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Cinema italiano: sarà Hollywood a soccorrere le produzioni tricolore?

Con il calo degli investimenti da parte delle major nostrane, e con l’incertezza riguardo agli incentivi fiscali rivolti alla produzione cinematografica, una fonte essenziale di finanziamento per i film italiani potrebbero diventare le società che fanno capo ai grandi Studios di Hollywood. A dipingere tale scenario è un articolo apparso oggi su La Repubblica, a firma di Franco Montini, secondo cui nel nostro panorama cinematografico si sarebbe aperto un vulnus causato dalla riduzione degli investimenti da parte di Medusa, ma pronto a essere coperto da major come Warner e dal loro crescente sforzo produttivo nei confronti delle pellicole made in Italy.

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Ted, case study: la strategia social del film in Italia e negli Stati Uniti.

 

Il debutto alla regia dell’autore de I Griffin, Seth MacFarlane, non sarebbe potuto avvenire in maniera più eclatante: Ted, il suo orsacchiotto di peluche senza peli sulla lingua, ha battuto tutte le previsioni antecedenti l’uscita nelle sale americane, diventando uno dei fenomeni dell’estate cinematografica. Negli Stati Uniti ha incassato più di 218 milioni di dollari e circa 434 milioni a livello globale. Ma non si tratta solo di un successo di pubblico: Ted è stato infatti supportato da un’irriverente campagna promozionale che si è fortemente servita del web e in particolare dei social network, per costruire l’hype intorno al personaggio dell’irriverente pupazzo di stoffa. Una strategia che poi è stata mutuata anche in Italia, in particolare con una serie di creazioni grafiche tutte incentrate su Ted, volte a ironizzare su notizie di attualità, film e programmi tv. Vediamo nel dettaglio alcuni dei trend più interessanti seguiti dalle campagne.

 

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Ciné 2012: Universal distribuirà i film della Filmauro, firmato accordo per tre anni

Annuncio a sorpresa a Ciné 2012, la sessione estiva delle Giornate Professionali di Cinema che si è conclusa proprio oggi a Riccione.

Aurelio DeLaurentis, storico produttore e presidente della Filmauro, al momento della presentazione del suo listino ha stupito i presenti in sala con una notizia che scuote il mercato cinematografico italiano.

Dopo aver chiamato Richard Borg, presidente di Universal Pictures Italia, ha ufficializzato ai presenti un accordo siglato tra le due case proprio pochi minuti prima della convention. Da questo momento sarà appunto Universal a distribuire le pellicole Filmauro in Italia, un accordo della durata di 36 mesi.

De Laurentis a questo punto si concentrerà unicamente sulla produzione e ha parlato di venti pellicole in arrivo nei prossimi 18 mesi, tra nuove pellicole prodotte da Filmauro e acquisizioni. A sorpresa non ha presentato alcuna pellicola a Riccione, citando solo la recente acquisizione di jOBS, il biopic di Steve Jobs interpretato da Ashton Kutcher, e le nuove pellicole di Carlo Verdone e Giovanni Veronesi. Inoltre il nuovo cinepanettone non si chiamerà più “Natale a…” ma Colpi di Fulmine, e verrà diretto da Neri Parenti (ancora sconosciuti altri dettagli).

DeLaurentis ha annuciato che il 6 luglio a Roma ci sarà un evento con la completa presentazione del listino Filmauro, e ne sapremo di più sulle pellicole in arrivo e sulle conseguenze del sodalizio con la Universal.

Fonte: ScreenWeek

UltraViolet: la nuvola conquista l’integrazione con Amazon. Gli abbonati a quota 750 mila.

Che influenza ha avuto finora UltraViolet sul mercato dell’home video? Per quanto il nuovo servizio cloud, sviluppato dal consorzio di 75 imprese del settore dei media e dell’intrattenimento DECEDigital Entertainment Content Ecosystem, abbia appena superato i primi tre mesi di vista, è possibile cominciare a tirare alcune somme, partendo prima di tutto dal numero dei nuovi iscritti alla nuvola. Stando alle cifre diffuse in un comunicato stampa dai suoi realizzatori, sarebbero infatti più di 750 mila i nuclei familiari raggiunti oggi da UltraViolet, e questo come risultato dei 19 titoli resi finora disponibili dalle major per il nuovo sistema cloud.

