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	<title>CineGuru &#187; Social Network</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Facebook, da Abduction a Spartacus, piace sempre di più a Studios e TV.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/02/facebook-da-abduction-a-spartacus-piace-sempre-di-piu-a-studios-e-tv-2-3234</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La serie di Starz e il film Lionsgate sbarcano sul social network in "day-and-date" con le release in tv e in home video, con risultati che fanno ipotizzare un ulteriore sviluppo del VOD social. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi abbiamo <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2967" target="_blank">già parlato</a> di come sempre più produzioni indipendenti trovino uno sbocco ideale nel <strong>VOD</strong>, sia online che tramite i canali della tv tradizionale, e in particolar modo nel VOD cosiddetto <em>day-and-date</em>, cioè reso disponibile agli utenti nello stesso giorno dell&#8217;uscita sul grande schermo. Bene, ora il fenomeno sembra in via di espansione anche su <strong>Facebook</strong>, il popolare social network che si prepara a sbarcare in Borsa, e che a tal fine ieri ha reso noto un dossier in cui si parla di quasi <strong>850 milioni di utenti</strong> mensili e di un fatturato vicino ai <strong>quattro miliardi di dollari</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3235" title="abduction-movie" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/abduction-movie.jpg" alt="" width="550" height="272" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-3234"></span>Cifre roboanti a parte, in materia di film e più in generale di prodotti audiovisivi, non è la prima volta che entra in gioco la creatura di <strong>Mark Zuckerberg</strong>: è passato poco meno di un anno, infatti, da quando <strong>Warner Bros</strong> ha cominciato a usare <strong>Facebook</strong> per offrire alcuni dei propri titoli in <strong>streaming online</strong>, a partire da uno dei suoi più grandi successi degli ultimi anni, <em>Il Cavaliere Oscuro</em>. La novità sta dunque nel fatto che adesso il social network sia stato scelto dalla casa cinematografica <strong>Lionsgate</strong> e dalla tv premium <strong>Starz </strong>per lanciare due titoli in contemporanea rispettivamente all&#8217;uscita in home video e sul piccolo schermo. </p>
<p><strong>Starz</strong> ha addirittura anticipato di una settimana la trasmissione del primo episodio del suo serial peplum <em>Spartacus: Vengeance</em>, anche se in realtà più che un vero e proprio noleggio via <strong>Facebook</strong> si parla di un&#8217;anteprima a scopo promozionale. Il risultato però, come riporta <a href="http://www.homemediamagazine.com/streaming/facebook-adding-studio-friends-26255" target="_blank"><em>Home Media Magazine</em></a>, sembra essere stato comunque molto soddisfacente, con più spettatori di tutti quelli che avevano visto in digitale la prima stagione, <a href="http://www.episode39.it/shows/236-Spartacus-Gli-dei-dellarena" target="_blank"><em>Spartacus: Blood and Sand</em></a>, distribuita lungo ben tredici settimane. Secondo il vice presidente senior di <strong>Starz</strong>, <strong>Kelly Bumann</strong>, al successo dell&#8217;anteprima ha contribuito soprattutto la base di quasi due milioni e mezzo di fan che il telefilm ha su <strong>Facebook</strong>: <em>&#8220;Dar loro un assaggio è sicuramente servito, e abbiamo intenzione di rifarlo&#8221;</em>. <a href="http://www.screenweek.it/film/24121-Abduction-%E2%80%93-Riprenditi-la-tua-vita" target="_blank"><em>Abduction</em></a>, il thriller <strong>Lionsgate</strong> con la star di <em>Twilight</em> <strong>Taylor Lautner</strong>, è uscito sul social network a metà gennaio, in <em>day-and-date</em> con i dischi home video, e stando al vice presidente esecutivo del marketing dello studio cinematografico, <strong>Anne Parducci</strong>, è stato &#8220;<em>un buon inizio</em>&#8220;, grazie alla peculiarità di <strong>Facebook</strong>, che consente di <em>&#8220;vedere il film e interagire al contempo con gli amici, ed è solo l&#8217;inizio di una nuova concezione social con cui dobbiamo cominciare a confrontarci sin da adesso&#8221;</em>.<br />
<br/><br />
<em> &#8221;In teoria non c&#8217;è nessun motivo per cui Facebook non debba diventare un vero canale premium in futuro, in diretta concorrenza con Netflix o reti come Showtime&#8221;</em>, aggiunge l&#8217;analista del <strong>NPD Group</strong>, <strong>Russ Crupnick</strong>, secondo cui il fenomeno riceverà una spinta decisiva con la diffusione delle<strong> tv connesse a Internet</strong>. &#8220;<em>C&#8217;è un pubblico di massa che segue i talent sul social network, perciò l&#8217;opportunità di indirizzare i fan, per esempio, di Clooney o Claire Danes verso i loro film in uscita mostra dell&#8217;enorme potenziale&#8221;</em>. E questi sviluppi potrebbero non fermarsi ai prodotti cinematografici. Stando a <strong>Dean Alms</strong> di <strong>Milyoni</strong>, la società che ha sviluppato le pagine <strong>Facebook</strong> da cui fruire lo streaming di più di una dozzina tra major e distribuzioni indipendenti, a partire da questo mese i suoi utenti avranno a disposizione anche diverse serie tv. Ma c&#8217;è ancora riserbo su quali saranno i titoli che cominceranno a colonizzare l&#8217;universo social.