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	<title>CineGuru &#187; trailer</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Batman vs. Hobbit vs. Prometheus: chi vince la sifda del web?[Infographic]</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/02/batman-vs-hobbit-vs-prometheus-infographic-3175</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[La società specializzata nell'analisi del buzz online Way to Blue confronta tre titoli particolarmente attesi del 2012: Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, Lo Hobbit - Un viaggio Inatteso e Prometheus. Indovinate chi è il vincitore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni si sta scatenando la mania dei trailer. Colpa del <strong>Super Bowl</strong>, l&#8217;evento sportivo più atteso degli Stati Uniti, che garantisce agli inserzionisti una visibilità unica. Da qui le prime indiscrezioni e poi la conferma sui film che avranno uno <strong>spot</strong> durante la messa in onda: fuori <a href="http://www.screenweek.it/film/21648-Il-Cavaliere-Oscuro-Il-Ritorno"><em>Il Cavaliere Oscuro &#8211; Il Ritorno</em></a>, dentro <a href="http://www.screenweek.it/film/23895-G-I-Joe-Retaliation"><em>G.I. Joe &#8211; La Vendetta</em></a>, <a href="http://www.screenweek.it/film/13302-John-Carter"><em>John Carter</em></a> e, soprattutto gli <a href="http://www.screenweek.it/film/6184-The-Avengers"><em>Avengers</em></a>. Il teaser trailer dei <em>Vendicatori</em> <strong>Marvel</strong> dura una manciata di secondi, ma in 24 ore ha realizzato un milione e mezzo di visualizzazioni, confermandosi uno dei film più attesi della prossima stagione. Non dimentichiamoci però che già a fine 2011, il trailer de l&#8217;ultimo capitolo di <em>Batman</em> aveva scalato le classifiche di<strong> iTunes</strong> e poi quasi monopolizzato il web con la questione “audio”. Per motivi stilistici, infatti, il regista <strong>Christopher Nolan</strong> non aveva migliorato la voce dell’antagonista dell’Uomo Pipistrello, <em>Bane</em>, che come da fumetto porta una maschera sulla bocca da cui inala la sostanza responsabile della sua fisicità così possente. Risultato: uno stuolo di commenti e parodie sulla difficoltà di comprendere il trailer, più ovviamente la corsa ai ripari di Warner Bros che infine ha imposto un miglioramento del parlato per renderlo meno confuso. Difficile dire se l’aneddoto gioverà o meno agli incassi del film: di sicuro ha giovato al <strong>buzz in Rete</strong>, partita che il <em>Cavliere Oscuro</em>, secondo  la società inglese specializzata nella rilevazione della web reputation <a href="http://uk.waytoblue.com/the-hobbit-vs-the-dark-knight-rises-vs-prometheus-trailer-buzz-showdown"><em>Way to Blue</em></a><em>, </em>si disputata non tanto (o non solo) con i Vendicatori ma con due altri concorrenti di rilevo quali il prossimo film di <strong>Peter Jackson</strong> e quello di <strong>Ridley Scott</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3244" title="avengers" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/avengers-1024x783.jpg" alt="" width="595" height="455" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-3175"></span></p>
<p>In realtà, all&#8217;uscita della clip di <em>Batman</em>, noi <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=3104">vi abbiamo parlato</a> della competizione con <em>The Avengers</em>, data l&#8217;immediatezza del paragone effettuabile sui<strong> download da iTunes</strong> nella prima giornata di pubblicazione: record di un milione di visualizzazioni stabilito già da allora dal primo trailer dei <em>Vendicatori</em>, e contro-record di un milione e due conquistato da quello dell&#8217;<em>Uomo Pipistrello</em>. La<strong> battaglia del 2012</strong> però <strong>non si combatte solo tra cinecomics</strong> o tra supereroi provenienti dagli universi<strong> Marvel e DC</strong>. Ci sono altri titoli che rientrano a pieno diritto nel novero dei &#8220;most anticipated&#8221; del 2012, tra cui appunto il ritorno di <strong>Jackson</strong> a <strong>Tolkien</strong> con <a href="http://www.screenweek.it/film/2494-The-Hobbit-An-Unexpected-Journey"><em>Lo Hobbit &#8211; Un viaggio Inatteso</em></a> e quello di<strong> Ridley Scott</strong> alla fantascienza con il possibile prequel di Alien, <a href="http://www.screenweek.it/film/22553-Prometheus"><em>Prometheus</em></a>.</p>
<div id="attachment_3178" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-3178" title="buzz dark knight hobbit grafico 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/buzz-dark-knight-hobbit-grafico-1.jpg" alt="" width="580" height="331" /><p class="wp-caption-text">grafico 1 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>A tirare le somme è stata appunto <a href="http://uk.waytoblue.com/the-hobbit-vs-the-dark-knight-rises-vs-prometheus-trailer-buzz-showdown"><em>Way to Blue</em></a>, che ha analizzato l&#8217;eco suscitato online dai materiali promozionali di questi tre titoli cinematografici. Nello specifico, il periodo preso in considerazione va <strong>da inizio dicembre a inizio gennaio</strong> e, come mostra l&#8217;<strong>infografica</strong>, presenta un picco nei <strong>giorni pre-natalizi</strong> in corrispondenza delle <em>release</em> dei trailer e materiali vari. Il primo evidente risultato della ricerca, è la <strong>netta prevalenza del film <em>Lo Hobbit</em></strong>, che distacca anche il <em>Cavaliere Oscuro</em> nonostante la popolarità del franchise, più recente rispetto a quello del<em><strong> Signore degli Anelli</strong></em>. Il fantasy di <strong>Jackson</strong> deve però essere rimasto nel cuore, soprattutto degli utenti del web e dei social media, tanto da far guadagnare al suo &#8220;erede&#8221; il podio per quanto riguarda il numero di post (grafico 1) e la condivisione su Twitter (grafico 2). Meno rilevante invece il vantaggio guadagnato in termini di citazione nei blog, nelle news e nei forum (grafico 3), dove <em>Lo Hobbit</em> ha solo tre punti percentuali in più rispetto a <em>Il Cavaliere Oscuro &#8211; Il Ritorno</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3179" class="wp-caption aligncenter" style="width: 589px"><img class="size-full wp-image-3179" title="shareoftweets-dark knight grafico2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/shareoftweets-dark-knight-grafico2.jpg" alt="" width="579" height="230" /><p class="wp-caption-text">grafico 2 - fonte: Way to Blue</p></div>
<div id="attachment_3180" class="wp-caption aligncenter" style="width: 589px"><img class="size-full wp-image-3180" title="share buzz dark knight hobbit grafico 3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/share-buzz-dark-knight-hobbit-grafico-3.jpg" alt="" width="579" height="241" /><p class="wp-caption-text">grafico 3 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Prometheus</em></strong> si riprende un po&#8217; giusto per quel che riguarda i temi e i personaggi più ricorrenti, in cui spicca <strong>Alien</strong> (grafico 4), forse proprio per la difficoltà di determinare l&#8217;esatta parentela del nuovo film con il classico sci-fi di <strong>Ridley Scott</strong>. Seguono <strong>Bane</strong> e <strong>Bilbo Baggins</strong>. Per quanto riguarda i <strong>registi</strong> (grafico 5), <strong>Peter Jackson</strong> non conoscere rivali, per quanto il trend generato dai tweet su<strong> Christopher Nolan</strong> presenti più picchi di minore intensità, indicando forse una maggior costanza nelle conversazioni sul <strong>social network</strong>.</p>
<div id="attachment_3181" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-3181" title="buzz dark knight hobbitcparole chiave grafico 4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/buzz-dark-knight-hobbitcparole-chiave-grafico-4.jpg" alt="" width="580" height="334" /><p class="wp-caption-text">grafico 4 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3182" class="wp-caption aligncenter" style="width: 591px"><img class="size-full wp-image-3182" title="shareoftweets-dark knight director" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/shareoftweets-dark-knight-director.jpg" alt="" width="581" height="332" /><p class="wp-caption-text">grafico 5 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riusciranno i due rivali de <em>Lo Hobbit</em> a rimontare nelle classifiche di popolarità? E non manca qualche concorrente di un certo rilievo all&#8217;analisi? <a href="http://www.screenweek.it/film/25300-The-Hunger-Games"><em>The Hunger Games</em></a> è alle porte, mentre<em> The Avengers</em> ha già mandato in delirio il web per due volte, l&#8217;ultima con appena 13 secondi e nessuna novità di rilievo nel trailer. La sfida è aperta, voi cosa ne pensate?</p>
