Pirateria

Pirateria: Game of Thrones batte il suo stesso record con la nuova stagione, riapre la questione VOD

Non gli è bastato aver mandato immediatamente in crash HBO Go, il servizio on demand dedicato agli abbonati della popolare emittente televisiva americana. La quarta stagione del seguitissimo Game of Thrones ha debuttato domenica battendo il suo stesso record, non proprio entusiasmante, in fatto di pirateria. Il primo dei nuovi episodi ha superato, in molto meno di 24 ore, i livelli di diffusione illegale in rete raggiunti dall’esordio della terza serie: secondo il monitoraggio effettuato dell’agenzia Excipio, si tratterebbe di 1,17 milioni di indirizzi unici di IP che hanno effettuato l’accesso ai torrent del serial nelle prime 15 ore dalla sua comparsa sul web.

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Popcorn Time: il VOD pirata che ha infiammato il web

Normalmente il sorgere di una nuova destinazione su cui trovare e vedere film in materia illecita non sarebbe notizia da fare il giro del mondo. Siti pirata sorgono e scompaiono di continuo, ma l’applicazione Popocorn Time in poco più di una settimana ha attirato su di sé l’attenzione del settore audiovisivo a livello internazionale, con una semplice mossa che sembra aver sconvolto l’industria: rendere facilmente accessibile, navigabile e fruibile l’offerta pirata. Nessun costo di attivazione, né pubblicità: lo scopo dichiarato degli sviluppatori dell’applicazione, di provenienza argentina, era quello di lavorare senza retribuzione a una tecnologia capace di facilitare il reperimento e lo streaming dei film messi a disposizione dagli utenti del web, da titoli di recentissima uscita fino ai grandi classici della cinematografica. Un click su un poster e partiva la visione, con tanto di vasta scelta di sottotitoli, sempre forniti dagli internauti in diverse lingue. Il Netflix della pirateria, come è stato subito definito dalla stampa internazionale, che ne ha creato un vero e proprio caso, portando alla quasi immediata  rimozione dell’app.

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American Film Market – La classifica dei 100 film più piratati

Quali sono i film più scaricati illegalmente del 2013? In occasione dell’American Film Market (AFM) che si sta svolgendo a Santa Monica (California) la CEG TEK International ha presentato la sua classifica dei 100 titoli più piratati del 2013. In prima posizione Elysium con una media mensile di 4,8 milioni di download abusivi su scala mondiale tramite BitTorrent.

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Copyright: il sito Piracydata vuole dimostrare i danni delle window

Uno dei vantaggi più volte citati per sostenere l’urgenza di una solida offerta legale di prodotti audiovisivi in Rete, è la sua centralità nel combattere le forme illecite di sfruttamento di titoli cinematografici e televisivi. In un contesto in cui gli spettatori sono sempre più connessi ed esigono maggior flessibilità nella distribuzione dei contenuti, di cui vogliono fruire in qualsiasi momento e su qualsiasi tipo di dispositivo, la disponibilità di servizi di video on demand è fondamentale per impedire che una parte della domanda resti insoddisfatta e si rivolga, con grande probabilità, alla pirateria. Ma cosa succede quando tale disponibilità viene limitata dalle logiche distributive tradizionali, che prevedono delle finestre temporali ancora piuttosto lunghe in cui il prodotto non può essere offerto al di fuori delle sale? Ha provato a mostrarlo con chiarezza il sito Piracydata.org, mettendo a  confronto la top 10 dei film più piratati delle ultime settimane (regolarmente fornita dal sito TorrentFreak) con la loro presenza su portali per il noleggio o l’acquisto online. Senza grande sorpresa, è emerso come molti dei titoli in questione non fossero disponibili per essere affittati, e praticamente nessuno fosse presente su siti dedicati solo allo streaming.

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Copyright: Google di nuovo nel mirino del fronte antipirateria

La MPAA (la Motion Picture Association of America, che riunisce le sei principali major hollywoodiane) torna all’attacco di Google e degli altri grandi portali Internet sul tema della pirateria. Se circa un anno fa l’associazione ha salutato come un successo l’impegno di Big G a modificare il proprio algoritmo per eliminare dai risultati di ricerca i contenuti offerti in violazione del copyright, ora Hollywood torna a bacchettare la Silicon Valley, sulla scia di uno nuovo studio che dimostrerebbe il ruolo preponderante giocato dai colossi del web nell’alimentare il traffico verso siti “malevoli”.