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.homemediamagazine.com/streaming/facebook-adding-studio-friends-26255" target="_blank">Home Media Magazine</a>, <a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/facebook-files-5b-ipo-8th-anniversary-sits-4b-cash-35011" target="_blank">The Wrap</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Obama diventa social: il Presidente parla di economia, attacchi militari e SOPA in videoconferenza su Google+</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/obama-diventa-social-il-presidente-parla-di-economia-attacchi-militari-e-sopa-in-videoconferenza-su-google-3230</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:06:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di Google+. Sul piatto anche la questione SOPA e il dibattito su copyright e difesa della libertà della Rete. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di <strong>Google+</strong> che hanno avuto l&#8217;occasione di confrontarsi in diretta online con il Presidente degli Stati Uniti <strong>Barack Obama</strong>. Una mossa tanto più indicativa quanto il capo dell&#8217;esecutivo statunitense aveva già illustrato le proprie linee programmatiche per l&#8217;attuale e per il prossimo mandato nel tradizionale discorso sullo <em>State of the Union</em> della settimana scorsa. La &#8220;chiacchierata&#8221; su Internet è però servita a mettere il Presidente a confronto con intervistatori e domande meno consuete, tra cui una serie di quesiti stilati anticipatamente dagli utenti di <strong>YouTube</strong>, sui temi più disparati: dalla situazione economica, con tanto di presa visione del curriculum di un ingegnere disoccupato, alla scuola, agli interventi militari e alla<strong> pirateria su Internet</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3231" title="obama google plus" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/obama-google-plus.jpg" alt="" width="500" height="316" /><br />
<span id="more-3230"></span></p>
<p>Ha già fatto il giro del mondo l&#8217;ammissione degli attacchi compiuti in Pakistan da velivoli telecomandati americani, e per quanto il Presidente abbia specificato trattarsi di azioni mirate contro terroristi attivi, la dichiarazione non sembra di secondo piano, poiché finora la circostanza era sempre stata negata dagli USA. Restando in tema di <strong>web</strong>, Obama ha invecw usato l&#8217;incontro con gli utenti di <strong>Google+</strong> per ribadire la propria posizione riguardo al controverso disegno di legge antipirateria noto come <strong>SOPA &#8211; Stop Online Piracy Act</strong>, la cui discussione in Parlamento è stata rimandata a seguito delle proteste emerse dal mondo del web (il nostro articolo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/imagine-a-world-internet-si-rivolta-al-sopa-ddl-usa-contro-la-pirateria-3202" target="_blank"><strong>qui</strong></a>). In realtà, già prima dello &#8220;sciopero&#8221; della Rete, la Casa Bianca aveva chiarito in un post sul proprio sito che il Governo degli Stati Uniti non avrebbe appoggiato<strong> nessuna misura restrittiva della libertà in Rete</strong>, ed è esattamente quello che il Presidente è tornato ad affermare ieri, invocando però anche un confronto costruttivo tra le opposte parti in causa, vale a dire Hollywood e le imprese dell&#8217;hi-tech in genere identificate con la Silicon Valley.</p>
<p><em>&#8220;Abbiamo espresso la nostra preoccupazione in merito a come il testo legislativo era stato scritto, quindi abbiamo chiesto a tutti di tornare al tavolo delle trattative e stilare un documento condiviso&#8221;</em> &#8211; ha affermato <strong>Obama</strong>, ma, come sottolinea <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank"><em>Variety</em></a>, il tema è così caldo che il moderatore dell&#8217;incontro su <strong>Google+</strong>, <strong>Steve Grove</strong>, si è trovato a citare come domanda più ricorrente:<em> </em></p>
<p><em>&#8220;Perché ha dato il suo personale supporto alla richiesta di estradizione del cittadino britannico Richard O&#8217;Dwyer per il solo fatto di aver pubblicato dei link a materiale lesivo del copyright, usando un trattato pensato per combattere il terrorismo e consentire che i terroristi siano sottoposti alla giustizia americana&#8221;</em>?</p>
<p>La domanda si riferisce al sito <strong>TVShack</strong> dello studente britannico <strong>O&#8217;Dwyer</strong>, e <strong>Obama</strong> ha ribattuto facendo presente come la legge USA sia congegnata apposta affinché il Presidente non possa entrare nel merito delle richieste di estradizione, di competenza del Dipartimento di Giustizia. La richiesta, per altro, è ancora pendente, poiché aspetta la firma del Segretario di Stato USA, <strong>Hillary Clinton</strong>.</p>
