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Netflix sale a 26 milioni di utenti. Vudu pianifica la campagna d’Europa.

La compagnia perde in Borsa ma guadagna tre milioni di nuovi iscritti, dentro e fuori i confini USA. Mentre in America Latina e nel Vecchio continente si prepara lo scontro con il portale VOD del colosso Wal-mart.

Tempo di resoconti per Netflix. La società guidata da Reed Hastings, specializzata nel VOD via streaming e nel noleggio di DVD per corrispondenza, ha presentato i risultati del primo trimestre 2012, che vedono una significativa crescita nel numero di utenti ma anche una perdita netta di 5 milioni di dollari, pari a circa 0,08 centesimi per azione. Si tratta della prima volta in sette anni in cui la compagnia non è stata in grado di generare utili, tanto che la notizia è stata accolta dal mercato con un calo in Borsa pari a circa il 16%. Né il management né gli analisti vedono tuttavia segnali di crisi: nonostante la perdita registrata, il fatturato è cresciuto più delle attese, attestandosi su 870 milioni di dollari, in deciso aumento rispetto ai 719 milioni raccolti nei primi tre mesi del 2011, mentre l’utenza del servizio di streaming è cresciuta di altri 3 milioni, per un totale di 26,5 milioni di abbonati worldwide.

Nello specifico, negli Stati Uniti Netflix ha aggiunto al proprio bacino di utenti streaming 1,74 milioni di iscritti, arrivando a un totale 23,41 milioni, mentre a livello internazionale i nuovi abbonati sono stati 1,21 milioni, per una cifra complessiva che supera di poco i 3 milioni. Di contro, diminuiscono i clienti del noleggio di DVD per corrispondenza, che negli USA sono calati a circa 10 milioni, con un deflusso di più di un milione di unità. Si tratta, d’altra parte, di un ramo del business di Netflix su cui lo stesso CEO Reed Hastings ha smesso di puntare da tempo, dichiarando più volte la centralità dello streaming non solo nella crescita della compagnia, ma nell’evoluzione dei modelli di consumo dei prodotti audiovisivi. I vertici di Netflix si aspettano di raggiungere altri 7 milioni di abbonati streaming entro il 2012, costruendo così la base per un rapido recupero degli utili persi a causa della spesa in contenuti e dei progetti di espansione internazionale.

La notizia dell’incremento nel numero di utenti, appare inoltre tanto più significava in quanto arriva dopo la definitiva conclusione dell’accordo con l’emittente Starz, scaduto a febbraio, che garantiva al portale VOD un’offerta “fresca” soprattutto in termini di nuove uscite cinematografiche. L’impossibilità di rinnovare l’intesa con Starz, secondo alcuni analisti, sarebbe stata alla base dell’emorragia di iscritti registrata da Netflix a fine 2011, per cui il momento dell’interruzione della fornitura di contenuti era da tempo sotto i riflettori. I risultati appuntati in questa trimestrale in termini di utenza sembrano invece fornire un primo riscontro positivo in merito alla politica di espansione del portale, che come ha confermato Hastings, mirerà sempre di più a un assortimento ristretto di contenuti esclusivi o originali, piuttosto che cercare costosi accordi con le major del cinema o i colossi televisivi. Il CEO non ha ancora rivelato i dati precisi riguardo al successo del primo esperimento di serie tv autoprodotta, Lilyhammer, ma ha precisato che lo show ha generato un traffico di milioni di ore, è stato ottimamente recensito con quattro stelle su cinque, e ha ottenuto milioni di feedback da parte degli utenti con una spesa in marketing in paragone molto bassa.

Se i contenuti originali per ora contano per meno del 5% della spesa di Netflix sul fronte dell’offerta, è probabile che questa quota continui ad aumentare, mentre si attende la partenza di Hemlock Grove, House of Cards e della nuova stagione di Arrested Development. Per Hastings, si tratta della “naturale evoluzione” di ogni tv via cavo, che è il fronte su cui secondo il CEO si combatte la battaglia del portale VOD. E anche il fronte su cui non sono mancate critiche rispetto al nuovo concorrente in campo: il servizio di streaming lanciato dal colosso mediatico Comcast. Secondo le accuse dei vertici di Netflix, il provider starebbe cercando di falsare il mercato facendo leva sulla propria struttura integrata verticalmente. Gli utenti della banda larga di Comcast, sarebbero infatti sottoposti a un limite di 250 gigabyte al mese, che però è stato tolto per chi usufruisce anche dello streaming proprietario attraverso la app Xfinity Xbox. Un comportamento che secondo Netflix viola la Net neutrality e che dovrebbe essere modificato o aumentando il limite per tutti i servizi di streaming fruiti tramite Xbox, o eliminandolo del tutto.

Comcast non è tuttavia l’unico competitor di cui si deve preoccupare la compagnia di Hastings. Sul campo europeo si affacciano in particolare diverse nubi: oltre ai servizi di streaming che stanno sorgendo a livello nazionale, Wal-mart ha annunciato di preparare “un’aggressiva espansione internazionale” per il proprio portale VOD, Vudu. Il primo obiettivo è l’America Latina, anche mercato di riferimento di Netflix, ma sembra che il servizio sia pronto a sbarcare in Europa entro il 2012, minacciando le mire del concorrente che ha da poco aperto i battenti nel Regno Unito e in Irlanda. La mossa appare molto pericolosa se si considera la potenza di Wal-mart, colosso del settore del commercio al dettaglio con più di 5 mila punti vendita in 26 Paesi, capace di fornire il servizio tramite una serie di opzioni come carte prepagate, che invece sono precluse a Netflix. Così come Vudu può contare su titoli di recentissima uscita, con window analoghe a quelle dell’home video. Questo potrebbe anche giocare a vantaggio della differenziazione dell’offerta dei due portali, e senza dubbio a favore della strategia dei contenuti esclusivi o originali perseguita da Hastings. Vudu, però, partirà anche con un altro asso nella manica, cioè il servizio disc-to-digital appena lanciato negi Stati Uniti da Wal-mart, che al costo di pochi dollari consente di ottenere una copia “virtuale” dei propri DVD e Blu-ray, da fruire online proprio attraverso il sito di streaming. Una possibilità fortemente sostenuta anche dalle major hollywoodiane, che se dovesse decollare negli USA e in Europa, potrebbe portare novità interessanti non solo nel settore del VOD, ma anche dell’home video.

 

Fonte: Hollywood Reporter, USAToday, Variety, TechCrunch

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Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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