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		<title>Video online: i più visti di YouTube nel 2011</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/12/video-online-i-piu-visti-di-youtube-nel-2011-3097</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 13:02:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“A chi ha preso una chitarra e cantato una canzone d’amore, sollevato la videocamera del suo cellulare su una folla in protesta, ballato sulle note di Friday o si è solo dimenticato che la webcam era accesa”: arriva la classifica dei video più visti dell'anno sul portale di Google. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Se a metà dicembre <strong>Google</strong> aveva riassunto lo “spirito dei tempi”  con  la <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=3056">classifica annuale</a> dei termini più ricorrenti nel suo motore di ricerca, ora anche <strong>YouTube</strong> compie un viaggio nelle video-memoria del 2011 ripercorrendo in <em>rewind</em> i contenuti con il maggior numero di visualizzazioni.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2074" title="youtube_lcd" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/04/youtube_lcd.jpg" alt="" width="424" height="342" /></p>
<p><span id="more-3097"></span></p>
<p>In realtà non sono molte  le sorprese. Sembra infatti che anche il <strong>portale video</strong> sia stato inghiottito dal fenomeno<strong> Rebecca Black</strong>, giovanissima cantante famosa solo per le polemiche divampate online sul suo videoclip <em>Friday</em>, giudicato da alcuni il più brutto mai visto e difeso da altri in un dibattito dal sapore esclusivamente internettiano. <strong>YouTube</strong> però l’ha scelta come presentatrice del suo montaggio dedicato ai filmati più popolari dell’anno, con un ringraziamento speciale a chiunque abbia contribuito al sito con i propri contenuti, più o meno raffinati.</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/SmnkYyHQqNs" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center><em>“A chi ha preso una chitarra e cantato una canzone d’amore, sollevato la videocamera del suo cellulare su una folla in protesta, ballato sulle note di Friday o si è solo dimenticato che la webcam era accesa”</em>, recita per l’esattezza il testo postato sul <a href="http://youtube-global.blogspot.com/2011/12/what-were-we-watching-this-year-lets.html">blog</a> di <strong>YouTube</strong>, e in effetti a ben guardare la top 10 dei filmati più gettonati, esclusi i videoclip musicali delle grandi etichette discografiche, spiccano le riprese amatoriali di vita quotidiana: un cane doppiato da voce umana, la mamma gatto che abbraccia uno dei suoi micetti, due baby-gemellini che sembrano chiacchierare in una lingua comprensibile solo ai neonati. Immancabile anche la bambina che canta Lady Gaga e parodie di vario tipo, più la fortunata <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=3009"><strong>pubblicità della Volkswagen</strong></a> che vede come protagonista un piccolo <em>Darth Vader</em>. Ma nel mix di video creato da <strong>YouTube</strong> per ricordare il 2011 c’è anche la <strong>Primavera araba</strong> e le proteste scoppiate in diversi Paesi del mondo, backstage di film e una delle scene clou dall’ultimo <a href="http://www.screenweek.it/film/15586-Harry-Potter-e-i-Doni-della-morte-Parte-II"><strong><em>Harry Potter</em></strong></a>.</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/nGeKSiCQkPw" frameborder="0" width="560" height="410"></iframe></center>In generale, le <strong>visualizzazioni</strong> nell’ultimo anno sono state <strong>mille miliardi</strong> cioè , sottolinea il post sul blog del portale, più delle stelle nella via lattea, o <strong>140 per ogni persona sul pianeta</strong>. Per quanto riguarda i <strong>trend</strong> divisi in base al settore, il canale più gettonato è stato quello dedicato soprattutto agli amanti dei videogame, vale a dire <a href="http://www.youtube.com/machinima">machinima</a> (di cui vi abbiamo parlato in merito alla <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/12/web-series-arriva-anche-la-maledizione-cinese-di-john-woo-3090">nuova serie web animata</a> diretta nientemeno che da <a href="http://www.screenweek.it/star/3325-John-Woo">John Woo</a>), mentre il video musicale più visto è <em>On The Floor</em> di <strong>Jennifer Lopez</strong>.  Il<strong> terremoto in Giappone</strong> è al primo posto nel campo delle notizie, mentre il <strong>trailer</strong> con maggior numero di visualizzazioni è stato quello del film <a href="http://www.screenweek.it/film/18675-Immortals"><strong><em>Immortals</em></strong></a>. Le presunte anticipazioni sull&#8217;<strong>iPhone 5</strong> dominano invece la chart dedicata ai <strong>video di tecnologia</strong>.</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/lzsBwnv_dAg" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center>Il rewind di questo e degli altri anni, è disponibile sul <a href="http://www.youtube.com/rewind"><strong>sito di YouTube</strong></a>.</p>
</div>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/7VdONYkKFmQ" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tassa sui trailer: tra diritto e buon senso, una questione di opportunità</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/12/tassa-sui-trailer-tra-diritto-e-buon-senso-una-questione-di-opportunita-3009</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so ancora dire fino a che punto SIAE abbia pieno titolo nel richiedere il pagamento di una licenza per pubblicare i trailer cinematografici sui siti internet. Nessuna delle argomentazioni pro o contro mi ha fino ad ora convinto a fondo e quindi continuerò a raccogliere informazioni e pareri e ad ascoltare i diversi punti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/R55e-uHQna0" width="640" height="360" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Non so ancora dire fino a che punto SIAE abbia pieno titolo nel richiedere il pagamento di una <a href="http://storify.com/braddd/siae-vs-trailer">licenza</a> per pubblicare i trailer cinematografici sui siti internet. Nessuna delle argomentazioni <em>pro</em> o <em>contro</em> mi ha fino ad ora convinto a fondo e quindi continuerò a raccogliere informazioni e pareri e ad ascoltare i diversi punti di vista per cercare di farmi un&#8217;idea precisa, pur se <strong>considero il punto di diritto del tutto irrilevante ai fini del ragionamento che voglio fare in questa sede</strong>.</p>
<p>Vorrei infatti spostare la riflessione in un contesto più ampio per far notare a tutti quanto <strong>ogni vincolo o limite alla più libera circolazione dei materiali promozionali e pubblicitari online possa essere controproducente</strong> per l&#8217;economia nel suo complesso e quanto il danno portato da tali vincoli possa essere in proporzione più grave proprio per la filiera audiovisiva, di cui la SIAE fa parte in nome e per conto degli autori che rappresenta.</p>
<p>Sappiamo tutti quanto <strong>la circolazione dei materiali pubblicitari sui media tradizionali sia esclusivamente &#8220;a pagamento&#8221;</strong>. Sono più unici che rari i casi in cui anche solo il frammento di un trailer (o di uno spot) finisce in un telegiornale e la loro presenza al di fuori degli spazi pubblicitari è ridotta al minimo e comunque generalmente ottenuta grazie ad investimenti paralleli in pubblicità. Gli spot non fanno notizia o, meglio, nessuno sui media tradizionali vuole che sia così. Questo, però, non è mai stato vero per internet.</p>
