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Mercato e Industria del Cinema: record d’incassi per gli italiani ma meno spettatori e meno estero, mentre Rai Cinema sbarca su iTunes

Avanza la digitalizzazione delle sale, sostenuta da quel tax credit fondamentale anche per la produzione. Si muovono poi i primi passi verso l’offerta legale on line e una nuova attenzione verso l’esercizio e la tv.

L’ottima performance dei film italiani al botteghino del 2010 non è un mistero. Come ha sottolineato il nuovo presidente dell’Anica, Riccardo Tozzi, alla presentazione del rapporto su Il Mercato e l’Industria del Cinema edito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo: “Finalmente non sono costretto a dire che il nostro cinema va bene, perché ormai è evidente a tutti”. La stagione in corso vede la quota del prodotto italiano aggirarsi intorno al 50%, situazione che secondo il produttore di Cattleya non durerà, a causa della solita anomalia della fascia estiva, ma si attesterà comunque per fine 2011 “su una fetta del 40-45% e su un totale di 40-45 milioni di biglietti venduti”.

Ma qual è il segreto del nostro successo? Secondo i dati del rapporto, esposti dal presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, Dario Edoardo Viganò, “Il 2010 è stato un anno determinante e lusinghiero per l’intera cinematografia nazionale, sia per i risultati ottenuti nelle sale, che per la quota di produzione di film realizzati, cioè 141 di cui 114 con capitali interamente italiani. Una performance positiva che testimonia un aspetto strategico e progettuale delle imprese cinematografiche del nostro Paese”. A fronte del continuo ridimensionamento del FUS, ma grazie al rodaggio degli incentivi fiscali, il capitale privato ha confermato il sorpasso rispetto al finanziamento proveniente dal fondo ministeriale, il cui apporto pari a 35,4 milioni di euro, è stato il più basso in assoluto dalla sua creazione dopo il 2005.

È interessante però notare come l’investimento totale dei privati si sia contratto del 3,21% rispetto al 2009 (388,6 milioni di euro), mentre quello di origine italiana sia salito più di 7 punti percentuali: un effetto dovuto probabilmente alla forte contrazione dei capitali esteri (poco più di 111 milioni, pari a una flessione di circa il 22% rispetto all’anno precedente) parallela al calo delle coproduzioni. I film di origine non interamente italiana sono stati 27, tanto che la loro incidenza rispetto al valore della produzione (18,4%) è praticamente ai suoi minimi storici. I film italiani vincono, ma con commedie come quella di Zalone e Benvenuti al Sud, remake nostrano di un film francese di gran successo: c’è da chiedersi quali saranno dunque i risultati di questi grandi successi sull’esportabilità del nostro made in Italy cinematografico. Senza contare il calo degli spettatori registrato in questo inizio 2011.

Tornando al rapporto, altro punto saliente sono gli sgravi di natura fiscale come il tax credit, che si rinsaldano al centro non solo della realizzazione dei film (50 milioni apportati ai produttori, cioè esattamente il doppio rispetto al FUS), ma anche dell’esercizio, in piena rivoluzione tecnologica, con “841 sale attrezzate per il digitale contro le 428 del 2009, cioè un numero quasi doppio”, spiega Viganò. Un risultato cui il credito di imposta finalmente approvato a livello UE ha contribuito con 15,8 milioni a fronte dei 135 complessivi e dei 5,7 di provenienza ministeriale.

Altri trend rilevanti sono la persistente centralità del product placement, cui secondo il rapporto fa ormai riferimento ben il 48% dei film italiani, e il “consolidamento della popolazione imprenditoriale, anche attraverso una selezione fisiologica di soggetti potenzialmente attivi”.

Dopo aver ottenuto la garanzia triennale per gli incentivi fiscali e aver portato il cinema italiano a vette insperate e insperabili fino a qualche tempo fa, bisogna quindi delineare le nuove linee d’azione, che secondo Tozzi riguardano “la crescita della torta, visto che la nostra fetta non potrà espandersi ulteriormente”. L’obiettivo è competere con la Francia, con le sue 6mila sale e 200 milioni di biglietti, contro i nostri 3200 schermi di certo sempre più digitali, ma anche colpiti dall’inesorabile scomparsa di molti cinema cittadini e strozzati dalla carenza infrastrutturale di tante province italiane. Stando alle stime del presidente dell’Anica, ci sarebbe un buon 40% della popolazione che non riesce a vedere soddisfatta la propria domanda di film perché la sala più vicina si trova “a un’ora di macchina se non di aliscafo”. Inoltre bisogna spingere per rivedere finalmente il cinema anche sul piccolo schermo: “Dobbiamo aiutare i broadcaster a capire che il tipo di film che stiamo facendo potrebbe essere di forte sostegno per la televisione, in particolare quella generalista, che è in piena crisi anche se non se ne accorge”.

Un impulso considerevole al rilancio all’esercizio ma anche di circuiti nuovi e alternativi viene sicuramente dalla digitalizzazione, con cambiamenti repentini e inattesi come la sigla di un accordo presto operativo tra iTunes e Rai Cinema, annunciato proprio dall’AD Paolo del Brocco, insieme alla notizia dello stanziamento di un fondo per la realizzazione di 12 film destinati solo all’on line. Un’apertura non indifferente che trova d’accordo anche Tozzi, secondo cui l’offerta legale di contenuti sul web è uno degli altri fronti su cui lavorare, e l’AD di Cinecittà Luce Luciano Sovena, che spera di vincere le ritrosie di molti autori emergenti ad abbandonare la sala, dove però è difficile garantire uscite con più di 5-6 copie, a favore del virtuale.

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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