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	<title>CineGuru &#187; Facebook</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Facebook, da Abduction a Spartacus, piace sempre di più a Studios e TV.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La serie di Starz e il film Lionsgate sbarcano sul social network in "day-and-date" con le release in tv e in home video, con risultati che fanno ipotizzare un ulteriore sviluppo del VOD social. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi abbiamo <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2967" target="_blank">già parlato</a> di come sempre più produzioni indipendenti trovino uno sbocco ideale nel <strong>VOD</strong>, sia online che tramite i canali della tv tradizionale, e in particolar modo nel VOD cosiddetto <em>day-and-date</em>, cioè reso disponibile agli utenti nello stesso giorno dell&#8217;uscita sul grande schermo. Bene, ora il fenomeno sembra in via di espansione anche su <strong>Facebook</strong>, il popolare social network che si prepara a sbarcare in Borsa, e che a tal fine ieri ha reso noto un dossier in cui si parla di quasi <strong>850 milioni di utenti</strong> mensili e di un fatturato vicino ai <strong>quattro miliardi di dollari</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3235" title="abduction-movie" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/abduction-movie.jpg" alt="" width="550" height="272" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-3234"></span>Cifre roboanti a parte, in materia di film e più in generale di prodotti audiovisivi, non è la prima volta che entra in gioco la creatura di <strong>Mark Zuckerberg</strong>: è passato poco meno di un anno, infatti, da quando <strong>Warner Bros</strong> ha cominciato a usare <strong>Facebook</strong> per offrire alcuni dei propri titoli in <strong>streaming online</strong>, a partire da uno dei suoi più grandi successi degli ultimi anni, <em>Il Cavaliere Oscuro</em>. La novità sta dunque nel fatto che adesso il social network sia stato scelto dalla casa cinematografica <strong>Lionsgate</strong> e dalla tv premium <strong>Starz </strong>per lanciare due titoli in contemporanea rispettivamente all&#8217;uscita in home video e sul piccolo schermo. </p>
<p><strong>Starz</strong> ha addirittura anticipato di una settimana la trasmissione del primo episodio del suo serial peplum <em>Spartacus: Vengeance</em>, anche se in realtà più che un vero e proprio noleggio via <strong>Facebook</strong> si parla di un&#8217;anteprima a scopo promozionale. Il risultato però, come riporta <a href="http://www.homemediamagazine.com/streaming/facebook-adding-studio-friends-26255" target="_blank"><em>Home Media Magazine</em></a>, sembra essere stato comunque molto soddisfacente, con più spettatori di tutti quelli che avevano visto in digitale la prima stagione, <a href="http://www.episode39.it/shows/236-Spartacus-Gli-dei-dellarena" target="_blank"><em>Spartacus: Blood and Sand</em></a>, distribuita lungo ben tredici settimane. Secondo il vice presidente senior di <strong>Starz</strong>, <strong>Kelly Bumann</strong>, al successo dell&#8217;anteprima ha contribuito soprattutto la base di quasi due milioni e mezzo di fan che il telefilm ha su <strong>Facebook</strong>: <em>&#8220;Dar loro un assaggio è sicuramente servito, e abbiamo intenzione di rifarlo&#8221;</em>. <a href="http://www.screenweek.it/film/24121-Abduction-%E2%80%93-Riprenditi-la-tua-vita" target="_blank"><em>Abduction</em></a>, il thriller <strong>Lionsgate</strong> con la star di <em>Twilight</em> <strong>Taylor Lautner</strong>, è uscito sul social network a metà gennaio, in <em>day-and-date</em> con i dischi home video, e stando al vice presidente esecutivo del marketing dello studio cinematografico, <strong>Anne Parducci</strong>, è stato &#8220;<em>un buon inizio</em>&#8220;, grazie alla peculiarità di <strong>Facebook</strong>, che consente di <em>&#8220;vedere il film e interagire al contempo con gli amici, ed è solo l&#8217;inizio di una nuova concezione social con cui dobbiamo cominciare a confrontarci sin da adesso&#8221;</em>.<br />
<br/><br />