<p>In sintesi, non è la prima volta che Obama affronta il <strong>social network</strong>: l&#8217;aveva già fatto con <strong>Facebook</strong> in un evento tenutosi l&#8217;aprile scorso e a cui aveva partecipato anche il co-fondatore e CEO<strong> Mark Zuckerberg</strong>. Ma con la questione <strong>SOPA</strong> ancora scottante e il dibattito su copyright e libertà d&#8217;espressione che l&#8217;ha circondata, la scelta del Presidente di comparire in una chat su <strong>Google+</strong> appare quantomeno significativa. Anche perché come evidenzia <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank"><em>PC Magazine</em></a>, a differenza dall&#8217;incontro trasmesso via streaming dal quartier generale di Facebook qualche mese fa, quest&#8217;ultima iniziativa si inserisce perfettamente anche nelle funzionalità del social network e ne promuove un uso a disposizione di ogni utente, dimostrando le potenzialità e l&#8217;influenza che i<strong> social media</strong> esercitano ed eserciteranno non solo sulla vita privata, ma anche sulla sfera politica negli anni a venire. Meno rilevante appare invece il contributo al dibattito sulle norme antipirateria, che tuttavia si è confermato di stringente attualità nonostante il rinvio dei disegni di legge pendenti alla Camera e al Senato statunitense.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank">Variety</a>, <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank">PCMag</a>, <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Obama-vero-droni-usati-Pakistan/31-01-2012/1-A_001203413.shtml">Corriere.it</a></p>
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		<title>Uno sguardo alla &#8220;Generazione Z&#8221;</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/12/uno-sguardo-alla-generazione-z-3123</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un grafico per riassumere le caratteristiche dei nativi digitali, ossia di quella generazione che non ha conosciuto il mondo prima della diffusione capillare del web, e quasi neppure dell'iPad.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla spesso dei <strong>nativi digitali</strong>, ossia di quella schiera di ragazzi che non ha conosciuto il mondo prima della diffusione capillare del web, e di tutti i dispositivi hi-tech che ne derivano. Ma quali sono le peculiarità  di questa <em><strong>Generation Z</strong></em>? Quali saranno le conseguenze pratiche di avere a portata di mano un serbatoio potenzialmente infinto di conoscenze e una pluralità vastissima di mezzi di espressione, ma anche un rapporto quasi viscerale con le apparecchiature tecniche e l’obbligo di vivere in un mondo che va alla velocità della <em>broadband</em>? Ha provato a riassumerle visivamente e numericamente il sito <strong><a href="http://infographiclabs.com/"><em>Infographiclabs</em></a></strong>, dividendo la sua ricerca  per temi, vale a dire <strong>caratteristiche</strong>, <strong>comportamento</strong>, <strong>impiego</strong>, <strong>educazione</strong> e qualche <strong>previsione</strong> per il futuro.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3124" title="Gen-Z_1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_1.jpg" alt="" width="595" height="737" /></p>
<p><span id="more-3123"></span></p>
<p>Intanto, un premessa: i grafici sono stilati prendendo in considerazione i <strong>nati tra il 1992 e il 2010</strong>, che andrebbero a costituire circa <strong>il 18% della popolazione mondiale</strong>. Per quanto riguarda le <strong>caratteristiche</strong>, è ovvio come la maggioranza di loro si sia formata in ampia parte su e attraverso la Rete, e ciò implica un cambiamento nei modi della comunicazione, che sul web si svolge tipicamente in maniera non verbale. Essendo così spesso a contatto con <strong>prodotti ad alto contenuto tecnologico</strong>, i nativi digitali sono inoltre abituati all’istantaneità, ad avere una risposta immediata alle proprie azioni e a soddisfare le proprie esigenze in maniera estemporanea. Risultato? Secondo <em><strong>Infographiclabs</strong></em> la <strong>Generazione Z</strong> è <strong>individualista</strong>, fortemente c<strong>oncentrata sul sé</strong> e <strong>per nulla interessata alla socializzazione face-to-face</strong>, a cui vengono preferite le comunità online, <strong>Google</strong> e i <strong>social network</strong>, in particolare <strong>Facebook</strong>. Ne consegue anche una minore predisposizione ad accettare le norme sociali e scomodarsi a uscire dall’ambiente domestico per qualsivoglia motivo.</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>comportamento</strong>, l’infografica sottolinea come la <strong>metà dei teenager</strong> che navigano su Internet siano anche dei <strong>consumatori</strong> che svolgono acquisti sul web; più di quattro su cinque userà il social network nel prossimo anno mentre è  il<strong> 96% dei ragazzi tra i 12 e 17 anni</strong>, almeno negli Stati Uniti, a connettersi<strong> in Rete una volta al mese o più</strong>. L’accessorio tecnologico preferito è l’<strong>iPad</strong>, grazie alla sua intuitività, sono predisposti alla condivisione e piuttosto vaccinati rispetto al marketing tradizionale. Non a caso, è il <strong>viral</strong> la strategia per superare le barriere immunitarie che hanno sviluppato nei confronti della pubblicità.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3125" title="Gen-Z_3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_3.jpg" alt="" width="595" height="663" /></p>
<p>I riflessi forse meno esplorati di queste nuove consuetudini di vita sono però quelli sull&#8217;<strong>impiego</strong>: data la centralità dell’io all’interno della galassia digitale, per la <strong>Generazione Z</strong> gli<strong> ambienti di lavoro tradizionali</strong> risultano <strong>frustranti e improduttivi</strong>, e non riescono a generare il giusto <em>commitment</em>. Ecco anche perché molti nativi digitali possono aspettarsi di passare molto più tempo dei loro predecessori nella ricerca di un impiego, o magari di uno nuovo e più interessante, di non riuscire a raggiungere lo stesso livello di reddito dei propri genitori e di avere <strong>più difficoltà a mantenersi</strong>. Ovviamente, l’<strong>accesso a Internet e social network</strong> sul posto di lavoro è considerato <strong>diritto inalienabile</strong>. Per quanto riguarda l’<strong>educazione</strong>, vengono consigliate <strong>nuove forme di insegnamento e di apprendimento</strong>, come testi interattivi, <em>visual learning</em>, blog, podcast e altre forme di lavori di gruppo online, con un focus maggiore sullo sviluppo del pensiero critico e dell’abilità nel problem-solving piuttosto che sulla semplice memorizzazione dei programmi di studio.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3126" title="Gen-Z_4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_4.jpg" alt="" width="595" height="819" /></p>
