Archivio per il tag ‘Pirateria’

gen
31
2012
0

Obama diventa social: il Presidente parla di economia, attacchi militari e SOPA in videoconferenza su Google+

Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di Google+ che hanno avuto l’occasione di confrontarsi in diretta online con il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Una mossa tanto più indicativa quanto il capo dell’esecutivo statunitense aveva già illustrato le proprie linee programmatiche per l’attuale e per il prossimo mandato nel tradizionale discorso sullo State of the Union della settimana scorsa. La “chiacchierata” su Internet è però servita a mettere il Presidente a confronto con intervistatori e domande meno consuete, tra cui una serie di quesiti stilati anticipatamente dagli utenti di YouTube, sui temi più disparati: dalla situazione economica, con tanto di presa visione del curriculum di un ingegnere disoccupato, alla scuola, agli interventi militari e alla pirateria su Internet.


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nov
21
2011
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Stop Online Piracy Act: la rivolta del web (e non solo) al disegno di legge antipirateria USA

La settimana scorsa alla Camera del Congresso degli Stati Uniti si sono aperte ufficialmente le audizioni riguardo al controverso Stop Online Piracy Act (SOPA), un disegno di legge volto a coinvolgere i provider nel contrasto alla violazione del copyright in Rete e ad aumentare lo spazio di manovra delle aziende e dello stesse autorità federali nell’oscuramento delle pagine web in cui vengono sfruttati illegalmente contenuti coperti da diritto d’autore. Ma nonostante l’appoggio bipartisan alla lotta alla pirateria e la forte attività di lobbying delle major dell’entertainment, cresce il fronte dell’opposizione che osteggia una normativa considerata di natura eccessivamente censoria.   Leggi il resto »

ott
28
2011
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Fronte antipirateria: dagli USA all’Europa con la sentenza Newzbin2

STATI UNITI.  L’appello è stato forte e deciso: è tempo per la Silicon Valley di abbandonare i propri pregiudizi riguardo all”industria dell’intrattenimento, considerata in genere come tradizionalista e obsoleta, e allearsi con Hollywood per la lotta contro la pirateria. A pronunciarlo, come riferisce The Wrap è stato l’ex-senatore degli USA Chris Dodd, attualmente a capo della Motion Picture Association of America, che ieri è tornato sul tema in un incontro ospitato dalla Society of Motion Picture and Television Engineers (SMPTE). Ed è proprio agli ingegneri che si è rivolto Dodd, sollecitandoli ad agire presso i provider affinché tolgano pubblicità e ogni altro mezzo di sostentamento ai siti torrent che violano il copyright.

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ott
05
2011
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Pirateria: per Isicult quasi 500 milioni bruciati nel 2010. Ma l’Agcom rassicura, “non saremo gli sceriffi del web”.

Nonostante l’incedere della crisi, l’industria audiovisiva italiana produce valore nell’ordine di 12 miliardi di euro, pari a circa l’1% del PIL, impiegando 50mila lavoratori in una realtà composta da 12mila imprese coinvolte nella filiera. In maniera più generale, l’audiovisivo produce un volume d’affari di 25 miliardi, che  raggiungono i 230 se si prende in considerazione il settore dell’industria della creatività nel suo complesso, cioè anche moda e turismo. Ma quanto toglie la pirateria a questa industria così centrale nel panorama economico italiano? Risponde Italia: a Media Creative Nation, la ricerca presentata oggi da IsiCult  (Istituto italiano per l’industria culturale) nell’ambito del convegno Italia Audiovisiva: diritto d’autore e creatività, ospitato presso la Biblioteca Casanatense del MiBac. Secondo lo studio presentato dall’ente, che tra i suoi soci vede anche Rai e Mediaset, il danno causato dalla circolazione di contenuti illegali in rete, per il solo anno 2010, è quantificabile in 496 milioni di euro, di cui la maggior parte sottratti all’home video (26,6% dal noleggio e il 31% dalla vendita) seguito a ruota dalle sale cinematografiche, la cui perdita si quantifica in più di 100 milioni, e poi a scendere il VOD,  la Tv on Demand e pay per view, i canali satellitari.

