Sony

Per Sony una perdita di 2,15 miliardi di dollari

Sony Corp. ha annunciato una previsione di perdita per l’anno fiscale con termine al 31 marzo 2015 pari a 2,15 miliardi di dollari (230 miliardi di Yen). Una perdita molto più consistente di quanto atteso per il colosso giapponese (a luglio la società aveva pronosticato un rosso di 500 milioni di dollari) che ha lamentato soprattutto la flessione del settore legato alla telefonia mobile.

sony Leggi tutto

007 – Skyfall: pronto a battere il record della saga e diventare il primo Bond a superare i 600 milioni.

La scorsa settimana l’ultimo capitolo della saga di James Bond, 007 – Skyfall, ha conquistato la vetta del box office italiano con un incasso sorprendente di oltre 6 milioni di euro raccolti  in cinque giorni (QUI la classifica completa), ma a stupire è stato anche il risultato internazionale. In attesa dell’uscita USA del film, prevista per il 9 novembre, il terzo Bond interpretato da Daniel Craig ha già raccolto quasi 300 milioni di dollari in due settimane di permanenza nelle sale, il che lo mette in condizione di diventare il primo film di 007 a superare i 600 milioni di dollari al box office mondiale.

Leggi tutto

UltraViolet: la nuvola conquista l’integrazione con Amazon. Gli abbonati a quota 750 mila.

Che influenza ha avuto finora UltraViolet sul mercato dell’home video? Per quanto il nuovo servizio cloud, sviluppato dal consorzio di 75 imprese del settore dei media e dell’intrattenimento DECEDigital Entertainment Content Ecosystem, abbia appena superato i primi tre mesi di vista, è possibile cominciare a tirare alcune somme, partendo prima di tutto dal numero dei nuovi iscritti alla nuvola. Stando alle cifre diffuse in un comunicato stampa dai suoi realizzatori, sarebbero infatti più di 750 mila i nuclei familiari raggiunti oggi da UltraViolet, e questo come risultato dei 19 titoli resi finora disponibili dalle major per il nuovo sistema cloud.

Leggi tutto

RedBox: come incide la finestra imposta dalle major sul noleggio di Blu-ray e DVD

Come vi abbiamo riferito ieri, Warner Bros sembra decisa a portare avanti la strategia di ritardare l’uscita dei suoi film in noleggio tramite i distributori automatici di RedBox, che per l’affitto di Blu-ray e DVD chiedono la cifra molto contenuta di 1,20 dollari al giorno, e tramite Netflix, che per un abbonamento mensile sotto ai 10 dollari offre il servizio via posta o in VOD via streaming. Entrambe le compagnie ultimamente hanno ritoccato verso l’alto le proprie tariffe, ponendo forse le basi per ricontrattare le intese esistenti con i diversi fornitori di contenuti che, come noto, temono l’eccessiva convenienza dei loro prezzi e la ritengono in parte responsabile dell’andamento non brillante di un mercato dell’home video già indebolito dalla pirateria. Ma non tutte le major perseguono la stessa politica, e sembra che le diverse finestre imposte per la release dei film si stiano riflettendo in maniera piuttosto distinta sul successo dei vari titoli in catalogo, almeno per quanto riguarda i chioschi rossi.

Leggi tutto

VOD all’inglese: Netflix guadagna BBC, LoveFilm ribatte con Sony.

Cresce la competizione nel campo del video on demand in Gran Bretagna. Netflix continua infatti a preparare lo sbarco oltre l’Atlantico con una campagna volta ad aggiudicarsi contenuti abbondanti e di qualità,  puntando soprattutto sulle major con cataloghi appetibili quali Miramax e MGM,  e ora sul colosso per eccellenza del settore dei media britannici, cioè la BBC, nello specifico BBC Worldwide.

Leggi tutto

Sony sfida Apple con la strategia dei 4 schermi. Google perde Logitech nella corsa verso la tv.

Dopo aver dichiarato a inizio novembre una previsione di 837 milioni di euro di perdita a causa del costante calo nelle vendite dei televisori, Sony ha rilanciato con l’annuncio di un progetto di smart tv volto a far concorrenza a quello che, secondo indiscrezioni, potrebbe veder presto la luce sotto il marchio Apple.

 

Leggi tutto

Crollo Netflix: questione di prezzi o di diritti?

