Archivio per il tag ‘Occhiali’

mar
19
2010
0

Occhiali 3D il Podcast Speciale

Si è tenuta questa mattina a Roma la Conferenza Stampa Occhiali 3D – Una montatura orribile di cui scrivevo questa mattina.

Qui di seguito pubblico il testo del comunicato stampa distribuito all’evento di cui parleremo in una puntata speciale del nostro podcast settimanale, che manderemo live tra qualche minuto, proprio qui sotto in questo post(o) o su questa pagina di Ustream. Nel post precedente trovate invece il comunicato emanato subito dopo l’evento.

Come spettatore appassionato di cinema, padre di famiglia, consumatore rivendico non solo il diritto alla corretta informazione su questo (come di altri) argomenti riguardanti la salute, ma anche l’accessibilità a tutte le forme di intrattenimento offerte dalla moderna tecnologia e disponibili in altri paesi, comprese, in questo caso, le diverse modalità di fruizione del 3D, con tutto il meglio che la tecnologia ci mette a disposizione.

Avrei una gran voglia di allargare il discorso ai download legali e a tutte le altre cose che nel nostro mercato non sono possibili senza che sia ben chiaro il perché, ma per il momento mi limito a ribadire che anche l’intrattenimento è un diritto.

Il poter liberamente scegliere come, quando e facendo cosa passare il proprio tempo libero è qualcosa che va difeso e rifiuto qualsiasi vincolo ingiustificato, pretestuoso e allarmistico e questa è una libertà, che forse, a ben guardare, è una delle poche ad esserci rimaste (anche se certi tentativi di imbavagliare internet, dove un’intera generazione passa più tempo che davanti alla TV, hanno già insospettito più di uno).

Qui sotto il codice per partecipare al podcast, sotto, per documentazione, il testo distribuito alla conferenza stampa. Contro la demonizzazione degli occhiali 3D c’è anche un gruppo su Facebook.

Live TV : Ustream

OCCHIALI 3D: UNA MONTATURA ORRIBILE

1) I numeri del cinema in Italia da molto tempo non erano così belli: alla data del 15 marzo, gli spettatori sono in aumento del 30% sul 2009. Merito di questo positivo andamento va, oltre che ad alcuni film italiani, ai film in 3D che hanno raccolto un particolare gradimento del pubblico. Sono quasi quindici milioni gli spettatori che hanno fino a oggi affollato le circa 500 sale 3D italiane: 7,5 milioni nel 2009 e oltre 7 milioni nei primi mesi del 2010. Pochissime e trascurabili le segnalazioni di inconvenienti e non ci risulta che nessuno di questi spettatori abbia riportato patologie accertate, derivanti dalla visione di un film 3D. E in tutto il resto del mondo molte centinaia di milioni di persone hanno fino ad oggi assistito a proiezioni 3D senza che sia noto alcun problema.

2) In questa positiva e pacifica situazione scoppia la “bomba” occhiali 3D sulla base di un’allarmistica denuncia di una associazione di consumatori che, anche sfruttando l’emotività mediaticamente alimentata da un caso non accertato, non documentato e per certi aspetti piuttosto originale, si appella al ministero della Salute per imporre, senza alcuna ricognizione scientifica, una serie di stringenti divieti che renderebbero praticamente impossibile l’uso degli occhiali 3D (ne è stato chiesto il divieto ai minori di 14 anni e si vorrebbe imporre un intervallo di almeno 10 minuti per ogni ora di proiezione 3D). Un accanimento particolare viene riservato agli occhiali riutilizzabili.