“Un lavoro interessante che va a coprire un vulnus conoscitivo”, ha commentato a proposito il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, ovviamente tra gli ospiti di onore di un dibattito tutto incentrato sulla funzione del copyright quale risorsa irrinunciabile per la sopravvivenza e la produttività dell’industria creativa. Dibattito che ha visto tra gli altri ospiti anche il Ministro della Cultura Giancarlo Galan, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, il vice direttore generale Rai Giancarlo Leone, Maurizio Costanzo nel ruolo di moderatore, il  critico televisivo e docente universitario Aldo Grasso,  il giornalista economico Oscar Giannino e il  presidente Anica Riccardo Tozzi.

“Non vogliamo diventare gli sceriffi della rete come insinuato da alcuni organi stampa”, ha chiarito in particolare Calabrò con riferimento alla nuova regolamentazione elaborata dall’Authority su mandato della UE: “È l’Europa che ci impone di intervenire come pionieri in un campo così delicato. Noi abbiamo deciso di farlo nella maniera che ci sembrava giuridicamente più corretta e compatibile con i dettami costituzionali”. Finora, secondo il presidente Agcom, l’unico vero Paese che è riuscito a imporre il suo controllo su Internet è la Cina, ma la conquista sa di autoritario: “Noi non spingiamo i provider a censurare i siti e non ci riserviamo un potere di oscuramento. Se un contenuto viola il copyright,  l’Autorità può solo chiederne la rimozione al proprietario del sito da cui può essere fruito”.

Una normativa che Calabrò giudica estremamente liberale, basata su un sistema di pesi e contrappesi con al centro l’unico obiettivo di far collimare la libertà di chi naviga in rete con quella degli autori dei contenuti. Il Ministro Galan, pur invitando a un maggior coraggio in materia, plaude a un quadro regolamentale addirittura più avanzato di quello della Francia, dove “si punisce il ragazzino che scarica un qualcosa che gli viene offerto dalla Rete, mentre noi puntiamo a responsabilizzare i provider di tali contenuti”.

C’è anche chi vorrebbe vedere sposata la linea dura, come Fedele Confalonieri, secondo cui perfino la tolleranza diffusa verso la pirateria rientrerebbe in un preciso “clima culturale e ideologico” avverso a Mediaset. Per Tozzi, invece, si tratta di distinguere bene tra Internet quale mezzo di comunicazione, e in quanto tale libero da ogni tipo di condizionamento, e Internet come mercato. Anche perché, spiega, la logica della gratuità è miope: “Il ragazzo che vuole avere la musica subito e a costo zero, e se ne frega di un calo del mercato di oltre il 70%, non si rende conto che sta ascoltando sempre più library e sempre meno musica nuova”. Tozzi parla di  “clima totalitario” che vede gli editori come “parassiti e sfruttatori”, ma che non si accorge di come sostanzialmente i grandi portali come Google e simili non svolgano un ruolo poi così diverso da quello di tv e  altri media, cioè “vendere teste alla pubblicità”.

mag
20
2011
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Copyright: continua la battaglia delle major contro Zediva, mentre in UK non passa il “fair use” sostenuto da Google

In un momento in cui l’offerta legale di film in streaming prende sempre più piede attraverso l’ascesa di Netflix ed altri sistemi di noleggio on line come YouTube Movies, continua ad essere controversa e sfumata la linea tra pirateria e VOD nella causa che vede contrapposti gli Studios americani al sito internet Zediva.

Lo scorso mese, le major Warner Bros, Disney, 20th Century Fox, Paramount e Universal hanno portato in tribunale la società californiana, reclamando il risarcimento danni e la chiusura del sito che chiede ai suoi utenti un contributo di 1.99 dollari per affittare film in primissima visione, cioè non ancora disponibili sulle principali piattaforme di vendita e noleggio sul web.

Un comportamento che assicura a Zediva un notevole vantaggio competitivo su Amazon, iTunes e la stessa Netflix, che ha già affrontato con molti degli Studios in causa la questione della “window” tra uscita in homevideo e uscita sul proprio catalogo, specialmente on line, stabilita per lo più a 28 giorni dalla release nei videostore.

Ora però Zediva - secondo quanto riferito da Wired - starebbe passando al contrattacco, negando l’accusa mossa dalla Motion Picture Association of America di aver infranto le regole sul copyright e richiedendo l’approvazione da parte del giudice della sua nuova tipologia di servizio.

La difesa sostiene infatti che l’offerta di Zediva consiste semplicemente nel rendere disponibili su richiesta i DVD acquistati all’ingrosso, vale a dire né più né meno di quello che fanno normalmente i videonoleggi, solo in versione digitale.

