Archivio per il tag ‘Pirateria’

lug
14
2009
0

I teenager e il consumo dei media secondo (lo stagista di) Morgan Stanley

E’ proprio vero che basta un nome altisonante per dare a delle informazioni che sono alla portata di tutti una rilevanza e un’evidenza che dovrebbe essere scontata, perché basta guardarli per capire che è così, ma a quanto pare non lo è mai abbastanza.

Capita così che un quindicenne inglese, durante il suo stage estivo alla Morgan Stanley, riceva l’incarico di scrivere un dossier sul rapporto tra lui (e la sua generazione) e i media.

Orde di dirigenti ed analisti scoprono così (senza nulla togliere al teenager in oggetto, che è sicuramente un miglior osservatore del mondo rispetto a quelli che ci consigliano quali azioni comprare e quali no) che: 1) i teenager odiano la pubblicità invasiva; 2) la carta stampata (print media) per loro è irrilevante; 3) non pagano per la musica, la scaricano illegalmente oppure la ascoltano in streaming e molti di loro non hanno mai comprato un cd; 4) la radio è morta; 5) anche la TV non si sente tanto bene (due considerazioni scontate quando hai a disposizione via internet una cosa che si chiama on-demand, quello che vuoi, quando vuoi, come lo vuoi); 6) non usano Twitter perché in troppo pochi leggono quello che scrivono; e via dicendo.

In questa sede la considerazione più importante riguarda il fatto che i teenager continuano a spendere soldi per andare al cinema, ma soltanto perché è un’attività sociale e, spesso, scelgono il film direttamente lì, quando sono arrivati in sala.

Che il valore aggiunto del cinema sia, per i ragazzi, una dimensione sociale (per altri un’esperienza di visione comunque diversa) lo si è sempre detto e proprio su questo il cinema può lavorare per continuare ad avere un pubblico che non ha nessuna intenzione di abbandonarlo.

Quanto alla lotta alla pirateria dovrebbe essere sempre più evidente che si tratta di un fenomeno che minaccia non tanto le sale, quanto lo sfruttamento successivo del film. Uno sfruttamento che, a differenza di quanto è accaduto per la musica, avrebbe ancora l’occasione per offrire delle opportunità legali al passo con i tempi, prima che i film diventino tali e quali alla musica. E siamo già a buon punto.

mag
27
2009
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CineGuru.biz Cold News # 23

Cineguru.biz Cold News è una raccolta di link a news che ritengo interessanti per i temi trattati in questo blog e a cui ho potuto dedicare solo un breve commento.

- Un post di Michael Lynton, il CEO della Sony Pictures Entertainment, su come “preservare la creatività online” ha scatenato centinai di commenti e almeno due risposte significative. TechDirt gli risponde punto per punto, Mashable gli da addirittura del matto, eppure i suoi obiettivi, così come molti punti di vista di chi le cose le produce e deve continuare ad avere dei buoni motivi per farlo, non sono certo sbagliati, ma il modo in cui sembra concepire internet è assolutamente limitato. Possibile che nei due schieramenti contrapposti debbano esserci solo visioni parziali e di parte di due realtà che potrebbero farsi reciprocamente un gran bene e invece non sono in grado di trovare una mediazione?

- Zambardino intervista Francesco Pizzetti, presidente per l’Autorità garante dei dati personali. Assolutamente, ci vuole cultura digitale prima di ogni altra cosa, nel discutere di leggi e regolamentazioni bisognerebbe poi distinguere in base alla dimensione dell’iniziativa di cui si parla.

- Due commenti sulla nomina del comitato antipirateria. Condivido il punto sul conflitto di interessi e, ovviamente, sul fatto che il comitato sembra più insediato per punire che per “combattere” costruendo l’alternativa legale che è l’unico modo per debellare realmente la pirateria.

