Archivio per il tag ‘Streaming’

ott
27
2011
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Crollo Netflix: questione di prezzi o di diritti?

Com’era prevedibile, non è bastata la notizia dei progetti di espansione verso Gran Bretagna e Irlanda a salvare Netflix dalla scure degli analisti. A inizio settimana, la compagnia californiana che si occupa di video on demand via streaming e di noleggio DVD e Blu-ray per corrispondenza, ha presentato ai mercati una trimestrale in cui emergono tutti gli errori di gestione dell’ultimo periodo. I cali sono stati ingenti, sia in termini di valore finanziario che di utenza: sono 800 mila gli iscritti persi tra luglio e settembre nei soli Stati Uniti (il servizio è operativo anche in Canada e America Latina), più di 210 mila rispetto alle aspettative del board.

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ott
17
2011
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Hulu: la competizione con Netflix e il futuro dopo lo stop alla vendita

Nonostante il ritiro dal mercato, sembra ancora incerto il futuro di Hulu, il sito web che offre in streaming programmi TV e altri contenuti video, attualmente posseduto da diversi colossi del settore media quali News Corp, o gruppo Murdoch, Disney e Fox, oltre al fondo Providence Equity Partners e Comcast (che però non partecipa alle decisioni operative della joint venture). Giovedì è arrivata la notizia ufficiale dello stop alla vendita della compagnia, fermata dai proprietari perché, come hanno fatto sapere in una nota congiunta, Hulu “costituisce per tutti un irrinunciabile valore strategico“. Una mossa che molti hanno ricondotto alla difficoltà di stabilire un adeguato prezzo di vendita e al fatto che l’offerta maggiore, si stima intorno ai 2 miliardi di dollari, fosse arrivata proprio da Google: un concorrente temibile per tutte le società cui fa capo il portale video. Lo scenario, tuttavia, non appare ancora  così cristallino e le valutazioni degli analisti continuano a fornire ricostruzioni molto diverse tra loro.

The Wrap ad esempio, ha escluso che il punto di svolta sia stata l’entità delle offerte ricevute dai vari contendenti (oltre al gigante del web, Amazon, DirecTV e DISH Network, più Yahoo! che però si è ritirata a seguito di scosse interne), ma sottolinea la centralità dei rapporti di forza interni alla compagine dei proprietari. Fondamentale sarebbe stato il cambiamento di rotta di Disney e di News Corp: come riferito a The Wrap da fonti vicine alle trattative, la prima avrebbe fatto marcia indietro di fronte alla richiesta aggiuntiva di Google di prolungare i contratti di fornitura dei contenuti video. Per quanto riguarda l’impero News Corp, la decisione di conservare un piede nel business vincente della distribuzione on line sarebbe invece da ricondurre alla vittoria delle posizioni del chief digital officer Jonathan Miller rispetto a quelle dello stesso Murdoch, indebolite non tanto dagli scandali quanto dal declino di iniziative come MySpace e The Daily.

Sarebbe maturata così tra gli azionisti la decisione di fare dietrofront rispetto a una vendita fortemente spinta dal CEO di Hulu, Jason Kilar, per aumentare le disponibilità finanziare dell’azienda e permetterle di intraprendere una strategia competitiva sul fronte dei contenuti sfidando altri grandi portali quali Netflix e la stessa Amazon. Un’esigenza che secondo Bloomberg non passerà facilmente in secondo piano: stando a un lancio di venerdì, il sito di finanza dà infatti come probabile l’apertura di un’altra IPO (Offerta Pubblica Iniziale) per l’acquisto del portale video, considerata l’unica soluzione in grado di non provocare una seria rottura tra gli azionisti e tutto il senior management di Hulu.

 

Fonti: The Wrap, Bloomberg

mag
20
2011
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Copyright: continua la battaglia delle major contro Zediva, mentre in UK non passa il “fair use” sostenuto da Google

In un momento in cui l’offerta legale di film in streaming prende sempre più piede attraverso l’ascesa di Netflix ed altri sistemi di noleggio on line come YouTube Movies, continua ad essere controversa e sfumata la linea tra pirateria e VOD nella causa che vede contrapposti gli Studios americani al sito internet Zediva.

Lo scorso mese, le major Warner Bros, Disney, 20th Century Fox, Paramount e Universal hanno portato in tribunale la società californiana, reclamando il risarcimento danni e la chiusura del sito che chiede ai suoi utenti un contributo di 1.99 dollari per affittare film in primissima visione, cioè non ancora disponibili sulle principali piattaforme di vendita e noleggio sul web.

