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Film indipendenti: parola d’ordine, VOD “day and date”.

Online, via tv e via cavo, il noleggio su richiesta offerto in contemporanea all’uscita nelle sale potrebbe salvare il cinema indipendente da una lenta scomparsa, le cui avvisaglie si sono già palesate con il fallimento di Miramax e Warner Independent Pictures.

Che preferiate chiamarlo indie, art house, difficile o d’autore, quella parte di cinema che ha difficoltà ad affermarsi al botteghino contro i grandi titoli di intrattenimento, potrebbe aver finalmente trovato la sua Mecca, che si chiama uscita in contemporanea nelle sale e in noleggio. E come è facile immaginare, non si parla dell’arrancante mercato dell’home video, bensì di video on demand, veicolato sia dalla tv che dalla Rete.

A dimostrarlo, dati alla mano, ci sarebbero i risultati delle distribuzioni indipendenti USA e di alcuni titoli di grande rilevanza tematica come il drammatico Margin Call, dedicato al recente dissesto finanziario e umano di Wall Street, o grandi prove d’autore come Melancholia di Lars von Trier,che forse non ha caso ha avviato  con la sua Zentropa un servizio VOD dedicato esclusivamente agli indie.

Secondo un’analisi pubblicata da The Wrap, tutti questi prodotti meritevoli dal punto di vista cinematografico, ma di minor appeal commerciale, hanno tratto e continueranno a trarre enorme vantaggio dal VOD, sia via cavo che online, e soprattutto da quello chiamato “day and date”, che abbatte la window  prevista tra l’uscita theatrical e altre forme di sfruttamento del film. Il sistema, in particolare, negli USA si è rivelato molto più efficiente delle release cosiddette “platform”, cioè della pratica di far uscire i film difficili in un paio di sale (su un totale nazionale di circa 40 mila schermi) amplificandone poi la distribuzione a seconda del risultato, che secondo il presidente dell’indipendente Magnolia Pictures, Eamonn Bowles, si è rivelata “una ricetta per il disastro”.

Per contro, un film come quello del visionario regista danese, e con un nome di richiamo quale Kristen Dunst, al botteghino non ha oltrepassato di molto i 700 mila dollari, ma ci si aspetta che ne realizzi 2 milioni in video on demand. Lo stesso vale per il film con Kevin Spacey, Margin Call, che senza la prospettiva di raddoppiare i suoi 4 milioni di incassi al box office tramite il sistema su richiesta, forse non sarebbe stato nemmeno prodotto.

Dati The Wrap

Stando ai dati diffusi dalla casa di distribuzione Roadside, il titolo è stato già affittato on line da 250 mila utenti, mentre Magnolia ha già sviluppato un suo listino di prodotti da far uscire “day and date”sia in VOD che nelle sale, complice anche il circuito indipendente Landmark Theaters, controllato dallo stesso comproprietario della casa di distribuzione Mark Cuban.

Vincere le reistenze delgi esercenti è infatti la sfida che secondo The Wrap si pone agli indipendenti. Se i filmmaker si stanno gradualmente abituando a rinunciare all’idea della sacralità della sala, ci sono  invece molti cinema che rifiutano le uscite in simultanea sul grande e sul piccolo schermo della tv o del PC. Non è detto però che su piccola scala si riproducano le stesse dure reazioni al tentativo delle major di ridurre le finestre tra le varie release: vedi il caso Universal e l’iniziativa, poi fallita, di distribuire Tower Heist in premium VOD a 60 dollari e a sole tre settimane dalla distribuzione nelle sale. Per le major non è ipotizzabile perdere i grandi circuiti con migliaia di schermi, ma per gli indipendenti le cifre sono molto diverse, e secondo il magazine americano non dovrebbe essere difficile trovare comunque qualche cinema art house dove  far uscire i titoli di nicchia in contemporanea al noleggio via tv o via web.

Il vantaggio economico, d’altra parte, per The Wrap appare irrinunciabile: l’uscita simultanea non offre ai distributori solo la possibilità di risparmiare molto sulle campagne stampa e sulla diffusione delle copie su tutto il vasto territorio nazionale, ma soprattutto un sicuro ritorno addizionale sui propri investimenti. A fare gola sono i nuovi diritti sullo streaming online che vengono pagati da compagnie come Hulu e Netflix, anche se il piatto ricco rimane sempre il piccolo schermo. Mentre gli esercenti USA di solito dividono i guadagni nella misura 50-50, o al massimo di 60-40, i grandi network via cavo di solito offrono ai  distributori il 70%, secondo le fonti interne al settore consultate da The Wrap. Senza contare poi tutti i passaggi dei trailer che ovviamente le stesse emittenti fanno per autopromozione sulle loro reti, e che consentono di abbattere in maniera decisiva i costi di promozione.

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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