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Agcom: le critiche al testo che dovrebbe intensificare il contrasto alla pirateria

Nessuna penalizzazione degli utenti, bensì un occhio più severo verso le violazioni “di massa” del copyright; garanzia del contraddittorio e nessuna restrizione ai diritti fondamentali dei naviganti della Rete, in particolare alla privacy ma anche alla libertà d’espressione del pensiero. Queste le premesse con cui l’Agcom, l’Autorità garante per le comunicazioni ha approvato a fine luglio uno schema di regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, attualmente oggetto di una consultazione pubblica di 60 giorni. Nonostante questo periodo di vaglio stia ormai giungendo al termine, non sono mancate le proteste e le critiche al nuovo quadro normativo, che secondo alcuni esperti e soprattutto secondo i provider non assicurerebbe affatto quelle che l’Agcom ha descritto come le premesse del regolamento. Il rischio denunciato, in particolare, è che gli utenti della Rete finiscano comunque nel mirino dell’Autorità, se non in qualità di downloader, in quella praticamente speculare di uploader di contenuti lesivi del copyright, e che di conseguenza i grandi operatori del web siano costretti, nei fatti, a un controllo delle informazioni scambiate dai privati sul web.

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Antipirateria: l’Internet Society chiede a provider regole chiare, imparziali e improntate all’interesse comune

La lotta alla pirateria, anche se praticata da privati e non da enti istituzionali, deve essere basata su misure imparziali e trasparenti, nonché sull’informazione corretta e completa degli utenti sulle norme vigenti. Questo è quanto ribadito dall’Internet Society (ISOC), organizzazione internazionale non governativa impegnata nella diffusione della Rete e  della sua cultura, in una sere di principi rivolti a tutti gli operatori che intraprendono iniziative volontarie contro la violazione del copyright. La questione, ovviamente, nasce soprattutto in merito al Copyright Alert System (CAS), il sistema di notifiche e disincentivi che i provider hanno adottato negli USA di comune intesa con i fornitori di contenuti, al fine di limitare le violazioni al diritto d’autore sul web.

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Offerta legale e autoregolamentazione dei siti, ecco i punti cardine della nuova normativa Agcom contro la pirateria

Dopo la lunga attesa di un aggiornamento del quadro normativo italiano in materia  di antipirateria, l’Agcom presieduta da Angelo Marcello Cardani ha inifine risposto alle esigenze degli operati dell’industria culturale adottando uno schema di regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica. Si tratta di un documento volto a definire prima di tutto l’ambito di intervento dello stesso Garante in materia di difesa del copyright sul web, nonché a stabilire tanto le procedure per la denuncia delle violazioni, quanto i provvedimenti da attuare in mancanza della cessazione dei comportamenti lesivi della proprietà intellettuale.

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Lotta alla pirateria: serve lo sviluppo dell’offerta legale

Nonostante l’industria culturale continui a sentire fortemente l’esigenza di una normativa per la difesa del copyright adeguata agli attuali livelli tecnologici, l’adozione di un apposito Regolamento da parte dell’Agcom, salvo un eventuale intervento in materia da parte delle Camere,  non è l’unica misura su cui puntare per un efficace contrasto alla pirateria. A sottolinearlo è stato lo stesso garante per le Comunicazioni, in occasione di un workshop tenuto la scorsa settimana alla presenza non solo dei principali stakeholder dell’industria dell’intrattenimento, ma anche di rappresentanti provenienti da analoghe Authority comunitarie ed europee, in grado di fornire un confronto sui principali modelli e le criticità riguardanti la tutela della proprietà intellettuale in Rete.

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Viacom Vs. YouTube: nessuna violazione del copyright per il portale video

Nella battaglia delle grandi media company contro la pirateria, a segnare un punto importante stavolta è stata YouTube, che ha infine prevalso nella contesa con il colosso dell’entertainment Viacom. Si è infatti conclusa con un niente di fatto la causa da un miliardo di dollari intentata da quest’ultimo contro il portale video di Google, citato in giudizio nel 2007 con l’imputazione di aver violato deliberatamente le norme statunitensi sul diritto d’autore, permettendo ai suoi utenti di uploadare contenuti non autorizzati.

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