Un’ipotesi che se approvata dal punto di vista giudiziario, metterebbe con tutta probabilità a serio rischio il delicato equilibrio raggiunto tra l’industria cinematografica e il nascente business del video on demand via streaming. E che infatti viene scongiurata dalle major secondo cui il servizio messo in atto dal sito internet incriminato non può essere assimilabile all’home video in quanto costituirebbe proiezione pubblica dei film, seppure via web, e richiederebbe perciò una specifica licenza.

Intanto, sempre sul fronte del copyright, si registra in Gran Bretagna lo stop imposto dalla commissione indipendente appuntata dal Primo Ministro David Cameron, e presieduta da Ian Hargreaves, sul cosiddetto “fair use” della proprietà intellettuale su Internet, vale a dire un regime meno stringente di norme già previsto dal sistema giuridico americano e fortemente appoggiato da Google.

La notizia è apparsa su Hollywood Reporter, che sottolinea come la commissione, pur apportando una serie di proposte per la modifica delle attuali leggi inglesi sul copyright (tra cui la semplificazione, o “one-stop shop”, per l’ottenimento dei diritti sui contenuti digitali, e la rimozione delle restrizioni per le opere di natura parodistica), abbia dato parere negativo riguardo all’ipotesi di togliere ogni paletto all’utilizzo su Internet del materiale coperto da diritto d’autore, incassando ovviamente l’appoggio dell’associazione Directors U.K. e dell’intera industria culturale.

La palla passa ora al Governo britannico, ma il tema è di sicuro destinato a rimanere caldo, e non solo a Westminster.

lug
14
2009
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I teenager e il consumo dei media secondo (lo stagista di) Morgan Stanley

E’ proprio vero che basta un nome altisonante per dare a delle informazioni che sono alla portata di tutti una rilevanza e un’evidenza che dovrebbe essere scontata, perché basta guardarli per capire che è così, ma a quanto pare non lo è mai abbastanza.

Capita così che un quindicenne inglese, durante il suo stage estivo alla Morgan Stanley, riceva l’incarico di scrivere un dossier sul rapporto tra lui (e la sua generazione) e i media.

Orde di dirigenti ed analisti scoprono così (senza nulla togliere al teenager in oggetto, che è sicuramente un miglior osservatore del mondo rispetto a quelli che ci consigliano quali azioni comprare e quali no) che: 1) i teenager odiano la pubblicità invasiva; 2) la carta stampata (print media) per loro è irrilevante; 3) non pagano per la musica, la scaricano illegalmente oppure la ascoltano in streaming e molti di loro non hanno mai comprato un cd; 4) la radio è morta; 5) anche la TV non si sente tanto bene (due considerazioni scontate quando hai a disposizione via internet una cosa che si chiama on-demand, quello che vuoi, quando vuoi, come lo vuoi); 6) non usano Twitter perché in troppo pochi leggono quello che scrivono; e via dicendo.

In questa sede la considerazione più importante riguarda il fatto che i teenager continuano a spendere soldi per andare al cinema, ma soltanto perché è un’attività sociale e, spesso, scelgono il film direttamente lì, quando sono arrivati in sala.

Che il valore aggiunto del cinema sia, per i ragazzi, una dimensione sociale (per altri un’esperienza di visione comunque diversa) lo si è sempre detto e proprio su questo il cinema può lavorare per continuare ad avere un pubblico che non ha nessuna intenzione di abbandonarlo.

Quanto alla lotta alla pirateria dovrebbe essere sempre più evidente che si tratta di un fenomeno che minaccia non tanto le sale, quanto lo sfruttamento successivo del film. Uno sfruttamento che, a differenza di quanto è accaduto per la musica, avrebbe ancora l’occasione per offrire delle opportunità legali al passo con i tempi, prima che i film diventino tali e quali alla musica. E siamo già a buon punto.

mag
27
2009
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CineGuru.biz Cold News # 23

Cineguru.biz Cold News è una raccolta di link a news che ritengo interessanti per i temi trattati in questo blog e a cui ho potuto dedicare solo un breve commento.

