Streaming

Bob Iger (Disney): “Netflix alleato, non minaccia”, ma le pay-tv cadono in Borsa

Streaming croce e delizia dei colossi mediatici tradizionali.  All’inizio di questa settimana, parlando dei risultati della fortissima rete sportiva ESPN, il CEO di The Walt Disney CompanyBob Iger, è stato chiaro al riguardo. “Vediamo Netflix più come amica che come nemica” ha dichiarato agli investitori, citando uno studio secondo cui l’83% degli abbonati a un servizio di pay-tv fruisce ancora del canale sportivo numero 1 negli USA attraverso le vie tradizionali, negando perciò la necessità di pensare adesso a un’offerta cosiddetta standalone,  dedicata cioè ai soli utenti web. Tanto più che quest’anno parte della programmazione di ESPN è già sbarcata su Sling Tv, servizio di streaming lanciato dal’emittente satellitare Dish per garantire al pubblico online un abbonamento molto simile ai più costosi pacchetti che uniscono diversi network televisvi.

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IN BREVE 02/07/15 – Alibaba, anche la Cina verso il triple play

Dopo la partnership con Paramount sulla promozione dell’ultimo capitolo di Mission: Impossible, il colosso cinese dell’eCommerce Alibaba è pronto a estendere la propria area di influenza anche nell’intrattenimento digitale: in vista c’è il lancio di un servizio triple play che includa in un unico abbonamento telefono, internet veloce e la fruizione online di cinema e serie tv.

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Streaming batte tutti: Apple apre alla formula Spotify, Netflix si compra il film di Brad Pitt

Anche all’interno della “casa” del video on demand, e più in generale dell’intrattenimento online,  non mancano i tumulti. Netflix, il portale di streaming ad abbonamento è pronto a dare impulso a questo particolare modello di business in tutto il mondo, comprese  Spagna, Portogallo e Italia, dove ha da poco ufficializzato l’arrivo entro ottobre. Ma a fare la forza di questo brand non è solo la pervasività del servizio nel pubblico mondiale, quanto le stesse caratteristiche della formula SVOD (subscription video on demand): un’offerta che si basa sì sulla ricchezza delle library, perciò sulla semplice quantità, ma che per distanziare gli altri concorrenti necessita anche di investire sulla qualità. E nel caso di film e serie tv questo si traduce, primo, nell’estrema cura della user experience e,  secondo (o forse soprattutto), nella spinta alla realizzazione di prodotti originali di alto livello, simili a quelli delle pay-tv, o ad accordi anche molto arditi sui diritti dei titoli “tradizionali”. L’ultimo colpo messo a segno da Netflix è War Machine, la nuova commedia satirica di David Michod con protagonista  niente meno che Brad Pitt, acquistata a Cannes e coprodotta dalla piattaforma in vista di una distribuzione day-and-date in sale e online.

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Lo streaming gratuito di Popcorn.tv si allea con Filmaker’s magazine

Rivista online più contenuti video in streaming e una piccola selezione di film da vedere gratuitamente on demand: evolve l’offerta di Popocorn.tv, sito in cui da diversi anni è possibile trovare un’offerta ristretta e un po’ particolare di cinema, per lo più mai uscito o poco noto, fruibile senza bisogno di pagare alcun corrispettivo e presentato insieme a trailer, notizie e altre forme brevi sempre disponibili sempre in modalità free. Ora il portale ha unito la sua proposta a quella della testata online Filmaker’s magazine, che con sé porterà anche una rassegna mensile di film tratti dal catalogo di 30Holding, incentrato sul prodotto indipendente.

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Netflix goes global: oltre l’Italia, anche la Cina

Netflix è di parola: ha detto di voler completare l’espansione mondiale entro il 2016 e si sta muovendo esplicitamente in questo senso. L’apertura in Italia è perciò certa, rimane solo da comprenderne la data esatta, tra i rumors che parlano di ottobre e quelli che si tengono più vaghi con un “entro Natale”, e le specifiche del servizio, oltre alla partnership quasi certa con Telecom Italia. Nonostante le dimensioni modeste del mercato del video on demand e il ritardo nella diffusione della banda larga, il nostro non è nemmeno il Paese più ostico in cui far debuttare un’offerta di streaming ad abbonamento. L’incognita principale riguardo al roll-out globale di Netflix è infatti la Cina, per i problemi di censura e burocrazia che la rendono un osso duro da addentare anche per il colosso americano dello SVOD (subscription video on demand). Secondo indiscrezioni dell’ultima ora, tuttavia, la compagnia guidata da Reed Hastings sarebbe già in contrattazioni con la media company locale Wasu, sostenuta anche dal magnate cinese Jack Ma, fondatore del potente gruppo Alibaba

