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	<title>CineGuru &#187; Medusa</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>La sfida del cinema italiano all&#8217;estero tra lievi incrementi, coproduzioni e VOD</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 18:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il confronto tra le performance del cinema italiano all’esterno nel triennio 2006-2008 e nel biennio 2009-2010 mostra un andamento tendenzialmente stabile, che indica un consolidamento ma non la grande crescita attesa dagli operatori del settore. Se nel primo periodo in considerazione i fatturati hanno raggiunto quota 26 milioni di euro, le stime indicano che negli ultimi due anni, i ricavi complessivi maturati al di fuori dei confini nazionali possano essere stimati tra i 25 e i 30 milioni: un incremento rassicurante ma che non comporta un vero e proprio balzo in avanti. Questo è il risultato della ricerca condotta dall’<strong>Anica</strong> e presentata ieri al <strong>Festival di Venezia</strong> durante l’incontro <strong>“Cinema: la sfida dei mercati esteri”</strong>. Presenti i rappresentanti dei due maggiori player del mercato, <strong>Paolo Del Brocco</strong> di <strong>RAI Cinema</strong> e <strong>Giampaolo Letta </strong>di <strong>Medusa</strong>, che hanno sottolineato entrambi l’importanza di cominciare a pensare a soggetti e storie adatte per l’esportazione.</p>
<p><em>“In 10 anni di esistenza abbiamo portato all’estero 150 film con un ricavo medio di 120 mila euro a titolo, che dal punto di vista economico non è una cifra accettabile”</em>, ha spiegato l’AD della società di servizio pubblico, preoccupata in primo luogo di una più generale promozione dell’immagine del Paese. Tanto che, paradossalmente, sostiene <strong>Del Brocco</strong>, <em>“ci vorrebbero più film come <a href="http://www.screenweek.it/film/15573-Il-diavolo-veste-Prada">Il Diavolo veste Prada</a>, anche se un ottimo lavoro in questo senso è stato portato avanti col nostro film <a href="http://www.screenweek.it/film/18529-The-Tourist">The Tourist</a>”</em>, che ha fatto apprezzare al mondo lo scenario di Venezia. Oltre che a film adatti a promuovere l’Italia all’estero, il top manager di <strong>RAI Cinema</strong> propone anche una collaborazione con le Camere di Commercio italiane all’estero, presidi ideali per diffondere la conoscenza della nostra cultura e del nostro territorio.</p>
<p><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/09/The-Tourist-Foto-Dal-Film-32.jpg" alt="" title="The-Tourist-Foto-Dal-Film-32" width="420" height="492" class="aligncenter size-full wp-image-2558" />Più o meno dello stesso avviso<strong> Giampaolo Letta</strong>, che ha ricordato l’esperienza positiva di <strong>Medusa </strong>con grandi titoli nati già con un respiro internazionale come <em><a href="http://www.screenweek.it/film/6908-Baar%C3%ACa">Baarìa</a></em>, coproduzione italo-franco-tunisina distribuita in 56 Paesi. Pensare a progetti italiani di respiro internazionale è dunque il primo obiettivo di <strong>Medusa</strong>, che ha già in programma altri due titoli con un certo appeal per l’estero come il film di <strong><a href="http://www.screenweek.it/film/22099-Venuto-al-mondo">Sergio Castellitto</a></strong> <em>Venuto al mondo</em> e quello di <strong>Bernardo Bertolucci</strong> tratto da un romanzo di <strong>Ammaniti</strong>, <em><a href="http://www.screenweek.it/film/27014-Io-e-Te">Io e te</a></em>. Importante, secondo <strong>Letta</strong>, è anche farsi coinvolgere in progetti che nascono già internazionali come <em><a href="http://www.screenweek.it/film/26653-Bop-Decameron">Bop Decameron</a></em> di <strong>Woody Allen</strong>, che ha appena terminato le riprese a Roma, <em><a href="http://www.screenweek.it/film/22297-Somewhere">Somewhere </a></em>di <strong>Sophia Coppola</strong> e il caso di studio <em><a href="http://www.screenweek.it/film/22488-This-Must-Be-the-Place">This must be the place</a></em> di <strong>Paolo Sorrentino</strong>: <em>“Un film italiano nel soggetto, nella sceneggiatura, nella regia e in molti comparti tecnici, ma internazionale nel cast, nelle location e soprattutto nell’impianto”</em>, il che gli ha consentito di accedere a una grande varietà di capitali, come quelli di <strong>Intesa San Paolo</strong>, nonché ad agevolazioni fiscali quali il tax credit esterno previsto dalla normativa italiana. </p>