- Un post di Michael Lynton, il CEO della Sony Pictures Entertainment, su come “preservare la creatività online” ha scatenato centinai di commenti e almeno due risposte significative. TechDirt gli risponde punto per punto, Mashable gli da addirittura del matto, eppure i suoi obiettivi, così come molti punti di vista di chi le cose le produce e deve continuare ad avere dei buoni motivi per farlo, non sono certo sbagliati, ma il modo in cui sembra concepire internet è assolutamente limitato. Possibile che nei due schieramenti contrapposti debbano esserci solo visioni parziali e di parte di due realtà che potrebbero farsi reciprocamente un gran bene e invece non sono in grado di trovare una mediazione?

- Zambardino intervista Francesco Pizzetti, presidente per l’Autorità garante dei dati personali. Assolutamente, ci vuole cultura digitale prima di ogni altra cosa, nel discutere di leggi e regolamentazioni bisognerebbe poi distinguere in base alla dimensione dell’iniziativa di cui si parla.

- Due commenti sulla nomina del comitato antipirateria. Condivido il punto sul conflitto di interessi e, ovviamente, sul fatto che il comitato sembra più insediato per punire che per “combattere” costruendo l’alternativa legale che è l’unico modo per debellare realmente la pirateria.

- E-duesse.it ristruttura il sito e aggiunge la possibilità di interagire lasciando i commenti e inserendo un forum. Ho presentato i miei omaggi e mi complimento per il passo avanti, anche se mettere qualche link verso l’universo esterno, soprattutto se si parla di siti internet, non guasterebbe.

- Idee per nuove serie tv provenienti dalla rete, condivido i dubbi di Gabriele, il guaio però è che con la rete si guadagna ancora nulla.

- Gli investimenti pubblicitari nel periodo gennaio-marzo 2009 secondo Nielsen Media Research.

- Lo stato della banda larga in Italia.

- Interessante contributo/analisi sul futuro della stampa online.

- BadTaste analizza il caso homevideo di Twilight, che è, appunto, un caso. Col “marchio” Twilight, a quel target di riferimento, si potrebbe vendere qualsiasi cosa. In chiusura del post si affronta l’argomento su cui ho insisto più volte: la pirateria non verrà mai sconfitta senza un’offerta legale competitiva.

- Apple ha brevettato i chioschi per il download di film, serie tv e musica dove non c’è possibilità d’accesso via wi-fi ad iTunes, tipo mi scarico un film prima di partire per un ungo viaggio.

- La famosa copia lavorazione “pesce d’aprile” di Wolverine è stata scaricata più di 4 milioni di volte, sapere se questo sia stato effettivamente o meno und anno per Fox è impossibile da dimostrare, ma il film è stato comunque un successo.

- RealD ha annunciato il primo proiettore mobile in 3D, io lo voglio, anche se non saprei cosa vederci.

mag
13
2009
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CineGuru.biz Cold News # 22

Cineguru.biz Cold News è una raccolta di link a news che ritengo interessanti per i temi trattati in questo blog e a cui ho potuto dedicare solo un breve commento.

- Bellissimo articolo di The Big Picture sul rapporto tra chi fa previsioni al Box Office e le Major. A quanto pare gli executive degli studios preferirebbero previsioni al ribasso temendo i commenti del lunedì, diventerà così anche da noi?

- La Pixar, onorata il prossimo settembre a Venezia, apre una nuova sede produttiva in Canada dedicata alla produzione di tutto quello che non è lungometrggio. Intanto, a Cannes, Up! è ancora una volta un capolavoro.

- In Francia è stata approvata una legge anti p2p su cui c’è molto da obiettare.

- Zambardino interpreta Murdoch e riflette sulla differenza tra Usa e Europa. Io penso che i quotidiani, quelli che hanno un nome che può rappresentare un valore per un gruppo di lettori non troppo tecnologicamente avanzati, dovrebbero davvero andare a pagamento finché c’è qualcuno disposto a riconoscere tale valore. Chi comincerà prima guadagnerà più a lungo e avrà più tempo per ridefinire il proprio modello in un tempo in cui aggregatori e singoli giornalisti/blogger/cittadini produrranno l’informazione.

- I video che hanno superato i 100.000.000 di visualizzazioni su internet, da notare Twilight e Hannah Montana.

- Se l’Enterprise non decolla in Italia è a causa di un problema culturale, almeno questa l’opinione che si evince dai commenti a questo mio post

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- Disney entra in Hulu e il mondo dello streaming legale va avanti!

