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Francia, 212 milioni di ingressi. Ma è crisi nel settore della post produzione.

"Prima al cinema andavano soprattutto i giovani - dichiara il direttore delle ricerche del CNC, Benoît Danard - Adesso c'è anche un pubblico senior e adulti con bambini, mentre i ragazzi che pure avevano cominciato a disertare le sale vi ritornano attirati dai progressi tecnologici, in particolare dal 3D".

Il cinema francese sprizza salute da tutti i pori. O meglio, non proprio tutti: se per quanto riguarda incassi e presenze il Paese d’Oltralpe è già intento a celebrare un’ottima annata, non si può dire altrettanto per i comparti tecnici della settima arte, messi in crisi dall’avanzata del digitale che ha già costretto in ginocchio le Quinta Industries, società specializzate in post produzione e vfx e controllate dal magnate Tarak Ben Ammar.

A fornire un primo resoconto dei dati del 2011 è la Tribune, che annuncia un nuovo record di circa 212 milioni di ingressi, cifra vicina a quella toccata nel lontano 1966 quando i biglietti staccati furono più di 230 milioni. Secondo il quotidiano, né gli schermi giganti dell’home theatre  né la pirateria sono riusciti ad affossare il tradizionale rapporto dei francesi con la sala cinematografica, tra l’altro con una buona proporzione tra cinema d’essai, schermi di qualità e multiplex. Merito di un ampliamento del target dei film francesi e non, che sono riusciti a intercettare fasce di pubblico prima considerate residuali: lo spiega alla Tribune lo stesso direttore delle ricerche del CNC, Benoît Danard, confermando ciò che ormai ripetono da diverso tempo anche le associazioni di categoria in Italia.

“Prima al cinema andavano soprattutto i giovani – dichiara infatti DanardAdesso c’è anche un pubblico senior e adulti con bambini, mentre i ragazzi che pure avevano cominciato a  disertare le sale vi ritornano attirati dai progressi tecnologici, in particolare dal 3D”. Risultato, un terzo della popolazione francese si reca oggi regolarmente al cinema, con un evidente vantaggio per i film nazionali che continuano ad aumentare la loro quota di mercato già ben attestata intorno al 40%. 20 sono i titoli francesi che hanno superato il milione di presenze e due sono al top del box office, Intouchables e Niente da dichiarare? Si tratta di  un film drammatico a sfondo sociale e di una commedia sull’Europa unita, che hanno guadagnato rispettivamente 9,5 e 22 milioni di euro, piazzandosi al di sopra di blockbuster come Tintin o Harry Potter.

Certo, la posizione in classifica e gli incassi ormai non fanno più invidia al cinema italiano, mentre le presenze rimangono un traguardo a cui quasi nemmeno le associazioni di categoria osano puntare. C’è però una parte dell’industria cinematografica francese che lotta per la sopravvivenza e che probabilmente anticipa un problema a cui andranno sempre più incontro i Paesi europei e non , cioè la crisi della post produzione. Il crollo di Quinta Industries ha già fatto scalpore in patria  per il coinvolgimento di aziende storiche del settore, come LTC, Scanlab e Duran Duboi. Ma la notizia è esplosa ancora di più negli ultimi giorni, quando lo stop imposto a questi studi ha portato al blocco della lavorazione di film importanti come il terzo capitolo della saga cominciata con La verità sull’amore e l’ultimo Asterix. A inizio novembre è stata avviata la procedura fallimentare del gruppo, ora in liquidazione dopo il rigetto del piano di rientro presentato da Tarak Ben Ammar. La ragione addotta dal finanziere franco-tunisino è sempre la digitalizzazione delle sale, in cui la Francia è leader in Europa tanto da prevedere il completo switch-off tra non più di un anno.

Il CNC ha già annunciato un piano di salvataggio per i 36 film che rischiano di rimanere incompiuti a causa della chiusura di Quinta Industries, ma Ben Ammar accusa lo Stato di aver “accelerato brutalmente la morte dei laboratori” sostenendo la conversione delle sale, e i laboratori di essersi tirati la palla sui piedi con una concorrenza a ribasso che finirà per favorire una situazione di quasi-monopolio dei pochi operatori sopravvissuti.

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Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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