- E-duesse.it ristruttura il sito e aggiunge la possibilità di interagire lasciando i commenti e inserendo un forum. Ho presentato i miei omaggi e mi complimento per il passo avanti, anche se mettere qualche link verso l’universo esterno, soprattutto se si parla di siti internet, non guasterebbe.

- Idee per nuove serie tv provenienti dalla rete, condivido i dubbi di Gabriele, il guaio però è che con la rete si guadagna ancora nulla.

- Gli investimenti pubblicitari nel periodo gennaio-marzo 2009 secondo Nielsen Media Research.

- Lo stato della banda larga in Italia.

- Interessante contributo/analisi sul futuro della stampa online.

- BadTaste analizza il caso homevideo di Twilight, che è, appunto, un caso. Col “marchio” Twilight, a quel target di riferimento, si potrebbe vendere qualsiasi cosa. In chiusura del post si affronta l’argomento su cui ho insisto più volte: la pirateria non verrà mai sconfitta senza un’offerta legale competitiva.

- Apple ha brevettato i chioschi per il download di film, serie tv e musica dove non c’è possibilità d’accesso via wi-fi ad iTunes, tipo mi scarico un film prima di partire per un ungo viaggio.

- La famosa copia lavorazione “pesce d’aprile” di Wolverine è stata scaricata più di 4 milioni di volte, sapere se questo sia stato effettivamente o meno und anno per Fox è impossibile da dimostrare, ma il film è stato comunque un successo.

- RealD ha annunciato il primo proiettore mobile in 3D, io lo voglio, anche se non saprei cosa vederci.

mag
13
2009
0

CineGuru.biz Cold News # 22

Cineguru.biz Cold News è una raccolta di link a news che ritengo interessanti per i temi trattati in questo blog e a cui ho potuto dedicare solo un breve commento.

- Bellissimo articolo di The Big Picture sul rapporto tra chi fa previsioni al Box Office e le Major. A quanto pare gli executive degli studios preferirebbero previsioni al ribasso temendo i commenti del lunedì, diventerà così anche da noi?

- La Pixar, onorata il prossimo settembre a Venezia, apre una nuova sede produttiva in Canada dedicata alla produzione di tutto quello che non è lungometrggio. Intanto, a Cannes, Up! è ancora una volta un capolavoro.

- In Francia è stata approvata una legge anti p2p su cui c’è molto da obiettare.

- Zambardino interpreta Murdoch e riflette sulla differenza tra Usa e Europa. Io penso che i quotidiani, quelli che hanno un nome che può rappresentare un valore per un gruppo di lettori non troppo tecnologicamente avanzati, dovrebbero davvero andare a pagamento finché c’è qualcuno disposto a riconoscere tale valore. Chi comincerà prima guadagnerà più a lungo e avrà più tempo per ridefinire il proprio modello in un tempo in cui aggregatori e singoli giornalisti/blogger/cittadini produrranno l’informazione.

- I video che hanno superato i 100.000.000 di visualizzazioni su internet, da notare Twilight e Hannah Montana.

- Se l’Enterprise non decolla in Italia è a causa di un problema culturale, almeno questa l’opinione che si evince dai commenti a questo mio post

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- Disney entra in Hulu e il mondo dello streaming legale va avanti!

- Il 14 maggio Somedia organizza un incontro sull’universo Kids, quello 0-12.

mag
13
2009
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La pirateria viaggia anche via Twitter

Twitter è un popolare servizio di messaggistica istantanea, di dice anche microblogging, che fa una cosa così semplice, come gli SMS, da essere diventato il mattone costituente di molti servizi, anche sofisticati.

Da sistema personale che permette di restare in contatto con i propri amici è cresciuto anche in altri ambiti e in quello aziendale è diventato un potente strumento di informazione e di CRM (customer relationship managament).

Ha fatto scuola il caso di Starbucks, mentre in Italia è molto interessante l’esperimento di Atacmobile. BreakingNews è stato il primo “media” a dare notizia del terremoto all’Aquila, mentre dalle nostre televisioni e agenzie non arrivava ancora nulla, e anche noi lo utilizziamo per dialogare con i lettori di ScreenWEEK.it o diffondere informazioni dagli altri nostri blog e siti.