- Il 14 maggio Somedia organizza un incontro sull’universo Kids, quello 0-12.

mag
13
2009
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La pirateria viaggia anche via Twitter

Twitter è un popolare servizio di messaggistica istantanea, di dice anche microblogging, che fa una cosa così semplice, come gli SMS, da essere diventato il mattone costituente di molti servizi, anche sofisticati.

Da sistema personale che permette di restare in contatto con i propri amici è cresciuto anche in altri ambiti e in quello aziendale è diventato un potente strumento di informazione e di CRM (customer relationship managament).

Ha fatto scuola il caso di Starbucks, mentre in Italia è molto interessante l’esperimento di Atacmobile. BreakingNews è stato il primo “media” a dare notizia del terremoto all’Aquila, mentre dalle nostre televisioni e agenzie non arrivava ancora nulla, e anche noi lo utilizziamo per dialogare con i lettori di ScreenWEEK.it o diffondere informazioni dagli altri nostri blog e siti.

E’ ovvio che su questo, come su ogni altro sistema online, si siano visti circolare a volte link a materiale pirata, ma oggi mi sono imbattuto in un vero e proprio meccanismo di uso di Twitter per promuovere un sito che sembra diffondere materiale pirata spacciandosi per legale.

Ho infatti ricevuto la notifica da parte di questo utente, dal nome AngelsDemons09, che ho seguito perché sempre interessato alle iniziative relative al cinema e arrivato sul profilo di questo utente ho scoperto che non c’è alcun aggiornamento, se non un invito ad andare su un sito che offre oltre 100.000 “Movies and Tv Shows FREE”.

Il tipo di “servizio” offerto dal sito, attraverso il download di un client, non è certo diverso da quello proposto da siti nell’occhio del ciclone come The Pirate Bay, ma in più c’è l’aggravante di essere a pagamento (dopo un mese di prova) e di dare una parvenza di legalità a chi può utilizzarlo in buona fede.

Stupisce poi l’uso di Twitter come mezzo di promozione del “servizio” stesso usando un film di grande richiamo come Angeli e Demoni.

Scritto da Davide Dellacasa in Cinema,Distribuzione
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apr
22
2009
3

Dobbiamo battere la pirateria con un'offerta più ganza!*

Dopo aver passato anni a discutere di pirateria, anche online, sostenendo che non ha senso combatterla senza aver creato una vera alternativa legale che soddisfi la domanda di prodotti audiovisivi di qualità fruibili attraverso il computer e le sue periferiche (compreso il televisore), non penso che ci sia molto da aggiungere ad un dibattito in realtà inesistente, almeno nella sua parte propositiva.

Il problema è che mentre negli USA ci sono degli operatori che hanno immediatamente e direttamente a cuore il ritorno economico dall’opera audivisiva, le Major, e in altri paesi Europei (o dell’est del mondo) un mercato sufficientemente grande da giustificare l’ingresso di nuovi player, da noi, banalmente, mancano le entità “istituzionalmente” interessate a sviluppare il settore del download legale, sia definitivo che in noleggio. O, meglio, entità che abbiano nella loro mission aziendale, nei loro cromosomi, l’obiettivo e i budget per farlo.

Così mentre negli USA sono le Major stesse che creano Hulu e progetti analoghi, oppure decidono di usare YouTube come canale distributivo, bisogna considerare che da noi le stesse Major hanno una presenza tattica e, salvo sporadiche eccezioni, non strategica. Sono cioè entità destinate allo sfruttamento di uno o più canali di distribuzione già definiti di un prodotto, non certo a crearne uno nuovo.

Potrebbe essere diverso per le due Major italiane, 01 Distribution e Medusa, se non fosse che fanno entrambe riferimento a due broadcaster per i quali il cinema (e le fiction tv) serve ad impreziosire e dare dignità ad un palinsesto altrimenti in balia dei reality e, coerentemente con tali obiettivi, rientrare in un tentativo di estensione online dell’offerta del broadcaster stesso. Estensioni che al momento appaiono abbastanza tristi.

Non parliamo poi degli operatori telefonici e ISP, che possono anche creare bundle con offerte di cinema on demand ma fanno un altro mestiere, quello di vendere connessioni ad internet sempre più veloci: a loro interessa che in rete ci sia contenuto che transita (più ce ne è e più è gratis, meglio è), non certo fare business vendendo quel contenuto.

