pirateria online

Lo stop di Pirate Bay non ferma i pirati

Il sito di The Pirate Bay, dedito al file sharing illegale, è stato messo fuori combattimento dall’operazione di sequestro dei server da parte della Polizia Svedese, operazione avvenuta il 9 dicembre scorso. Ma quanto la debacle del dominio più celebre di download illecito, nato nel 2003, ha effettivamente influito sull’andamento della pirateria online? E quanto ne ha fermato la crescita? Secondo i dati forniti da Excipio, società internazionale specializzata nel monitorare l’andamento della pirateria online, l’8 dicembre un totale di 101.5 milioni di indirizzi internet erano coinvolti in azioni di download illecito (non solo di film, ma anche di show televisivi, musica, videogame, ecc).

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Pirate Bay, sequestro in Svezia: offline il sito pirata

È la fine di Pirate Bay, il maggiore sito internet di file sharing illegale? La Polizia svedese ha sequestrato martedì server, computer o ogni tipo di altra attrezzatura che The Pirate Bay aveva in una località nei pressi di Stoccolma. In seguito all’operazione, che le forze di Polizia hanno effettuato contro la violazione del diritto d’autore, il sito è andato offline e non è risultato accessibile da chi si collegava, salvo ricomparire qualche ora dopo con un dominio del Costa Rica. Ma non si trattava di un nuovo sito vero e proprio, ma di un proxy-mirror, ovvero di una copia del sito originale da cui però è impossibile scaricare i contenuti.

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I Pirati attaccano Sony, rubati cinque film

Attacco informatico in piena regola alla Sony Pictures Entertainment. Un gruppo di hacker che si fa chiamare Guardians of Peace, lunedì è riuscito ad infiltrarsi prima nei computer di New York della Sony Pictures e poi in quelli sparsi in tutto il mondo, spingendo così la società a spegnere per precauzione quelli della sede di Los Angeles e causando di fatto il blocco di ogni attività. Ma quel che più conta in seguito all’attcco sono protamenti comparsi online, sulle piattaforme di file-sharing le copie DVD screener di cinque pellicole prodotte dallo studio: Fury ancora in programmazione nelle sale americane e gli inediti Annie e Mr. Turner (in uscita a dicembre), Still Alice (previsto per il 16 gennaio 2015) e To Write Love on Her Arms (marzo 2015).

Fury - Foto del Film

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Chris Dodd: il presidente dell’MPAA invoca l’alleanza tra cinema e high-tech al Festival di Roma.

Ieri il VII Festival Internazionale del Film di Roma è stato teatro dell’incontro con uno dei personaggi più in vista dell’industria cinematografica americana, vale adire Chris Dodd: ex-senatore democratico che ricopre da un anno e mezzo la carica di CEO e presidente dell’MPAA – Motion Picture Association of America, associazione sostenuta dalle sei principali major hollywoodiane più la CBS per farsi carico di rappresentare le istanze del settore, sia presso gli organi legislativi che a livello internazionale e nel rapporto con altri  importanti player privati coinvolti a vario titolo nel mercato. Nella sua prima visita italiana in veste di leader di questo organismo, Dodd ha partecipato al convegno intitolato “L’Industria Audiovisiva: una risorsa per la cultura, una ricchezza per il Paese”, ospitato dal Festival con la partecipazione anche del presidente Anica, Riccardo Tozzi.

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Google: “I sei modelli di business della violazione del copyright”.

Quello che spesso si tende a dimenticare della pirateria online, è che costituisce anch’essa una componente del mercato. Spesso supplisce al mancato incontro tra domanda e offerta di contenuti sul web, per motivazioni che possono andare dalle carenze del servizio, alla sua scarsa flessibilità di fruizione, a questioni di prezzo ecc. (qui una piccola panoramica che vi avevamo proposto qualche temo fa). La pirateria, inoltre, può costituire un mercato a sé stante, o almeno è quello che vuole mettere in luce uno studio realizzato da Google e dalla Siae inglese per la Musica (PRS for Music), intitolato “I sei modelli di business della violazione del copyright”.

 

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Il bilancio Hadopi: in calo la pirateria e l’interesse per il P2P. [Infographic]

Se in Italia l’Anica auspica un rapido sblocco dell’impasse creata dal vulnus legislativo che secondo l’Agcom le impedirebbe di regolamentare la tutela della proprietà intellettuale online (vedi la nostra intervista di ieri al presidente Riccardo Tozzi) e se negli USA, dopo la chiusura si Megaupload, la MPAA – Motion Picture Association of America è tornata a incalzare i cyberlocker definiti “canaglia” (rogue, il termine originale), in Francia si cominciano a fare i conti sull’Hadopi, acronimo di Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur l’Internet, a un anno e mezzo dall’avvio delle sue attività.

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