Un comportamento che assicura a Zediva un notevole vantaggio competitivo su Amazon, iTunes e la stessa Netflix, che ha già affrontato con molti degli Studios in causa la questione della “window” tra uscita in homevideo e uscita sul proprio catalogo, specialmente on line, stabilita per lo più a 28 giorni dalla release nei videostore.

Ora però Zediva - secondo quanto riferito da Wired - starebbe passando al contrattacco, negando l’accusa mossa dalla Motion Picture Association of America di aver infranto le regole sul copyright e richiedendo l’approvazione da parte del giudice della sua nuova tipologia di servizio.

La difesa sostiene infatti che l’offerta di Zediva consiste semplicemente nel rendere disponibili su richiesta i DVD acquistati all’ingrosso, vale a dire né più né meno di quello che fanno normalmente i videonoleggi, solo in versione digitale.

Un’ipotesi che se approvata dal punto di vista giudiziario, metterebbe con tutta probabilità a serio rischio il delicato equilibrio raggiunto tra l’industria cinematografica e il nascente business del video on demand via streaming. E che infatti viene scongiurata dalle major secondo cui il servizio messo in atto dal sito internet incriminato non può essere assimilabile all’home video in quanto costituirebbe proiezione pubblica dei film, seppure via web, e richiederebbe perciò una specifica licenza.

Intanto, sempre sul fronte del copyright, si registra in Gran Bretagna lo stop imposto dalla commissione indipendente appuntata dal Primo Ministro David Cameron, e presieduta da Ian Hargreaves, sul cosiddetto “fair use” della proprietà intellettuale su Internet, vale a dire un regime meno stringente di norme già previsto dal sistema giuridico americano e fortemente appoggiato da Google.

La notizia è apparsa su Hollywood Reporter, che sottolinea come la commissione, pur apportando una serie di proposte per la modifica delle attuali leggi inglesi sul copyright (tra cui la semplificazione, o “one-stop shop”, per l’ottenimento dei diritti sui contenuti digitali, e la rimozione delle restrizioni per le opere di natura parodistica), abbia dato parere negativo riguardo all’ipotesi di togliere ogni paletto all’utilizzo su Internet del materiale coperto da diritto d’autore, incassando ovviamente l’appoggio dell’associazione Directors U.K. e dell’intera industria culturale.

La palla passa ora al Governo britannico, ma il tema è di sicuro destinato a rimanere caldo, e non solo a Westminster.

mag
11
2011
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Migliaia di nuovi film per YouTube Movies e app Android 3.1 per Google TV

Le major americane cominciano a guardare a Facebook e ai social network per innovare le proprie pratiche di distribuzione? Non c’è problema, YouTube resta all’avanguardia ampliando il suo catalogo rental con 3mila titoli provenienti dai principali Studios come NBC Universal, Sony Pictures e Warner Brothers, ma anche da case di produzione indipendenti.

Su youtube.com/movies sono già stati inseriti i primi nuovi film disponibili per il noleggio negli USA, che aggiungendosi a quelli già presenti sul portale, raggiungono una massa critica di circa 6mila lungometraggi, oltre naturalmente a tutti i contenuti già visionabili da tutti in via gratuita. Il servizio è offerto agli utenti registrati a un prezzo definito standard, almeno per il mercato americano, che varia da quasi quattro dollari per le nuove uscite a $2.99 per gli altri titoli della library. Tradotto in valuta europea, si parla di 2-2,7 euro per contenuti che saranno principalmente in risoluzione standard.

Se il costo sembra competitivo, ci sono però alcune condizioni per usufruire della nuova videoteca, come la scadenza di circa 30 giorni per cominciare il film affittato e il termine di 24 ore per completarne la visione in streaming. Non c’è bisogno di ulteriori iscrizioni rispetto all’account YouTube e il pagamento può avvenire via carta di credito. Sarà possibile perfino condividere e pubblicare il video in noleggio sul proprio blog, su Facebook e su Twitter, ma ovviamente agli amici apparirà solo il trailer con il link per scegliere eventualmente a loro volta un film in prestito.

Tra i titoli disponibili rientrano già capolavori della storia del cinema come Scarface e Taxi Driver, ma anche new release di successo come Inception, Il discorso del re, Vi presento i nostri, The Green Hornet e Cattivissimo me. A corredare il tutto i Movie Extras, volti a garantire “a complete movie experience” come la definiscono da YouTube, cioè la possibilità di visionare gratuitamente back-stage, interviste al cast e altri materiali inerenti al film scelto, più le recensioni e le info del sito Rotten Tomatoes. Un modo anche per non pescare alla cieca in un calderone che si preannuncia sempre più appetitoso.

