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	<title>CineGuru &#187; Offerta Legale</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Venezia: accordo Cinecittà Luce-Telecom per la distribuzione on line su Cubovision</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 19:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[“Con questo nuovo accordo, Cinecittà Luce entrerà nelle case di 18 milioni di famiglie”: ha commentato con entusiasmo Luciano Sovena, AD di Cinecittà Luce, la presentazione oggi, alla 68. Mostra del cinema di Venezia, della partnership con Telecom Italia che porterà in VOD e su web tv una parte consistente del patrimonio audiovisivo storico italiano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Con questo nuovo accordo, <strong>Cinecittà Luce </strong>entrerà nelle case di 18 milioni di famiglie”</em>: ha commentato con entusiasmo <strong>Luciano Sovena</strong>, AD di <strong>Cinecittà Luce</strong>, la presentazione oggi, alla <strong>68. Mostra del cinema di Venezia</strong>, della partnership con <strong>Telecom Italia</strong> che porterà in VOD e su web tv una parte consistente del patrimonio audiovisivo storico italiano, conservato negli archivi dell’ex-Istiuto Luce. Si tratta di 150 film e 200 contenuti filmati che a partire da settembre saranno distribuiti attraverso Cuboviasion, la sua web tv e l’IPTV della compagnia di TLC. </p>
<p><em>“Oggi quasi il 70% del traffico dati circolante sulle nostre reti è costituito da video, anche se di questi almeno il 50% risulta piratato e veicolato attraverso il P2P”</em>, ha detto a proposito il Presidente di <strong>Telecom Italia Franco Bernabè</strong>, mettendo così in evidenza la centralità di iniziative come questa nell’aumento dell’offerta legale on-line. Dal punto di vista economico, la partnership tra i due soggetti è stata realizzata tramite un investimento iniziale da parte di <strong>Telecom </strong>di mezzo milione di euro, ma se l’offerta di titoli <strong>Cinecittà Luce</strong> avrà successo, il Presidente della compagnia non esclude che la cifra complessiva possa salire fino ai 3 milioni. </p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/09/CuboVision_Telecom_Italia.jpg"><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/09/CuboVision_Telecom_Italia.jpg" alt="" title="CuboVision_Telecom_Italia" width="450" height="272" class="aligncenter size-full wp-image-2523" /></a>Essenso il “cubo” di <strong>Telecom </strong>una piattaforma fruibile in varie mobilità, i contenuti saranno disponibili sia sul digitale terrestre che sul computer, su web-tv e sui tablet dotati del sistema Android. L’offerta VOD e SVOD, in particolare, sia articolerà nei cataloghi &#8220;Cinecittà Luce Film”, con nuovi titoli e library italiane e straniere, e in “Cinecittà Luce Doc”, dedicato al cinema di non-fiction. Per quanto riguarda l’offerta web free, i canali saranno tre, vale a dire “A spasso nel tempo”, “Come eravamo” (dedicati a cinegiornali d’epoca) e “DOC”, dove troveranno spazio i documentari d’archivio. </p>
<p>Una volta passati per le normali windows della sala e dell’home video, su <strong>Cubovision </strong>sbarcheranno anche i titoli portati da <strong>Cinecittà Luce</strong> a Venezia come <a href="http://www.screenweek.it/film/15608-Nel-nome-del-padre"><em>Nel nome del padre</em></a>, versione rieditata da <strong>Marco Bellocchio</strong> in occasione del suo <strong>Leone d’Oro alla Carriera</strong>, la versione restaurata di <em><a href="http://www.screenweek.it/film/16472-India-Matri-Buhmi">India</a></em> di <strong>Roberto Rossellini</strong>, <em><a href="http://www.screenweek.it/film/27502-Pasta-nera" title="Pasta nera">Pasta nera</a></em> di <strong>Alessandro Piva</strong>, <em><a href="http://www.screenweek.it/film/26417-Il-Campo" title="El Campo">El campo</a></em> di <strong>Hernàn Belòn</strong>, e <em>I piccioni di Venezia</em> di <strong>Francesco Pasinetti</strong> (riproposto nel centenario della nascita del regista). Sarà invece visibile già in contemporanea al Festival <em><a href="http://www.screenweek.it/film/27042-This-Is-Not-A-Film">This is not a film</a></em>, del regista iraniano perseguitato dal regime <strong>Jafar Panahi</strong>. </p>