<p>Oltre ai progetti individuali, la parola d’ordine secondo l’AD di <strong>Medusa </strong>è però anche “fare sistema”, come sostiene in primo luogo anche il Presidente di <strong>Cinecittà Luce Roberto Cicutto</strong>, che sostiene la necessità di elaborare una strategia comune con il <strong>Mise</strong>, <strong>Ministero del Turismo</strong> e <strong>Confindustria </strong>in modo da assimilare il prodotto film a quello manifatturiero e farli concorrere insieme alla promozione del <em>Made in Italy</em>. Un obiettivo che, per <strong>Cicutto</strong>, deve essere accompagnato anche dall’apertura a nuove forme di distribuzione, segnatamente on line e tramite <strong>VOD</strong>, per portare all’estero quei titoli low budget o di natura non troppo commerciale per cui sostenere un diverso sforzo di promozione risulterebbe del tutto antieconomico. </p>
<p>A conferma dell’esistenza di un mercato estero per i film italiani resi disponibili in rete, l’esperienza di <strong>Rarovideo USA</strong>, testimoniata anche da <strong>Gianluca Curti</strong>, dal patron del gruppo italiano <strong>Mierva-Rarovideo</strong>: <em>“Aprendoci a varie forme di VOD abbiamo consentito a film italiani realizzati con pochissime risorse di ripagare i propri costi di produzione, attirando tra l’altro un grande interesse anche da parte di testate come il NY Times. Abbiamo scoperto che all’estero c’è una fame di Made in Italy tremenda. Dobbiamo solo andare lì e soddisfarla”</em>.</p>
<p>Fonte: Cineguru</p>
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		<title>&#8220;Habemus Papam? Uno spreco di denaro&#8221;: il management Eagle parla su Variety dell&#8217;anomalia del mercato italiano</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 10:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La compangnia di Tarak Ben Ammar è al quarto posto tra le case di distribuzione sul mercato, ma subisce la concorrenza di Medusa e 01 che "possono permettersi prezzi fuori mercato" e un maggior numero di schermi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Noi viviamo e moriamo sul mercato, ma non è lo stesso per <strong>Medusa</strong> e <strong>Rai Cinema</strong>&#8220;</em>. Ad affermarlo è l&#8217;AD di<strong> Eagle Pictures</strong>, <strong>Mark Lombardo</strong>, in un&#8217;intervista apparsa ieri su <strong>Variety</strong>, proprio mentre a livello internazionale cresce l&#8217;attesa per la presentazione a Cannes dei film che fanno capo ai due &#8220;colossi&#8221; della produzione e distribuzione italiana: <em>Habemus Papam</em> di <strong>Nanni Moretti</strong> e <em>This must be the place</em> di <strong>Paolo Sorrentino</strong>.</p>
<p>Certo può sembrare strano sentir definire la compagnia controllata dal 2007 dall&#8217;imprenditore franco tunisino<strong> Tarak Ben Ammar</strong> come un operatore &#8220;indie&#8221;, che lotta per non essere scalzato dal business, ma tale deve essere apparso al magazine americano nel contesto dell&#8217;immancabile anomalia italiana dove, sottolinea l&#8217;autore dell&#8217;articolo <strong>Nick Vivarelli</strong>, i due principali player del settore cinema sono legati alle maggiori emittenti televisive nazionali. </p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/logo_eagle.jpg"><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/logo_eagle.jpg" alt="" title="logo_eagle" width="230" height="230" class="aligncenter size-full wp-image-2145" /></a><em>&#8220;Quando <strong>Medusa </strong>o<strong> 01 Distribution</strong>, il braccio distributivo di Rai Cinema, intendono acquistare un film</em> &#8211; dichiara infatti <strong>Lombardo  </strong>- <em>noi non siamo in grado di competere, perché possono permettersi prezzi ampiamente fuori mercato&#8221;</em>, e questo, continua l&#8217;articolo, grazie alla possibilità di rientrare dei costi coi diritti televisivi rivenduti praticamente a se stesse. </p>
<p><em>&#8220;Per sopravvivere e tenere in buona salute la compagnia dobbiamo essere più furbi&#8221;</em>, afferma il capo delle acquisizioni <strong>Maria Grazia Vairo</strong>, che non risparmia qualche commento sull&#8217;intasamento degli schermi italiani. Lo spunto viene dal film di <strong>Moretti</strong>, distribuito da<strong> 01</strong> in 448 copie, pari a un ottavo delle sale nazionali: &#8220;Qualcuno dovrebbe spiegarci perché hanno deciso di far uscire in così tante copie un film d&#8217;autore, di nicchia, destinato a un target prettamente adulto. È uno spreco di soldi&#8221;. </p>