<p>Le <strong>previsioni</strong> per il futuro di questa generazione sono in fin dei conti <strong>ottimistiche</strong>: secondo <em><strong>Infographiclabs</strong></em>, sarà ben organizzata e abile stratega,  ben disposta al <strong>dialogo</strong> e “<strong>la più leale</strong>” che si sia vista, almeno dagli anni ’70. Le industrie sono perciò avvertite: non basterà solo l’impegno, con i clienti del futuro ci vorrà una vera propria interazione, e <strong>brand</strong> capaci di comunicare molto più che in precedenza.</p>
<p>Il grafico intero sul <a href="http://infographiclabs.com/infographic/born-into-tech-generation-z/">sito</a> di <em><strong>Infographiclabs.</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stop Online Piracy Act: la rivolta del web (e non solo) al disegno di legge antipirateria USA</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/stop-online-piracy-act-la-rivolta-del-web-e-non-solo-al-disegno-di-legge-usa-2917</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 11:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal leader dei Democratici Nancy Pelosi al Parlamento Europeo, aumentano i "no" opposti al disegno di legge antipirateria in discussione al Congresso USA, ritenuto eccessivamente evasivo riguardo alla definizione delle fattispecie perseguibili di violazione del copyright, nonché lesivo dei diritti degli utenti del web. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La settimana scorsa alla <strong>Camera del Congresso degli Stati Uniti</strong> si sono aperte ufficialmente le audizioni riguardo al controverso <strong>Stop Online Piracy Act (SOPA)</strong>, un disegno di legge volto a <strong>coinvolgere i provider</strong> nel contrasto alla violazione del copyright in Rete e ad <strong>aumentare lo spazio di manovra delle aziende e dello stesse autorità federali</strong> nell&#8217;oscuramento delle pagine web in cui vengono sfruttati illegalmente contenuti coperti da diritto d&#8217;autore. Ma nonostante l&#8217;appoggio bipartisan alla lotta alla pirateria e la forte attività di lobbying delle major dell&#8217;entertainment,<strong> cresce il fronte dell&#8217;opposizione</strong> che osteggia una normativa considerata di natura eccessivamente censoria.   <img class="aligncenter size-full wp-image-2785" title="Piracybasic" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/Piracybasic.jpg" alt="" width="400" height="300" /> <span id="more-2917"></span> I primi ad esprimere il proprio dissenso sono stati naturalmente <strong>Google</strong>, i <strong>social network</strong> come <strong>Twitter e Facebook</strong> e altri grandi player del web come<strong> eBay</strong>, che hanno inviato una <strong>lettera congiunta al Congresso</strong> in cui chiedevano in modo esplicito di non essere trasformati nella<em><strong> &#8220;guardia costiera di Internet contro i pirati&#8221;</strong></em> (<a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/google-facebook-congress-dont-expect-us-police-piracy-32800"><em>The Wrap</em></a>). Mentre le compagnie appoggiano l&#8217;ampliamento dei poteri del <strong>Dipartimento di Giustizia</strong> nei confronti dei<strong> siti esteri</strong> che non rispettano la proprietà intellettuale, più preoccupante appare loro la parte del progetto di legge che gli attribuirebbe <em><strong>&#8220;nuove e imprecisate responsabilità&#8221;</strong></em> che richiederebbero un <strong>monitoraggio costante della Rete</strong>, con <em>&#8220;effetti reali imprevedibili&#8221;</em> sulla libertà di espressione del pensiero dei tanti utenti web che agiscono nell&#8217;arco della legalità, finendo perfino per giustificare <em><strong>&#8220;sottili forme di censura&#8221;</strong></em> simili a quelle vigenti nei <strong>regimi autoritari</strong>.</p>
<p>La visione ovviamente non è condivisa dall&#8217;<strong>industria dell&#8217;intrattenimento</strong>, secondo cui (dati dell&#8217;organizzazione antipirateria <strong>Creative America</strong>) la priorità assoluta rimane bloccare i siti malevoli da cui, ad esempio, <strong>ogni giorno</strong> vengono scaricati o visti illegalmente in streaming ben <strong>500 mila film</strong>. I grandi media cominciano tuttavia a trovarsi più isolati: alla fine della scorsa settimana <strong>Nancy Pelosi</strong>, ex-speaker e <strong>capogruppo dei Democratici alla Camera</strong>, ha espresso su <strong>Twitter</strong> il proprio <strong>dissenso verso il SOPA</strong> e l&#8217;esigenza di <em>&#8220;trovare una soluzione migliore&#8221;</em> rispetto a un quadro legislativo che rischia di<em> &#8220;spezzare la rete&#8221;</em> (<a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/darrell-issa-stop-online-piracy-act-has-no-chance-passage-32869?page=0,1"><em>The Wrap</em></a>). In seguito al tweet, il suo team ha inoltre rilasciato una nota in cui vengono chiarite le ragioni del dissenso: <em></em></p>