<p><strong>Su internet ogni materiale che &#8220;meriti&#8221; di circolare ed essere condiviso trova una sua naturale cassa di amplificazione</strong> e risonanza attraverso siti di informazione, blog, comunità e, oggi più che mai, i social network. Per la prima volta produttori di beni e servizi, le loro agenzie e i creativi hanno a disposizione un &#8220;media&#8221; in cui possono sia &#8220;pianificare&#8221; spazi pubblicitari, pagando per ottenere una visibilità limitata al numero di contatti acquistati, sia &#8220;guadagnare&#8221; visibilità gratuità, potenzialmente infinita, inventandosi un messaggio che &#8220;meriti&#8221; l&#8217;attenzione della rete.</p>
<p>Per chi lavora sulla rete questa <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/07/paid-earned-owned.html">distinzione</a> tra &#8220;paid media&#8221; e &#8220;earned media&#8221; è diventata d&#8217;uso comune con l&#8217;evolversi del cosiddetto <strong>marketing virale</strong>, ma credo che ancora oggi, nonostante i responsabili marketing siano tutti pronti a vantarsi di averlo utilizzato, non ci sia reale consapevolezza della portata del fenomeno e di quanto la propagazione spontanea stia cambiando le regole stesse della comunicazione, in un processo che, oltre alla creatività, finirà per ridefinire la struttura dell&#8217;intero settore pubblicitario ed editoriale.</p>
<p>Senza spingerci oltre in un ragionamento che ci porterebbe troppo lontano vorrei tornare nel merito stretto della questione citando il caso del video pubblicitario che ho inserito a inizio di questo post. Si tratta dello <strong>spot Volkswagen della Passat 2012 pianificato durante il Super Bowl </strong>di quest&#8217;anno. Si è trattato del Super Bowl più seguito di sempre (111 milioni di spettatori medi secondo Nielsen) e a quanto mi risulta il costo per un break pubblicitario da 30&#8243; durante l&#8217;evento è di 3 milioni di dollari.</p>
<p>Il filmato, come accade ormai per quasi tutti gli spot trasmessi durante questo evento, caricato su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=R55e-uHQna0">YouTube dalla stessa Volkswagen</a>, già prima della trasmissione aveva totalizzato 14 milioni di visualizzazioni ed è diventato un oggetto dalla dirompente carica virale diffusosi, gratuitamente, in tutto il mondo. Solo le visualizzazioni ottenute sul canale ufficiale sono ad oggi oltre 44 milioni (lo stesso risultato sarebbe costato circa 1 milione di dollari se le valutiamo ai prezzi da Super Bowl). Ma il canale ufficiale è solo uno delle decine di sorgenti video (compreso, ad esempio, il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=UGHY7cGAjgU">canale italiano</a> su cui ne ha totalizzate 57mila) su cui lo spot era stato caricato e da cui, poi, è stato embeddato e condiviso, attraverso blog, social network e così via.</p>
<p>Penso che si possa tranquillamente stimare che il video abbia raggiunto almeno un numero doppio di visualizzazioni rispetto a quelle ottenute attraverso il canale ufficiale e tutte questo grazie ad una diffusione spontanea che ha coinvolto, gratuitamente, i blog che ne hanno parlato, le comunità in cui è stato segnalato e i social network in cui tutto questo è stato condiviso. <strong>Un circolo virtoso dal quale i brand hanno solo e soltando da guadagnare, in grado di moltiplicare teoricamente all&#8217;infinito la penetrazione di un investimento d&#8217;avvio</strong>.</p>
<p>Certo, <strong>serve e servirà sempre anche l&#8217;investimento iniziale</strong>. Al minimo per produrre il messaggio ma anche per diffonderlo visto che non tutti i materiali promozionali hanno qualità tali da meritarsi visibilità, <strong>ma comunque sia internet funziona, ad oggi, da volano per la distribuzione di questi contenuti, moltiplicando il ritorno sull&#8217;investimento necessario a produrli e a dargli la diffusione d&#8217;avvio</strong> attraverso i media tradizionali.</p>
<p>Si tratta di un meccanismo di cui beneficia ormai ogni categoria di prodotto ma che ha la sua massima espressione proprio con <strong>i trailer cinematografici che sono virali per natura</strong>. Mentre la pubblicità di prodotti tradizionali deve fare spesso un grande sforzo per diventare coinvolgente (… <a href="http://screenrant.com/super-bowl-commercials-2011-discussion-mikee-100542/"><em>Advertising is more about making memorable moments than exposing a product</em></a> …), per trasformarsi da un messaggio che vende un prodotto a messaggio che coinvolge il pubblico raccontando una storia, il trailer cinematografico è già storia, è già emozione ed è quindi già intimamente in contatto con il suo pubblico di riferimento.</p>
<p><strong>A questo punto, avendo a disposizione qualcosa che è in grado di moltiplicare X2 o X3 o X10 il ritorno di un investimento pubblicitario, con benefici per tutti perché il sistema dovrebbe inserire un qualsiasi vincolo che ne vada a limitare il fattore di moltiplicazione?</strong></p>
<p>Rientrando nella questione dei trailer e della SIAE, anche se si arrivasse a richiedere la sottoscrizione di una licenza gratuita, penso che il danno maggiore deriverebbe dall&#8217;aver imposto una briglia ad un meccanismo di moltiplicazione che oggi ha un&#8217;equazione costituita solo da fattori d&#8217;amplificazione e, domani, potrebbe avere invece un limite imposto dalla quantità di &#8220;nodi&#8221; della rete che avendo una licenza possono, nella legalità, rilanciare un determinato contenuto.</p>
<p>Con questo ragionamento non voglio contestare il fatto che la SIAE abbia sollevato un pretesa, che tra l&#8217;altro scaturisce anche da un obbligo nei confronti dei suoi mandatari, ma invitare tutti a una riflessione sull&#8217;opportunità di inserire in un sistema di cui beneficia tutta la filiera audiovisiva (maggior ritorno sull&#8217;investimento vuol dire anche maggiore voglia di produrre materiali promozionali e quindi più lavoro per gli autori) un vincolo che giudichiamo anacronistico non per una qualche forma di idealismo, ma semplicemente perché dannoso.</p>
<p>Queste riflessioni hanno assunto per me un significato ancora maggiore alla luce delle <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=SPEECH%2F11%2F777">recenti dichiarazioni</a> del <em>Commissario Europeo per l&#8217;Agenda Digitale</em> <strong>Neelie Kroes</strong>, che pone l&#8217;accento sulla &#8220;necessità di sviluppare un sano e robusto contesto per la remunerazione dei creatori di opere dell&#8217;ingegno&#8221; (via <a href="http://punto-informatico.it/3341451_2/PI/News/sarkozy-streaming-ossessione-copyright.aspx">PI</a>) rispetto all&#8217;ossessione per la difesa al diritto d&#8217;autore.</p>
<p><strong>Prendersela con i trailer non aiuterà in nessun modo la filiera audiovisiva</strong>, mentre è proprio dalla collaborazione con la rete e dalla chiara distinzione tra cosa serve a promuove un bene o servizio ed quindi bene che circoli al meglio e <strong>cosa merita una remunerazione per tutti gli aventi causa</strong> che si può pensare di ricreare quel contesto e, soprattutto, un modello economico e tecnico tale da compensare produttori e autori per lo sfruttamento delle loro opere.</p>
<p>La priorità deve essere ristrutturare il sistema d&#8217;offerta audiovisiva accettando una volta per tutte che internet è il media definitivo, con a valle televisori, dispositivi mobili, web e tutto il resto -da cui resta fuori solo l&#8217;inattaccabile specifico delle sale cinematografiche- e un&#8217;infinità di opportunità commerciale per lo sfruttamento delle opere ed è su questo su cui bisognerebbe concentrare risorse, intelligenza e creatività.</p>
<p>Lasciate liberi i trailer e potremmo goderci ancora cose come questa qui sotto, che portano tanta gente al cinema!</p>
<p> </p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/EPNjWWQqWCA" width="640" height="360" frameborder="0"></iframe></p>
<p><em>Little Thor è un filmato virale realizzato dalla Marvel due mesi dopo lo spot Passat che ha ottenuto oltre 2,5 milioni di visualizzazioni solo sul suo canale ufficiale</em>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://cineguru.screenweek.it/2011/12/tassa-sui-trailer-tra-diritto-e-buon-senso-una-questione-di-opportunita-3009/feed</wfw:commentRss>
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		<item>