<em> &#8221;In teoria non c&#8217;è nessun motivo per cui Facebook non debba diventare un vero canale premium in futuro, in diretta concorrenza con Netflix o reti come Showtime&#8221;</em>, aggiunge l&#8217;analista del <strong>NPD Group</strong>, <strong>Russ Crupnick</strong>, secondo cui il fenomeno riceverà una spinta decisiva con la diffusione delle<strong> tv connesse a Internet</strong>. &#8220;<em>C&#8217;è un pubblico di massa che segue i talent sul social network, perciò l&#8217;opportunità di indirizzare i fan, per esempio, di Clooney o Claire Danes verso i loro film in uscita mostra dell&#8217;enorme potenziale&#8221;</em>. E questi sviluppi potrebbero non fermarsi ai prodotti cinematografici. Stando a <strong>Dean Alms</strong> di <strong>Milyoni</strong>, la società che ha sviluppato le pagine <strong>Facebook</strong> da cui fruire lo streaming di più di una dozzina tra major e distribuzioni indipendenti, a partire da questo mese i suoi utenti avranno a disposizione anche diverse serie tv. Ma c&#8217;è ancora riserbo su quali saranno i titoli che cominceranno a colonizzare l&#8217;universo social.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.homemediamagazine.com/streaming/facebook-adding-studio-friends-26255" target="_blank">Home Media Magazine</a>, <a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/facebook-files-5b-ipo-8th-anniversary-sits-4b-cash-35011" target="_blank">The Wrap</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Obama diventa social: il Presidente parla di economia, attacchi militari e SOPA in videoconferenza su Google+</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/obama-diventa-social-il-presidente-parla-di-economia-attacchi-militari-e-sopa-in-videoconferenza-su-google-3230</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:06:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di Google+. Sul piatto anche la questione SOPA e il dibattito su copyright e difesa della libertà della Rete. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di <strong>Google+</strong> che hanno avuto l&#8217;occasione di confrontarsi in diretta online con il Presidente degli Stati Uniti <strong>Barack Obama</strong>. Una mossa tanto più indicativa quanto il capo dell&#8217;esecutivo statunitense aveva già illustrato le proprie linee programmatiche per l&#8217;attuale e per il prossimo mandato nel tradizionale discorso sullo <em>State of the Union</em> della settimana scorsa. La &#8220;chiacchierata&#8221; su Internet è però servita a mettere il Presidente a confronto con intervistatori e domande meno consuete, tra cui una serie di quesiti stilati anticipatamente dagli utenti di <strong>YouTube</strong>, sui temi più disparati: dalla situazione economica, con tanto di presa visione del curriculum di un ingegnere disoccupato, alla scuola, agli interventi militari e alla<strong> pirateria su Internet</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3231" title="obama google plus" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/obama-google-plus.jpg" alt="" width="500" height="316" /><br />
<span id="more-3230"></span></p>
<p>Ha già fatto il giro del mondo l&#8217;ammissione degli attacchi compiuti in Pakistan da velivoli telecomandati americani, e per quanto il Presidente abbia specificato trattarsi di azioni mirate contro terroristi attivi, la dichiarazione non sembra di secondo piano, poiché finora la circostanza era sempre stata negata dagli USA. Restando in tema di <strong>web</strong>, Obama ha invecw usato l&#8217;incontro con gli utenti di <strong>Google+</strong> per ribadire la propria posizione riguardo al controverso disegno di legge antipirateria noto come <strong>SOPA &#8211; Stop Online Piracy Act</strong>, la cui discussione in Parlamento è stata rimandata a seguito delle proteste emerse dal mondo del web (il nostro articolo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/imagine-a-world-internet-si-rivolta-al-sopa-ddl-usa-contro-la-pirateria-3202" target="_blank"><strong>qui</strong></a>). In realtà, già prima dello &#8220;sciopero&#8221; della Rete, la Casa Bianca aveva chiarito in un post sul proprio sito che il Governo degli Stati Uniti non avrebbe appoggiato<strong> nessuna misura restrittiva della libertà in Rete</strong>, ed è esattamente quello che il Presidente è tornato ad affermare ieri, invocando però anche un confronto costruttivo tra le opposte parti in causa, vale a dire Hollywood e le imprese dell&#8217;hi-tech in genere identificate con la Silicon Valley.</p>
