The Space Cinema

Operazione The Space – Vue da 105 milioni di euro

Come già annunciato 21 Investimenti, assieme a Mediaset, ha ceduto The Space, primo circuito cinematografico italiano, al gruppo anglosassone Vue Entertainment, leader europeo del settore dei multiplex. Il valore dell’operazione, si legge in una nota congiunta di Mediaset e 21 Investimenti , è di 105 milioni di euro.

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Vue Entertainment acquista The Space Cinema

Il circuito di multiplex europeo Vue Entertainment acquisterà il circuito di sale italiano The Space Cinema (36 multiplex per 362 schermi). The Space Cinema nato dalla fusione di Warner Village Cinema e Medusa Multicinema e di proprietà per il 51% di 21 Investimenti – società di private equity guidata da Alessandro Benetton – e per il restante 49% da Mediaset RTI, è il leader del mercato italiano dell’esercizio cinematografico.

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The Space Cinema si allea con Universal per la distribuzione di film e contenuti alternativi

Partirà a settembre, con il terzo capitolo della saga de I Mercenari, e coprirà un ampio arco di attività: dall’acquisizione del prodotto fino al rapporto con gli esercenti e all’home video. Si tratta della nuova partnership appena annunciata dal circuito The Space Cinema, leader del mercato italiano della sala, e Universal Pictures International Italy, ramo locale della major hollywoodiana. Un accordo con cui, nello specifico, la catena cinematografica affida al nuovo partner alcune delle funzioni chiave del suo nuovo marchio dedicato alla distribuzione, The Space Movies, comprese la gestione delle uscite e la cura delle relazioni con gli esercenti.

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Convegno Anica Sala e Salotto: ripensare il sistema della distribuzione, dalle sale urbane alle window, al peso delle tv

Il mercato italiano del cinema non perde spettatori ma perde biglietti a causa dei cambiamenti nelle abitudini di consumo del pubblico, che negli ultimi anni ha visto restringersi al proprio interno le fasce alto-consumanti. Questo il fulcro della ricerca Sala e salotto 2013, condotta da Ergo Research per ANICA e Univideo: uno studio presentato in parte alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, che ieri è stato illustrato nel dettaglio in un incontro tenutosi a Firenze, volto anche a stimolare il dibattito e il confronto tra gli operatori del settore. Il dato principale portato alla luce dall’indagine (come abbiamo avuto modo di mostrarvi già in questa infografica), è l’estrema concentrazione dell’audience cinematografica, che vede il 70% dei biglietti acquistati da due categorie di cine-famelici [quelli che si recano in sala dalle 5 alle 10 volte l’anno e dalle 11 alle 20], in cui rientrano meno di 10 milioni di spettatori, cioè appena il 20% del totale.

sala e salotto 2013

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The Space Cinema: le indiscrezioni sulla vendita.

Dopo i rumors fatti trapelare sabato dal Sole 24 Ore, si fanno più insistenti le voci su una possibile cessione del circuito di sale The Space Cinema da parte della 21Investimenti di Alessandro Benetton e di Mediaset, che lo partecipano rispettivamente al 51 e al 49%. La notizia, proveniente da fonti finanziarie, non è stata ancora confermata ufficialmente dalle due società coinvolte, ma a supportarla si è aggiunto anche il magazine americano Variety, secondo cui sarebbero in corso di valutazione le offerte di diversi potenziali acquirenti.

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Verso lo switch off del cinema in pellicola, iniziano Fox e The Space

Sono passati oltre 10 anni da quando il cinema Arcadia Multiplex a Melzo (MI) proiettava per la prima volta in assoluto in Italia un film nella sua versione digitale, quindi senza pellicola (era Star Wars – Episodio I).

Le sale attrezzate con la tecnologia digitale sono sempre di più nel nostro paese e il numero cresce ormai in modo esponenziale.

Il circuito The Space ad esempio ha reso noto che entro la fine di settembre ben il 70% delle sale sarà digitalizzato. Ecco le parole di Giovanni Canepa, il direttore generale della società:

“A fine settembre le sale digitalizzate del nostro circuito saranno oltre il 70%. Ci prepariamo allo switch off definitivo della pellicola entro marzo 2012. Porterà con sé una forza dirompente sulla distribuzione, una riduzione molto forte dei costi, aprendo così nuove opportunità per esercenti, distributori e produzioni.”

Infatti ricordiamo che stampare una copia in pellicola costa circa 1000 euro, un costo elevato che penalizza le piccola società di distribuzione. Un film distribuito digitalmente costa diverse centinaia di euro in meno.

