiutano a rimanere connessi, addirittura più in casa che al di fuori delle mura domestiche. I computer ne assorbono il 24%, ma sono lo strumento più utilizzato a fini “produttivi”, per il lavoro da casa e ufficio e per raggiungere determinati obiettivi. Ai tablet (9% delle interazioni) sembra essere delegata invece soprattutto la funzione dell’intrattenimento.

Per vedere come tali piattaforme interagiscono tra di loro, Google compie invece un’importante distinzione tra l’uso simultaneo di più dispositivi e il loro uso “sequenziale”. Per quanto riguarda la tv, ad esempio, è ormai chiaro come il suo modello di consumo stia cambiando in maniera drastica: il 77% degli spettatori fruisce dei programmi televisivi in contemporanea ai servizi offerti dagli altri device, e non solo per commentare ma anche per svolgere attività slegate da ciò che passa sullo schermo (della tv). Dalla ricerca emerge inoltre come lo smartphone sia uno dei compagni più frequenti della fruizione multitasking, tanto da essere definito “l’osso sacro” del nostro uso quotidiano dei media. La ragione di questa prevalenza risiede principalmente nella loro “prossimità” all’utente: più che una vera strategia, i navigatori di oggi sembrano essere guidati da esigenze contingenti e dal desiderio di soddisfarle con gli strumenti che si trovano più a portata di mano. Per gli operatori del settore, conclude perciò Google, la sfida è quella di tenere conto della pluralità di canali con cui gli utenti svolgono le proprie attività online, e di differenziare le strategie di comunicazione in virtù di tale uso sequenziale o simultaneo dei diversi strumenti a disposizione del consumatore. Ormai non solo multitasking ma, appunto, anche multi-screen.

Fonte: Google

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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