		<title>Siae contro tutti: le domande a cui non ha ancora risposto la Società Italiana degli Autori ed Editori.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/siae-contro-tutti-le-domande-a-cui-non-ha-ancora-risposto-la-societa-italiana-degli-autori-ed-editori-2849</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 14:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[SIAE]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Ercolani]]></category>
		<category><![CDATA[trailer]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefania Ercolani, direttore dell'Ufficio Multimedialità della Siae replica ancora a chi contesta la pretesa della Siae di far pagare ai siti internet i diritti sulle musiche dei trailer che trasmettono. Perché, dice, è come mettere un CD in discoteca. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto tra <strong>la rete e il diritto d&#8217;autore</strong> è sempre stato un tema caldissimo. Ma stavolta (come abbiamo già scritto su <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/10/il-ritorno-della-siae-lo-zombie-che-voleva-tassare-il-web-2802">queste pagine</a>) non si parla di download illegale o di interi film divulgati in streaming, magari in contemporanea all&#8217;uscita nelle sale. Si parla di <strong>trailer</strong>, che promuovono film e che quindi tutti avevamo identificato come <strong>pubblicità</strong>. Magari più interessante di quella di un detersivo, ma pur sempre pubblicità. E invece no, p<strong>er la Siae i trailer sono un mezzo di trasmissione per la musica</strong> (a volte quella delle colonne sonore, altre volte hit scelte appositamente dai produttori per spingere il film), e in quanto tale per essere diffuso via internet ha bisogno di<strong> un&#8217;apposita licenza</strong>, come se ci si mettesse a proiettare un DVD in una pubblica piazza&#8230;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2852" title="play" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/play.png" alt="" width="427" height="344" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-2849"></span></p>
<p>Il paragone, senza dubbio &#8220;interessante&#8221;, è rilanciato da <strong>Stefania Ercolani</strong>, direttore dell&#8217;<strong>Ufficio Multimedialità della Siae</strong>, in un&#8217;altra intervista al magazine <a href="http://punto-informatico.it/3331310/PI/Interviste/trailer-nuove-risposte-siae.aspx"><em>Punto Informatico</em></a>, in cui si ribadisce il concetto per cui non ha importanza se i diritti per l&#8217;inserimento di quella musica in quel trailer sono stati già pagati dal produttore o dal distributore:</p>
<p><em>&#8220;La musica inserita nel video, sia esso promozionale o di altra natura, è utilizzata da un sito web, e sono quindi gli utilizzatori, cioè i titolari del sito, a dover corrispondere i diritti così come &#8211; vedi gli esempi precedenti &#8211; sono le emittenti o i proprietari di discoteche a pagare per le musiche che trasmettono o diffondono&#8221;.</em></p>
<p><strong>I siti internet insomma sono come le discoteche</strong>. Peccato che le discoteche offrano <strong>musica</strong>, i siti incriminati, invece, <strong>informazione</strong>, e che i trailer vengano diffusi dalle case di produzione e distribuzione insieme al resto del materiale stampa, come interviste, foto, clip del film e tanto altro.  Meno male che almeno le locandine dei film non suonano&#8230; Ad ogni modo, un altro punto controverso, è proprio la tipologia di musica che avrebbe bisogno di autorizzazione: secondo <strong>Ercolani</strong> infatti, la licenza<em> &#8220;riguarda siti che hanno trailer, spezzoni ed altri contenuti video con colonne musicali fino a 10 ore di durata, non un estratto inferiore a 40 secondi&#8221;</em>. Ma il monte ore si riferisce ai trailer eventualmenti coperti dalla licenza (che lo ricordiamo ha il costo minimo di 1800 euro l&#8217;anno). Non si capisce perciò se questi fatidici 40 secondi (e nei teaser trailer non è che ne entrino molti di più) costiuiscano  comunque trasmissione di musica, e ancora meno come ci i debba comportare con i video stranieri.</p>
<p>Interrogata sul tema, la responsabile della <strong>Siae</strong> sottolinea semplicemente come a venire in rilievo siano solo i<em> &#8220;<strong>siti che ricadono sotto la legge italiana</strong> e che usano <strong>musiche amministrate dalla Siae</strong>&#8220;</em>. Invitiamo perciò i siti ad aggiornarsi costantemente su tutti <strong>i brani tutelati dalla Società Italiana degli Autori ed Editori</strong>, in modo da capire quando preoccuparsi e quando no. E pensare che negli USA,<strong> YouTube</strong> ha vinto il primo grado di giudizio c<strong>ontro il colosso mediatico Viacom</strong> (leggi il nostro <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/10/viacom-vs-google-si-riaccende-la-battaglia-sul-copyright-2742">resoconto</a>) proprio grazie al <em>Digital Millennium Copyright Act</em>, in cui viene stabilito che sono i detentori dei diritti a dover monitorare il corretto utilizzo dei propri contenuti, in quanto sono gli unici a sapere con esattezza quali hanno diffuso, quali appartengono a loro e che uso desiderano che ne venga fatto sul web. Al video provider spetta solo l&#8217;obbligo di rimuovere prontamente i materiali una volta ricevuta la segnalazione che violano il copyright. Un impianto normativo che tra l&#8217;altro dovrebbe corrispondere a quello recentemente studiato dall&#8217;Agcom. A proposito di <strong>YouTube</strong>, ovviamente anche il portale di Google paga pegno alla iae, ma questo non basta per poter usare i suoi trailer, poiché quella licenza <em>&#8220;copre l&#8217;embedding di video in siti non commerciali a condizione che i materiali siano stati correttamente licenziati all&#8217;origine. Non possiamo quindi rispondere per Google, che detiene le informazioni sui contenuti grazie al sistema Content ID&#8221;</em>.</p>
<p>E se finora sembrava che non ci fosse dubbio sul fatto che<strong> gli unici siti a rischio</strong> fossero quelli rientranti nella generica definizione di <strong>&#8220;commerciali&#8221;</strong> (e un blog corredato di GoogleAds, come lo categorizziamo?), ora vacilla anche questa certezza. <strong>Stefania Ercolani</strong> sottolinea infatti come la politica di Siae preveda di invitare alla &#8220;regolarizzazione&#8221; in via prioritaria<strong> i siti che fanno capo ad aziende con un loro fatturato.</strong> Ma <em>&#8220;la legge sul diritto d&#8217;autore (quella italiana come quella degli altri paesi  occidentali) prevede che qualsiasi uso debba essere autorizzato. Quindi indipendentemente dalle scelte aziendali della SIAE, gli autori possono ritenere che la presenza in certi siti o in certi social network non siano compatibili con la presenza delle loro opere e agiscano di conseguenza&#8221;</em>. L&#8217;intervistata si affretta però a specificare che <strong>un conto è la pagina Facebook del &#8220;ragazzino che dialoga con i suoi amici&#8221;</strong>, <strong>un altro quello della casa discografica o del negozio di musica</strong> (e immaginiamo, della testata web). Perciò il ragazzino è libero di violare il copyright perché è tra amici mentre la testata ci guadagna e quindi deve pagare? Eppure non sembra questa la ratio con cui la stessa Società di solito si batte contro la fruizione di contenuti illegali online.</p>
<p>Più la Siae risponde, insomma, più si sollevano domande. E anche decise reazioni da parte delle categorie del settore, per cui vi rimandiamo al nostro <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/11/siae-contro-tutti-si-mobilitano-lanica-i-distributori-e-i-100-autori-ma-e-ancora-scontro-sulla-licenza-per-pubblicare-trailer-online-2846">riassunto</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://punto-informatico.it/3331310/PI/Interviste/trailer-nuove-risposte-siae.aspx">Punto Informatico</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Siae contro tutti: si mobilitano l&#8217;Anica, i distributori e i 100 Autori, ma è ancora scontro sulla licenza per pubblicare trailer online.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/siae-contro-tutti-si-mobilitano-lanica-i-distributori-e-i-100-autori-ma-e-ancora-scontro-sulla-licenza-per-pubblicare-trailer-online-2846</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 14:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Online]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[100 Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Anica]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[Fulvio Sarzana]]></category>