Ma perché si parla di Switch Off definitivo del cinema in pellicola? Perché grossi studios come la 20th Century Fox hanno intenzione dal 2013 di distribuire unicamente le proprie pellicole nel formato digitale. A rivelarlo è stato Paolo Protti, presidente Agis e Anec, ad un convegno del Digital Expo della Mostra di Venezia che si è tenuto negli scorsi giorni. Ecco le sue parole:

“In un incontro ad Amsterdam a giugno con Fox, durante il quale abbiamo raggiunto un accordo sulla virtual print fee, i capi internazionali della major hanno dichiarato che a fine 2012 non distribuiranno più film in pellicola, ma solo in digitale. Allo stato attuale le previsioni per il 2011 fatte da noi con il Ministero dei Beni Culturali, relative al completamento della digitalizzazione delle sale, rischiano di saltare. Lo strumento del credito è essenziale anche per le piccole sale: se la transizione al digitale non viene fatta da tutti gli operatori contemporaneamente diventa un vantaggio di pochi e un danno per tutti. Le istituzioni devono lavorare affinché ci siano le condizioni politiche che consentano il cambiamento».

Quindi non solo Fox ma anche le altre major hanno intenzione di abbandonare completamente la pellicola come strumento di distribuzione cinematografica. Come sempre in questi casi i grossi circuiti non avranno problemi a coprire i costi della conversione, mentre le piccole sale rischiano grosso. Vedremo se nei prossimi mesi verrà proposta qualche misura a riguardo.

Fonte: eduesse

The Space e UCI Cinemas monopolizzano il mercato italiano

Dove prima vi erano multisala indipendenti, ora solo due grandi circuiti si dividono la maggior parte degli schermi italiani. Infatti lo scenario italiano dell’esercizio cinematografico è cambiato radicalmente nel giro di un anno.

I due colossi in causa sono il fondo americano Terra Firma, che controlla i multiplex Uci-Odeon, e The Space, di proprietà di 21 Investimenti (Benetton) e Mediaset. L’ultimo colpo è stato messo a segno da Terra Firma, che ha acquisito i multiplex del gruppo italiano Giometti e quelli del francese Ugc. Ma Benetton e Mediaset hanno contrattaccato comprando Cinecity, il più rilevante circuito di cinema nel nord-est e sono in trattative per altre tre multisala.

Terra Firma a questo punto possiede 420 schermi in 39 località e The Space ne ha 347 sale in 34 località. Una fetta corrispondente al 41% del mercato italiano è in mano a questo duopolio del multiplex e il terzo competitor ha poco più dell’1 %.

La capacità di generare un flusso di denaro immediato grazie alle biglietterie e le previsioni di crescita stabile, visto che si parla del 6% entro il 2013, rende le multisala un investimento appetibile per molti fondi di private equity. Uci-Odeon è un gruppo internazionale che controlla più di 2mila schermi in tutta Europa e sta passando proprio in questi giorni a Bc Partner e a Omers Private Equity, il fondo pensione dell’Ontario, per 1,3 miliardi di euro.

Nel nostro paese grazie ai nuovi acquisti i due colossi hanno raddoppiato il fatturato a 200 milioni circa, e sono in programma altri investimenti in tecnologia, marketing, allestimenti, palinsesti e nuove aperture. Uci ad esempio ha appena aperto la prima sala Imax di Italia nel suo multiplex di Pioltello, in provincia di Milano (che vi abbiamo mostrato in questo post), e sta convertendo in digitale tutti i suoi schermi. Entrambe si contendono un bacino di spettatori di 100-120 milioni di persone l’anno. Gli introiti derivano mediamente per il 65% dalle proiezioni (non solo film ma anche concerti, eventi sportivi e altro), per il 25% dal servizio bar ed infine per il 10% dalla pubblicità.

Su un punto si trovano tuttavia in comune: la lotta per far rispettare la finestra di 15 settimane prima del passaggio di una pellicola in dvd o premium tv

Ecco un elenco di alcune dichiarazioni di vari esponenti del settore sull’argomento, che sono state raccolte e pubblicate dal Giornale dello Spettacolo:
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The Space Cinema sigla un accordo con Arts Alliance Media

Il nome potrà convincermi poco, ma l’accordo appena annunciato è molto interessante.