Quindi, mentre le Major si possono muovere nel nostro paese solo per attuare le strategie decise all’estero, i broadcaster vogliono i diritti di film e serie tv per loro al fine di inserirli nei loro tentativi di riproposizione online del modello televisivo, gli operatori telefonici fanno un altro mestiere, l’Italia continua a non avere una seria alternativa legale alla pirateria.

A conferma di questa analisi sta il fatto che le migliori considerazioni sull’argomento vengano nel nostro paese da chi i film li fa, come Paolo Virzì, o li produce, come Riccardo Tozzi, di cui seguono due interviste raccolte da Gabriele Niola.

Rispetto alla lentezza di cui parla Riccardo Tozzi vorrei solo ribadire che il vero problema della pirateria è che quando arriverà un evento traumatico tale da smuovere la lentezza di questi fenomeni sarà, purtroppo, come è già in gran parte per la musica, troppo tardi.

Questo perché nell’assenza di un’offerta legale la domanda trova ovviamente soddisfazione alle sue richieste attraverso canali pirata che sono tutt’altro che immediati e di facile accesso per l’utilizzatore medio della rete. Il vuoto di presenza legale è riempito da decine di iniziative che, anche vestendosi di una legalità, si affiancano a chi ci arriva spontaneamente o con l’aiuto di amici più esperti nell’introdurre nuovi consumatori alle diverse opportunità offerte dalla pirateria.

Ecco quindi che non solo si radica negli utenti, spesso anche in buona fede, l’abitudine a non pagare per un contenuto in cui ci si può imbattere come per un video qualsiasi di YouTube, ma diventano anche d’uso comune gli strumenti attraverso cui si realizza la pirateria stessa.

Non ci saranno “eventi” traumatici, semplicemente, un giorno, i conti non torneranno più così, come già non tornano quelli delle case discografiche, costrette a ridefinire pesantemente e drasticamente i loro modelli di business. E se questo non ha portato ad una scomparsa della musica è semplicemente perché produrre una canzone, anche di eccellente livello, è molto meno costoso che produrre un film.

Nel vuoto di progetti legali italiani, inintenzionale per alcuni e sistemico per altri, è necessario che, a fare qualcosa, siano proprio, anche da noi, coloro che hanno come core business la produzione del film, non un suo canale di distribuzione. Il motivo è semplice: le strade intraprese dagli altri operatori, non a caso esclusivamente repressive, non hanno a cuore la difesa dell’economia della produzione, ma del proprio canale distributivo.

E’ successo alla musica con il cd, sta accadendo al cinema con i DVD e accadrà con gli altri canali di distribuzione. In questo il “cinema in sala”, o il film al cinema che dir si voglia, rischia di essere doppiamente vittima perché a differenza degli altri canali, definiamoli “domestici” o “personali”, di sfruttamento del film, non è in diretta competizione con internet e finisce per subire le conseguenze della difesa dei canali distributivi che lo sono.

Il film al cinema è l’unico ad avere un valore aggiunto ed un carattere distintivo, il grande schermo e l’aspetto sociale, rispetto alla fruizione sul televisore mediata dal DVD o dal “segnale” terrestre o satellitare che sia. Questo carattere distintivo, più che le finestre secondo me, ha mantenuto in vita il cinema con l’avvento della televisione e dell’homevideo e non vedo perché non dovrebbe farlo ora che è semplicemente arrivato sul mercato un mezzo alternativo al DVD e alla Tv.

L’irrigidimento del sistema a protezione degli altri canali e, soprattutto, una lotta solo repressiva alla pirateria, possono invece trasformare una questione che si dovrebbe risolvere con l’apertura di un nuovo mercato in una battaglia ideologica, che danneggerebbe tutto il settore.

Non ho parlato qui della stima sui danni della pirateria e del profilo del pirata italiano perché si tratta non solo di dati che altri hanno già criticato, ma perché penso che il settore dovrebbe preoccuparsi di quanto detto sopra più che di misurare un fenomeno che via, via colpirà tutti, per mancanza di alternative.

Sull’argomento segnalo anche, sempre via gparker, Vittorio Zambardino, che mi sembra concluda in modo del tutto analogo.

* Per il titolo del post ho preso in prestito una frase di Paolo Virzì.

Scritto da Davide Dellacasa in Cinema,Distribuzione,Internet
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