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Cresce l’attesa per 50 sfumature di Grigio: 2,75 milioni di biglietti prevenduti in 39 mercati

Che 50 sfumature di Grigio fosse uno dei titoli più attesi della stagione lo si era già capito non solo dai 100 milioni di copie vendute del romanzo da cui è tratto, ma soprattutto dai 250 milioni di visualizzazioni del trailer del film totalizzate a livello mondiale. E basti pensare che il nuovo spot del film trasmesso in occasione del Super Bowl ha totalizzato in un solo giorno e solo sul canale ufficiale di You Tube di Fifty Shades of Gray oltre 1,7 milioni di visualizzazioni. E anche le prevendite del film sembra vadano a gonfie vele: nei giorni scorsi Fandango, la società americana che si occupa di prevendite dei biglietti online aveva dichiarato, pur senza rilasciando dati, che il film aveva stabilito il record di prevendite per una pellicola R-Rated (cioè vietata ai minori di 17 anni non accompagnati) e indiscrezioni parlavano di 1 milione di dollari totalizzati negli Stati Uniti in prevendite nei primi tre giorni in cui i biglietti del film erano disponibili.  (dal’11 al 13 gennaio).

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Trailer non adatti ai bambini, presto un Protocollo d’intesa

Trailer violenti o poco adatti ai bambini abbinati in sala a film destinati a loro. Il problema sussiste da tempo e ad aprile il Codacons lo aveva segnalato diffidando l’ANEC e gli esercenti a proiettare trailer di film sprovvisti del relativo necessario nulla osta del Ministero, pena «una raffica di denunce e azioni risarcitorie da parte dei genitori contro le singole sale cinematografiche». A luglio in occasione di Ciné, le Giornate professionali di Cinema di Riccione l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e il Consiglio nazionale degli utenti, dopo aver raccolto una serie di segnalazioni soprattutto da parte di genitori, avevano lanciato al mondo del cinema una proposta di lavoro comune, chiamando in causa soprattutto produttori, i distributori e i gestori delle sale per arrivare a una soluzione del problema. «Dall’ascolto delle istanze ricevute dal CNU, così come delle segnalazioni inviate ai Garanti per l’infanzia e l’adolescenza, abbiamo ipotizzato un’azione comune nei confronti di chi decide cosa trasmettere durante la programmazione cinematografica rivolta ai bambini. Vorremmo avere la garanzia nel prossimo futuro di poter accompagnare i bambini al cinema certi che non ci saranno trailer non adatti a loro» aveva spiegato Vincenzo Spadafora, dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

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Record online per il trailer di Avengers: Age of Ultron: 34,3 milioni di visualizzazioni nel mondo in 1 giorno

Se il successo di un film si misura dall’interesse creato dalle prime anticipazioni diffuse online, c’è da credere che Avengers: Age of Ultron, il nuovo capitolo Disney Marvel dedicato alle avventure dei Vendicatori, ha buone chance di diventare uno dei blockbuster della stagione. Almeno a giudicare dai dati diffusi da Disney che ha rivelato che il trailer del film, diffuso in questi giorni, ha rotto ogni record di visualizzazioni sui loro canali ufficiali: 34,3 milioni solo nelel prime 24 ore, di cui 26,2 milioni di visualizzazioni provenienti dal canale You Tube della società.

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Esercenti USA: al bando i trailer troppo lunghi e con richiami a pagine web e social network

Timore di spoiler e disincentivo all’uso dei cellulari in sala. Ecco le preoccupazioni principali che hanno spinto la NATO (National Association of Theatre Owners) a emanare regole molto precise, volte a influenzare in modo determinante la fattura di uno degli strumenti principe del marketing cinematografico: il trailer. Secondo le nuove linee guida elaborate dall’associazione degli esercenti USA, a partire da ottobre 2014 i tailer cinematografici potranno durare al massimo 2 minuti e non dovrebbero essere rilasciati prima di 150 giorni dall’uscita del film promosso.

