Archivio per il tag ‘Streaming’

feb
08
2012
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Parte la serie di Netflix, Lilyhammer, ma il portale si rifiuta di rendere pubblico il numero di visualizzazioni.

In diretta concorrenza con le tv americane via cavo e con il servizio di streaming di HBO, Netflix  dovrà presto  affrontare anche il nuovo soggetto che nascerà dall’alleanza tra Verizon e RedBox (l’articolo qui). Il portale VOD intanto lancia l’offensiva con la sua prima serie autoprodotta, Lilyhammer, ma si rifiuta di rilasciare i dati di ascolto perché non c’è alcun inserzionista cui rendere conto dell’audience.

 


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gen
09
2012
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Netflix apre i battenti in GB e Irlanda. Parte la concorrenza con LoveFilm.

Lo sbarco era già stato annunciato, rimaneva un certo riserbo riguardo a tempi e contenuti. Ma nella corsa a solidificare le basi del proprio business, la compagnia di Reed Hastings non ha perso tempo e ha annunciato oggi l’attivazione del servizio di streaming VOD nel Regno Unito e in Irlanda, svelando infine anche quali saranno i contenuti messi a disposizione del nuovo pubblico europeo. Oltre ai già noti accordi con BBC WorldWide, MGM, Lionsgate e Moviemax, Netflix ha anche annunciato tra i propri fornitori le major Disney UK & Ireland, Paramount, Sony Pictures Entertainment e 20th Century Fox, più NBCUniversal (controllante di Universal Pictures), Momentum Pictures, Viacom International Media Networks, All3Media, BBC, CBS, Channel 4′s 4oD e ITV.

 

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gen
08
2012
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Warner Bros potrebbe allungare la window per il noleggio home video, ma senza il placet di RedBox

Codice rosso per il rapporto tra gli Studios e i nuovi grandi player del settore “rental” nel mercato degli Stati Uniti. Secondo indiscrezioni non ancora smentite, Warner Bros avrebbe infatti intenzione di raddoppiare la finestra tra l’uscita dei film in vendita e in noleggio, portandola a 56 giorni anziché quei 28 che rappresentavano il risultato di ardue trattative con i distributori automatici di Blu-ray e DVD targati RedBox.

 

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gen
06
2012
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HBO vs. Netflix: l’emittente televisiva non rinnoverà l’accordo sul noleggio di Blu-ray e DVD

Continua il braccio di ferro tra Netflix e i network televisivi. Ieri vi abbiamo parlato di come la compagnia di Los Gatos, specializzata in VOD via streaming e nel noleggio di DVD via posta (il suo core business originale, ora sempre meno centrale nelle strategie della società) avesse beneficiato in Borsa delle notizie riguardanti il traffico generato nell’ultimo trimestre del 2011.

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gen
05
2012
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2 miliardi di ore di streaming negli ultimi 3 mesi: Netflix scala la classifica dei network più visti negli USA?

Il 2011 sarà pure stato per Netflix un anno difficile, con l’aumento dei prezzi per il noleggio dei contenuti video, la conseguente perdita di quasi un milione di utenti, il valore del suo business crollato di più di due terzi in Borsa  e l’evidente ricerca di liquidità per l’espansione verso l’Europa. Ma il 2012 sembra partire in controtendenza e aprirsi con auspici di gran lunga migliori.

 

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dic
07
2011
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Il rivale nel futuro di Netflix? Sono le tv, HBO in prima linea. Parola di Hastings.

Netflix approda ufficialmente in Europa. La società americana specializzata nello streaming di film in modalità video on demand ha scelto il Lussemburgo come sua sede nel Vecchio Continente, allineandosi a un trend già segnato da iTunes, Amazon e Skype. Non è il clima freddo ad attirare i colossi statunitensi dell’IT ma la diffusione della banda larga che, secondo Hollywood Reporter, viene considerata una delle più veloci d’Europa. Netflix però avrà bisogno di molto di più che una buona connessione per sostenere la sua espansione al di là dell’oceano.

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nov
22
2011
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Netflix: dopo gli accordi con MGM e Miramax, il tentativo di ricapitalizzazione

Dopo il colpo subito a fine ottobre con la perdita di un’importante fetta di utenti negli USA e il crollo del suo valore in Borsa, Netflix non si arrende, e torna sul mercato. L’obiettivo: continuare a perseguire quella strategia di aumento del capitale che aveva già spinto il portale, specializzato nello streaming di film e serie tv, a imporre un impopolare aumento di prezzo, e che evidentemente continua a essere ritenuta necessaria per l’espansione del business al continente europeo.