Com’era prevedibile, non è bastata la notizia dei progetti di espansione verso Gran Bretagna e Irlanda a salvare Netflix dalla scure degli analisti. A inizio settimana, la compagnia californiana che si occupa di video on demand via streaming e di noleggio DVD e Blu-ray per corrispondenza, ha presentato ai mercati una trimestrale in cui emergono tutti gli errori di gestione dell’ultimo periodo. I cali sono stati ingenti, sia in termini di valore finanziario che di utenza: sono 800 mila gli iscritti persi tra luglio e settembre nei soli Stati Uniti (il servizio è operativo anche in Canada e America Latina), più di 210 mila rispetto alle aspettative del board.

Leggi tutto

Addio a Steve Jobs: il futuro di Pixar, iCloud e AppleTV

In una giornata come questa, tutto il mondo dell’informazione non può che essere concentrato sulla scomparsa, a soli 56 anni, del creatore di Apple Steve Jobs. Hollywood Reporter gli ha voluto rendere omaggio con un approfondimento riguardo all’influenza e all’eredità che il guru dell’informatica e della tecnologia lascerà all’industria del cinema, partendo dalla sua esperienza con la Pixar e con la Disney fino ad arrivare ad Apple TV.

Come noto, nell’86 Jobs comprò dalla Lucasfilm il Graphics Group, destinato a diventare di lì a poco la casa di produzione che sdoganò l’uso della CGI e del 3D nei film d’animazione. Dopo che la Pixar venne acquistata nel  2006 dalla Disney, Jobs riuscì a ottenere una partecipazione del 7,3% nella grande multinazionale cinematografica, e nonostante le difficoltà e le assenze causate dalla sua malattia continuò a sedere nel CDA fino alla sua dipartita. Questo è il motivo per cui fonti vicine alla major citate da Hollywood Reporter non credono che la sua uscita di scena porterà a “un vero cambiamento in ciò che la Disney fa quotidianamente“. La differenza potrebbe invece essere maggiormente accusata dalla Pixar di John Lasseter, per cui Jobs costituiva un sicuro alleato nei rapporti con la compagnia, soprattutto in un momento in cui grandi uscite come Cars 2 non danno i risultati sperati. “Ai burocrati non piacciono le cifre che la Pixar spende per realizzare i suoi film, ma nessuno oserà toccarla finché c’è Jobs”, riporta il magazine riferendosi a dichiarazioni rilasciate da una fonte vicina a Disney prima della tragica notizia.

Un altro campo in cui il colosso dell’animazione potrebbe rivedere le proprie posizioni è UltraViolet, il nuovo sistema cloud per lo storage dei cataloghi home video personali, che sta per partire con il sostegno di ben 70 compagnie, tra cui Microsoft, Netflix, Comcast, Sony e molti altri Studios. Tranne, per l’appunto, Disney e ovviamente Apple, impegnata a sviluppare la propria piattaforma iCloud. Un servizio che tra l’altro per ora prevede di gestire musica e altri tipi di contenuti, ma non film e show televisivi, fronte su cui Jobs pare si stesse muovendo con trattative di cui però, spiega sempre Hollywood Reporter, non sono noti i dettagli. Con la sua scomparsa, appare dunque lecito chiedersi se Disney continuerà a tenersi fuori da UltraViolet, oltre che a puntare sulla sua catena di negozi sparsi in tutto il mondo, riacquistata proprio sotto spinta di Jobs e sempre più vicina al modello Apple Store.

E parlando della compagnia legata più di tutte al nome di Jobs, qualche incertezza potrebbe aprirsi anche sul futuro di Apple TV, un sistema ancora poco diffuso per trasportare sul “piccolo schermo” i contenuti scaricati da iTunes, ma anche quelli provenienti da altri canali come Youtube o Netflix. Un apparecchio che potrebbe avere tutte le caratteristiche per affermarsi sul mercato più o meno al pari di altri prodotti Apple, ma che come tutte le altre attività dello storico marchio non potrà più avvalersi del genio tecnologico, ma anche promozionale, di Jobs.