<p><em>&#8220;Pelosi è <strong>a favore della protezione della proprietà intellettuale</strong>. Il problema dei siti che attirano in maniera fraudolenta i consumatori è molto serio e merita l&#8217;attenzione del legislatore&#8221;,</em> eppure dalla stessa Rete e dai<strong> gruppi a difesi dei diritti umani</strong> e della sicurezza sul web si sollevano proteste contro il SOPA poiché<em> &#8220;non assicura il giusto bilanciamento dei diritti di chi detiene il copyright e degli utenti di Internet&#8221;.</em></p>
<p>Ma anche un rappresentante repubblicano dello Stato della California, <strong>Darrell Issa</strong>, ha dichiarato il proprio scetticismo rispetto a una legge che avrebbe innumerevoli effetti collaterali: <em>&#8220;Il Congresso si sta accorgendo che <strong>non può semplicemente bastonare Google come una piñata</strong>&#8220;</em>. Critiche a cui si sono aggiunte addirittura quelle del<strong> Parlamento Europeo</strong>, che venerdì ha emanato a larga maggioranza una risoluzione per sottolineare <em>&#8220;la <strong>necessità di tutelare l&#8217;integrità di Internet</strong> a livello globale e la libertà di comunicazione, impedendo la possibilità di azioni unilaterali in grado di bloccare gli i domini o gli indirizzi IP&#8221;</em> (<a href="http://www.pcworld.com/businesscenter/article/244247/european_parliament_joins_criticism_of_sopa.html"><em>Pc World</em></a>). Ancora una volta a venire in rilievo è la controversa norma che attribuirebbe al <strong>Governo</strong> americano la <strong>facoltà di intervenire su Internet a livello internazionale</strong>, oscurando non solo i domini<strong> .com</strong>, ma anche <strong>.org</strong> e <strong>.net</strong>, spesso utilizzati da milioni di soggetti non rientranti sotto la giurisdizione statunitense, oltre che la definizione &#8220;a maglie larghe&#8221; di <strong>contenuto illecito</strong>, che fa intravedere a molti i tratti della <strong>censura</strong>. <strong></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.wired.com/threatlevel/2011/11/blacklist-bill-analysis/"><em>Wired</em></a></strong> ha definito retorica, ma non ingiustificata, l&#8217;affermazione della rappresentante democratica dello Stato della California, <strong>Zoe Lofgren</strong>, secondo cui questa legge <em><strong>&#8220;significherebbe la fine della Rete come la conosciamo oggi&#8221;</strong></em>, per il potere concesso ai <strong>privati</strong>, detentori di copyright, di <strong>ottenere il blocco dei siti</strong>, <strong>delle loro entrate pubblicitarie e dei loro flussi finanziari, senza nemmeno il bisogno di rivolgersi a un giudice</strong>, nonché per la vaghezza nel descrivere i <strong>siti</strong> colpevoli, secondo il testo in discussione alla Camera tutti quelli che<strong><em> &#8220;permettono o facilitano lo sfruttamento illecito della proprietà intellettuale&#8221;</em></strong>. E la lista di questi siti, secondo <em>Wired</em>, è in realtà<em> &#8220;una legione&#8221;</em>, che va <em>&#8220;dall&#8217;hub di contenuti gratuiti <strong>Pirate Bay</strong> ai sistemi di archiviazione online come <strong>DropBox o Box.net</strong>&#8220;</em>, passando inoltre per tutti i<strong> portali di user-generated-content</strong> come <strong>YouTube</strong>. Il rischio, secondo il magazine specializzato nel settore hi-tech, è che <strong>le major</strong> si attivino presso le società finanziarie per <strong>tagliare i fondi ai siti presi di mira</strong>, senza neppure preoccuparsi di accertare che i contenuti siano effettivamente lesivi del diritto d&#8217;autore: <em>&#8220;E se non credete possibile che le banche obbediscano volontariamente e senza battere ciglio a un ordine proveniente da un privato, prendete il caso WikiLeaks, che è quasi defunto perché istituti come Bank of America, PayPal, MasterCard, Visa e altri hanno interretto le donazioni indirizzate al sito [..] Nessun giudice ha ordinato alle banche di prendere tale provvedimento, e WikiLeaks non è mai stata incriminata per alcun reato negli Stati Uniti&#8221;</em>.</p>
<p>E anche la popolarissima rivista <a href="http://techland.time.com/2011/11/17/sopa-wont-stop-online-piracy-would-censor-everyone-else/?iid=tl-main-feature"><em><strong>Time</strong></em></a> si è espressa contro i potenziali effetti del SOPA, che <em><strong>&#8220;non fermerà la pirateria ma in compenso censurerà tutti gli altri&#8221;</strong></em>, come titolava giovedì un commento di <strong>Matt Peckham</strong>:</p>
<p><em>&#8220;Se approvata, la legge permetterà al <strong>Governo</strong> di mettere<strong> in lista nera qualsiasi sito web</strong> contenete materiale che viola il copyright, inibendone l&#8217;accesso tramite <strong>un sistema di filtri DNS</strong> simile a quello utilizzato dalla <strong>Cina </strong>e dall&#8217;<strong>Iran</strong>. Ma cos&#8217;è il &#8216;materiale che viola il copyright&#8217;? Tutto, da <strong>brevi post su un web forum o sul social network</strong> fino ai <strong>link spediti via email</strong>. Inoltre, il sito web può essere ritenuto responsabile di qualsiasi contenuto illecito, e il Governo avrebbe la facoltà di bloccare i pagamenti al proprietario di quel sito e di imporre ai motori di ricerca di rimuoverlo dai risultati&#8221;</em>.</p>