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Batman vs. Hobbit vs. Prometheus: chi vince la sifda del web?[Infographic]

Negli ultimi giorni si sta scatenando la mania dei trailer. Colpa del Super Bowl, l’evento sportivo più atteso degli Stati Uniti, che garantisce agli inserzionisti una visibilità unica. Da qui le prime indiscrezioni e poi la conferma sui film che avranno uno spot durante la messa in onda: fuori Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, dentro G.I. Joe – La Vendetta, John Carter e, soprattutto gli Avengers. Il teaser trailer dei Vendicatori Marvel dura una manciata di secondi, ma in 24 ore ha realizzato un milione e mezzo di visualizzazioni, confermandosi uno dei film più attesi della prossima stagione. Non dimentichiamoci però che già a fine 2011, il trailer de l’ultimo capitolo di Batman aveva scalato le classifiche di iTunes e poi quasi monopolizzato il web con la questione “audio”. Per motivi stilistici, infatti, il regista Christopher Nolan non aveva migliorato la voce dell’antagonista dell’Uomo Pipistrello, Bane, che come da fumetto porta una maschera sulla bocca da cui inala la sostanza responsabile della sua fisicità così possente. Risultato: uno stuolo di commenti e parodie sulla difficoltà di comprendere il trailer, più ovviamente la corsa ai ripari di Warner Bros che infine ha imposto un miglioramento del parlato per renderlo meno confuso. Difficile dire se l’aneddoto gioverà o meno agli incassi del film: di sicuro ha giovato al buzz in Rete, partita che il Cavliere Oscuro, secondo  la società inglese specializzata nella rilevazione della web reputation Way to Blue, si disputata non tanto (o non solo) con i Vendicatori ma con due altri concorrenti di rilevo quali il prossimo film di Peter Jackson e quello di Ridley Scott.

 

 

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Video online: i più visti di YouTube nel 2011

Se a metà dicembre Google aveva riassunto lo “spirito dei tempi”  con  la classifica annuale dei termini più ricorrenti nel suo motore di ricerca, ora anche YouTube compie un viaggio nelle video-memoria del 2011 ripercorrendo in rewind i contenuti con il maggior numero di visualizzazioni.

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Tassa sui trailer: tra diritto e buon senso, una questione di opportunità

Non so ancora dire fino a che punto SIAE abbia pieno titolo nel richiedere il pagamento di una licenza per pubblicare i trailer cinematografici sui siti internet. Nessuna delle argomentazioni pro o contro mi ha fino ad ora convinto a fondo e quindi continuerò a raccogliere informazioni e pareri e ad ascoltare i diversi punti di vista per cercare di farmi un’idea precisa, pur se considero il punto di diritto del tutto irrilevante ai fini del ragionamento che voglio fare in questa sede.

Vorrei infatti spostare la riflessione in un contesto più ampio per far notare a tutti quanto ogni vincolo o limite alla più libera circolazione dei materiali promozionali e pubblicitari online possa essere controproducente per l’economia nel suo complesso e quanto il danno portato da tali vincoli possa essere in proporzione più grave proprio per la filiera audiovisiva, di cui la SIAE fa parte in nome e per conto degli autori che rappresenta.

Sappiamo tutti quanto la circolazione dei materiali pubblicitari sui media tradizionali sia esclusivamente “a pagamento”. Sono più unici che rari i casi in cui anche solo il frammento di un trailer (o di uno spot) finisce in un telegiornale e la loro presenza al di fuori degli spazi pubblicitari è ridotta al minimo e comunque generalmente ottenuta grazie ad investimenti paralleli in pubblicità. Gli spot non fanno notizia o, meglio, nessuno sui media tradizionali vuole che sia così. Questo, però, non è mai stato vero per internet.

Su internet ogni materiale che “meriti” di circolare ed essere condiviso trova una sua naturale cassa di amplificazione e risonanza attraverso siti di informazione, blog, comunità e, oggi più che mai, i social network. Per la prima volta produttori di beni e servizi, le loro agenzie e i creativi hanno a disposizione un “media” in cui possono sia “pianificare” spazi pubblicitari, pagando per ottenere una visibilità limitata al numero di contatti acquistati, sia “guadagnare” visibilità gratuità, potenzialmente infinita, inventandosi un messaggio che “meriti” l’attenzione della rete.