Ultima nota, i film saranno disponibili via browser anche su Google TV, che intanto ha annunciatoun altro importante aggiornamento nel campo dei tablet. È atteso infatti per la fine dell’estate il lancio delle applicazioni Android 3.1 sulle piattaforme di Google TV, con un sostanziale aumento delle funzionalità progredite di multitasking.

mag
11
2011
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Blowin’ in the Web: la Rete e il mercato del cinema

Internet è un’opportunità o una minaccia?” A cercare di fare il punto sulla questione amletica dei media contemporanei è il prof. Giandomenico Celata dell’Università La Sapienza di Roma, che partendo dall’esempio offerto dal settore della musica ha riunito i principali modelli econometrici relativi al rapporto tra la Rete e l’industria audiovisiva nell’eBook Blowin’ in the Web, presentato ieri sera nella sede capitolina dell’Agis-Anec tra ospiti di spicco come l’AD e DG di Universal NBC Richard Borg, il vice presidente e AD di Medusa Giampaolo Letta, il DG Cinema Nicola Borrelli e Paolo Protti, “padrone di casa” del dibatto in quanto presidente dell’Associazione Generale Italiana Spettacolo e dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema.

Oggi Internet spaventa“, è questo secondo Celata il nodo centrale del problema, ma “la stessa cosa successe con la tv, poi con le cassette e i dvd che fecero concorrenza alla stampa e alla musica perché il tempo fisico a disposizione dell’utente è limitato. Così accade oggi con l’esplosione dei canali satellitari e digitali“. Gli effetti sono stati attenuati negli ultimi anni da una “bolla”, dalla continua spinta a “cambiare piattaforma e ricostruire le library familiari“, ma il web porta con sé stravolgimenti che vanno oltre la dotazione tecnologica.

Il digitale tende a ridare sovranità al consumatore – spiega l’autore - ma questa è anche una chance. I contenuti oggi sono accessibili in qualunque luogo e in qualunque momento, inoltre con i social network, lo streaming e il downloading è possibile superare i limiti dell’experience good, cioè del prodotto che deve essere obbligatoriamente consumato prima di valutarne il rapporto qualità-prezzo“. Le imprese, tanto della musica quanto dell’audiovisivo, hanno però reagito “chiudendosi a riccio e individuando nel file-sharing il nemico da abbattere anziché un altro mercato“. Il problema consiste allora nel definire le caratteristiche di questa nuova realtà: per farlo Celata si è rivolto ai modelli elaborati negli USA, da cui nel complesso emergono trend rilevanti come “il declino del downloading rispetto ad altre forme come lo streaming, a dimostrazione che gli utenti del web non manifestano alcuna mania per la collezione” e, dato ancora più importante, che “solo per il 25% di chi scarica la pirateria ha un effetto di sostituzione, mentre per il restante 75% l’effetto è quello della promozione”.

Internet rappresenterebbe quindi “un grande mercato“, destinato a crescere proporzionalmente alla disponibilità di banda larga e potenzialmente in grado di sostenere l’audiovisivo: “È chiaro come il web costituisca una minaccia vera e temibile per il mercato dell’home video, ma l’esperienza americana ci riporta i casi esemplari di Blockbuster e Netflix. Il primo si gingillava con la pirateria, ed è fallito. Netflix invece ha investito in piattaforma ed ha resistito. Ma ci sono anche alti indicatori come l’acquisto di Nbc Universal da parte di Comcast o la rivalità tra Walmart e Itunes“. Il problema, secondo Celata, non sussiste invece per produttori ed esercenti: “Si va al cinema per partecipare a un evento, è un luogo di socializzazione. Quanto più le sale riusciranno a valorizzare questa funzione, tanto più la manterranno totalmente, sempre se aiutatati dai titoli proposti“. Altro elemento che potrebbe avvantaggiarsi non poco della Rete sono infine le library, che il web “valorizza come mai accaduto prima e come nessuna tv potrà mai fare”.

Non la pensa proprio così Paolo Protti, che ci tiene a rimarcare la distinzione tra Internet e pirateria: “Possiamo discutere del cambiamento, magari dando maggiore accesso e più facile al web o andando a modificare le windows, viste come un momento oscurantista per alcuni versi e per altri come baluardo della sala. Questo però vuol dire ragionare in termini di legalità“. Richard Borg, la cui major si trova in prima linea rispetto agli stravolgimenti descritti, parla invece della piccola rivoluzione già in atto negli Usa, dove “dal primo aprile gran parte delle case di produzione e distribuzione hanno avviato un tentativo commerciale di proporre video on demand in maniera anticipata rispetto alle canoniche 16 settimane dall’uscita dei film in sala“. Significativo, secondo il leader di NBC Universal, risulta però che per avviare questo nuovo corso non sia stata scelta la Rete: “Il web non è controllabile, quindi si è deciso di usare i canali satellitari o il digitale terrestre. D’altra parte parliamo di profit company, se il prodotto non vende sono destinate a fallire“.