3) Il ministero della Salute, a sua volta, in un primo momento, in data 24 febbraio, emana una circolare con la quale dispone che le Asl si facciano carico di approvare le procedure di disinfezione degli occhiali 3D, alle quali l’esercizio si attiene. Solo successivamente, sotto una forte pressione allarmistica, generata dalle accuse citate, il Consiglio Superiore di Sanità emana,in data 2 marzo, un parere che sembra basato sull’esame di tecnologie sorpassate e non rispondenti a quelle attualmente applicate (es. uso del doppio proiettore, che oggi non esiste più; uso di occhiali polarizzati “lineari”, mentre oggi sono in gran parte “circolari” o non polarizzati). Sulla base di questo parere, il Consiglio chiede che le proiezioni 3D siano sconsigliate ai minori di anni 6, che l’uso degli occhiali 3D sia limitato nel tempo per tutti e che siano privilegiati gli occhiali monouso. Ciò premesso,il Consiglio Superiore dichiara che non sussistono controindicazioni cliniche all’uso degli occhiali 3D, purché usati per un moderato periodo di tempo.

4) Il ministero della Salute, senza ascoltare le rappresentanze dell’industria cinematografica e senza consultare le industrie tecniche emana in data 17 marzo una circolare con la quale dispone che il pubblico del cinema sia informato che le proiezioni 3D sono sconsigliate ai minori di anni 6, e che gli adulti debbono usare gli occhiali 3D per un periodo non superiore alla durata di uno spettacolo, “compreso l’intervallo”. Inoltre,il ministero ricorda il parere del Consiglio Superiore sulla preferenza per gli occhiali 3D monouso e, senza nulla stabilire in materia, si riserva di intervenire con eventuali ulteriori disposizioni.

A sua volta l’industria cinematografica, senza attendere sollecitazioni , aveva già provveduto a:

1) disporre accurate procedure di disinfezione degli occhiali 3D riutilizzabili al termine di ogni proiezione, che sono approvate da alcune Asl competenti, e che utilizzano specifici prodotti a garanzia dell’eliminazione di ogni microbo patogeno;

2) avvisare il pubblico che gli occhiali 3D sono sconsigliati per i bambini piccoli, che quelli riutilizzabili sono soggetti a disinfezione, e che nessun tipo di occhiale 3D va utilizzato al fuori dell’ambito della proiezione (es. come occhiale da sole);

3) Consultare qualificati esperti oftalmologi nazionali e internazionali, i quali confermano che, seguendo le procedure previste, l’uso degli occhiali 3D di qualunque tipo non è dannoso e che al più può mettere in evidenza patologie già esistenti o latenti.

Fin qui i fatti fino a ieri. Sulla base di tutto ciò, l’industria cinematografica annuncia che:

1) si atterrà alle disposizioni emesse dal ministero della Salute in materia di avviso agli spettatori sul fatto che l’uso degli occhiali 3D è controindicato sotto i 6 anni di età e che per gli adulti è sconsigliato l’uso continuativo per una visione che ecceda quella di un solo spettacolo, “compreso l’intervallo”.

2) Continuerà a utilizzare occhiali 3D di tutte le tipologie attualmente esistenti perché le procedure di disinfezione adottate garantiscono la tutela della salute, ed inoltre perché è assolutamente impossibile la visione di un film 3D scambiando una tecnologia con l’altra (cioè “attiva”, che si serve di occhiali 3D riutilizzabili, e “passiva”, che utilizza i monouso).

3) Ove l’autorità competente dovesse disporre il divieto per gli occhiali 3D riutilizzabili, avverte che ciò produrrà l’immediata chiusura di circa 300 schermi cinematografici tra migliori e più avanzati d’Italia con sperpero di decine di milioni di euro di investimenti, pesanti ricadute occupazionali e gravi disagi per i cittadini che non avranno più a disposizione quelle strutture che oggi mostrano di gradire molto. In tal caso sono anche prevedibili azioni a tutela dei diritti di impresa e a risarcimento dei danni subiti.

4) Chiede l’urgente convocazione al ministero della Salute per poter illustrare la fondatezza delle proprie ragioni e quindi contribuire a un intervento dell’autorità competente meditato, basato su informazioni certe e non suggerito da allarmismi che utilizzano come alibi la tutela della salute pubblica, la quale non è in alcun modo messa a repentaglio dalle corrette proiezioni 3D.