Per chi lavora sulla rete questa distinzione tra “paid media” e “earned media” è diventata d’uso comune con l’evolversi del cosiddetto marketing virale, ma credo che ancora oggi, nonostante i responsabili marketing siano tutti pronti a vantarsi di averlo utilizzato, non ci sia reale consapevolezza della portata del fenomeno e di quanto la propagazione spontanea stia cambiando le regole stesse della comunicazione, in un processo che, oltre alla creatività, finirà per ridefinire la struttura dell’intero settore pubblicitario ed editoriale.

Senza spingerci oltre in un ragionamento che ci porterebbe troppo lontano vorrei tornare nel merito stretto della questione citando il caso del video pubblicitario che ho inserito a inizio di questo post. Si tratta dello spot Volkswagen della Passat 2012 pianificato durante il Super Bowl di quest’anno. Si è trattato del Super Bowl più seguito di sempre (111 milioni di spettatori medi secondo Nielsen) e a quanto mi risulta il costo per un break pubblicitario da 30″ durante l’evento è di 3 milioni di dollari.

Il filmato, come accade ormai per quasi tutti gli spot trasmessi durante questo evento, caricato su YouTube dalla stessa Volkswagen, già prima della trasmissione aveva totalizzato 14 milioni di visualizzazioni ed è diventato un oggetto dalla dirompente carica virale diffusosi, gratuitamente, in tutto il mondo. Solo le visualizzazioni ottenute sul canale ufficiale sono ad oggi oltre 44 milioni (lo stesso risultato sarebbe costato circa 1 milione di dollari se le valutiamo ai prezzi da Super Bowl). Ma il canale ufficiale è solo uno delle decine di sorgenti video (compreso, ad esempio, il canale italiano su cui ne ha totalizzate 57mila) su cui lo spot era stato caricato e da cui, poi, è stato embeddato e condiviso, attraverso blog, social network e così via.

Penso che si possa tranquillamente stimare che il video abbia raggiunto almeno un numero doppio di visualizzazioni rispetto a quelle ottenute attraverso il canale ufficiale e tutte questo grazie ad una diffusione spontanea che ha coinvolto, gratuitamente, i blog che ne hanno parlato, le comunità in cui è stato segnalato e i social network in cui tutto questo è stato condiviso. Un circolo virtoso dal quale i brand hanno solo e soltando da guadagnare, in grado di moltiplicare teoricamente all’infinito la penetrazione di un investimento d’avvio.

Certo, serve e servirà sempre anche l’investimento iniziale. Al minimo per produrre il messaggio ma anche per diffonderlo visto che non tutti i materiali promozionali hanno qualità tali da meritarsi visibilità, ma comunque sia internet funziona, ad oggi, da volano per la distribuzione di questi contenuti, moltiplicando il ritorno sull’investimento necessario a produrli e a dargli la diffusione d’avvio attraverso i media tradizionali.

Si tratta di un meccanismo di cui beneficia ormai ogni categoria di prodotto ma che ha la sua massima espressione proprio con i trailer cinematografici che sono virali per natura. Mentre la pubblicità di prodotti tradizionali deve fare spesso un grande sforzo per diventare coinvolgente (… Advertising is more about making memorable moments than exposing a product …), per trasformarsi da un messaggio che vende un prodotto a messaggio che coinvolge il pubblico raccontando una storia, il trailer cinematografico è già storia, è già emozione ed è quindi già intimamente in contatto con il suo pubblico di riferimento.

A questo punto, avendo a disposizione qualcosa che è in grado di moltiplicare X2 o X3 o X10 il ritorno di un investimento pubblicitario, con benefici per tutti perché il sistema dovrebbe inserire un qualsiasi vincolo che ne vada a limitare il fattore di moltiplicazione?

Rientrando nella questione dei trailer e della SIAE, anche se si arrivasse a richiedere la sottoscrizione di una licenza gratuita, penso che il danno maggiore deriverebbe dall’aver imposto una briglia ad un meccanismo di moltiplicazione che oggi ha un’equazione costituita solo da fattori d’amplificazione e, domani, potrebbe avere invece un limite imposto dalla quantità di “nodi” della rete che avendo una licenza possono, nella legalità, rilanciare un determinato contenuto.

Con questo ragionamento non voglio contestare il fatto che la SIAE abbia sollevato un pretesa, che tra l’altro scaturisce anche da un obbligo nei confronti dei suoi mandatari, ma invitare tutti a una riflessione sull’opportunità di inserire in un sistema di cui beneficia tutta la filiera audiovisiva (maggior ritorno sull’investimento vuol dire anche maggiore voglia di produrre materiali promozionali e quindi più lavoro per gli autori) un vincolo che giudichiamo anacronistico non per una qualche forma di idealismo, ma semplicemente perché dannoso.

