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Cinecittà si gira, produzioni internazionali per 150 milioni di euro

Gli studi di Cinecittà sembrano aver beneficiato dellenuove norme relative al tax credit e hanno aumentato da 110 a 115 milioni di euro il fondo per le agevolazioni fiscali al cinema ma soprattutto hanno innalzato da 5 milioni di euro a film a 10 milioni a impresa il limite massimo del credito d’imposta per la produzione esecutiva e le industrie tecniche che realizzano in Italia, utilizzando mano d’opera italiana, film o parti di film stranieri. Gli investimenti delle produzioni internazionali negli studi romani, secondo una nota del Mibact, si aggirano infatti attorno ai 150 milioni di euro.

Cinecitta

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Francia, il CNC difende il credito d’imposta

In 10 anni, il credito d’imposta francese per le produzioni cinematografiche ha prodotto risultati positivi non solo per l’industria della settima ma anche per lo Stato, che a fronte del mancato gettito ha visto aumentare le entrate provenienti dall’indotto e l’impiego di risorse umane. In un frangente in cui nel Paese d’oltralpe si discute di ridimensionare il sostegno pubblico, il CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée) sdogana le cifre della leva fiscale che, secondo l’ente responsabile dell’erogazione dei contributi statali al comparto, solo nel 2013 ha avuto un costo di 42 milioni di euro ma un ritorno di ben 129 milioni in termini di imposte dirette e un effetto propulsivo per quanto riguarda l’occupazione.

tax credit Francia 2005-2013

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European Audiovisual Observatory, un rapporto sugli incentivi fiscali in Europa

Gli incentivi fiscali per il cinema e la tv sono al centro di un rapporto commissionato dall’European Audiovisual Observatory alla sociertà di consulenza Olsberg•SPI. L’obiettivo è quello di misurare l’impatto che questo tipo di facilitazioni hanno sulla produzione audiovisiva europea. I risultati del report saranno presentati in una conferenza pubblica il 20 ottobre A Bruxelles.

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Digitalizzazione delle sale, presto la convenzione tra BNL – Paribas e AGIS

Buone notizie per gli esercenti sul fronte della digitalizzazione delle sale. Presto si concretizzerà la convenzione tra BNL – Paribas e AGIS sulla cessione del tax credit per la digitalizzazione delle sale cinematografiche. La convenzione, che vede la collaborazione della Direzione Cinema del MiBACT, è destinata agli esercenti aderenti alle associazioni di settore dell’AGIS: ANEC e ACEC. Lo hanno annunciato ieri a Venezia, presso la Casa dello Spettacolo, Lionello Cerri (nella foto), presidente ANEC e vicepresidente AGIS, Alberto Baldini, responsabile Settore Cinema BNL – Gruppo BNP Paribas, e Mariella Troccoli, dirigente Direzione Generale Cinema del MiBACT.

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Tax credit: le azioni di protesta del settore cinema contro i tagli

Una grande manifestazione in occasione della consegna dei Nastri d’Argento, il prossimo 6 luglio a Taormina, più il boicottaggio del Festival di Venezia, nel caso il Governo non risponda alle richieste avanzate dal settore. Questa la strategia di mobilitazione annunciata oggi dall’intera industria italiana della settima arte, in occasione di Ciné – Giornate estive di cinema, in corso in questi giorni a Riccione. Il motivo della protesta: il taglio di oltre il 50% previsto dal “Decreto del Fare” per gli incentivi fiscali al comparto. Una riduzione che secondo gli addetti ai lavori rischia di imporre una brusca frenata all’intera filiera, con una riduzione significativa nel numero di film realizzati e la perdita di 2.500 posti di lavoro.

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Il mercato e l’industria del cinema in Italia: il rapporto 2011 della Fondazione Ente dello Spettacolo.

Una produzione ai massimi storici dagli anni ’60, nonostante una performance al botteghino leggermente al di sotto delle attese. Questo uno dei nodi centrali affrontati nella IV edizione del rapporto Il Mercato e l’industria del cinema in Italia, edito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e realizzato in collaborazione con Cinecittà Luce e Anica. I dati sono coerenti con quelli già rilasciati da Cinetel e dalla stessa Associazione delle industrie cinematografiche riguardo all’anno 2011, e parlano di 155 film prodotti, di cui 132 a capitale interamente italiano e 84 con fondi esclusivamente privati. Questo, secondo il presidente della Fondazione EdS, Dario Edoardo Viganò, è il vero risultato conseguito dal settore, che ha visto un impiego record di risorse non statali mobilitate a fronte della crisi (333 milioni di euro, pari all’88,8% dei capitali investiti a livello totale) e del continuo assottigliarsi del FUS. Il Fondo Unico per lo Spettacolo del ministero per i Beni e le Attività Culturali, vale infatti ormai per appena il 7,1% delle risorse totali, anche se compensato dagli incentivi fiscali alla produzione, dell’ammontare di circa 75 milioni euro. Importante anche il “trend anticiclico di stabilità occupazionale” dimostrato dal settore cinema, che conta per oltre il 50% dei nuovi posti di lavoro creati a partire dal 2007 dall’intero mercato dello spettacolo. Rilevanti inoltre le perdite di fatturato delle holding straniere (601,8 milioni di euro registrati nel 2010, in calo di 18,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente) e la leadership mantenuta dal gruppo Rai e Mediaset sull’intera filiera del cinema. Particolarmente in difficoltà il mercato dell’home video, in perdita per il quinto anno consecutivo e per la prima volta sotto la cifra complessiva del mezzo miliardo di euro.