Fonte: Hollywood Reporter

VOD Premium a 60 giorni, un’analisi

E’ da tempo che ci siamo occupando delle polemiche intorno ai servizi di Video on Demand nate in particolare dopo la nascita del servizio Home Premiere, fortemente voluto da quattro tra le più importanti major cinematografiche, Warner Bros, Sony, Universal 20th Century Fox, e creato in collaborazione con DirectTv, un provider leader negli Stati Uniti.

Presentato ad aprile 2011, il servizio ha scatenato l’ira degli esercenti cinematografici americani e il disappunto di una lunga lista di registi hollywoodiani tra cui James CameronMichael Bay, Guillermo del Toro, Roland Emmerich, Christopher Nolan e tanti altri.

L’Home Premiere funziona in questo modo: gli utenti di DirecTV che hanno l’HD-DVR (circa 6 milioni) possono noleggiare una delle pellicole disponibili per 48 ore durante un periodo di due settimane dal lancio. Si tratta di film usciti solamente 60 giorni prima nelle sale cinematografiche americane e per questo il costo è elevato: 29.95 dollari a pellicola. Le major stanno lanciando un film alla volta e possono rendere disponibile una nuova pellicola solo quando hanno tolto dal mercato quella precedente.

La risposta degli esercenti è stata durissima e si sono dichiarati pronti ad eliminare i trailer e qualsiasi tipo di pubblicità cinematografica all’intero dei loro cinema e affermano che il VOD a 60 giorni è solamente un test, la punta dell’iceberg perché gli studios vogliono abbassare ulteriormente la finestra a 30 giorni in un futuro più o meno prossimo.

Ma che danno può creare realmente agli esercenti questo tipo di servizio? Quanto incassano normalmente le pellicole in sala dopo 30, 60 e 90 giorni dalla loro uscita?

Proviamo a capirlo grazie ad un grafico di riepilogo che permette per ogni finestra temporale (30,60 e 90 giorni) di scoprire quanto hanno incassato le pellicole fino a quel momento negli USA (in milioni di dollari), in quante sale venivano ancora proiettate e la percentuale rispetto all’incasso finale.

Cliccate sull’immagine per ingrandirla:

Le prime sette pellicole sono tra le prime rilasciate per il servizio di Home Premiere nelle scorse settimane. Possiamo notare non solo che la quasi totalità delle pellicole a 60 giorni aveva già incassato il 99-100% rispetto all’incasso totale mentre dopo 3 mesi solo due erano ancora disponibili sul mercato americano.
Leggi tutto

Warner Bros distribuirà in Italia le pellicole Sony Pictures dal 1 luglio

Il rumor era stato riportato solo ieri ed oggi è stato confermato dalle stesse parti in causa. La Warner Bros ha raggiunto un accordo con la Sony Pictures per la distribuzione delle pellicole di quest’ultima nel nostro paese e il passaggio di consegne avverrà già dal 1 luglio di quest’anno.

Operazioni analoghe sono state attuate in Portogallo e Turchia e gli uffici di Sony Pictures Italia verranno chiusi.

L’accordo è stato ufficializzato da Rory Bruer, presidente della worldwide distribution di Sony, che ha affermato:

“Crediamo che questa decisione sia il modo più intelligente e più efficiente per continuare a servire il cinema e il pubblico in Italia.”

Continua Veronika Kwan-Rubinek, presidente dell’International Distribution della Warner Bros:

“Abbiamo una grande partnership lavorativa con Sony attraverso le nostre imprese e siamo molto felici di distribuire i prodotti Sony in Italia.”

Negli USA la Sony ha piazzato ben tre pellicole nelle prime otto posizioni della classifica di questo 2011, ma nel nostro paese Mia Moglie per Finta ha raccolto 1.48 milioni, mentre The Green Hornet addirittura 700mila euro e World Invasion non arriverà nemmeno al milione.

Non è andato meglio lo scorso anno con due grandi successi negli USA come The Karate Kid e Un Weekend da Bamboccioni (più di 330 milioni di dollari complessivamente) completamente ignorate in Italia.

A questo punto molte le pellicole in arrivo della Sony che verrano già distribuite dalla Warner Bros, come Hanna di Joe Wright (in arrivo a fine luglio), Priest (5 agosto) ma anche I Puffi in 3D (16 settembre), Bad Teacher con Cameron Diaz (2 settembre) e soprattutto The Amazing Spiderman in arrivo a luglio 2012.

Fonte: eduesse, boxofficemojo