<p><em>&#8220;Abbiamo espresso la nostra preoccupazione in merito a come il testo legislativo era stato scritto, quindi abbiamo chiesto a tutti di tornare al tavolo delle trattative e stilare un documento condiviso&#8221;</em> &#8211; ha affermato <strong>Obama</strong>, ma, come sottolinea <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank"><em>Variety</em></a>, il tema è così caldo che il moderatore dell&#8217;incontro su <strong>Google+</strong>, <strong>Steve Grove</strong>, si è trovato a citare come domanda più ricorrente:<em> </em></p>
<p><em>&#8220;Perché ha dato il suo personale supporto alla richiesta di estradizione del cittadino britannico Richard O&#8217;Dwyer per il solo fatto di aver pubblicato dei link a materiale lesivo del copyright, usando un trattato pensato per combattere il terrorismo e consentire che i terroristi siano sottoposti alla giustizia americana&#8221;</em>?</p>
<p>La domanda si riferisce al sito <strong>TVShack</strong> dello studente britannico <strong>O&#8217;Dwyer</strong>, e <strong>Obama</strong> ha ribattuto facendo presente come la legge USA sia congegnata apposta affinché il Presidente non possa entrare nel merito delle richieste di estradizione, di competenza del Dipartimento di Giustizia. La richiesta, per altro, è ancora pendente, poiché aspetta la firma del Segretario di Stato USA, <strong>Hillary Clinton</strong>.</p>
<p>In sintesi, non è la prima volta che Obama affronta il <strong>social network</strong>: l&#8217;aveva già fatto con <strong>Facebook</strong> in un evento tenutosi l&#8217;aprile scorso e a cui aveva partecipato anche il co-fondatore e CEO<strong> Mark Zuckerberg</strong>. Ma con la questione <strong>SOPA</strong> ancora scottante e il dibattito su copyright e libertà d&#8217;espressione che l&#8217;ha circondata, la scelta del Presidente di comparire in una chat su <strong>Google+</strong> appare quantomeno significativa. Anche perché come evidenzia <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank"><em>PC Magazine</em></a>, a differenza dall&#8217;incontro trasmesso via streaming dal quartier generale di Facebook qualche mese fa, quest&#8217;ultima iniziativa si inserisce perfettamente anche nelle funzionalità del social network e ne promuove un uso a disposizione di ogni utente, dimostrando le potenzialità e l&#8217;influenza che i<strong> social media</strong> esercitano ed eserciteranno non solo sulla vita privata, ma anche sulla sfera politica negli anni a venire. Meno rilevante appare invece il contributo al dibattito sulle norme antipirateria, che tuttavia si è confermato di stringente attualità nonostante il rinvio dei disegni di legge pendenti alla Camera e al Senato statunitense.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank">Variety</a>, <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank">PCMag</a>, <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Obama-vero-droni-usati-Pakistan/31-01-2012/1-A_001203413.shtml">Corriere.it</a></p>
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		<title>Video online: Facebook batte Twitter nello share, gli utenti mobile più &#8220;fedeli&#8221; di quelli tradizionali [Infographic]</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/video-online-facebook-batte-twitter-nello-share-gli-utenti-mobile-piu-fedeli-di-quelli-tradizionali-infographic-3223</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile sono più "pazienti" e usano prevalentemente iPhone. Negli USA, per ogni video condiviso su Twitter ci sono 8 share su Facebook, in Italia 17. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>YouTube</strong> mantiene ben saldo il proprio primato nella fruizione di <strong>video online</strong>. Secondo le ultime stime, rivelate da <a href="http://www.reuters.com/article/2012/01/23/us-google-youtube-idUSTRE80M0TS20120123"><em>Reuters</em></a>, l&#8217;ammontare delle sue<strong> visualizzazioni mensili</strong> avrebbe superato quota <strong>4 miliardi</strong>, in crescita del 25% negli ultimi otto mesi. <strong>60</strong> sono invece le <strong>ore di upload al minuto</strong>, in decisa crescita rispetto alle 48 dichiarate lo scorso maggio. Merito in parte dei contenuti originali che il portale di <strong>Google</strong> ha