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ACTA: la Commissione rimanda il trattato alla Corte di Giustizia Europea.

“Non cambierebbe nulla per i cittadini europei”, assicurano i commissari De Gucht e Reding. Ma il testo passa comunque al vaglio dell’organo giuridico europeo.

Dopo il dietrofront di Paesi come Lituania, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Bulgaria, Olanda e del Parlamento tedesco, ora è la stessa Commissione Europea a imporre uno stop all’ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), rinviato alla Corte di Giustizia Europea per stabilirne la compatibilità con i principi e le libertà fondamentali riconosciute dalla UE. La notizia è stata diffusa dal Commissario Karel De Gucht, promotore dell’iniziativa che intende rispondere ai timori sollevati da più parti in Europa riguardo alle conseguenze del trattato sulla libertà di espressione e di informazione online e sulla privacy dei cittadini europei.

De Gucht ha ricordato innanzitutto l’unanimità con cui, a dicembre, l’istituzione comunitaria aveva approvato l’accordo commerciale internazionale contro la contraffazione, prima di rinviarlo ai diversi Stati membri per la ratifica e al Parlamento europeo affinché esprimesse il proprio voto sul testo. Ciò premesso, il Commissario si dice convinto della necessità di informare non solo i rappresentanti parlamentari ma tutti cittadini dell’Unione nella maniera più completa e chiara possibile, motivo per cui il trattato è stato rinviato al più alto organo giuridico europeo affinché esprima il proprio giudizio indipendente riguardo a una normativa accusata di essere frutto degli interessi forti delle multinazionali dell’informazione e dell’intrattenimento. “Un passo necessario”, sostiene De Gucht, per far sì che  il dibattito “sia basato su fatti e non sulle mistificazioni o sui rumors che hanno dominato i social network e i blog nelle ultime settimane”. Il commissario è tornato dunque a sostenere come il proposito del trattato sia esclusivamente quello di stabilire standard riconosciuti a livello internazionale per la protezione della proprietà intellettuale. Standard che sarebbero già presenti all’interno degli ordinamenti giuridici europei, per cui il vero obiettivo dell’ACTA sarebbe renderli vigenti anche nei Paesi finora sprovvisti e dunque eliminare lo svantaggio competitivo delle aziende europee che operano nel rispetto del copyright. Di conseguenza, ribadisce De Gucht, il trattato non cambierebbe nulla per i singoli utenti Internet, poiché si ispirerebbe a regole già esistenti e operative all’interno della UE.

Più o meno dello stesso tenore le dichiarazioni di Viviane Reding, vicepresidente della Commissione Europea e Commissario alla Giustizia, ai diritti fondamentali e alla cittadinanza, che ha sottolineato soprattutto come una Rete pienamente accessibile e la libertà di espressione e di informazione tramite Internet rimangano un’assoluta priorità per gli organismi europei. Proprio per questo, il testo dell’ACTA sarebbe stato pensato in modo tale da non apportare modifiche al cosiddetto “Pacchetto telecom”, cioè il quadro normativo europeo per le comunicazioni elettroniche, riformato nel 2009 e già all’epoca tenuto a riparo da regole troppo restrittive grazie alla Internet freedom provision. Previsione volta a impedire ad esempio la legge dei “tre avvisi e la disconnessione” sul modello dell’Hadopi francese, che agisce direttamente sull’utente e sulla sua possibilità di collegarsi in Rete dopo tre avvertimenti sulla violazione del copyright.

Più che un passo indietro della UE, il rinvio alla Corte di Giustizia sembra perciò un modo per rispondere alle proteste sollevatesi in gran parte d’Europa rispetto a un testo di legge considerato non solo controverso rispetto alla questione della libertà della Rete, ma soprattutto “calato dall’alto” sui cittadini europei. Oltre ai Paesi membri della UE, ricordiamo che l’ACTA include l’Australia, il Canada, il Giappone, la Repubblica di Corea, il Messico, il Marocco, la Nuova Zelanda, Singapore, la Svizzera e gli Stati Uniti, mentre l’oggetto del trattato non si limita alla pirateria informatica, ma include anche le altre forme di contraffazione e violazione della proprietà intellettuale, tanto da essere criticato anche per il presunto scopo di controllare la produzione di farmaci e vaccini generici a basso costo, nonché l’utilizzo dei prodotti agricoli coperti dal brevetto delle multinazionali.

 

QUI il testo integrale del documento.

 

 

Fonti: Corriere.it, Europa.eu, vicepresidenza Commissione UE, Consiglio UE

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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