Queste riflessioni hanno assunto per me un significato ancora maggiore alla luce delle recenti dichiarazioni del Commissario Europeo per l’Agenda Digitale Neelie Kroes, che pone l’accento sulla “necessità di sviluppare un sano e robusto contesto per la remunerazione dei creatori di opere dell’ingegno” (via PI) rispetto all’ossessione per la difesa al diritto d’autore.

Prendersela con i trailer non aiuterà in nessun modo la filiera audiovisiva, mentre è proprio dalla collaborazione con la rete e dalla chiara distinzione tra cosa serve a promuove un bene o servizio ed quindi bene che circoli al meglio e cosa merita una remunerazione per tutti gli aventi causa che si può pensare di ricreare quel contesto e, soprattutto, un modello economico e tecnico tale da compensare produttori e autori per lo sfruttamento delle loro opere.

La priorità deve essere ristrutturare il sistema d’offerta audiovisiva accettando una volta per tutte che internet è il media definitivo, con a valle televisori, dispositivi mobili, web e tutto il resto -da cui resta fuori solo l’inattaccabile specifico delle sale cinematografiche- e un’infinità di opportunità commerciale per lo sfruttamento delle opere ed è su questo su cui bisognerebbe concentrare risorse, intelligenza e creatività.

Lasciate liberi i trailer e potremmo goderci ancora cose come questa qui sotto, che portano tanta gente al cinema!

 

Little Thor è un filmato virale realizzato dalla Marvel due mesi dopo lo spot Passat che ha ottenuto oltre 2,5 milioni di visualizzazioni solo sul suo canale ufficiale.

Siae contro tutti: le domande a cui non ha ancora risposto la Società Italiana degli Autori ed Editori.

Il rapporto tra la rete e il diritto d’autore è sempre stato un tema caldissimo. Ma stavolta (come abbiamo già scritto su queste pagine) non si parla di download illegale o di interi film divulgati in streaming, magari in contemporanea all’uscita nelle sale. Si parla di trailer, che promuovono film e che quindi tutti avevamo identificato come pubblicità. Magari più interessante di quella di un detersivo, ma pur sempre pubblicità. E invece no, per la Siae i trailer sono un mezzo di trasmissione per la musica (a volte quella delle colonne sonore, altre volte hit scelte appositamente dai produttori per spingere il film), e in quanto tale per essere diffuso via internet ha bisogno di un’apposita licenza, come se ci si mettesse a proiettare un DVD in una pubblica piazza…

 

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Siae contro tutti: si mobilitano l’Anica, i distributori e i 100 Autori, ma è ancora scontro sulla licenza per pubblicare trailer online.

Continua a suon di botta e risposta quello che ormai quasi tutti hanno ribattezzato “il brutto film”, quello che vede contrapposte la Siae e Internet in materia di trailer e copyright. Oggi l’Espresso ha pubblicato la replica dell’avvocato Fulvio Sarzana, leader del movimento contro la delibera Agcom sul diritto d’autore, secondo cui “YouTube ha già stipulato un accordo con Siae, quindi per tutti i video pubblicati su quella piattaforma è già stata pagata una licenza. Ma se quello stesso video viene ri-pubblicato su un altro sito, i diritti vanno pagati una seconda volta. Insomma, il doppio diritto d’autore”.

 

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Trailer online: ancora nessuna tregua prossimamente sugli schermi

Continua il braccio di ferro tra la Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori) e internet, in particolare i siti che propongono trailer cinematografici e che rischiano di dover pagare 1.800 Euro l’anno solo per le musiche contenute nei video promozionali dei film (ovviamente se coperte da copyright). Ma la cifra potrebbe essere solo indicativa, poiché come già sottolineato da Cineguru, “1.800 Euro sono un acconto su quanto sarà effettivamente dovuto a fine anno, e il conto finale sarà fatto in proporzione al fatturato pubblicitario del sito”. Peggio ancora, il contributo ora richiesto dalla Società sarebbe addirittura retroattivo.

 

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