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RedBox: come incide la finestra imposta dalle major sul noleggio di Blu-ray e DVD

Come vi abbiamo riferito ieri, Warner Bros sembra decisa a portare avanti la strategia di ritardare l’uscita dei suoi film in noleggio tramite i distributori automatici di RedBox, che per l’affitto di Blu-ray e DVD chiedono la cifra molto contenuta di 1,20 dollari al giorno, e tramite Netflix, che per un abbonamento mensile sotto ai 10 dollari offre il servizio via posta o in VOD via streaming. Entrambe le compagnie ultimamente hanno ritoccato verso l’alto le proprie tariffe, ponendo forse le basi per ricontrattare le intese esistenti con i diversi fornitori di contenuti che, come noto, temono l’eccessiva convenienza dei loro prezzi e la ritengono in parte responsabile dell’andamento non brillante di un mercato dell’home video già indebolito dalla pirateria. Ma non tutte le major perseguono la stessa politica, e sembra che le diverse finestre imposte per la release dei film si stiano riflettendo in maniera piuttosto distinta sul successo dei vari titoli in catalogo, almeno per quanto riguarda i chioschi rossi.

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The Black List: quando il blockbuster nasce dagli scarti

Un geniale matematico inglese impiegato durante il secondo conflitto mondiale per decriptare i messaggi in codice dell’esercito tedesco ma perseguitato per la sua omosessualità, un ex-prigioniero di guerra americano destinato a diventare un “big” della Yakuza e le Guerre Stellari viste da dietro il pelo di Chewbecca. Non è il frutto di un’allucinazione cinematografica postmoderna ma un breve estratto dalla top ten delle migliori sceneggiature scritte ma non ancora prodotte, finite in quella “lista nera” degli Studios da cui, negli ultimi anni, sono usciti film poi apprezzatissimi da critica e pubblico.

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Christopher Nolan e Jon Favreau contro il Vod Premium, i sette punti chiave

Si allunga la lista degli importanti registi di Hollywood che si sono schierati contro il servizio Home Premiere di Video On Demand lanciato da poco negli Stati Uniti, che ricordo riduce la finestra tra l’uscita in sala di una pellicola e la sua distribuzione in home-video a soli 60 giorni. Infatti la Warner Bros, Sony, Universal e 20th Century Fox hanno stipulato accordi con alcuni provider come DirecTV per permettere un particolare servizio di VOD in anteprima a 29.95 dollari.

Erano 23 gli illustri nomi, tra cui James CameronMichael Bay, Guillermo del Toro, Roland Emmerich, Michael Mann, Todd Phillips, Brett Ratner, Gore Verbinski, Robert Zemeckis, Quentin Tarantino M. Night Shyamalan ad aver firmato un documento ufficiale (preparato dalla National Association of Theater Owners) in cui si dichiaravano totalmente contrari al servizio. Oggi l’Hollywood Reporter ha annunciato la dura opposizione di altri due importanti registi.

Si tratta di Christopher Nolan (Il Cavaliere Oscuro, Inception) e Jon Favreau (Iron Man, Cowboys and Aliens) e a questo punto sono davvero pochi quelli che non hanno aderito alla campagna.

Inception Christopher Nolan Foto Dal Film 84

Il servizio continua a funzionare e ad esempio la Warner Bros negli ultimi giorni ha rilasciato Sucker Punch, la Fox Diary of a Wimpy Kid: Rodrick Rules e la Sony World Invasion: Battle Los Angeles. Sembra tuttavia che tra i consumatori l’interesse nei confronti del VOD Home Premiere si sia già appiattito dopo poche settimane.

Per capire meglio la questione e la posta in gioco, vi proponiamo le 7 domande e risposta che sempre l’Hollywood Reporter ha realizzato sull’argomento:

1) Qual’è la posta realmente in gioco?

Gli esercenti ritengono che la riduzione della finestra a 60 giorni sia solo la punta di un iceberg e che gli Studios hanno in mente un periodo ancora più breve. Ritengono infatti che non avrebbe senso per un consumatore pagare 30 dollari per vedere un film che sarà disponibile sul VOD regolare o in DVD entro un mese o due, ma probabilmente un consumatore potrebbe essere disposto a sborsare 30 dollari o anche più per un film che è uscito nelle sale pochi giorni prima. Gli Studios affermano che non è una paura legittima, e che il VOD Premium è stato progettato per attrarre le persone che normalmente non vanno al cinema e hanno bisogno di un modo per compensare la scomparsa del business DVD. Essi contestano inoltre agli esercenti di aver causato un danno al loro business con le innumerevoli pubblicità e l’aumento del costo dei biglietti.