VOGLIAMO TUTELARE GLI SPETTATORI
VOGLIAMO ESSERE UGUALI AGLI ALTRI PAESI
VOGLIAMO CHE IL CINEMA VADA ANCORA BENE
VOGLIAMO CHE TUTTI SI DIVERTANO IN MODO SANO

Scritto da Davide in Generale
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mar
17
2010
0

Libertà di occhiali 3D

Dopo il parere del Consiglio Superiore della Sanità e la pessima e confusa (dis)informazione che è tutt’ora in corso sulla vicenda, è uscita oggi la Circolare del Ministro Fazio sugli occhiali 3D.

Nè fa una rapida sintesi il sito del Giornale dello Spettacolo evidenziando questi punti chiave:

1) E’ necessario garantire agli spettatori l’informazione che l’utilizzo degli occhiali 3D è controindicato per i bambini al di sotto dei sei anni di età.

2) L’utilizzo degli occhiali 3D anche negli adulti va limitato nel tempo, per una durata complessiva non superiore a quella di un singolo spettacolo, compreso l’intervallo.

3) Ricordato che il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso il parere che l’utilizzo di occhiali 3D sia garantito agli spettatori nella fornitura monouso, il ministero della Salute “si riserva di adottare gli ulteriori provvedimenti che si rendessero necessari”.

e un’importante conclusione:

Ciò premesso, sempre sulla base del parere del Consiglio Superiore di Sanità, il ministro rileva che “non sussistono controindicazioni cliniche all’utilizzo degli occhiali 3D per la visione degli spettacoli cinematografici”.

Stabilito questo è chiaro che tema della controindicazione per i bambini di età inferiore ai sei anni merita sicuramente ulteriori e più seri approfondimenti. Intanto perché non so fino a che punto questa conclusione sia condivisa a livello scientifico ed internazionale ed in secondo luogo perché le sue motivazioni lasciano ampio spazio alla verifica caso per caso dell’esistenza di problemi effettivi sui singoli bambini.

Il secondo e più dolente punto è quello in cui, dicendo che “l’utilizzo di occhiali 3D” deve essere “garantito agli spettatori nella fornitura monouso” il ministero sembra ignorare che se ci sono occhiali monouso e occhiali riutilizzabili è perché ci sono sistemi di proiezione 3D diversi e per ognuno dei tre sistemi c’è bisogno di occhiali di tipo differente.

In sostanza l’adozione di occhiali monouso o meno non è una scelta indipendente dal sistema di proiezione 3D installato nel cinema, quasi che alcuni esercenti scelgano gli occhiali riutilizzabili per fare un dispetto agli spettatori, ma il risultato di una scelta tecnologica fatta a monte, soprattutto per offrire agli spettatori un sistema di proiezione migliore.

Uno di questi sistemi, il più sofisticato e costoso da installare e da mantenere, l’XpanD, richiede occhiali dal costo unitario elevato e con significativi costi di manutenzione. Si tratta però teoricamente del sistema che garantisce la migliore qualità di visione. Infatti questi occhiali hanno un otturatore LCD nelle lenti che, in sincronia col proiettore crea l’effetto 3D senza filtrare l’immagine e garantendo così una maggiore luminosità. Caratteristica quest’ultima che forse può anche voler dire minor affaticamento per la vista, no?

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E’ evidente che in questo caso gli occhiali non possono essere monouso, a meno di costringere il pubblico a comprarseli, oppure a pagare un biglietto ben più caro.

C’è poi il Dolby 3D per il quale si usano occhiali sofisticati ma di tipo passivo (nell’occhiale non succede niente, si limita a filtrare la proiezione riflessa sullo schermo in modo da ottenere l’effetto 3D), comunque costosi, che non possono essere usa e getta.

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C’è, infine, il sistema RealD, quello degli occhiali usa e getta, anche questi passivi, che a questo punto, se dovesse prevalere l’interpretazione restrittiva della circolare del Ministro, sarebbero gli unici utilizzabili.

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Prescindendo dalle considerazioni economiche e di tutela degli investimenti fatti da esercenti che hanno scelto i primi due sistemi, cosa di cui si stanno occupando le relative associazioni di categoria e che non è certo trascurabile, trovo questa (mi auguro temporanea) posizione più che discutibile anche come consumatore/spettatore.

