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	<title>CineGuru &#187; Windows</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Alice&#8230; attraverso la finestra</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 20:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Distribuzione]]></category>
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		<description><![CDATA[[UPDATE del 17/2: un articolo di Variety di ieri fa il punto sulla situazione, osservando che i cinema USA, che inizialmente avevano accettato tranquillamente la posizione Disney comprendendo l'esigenza di una maggiore flessibilità, potrebbero a loro volta irrigidirsi a seguito delle reazioni inglesi, italiane e olandesi.] Mentre finivo il mio post sul 3D tarocco è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[UPDATE del 17/2: un <a href="http://www.screenweek.it/link/32380">articolo di Variety di ieri</a> fa il punto sulla situazione, osservando che i cinema USA, che inizialmente avevano accettato tranquillamente la posizione Disney comprendendo l'esigenza di una maggiore flessibilità, potrebbero a loro volta irrigidirsi a seguito delle reazioni inglesi, italiane e olandesi.]</p>
<p>Mentre finivo il mio <a href="http://www.cineguru.biz/2010/02/alla-ricerca-del-3d-tarocco-811">post sul 3D tarocco</a> è esploso anche in Italia il <a href="http://blog.screenweek.it/2010/02/forse-alice-in-wonderland-non-arrivera-mai-nelle-nostre-sale-65232.php">caso Disney vs esercenti con al centro Alice in Wonderland</a> (<a href="http://latimesblogs.latimes.com/the_big_picture/2010/02/are-movie-theater-owners-playing-the-heavy-in-alice-in-wonderland-dvd-controversy.html">qui un articolo sul problema a livello internazionale</a>).</p>
<p>Si tratta dell&#8217;ennesimo, in questo caso penso importante, capitolo di una questione decisiva per il futuro del <strong>cinema</strong>, che fino ad oggi è quasi sinonimo di <strong>film</strong>, e della loro distribuzione.</p>
<p>Un breve riepilogo:</p>
<p>- L&#8217;oggetto del contendere sono le <strong>windows</strong>, ovvero quelle finestre temporali che regolamentano (in alcuni paesi per accordi, in altri con vere e proprie leggi) l&#8217;uscita di un film prima al cinema e poi in home video e in tutti gli altri canali via via più &#8220;poveri&#8221;.</p>
<p>- Da una parte ci sono gli <strong>esercenti</strong>, cioè i gestori dei cinema, che vogliono che le windows siano il più lunghe possibile: se oggi esce un film nuovo è evidente che più tempo passerà prima che arrivi in home video e/o in tv più lo spettatore è incentivato ad andarlo a vedere nei cinema.</p>
<p>- Dall&#8217;altra ci sono i <strong>distributori</strong>, cioè che produce/distribuisce il film al cinema, che iniziano ad essere tentati e/o costretti a ridurre queste windows, soprattutto la prima, perché gli investimenti fatti per lanciare un film sarebbero ottimizzati se si potesse venderlo contestualmente su più canali e perché la pirateria sta sbriciolando l&#8217;home video.</p>
<p>Tutte le parti hanno le loro ragioni. I <strong>cinema</strong> difendono un settore che continuerebbe ad esistere, ma subirebbe comunque una grossa ridimensionata dall&#8217;uscita in contemporanea di un film anche su altri supporti home. I <strong>distributori</strong> vogliono ottimizzare le risorse. Tutti hanno il problema <strong>pirateria</strong>, che allontana la gente dai cinema, divora l&#8217;home video, cresce ogni giorno e finisce, in questo modo, per danneggiare soprattutto la produzione.</p>
<p>Il problema è che alla fine il rischio per chi produce e distribuisce film è che <strong>il guadagno ottenuto difendendo le sale cinematografiche venga superato dalla perdita di non poter vendere, subito, i film anche in home video</strong> (e su tutti gli altri personal media emergenti), rinunciando così al &#8220;pagamento del prezzo del biglietto&#8221; dei tanti che finiscono per essere pirati semplicemente perché c&#8217;è la domanda (di film, subito disponibili sui personal media), ma manca l&#8217;offerta legale degli stessi.</p>
<p>Tutto il settore ha <strong>consapevolezza</strong> di questo problema (si, c&#8217;è ancora chi non crede che internet sia un canale distributivo, ma diciamo che si stanno estinguendo), solo che l&#8217;avvicinamento ad un nuovo <strong>equilibrio</strong> non può avvenire gradualmente e con consapevolezza, ma attraverso momenti di continua e progressiva rottura cui dovremmo abituarci.</p>
<p>Credo infatti che mentre da una parte, nonostante l&#8217;evidenza della necessità di reagire all&#8217;evoluzione del mercato assecondandone le esigenze, la resistenza al cambiamento sarà estrema, dall&#8217;altra il bisogno di guadagnare maggiori gradi di libertà nella gestione della distribuzione di un prodotto che viene trattato tutto allo stesso modo sia ormai imprescindibile.</p>
<p>Il momento per fare questa operazione è <strong>propizio</strong> e <strong>unico</strong> perché i film in 3D, almeno finché non avremo i televisori 3D, si vanno a vedere <strong>solo al cinema</strong>. In questo caso i cinema non hanno bisogno della protezione della window per riempire le sale, perché il prodotto è unico ed irripetibile nella sua esperienza 3D solo in una sala cinematografica, mentre tutto il pubblico che al cinema non andrebbe comunque e per alcun motivo è perso in quanto si sarà sicuramente procurato la copia pirata del film.</p>
<p>E&#8217; quindi inevitabile che i distributori provino ora, con la variabile 3D in gioco, a forzare la mano su <strong>una questione che è di vitale importanza per il futuro dell&#8217;intero settore</strong>.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte capisco la resistenza dell&#8217;esercizio nel creare un precedente che finirebbe per valere, una volta passato, anche per i film non in 3D, e nel dare il via ad un fenomeno che comunque ridurrebbe il peso delle sale sul bilancio finale di un film e metterebbe in crisi, nel tempo, tante strutture, investimenti e posti di lavoro.</p>
<p>La finestra aperta dal 3D, che rende solo palese una cosa che cuor nostro tutti già sappiamo su quanto ci siano film da cinema e film che possono essere visti tranquillamente anche a casa, è però un&#8217;opportunità per tutti. Perché continuare a lasciare insoddisfatta una domanda di mercato che vuole alternative al cinema, soprattutto per certi film, significa solo perdere spettatori.</p>
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