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		<title>“La comunicazione per il cinema. Quali scenari”? Ferpi al Festival di Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 18:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Festival di Roma il convegno Ferpi sul ruolo delle comunicazione nel cinema. Dal product placement di Lezioni di Cioccolato 2 al profilo Facebook delle sale cinematografiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basta bottigliette d’acqua con la marca in primissimo piano e protagonisti che fumano in continuazione sul grande schermo: il<strong> cinema può offrire al marketing</strong> molto di più. Può offrire un rapporto più articolato che si nutre sì di <strong>product placement</strong>, ma anche del <strong>rapporto sempre più stretto con i nuovi media</strong>. A sostenerlo è <strong>Massimo Proietti, Direttore Marketing di Universal Pictures Italy</strong>, tra i relatori dell’incontro organizzato nell’ambito del <strong>VI Festival Internazionale del Film di Roma</strong> da <strong>Ferpi</strong> (Federazione Relazioni Pubbliche) per discutere del nuovo ruolo che può assumere la comunicazione in rapporto all’industria della settima arte.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2790" title="festival-cinema-roma-2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/festival-cinema-roma-2011.jpg" alt="" width="374" height="250" /></p>
<p><span id="more-2789"></span></p>
<p>Obiettivo del convegno, che si è svolto oggi presso l’Auditorium di Roma, era quello di riflettere sulla posizione strategica che il comunicatore dovrà ricoprire in misura sempre maggiore sia nell’ambito della <strong>comunicazione d’impresa</strong>, sia per quanto riguarda la necessità di intercettare e <strong>raggiungere nuovo pubblico</strong>. Vale a dire un target che in questo momento viene ovviamente a coincidere con i <strong>nativi digitali</strong> e implica il pieno sfruttamento del <strong>mobile</strong>, dei <strong>tablet</strong>, dei <strong>social network</strong>. E non a caso è proprio <strong>Facebook</strong> il canale su cui <strong>Universal Pictures</strong> punterà sempre di più per la promozione dei propri titoli, a partire dal film in uscita ad aprile <a href="http://www.screenweek.it/film/22486-Battleship"><em>Battleship</em></a>, che può vantare tra i propri interpreti la popolarissima popstar <strong>Rihanna</strong> e che quindi sarà veicolato anche sfruttando il seguito dell&#8217;interprete sul web.</p>
<p>Nuove sinergie sono tuttavia possibili anche con il <strong>product placement</strong>, ormai risorsa non solo finanziaria ma anche creativa, come nel caso del film <strong>Cattleya</strong>, distribuito da <strong>Universal</strong>, <a href="http://www.screenweek.it/film/26890-Lezioni-di-cioccolato-2"><em>Lezioni di Cioccolato 2</em></a> (uscita 11 novembre). <em>“Si tratta di un vero <strong>plot placement</strong>”</em> &#8211; ha spiegato Proietti &#8211; <em>“nato dal desiderio di Perugina di sviluppare un prodotto totalmente nuovo, un bacio bianco, intorno a cui finiscono per girare anche le storie dei protagonisti, impegnati nella sua creazione”</em>.  Un sistema promozionale dunque <em>“molto più evoluto e ben fatto, che porta il placement a un livello superiore”</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2791" title="Lezioni di cioccolato 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/Lezioni-di-Cioccolato-2-Foto-dal-set.jpg" alt="" width="465" height="319" /></p>
<p>Per quanto riguarda la <strong>comunicazione che proviene dalle sale cinematografiche</strong>, a intervenire è stato invece <strong>Paolo Protti,</strong> presidente <strong>Agis e Anec</strong>, che ha confermato come il mondo dell’<strong>on line</strong> sia ormai <em>“indispensabile e ineludibile”</em>. Sempre di più sono le strutture che si dotano di <strong>un loro sito e di un loro profilo Facebook</strong>, volto a <strong>fidelizzare i clienti</strong>. Strumenti a volte ancora più efficaci di quello considerato finora come la forma massima di promozione, cioè il <strong>trailer</strong>. <em>“Un recente studio dell’Anica ha dimostrato che vengono guardati con scarsa attenzione da chi è in sala, perché si tratta di un pubblico già informato”</em>.</p>
<p>Un problema che secondo <strong>Protti</strong> è tipico dell’<strong>esercizio</strong>, la cui <strong>comunicazione si è sempre rivolta prima di tutto al pubblico già noto.</strong><em>“Ci sono stati periodi in cui <strong>abbiamo cercato di attrarre nuove fasce di spettatori</strong>, in particolare con l’ammodernamento e l’adeguamento tecnologico dei cinema, <strong>ma a quanto pare non è bastato</strong>: il monte spettatori in Italia continua a oscillare tra i 100 e i 120 milioni, mentre ci sarebbero tutte le potenzialità per arrivare a 150. La Francia, il nostro stesso numero di abitanti, ne raggiunge 200”</em>.</p>
<p>In questo contesto grande importanza riveste non solo il web ma anche la <strong>carta stampata</strong>, ancora <em>“una nicchia che non possiamo permetterci di perdere”</em>. Dell’on line ha parlato infine anche il <strong>produttore Fulvio Lucisano</strong>, soffermandosi però in controtendenza sul lato negativo della disaffezione che la pirateria  crea nei giovani rispetto al luogo di fruizione per eccellenza del  film, cioè la sala cinematografica.</p>