Intanto siamo di fronte ad una ingiustificata azione di limitazione della libertà di mercato a vantaggio di alcune aziende e a svantaggio di altre che, questo deve essere chiaro, stanno avendo questo tipo di problema solo nel nostro paese.

Inoltre stiamo di fatto impedendo ai consumatori di usufruire di quello che ognuno potrebbe considerare il suo personale miglior sistema di visione in 3D, magari anche quello più adatto ad ognuno e meno controindicato per la sua vista, visto che è stato tirato in ballo questo argomento.

Dal punto di vista della concorrenza questo fatto è ancor più grave perché si verifica nel momento più importante per lo sviluppo del 3D in Italia: non è infatti un segreto che negli ultimi 6 mesi e ancor di più dopo lo strepitoso successo di Avatar ci sia stata un’incredibile accelerazione nella conversione delle sale al 3D. Siamo quindi nel pieno di un periodo in cui molti esercenti stanno decidendo quali sistemi 3D adottare e, con questa incertezza, mi sembra chiaro che finiranno tutti per adottare il sistema con occhiali monouso, danneggiando aziende che hanno prodotti altrettanto validi sul mercato e privando, come esito finale, i consumatori/spettatori di molte zone del nostro paese, dell’opportunità di avere nella loro zona un’offerta cinematografica in 3D in tutti i diversi formati, compreso quell’XpanD che ha già una minor diffusione in quanto più costoso da installare.

Nel divenire di questa situazione si sta quindi favorendo la sostanziale creazione di un monopolio a favore di sistema e a svantaggio di altri che dovrebbero essere giudicati dal mercato e non “banditi” per un problema che a ben vedere non è nemmeno legato al tipo di tecnologia utilizzata.

Infatti il problema per cui questi sistemi rischiano di trovarsi estromessi dal mercato non è legato alle loro qualità teniche, che potrebbero (e almeno in un caso, a detta degli esperti, sono) anche essere superiori a quelle del sistema privilegiato, ma al fatto che i loro occhiali potrebbero essere sporchi, mentre quelli usa e getta non lo sono.

In sostanza potrebbe anche essere che il sistema migliore per vedere il 3D, quello meno faticoso (visto che di fatica si tratta), finisca per non essere presente in Italia o in alcune zone a causa della scorciatoia scelta per non affrontare un altro problema. Un po’ come se fossimo costretti tutti ad andare in bicicletta perché nessuno si prende la responsabilità di fissare il limite di velocità per le autovetture.

Si perché la doppia vergogna di tutta questa vicenda è che oltre alla disinformazione il vero problema, cioè l’igiene degli occhiali, poteva essere risolto semplicemente regolamentandone in modo preciso la pulizia e/o, se ritenuta necessaria, la sterilizzazione, in modo che la cosa non venisse lasciata alla discrezione degli esercenti o delle relative associazioni.

Se cioè il rischio per la salute derivante dagli occhiali è significativo, allora il relativo uso andava regolamentato ben da prima che l’uscita di Avatar rendesse evidente la dimensione del fenomeno a tutti. Se invece il rischio non è così alto, ma confrontabile con quello che si corre noleggiando un paio di scarponi da sci o pinne e maschera per le immersioni, settori che non mi risultano molto regolamentati, allora tutto questo non aveva proprio ragione di essere. Ma evidentemente gli organi preposti alla tutela della nostra salute quest’inverno avevano il troppo presto dimenticato problema di smaltire centinai di milioni di Euro in dosi di vaccino anti influenzale comprate e non utilizzate per trovare il tempo di occuparsi di questa facezie.

La conclusione è che Anec e Anem hanno preso oggi posizione in modo chiaro proprio sul rischio di restrizioni alla libertà di mercato, mettendo così in evidenza i propri interessi, ma da consumatore ben informato mi sento molto più vicino alle loro posizioni che a quelle di una delle associazioni che si dice votata alla tutela, appunto, dei consumatori.

Sulla sicurezza e competenza che mi trasmette lo Stato, invece, meglio stendere un velo peitoso, ma questo non è certo ne il primo ne l’unico caso in cui è così.