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nov
09
2011
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Netflix in Europa con MGM, mentre il VOD cresce a ritmo del 35% l’anno

Il crollo di mercato e di utenze non ha affossato il portale di video on demand, che continua a perseguire la propria politica espansionistica verso i lidi europei. Se era già noto il piano di portare il suo servizio di streaming nel Regno Unito e in Irlanda, ora il progetto sembra assumere lineamenti più concreti con l’annuncio di un accordo con la major Metro-Goldwyn-Mayer, pronta a cedere per diversi anni i diritti esclusivi di noleggio online perfino di titoli freschi freschi di distribuzione theatrical.

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ott
27
2011
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Crollo Netflix: questione di prezzi o di diritti?

Com’era prevedibile, non è bastata la notizia dei progetti di espansione verso Gran Bretagna e Irlanda a salvare Netflix dalla scure degli analisti. A inizio settimana, la compagnia californiana che si occupa di video on demand via streaming e di noleggio DVD e Blu-ray per corrispondenza, ha presentato ai mercati una trimestrale in cui emergono tutti gli errori di gestione dell’ultimo periodo. I cali sono stati ingenti, sia in termini di valore finanziario che di utenza: sono 800 mila gli iscritti persi tra luglio e settembre nei soli Stati Uniti (il servizio è operativo anche in Canada e America Latina), più di 210 mila rispetto alle aspettative del board.

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ott
17
2011
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Hulu: la competizione con Netflix e il futuro dopo lo stop alla vendita

Nonostante il ritiro dal mercato, sembra ancora incerto il futuro di Hulu, il sito web che offre in streaming programmi TV e altri contenuti video, attualmente posseduto da diversi colossi del settore media quali News Corp, o gruppo Murdoch, Disney e Fox, oltre al fondo Providence Equity Partners e Comcast (che però non partecipa alle decisioni operative della joint venture). Giovedì è arrivata la notizia ufficiale dello stop alla vendita della compagnia, fermata dai proprietari perché, come hanno fatto sapere in una nota congiunta, Hulu “costituisce per tutti un irrinunciabile valore strategico“. Una mossa che molti hanno ricondotto alla difficoltà di stabilire un adeguato prezzo di vendita e al fatto che l’offerta maggiore, si stima intorno ai 2 miliardi di dollari, fosse arrivata proprio da Google: un concorrente temibile per tutte le società cui fa capo il portale video. Lo scenario, tuttavia, non appare ancora  così cristallino e le valutazioni degli analisti continuano a fornire ricostruzioni molto diverse tra loro.

The Wrap ad esempio, ha escluso che il punto di svolta sia stata l’entità delle offerte ricevute dai vari contendenti (oltre al gigante del web, Amazon, DirecTV e DISH Network, più Yahoo! che però si è ritirata a seguito di scosse interne), ma sottolinea la centralità dei rapporti di forza interni alla compagine dei proprietari. Fondamentale sarebbe stato il cambiamento di rotta di Disney e di News Corp: come riferito a The Wrap da fonti vicine alle trattative, la prima avrebbe fatto marcia indietro di fronte alla richiesta aggiuntiva di Google di prolungare i contratti di fornitura dei contenuti video. Per quanto riguarda l’impero News Corp, la decisione di conservare un piede nel business vincente della distribuzione on line sarebbe invece da ricondurre alla vittoria delle posizioni del chief digital officer Jonathan Miller rispetto a quelle dello stesso Murdoch, indebolite non tanto dagli scandali quanto dal declino di iniziative come MySpace e The Daily.

Sarebbe maturata così tra gli azionisti la decisione di fare dietrofront rispetto a una vendita fortemente spinta dal CEO di Hulu, Jason Kilar, per aumentare le disponibilità finanziare dell’azienda e permetterle di intraprendere una strategia competitiva sul fronte dei contenuti sfidando altri grandi portali quali Netflix e la stessa Amazon. Un’esigenza che secondo Bloomberg non passerà facilmente in secondo piano: stando a un lancio di venerdì, il sito di finanza dà infatti come probabile l’apertura di un’altra IPO (Offerta Pubblica Iniziale) per l’acquisto del portale video, considerata l’unica soluzione in grado di non provocare una seria rottura tra gli azionisti e tutto il senior management di Hulu.

 

Fonti: The Wrap, Bloomberg