		<category><![CDATA[SIAE]]></category>
		<category><![CDATA[trailer]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://cineguru.screenweek.it/?p=2846</guid>
		<description><![CDATA[Preoccupazione espressa dalle principali categorie del mondo del cinema, dalla produzione alla distribuzione, passando per gli autori, sulla licenza che la Siae vuole imporre ai siti internet che pubblicano trailer contenenti musiche. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua a suon di botta e risposta quello che ormai quasi tutti hanno ribattezzato <strong>&#8220;il brutto film&#8221;</strong>, quello che vede contrapposte la <strong>Siae</strong> e <strong>Internet</strong> in materia di<strong> trailer e copyright</strong>. Oggi <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-siae-e-i-trailer-che-brutto-film/2165257/15/1"><em>l&#8217;Espresso</em></a> ha pubblicato la replica dell&#8217;avvocato<strong> Fulvio Sarzana</strong>, leader del <strong>movimento contro la delibera Agcom sul diritto d&#8217;autore</strong>, secondo cui <em><strong>&#8220;YouTube ha già stipulato un accordo con Siae</strong>, quindi per tutti i video pubblicati su quella piattaforma è già stata pagata una licenza. Ma se quello stesso video viene ri-pubblicato su un altro sito, i diritti vanno pagati una seconda volta. Insomma, il doppio diritto d&#8217;autore&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2847" title="film-trailers" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/film-trailers.jpg" alt="" width="583" height="437" /></p>
<p><span id="more-2846"></span></p>
<p>Ma già in questi giorni hanno cominciato a mobilitarsi anche l&#8217;<strong>Anica</strong>, che ha<strong> espresso preoccupazione</strong> e dato la sua disponibilità a collaborare per aprire un <em><strong>&#8220;confronto costruttivo&#8221;</strong></em>  tra gli interessi in causa, e i <strong>100 Autori</strong>, che giustamente si preoccupano di quei film a basso budget per cui spesso internet è il primo e indispensabile canale per raggiungere il proprio pubblico:</p>
<p>&#8220;<em>Fatta salva l’inderogabile necessità di affermare la cultura del diritto d’autore anche nel mondo della rete e di ribadire che qualunque sfruttamento delle opere va adeguatamente remunerato, 100autori ritiene importante tenere nel massimo conto il valore strettamente promozionale del trailer e il fatto che il web è oggi l’unico canale per la promozione anche di opere indipendenti che non possono contare sulle risorse necessarie per la promozione televisiva o sulla stampa&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Riccardo Tozzi</strong>, <strong>presidente Anica</strong> e produttore di <strong>Cattleya</strong>, ha mantenuto una posizione moderata ma decisa: &#8220;<em>A monte c<strong>’è già il pagamento per l’utilizzo delle musiche anche in fase di promozione dei film</strong>. Per queste ragioni, se ci deve essere un’integrazione economica, che sia minima e che non metta in difficoltà i siti di cinema che fanno circolare i trailer. E questo nell’interesse non solo del web ma anche dei produttori»</em>.</p>
<p>Più netto è stato l&#8217;<strong>avvocato Gallavotti</strong>, che ha detto all&#8217;<a href="http://www.asca.it/news-CINEMA__TASSA_SUI_TRAILER__RISPONDE_L_AVVOCATO_GALLAVOTTI-1065082-ORA-.html"><em>Asca</em></a>:</p>
<p><em>&#8220;Sembra che la Siae lamenti che l&#8217;utilizzo della musica nel trailer avvenga senza l&#8217;autorizzazione preventiva degli aventi diritto. Ora, la Siae sa bene che non è cosi:<strong> i produttori</strong> durante la realizzazione del film <strong>acquistano regolarmente i diritti di sincronizzazione</strong> delle musiche, sia originali che di repertorio, <strong>e l&#8217;acquisto solitamente comprende anche i c.d. diritti out of context</strong>, ossia i diritti di utilizzazione delle musiche del film anche non sincronizzate con le immagini, proprio per la loro utilizzazione nei trailer o attraverso altre forme di promozione&#8221;</em>. L&#8217;<strong>accordo</strong> stipulato <strong>con Anica e Agis</strong> sul forfettario da pagare per proiettare i trailer nelle sale e pubblicarli sulle pagine web di case di produzione ed esercenti, secondo lo stesso avvocato, se in qualche modo legittima la pretesa della Società, dall&#8217;altra riconosce anche <em>&#8220;le<strong> particolari finalità promozionali del trailer a beneficio dell&#8217;intero settore audiovisivo</strong> e in particolare della filiera cinematografica, la quale attraverso i biglietti della sala consente poi alla SIAE di raccogliere<strong> i c.d. Piccoli Diritti Musicali</strong> previsti dalla normativa, per importi assai rilevanti&#8221;</em> (vedi anche il <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/11/trailer-online-ancora-nessuna-tregua-prossimamente-sugli-schermi-2810">nostro articolo</a>).</p>
<p>Ma la <strong>Siae obietta</strong>, sempre sulla stessa <a href="http://www.asca.it/news-CINEMA__TASSA_SUI_TRAILER__SIAE_REPLICA_ALL_AVVOCATO_GALLAVOTTI-1065661-ORA-.html">agenzia di stampa</a>: <em> &#8221;&#8216;L&#8217;avvocato Gallavotti che e&#8217; un esperto del settore sa bene che<strong> il diritto di sincronizzazione copre la riproduzione della musica e l&#8217;abbinamento al film, ma non le fasi successive di sfruttamento</strong>. Secondo la legge e i contratti che su questa poggiano,<strong> la colonna sonora riceve un compenso separato per ogni tipo di utilizzazione in pubblico</strong>, sia essa in sala, in televisione o in rete&#8221;</em>.</p>
<p>Sul tema si sono scontrati a distanza anche il <strong>Presidente della Siae, Gaetano Blandini</strong>, già Direttore Generale Cinema del Mibac, e<strong> Filippo Roviglioni</strong>, rappresentante dei <strong>distributori Anica</strong>, <strong>AD di 01 Distribution</strong> (che fa capo alla Rai) e, ironia della sorte, presidente della <strong>Fapav &#8211; Federazione Anti Pirateria Audiovisiva</strong>. In un&#8217;intervista rilasciata a <a href="http://www.primissima.it/cinema_news/scheda/la_tassa_siae_sui_trailer_online_bocciata_anche_dai_distributori/"><em>Primissima</em></a>, <strong>Roviglioni</strong> ha infatti sostenuto che:</p>
<p><em>&#8220;La Siae non si è mossa molto bene, sia per come è stata proposta e comunicata in modo univoco questa richiesta, mettendo in oggettiva difficoltà tutti coloro che l&#8217;hanno ricevuta, e oltretutto scegliendo il momento peggiore, tenuto conto delle difficoltà del settore, non ultimo anche un rallentamento del mercato, per esigere una sorta di tributo anche legittimo sotto il profilo del diritto d&#8217;autore, ma che a mio avviso<strong> andava preventivamente discusso sia con gli editori dei siti interessati che con la nostra associazione</strong>&#8220;.</em></p>
<p>Il timore è che il balzello vada a incidere in particolare sui<strong> trailer dei film per i giovani</strong>, quelli dei multiplex, che hanno sostenuto in modo decisivo il cinema in Italia in questi anni di crisi. E aggiunge anche: <em>&#8221; Si dovrebbe valutare che in certi luoghi e certe destinazioni non possano far scattare il presupposto impositivo&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;<strong>Dichiarazioni demagogiche</strong>, provocatorie ed inaccertabili&#8221;</em> secondo il titolare della Siae <strong>Blandini</strong>, che a quanto riferito da <em><a href="http://www.asca.it/news-CINEMA__TASSA_SUI_TRAILER__SIAE_REPLICA_ALL_AVVOCATO_GALLAVOTTI-1065661-ORA-.html">Asca</a></em>, si è rifiutato perfino di replicare al Presidente dei distributori Anica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti:<a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-siae-e-i-trailer-che-brutto-film/2165257/15/1"> l&#8217;Espresso</a>, <a href="http://www.anica.it/online/index.php/news.html">Anica</a>, <a href="http://www.km-studio.net/clienti/100autori.it/editoriale/72/100autori-alla-siae/">100 Autori</a>, <a href="http://www.asca.it/news-CINEMA__TASSA_SUI_TRAILER__SIAE_REPLICA_ALL_AVVOCATO_GALLAVOTTI-1065661-ORA-.html">Asca</a>, <a href="http://www.primissima.it/cinema_news/scheda/la_tassa_siae_sui_trailer_online_bocciata_anche_dai_distributori/">Primissima</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Trailer online: ancora nessuna tregua prossimamente sugli schermi</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/trailer-online-ancora-nessuna-tregua-prossimamente-sugli-schermi-2810</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 08:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Online]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Piccoli Diritti Musicali]]></category>