E’ ovvio che su questo, come su ogni altro sistema online, si siano visti circolare a volte link a materiale pirata, ma oggi mi sono imbattuto in un vero e proprio meccanismo di uso di Twitter per promuovere un sito che sembra diffondere materiale pirata spacciandosi per legale.

Ho infatti ricevuto la notifica da parte di questo utente, dal nome AngelsDemons09, che ho seguito perché sempre interessato alle iniziative relative al cinema e arrivato sul profilo di questo utente ho scoperto che non c’è alcun aggiornamento, se non un invito ad andare su un sito che offre oltre 100.000 “Movies and Tv Shows FREE”.

Il tipo di “servizio” offerto dal sito, attraverso il download di un client, non è certo diverso da quello proposto da siti nell’occhio del ciclone come The Pirate Bay, ma in più c’è l’aggravante di essere a pagamento (dopo un mese di prova) e di dare una parvenza di legalità a chi può utilizzarlo in buona fede.

Stupisce poi l’uso di Twitter come mezzo di promozione del “servizio” stesso usando un film di grande richiamo come Angeli e Demoni.

Scritto da Davide in Cinema, Distribuzione
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apr
22
2009
3

Dobbiamo battere la pirateria con un’offerta più ganza!*

Dopo aver passato anni a discutere di pirateria, anche online, sostenendo che non ha senso combatterla senza aver creato una vera alternativa legale che soddisfi la domanda di prodotti audiovisivi di qualità fruibili attraverso il computer e le sue periferiche (compreso il televisore), non penso che ci sia molto da aggiungere ad un dibattito in realtà inesistente, almeno nella sua parte propositiva.

Il problema è che mentre negli USA ci sono degli operatori che hanno immediatamente e direttamente a cuore il ritorno economico dall’opera audivisiva, le Major, e in altri paesi Europei (o dell’est del mondo) un mercato sufficientemente grande da giustificare l’ingresso di nuovi player, da noi, banalmente, mancano le entità “istituzionalmente” interessate a sviluppare il settore del download legale, sia definitivo che in noleggio. O, meglio, entità che abbiano nella loro mission aziendale, nei loro cromosomi, l’obiettivo e i budget per farlo.

Così mentre negli USA sono le Major stesse che creano Hulu e progetti analoghi, oppure decidono di usare YouTube come canale distributivo, bisogna considerare che da noi le stesse Major hanno una presenza tattica e, salvo sporadiche eccezioni, non strategica. Sono cioè entità destinate allo sfruttamento di uno o più canali di distribuzione già definiti di un prodotto, non certo a crearne uno nuovo.

Potrebbe essere diverso per le due Major italiane, 01 Distribution e Medusa, se non fosse che fanno entrambe riferimento a due broadcaster per i quali il cinema (e le fiction tv) serve ad impreziosire e dare dignità ad un palinsesto altrimenti in balia dei reality e, coerentemente con tali obiettivi, rientrare in un tentativo di estensione online dell’offerta del broadcaster stesso. Estensioni che al momento appaiono abbastanza tristi.

Non parliamo poi degli operatori telefonici e ISP, che possono anche creare bundle con offerte di cinema on demand ma fanno un altro mestiere, quello di vendere connessioni ad internet sempre più veloci: a loro interessa che in rete ci sia contenuto che transita (più ce ne è e più è gratis, meglio è), non certo fare business vendendo quel contenuto.

Quindi, mentre le Major si possono muovere nel nostro paese solo per attuare le strategie decise all’estero, i broadcaster vogliono i diritti di film e serie tv per loro al fine di inserirli nei loro tentativi di riproposizione online del modello televisivo, gli operatori telefonici fanno un altro mestiere, l’Italia continua a non avere una seria alternativa legale alla pirateria.

