You are here
Home > Cinema > Digitale > Viacom vs. Google: si riaccende la battaglia sul copyright

Viacom vs. Google: si riaccende la battaglia sul copyright

Il colosso USA dell’entertainment torna alla carica del web cercando di ribaltare una sentenza del 2010 che ha assolto Google da ogni responsabilità per le violazioni del copyright da parte degli utenti di YouTube.

Appena ieri abbiamo riferito di come l’Associazione dei 100 Autori si fosse scontrata in maniera piuttosto netta con AssoProvider nel corso di un convegno tenutosi lunedì in materia di difesa del copyright in rete. Andrea Purgatori, in particolare, aveva definito chi viola il diritto d’autore come un Black Bloc della rete, impegnato a rompere le vetrine di una banca virtuale per trafugare tutto il valore  dei suoi contenuti. Le notizie provenienti da oltreoceano confermano però che il tema non bolle solo in Italia: il colosso americano dell’entertainment Viacom è infatti tornato all’attacco di YouTube, cercando di convincere la corte di appello di Manhattan che Google avrebbe violato deliberatamente le norme statunitensi sul diritto d’autore permettendo agli utenti del suo portale video di uploadare contenuti non autorizzati.

La questione non è certo nata ieri. Come ricorda Bloomberg, l’iter processuale che vede contrapposte le due grandi società si è aperto già nel 2007, quando Viacom fece causa al portale per un miliardo di dollari, basandosi sul fatto che su YouTube  si potessero trovare molte puntate di  South Park e altri programmi tv trasmessi dall’emittente USA, per non parlare dei film della sua controllata Paramount Pictures. Nel 2010, però, Google è uscita illesa dal primo grado di giudizio, secondo cui il portale non sarebbe da considerarsi perseguibile ai sensi della normativa degli Stati Uniti (nello specifico, il Digital Millennium Copyright Act) avendo prontamente rimosso i contenuti illegali a seguito delle segnalazioni giunte dai legittimi detentori dei diritti.

Viacom sta ora cercando di dare nuovo corso al procedimento legale, rimarcando presso la Corte d’Appello come Google starebbe traendo “un sostanzioso guadagno dalla proprietà altrui”, e paventando che se la sentenza di primo grado non sarà ribaltata, porterà  allo “sfruttamento di massa di materiale coperto da copyright attraverso la Rete”, abbassandone radicalmente il valore. Un po’ lo stesso ragionamento dei Black Bloc, insomma.

La posizione di YouTube, e di Google, resta però ferma sul punto – chiarito nel memoriale della difesa riportato dal Wall Street Journal – che “la legge degli Stati Uniti attribuisce ai titolari del copyright e non ai provider l’onere di gestire i propri contenuti, identificando le violazioni e, se lo desiderano, richiedendo la rimozione del proprio materiale dai siti che lo utilizzando indebitamente”. Non solo: questo, secondo il colosso di Internet, è anche l’approccio più logico possibile, poiché i proprietari del copyright sono gli unici a sapere con esattezza quali diritti detengono, quali hanno concesso in uso e dove vogliono che i loro contneuti vengano mostrati sulla Rete”.

 

Fonti: BloombergWall Street Journal

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
Top