<p>Secondo <strong>Variety </strong>la risposta è già nel box office: terzo posto per il film della <strong>Eagle </strong>con <strong>Bradley Cooper</strong> e<strong> Robert De Niro</strong>, <em>Limitless</em>, che con &#8220;soli&#8221; 250 schermi ha incassato 1,6 milioni di dollari, e seconda posizione per <em>Habemus Papam</em>, sopra di appena 200 mila dollari per un totale di 1,8 milioni. <em>&#8220;L&#8217;obiettivo delle case di distribuzione è riempire le sale, mentre <strong>01</strong> e <strong>Medusa </strong>spingono per avere un numero maggiore di schermi facendo leva su altri titoli di richiamo&#8221;</em> ribadisce <strong>Vairo</strong>. </p>
<p>Nonostante questo, nota <strong>Variety</strong>, dal 2007 la quota di mercato della <strong>Eagle </strong>è cresciuta dal 5 all&#8217;8,5%, piazzando la compagnia al quarto posto dopo le due &#8220;big&#8221;, che ne detengono il 35% (<strong>Medusa</strong>) e 13% (<strong>01</strong>), e la major <strong>Warner Bros</strong>. </p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/Limitless-Movie.jpg"><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/Limitless-Movie.jpg" alt="" title="Limitless-Movie" width="500" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-2148" /></a>Un risultato perseguito <em>&#8220;con i titoli migliori che possiamo permetterci, in cui intravediamo un potenziale&#8221;</em>, specifica l&#8217;AD <strong>Lombardo</strong>, e che possano comunque interessare il pubblico dei multiplex. Tra questi rientrano opere diametralmente opposte come <em>Twilight </em>e il pluri-premiato<em> Il discorso del re</em>, ma anche film più coraggiosi come <em> Basilicata Coast to Coast</em>, co-prodotto dalla stessa <strong>Eagle</strong>.<br />
<em><br />
&#8220;Ci concentriamo sui prodotti migliori e cerchiamo di sfruttare fino in fondo il loro valore. Se distribuiamo 21 film, dobbiamo essere sicuri che almeno 16 avranno una buona performance&#8221;</em>, conclude <strong>Lombardo</strong>, chiedendosi anche: <em>&#8220;Se 01 è una società di servizio pubblico, è davvero un servizio pubblico quello che stanno offrendo&#8221;?<br />
</em></p>
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		<title>Blowin’ in the Web: la Rete e il mercato del cinema</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 11:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell' eBook di Giandomenico Celata una riflessione sulle occasioni offerte da Internet al settore dell'audiovisivo e sulle minacce, vere o presunte, della pirateria. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Internet è un&#8217;opportunità o una minaccia?</em>&#8221; A cercare di fare il punto sulla questione amletica dei media contemporanei è il prof. <strong>Giandomenico Celata</strong> dell&#8217;Università La Sapienza di Roma, che partendo dall&#8217;esempio offerto dal settore della musica ha riunito i principali modelli econometrici relativi al rapporto tra la Rete e l&#8217;industria audiovisiva nell&#8217;eBook <em>Blowin’ in the Web</em>, presentato ieri sera nella sede capitolina dell&#8217;Agis-Anec tra ospiti di spicco come l&#8217;AD e DG di Universal NBC <strong>Richard Borg</strong>, il vice presidente e AD di Medusa <strong>Giampaolo Letta</strong>, il DG Cinema <strong>Nicola Borrelli </strong>e <strong>Paolo Protti</strong>, &#8220;padrone di casa&#8221; del dibatto in quanto presidente dell&#8217;Associazione Generale Italiana Spettacolo e dell&#8217;Associazione Nazionale Esercenti Cinema.</p>
<p>&#8220;<em>Oggi Internet spaventa</em>&#8220;, è questo secondo <strong>Celata </strong>il nodo centrale del problema, ma &#8220;<em>la stessa cosa successe con la tv, poi con le cassette e i dvd che fecero concorrenza alla stampa e alla musica perché il tempo fisico a disposizione dell&#8217;utente è limitato. Così accade oggi con l&#8217;esplosione dei canali satellitari e digitali</em>&#8220;. Gli effetti sono stati attenuati negli ultimi anni da una &#8220;bolla&#8221;, dalla continua spinta a &#8220;<em>cambiare piattaforma e ricostruire le library familiari</em>&#8220;, ma il web porta con sé stravolgimenti che vanno oltre la dotazione tecnologica. </p>