<p>Oltre a un <em>“perfetto matrimonio di interesse”</em>, per il ministro della Cultura <strong>Giancarlo Galan</strong> si tratta anche della dimostrazione che, nonostante le polemiche sollevatesi negli scorsi mesi a causa del riassetto societario , <em>“nemmeno un ago sarà tolto a <strong>Cinecittà Luce</strong>”</em>.</p>
<p>Fonte: Cineguru</p>
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		<title>Mercato e Industria del Cinema: record d&#8217;incassi per gli italiani ma meno spettatori e meno estero, mentre Rai Cinema sbarca su iTunes</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 09:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avanza la digitalizzazione delle sale, sostenuta da quel tax credit fondamentale anche per la produzione. Si muovono poi i primi passi verso l'offerta legale on line e una nuova attenzione verso l'esercizio e la tv.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ottima performance dei<strong> film italiani</strong> al botteghino del 2010 non è un mistero. Come ha sottolineato il nuovo presidente dell&#8217;Anica, <strong>Riccardo Tozzi</strong>, alla presentazione del rapporto su<em> Il Mercato e l’Industria del Cinema</em> edito dalla <strong>Fondazione Ente dello Spettacolo</strong>: <em>&#8220;Finalmente non sono costretto a dire che il nostro cinema va bene, perché ormai è evidente a tutti&#8221;</em>. La stagione in corso vede la quota del prodotto italiano aggirarsi intorno al 50%, situazione che secondo il produttore di Cattleya non durerà, a causa della solita anomalia della fascia estiva, ma si attesterà comunque per fine 2011 &#8220;su una fetta del 40-45% e su un totale di 40-45 milioni di biglietti venduti&#8221;.</p>
<p>Ma qual è il segreto del nostro successo? Secondo i dati del rapporto, esposti dal presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, <strong>Dario Edoardo Viganò</strong>, <em>“Il 2010 è stato un anno determinante e lusinghiero per l’intera cinematografia nazionale, sia per i risultati ottenuti nelle sale, che per la quota di produzione di film realizzati, cioè 141 di cui 114 con capitali interamente italiani. Una performance positiva che testimonia un aspetto strategico e progettuale delle imprese cinematografiche del nostro Paese”</em>. A fronte del continuo ridimensionamento del FUS, ma grazie al rodaggio degli incentivi fiscali, il capitale privato ha confermato il sorpasso rispetto al finanziamento proveniente dal fondo ministeriale, il cui apporto pari a 35,4 milioni di euro, è stato il più basso in assoluto dalla sua creazione dopo il 2005. </p>
<p>È interessante però notare come l&#8217;investimento totale dei privati si sia contratto del 3,21% rispetto al 2009 (388,6 milioni di euro), mentre quello di origine italiana sia salito più di 7 punti percentuali: un effetto dovuto probabilmente alla forte contrazione dei capitali esteri (poco più di 111 milioni, pari a una flessione di circa il 22% rispetto all&#8217;anno precedente) parallela al calo delle coproduzioni. I film di origine non interamente italiana sono stati 27, tanto che la loro incidenza rispetto al valore della produzione (18,4%) è praticamente ai suoi minimi storici. I film italiani vincono, ma con commedie come quella di <strong>Zalone </strong>e <strong><em><a href="http://www.screenweek.it/film/23737-Benvenuti-al-Sud">Benvenuti al Sud</a></em></strong>, remake nostrano di un film francese di gran successo: c&#8217;è da chiedersi quali saranno dunque i risultati di questi grandi successi sull&#8217;esportabilità del nostro made in Italy cinematografico. Senza contare il calo degli spettatori registrato in questo inizio 2011. </p>