		<category><![CDATA[SIAE]]></category>
		<category><![CDATA[trailer]]></category>
		<category><![CDATA[trailer cinematografici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://cineguru.screenweek.it/?p=2810</guid>
		<description><![CDATA[1.800 Euro all'anno, ma forse di più, il contributo chiesto dalla Siae ai siti internet che abbiano pubblicato anche un solo trailer cinematografico contenente musiche coperte da diritto d'autore. Sono i Piccoli diritti musicali, che rischiano di avere un effetto devastante sulla comunicazione dei film online. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua il <strong>braccio di ferro tra la</strong> <strong>Siae</strong> (Società Italiana degli Autori ed Editori)<strong> e internet</strong>, in particolare i <strong>siti che propongono trailer cinematografici</strong> e che rischiano di dover pagare <strong>1.800 Euro l&#8217;anno</strong> solo per le musiche contenute nei video promozionali dei film (ovviamente se coperte da copyright). Ma la cifra potrebbe essere solo indicativa, poiché come già sottolineato da <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/10/il-ritorno-della-siae-lo-zombie-che-voleva-tassare-il-web-2802"><em>Cineguru</em></a>, <em>&#8220;1.800 Euro sono un acconto su quanto sarà effettivamente dovuto a fine anno, e<strong> il conto finale sarà fatto in proporzione al fatturato</strong> pubblicitario del sito&#8221;</em>. Peggio ancora, il contributo ora richiesto dalla Società <strong>sarebbe addirittura retroattivo</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2811 aligncenter" title="trailer usa" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/trailer-usa.jpg" alt="" width="468" height="261" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-2810"></span></p>
<p>Stando all&#8217;intervista rilasciata a <a href="http://punto-informatico.it/3319948/PI/Interviste/trailer-risposte-della-siae.aspx"><em>Punto Informatico</em></a> da<strong> Stefania Ercolani</strong>, direttore dell&#8217;<strong>Ufficio Multimedialità della collecting company</strong>, <strong>non basterà infatti rimuovere o pubblicare i trailer muti</strong> per non incappare nel balzello. Tutti gli utilizzi finora accertati, secondo la Siae, dovranno comunque essere &#8220;saldati&#8221; e ogni contromisura da parte delle pagine web incriminate dovrà aspettare il 2012.</p>
<p>Un riassunto della situazione viene presentato anche dal <a href="http://www.giornaledellospettacolo.it/index.php/attualit%C3%A0/8453-siae-trailer-e-siti-internet.html"><em>Giornale dello Spettacolo</em></a>, che prima di tutto fa chiarezza sulle richieste della Società posta a tutela del diritto d&#8217;autore. Quelli a cui si deve lo scontro sono i <strong>PDM </strong>(<strong>Piccoli Diritti Musicali</strong>), che solitamente nel settore cinema si quantificano in misura del <strong>2,10% rispetto agli incassi netti  del film</strong>. Stando alla testata Agis, si tratterebbe dell&#8217;<strong>aliquota più elevata in Europa</strong>, grazie a cui la Siae intascherebbe ogni anno una cifra intorno ai <strong>14 milioni di euro</strong>.  Per quanto riguarda i <strong>trailer su internet</strong>, esistono tuttavia già due accordi diversi in materia: uno stipulato tra la <strong>Società e Anica</strong>, e l&#8217;altro tra la <strong>Società e Agis</strong>. Il primo prevede il pagamento di un forfettario non troppo elevato, mentre il secondo, più interessante, stabilisce che <strong>non sono tenuti al versamento</strong> del contributo i<strong> siti degli esercenti che per la visione del trailer reindirizzano</strong> alla pagina web in cui sono stati originariamente pubblicati.</p>
<p>Ma in mancanza di associazioni di categoria capaci di rappresentare tutto il variegato mondo della stampa o del semplice buzz online, sembra ben più complicato pervenire a un equilibrio. Spiega un<strong> consulente Agis</strong> al <em>Giornale dello Spettacolo,</em> che quello di cui ci sarebbe bisogno in questo momento è <em>&#8220;un confronto tra mandanti, mandataria e gli stessi destinatari, finalizzato a rivedere il mandato e i patti accessori <strong>che escluda dal pagamento o che renda economicamente sostenibile</strong> l’utilizzo dei trailer via internet. Così sarebbero realmente tutelati gli interessi economici di tutte le parti in gioco, e perché no, anche quelli della collettività indistinta degli spettatori cinematografici&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/trailer-online-ancora-nessuna-tregua-prossimamente-sugli-schermi-2810/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Il ritorno della SIAE &#8211; Lo Zombie che voleva tassare il web</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/il-ritorno-della-siae-lo-zombie-che-voleva-tassare-il-web-2802</link>
		<comments>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/il-ritorno-della-siae-lo-zombie-che-voleva-tassare-il-web-2802#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 09:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni su internet è facile imbattersi nel trailer di un brutto film, che si trascina dietro un pessimo passaparola. Da quel che si intende la trama della pellicola, è più o meno la seguente. La SIAE ha deciso di imporre ai siti internet una licenza che li obbligherebbe a pagare un minimo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni su internet è facile imbattersi nel trailer di un brutto film, che si trascina dietro un pessimo <a href="http://twitter.com/#!/search/SIAE">passaparola</a>. Da quel che si intende la trama della pellicola, è più o meno la seguente. La SIAE ha <a href="http://www.horror.it/a/2011/10/trailer-a-pagamento-sui-siti-web/">deciso</a> di <a href="http://punto-informatico.it/3317727/PI/News/siae-diritti-sui-trailer-online.aspx">imporre</a> ai siti internet una licenza che li obbligherebbe a pagare un minimo di 1.800 Euro l&#8217;anno per pubblicare sulle proprie pagine fino a 30 trailer al mese, anche nel caso in cui questi trailer siano &#8220;embeddati&#8221; (ovvero &#8220;incastonati&#8221;) a partire da un sito che a sua volta paga la licenza per lo stesso motivo.</p>
<p>La questione dal punto di vista giuridico è parecchio intricata, tanto che anche molti addetti ai lavori delle produzioni e distribuzioni e dei loro uffici stampa non hanno ben chiaro che diritti venga a rivendicare la SIAE sui loro messaggi pubblicitari e a quale titolo, e nemmeno che loro stessi pagano una licenza per poter mettere i video sui loro stessi siti istituzionali. </p>
<p>L&#8217;intrico nasce dal fatto che al contrario di quanto hanno scritto molti non c&#8217;è <a href="http://blog.wired.it/lawandtech/2011/10/28/uno-sciopero-contro-la-tassa-sui-trailer.html">alcuna legge</a> che imponga una tassa sui trailer su internet. C&#8217;è, invece, la precisa volontà della SIAE di proseguire lungo una strada che percorre da tempo, ovvero quella di tentare di risanare i suoi disastrosi bilanci invadendo ogni ambito in cui la presenza di musica offra il minimo appiglio per estendere la sua influenza e, soprattutto, le sue pretese economiche.</p>
<p>Questo ulteriore tentativo di estensione, che ci auguriamo venga stroncato sul nascere per decine di motivi che ne rendono molto labili le basi, apre però spazio ad uno scenario molto più inquietante, che culmina con l&#8217;imposizione di quella che finirebbe col diventare una tassa su tutti i siti internet.</p>