2) Come funziona l’Home Premiere?

Gli utenti di DirecTV che hanno l’HD-DVR (circa 6 milioni) possono noleggiare il film per 48 ore durante un periodo di due settimane dal lancio. I film saranno disponibili sull’Home Page di Cinema DirecTV o nella guida DirecTV, dalla mezzanotte del giorno del lancio. Mia Moglie per Finta ad esempio è stato reso disponibile di giovedi, ma i giorni di rilascio possono variare a discrezione di DirecTV.

3) Cosa succede se un titolo Home Premiere è ancora in circolazione nei cinema al momento del lancio?

Non bisogna stupirsi se in concomitanza con il lancio su Home Premiere gli esercenti possano ritirare dalle sale le pellicole in discussione, anche se a 60 giorni il titolo probabilmente non sta incassando molto. Mia Moglie per Finta, ad esempio, era proiettato ancora in 326 sale nel momento in cui è stato messo a disposizione per il VOD Premium (molti delle quali lo proiettavano a prezzo ridotto) con un incasso settimanale di appena 270.000 dollari, mentre il totale della pellicola era a quel momento di ben 102.3 milioni dollari sul mercato interno.

Gli Studios non hanno annunciato quanto sperano di ricavare dall’Home Premiere, ma Disney non era troppo felice dei risultati di un test di VOD condotto in Portogallo nel mese di gennaio, quando ha messo a disposizione Rapunzel sei settimane dopo l’uscita in sala a € 24,99 (circa $ 35). E’ stato infatti noleggiato da meno di 1000 utenti.

4) Perché DirecTV e i quattro Studios hanno effettuato una promozione a basso profilo per il servizio di Home Premiere?

In origine DirecTV aveva intenzione di fare una grande campagna promozionale ed annunciare l’Home Premiere il 14 aprile. Ma quei piani sono stati abbandonati quando la voce si è diffusa all’incontro degli esercenti di Las Vegas di fine marzo, che si sono dimostrati a dir poco furiosi per non essere stati ufficialmente informati. Non ha contribuito nemmeno la schieramento di illustri nomi, tra cui James Cameron e Todd Phillips, a favore degli esercenti.

5) Perché Disney e Paramount non hanno aderito all’Home Premiere, nonostante Bob Iger (Disney) è stato molto chiaro sulla volontà di ridurre le finestre?

Paramount è preoccupata per la pirateria, mentre la Disney ha detto agli espositori che vuole fare alcuni test e tenerli nel ciclo. Ma gli studios rivali considerano Disney come “l’elefante nella stanza”, viste le dichiarazioni di Iger riguardo la possibile distribuzione di nuove release su piattaforme multiple in contemporanea.

6) DirecTV è l’unica azienda che offre VOD Premium?

Comcast e la società di streaming Vudu hanno intenzione di testare il VOD Premium in alcuni mercati selezionati nei prossimi mesi, sebbene prossimamente il servizio potrebbe anche cambiare radicalmente. Infatti ci sono anche voci secondo cui l’Home Premiere verrebbe considerato come un test della durata limitata di sei mesi.

7) Avrà realmente successo?

Indipendentemente dal fatto che possa funzionare a livello economico, gli studios affermano che ci vogliono provare. Inoltre Home Premiere è anche un modo per introdurre il concetto di ”Premium” e di sperimentare tempi e prezzi. In ogni caso è difficile trovare un dirigente che pensi realmente che il servizio possa rendere fruttuosamente. Gli esercenti affermano che 30 dollari è un prezzo troppo elevato, soprattutto se si considera che molti DVD sono disponibili 90-120 giorni dopo l’uscita in sala di un film.

Fonte: THR

Copyright: continua la battaglia delle major contro Zediva, mentre in UK non passa il “fair use” sostenuto da Google

In un momento in cui l’offerta legale di film in streaming prende sempre più piede attraverso l’ascesa di Netflix ed altri sistemi di noleggio on line come YouTube Movies, continua ad essere controversa e sfumata la linea tra pirateria e VOD nella causa che vede contrapposti gli Studios americani al sito internet Zediva.

Lo scorso mese, le major Warner Bros, Disney, 20th Century Fox, Paramount e Universal hanno portato in tribunale la società californiana, reclamando il risarcimento danni e la chiusura del sito che chiede ai suoi utenti un contributo di 1.99 dollari per affittare film in primissima visione, cioè non ancora disponibili sulle principali piattaforme di vendita e noleggio sul web.