<p>Tornando al rapporto, altro punto saliente sono gli sgravi di natura fiscale come il <strong>tax credit</strong>, che si rinsaldano al centro non solo della realizzazione dei film (50 milioni apportati ai produttori, cioè esattamente il doppio rispetto al FUS), ma anche dell’esercizio, in piena rivoluzione tecnologica, con <em>“841 sale attrezzate per il digitale contro le 428 del 2009, cioè un numero quasi doppio”</em>, spiega <strong>Viganò</strong>. Un risultato cui il credito di imposta finalmente approvato a livello UE ha contribuito con 15,8 milioni a fronte dei 135 complessivi e dei 5,7 di provenienza ministeriale. </p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/Report2010-il-mercato-e-lindustria-del-cinema-in-italia.jpg"><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/Report2010-il-mercato-e-lindustria-del-cinema-in-italia.jpg" alt="" title="Report2010 il mercato e l&#039;industria del cinema in italia" width="450" height="450" class="aligncenter size-full wp-image-2282" /></a>Altri trend rilevanti sono la persistente centralità del <strong>product placement</strong>, cui secondo il rapporto fa ormai riferimento ben il 48% dei film italiani, e il <em>“consolidamento della popolazione imprenditoriale, anche attraverso una selezione fisiologica di soggetti potenzialmente attivi”</em>. </p>
<p>Dopo aver ottenuto la garanzia triennale per gli incentivi fiscali e aver portato il cinema italiano a vette insperate e insperabili fino a qualche tempo fa, bisogna quindi delineare le nuove linee d&#8217;azione, che secondo <strong>Tozzi </strong>riguardano <em>“la crescita della torta, visto che la nostra fetta non potrà espandersi ulteriormente”</em>. L’obiettivo è competere con la Francia, con le sue 6mila sale e 200 milioni di biglietti, contro i nostri 3200 schermi di certo sempre più digitali, ma anche colpiti dall&#8217;inesorabile scomparsa di molti cinema cittadini e strozzati dalla carenza infrastrutturale di tante province italiane. Stando alle stime del presidente dell&#8217;Anica, ci sarebbe un buon 40% della popolazione che non riesce a vedere soddisfatta la propria domanda di film perché la sala più vicina si trova <em>&#8220;a un&#8217;ora di macchina se non di aliscafo&#8221;</em>.  Inoltre bisogna spingere per rivedere finalmente il cinema anche sul piccolo schermo: <em>“Dobbiamo aiutare i broadcaster a capire che il tipo di film che stiamo facendo potrebbe essere di forte sostegno per la televisione, in particolare quella generalista, che è in piena crisi anche se non se ne accorge”</em>.</p>
<p>Un impulso considerevole al rilancio all&#8217;esercizio ma anche di circuiti nuovi e alternativi viene sicuramente dalla digitalizzazione,  con cambiamenti repentini e inattesi come la sigla di un accordo presto operativo  tra<strong> iTunes</strong> e <strong>Rai Cinema</strong>, annunciato proprio dall&#8217;AD <strong>Paolo del Brocco</strong>, insieme alla notizia dello stanziamento di un fondo per la realizzazione di 12 film destinati solo all&#8217;on line. Un&#8217;apertura non indifferente che trova d&#8217;accordo anche <strong>Tozzi</strong>, secondo cui l&#8217;offerta legale di contenuti sul web è uno degli altri fronti su cui lavorare, e l&#8217;AD di <strong>Cinecittà Luce Luciano Sovena</strong>, che spera di vincere le ritrosie di molti autori emergenti ad abbandonare la sala, dove però è difficile garantire uscite con più di 5-6 copie, a favore del virtuale. </p>
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		<title>Dobbiamo battere la pirateria con un&#039;offerta più ganza!*</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 10:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo aver passato anni a discutere di pirateria, anche online, sostenendo che non ha senso combatterla senza aver creato una vera alternativa legale che soddisfi la domanda di prodotti audiovisivi di qualità fruibili attraverso il computer e le sue periferiche (compreso il televisore), non penso che ci sia molto da aggiungere ad un dibattito in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver passato anni a discutere di pirateria, anche <a href="http://nextscreen.blogosfere.it/">online</a>, sostenendo che non ha senso combatterla senza aver creato una <strong>vera alternativa legale</strong> che soddisfi la domanda di prodotti audiovisivi di qualità fruibili attraverso il computer e le sue periferiche (compreso il televisore), non penso che ci sia molto da aggiungere ad un dibattito in realtà inesistente, almeno nella sua parte propositiva.</p>