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Netflix al tempio del cinema europeo: Sarandos ospite del Marché di Cannes 68

L’ingresso di Netflix nel mercato francese non è stato proprio semplicissimo: ha richiesto un lungo periodo di consultazioni con le autorità statali per ammorbidire alcuni aspetti della regolamentazione nazionale in materia di audiovisivo (una su tutte, la questione delle finestre per la distribuzione del prodotto cinematografico) e la ricerca di partner forti come la telco Orange per  affrontare la forte competizione degli operatori locali, in particolare Canal Plus. A più di un semestre dalla seconda espansione europea, però, la compagnia di streaming ad abbonamento è pronta per partecipare in veste più che autorevole alla manifestazioni francese di maggior rilievo nell’ambito della settima arte, cioè il 68° i.

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Il sogno di Tidal è già finito?

Era stata rilanciata in grande meno di un mese fa, con un evento ricco di star a New York, ma ora Tidal, definita l’anti Spotify della musica in streaming, sembra già navigare in cattive acque. Il servizio, sviluppato dalla società norvegese Aspiro, era stato acquistato dal rapper Jay-Z e poteva vantare tra i suoi sotenitori e co-proprietari star del calibro di Madonna, Rihanna, Alicia Keys, Beyoncé, Alicya Keys e Usher. Al rilancio, in grande stile, prevedeva una nuova formula di abbonamento da 9,99 dollari al mese, più economica rispetto a quella premium (che costava 19,99 euro). Al contrario di Spotify, infatti, Tidal non prevede una versione gratuita con inserti pubblicitari. Ma proprio questa scelta, difesa da Jay-Z con la motivazione di rispettare maggiormente gli artisti rispetto alla concorrente Spotify (Tidal paga il 75% di royalties a tutti gli artisti), non sembra aver dato i suoi frutti e l’App è uscita dalla lista delle 750 App più scaricate nell’App Store. E si parla già di sonoro flop.

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Accordo Sky e Telecom Italia per la TV in streaming su fibra ottica

L’annuncio ufficiale sarà fatto giovedì 16 aprile: Sky e Telecom Italia lanciano una piattaforma di IPTV in streaming che consentirà ai clienti dell’operatore di telecomunicazioni di poter accedere all’offerta completa  del canale satellitare attraverso internet. O più precisamente attraverso la connessione in fibra ottica. Secondo Repubblica le due società hanno potranno socì soddisfare due diverse esigenze: «Sky punta a portare i suoi canali a quel milione circa di famiglie che non sono in grado per problemi tecnici di montarsi una parabola sul tetto di casa» scrive il quotidiano. «E nello stesso tempo incasserà una sorta di “canone” annuale dalla Telecom che si sarebbe impegnata a rilevare un certo numero di decoder da girare ai clienti. La società di tlc tricolore punta invece a usare il cavallo di Troia dei contenuti del network per spingere sugli abbonamenti in banda larga dove il valore aggiunto è maggiore».

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Il rilancio di Tidal, l’anti Spotify

Rilanciata in grande stile con un evento a New York Tidal si propone di diventare il principale concorrente di Spotify nel mercato dello streaming digitale musicale. Il servizio, sviluppato dalla società norvegese Aspiro, è oggi di proprietà di Jay-Z e ha tra i suoi sotenitori e co-proprietari star del calibro di Madonna, Rihanna, Alicia Keys, Beyoncé, Alicya Keys e Usher. A metà febbraio era stato annunciato il suo sbarco in Italia, ma la piattaforma vuole fare le cose in grande e ha pensato a un rilancio partendo da una nuova formula di abbonamento da 9,99 dollari al mese, più economica rispetto a quella premium (che costava 19,99 euro). Al contrario di Spotify, infatti, Tidal non prevede una versione gratuita con inserti pubblicitari.

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Disney “guarda seriamente” allo streaming, e non solo per la tv

Non si può certo dire che il business di The Walt Disney Company non goda di ottima salute: la major ha chiuso il suo primo trimestre fiscale a fine dicembre con un fatturato di 13,391 miliardi di dollari, in aumento del 9% rispetto all’anno precedente e con ricavi per 2,8 miliardi, di cui oltre la metà afferenti al solo settore media. Fondamentale il franchise di Frozen, che oltre all’home video  ha spinto il ramo merchandising con profitti per  626 milioni di dollari, in aumento del 46% rispetto allo stesso periodo del 2013.  di Nonostante il risultato definito da record dallo stesso CEO della compagnia, Bob Iger, ci sono i margini affinché alcuni brand e canali di distribuzione dello studio si espandano ulteriormente nel digitale.

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