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Tax credit: le azioni di protesta del settore cinema contro i tagli

Una grande manifestazione in occasione della consegna dei Nastri d’Argento, il prossimo 6 luglio a Taormina, più il boicottaggio del Festival di Venezia, nel caso il Governo non risponda alle richieste avanzate dal settore. Questa la strategia di mobilitazione annunciata oggi dall’intera industria italiana della settima arte, in occasione di Ciné – Giornate estive di cinema, in corso in questi giorni a Riccione. Il motivo della protesta: il taglio di oltre il 50% previsto dal “Decreto del Fare” per gli incentivi fiscali al comparto. Una riduzione che secondo gli addetti ai lavori rischia di imporre una brusca frenata all’intera filiera, con una riduzione significativa nel numero di film realizzati e la perdita di 2.500 posti di lavoro.

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Il mercato e l’industria del cinema in Italia: il rapporto 2011 della Fondazione Ente dello Spettacolo.

Una produzione ai massimi storici dagli anni ’60, nonostante una performance al botteghino leggermente al di sotto delle attese. Questo uno dei nodi centrali affrontati nella IV edizione del rapporto Il Mercato e l’industria del cinema in Italia, edito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e realizzato in collaborazione con Cinecittà Luce e Anica. I dati sono coerenti con quelli già rilasciati da Cinetel e dalla stessa Associazione delle industrie cinematografiche riguardo all’anno 2011, e parlano di 155 film prodotti, di cui 132 a capitale interamente italiano e 84 con fondi esclusivamente privati. Questo, secondo il presidente della Fondazione EdS, Dario Edoardo Viganò, è il vero risultato conseguito dal settore, che ha visto un impiego record di risorse non statali mobilitate a fronte della crisi (333 milioni di euro, pari all’88,8% dei capitali investiti a livello totale) e del continuo assottigliarsi del FUS. Il Fondo Unico per lo Spettacolo del ministero per i Beni e le Attività Culturali, vale infatti ormai per appena il 7,1% delle risorse totali, anche se compensato dagli incentivi fiscali alla produzione, dell’ammontare di circa 75 milioni euro. Importante anche il “trend anticiclico di stabilità occupazionale” dimostrato dal settore cinema, che conta per oltre il 50% dei nuovi posti di lavoro creati a partire dal 2007 dall’intero mercato dello spettacolo. Rilevanti inoltre le perdite di fatturato delle holding straniere (601,8 milioni di euro registrati nel 2010, in calo di 18,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente) e la leadership mantenuta dal gruppo Rai e Mediaset sull’intera filiera del cinema. Particolarmente in difficoltà il mercato dell’home video, in perdita per il quinto anno consecutivo e per la prima volta sotto la cifra complessiva del mezzo miliardo di euro.

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Cannes: Ornaghi pensa al tax credit. Tozzi lancia l’allarme su crisi Mediaset.

Nessun taglio alla cultura nell’agenda del Governo. È quanto annunciato dal titolare del Mibac, Lorenzo Ornaghi, intervenuto ieri al 65° Festival di Cannes in occasione del lancio del progetto Italia in luce, volto alla promozione del prodotto audiovisivo italiano all’estero. Secondo il ministro, è di fondamentale importanza dare stabilità alle misure di natura fiscale: nonostante la crisi, e pur mantenendo un certo distacco rispetto alla “politica degli annunci”, Ornaghi ha fatto capire agli operatori del settore che il Mibac considera come priorità il rinnovo del tax credit per un altro triennio. Un rinnovo che, tra l’altro, dovrebbe avvenire almeno un anno prima dallo scadere degli incentivi, fissato per fine 2013, in modo da dare certezze all’industria, anche se in un’ottica di “realismo” riguardo alle risorse disponibili.

Ma è proprio la stabilità che rischia di venir meno in questo momento nel cinema italiano: non solo il primo quadrimestre si è chiuso con un calo del 12,14% nelle presenze (contenuto anche grazie al “doping” degli Avengers), ma dalla kermesse francese arriva anche l’allarme del presidente dell’ANICA, Riccardo Tozzi, in merito al decremento nel numero di produzioni che rischia di essere innescato dai minori investimenti dei broadcaster, e soprattutto di Mediaset.

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Il mercato del cinema in Italia – Intervista a Nicola Borrelli.