<p>Il problema è che mentre negli USA ci sono degli operatori che hanno immediatamente e direttamente a cuore il ritorno economico dall&#8217;opera audivisiva, le Major, e in altri paesi Europei (o dell&#8217;est del mondo) un mercato sufficientemente grande da giustificare l&#8217;<a href="http://nextscreen.blogosfere.it/2009/04/ed-in-germania-arrivano-i-film.html">ingresso</a> di nuovi player, da noi, banalmente, mancano le entità &#8220;istituzionalmente&#8221; interessate a sviluppare il settore del download legale, sia definitivo che in noleggio. O, meglio, entità che abbiano nella loro mission aziendale, nei loro cromosomi, l&#8217;obiettivo e i budget per farlo.</p>
<p>Così mentre negli USA sono le <strong>Major</strong> stesse che creano <strong>Hulu</strong> e progetti analoghi, oppure decidono di usare <strong>YouTube</strong> come canale distributivo, bisogna considerare che da noi le stesse Major hanno una presenza tattica e, salvo sporadiche eccezioni, non strategica. Sono cioè entità destinate allo sfruttamento di uno o più canali di distribuzione già definiti di un prodotto, non certo a crearne uno nuovo.</p>
<p>Potrebbe essere diverso per le due Major italiane, <strong>01 Distribution</strong> e <strong>Medusa</strong>, se non fosse che fanno entrambe riferimento a due broadcaster per i quali il cinema (e le fiction tv) serve ad impreziosire e dare dignità ad un palinsesto altrimenti in balia dei reality e, coerentemente con tali obiettivi, rientrare in un tentativo di estensione online dell&#8217;offerta del broadcaster stesso. Estensioni che al momento appaiono abbastanza tristi.</p>
<p>Non parliamo poi degli operatori telefonici e ISP, che possono anche creare bundle con offerte di cinema on demand ma fanno un altro mestiere, quello di vendere connessioni ad internet sempre più veloci: a loro interessa che in rete ci sia contenuto che transita (più ce ne è e più è gratis, meglio è), non certo fare business vendendo quel contenuto.</p>
<p>Quindi, mentre le Major si possono muovere nel nostro paese solo per attuare le strategie decise all&#8217;estero, i broadcaster vogliono i diritti di film e serie tv per loro al fine di inserirli nei loro tentativi di riproposizione online del modello televisivo, gli operatori telefonici fanno un altro mestiere, <strong>l&#8217;Italia continua a non avere una seria alternativa legale alla pirateria</strong>.</p>
<p>A conferma di questa analisi sta il fatto che le migliori considerazioni sull&#8217;argomento vengano nel nostro paese da chi i film li fa, come <strong>Paolo Virzì</strong>, o li produce, come <strong>Riccardo Tozzi</strong>, di cui seguono due <a href="http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com/2009/04/antipirateria-parte-due-i-rimedi.html">interviste raccolte da Gabriele Niola</a>.</p>
<p>Rispetto alla lentezza di cui parla <strong>Riccardo Tozzi</strong> vorrei solo ribadire che il vero problema della pirateria è che quando arriverà un evento traumatico tale da smuovere la lentezza di questi fenomeni sarà, purtroppo, come è già in gran parte per la musica, troppo tardi.</p>
<p>Questo perché nell&#8217;assenza di un&#8217;offerta legale la domanda trova ovviamente soddisfazione alle sue richieste attraverso canali pirata che sono tutt&#8217;altro che immediati e di facile accesso per l&#8217;utilizzatore medio della rete. Il vuoto di presenza legale è riempito da decine di iniziative che, anche vestendosi di una legalità, si affiancano a chi ci arriva spontaneamente o con l&#8217;aiuto di amici più esperti nell&#8217;introdurre nuovi consumatori alle diverse opportunità offerte dalla pirateria.</p>