<p>&#8220;<em>Il digitale tende a ridare sovranità al consumatore</em> &#8211; spiega l&#8217;autore -<em> ma questa è anche una chance. I contenuti oggi sono accessibili in qualunque luogo e in qualunque momento, inoltre con i social network, lo streaming e il downloading è possibile superare i limiti dell&#8217;<em>experience good</em>, cioè del prodotto che deve essere obbligatoriamente consumato prima di valutarne il rapporto qualità-prezzo</em>&#8220;. Le imprese, tanto della musica quanto dell&#8217;audiovisivo, hanno però reagito &#8220;<em>chiudendosi a riccio e individuando nel  file-sharing il nemico da abbattere anziché un altro mercato</em>&#8220;. Il problema consiste allora nel definire le caratteristiche di questa nuova realtà: per farlo <strong>Celata </strong>si è rivolto ai modelli elaborati negli USA, da cui nel complesso emergono trend rilevanti come &#8220;<em>il declino del downloading rispetto ad altre forme come lo streaming, a dimostrazione che gli utenti del web non manifestano alcuna mania per la collezione</em>&#8221; e, dato ancora più importante, che &#8220;<em>solo per il 25% di chi scarica la pirateria ha un effetto di sostituzione, mentre per il restante 75% l&#8217;effetto è quello della promozione</em>”. </p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/blowin-web.jpg"><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/blowin-web.jpg" alt="" title="blowin web" width="235" height="332" class="aligncenter size-full wp-image-2125" /></a></p>
<p>Internet rappresenterebbe quindi &#8220;<em>un grande mercato</em>&#8220;, destinato a crescere proporzionalmente alla disponibilità di banda larga e potenzialmente in grado di sostenere l&#8217;audiovisivo: &#8220;<em>È chiaro come il web costituisca una minaccia vera e temibile per il mercato dell&#8217;home video, ma l&#8217;esperienza americana ci riporta i casi esemplari di <strong>Blockbuster </strong>e <strong>Netflix</strong>. Il primo si gingillava con la pirateria, ed è fallito. <strong>Netflix </strong>invece ha investito in piattaforma ed ha resistito. Ma ci sono anche alti indicatori come l&#8217;acquisto di <strong>Nbc Universal</strong> da parte di <strong>Comcast </strong>o la rivalità tra <strong>Walmart</strong> e <strong>Itunes</strong></em>&#8220;. Il problema, secondo <strong>Celata</strong>, non sussiste invece per produttori ed esercenti: &#8220;<em>Si va al cinema per partecipare a un evento, è un luogo di socializzazione. Quanto più le sale riusciranno a valorizzare questa funzione, tanto più la manterranno totalmente, sempre se aiutatati dai titoli proposti</em>&#8220;. Altro elemento che potrebbe avvantaggiarsi non poco della Rete sono infine le library, che il web &#8220;valorizza come mai accaduto prima e come nessuna tv potrà mai fare&#8221;. </p>
<p>Non la pensa proprio così <strong>Paolo Protti</strong>, che ci tiene a rimarcare la distinzione tra Internet e pirateria: &#8220;<em>Possiamo discutere del cambiamento, magari dando maggiore accesso e più facile al web  o andando a modificare le windows, viste come un momento oscurantista per alcuni versi e per altri come baluardo della sala. Questo però vuol dire ragionare in termini di legalità</em>&#8220;. <strong>Richard Borg</strong>, la cui major si trova in prima linea rispetto agli stravolgimenti descritti, parla invece della piccola rivoluzione già in atto negli Usa, dove &#8220;<em>dal primo aprile gran parte delle case di produzione e distribuzione hanno avviato un tentativo commerciale di proporre video on demand in maniera anticipata rispetto alle canoniche 16 settimane dall’uscita dei film in sala</em>&#8220;. Significativo, secondo il leader di <strong>NBC Universal</strong>, risulta però che per avviare questo nuovo corso non sia stata scelta la Rete: &#8220;<em>Il web non è controllabile, quindi si è deciso di usare i canali satellitari o il digitale terrestre. D&#8217;altra parte parliamo di profit company, se il prodotto non vende sono destinate a fallire</em>&#8220;. </p>
<p>Simile la posizione di <strong>Giampaolo Letta</strong>, secondo cui &#8220;<em>non si arriverà così velocemente alla sostituzione dei mezzi tradizionali, che convivranno ancora per lungo tempo con i nuovi. Sta a noi stabilire come, in modo che non succeda al cinema ciò che è avvenuto all&#8217;industria discografica, oggi completamente dissestata</em>&#8220;. Anche l&#8217;AD di<strong> Medusa</strong> condanna in primo luogo la pirateria: &#8220;<em>La fruizione illegale sul web costa  al settore cinema più di 500 milioni di euro all’anno, più di un terzo dell&#8217;intero mercato sala e home video. Bisogna dire no all’anarchia della Rete, che richiede assolutamente un controllo</em>&#8220;. </p>