Con l’approvazione degli incentivi fiscali fino al 2013 a favore della produzione cinematografica, il ruolo del sostegno pubblico alla settima arte ha smesso di occupare il centro del dibattito tra gli operatori del settore. Come hanno mostrato i dati Anica sul mercato del cinema nel 2011, il tax credit, compreso quello cosiddetto esterno, ha portato circa 68 milioni di euro, pari al 21% dei capitali investiti nella produzione di film nel 2011. Il FUS, il tanto discusso Fondo Unico per lo Spettacolo, ha invece erogato un po’ meno di 18 milioni ai film classificati di interesse culturale nazionale e 11 milioni alle opere prime e seconde, riducendo ulteriormente la propria incidenza sulle risorse provenienti dallo Stato, che in tutto si aggirano intorno ai 96 milioni di euro, ovvero il 29% del totale. Come ci ha spiegato Nicola Borrelli, Direttore Generale per il Cinema del Mibac, il quadro non sembra destinato a modificarsi in maniera sostanziale nel 2012, ma ci sono ancora diversi nodi da affrontare come l’avanzamento della digitalizzazione del parco sale e il rapporto a quanto pare sempre più complesso con il mercato estero ed europeo.

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Anica: il mercato del cinema in Italia nel 2011.

Come già noto, il 2011 ha visto l’ottima performance del prodotto cinematografico italiano, nonostante gli incassi e le presenze abbiano fatto registrare nel complesso cali rispettivamente intorno al 10 e all’8%. Per una fotografia più precisa della situazione, ieri sono stati presentati i dati elaborati dall’Anica, l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali, sul mercato italiano del cinema del 2011 e sui primi mesi del 2012, che come già si evinceva dalle classifiche Cinetel, si sono aperti registrando una flessione tale da non creare allarme ma nemmeno da lasciare spazio a troppi ottimismi.

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Digitale: esercizio e distribuzione si accordano per rendere più accessibile il sistema Vpf.

L’avvertimento era già stato rilanciato da MEDIA Salles all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma: in Europa si avvicina sempre di più il tipping point, cioè il momento in cui più del 50% delle sale europee saranno digitalizzate, ma nella corsa alla nuova tecnologia, rischiano di rimanere indietro le strutture più piccole. Sarebbero infatti circa 7mila i cinema monosala in Europa, pari al 20% degli schermi totali ma solo al 7% di quelli già riconvertiti a fine 2011. La situazione si presenta ancora più critica in Italia, dove solo l’anno scorso si è superata la soglia dei 1000 schermi digitali, con una crescita rispetto al 2010 pari al 18,4%, decisamente inferiore al picco registrato in Germania (+61,4%), ma anche alle percentuali di Francia, Gran Bretagna, Spagna e Russia, tutte vicine o oltre il 30% già nel primo semestre 2011.

Ed è proprio a tale sfida che rispondono le linee guida 2012 per la digitalizzazione delle sale cinematografiche italiane, approvate ieri dalle associazioni dell’esercizio (Anec, Anem, Fice, Acec) e dalla sezione distributori dell’Anica. Punto centrale dell’intesa sono le nuove condizioni per la Vpf, acronimo di virtual print fee, vale a dire il meccanismo tramite cui la distribuzione dà il proprio contributo affinché gli esercenti possano recuperare l’oneroso investimento necessario per la conversione al digitale. Conversione che ovviamente va a vantaggio di entrambe le categorie poiché non permette solo flessibilità di programmazione ma anche, e soprattutto, l’abbattimento dei costi per la diffusione dei film, che ovviamente con la nuova tecnologia non passa più per la stampa e il trasporto di copie in pellicola.

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MEDIA Salles: la digitalizzazione rallenta in Italia, mentre in Europa si avvicina il “tipping point”

Si è tornato a parlare di esercizio ieri all’incontro organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo nell’ambito del VI Festival Internazionale del Film di Roma e intitolato D-Cinema: viaggio nel digitale.  Come ha spiegato il presidente della FEdS, Dario Edoardo Viganò, la nuova tecnologia rinnova infatti “le modalità, i luoghi e i tempi” della fruizione del prodotto cinema, con conseguenze che investono in primo luogo le sale, per poi influenzare, a cascata, l’intera filiera della settima arte.

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Sostegno al cinema: a rischio nel Decreto Sviluppo “l’inutilizzato” tax shelter. In Francia tagli al CNC.

Appena alla fine della scorsa settimana l’Agis ha diffuso le proposte inviate a Governo e Parlamento per riformare il sostegno al settore dello spettacolo. Tra queste, e in particolare tra i punti rivolti all’esecutivo in modo da essere introdotti all’interno del Decreto Sviluppo, compariva in prima fila la conservazione del credito d’imposta e della detassazione degli utili per quanto riguarda il settore cinema. Eppure gli incentivi fiscali all’industria cinematografica sembravano dati per assodati dopo la lunga battaglia per il loro rinnovo triennale, vinta appena all’inizio di quest’anno. Ora non sembra più così, tanto che il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giancarlo Galan ha parlato al Sole 24 Ore di una possibile “razionalizzazione” di tax credit e tax shelter.