4 Novembre 2009, Londra, Gran Bretagna – The Space Cinema, il primo circuito cinematografico italiano e Arts Alliance Media (AAM) – leader europeo nella fornitura di tecnologia e distribuzione di contenuti per la visione cinematografica digitale – annunciano la firma di un accordo in esclusiva basato sul modello del Virtual Print Fee (VPF) per fornire e integrare i sistemi di proiezione cinematografica digitale in tutte le 24 location in cui The Space Cinema è presente in Italia. Inoltre, AAM fornirà un sistema satellitare – non su base esclusiva – a ognuna delle 24 strutture cinematografiche, in collaborazione con il suo partner Arqiva Satellite & Media. Le prime sale digitali saranno operative prima di Natale, in tempo per le festività, così da avere almeno un impianto installato in ciascun cinema del circuito. Entro il primo trimestre 2010 è prevista una seconda fase di installazione di altri 50 impianti. The Space Cinema installerà per quella data i sistemi 3D in tutte le sue sale digitali, così da poter programmare i titoli più attesi in tre dimensioni come “Avatar” di James Cameron dalla Twentieth Century Fox, in uscita in Italia a gennaio. I sistemi satellitari – inoltre – permetteranno a The Space Cinema di mostrare in diretta “contenuti alternativi” come eventi sportivi e concerti e di ricevere contributi e trailer via satellite, invece che attraverso copie distribuite fisicamente su hard disk nei diversi cinema. In aggiunta ai proiettori e ai server digitali, AAM installerà nei cinema di The Space il proprio Digital Cinema Network Software, con incluso il Theatre Management System (TMS), un sistema che consentirà la gestione centralizzata e un controllo totale sugli impianti e sui contenuti dell’intero circuito.

Il comunicato prosegue qui, oppure qui, oppure qui.

Lo spazio e il cinema

E’ stato presentato a Roma giovedì scorso The Space Cinema, il circuito di multiplex nato dall’acquisizione da parte di Medusa Multicinema di Warner Village Cinemas, all’interno di un progetto che ha come socio di maggioranza la 21 Investimenti di Alessandro Benetton.

“Il circuito ha 24 strutture in Italia pari a 242 sale e un potenziale di 16 mln di biglietti staccati l’anno”, sintetizza così l’ANSA la nascita del più grande circuito cinematografico d’Italia, che vuole però proporre anche un modello nuovo di sfruttamento dello spazio del cinema, non più appannaggio esclusivo dei film, ma con un palinsesto di contenuti addizionali “da eventi sportivi di cartello, come il calcio e il rugby, ai gran premi di moto GP, dalle notti della vela italiana con Luna Rossa ai concerti di musica rock, fino a trasmissione in diretta di opere della musica lirica” ricorda, tra gli altri, Cinema del silenzio.

Nel commentare la notizia Cineuropa parla poi del “valore aggiunto offerto allo spettatore” (“spazi per babysitting, sale dedicate ai trailer e pensate come luoghi ludici dove prendere un aperitivo con gli amici, proiezioni antimeridiane di film per famiglie”) dal nuovo circuito e del “trattamento speciale” che dovrebbe discenderne da parte dei distributori, tema che ha tenuto banco nelle scorse settimane con momenti di rigidità poco comprensibili dal pubblico che hanno lasciato interdetti molti spettatori.

Le intenzioni di innovare e migliorare l’esperienza di contorno alla fruizione del film, fino a dargli una nuova centralità, ci sono tutte, anche se in parte trovo descritte esperienze già a disposizione di chi frequenta i multiplex inseriti nei centri commerciali. Si tratterà di vedere quali e quante di queste innovazioni diventeranno realtà incontrando l’effettivo interesse del pubblico.

Due parole infine sul nuovo brand, curato da Fabrica.

Trovo carine le animazioni del logo (molto più del logo stesso) che accompagneranno lo spettatore in sala differenziandosi in base al genere di film proiettato (video qui sotto), perché hanno per protagonisti spettatori che al cinema si emozionano e trasformano e perché accennano al cinema come ad un’esperienza sociale (ci sono altre persone in sala).

Letto in quest’ottica il trattamento visivo identico a quello della comunicazione Apple per lo spot dell’iPod (a inizio del post il primo spot) tenta probabilmente di strizzare l’occhio a valori che il brand Apple ha saputo così ben comunicare, pur non potendo offrire lo stesso tipo di dinamismo, inserendoli però in un contesto sociale.

Non mi convince, invece, il nome. Tanto funzionava bene Warner Village, metafora di un villaggio con Il Cinema al centro, quanto mi sembra che in The Space Cinema l’accento sia tutto sullo spazio. Io, che ormai non sono più giovane, credo che la centralità debba ancora essere sul cinema e la sua capacità di far vivere emozioni uniche indipendentemente da tutto quello che c’è (o non c’è) intorno.

Insomma di “space” commerciali ce ne sono tanti, il Cinema bisogna continuare a riempirlo con i Film(s) e le emozioni che solo loro sanno dare.