Streaming

Netflix goes global: oltre l’Italia, anche la Cina

Netflix è di parola: ha detto di voler completare l’espansione mondiale entro il 2016 e si sta muovendo esplicitamente in questo senso. L’apertura in Italia è perciò certa, rimane solo da comprenderne la data esatta, tra i rumors che parlano di ottobre e quelli che si tengono più vaghi con un “entro Natale”, e le specifiche del servizio, oltre alla partnership quasi certa con Telecom Italia. Nonostante le dimensioni modeste del mercato del video on demand e il ritardo nella diffusione della banda larga, il nostro non è nemmeno il Paese più ostico in cui far debuttare un’offerta di streaming ad abbonamento. L’incognita principale riguardo al roll-out globale di Netflix è infatti la Cina, per i problemi di censura e burocrazia che la rendono un osso duro da addentare anche per il colosso americano dello SVOD (subscription video on demand). Secondo indiscrezioni dell’ultima ora, tuttavia, la compagnia guidata da Reed Hastings sarebbe già in contrattazioni con la media company locale Wasu, sostenuta anche dal magnate cinese Jack Ma, fondatore del potente gruppo Alibaba

China-Netflix

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Netflix al tempio del cinema europeo: Sarandos ospite del Marché di Cannes 68

L’ingresso di Netflix nel mercato francese non è stato proprio semplicissimo: ha richiesto un lungo periodo di consultazioni con le autorità statali per ammorbidire alcuni aspetti della regolamentazione nazionale in materia di audiovisivo (una su tutte, la questione delle finestre per la distribuzione del prodotto cinematografico) e la ricerca di partner forti come la telco Orange per  affrontare la forte competizione degli operatori locali, in particolare Canal Plus. A più di un semestre dalla seconda espansione europea, però, la compagnia di streaming ad abbonamento è pronta per partecipare in veste più che autorevole alla manifestazioni francese di maggior rilievo nell’ambito della settima arte, cioè il 68° i.

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Il sogno di Tidal è già finito?

Era stata rilanciata in grande meno di un mese fa, con un evento ricco di star a New York, ma ora Tidal, definita l’anti Spotify della musica in streaming, sembra già navigare in cattive acque. Il servizio, sviluppato dalla società norvegese Aspiro, era stato acquistato dal rapper Jay-Z e poteva vantare tra i suoi sotenitori e co-proprietari star del calibro di Madonna, Rihanna, Alicia Keys, Beyoncé, Alicya Keys e Usher. Al rilancio, in grande stile, prevedeva una nuova formula di abbonamento da 9,99 dollari al mese, più economica rispetto a quella premium (che costava 19,99 euro). Al contrario di Spotify, infatti, Tidal non prevede una versione gratuita con inserti pubblicitari. Ma proprio questa scelta, difesa da Jay-Z con la motivazione di rispettare maggiormente gli artisti rispetto alla concorrente Spotify (Tidal paga il 75% di royalties a tutti gli artisti), non sembra aver dato i suoi frutti e l’App è uscita dalla lista delle 750 App più scaricate nell’App Store. E si parla già di sonoro flop.

Tidal

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Accordo Sky e Telecom Italia per la TV in streaming su fibra ottica

L’annuncio ufficiale sarà fatto giovedì 16 aprile: Sky e Telecom Italia lanciano una piattaforma di IPTV in streaming che consentirà ai clienti dell’operatore di telecomunicazioni di poter accedere all’offerta completa  del canale satellitare attraverso internet. O più precisamente attraverso la connessione in fibra ottica. Secondo Repubblica le due società hanno potranno socì soddisfare due diverse esigenze: «Sky punta a portare i suoi canali a quel milione circa di famiglie che non sono in grado per problemi tecnici di montarsi una parabola sul tetto di casa» scrive il quotidiano. «E nello stesso tempo incasserà una sorta di “canone” annuale dalla Telecom che si sarebbe impegnata a rilevare un certo numero di decoder da girare ai clienti. La società di tlc tricolore punta invece a usare il cavallo di Troia dei contenuti del network per spingere sugli abbonamenti in banda larga dove il valore aggiunto è maggiore».