Simile la posizione di Giampaolo Letta, secondo cui “non si arriverà così velocemente alla sostituzione dei mezzi tradizionali, che convivranno ancora per lungo tempo con i nuovi. Sta a noi stabilire come, in modo che non succeda al cinema ciò che è avvenuto all’industria discografica, oggi completamente dissestata“. Anche l’AD di Medusa condanna in primo luogo la pirateria: “La fruizione illegale sul web costa al settore cinema più di 500 milioni di euro all’anno, più di un terzo dell’intero mercato sala e home video. Bisogna dire no all’anarchia della Rete, che richiede assolutamente un controllo“.

C’è però anche chi ritiene la normativa italiana in merito già piuttosto articolata e soddisfacente: “la stima presentata da Letta va studiata nei minimi particolari“, segnala in un intervento non programmato Nicola Borrelli, Direttore generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. “Il digitale è una rivoluzione che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi, e non credo che sia un fenomeno facilmente governabile. Nel nostro Paese ci sono leggi a sufficienza, il problema è trovare il modo di applicarle“. Secondo Borrelli, inoltre, i cambiamenti apportati da Internet sono “quasi completamente neutri rispetto alla sala cinematografica, se questa sarà capace di riposizionarsi diventando contenitore di altre attività dello spettacolo e contribuendo a rimettere in circolazione film di culto che intere generazioni non hanno ancora visto al cinema“. Per tutte queste ragioni, conclude Borrelli, “Internet costituisce un’opportunità. Non credo che la pirateria sia in grado di spiazzare completamente il contenuto reale. Spesso gli utenti web scaricano qualcosa che non avrebbero assolutamente intenzione di comprare, quindi differenziando le politiche di prezzo e di marketing, anche la Rete può essere un’occasione da cogliere“.

feb
03
2010
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Lost, in streaming, su internet, legalmente, 24 ore dopo gli USA… in Italia!

[UPDATE: il countdown è scaduto, dopo qualche minuto dall'ora X e un po' di attesa con 00:00:00:00 ho potuto accedere al servizio che era probabilmente sovraccarico. Dopo un po' funzionava tutto bene, peccato che tra le condizioni d'uso ci sia scritto "Se hai WinNT, Win 95, Win 98 Prima Edizione o Mac non potrai fruire dei contenuti" e quindi mi sia fermato prima di buttare 1.99€ e ci sarei cascato perché la preview in streaming funziona... sul perché considero così grave che questi servizi non siano pensati PER TUTTI, utenti Mac compresi prima di altri, tornerò dopo aver guardato un po' di televisione, o magari un VHS. Segue il testo del post originale, carico di entusiasmo ancora una volta deluso]

Si, lo so che molti avranno da ridire e di obiezioni se ne possono sollevare tante, ma io avevo smesso di sperarci. Certo c’è ancora l’incognita “funzionerà?”, però che anche in Italia, finalmente, sia possibile vedere legalmente le puntate delle serie TV in una modalità di questo tipo è innegabilmente un segno che i tempi stanno cambiando.

Di cosa sto parlando? La notizia l’abbiamo data sia su Episode39.it che su ScreenWEEK.it: da questa sera, collegandosi qui, sarà possibile vedere anche online, in streaming, legalmente e a pagamento la sesta stagione di Lost, con gli episodi in inglese e sottotitolati in italiano “trasmessi” solo poche ore dopo la premiere USA e una settimana prima della trasmissione in televisione, che in questo caso avviene su Sky.

Anche se qui l’accento è tutto sulla trasmissione online è importante osservare che Disney prosegue l’esperimento già avviato con Flash Forward di realizzare la quasi contemporaneità tra l’uscita USA e quella italiana delle serie.

Già questa è una grande conquista almeno saremo finalmente allineati al resto del mondo e complimenti a chi, in così poco tempo, doppia le puntate delle serie.

A questo si aggiunge anche la possibilità di vedere in streaming un derivato del prodotto del tutto simile a quello che si può reperire, più o meno con gli stessi tempi e in alcuni casi modi, sul “mercato pirata”, ovvero la puntata in inglese sottotitolato in italiano che arriva quindi online praticamente con gli stessi tempi con cui viene distribuita negli USA attraverso l’iTunes Store e servizi analoghi.

Dopo “solo” tre anni da quando una seria distribuzione online dei contenuti televisivi e cinematografici prendeva vita grazie all’accordo Apple-Disney anche noi in Italia muoviamo un passo in quella direzione.

Certo, rispetto alle aspettative di allora può sembrare poco, ma è invece un segno che i tempi stanno finalmente cambiando.