<p>Molti hanno puntato l&#8217;attenzione sui 450 Euro a trimestre (1.800 Euro l&#8217;anno) richiesti per pubblicare fino a 30 trailer, dimenticando di evidenziare che fino a 30 trailer vuol dire che basta pubblicarne uno per dover pagare il balzello. Inoltre i 1.800 Euro mensili sono un acconto su quanto sarà effettivamente dovuto a fine anno, e il conto finale sarà fatto in proporzione al fatturato pubblicitario del sito.</p>
<p>Prendiamo quindi il caso di un sito con milioni di pagine fitte di testo (che sappiamo bene essere l&#8217;unico e solo fattore in grado di portare davvero traffico ad un sito internet), che magari fatturi svariati fantastilioni di Euro grazie ai miliardi di impression che produce. Ecco se per caso si dovessero sbagliare e pubblicare un trailer, oppure se un trailer dovesse arrivare loro sotto forma di pubblicità o, chissà, se qualche utente potesse inserirne uno nei commenti o in un forum, ecco che quel sito dovrebbe pagare chissà quanti Euro per la licenza SIAE.</p>
<p>All&#8217;opposto un ragazzino con il suo blog personale, che magari non frequentano nemmeno i suoi amici e con cui lui non tira su nemmeno i soldi per una pizza grazie a Google AdSense, potrebbe, solo per aver pubblicato un trailer, magari uno di quelli con una paio di secondi di musica soltanto, scoprirsi in debito con la SIAE al minimo, appunto di 1.800 Euro.</p>
<p>Attenzione poi ad un&#8217;aspetto importante. Oggi l&#8217;attenzione è puntata sui trailer, cioè su prodotti pubblicitari derivati da un film che qualcuno con un notevole conflitto di interessi in proposito ha arbitrariamente deciso essere degni di tutela tanto quanto il film da cui derivano. Però in questi ultimi anni, grazie alla facilità di circolazione dei video su internet, abbiamo assistito ad un fiorire e moltiplicarsi di trailer di ogni tipo, dedicati ai videogiochi, alle serie tv, agli pneumatici, alla pasta e fino anche al prodotto meno cinematografico di sempre, il libro, con booktrailer che hanno fatto discutere in più di un occasione.</p>
<p>Gli effetti di quella che verrebbe ad essere una vera e propria tassa su internet tutta, ma solo per gli operatori professionali e non del settore in <strong>Italia</strong>, sarebbero ovviamente devastanti. Intanto perché si tratterebbe di un&#8217;invenzione tutta italiana, che creerebbe un ulteriore svantaggio competitivo per le nostre aziende del settore (che già hanno a che fare con uno dei paesi più arretrati in merito), ma anche perché finirebbe per avere ricadute su tutta una serie di settori correlati, come ad esempio quello della produzione di video stessi e alla fin fine, direttamente o indirettamente anche sugli autori stessi che SIAE teoricamente tutela. Bisogna considerare infatti che il cinema (e quindi la SIAE stessa che, non dimentichiamolo, su ogni biglietto venduto e ogni DVD acquistato) vedrebbe drasticamente ridimensionata una delle sue leve promozionali non solo più importanti, ma anche assolutamente gratuita.</p>
<p>In rete si sentono ogni genere di proteste e proposte, a cominciare da chi ha tolto i trailer a chi invece propone di pubblicarli muti, e l&#8217;occasione offre più di uno spunto per chi giustamente invita a riflettere sul ruolo della SIAE e sulle ragioni per cui pretende denari che poi <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/30/sprechi-di-stato-il-caso-siae/45880/">redistribuisce (quando lo fa)</a> con criteri incomprensibili alla gran parte degli autori stessi che dovrebbe rappresentare. </p>
<p>L&#8217;augurio, proprio per questo, è che la riflessione si allarghi ben oltre l&#8217;ambito dei trailer cinematografici su internet e offra l&#8217;occasione, in un momento di crisi globale, per spazzare via le zavorre che per tutelare gli interessi di alcuni morti viventi, tengono a terra i sogni e le aspirazioni di un&#8217;intera generazione che grazie ad internet e all&#8217;economia che ne deriva avrebbe l&#8217;occasione, come in altri paesi, di prendere finalmente il volo.</p>
<p>All&#8217;opposto il volo lo prenderemo tutti, ma per andare a lavorare altrove.</p>
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		<title>“La comunicazione per il cinema. Quali scenari”? Ferpi al Festival di Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 18:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[VI Festival Internazionale del Film di Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Festival di Roma il convegno Ferpi sul ruolo delle comunicazione nel cinema. Dal product placement di Lezioni di Cioccolato 2 al profilo Facebook delle sale cinematografiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basta bottigliette d’acqua con la marca in primissimo piano e protagonisti che fumano in continuazione sul grande schermo: il<strong> cinema può offrire al marketing</strong> molto di più. Può offrire un rapporto più articolato che si nutre sì di <strong>product placement</strong>, ma anche del <strong>rapporto sempre più stretto con i nuovi media</strong>. A sostenerlo è <strong>Massimo Proietti, Direttore Marketing di Universal Pictures Italy</strong>, tra i relatori dell’incontro organizzato nell’ambito del <strong>VI Festival Internazionale del Film di Roma</strong> da <strong>Ferpi</strong> (Federazione Relazioni Pubbliche) per discutere del nuovo ruolo che può assumere la comunicazione in rapporto all’industria della settima arte.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2790" title="festival-cinema-roma-2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/festival-cinema-roma-2011.jpg" alt="" width="374" height="250" /></p>
<p><span id="more-2789"></span></p>
<p>Obiettivo del convegno, che si è svolto oggi presso l’Auditorium di Roma, era quello di riflettere sulla posizione strategica che il comunicatore dovrà ricoprire in misura sempre maggiore sia nell’ambito della <strong>comunicazione d’impresa</strong>, sia per quanto riguarda la necessità di intercettare e <strong>raggiungere nuovo pubblico</strong>. Vale a dire un target che in questo momento viene ovviamente a coincidere con i <strong>nativi digitali</strong> e implica il pieno sfruttamento del <strong>mobile</strong>, dei <strong>tablet</strong>, dei <strong>social network</strong>. E non a caso è proprio <strong>Facebook</strong> il canale su cui <strong>Universal Pictures</strong> punterà sempre di più per la promozione dei propri titoli, a partire dal film in uscita ad aprile <a href="http://www.screenweek.it/film/22486-Battleship"><em>Battleship</em></a>, che può vantare tra i propri interpreti la popolarissima popstar <strong>Rihanna</strong> e che quindi sarà veicolato anche sfruttando il seguito dell&#8217;interprete sul web.</p>
<p>Nuove sinergie sono tuttavia possibili anche con il <strong>product placement</strong>, ormai risorsa non solo finanziaria ma anche creativa, come nel caso del film <strong>Cattleya</strong>, distribuito da <strong>Universal</strong>, <a href="http://www.screenweek.it/film/26890-Lezioni-di-cioccolato-2"><em>Lezioni di Cioccolato 2</em></a> (uscita 11 novembre). <em>“Si tratta di un vero <strong>plot placement</strong>”</em> &#8211; ha spiegato Proietti &#8211; <em>“nato dal desiderio di Perugina di sviluppare un prodotto totalmente nuovo, un bacio bianco, intorno a cui finiscono per girare anche le storie dei protagonisti, impegnati nella sua creazione”</em>.  Un sistema promozionale dunque <em>“molto più evoluto e ben fatto, che porta il placement a un livello superiore”</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2791" title="Lezioni di cioccolato 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/Lezioni-di-Cioccolato-2-Foto-dal-set.jpg" alt="" width="465" height="319" /></p>
<p>Per quanto riguarda la <strong>comunicazione che proviene dalle sale cinematografiche</strong>, a intervenire è stato invece <strong>Paolo Protti,</strong> presidente <strong>Agis e Anec</strong>, che ha confermato come il mondo dell’<strong>on line</strong> sia ormai <em>“indispensabile e ineludibile”</em>. Sempre di più sono le strutture che si dotano di <strong>un loro sito e di un loro profilo Facebook</strong>, volto a <strong>fidelizzare i clienti</strong>. Strumenti a volte ancora più efficaci di quello considerato finora come la forma massima di promozione, cioè il <strong>trailer</strong>. <em>“Un recente studio dell’Anica ha dimostrato che vengono guardati con scarsa attenzione da chi è in sala, perché si tratta di un pubblico già informato”</em>.</p>