Un comportamento che assicura a Zediva un notevole vantaggio competitivo su Amazon, iTunes e la stessa Netflix, che ha già affrontato con molti degli Studios in causa la questione della “window” tra uscita in homevideo e uscita sul proprio catalogo, specialmente on line, stabilita per lo più a 28 giorni dalla release nei videostore.

Ora però Zediva - secondo quanto riferito da Wired - starebbe passando al contrattacco, negando l’accusa mossa dalla Motion Picture Association of America di aver infranto le regole sul copyright e richiedendo l’approvazione da parte del giudice della sua nuova tipologia di servizio.

La difesa sostiene infatti che l’offerta di Zediva consiste semplicemente nel rendere disponibili su richiesta i DVD acquistati all’ingrosso, vale a dire né più né meno di quello che fanno normalmente i videonoleggi, solo in versione digitale.

Un’ipotesi che se approvata dal punto di vista giudiziario, metterebbe con tutta probabilità a serio rischio il delicato equilibrio raggiunto tra l’industria cinematografica e il nascente business del video on demand via streaming. E che infatti viene scongiurata dalle major secondo cui il servizio messo in atto dal sito internet incriminato non può essere assimilabile all’home video in quanto costituirebbe proiezione pubblica dei film, seppure via web, e richiederebbe perciò una specifica licenza.

Intanto, sempre sul fronte del copyright, si registra in Gran Bretagna lo stop imposto dalla commissione indipendente appuntata dal Primo Ministro David Cameron, e presieduta da Ian Hargreaves, sul cosiddetto “fair use” della proprietà intellettuale su Internet, vale a dire un regime meno stringente di norme già previsto dal sistema giuridico americano e fortemente appoggiato da Google.

La notizia è apparsa su Hollywood Reporter, che sottolinea come la commissione, pur apportando una serie di proposte per la modifica delle attuali leggi inglesi sul copyright (tra cui la semplificazione, o “one-stop shop”, per l’ottenimento dei diritti sui contenuti digitali, e la rimozione delle restrizioni per le opere di natura parodistica), abbia dato parere negativo riguardo all’ipotesi di togliere ogni paletto all’utilizzo su Internet del materiale coperto da diritto d’autore, incassando ovviamente l’appoggio dell’associazione Directors U.K. e dell’intera industria culturale.

La palla passa ora al Governo britannico, ma il tema è di sicuro destinato a rimanere caldo, e non solo a Westminster.

Blowin’ in the Web: la Rete e il mercato del cinema

Internet è un’opportunità o una minaccia?” A cercare di fare il punto sulla questione amletica dei media contemporanei è il prof. Giandomenico Celata dell’Università La Sapienza di Roma, che partendo dall’esempio offerto dal settore della musica ha riunito i principali modelli econometrici relativi al rapporto tra la Rete e l’industria audiovisiva nell’eBook Blowin’ in the Web, presentato ieri sera nella sede capitolina dell’Agis-Anec tra ospiti di spicco come l’AD e DG di Universal NBC Richard Borg, il vice presidente e AD di Medusa Giampaolo Letta, il DG Cinema Nicola Borrelli e Paolo Protti, “padrone di casa” del dibatto in quanto presidente dell’Associazione Generale Italiana Spettacolo e dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema.

Oggi Internet spaventa“, è questo secondo Celata il nodo centrale del problema, ma “la stessa cosa successe con la tv, poi con le cassette e i dvd che fecero concorrenza alla stampa e alla musica perché il tempo fisico a disposizione dell’utente è limitato. Così accade oggi con l’esplosione dei canali satellitari e digitali“. Gli effetti sono stati attenuati negli ultimi anni da una “bolla”, dalla continua spinta a “cambiare piattaforma e ricostruire le library familiari“, ma il web porta con sé stravolgimenti che vanno oltre la dotazione tecnologica.

Il digitale tende a ridare sovranità al consumatore – spiega l’autore - ma questa è anche una chance. I contenuti oggi sono accessibili in qualunque luogo e in qualunque momento, inoltre con i social network, lo streaming e il downloading è possibile superare i limiti dell’experience good, cioè del prodotto che deve essere obbligatoriamente consumato prima di valutarne il rapporto qualità-prezzo“. Le imprese, tanto della musica quanto dell’audiovisivo, hanno però reagito “chiudendosi a riccio e individuando nel file-sharing il nemico da abbattere anziché un altro mercato“. Il problema consiste allora nel definire le caratteristiche di questa nuova realtà: per farlo Celata si è rivolto ai modelli elaborati negli USA, da cui nel complesso emergono trend rilevanti come “il declino del downloading rispetto ad altre forme come lo streaming, a dimostrazione che gli utenti del web non manifestano alcuna mania per la collezione” e, dato ancora più importante, che “solo per il 25% di chi scarica la pirateria ha un effetto di sostituzione, mentre per il restante 75% l’effetto è quello della promozione”.