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L’Agis scrive a Governo e Parlamento: propone una ricetta per lo spettacolo da inserire nel Decreto Sviluppo

Adozione urgente di provvedimenti che non comportano maggiori oneri per lo Stato e  la conservazione di tax credit e tax shelter per il cinema: questi alcuni dei punti focali della serie di proposte inviate dalla presidenza dell’Agis (Associazione Generale Italiana Spettacolo) alle istituzioni italiane, in particolare al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, al ministro per i Beni e le Attività Culturali Giancarlo Galan e alle commissioni parlamentari in cui pendono disegni legislativi che potrebbero apportare benefici concreti e immediati all’industria culturale.

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La sfida del cinema italiano all’estero tra lievi incrementi, coproduzioni e VOD

Il confronto tra le performance del cinema italiano all’esterno nel triennio 2006-2008 e nel biennio 2009-2010 mostra un andamento tendenzialmente stabile, che indica un consolidamento ma non la grande crescita attesa dagli operatori del settore. Se nel primo periodo in considerazione i fatturati hanno raggiunto quota 26 milioni di euro, le stime indicano che negli ultimi due anni, i ricavi complessivi maturati al di fuori dei confini nazionali possano essere stimati tra i 25 e i 30 milioni: un incremento rassicurante ma che non comporta un vero e proprio balzo in avanti. Questo è il risultato della ricerca condotta dall’Anica e presentata ieri al Festival di Venezia durante l’incontro “Cinema: la sfida dei mercati esteri”. Presenti i rappresentanti dei due maggiori player del mercato, Paolo Del Brocco di RAI Cinema e Giampaolo Letta di Medusa, che hanno sottolineato entrambi l’importanza di cominciare a pensare a soggetti e storie adatte per l’esportazione.

“In 10 anni di esistenza abbiamo portato all’estero 150 film con un ricavo medio di 120 mila euro a titolo, che dal punto di vista economico non è una cifra accettabile”, ha spiegato l’AD della società di servizio pubblico, preoccupata in primo luogo di una più generale promozione dell’immagine del Paese. Tanto che, paradossalmente, sostiene Del Brocco, “ci vorrebbero più film come Il Diavolo veste Prada, anche se un ottimo lavoro in questo senso è stato portato avanti col nostro film The Tourist, che ha fatto apprezzare al mondo lo scenario di Venezia. Oltre che a film adatti a promuovere l’Italia all’estero, il top manager di RAI Cinema propone anche una collaborazione con le Camere di Commercio italiane all’estero, presidi ideali per diffondere la conoscenza della nostra cultura e del nostro territorio.

Più o meno dello stesso avviso Giampaolo Letta, che ha ricordato l’esperienza positiva di Medusa con grandi titoli nati già con un respiro internazionale come Baarìa, coproduzione italo-franco-tunisina distribuita in 56 Paesi. Pensare a progetti italiani di respiro internazionale è dunque il primo obiettivo di Medusa, che ha già in programma altri due titoli con un certo appeal per l’estero come il film di Sergio Castellitto Venuto al mondo e quello di Bernardo Bertolucci tratto da un romanzo di Ammaniti, Io e te. Importante, secondo Letta, è anche farsi coinvolgere in progetti che nascono già internazionali come Bop Decameron di Woody Allen, che ha appena terminato le riprese a Roma, Somewhere di Sophia Coppola e il caso di studio This must be the place di Paolo Sorrentino: “Un film italiano nel soggetto, nella sceneggiatura, nella regia e in molti comparti tecnici, ma internazionale nel cast, nelle location e soprattutto nell’impianto”, il che gli ha consentito di accedere a una grande varietà di capitali, come quelli di Intesa San Paolo, nonché ad agevolazioni fiscali quali il tax credit esterno previsto dalla normativa italiana.

Oltre ai progetti individuali, la parola d’ordine secondo l’AD di Medusa è però anche “fare sistema”, come sostiene in primo luogo anche il Presidente di Cinecittà Luce Roberto Cicutto, che sostiene la necessità di elaborare una strategia comune con il Mise, Ministero del Turismo e Confindustria in modo da assimilare il prodotto film a quello manifatturiero e farli concorrere insieme alla promozione del Made in Italy. Un obiettivo che, per Cicutto, deve essere accompagnato anche dall’apertura a nuove forme di distribuzione, segnatamente on line e tramite VOD, per portare all’estero quei titoli low budget o di natura non troppo commerciale per cui sostenere un diverso sforzo di promozione risulterebbe del tutto antieconomico.

A conferma dell’esistenza di un mercato estero per i film italiani resi disponibili in rete, l’esperienza di Rarovideo USA, testimoniata anche da Gianluca Curti, dal patron del gruppo italiano Mierva-Rarovideo: “Aprendoci a varie forme di VOD abbiamo consentito a film italiani realizzati con pochissime risorse di ripagare i propri costi di produzione, attirando tra l’altro un grande interesse anche da parte di testate come il NY Times. Abbiamo scoperto che all’estero c’è una fame di Made in Italy tremenda. Dobbiamo solo andare lì e soddisfarla”.

Fonte: Cineguru