<p>Un problema che secondo <strong>Protti</strong> è tipico dell’<strong>esercizio</strong>, la cui <strong>comunicazione si è sempre rivolta prima di tutto al pubblico già noto.</strong><em>“Ci sono stati periodi in cui <strong>abbiamo cercato di attrarre nuove fasce di spettatori</strong>, in particolare con l’ammodernamento e l’adeguamento tecnologico dei cinema, <strong>ma a quanto pare non è bastato</strong>: il monte spettatori in Italia continua a oscillare tra i 100 e i 120 milioni, mentre ci sarebbero tutte le potenzialità per arrivare a 150. La Francia, il nostro stesso numero di abitanti, ne raggiunge 200”</em>.</p>
<p>In questo contesto grande importanza riveste non solo il web ma anche la <strong>carta stampata</strong>, ancora <em>“una nicchia che non possiamo permetterci di perdere”</em>. Dell’on line ha parlato infine anche il <strong>produttore Fulvio Lucisano</strong>, soffermandosi però in controtendenza sul lato negativo della disaffezione che la pirateria  crea nei giovani rispetto al luogo di fruizione per eccellenza del  film, cioè la sala cinematografica.</p>
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		<title>The house of the Devil &#8211; cercasi babysitter</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2010/02/the-house-of-the-devil-cercasi-babysitter-740</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 06:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Farina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[dvd]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>
		<category><![CDATA[ti west]]></category>
		<category><![CDATA[trailer]]></category>
		<category><![CDATA[vhs]]></category>

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		<description><![CDATA[The House of the Devil è partito lo scorso anno con discrete aspettative da parte dei tecnici ma il risultato in sala è stato abbastanza deludente. Il film di Ti West ha pagato forse la distribuzione limitata ma evidentemente i distributori (la Dark Sky Films) credono ancora in questo film perchè l&#8217;uscita in DVD regala [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.screenweek.it/film/22137-The-House-of-the-Devil"><strong>The House of the Devil</strong></a> è partito lo scorso anno con discrete aspettative da parte dei tecnici ma il risultato in sala è stato abbastanza deludente.<br />
Il film di <a href="http://www.screenweek.it/star/32844-Ti-West"><strong>Ti West</strong></a> ha pagato forse la distribuzione limitata ma evidentemente i distributori (la <a href="http://www.screenweek.it/tag/Dark%20Sky%20Films/produzioni"><strong>Dark Sky Films</strong></a>) credono ancora in questo film perchè l&#8217;uscita in DVD regala delle belle sorprese.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-743" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2010/01/babysitter-cercasi.jpg" alt="babysitter-cercasi" width="500" height="666" /></p>
<p>La storia è un classico degli anni &#8217;80. La giovane studentessa vorrebbe guadagnare qualcosa come babysitter, risponde all&#8217;apposito annuncio sul giornale (unico metodo esistente in quegli anni) e si presenta in una casa decisamente misteriosa.<br />
Qui scopre che l&#8217;anziana coppia che vi abita non ha figli ma vorrebbe che lei rimanesse ugualmente.<br />
La ragazza accetta ed inevitabilmente finirà in un mare di orrorifici guai.</p>
<p>Vi ho tracciato una linea base della trama perchè su questo si basa la doppia idea messa in piedi per il <em>lancio del film in versione home video</em>.<br />
Il primo passo è strettamente legato al <em>periodo storico</em> in cui il film è ambientato.<br />
Siamo negli anni &#8217;80 e così la prima sorpresa è che <strong>The House of the Devil</strong> uscirà anche in VHS.<br />
La produzione ha prima inviato una copia in VHS del film ad alcuni <em>blogger</em> e poi ufficializzato l&#8217;uscita anche su un supporto decisamente superato.<br />
Ed il giochino non finisce qui visto che quelli di <strong>Dread Central</strong> hanno approfittato dell&#8217;idea e (naturalmente in collaborazione con <strong>Dark Sky</strong>) <a href="http://www.screenweek.it/link/29438">organizzato un contest </a>in cui c&#8217;è in palio il VHS del film, il Blue-ray dello stesso e naturalmente (qui sta la sorpresa) anche un <em>lettore Combo</em> in grado di leggere entrambi.<br />
Evidente che si è partiti dall&#8217;idea: benissimo la copia in VHS&#8230; ma come faccio a guardarla che il mio videoregistratore è deceduto tre anni fa?</p>
<p>Seconda parte dell&#8217;idea, questa legata più direttamente al film.<br />
Se date uno sguardo al <em>trailer</em> qui sotto vi accorgerete che ad un tratto compare un annuncio per la ricerca di una babysitter (assunto di partenza del film).<br />
Ora se confrontate quell&#8217;immagine con la foto qui sopra vi accorgerete della somiglianza.</p>
<p>La foto in questione è apparsa su alcuni <em>quotidiani americani</em>, ammantata da una serie di dubbi.<br />
Non è chiaro dove la foto sia stata scattata, nè da chi.<br />
Sembra invece confermato che componendo il numero indicato risponda un confuso <strong>messaggio registrato</strong>.<br />
Insomma un bel mistero che serve (ma manca la conferma ufficiale) a lanciare l&#8217;uscita del DVD negli States.</p>
<p>Che ne dite?<br />
Una <em>campagna di marketing</em> curiosa e innovativa o il disperato tentativo di recuperare qualcosa dall&#8217;home video?</p>
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		<title>Ecco Avatar, inizia la stagione 2009-2010</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2009/08/ecco-avatar-inizia-la-stagione-2009-2010-550</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 19:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[3D]]></category>
		<category><![CDATA[Avatar]]></category>
		<category><![CDATA[Avatar Day]]></category>
		<category><![CDATA[trailer]]></category>

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		<description><![CDATA[Domani c&#8217;è l&#8217;Avatar Day e oggi è arrivato il trailer del film, il più atteso della stagione. Torna al cinema di James Cameron con un film che ambisce, e da quello che ho visto non ho dubbi che lo farà, a ridefinire il confine del cinema stesso. Sarà la risoluzione del video (la connessione marittima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domani c&#8217;è l&#8217;<a href="http://blog.screenweek.it/2009/08/avatar-day-verso-una-nuova-frontiera-50404.php">Avatar Day</a> e oggi <a href="http://www.screenweek.it/link/16536">è arrivato il trailer del film</a>, il più atteso della stagione. Torna al cinema di <strong>James Cameron</strong> con un film che ambisce, e da quello che ho visto non ho dubbi che lo farà, a ridefinire il confine del cinema stesso.</p>
<p>Sarà la <a href="http://www.screenweek.it/link/16536">risoluzione del video</a> (la connessione marittima non mi ha ancora permesso di <a href="http://www.screenweek.it/link/16535/">scaricare la versione HD in lingua originale</a>) ma il trailer visto anche in full screen sul computer non è assolutamente all&#8217;altezza dei <a href="http://blog.screenweek.it/2009/07/avatar-da-roma-fin-oltre-le-stelle-49315.php">minuti in anteprima del film</a> che ho visto a Roma, anche se contiene moltissime scene inedite e dal taglio molto più fantascientifico.</p>
<p>Forse anche questo è un segno dei tempi, del fatto che per il 3D e il CGI in mano ad un vero innovatore possono essere visti solo al cinema, perché i piccoli schermi non sono all&#8217;altezza di tale magia.</p>
<p>Leggo in giro che ci sono molti dubbi sulla possibilità di un film di fantascienza di ottenere incassi record, soprattutto nel nostro paese, ma anche se il trailer lo anticipa solo nell&#8217;ultima scena io, da quel che ho visto, sono convinto che <strong>Cameron</strong> abbia preparato per noi anche una grande storia d&#8217;amore.</p>
<p><strong>Avatar</strong> mi sembra essere un film di superare senza alcun sforzo il genere fantascientifico, per confrontarsi senza alcun timore con le grandi, epiche, storia a tutto campo, direi un po&#8217; il Via col vento del nostro secolo!</p>
]]></content:encoded>
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