<p>C&#8217;è però anche chi ritiene la normativa italiana in merito già piuttosto articolata e soddisfacente: &#8220;<em>la stima presentata da Letta va studiata nei minimi particolari</em>&#8220;, segnala in un intervento non programmato <strong>Nicola Borrelli</strong>, Direttore generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. &#8220;<em>Il digitale è una rivoluzione che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi, e non credo che sia un fenomeno facilmente governabile. Nel nostro Paese ci sono leggi a sufficienza, il problema è trovare il modo di applicarle</em>&#8220;. Secondo Borrelli, inoltre, i cambiamenti apportati da Internet sono &#8220;<em>quasi completamente neutri rispetto alla sala cinematografica, se questa sarà capace di riposizionarsi diventando contenitore di altre attività dello spettacolo e contribuendo a rimettere in circolazione film di culto che intere generazioni non hanno ancora visto al cinema</em>&#8220;. Per tutte queste ragioni, conclude Borrelli, &#8220;<em>Internet costituisce un’opportunità. Non credo che la pirateria sia in grado di spiazzare completamente il contenuto reale. Spesso gli utenti web scaricano qualcosa che non avrebbero assolutamente intenzione di comprare, quindi differenziando le politiche di prezzo e di marketing, anche la Rete può essere un&#8217;occasione da cogliere</em>&#8220;.</p>
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		<title>Critici (giornalisti) vs Blogger (pirati?)</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2009/04/critici-giornalisti-vs-blogger-pirati-331</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 13:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Col numero di aprile, quello con la peggior copertina dedicata a Star Trek che si sia mai vista, Ciak torna sul tema del rapporto tra critica e internet e questa volta è Bad Taste a dire la sua (io la mia l&#8217;ho già detta qui). Nelle stesse ore Gabriele Niola racconta delle reazioni di alcuni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Col numero di aprile, quello con la peggior copertina dedicata a <a href="http://www.startrekblog.it/">Star Trek</a> che si sia mai vista, <strong>Ciak</strong> torna sul tema del rapporto tra critica e internet e questa volta è <a href="http://www.badtaste.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=7388&amp;Itemid=152">Bad Taste a dire la sua</a> (io la mia l&#8217;ho già detta <a href="http://www.cineguru.biz/2009/03/il-quinto-senso-e-mezzo-della-critica-261">qui</a>).</p>
<p>Nelle stesse ore <a href="http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com/2009/04/giusto-per-farci-due-risate.html">Gabriele Niola racconta</a> delle reazioni di alcuni giornalisti alle <a href="http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com/2009/04/sono-fra-noi.html">lettera</a> con cui Medusa annuncia le proiezioni in lingua originale (prassi ormai adottata da numerosi distributori) per motivi di antipirateria.</p>
<p>Due punti di vista differenti ma il tema continua ad essere uno solo: il confronto tra <strong>critici cinematografici tradizionali</strong> (si può dire <a href="http://www.fastandfuriousblog.com/2009/04/fast-and-furious-il-parere-dei-quotidianisti-americani-592.php/comment-page-1#comment-213">quotidianisti</a>?;)) e <strong>blogger che criticano i film</strong> (o parlano di film).</p>
<p>Avremo molte altre occasioni per parlarne visto che il tema è semplicemente un sottoinsieme del ben più ampio confronto tra sostenitori del &#8220;professionismo&#8221; dell&#8217;informazione e fautori dell&#8217;informazione venuta dal basso, del <a href="http://skytg24.blogs.com/">reporter diffuso</a> per dirla in altre parole, un confronto che si farà sempre più acceso in futuro.</p>
<p><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2009/04/multimediamedusaavvenire.png" alt="medusaavvenire.png" border="0" width="335" height="383" align="left" />PS: mentre scrivo scopro che a seguito della lettera di <strong>Medusa</strong> l&#8217;<strong>Avvenire</strong> ha pubblicato una precisazione (scansione qui a fianco) dell&#8217;ufficio stampa Medusa che sostiene che <em>&#8220;E&#8217; ovvio che questi episodi sono da attribuire a persone che non sono né giornalisti né amanti del cinema&#8221;</em>.</p>
<p>Cioè c&#8217;è certezza matematica che basti il tesserino per non essere pirati, è tra gli altri che bisogna cercare se si vuole beccare il pirata. No comment!</p>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
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