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		<title>App per gustare le clip dei propri film preferiti, rimescolarli in maniera inedita e condividerli con gli amici: ecco il cinema &#8220;social&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 16:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da "Il Grande Lebowski" a "Jackass", Facebook si conferma una piattaforma promozionale a cui gli Studios non intendono rinunciare per implementare la propria offerta di film in streaming on line. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua la campagna delle major alla conquista di <strong>Facebook</strong>, un network diventato ufficialmente territorio di caccia da quando, a partire da marzo, la <strong>Warner Bros</strong> ha sdoganato questo nuovo canale di diffusione delle opere cinematografiche con un suo cavallo di battaglia quale <em><a href="http://www.screenweek.it/film/2984-The-Dark-Knight">The Dark Knight</a></em>. Ma altri Studios non hanno fatto attendere la propria controffensiva. Come ha ricordato <em><a href="http://www.variety.com/article/VR1118043359#.Toa5KsIwV6U.facebook">Variety </a></em>in una recente intervista a <strong>Jessica Schell</strong>, da poco appuntata vice presidente esecutivo nei settori dello sviluppo commerciale e  della pianificazione strategica di <strong>Universal Pictures</strong>, un esempio è quello del lancio via social network del Blu-ray del<em> <a href="http://www.screenweek.it/film/8168-Il-grande-Lebowski">Grande Lebowski</a></em>. Una release veicolata anche attraverso il web ma con una netta distinzione tra il <strong>video on the demand</strong> e <strong>Facebook</strong>, che  secondo <strong>Schell </strong>costituisce una specifica &#8220;piattaforma promozionale&#8221; in grado di avvicinare  in maniera proficua soprattutto i fan. Uno spazio in cui intercettare il proprio target quindi, piuttosto che un canale distributivo a sé stante, in cui fondamentale importanza viene ricoperta proprio dalla condivisione,  dalla ricerca di amici e di <em>&#8220;Like&#8221;</em>. </p>
<p><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/big-leboswki-su-facebook.jpg" alt="" title="big leboswki su facebook" width="500" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-2633" />Il servizio di streaming di Facebook, inaugurato appunto dall&#8217;ultimo <em>Batman</em>, offre in effetti opportunità diverse rispetto ad altre modalità di distribuzione dei film on line. La <strong>Paramount</strong>, ad esempio,  ha utilizzato la pagina di <em><a href="http://www.screenweek.it/db?q=Jackass+3D">Jackass 3D</a></em> per noleggiare l&#8217;intera saga dedicata al pazzo gruppo di stuntmen, compresi gli speciali creati solo per l&#8217;home video <em>Jackass 2.5</em>  e <em><a href="http://www.screenweek.it/film/25851-Jackass-3-5">Jackass 3.5</a></em>. Più in generale, gli utenti <strong>Facebook </strong>possono usufruire di sconti da regalare agli amici attraverso l&#8217;opzione &#8220;<em>Buy With Friends</em>&#8220;, abbattendo il costo già abbastanza appetibile di 30 crediti (cioè più o meno 3 dollari) per 48 ore di affitto del film. Di questi, il 30% è ciò che spetta al gestore del social network, così come succede per chi offre giochi on line o simili.</p>
<p>La convenienza per le major, conferma <strong>Schell </strong>di <strong>Universal</strong>, è raggiungere in modo capillare i fan dei film, di sicuro un numero ben nutrito nel caso del capolavoro dei fratelli <strong>Coen</strong>, ma anche di intercettarne di nuovi attraverso l&#8217;app &#8220;social theater&#8221; tramite cui la compagnia ha reso accessibile il film su <strong>Facebook</strong>. Un dispositivo che non solo permette di commentare e lasciare il proprio &#8220;mi piace&#8221; nelle conversazioni con gli altri utenti dello streaming, ma anche di avere il quadro completo delle impressioni riportate dai propri amici sul social network durante la visione. </p>
<p>Ancora più interessante il discorso delle clip video fornite dalle case di distribuzione, come nel caso della <strong>ClipApp</strong> gratuita della serie <em>Jackass</em>, che permette di combinare a piacimento i vari contenuti estratti dai 5 diversi film della saga, customizzarli e condividerli tramite <strong>Facebook</strong>. Insomma, sempre alla caccia di nuovi <em>&#8220;share&#8221;</em> e nuovi <em>&#8220;like&#8221;</em> che costruiscono la linfa vitale del nuovo passaparola &#8220;social&#8221;. </p>
<p>Fonte: <a href="http://www.variety.com/article/VR1118043359#.Toa5KsIwV6U.facebook">Variety</a></p>
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		<title>Flick Launch e Zentropaondemand.com: quando il VOD è indie</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/05/flick-launch-zentropaondemand-vod-indie-2171</link>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 07:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lars Von Trier lancia a Cannes il video on demand per il cinema d'autore, mentre su Facebook debutta la piattaforma per il noleggio dei titoli indie che non trovano distribuzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che il <strong>video on demand</strong> stesse assumendo un ruolo sempre più centrale nelle politiche distributive delle major americane, era un trend ormai noto e confermato. Meno scontato, invece, era che a salire sul treno dei contenuti audiovisivi fruibili su richiesta fossero le produzioni indipendenti e d&#8217;autore, per di più europee. Approfittando della vetrina di <strong>Cannes</strong>, l&#8217;originale e sempre provocatorio autore di <em><a href="http://www.screenweek.it/film/7127-Dancer-in-the-dark">Dancer in the dark</a></em>, <em><a href="http://www.screenweek.it/film/6746-Dogville">Dogville</a></em> e <em><a href="http://www.screenweek.it/film/19115-Antichrist">Antichrist</a></em>, <strong>Lars Von Trier</strong>, lancerà infatti la piattaforma <strong><a href="http://www.zentropaondemand.com/index_uk.php">Zentropaondemand.com</a></strong>: un sito Internet attraverso cui rendere accessibile tutto il catalogo della sua casa di produzione. </p>