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Cannes: Ornaghi pensa al tax credit. Tozzi lancia l’allarme su crisi Mediaset.

Nessun taglio alla cultura nell’agenda del Governo. È quanto annunciato dal titolare del Mibac, Lorenzo Ornaghi, intervenuto ieri al 65° Festival di Cannes in occasione del lancio del progetto Italia in luce, volto alla promozione del prodotto audiovisivo italiano all’estero. Secondo il ministro, è di fondamentale importanza dare stabilità alle misure di natura fiscale: nonostante la crisi, e pur mantenendo un certo distacco rispetto alla “politica degli annunci”, Ornaghi ha fatto capire agli operatori del settore che il Mibac considera come priorità il rinnovo del tax credit per un altro triennio. Un rinnovo che, tra l’altro, dovrebbe avvenire almeno un anno prima dallo scadere degli incentivi, fissato per fine 2013, in modo da dare certezze all’industria, anche se in un’ottica di “realismo” riguardo alle risorse disponibili.

Ma è proprio la stabilità che rischia di venir meno in questo momento nel cinema italiano: non solo il primo quadrimestre si è chiuso con un calo del 12,14% nelle presenze (contenuto anche grazie al “doping” degli Avengers), ma dalla kermesse francese arriva anche l’allarme del presidente dell’ANICA, Riccardo Tozzi, in merito al decremento nel numero di produzioni che rischia di essere innescato dai minori investimenti dei broadcaster, e soprattutto di Mediaset.

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Il mercato del cinema in Italia – Intervista a Nicola Borrelli.

Con l’approvazione degli incentivi fiscali fino al 2013 a favore della produzione cinematografica, il ruolo del sostegno pubblico alla settima arte ha smesso di occupare il centro del dibattito tra gli operatori del settore. Come hanno mostrato i dati Anica sul mercato del cinema nel 2011, il tax credit, compreso quello cosiddetto esterno, ha portato circa 68 milioni di euro, pari al 21% dei capitali investiti nella produzione di film nel 2011. Il FUS, il tanto discusso Fondo Unico per lo Spettacolo, ha invece erogato un po’ meno di 18 milioni ai film classificati di interesse culturale nazionale e 11 milioni alle opere prime e seconde, riducendo ulteriormente la propria incidenza sulle risorse provenienti dallo Stato, che in tutto si aggirano intorno ai 96 milioni di euro, ovvero il 29% del totale. Come ci ha spiegato Nicola Borrelli, Direttore Generale per il Cinema del Mibac, il quadro non sembra destinato a modificarsi in maniera sostanziale nel 2012, ma ci sono ancora diversi nodi da affrontare come l’avanzamento della digitalizzazione del parco sale e il rapporto a quanto pare sempre più complesso con il mercato estero ed europeo.

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Anica: il mercato del cinema in Italia nel 2011.

Come già noto, il 2011 ha visto l’ottima performance del prodotto cinematografico italiano, nonostante gli incassi e le presenze abbiano fatto registrare nel complesso cali rispettivamente intorno al 10 e all’8%. Per una fotografia più precisa della situazione, ieri sono stati presentati i dati elaborati dall’Anica, l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali, sul mercato italiano del cinema del 2011 e sui primi mesi del 2012, che come già si evinceva dalle classifiche Cinetel, si sono aperti registrando una flessione tale da non creare allarme ma nemmeno da lasciare spazio a troppi ottimismi.

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Digitale: esercizio e distribuzione si accordano per rendere più accessibile il sistema Vpf.

L’avvertimento era già stato rilanciato da MEDIA Salles all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma: in Europa si avvicina sempre di più il tipping point, cioè il momento in cui più del 50% delle sale europee saranno digitalizzate, ma nella corsa alla nuova tecnologia, rischiano di rimanere indietro le strutture più piccole. Sarebbero infatti circa 7mila i cinema monosala in Europa, pari al 20% degli schermi totali ma solo al 7% di quelli già riconvertiti a fine 2011. La situazione si presenta ancora più critica in Italia, dove solo l’anno scorso si è superata la soglia dei 1000 schermi digitali, con una crescita rispetto al 2010 pari al 18,4%, decisamente inferiore al picco registrato in Germania (+61,4%), ma anche alle percentuali di Francia, Gran Bretagna, Spagna e Russia, tutte vicine o oltre il 30% già nel primo semestre 2011.

Ed è proprio a tale sfida che rispondono le linee guida 2012 per la digitalizzazione delle sale cinematografiche italiane, approvate ieri dalle associazioni dell’esercizio (Anec, Anem, Fice, Acec) e dalla sezione distributori dell’Anica. Punto centrale dell’intesa sono le nuove condizioni per la Vpf, acronimo di virtual print fee, vale a dire il meccanismo tramite cui la distribuzione dà il proprio contributo affinché gli esercenti possano recuperare l’oneroso investimento necessario per la conversione al digitale. Conversione che ovviamente va a vantaggio di entrambe le categorie poiché non permette solo flessibilità di programmazione ma anche, e soprattutto, l’abbattimento dei costi per la diffusione dei film, che ovviamente con la nuova tecnologia non passa più per la stampa e il trasporto di copie in pellicola.

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