Internet rappresenterebbe quindi “un grande mercato“, destinato a crescere proporzionalmente alla disponibilità di banda larga e potenzialmente in grado di sostenere l’audiovisivo: “È chiaro come il web costituisca una minaccia vera e temibile per il mercato dell’home video, ma l’esperienza americana ci riporta i casi esemplari di Blockbuster e Netflix. Il primo si gingillava con la pirateria, ed è fallito. Netflix invece ha investito in piattaforma ed ha resistito. Ma ci sono anche alti indicatori come l’acquisto di Nbc Universal da parte di Comcast o la rivalità tra Walmart e Itunes“. Il problema, secondo Celata, non sussiste invece per produttori ed esercenti: “Si va al cinema per partecipare a un evento, è un luogo di socializzazione. Quanto più le sale riusciranno a valorizzare questa funzione, tanto più la manterranno totalmente, sempre se aiutatati dai titoli proposti“. Altro elemento che potrebbe avvantaggiarsi non poco della Rete sono infine le library, che il web “valorizza come mai accaduto prima e come nessuna tv potrà mai fare”.

Non la pensa proprio così Paolo Protti, che ci tiene a rimarcare la distinzione tra Internet e pirateria: “Possiamo discutere del cambiamento, magari dando maggiore accesso e più facile al web o andando a modificare le windows, viste come un momento oscurantista per alcuni versi e per altri come baluardo della sala. Questo però vuol dire ragionare in termini di legalità“. Richard Borg, la cui major si trova in prima linea rispetto agli stravolgimenti descritti, parla invece della piccola rivoluzione già in atto negli Usa, dove “dal primo aprile gran parte delle case di produzione e distribuzione hanno avviato un tentativo commerciale di proporre video on demand in maniera anticipata rispetto alle canoniche 16 settimane dall’uscita dei film in sala“. Significativo, secondo il leader di NBC Universal, risulta però che per avviare questo nuovo corso non sia stata scelta la Rete: “Il web non è controllabile, quindi si è deciso di usare i canali satellitari o il digitale terrestre. D’altra parte parliamo di profit company, se il prodotto non vende sono destinate a fallire“.

Simile la posizione di Giampaolo Letta, secondo cui “non si arriverà così velocemente alla sostituzione dei mezzi tradizionali, che convivranno ancora per lungo tempo con i nuovi. Sta a noi stabilire come, in modo che non succeda al cinema ciò che è avvenuto all’industria discografica, oggi completamente dissestata“. Anche l’AD di Medusa condanna in primo luogo la pirateria: “La fruizione illegale sul web costa al settore cinema più di 500 milioni di euro all’anno, più di un terzo dell’intero mercato sala e home video. Bisogna dire no all’anarchia della Rete, che richiede assolutamente un controllo“.

C’è però anche chi ritiene la normativa italiana in merito già piuttosto articolata e soddisfacente: “la stima presentata da Letta va studiata nei minimi particolari“, segnala in un intervento non programmato Nicola Borrelli, Direttore generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. “Il digitale è una rivoluzione che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi, e non credo che sia un fenomeno facilmente governabile. Nel nostro Paese ci sono leggi a sufficienza, il problema è trovare il modo di applicarle“. Secondo Borrelli, inoltre, i cambiamenti apportati da Internet sono “quasi completamente neutri rispetto alla sala cinematografica, se questa sarà capace di riposizionarsi diventando contenitore di altre attività dello spettacolo e contribuendo a rimettere in circolazione film di culto che intere generazioni non hanno ancora visto al cinema“. Per tutte queste ragioni, conclude Borrelli, “Internet costituisce un’opportunità. Non credo che la pirateria sia in grado di spiazzare completamente il contenuto reale. Spesso gli utenti web scaricano qualcosa che non avrebbero assolutamente intenzione di comprare, quindi differenziando le politiche di prezzo e di marketing, anche la Rete può essere un’occasione da cogliere“.