A conferma di questa analisi sta il fatto che le migliori considerazioni sull’argomento vengano nel nostro paese da chi i film li fa, come Paolo Virzì, o li produce, come Riccardo Tozzi, di cui seguono due interviste raccolte da Gabriele Niola.

Rispetto alla lentezza di cui parla Riccardo Tozzi vorrei solo ribadire che il vero problema della pirateria è che quando arriverà un evento traumatico tale da smuovere la lentezza di questi fenomeni sarà, purtroppo, come è già in gran parte per la musica, troppo tardi.

Questo perché nell’assenza di un’offerta legale la domanda trova ovviamente soddisfazione alle sue richieste attraverso canali pirata che sono tutt’altro che immediati e di facile accesso per l’utilizzatore medio della rete. Il vuoto di presenza legale è riempito da decine di iniziative che, anche vestendosi di una legalità, si affiancano a chi ci arriva spontaneamente o con l’aiuto di amici più esperti nell’introdurre nuovi consumatori alle diverse opportunità offerte dalla pirateria.

Ecco quindi che non solo si radica negli utenti, spesso anche in buona fede, l’abitudine a non pagare per un contenuto in cui ci si può imbattere come per un video qualsiasi di YouTube, ma diventano anche d’uso comune gli strumenti attraverso cui si realizza la pirateria stessa.

Non ci saranno “eventi” traumatici, semplicemente, un giorno, i conti non torneranno più così, come già non tornano quelli delle case discografiche, costrette a ridefinire pesantemente e drasticamente i loro modelli di business. E se questo non ha portato ad una scomparsa della musica è semplicemente perché produrre una canzone, anche di eccellente livello, è molto meno costoso che produrre un film.

Nel vuoto di progetti legali italiani, inintenzionale per alcuni e sistemico per altri, è necessario che, a fare qualcosa, siano proprio, anche da noi, coloro che hanno come core business la produzione del film, non un suo canale di distribuzione. Il motivo è semplice: le strade intraprese dagli altri operatori, non a caso esclusivamente repressive, non hanno a cuore la difesa dell’economia della produzione, ma del proprio canale distributivo.

E’ successo alla musica con il cd, sta accadendo al cinema con i DVD e accadrà con gli altri canali di distribuzione. In questo il “cinema in sala”, o il film al cinema che dir si voglia, rischia di essere doppiamente vittima perché a differenza degli altri canali, definiamoli “domestici” o “personali”, di sfruttamento del film, non è in diretta competizione con internet e finisce per subire le conseguenze della difesa dei canali distributivi che lo sono.

Il film al cinema è l’unico ad avere un valore aggiunto ed un carattere distintivo, il grande schermo e l’aspetto sociale, rispetto alla fruizione sul televisore mediata dal DVD o dal “segnale” terrestre o satellitare che sia. Questo carattere distintivo, più che le finestre secondo me, ha mantenuto in vita il cinema con l’avvento della televisione e dell’homevideo e non vedo perché non dovrebbe farlo ora che è semplicemente arrivato sul mercato un mezzo alternativo al DVD e alla Tv.

L’irrigidimento del sistema a protezione degli altri canali e, soprattutto, una lotta solo repressiva alla pirateria, possono invece trasformare una questione che si dovrebbe risolvere con l’apertura di un nuovo mercato in una battaglia ideologica, che danneggerebbe tutto il settore.

Non ho parlato qui della stima sui danni della pirateria e del profilo del pirata italiano perché si tratta non solo di dati che altri hanno già criticato, ma perché penso che il settore dovrebbe preoccuparsi di quanto detto sopra più che di misurare un fenomeno che via, via colpirà tutti, per mancanza di alternative.

Sull’argomento segnalo anche, sempre via gparker, Vittorio Zambardino, che mi sembra concluda in modo del tutto analogo.

* Per il titolo del post ho preso in prestito una frase di Paolo Virzì.