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Il rilancio di Tidal, l’anti Spotify

Rilanciata in grande stile con un evento a New York Tidal si propone di diventare il principale concorrente di Spotify nel mercato dello streaming digitale musicale. Il servizio, sviluppato dalla società norvegese Aspiro, è oggi di proprietà di Jay-Z e ha tra i suoi sotenitori e co-proprietari star del calibro di Madonna, Rihanna, Alicia Keys, Beyoncé, Alicya Keys e Usher. A metà febbraio era stato annunciato il suo sbarco in Italia, ma la piattaforma vuole fare le cose in grande e ha pensato a un rilancio partendo da una nuova formula di abbonamento da 9,99 dollari al mese, più economica rispetto a quella premium (che costava 19,99 euro). Al contrario di Spotify, infatti, Tidal non prevede una versione gratuita con inserti pubblicitari.

Tidal

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Disney “guarda seriamente” allo streaming, e non solo per la tv

Non si può certo dire che il business di The Walt Disney Company non goda di ottima salute: la major ha chiuso il suo primo trimestre fiscale a fine dicembre con un fatturato di 13,391 miliardi di dollari, in aumento del 9% rispetto all’anno precedente e con ricavi per 2,8 miliardi, di cui oltre la metà afferenti al solo settore media. Fondamentale il franchise di Frozen, che oltre all’home video  ha spinto il ramo merchandising con profitti per  626 milioni di dollari, in aumento del 46% rispetto allo stesso periodo del 2013.  di Nonostante il risultato definito da record dallo stesso CEO della compagnia, Bob Iger, ci sono i margini affinché alcuni brand e canali di distribuzione dello studio si espandano ulteriormente nel digitale.

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Smart tv: arriva il bollino “Raccomandata da Netflix”

I produttori di elettronica di consumo sono ormai da tempo tra i migliori alleati dei servizi OTT che incentivano la fruizione dei prodotti audiovisivi sui dispositivi connessi di ultima generazione: da quelli mobili fino alle tv con collegamento integrato al web. Come annunciato al CES 2015, il popolare Consumer Electronics Show in corso a Las Vegas, a rendere ancora più evidente questa alleanza sta per arrivare addirittura un “bollino” afferente a uno dei principali player internazionali del video on demand come Netflix. Da quest’anno il leader dello streaming ad abbonamento lancerà infatti un suo programma, volto a premiare col marchio “Netflix Recommended TV” gli apparecchi che offrono la migliore esperienza di visione connessa.

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Sky Online Magic App, la prima offerta streaming prepagata

Sky sta lanciando in questi giorni Sky Online Magic App, la prima offerta prepagata per entrare nel mondo di Sky Online, il servizio lanciato nel marzo 2014. La nuova iniziativa, acquistabile al prezzo di 39 euro, senza carta di credito e senza rinnovo automatico, permette di accedere per 90 giorni attraverso il codice prepagato inserito nella confezione, all’offerta di cinema, intrattenimento e serie tv di Sky Online (1.000 titoli On Demand – di cui oltre 600 film con novità in Prima Visione ogni settimana) in streaming su pc, tablet, game console e smart Tv.

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Amazon, nel 2015 un nuovo servizio VOD gratuito?

La notizia, dopo alcune indiscrezioni nei mesi scorsi, giunge dal New York Post: Amazon starebbe per lanciare nelgi Stati Uniti, nel 2015, un nuovo servizio VOD, separato dal servizio Prime Instant Video (che attualmente costa 99 dollari all’anno). La nuova offerta dovrebbe essere gratuita o comunque proposta a un prezzo molto ridotto e, soprattutto, dovebbe basarsi sull’inclusione di annunci pubblicitari. Una mossa che permetterebbe a Amazon, secondo alcuni analisti di sferrare una seria sfida a Netflix e Hulu.

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Netflix: trimestrale sotto le aspettative e “inevitabile” scontro con HBO

Il CEO Reed Hastings lo va ripetendo da 3 anni e l’intera strategia recente di Netflix sembra essere stata tarata su questo preciso momento: quello in cui i colossi della tv tradizionale si sarebbero aperti ai nuovi modelli di distribuzione digitale, scendendo sullo stesso campo di gioco degli over the top. Così alla notizia che HBO è intenzionata  a lanciare negli USA, a stretto giro, un portale di video on demand indipendente dalla sua attività di pay-tv, il leader locale dello streaming ad abbonamento non si è scomposto, indicando nella lettera trimestrale agli azionisti come “inevitabile e sensato” lo scontro con il nuovo competitor.

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