<p>Al prezzo di 4 euro per le nuove uscite, 3 per i titoli d&#8217;archivio e di 1 per gli episodi tv e i cortometraggi, gli utenti avranno a disposizione l&#8217;intera filmografia del regista danese dal suo debutto nel 1984 a oggi, compresa la celebre serie horror per il piccolo schermo <em>The Kingdom</em>, ma anche opere più recenti di rilievo internazionale come il vincitore dell&#8217;Oscar <em><a href="http://www.screenweek.it/film/25503-In-un-mondo-migliore">In un mondo migliore</a> </em> di <strong>Susanne Bier</strong>. Immancabili infine i maggiori esponenti della corrente cinematografica fondata il decennio scorso da Von Trier, <strong>Dogma 95</strong>,  come <em><a href="http://www.screenweek.it/film/9091-Festen-Festa-in-famiglia">Festen</a></em> di <strong>Thomas Vinterberg</strong>, <em><a href="http://www.screenweek.it/film/9936-The-King-is-Alive">The King is Alive</a></em> di <strong>Kristian Levring</strong> e<em> <a href="http://www.screenweek.it/film/12118-Italiano-per-principianti">Italiano per principianti</a></em> di <strong>Lone Scherfig</strong>.</p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/zentropaondemand.jpg"><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/zentropaondemand.jpg" alt="" title="zentropaondemand" width="591" height="395" class="aligncenter size-full wp-image-2172" /></a>La notizia del lancio del nuovo servizio di <strong>Zentropa </strong>è apparsa su <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/von-triers-zentropa-launches-vod-187295">Hollywood Reporter</a>, che ha sottolineato come si tratti della prima volta che un sito VOD viene creato da una produzione indipendente per offrire i suoi film su internet. La piattaforma sarà operativa questa settimana a partire dal 18 maggio, giorno della presentazione alla <strong>Croisette </strong>dell&#8217;ultimo film di <strong>Lars Von Trier</strong>, <em>Melancholia</em>, ma intanto un altro passo è stato compiuto nel video on demand per il cinema indie. </p>
<p>Si tratta della startup <strong><a href="http://www.facebook.com/flicklaunch">Flick Launch</a></strong>, nata per distribuire esclusivamente via <strong>Facebook </strong>i titoli di filmmaker che non riescono ad accedere al circuito delle sale. Gli autori potranno uploadare le proprie opere sul social network pagando un contributo minimo di 250 dollari e stabilendo poi il prezzo a cui affittarle per una settimana, variabile tra 1 e 5 dollari. La piattaforma consente anche di stabilire un certo numero di visioni gratuite promozionali attivabili attraverso il &#8220;Like&#8221;, ovviamente non chiede la cessione dei diritti d&#8217;autore e trattiene per sé il 30% del costo del noleggio, lasciando il restante 70 al filmmaker. </p>
<p>Presentando il progetto di <strong>Zentropaondemand</strong>, l&#8217;AD della casa di produzione, <strong>Peter Aalbæk Jensen</strong>, ha esclamato: <em>&#8220;L&#8217;imperialismo culturale è cominciato&#8221;</em>! E sembra che passari proprio per la Rete. </p>
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		<title>Le età dei social network</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2010/03/le-eta-dei-social-network-937</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 09:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da chi sono frequentati i maggiori social network? La distribuzione per età degli utilizzatori dei siti di maggior successo di questi anni è sicuramente un dato utile anche per il marketing cinematografico, anche se poi le dinamiche dei sottoinsiemi che si creano all&#8217;interno di questi siti segmentano a loro volta in modo molto netto gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:center"><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2010/03/multimedia4362158873_1b07d8ede1_o.png" alt="4362158873_1b07d8ede1_o.png" border="0" width="500" height="" /></div>
<p><strong>Da chi sono frequentati i maggiori social network</strong>?</p>
<p>La <strong>distribuzione per età</strong> degli utilizzatori dei siti di maggior successo di questi anni è sicuramente un dato utile anche per il marketing cinematografico, anche se poi le dinamiche dei sottoinsiemi che si creano all&#8217;interno di questi siti segmentano a loro volta in modo molto netto gli utenti.</p>
<p>Detto questo ecco due rappresentazioni grafiche, riferite al mercato americano, che rendono molto bene l&#8217;idea, scegliete quella che vi piace di più. <a href="http://royal.pingdom.com/2010/02/16/study-ages-of-social-network-users/">Qui trovate l&#8217;articolo completo</a>.</p>
<div style="text-align:center"><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2010/03/multimediaAge-Demographics-On-Social-Networks-Sites.jpg" alt="Age-Demographics-On-Social-Networks-Sites.jpg" border="0" width="500" height="" /></div>
<div style="text-align:center"><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2010/03/multimedia4362938584_2e49f12faf_o.jpg" alt="4362938584_2e49f12faf_o.jpg" border="0" width="500" height="" /></div>
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