Pirateria

Viacom Vs. YouTube: nessuna violazione del copyright per il portale video

Nella battaglia delle grandi media company contro la pirateria, a segnare un punto importante stavolta è stata YouTube, che ha infine prevalso nella contesa con il colosso dell’entertainment Viacom. Si è infatti conclusa con un niente di fatto la causa da un miliardo di dollari intentata da quest’ultimo contro il portale video di Google, citato in giudizio nel 2007 con l’imputazione di aver violato deliberatamente le norme statunitensi sul diritto d’autore, permettendo ai suoi utenti di uploadare contenuti non autorizzati.

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Pirateria: uno studio UE ne mostra la complementarità rispetto all’offerta legale

Una delle tesi strenuamente sostenute dall’industria dell’intrattenimento è che la violazione del copyright danneggi in maniera grave il mercato dell’audiovisivo.  Le stime di queste perdite indotte dalla pirateria sono piuttosto varie e si concentrano per lo più sugli effetti negativi subiti dal comparto delle copie fisiche. Più raro è che si ponga la domanda inversa, cioè se esista invece un rapporto diretto tra il consumo legale e illegale di contenuti prettamente digitali. Un tentativo di rispondere a questa domanda si trova nello studio condotto sul solo mercato musicale dall’Institute for Prospective Technological Studies (IPTS) per la Commissione Europea. Realizzato monitorando il clickstream generato da un campione di circa 16 mila internauti provenienti dai cinque principali  Stati membri (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito), lo studio  aiuta a fotografare le abitudini di consumo degli utenti europei, evidenziando quella che viene definita come una sostanziale complementarietà tra l’utilizzo di fonti legali e illegali per la fruizione di musica sul web, seppur con differenze rilevanti tra i diversi Paesi analizzati.

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Pirateria: ecco come l’industria dell’entertainment risponde all’emergenza negli USA

La pirateria è ovviamente in cima all’agenda dell’industria dell’intrattenimento a livello globale. La settimana scorsa negli USA ha esordito un nuovo sistema di notifiche contro i contenuti illegali, messo a punto non dalle autorità governative, bensì tramite un accordo tra i detentori del copyright e i principali internet provider americani. Ma qual è il percorso di un film o di una serie tv che finisce in modo fraudolento in Rete? Il Wall Street Journal ha provato a fare luce sul processo partendo dal caso esemplare di alcuni grandi broadcaster statunitensi, così come di distributori indipendenti che sembrano in realtà quelli a soffrire maggiormente della contrazione del mercato indotta dalla pirateria.

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Pirateria: parte negli USA il Copyright Alert System, sul modello francese ma senza disconnessione

Ha preso avvio ieri un nuova fase nella lotta statunitense alla pirateria. Dopo il fallimento, l’anno scorso, dell’intervento di tipo normativo contenuto nelle proposte di legge SOPA e PIPA, fortemente osteggiate non solo dall’opinione pubblica ma anche dai diversi operatori del web, il contrasto alla violazione del copyright tenta ora una nuova strada, quella cioè di un accordo tra privati. Grazie alla coalizione tra proprietari di contenuti e ISP, ieri è stato lanciato ufficialmente il Copyright Alert System (CAS), molto simile al sistema francese dell’Hadopi, ma gestito senza il coinvolgimento di alcun ente istituzionale o governativo.

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Film piratati su YouTube? Le major non reagiscono

Se la lotta alla pirateria è un cavallo di battaglia dell’industria creativa a livello internazionale, c’è un fronte su cui le major hollywoodiane sembrano aver abbassato la guardia, ed è quello di YouTube. A denunciarlo è stato il Wall Street Journal, notando come sul portale video di Google sia facile trovare, in modo assolutamente palese, versioni anche integrali di capolavori Disney come Biancaneve, Fantasia o Peter Pan, ma anche classici di studi come Sony, MGM o Warner Bros.

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BitTorrent: i film più scaricati del 2012 e le major “pizzicate” a piratare

A fine anno, come noto, è tempo di classifiche. E oltre a quelle ufficiali, puntuale come sempre TorrentFreak ha rilasciato anche la top 10 dei film più piratati del 2012. Ma a guadagnarsi il non troppo conveniente primato, stavolta non è un enorme successo di botteghino bensì la commedia adolescenziale Project X.

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Megaupload diventa Mega e prepara l’apertura in Nuova Zelanda.

Megaupload è in cerca di una nuova casa, e potrebbe averla trovata in Nuova Zelanda. A rivelarlo tramite Twitter è stato lo stesso Kim Dotcom, già noto come Kim Schmitz, presentando il sito destinato a ospitare il nuovo servizio denominato semplicemente Mega, cioè Mega.co.nz (ripiego scelto  a seguito del rifiuto dello Stato del Gabon di concedere il funzionale dominio Me.ga). A garanzia del nuovo progetto, Dotcom assicura che il nuovo sito sarà rinforzato dalla legalità e dalla normativa vigente, nonché dall’estraneità a domini, host e provider sotto la giurisdizione delle autorità statunitensi, in modo da evitare nuovi oscuramenti.

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Pirateria: l’Italia entra nella “watch list” del Congresso USA dopo Russia e Cina.

La nostra industria dell’intrattenimento lo sostiene da tempo, ma ora a confermarlo arriva anche un documento del Congresso degli Stati Uniti d’America, che per la prima volta ha inserito l’Italia nella lista di Paesi in cui la violazione del copyright rischia di oltrepassare il livello di guardia. Ad accompagnarla un’altra new entry, la Svizzera, più altre vecchie conoscenze del fronte antipirateria americano, cioè Russia, Cina e Ucraina.

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Francia: presto al via le consultazioni per modificare l’Hadopi.

La Francia potrebbe presto rivedere le sue regole in materia di pirateria, con conseguenze capaci di oltrepassare i confini nazionali e di andare a influire su quei sistemi normativi in cui il dibattito sul tema è ancora aperto e soprattutto molto caldo, come Stati Uniti e Regno Unito. A riportarlo è Variety, secondo cui il Governo di François Hollande si sta preparando a dare il via alle consultazioni con i rappresentanti delle industrie coinvolte nella questione pirateria, con l’obiettivo di pervenire a una modifica della legislazione attualmente in vigore così come promesso in fase di campagna elettorale.

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Google: “I sei modelli di business della violazione del copyright”.

Quello che spesso si tende a dimenticare della pirateria online, è che costituisce anch’essa una componente del mercato. Spesso supplisce al mancato incontro tra domanda e offerta di contenuti sul web, per motivazioni che possono andare dalle carenze del servizio, alla sua scarsa flessibilità di fruizione, a questioni di prezzo ecc. (qui una piccola panoramica che vi avevamo proposto qualche temo fa). La pirateria, inoltre, può costituire un mercato a sé stante, o almeno è quello che vuole mettere in luce uno studio realizzato da Google e dalla Siae inglese per la Musica (PRS for Music), intitolato “I sei modelli di business della violazione del copyright”.

 

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