<p>Ecco quindi che non solo si radica negli utenti, spesso anche in buona fede, l&#8217;abitudine a non pagare per un contenuto in cui ci si può imbattere come per un video qualsiasi di YouTube, ma diventano anche d&#8217;uso comune gli strumenti attraverso cui si realizza la pirateria stessa.</p>
<p>Non ci saranno &#8220;eventi&#8221; traumatici, semplicemente, un giorno, i <strong>conti non torneranno più</strong> così, come già non tornano quelli delle case discografiche, costrette a ridefinire pesantemente e drasticamente i loro modelli di business. E se questo non ha portato ad una scomparsa della musica è semplicemente perché produrre una canzone, anche di eccellente livello, è molto meno costoso che produrre un film.</p>
<p>Nel vuoto di progetti legali italiani, inintenzionale per alcuni e sistemico per altri, è necessario che, a fare qualcosa,   siano proprio, anche da noi, coloro che hanno come <strong>core business la produzione del film</strong>, non un suo canale di distribuzione. Il motivo è semplice:  le strade intraprese dagli altri operatori, non a caso esclusivamente repressive, non hanno a cuore la difesa dell’economia della produzione, ma del proprio canale distributivo.</p>
<p>E&#8217; successo alla musica con il cd, sta accadendo al cinema con i DVD e accadrà con gli altri canali di distribuzione. In questo il &#8220;cinema in sala&#8221;, o il <strong>film al cinema</strong> che dir si voglia, rischia di essere doppiamente vittima perché a differenza degli altri canali, definiamoli &#8220;domestici&#8221; o &#8220;personali&#8221;, di sfruttamento del film, non è in diretta competizione con internet e finisce per subire le conseguenze della difesa dei canali distributivi che lo sono.</p>
<p>Il <strong>film al cinema</strong> è l&#8217;unico ad avere un <strong>valore aggiunto</strong> ed un <strong>carattere distintivo</strong>, il grande schermo e l&#8217;aspetto sociale, rispetto alla fruizione sul televisore mediata dal DVD o dal &#8220;segnale&#8221; terrestre o satellitare che sia. Questo carattere distintivo, più che le finestre secondo me, ha mantenuto in vita il cinema con l&#8217;avvento della televisione e dell&#8217;homevideo e non vedo perché non dovrebbe farlo ora che è semplicemente arrivato sul mercato un mezzo alternativo al DVD e alla Tv.</p>
<p>L&#8217;irrigidimento del sistema a protezione degli altri canali e, soprattutto, una lotta solo repressiva alla pirateria, possono invece trasformare una questione che si dovrebbe risolvere con l&#8217;apertura di un nuovo mercato in una battaglia ideologica, che danneggerebbe tutto il settore.</p>
<p>Non ho parlato qui della <a href="http://www.cineblog.it/post/16135/la-pirateria-cinematografica-ruba-537-milioni-allanno">stima sui danni della pirateria</a> e del <a href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-04/17/chi-e-il-pirata-italiano.aspx">profilo del pirata italiano</a> perché si tratta non solo di dati che <a href="http://www.badtaste.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=7522&amp;Itemid=152">altri</a> hanno già <a href="http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com/2009/04/lantipirateria-e-il-plastico-di-cogne.html">criticato</a>, ma perché penso che il settore dovrebbe preoccuparsi di quanto detto sopra più che di misurare un fenomeno che via, via colpirà tutti, per mancanza di alternative.</p>
<p>Sull&#8217;argomento segnalo anche, sempre <a href="http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com/2009/04/non-avrei-saputo-dirlo-con-piu-sintesi.html">via gparker</a>, <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/04/17/i-pirati-e-i-loro-cattivi-giudici/">Vittorio Zambardino</a>, che mi sembra concluda in modo del tutto analogo.</p>
<p>* Per il titolo del post ho preso in prestito una <a href="http://braddd.tumblr.com/post/98849987/dobbiamo-battere-la-pirateria-con-unofferta-pi">frase di Paolo Virzì</a>.</p>
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