cominciato a produrre anche in partnership con personaggi chiave dello showbiz, quali <strong>Madonna</strong> e <strong>Jay-Z</strong>, per competere con i grandi network statunitensi. Per ammissione dello stesso sito, gran parte dell&#8217;incremento si deve tuttavia allo sforzo sostenuto per diffondersi su varie piattaforme come <strong>smartphone e tablet</strong>. Quanto influiscono i <strong>dispositivi mobili</strong> sul <strong>consumo di video online</strong>? Vi proponiamo un&#8217;<strong>infografica</strong> elaborata a proposito dall&#8217;host di web video <a href="http://wistia.com/blog/movies-on-the-move-video-engagement-on-desktops-vs-mobile-devices-infographic/"><strong>WISTIA</strong></a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3226" title="mobileinfographic 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-1.jpg" alt="" width="580" height="544" /></p>
<p><span id="more-3223"></span></p>
<p>Basandosi sul report trimestrale di <strong>Ooyala</strong>, che prende in considerazione il comportamento di più di <strong>100 milioni di visitatori unici</strong>, l&#8217;infographic mostra prima di tutto come gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile siano <strong>più &#8220;pazienti&#8221;</strong>, nel senso che portano a  termine la visione di almeno 3/4 di un video in misura addirittura doppia rispetto ai classici<em> desktop viewers</em>. La leadership dei dispositivi mobili utilizzati per la visione online va agli <strong>iPhone</strong>, con una fetta di ben il 71,8%, seguiti da quelli <strong>Android</strong> con un distacco di più di 50 punti percentuali.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3227" title="mobileinfographic 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-2.jpg" alt="" width="580" height="997" /><br />
A conferma dalla prima tendenza mostrata dai grafici, emerge inoltre che i <strong>tablet</strong> si prestano alle <strong>visualizzazioni di 10 minuti o più</strong> di web video, mentre al computer prevale un uso molto più rapido e frammentario che non arriva nemmeno a un minuto. La situazione appare invece più equilibrata per quanto riguarda i telefonini. Allo stesso modo, la percentuale di spettatori realizzati sui diversi dispositivi cambia a seconda che si parli di video guardati quasi fino alla fine o per la porzione minima di un quarto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3228" title="mobileinfographic 3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-3.jpg" alt="" width="580" height="743" /></p>
<p>Interessante infine il confronto tra la potenza di <strong>Twitter e Facebook</strong> nel <strong>video sharing</strong>, dove i cinguettii appaiono sconfitti tanto nel Nord America quanto in molti Paesi europei e asiatici, eccezion fatta per il Giappone. Negli <strong>USA</strong>, il rapporto tra lo share via Twitter e via Facebook e di <strong>1 a 8</strong>, in Italia raggiunge la proporzione quasi record (seconda solo a Taiwan) di 1 a 17.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3229" title="mobileinfographic 4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-4.jpg" alt="" width="580" height="461" /><br />
Chi realizza video per il web è perciò avvertito: pensare in anticipo al canale prediletto su cui si desidera che avvenga la fruizione e in generale ottimizzare i contenuti anche per i dispositivi mobili.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Uno sguardo alla &#8220;Generazione Z&#8221;</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/12/uno-sguardo-alla-generazione-z-3123</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un grafico per riassumere le caratteristiche dei nativi digitali, ossia di quella generazione che non ha conosciuto il mondo prima della diffusione capillare del web, e quasi neppure dell'iPad.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla spesso dei <strong>nativi digitali</strong>, ossia di quella schiera di ragazzi che non ha conosciuto il mondo prima della diffusione capillare del web, e di tutti i dispositivi hi-tech che ne derivano. Ma quali sono le peculiarità  di questa <em><strong>Generation Z</strong></em>? Quali saranno le conseguenze pratiche di avere a portata di mano un serbatoio potenzialmente infinto di conoscenze e una pluralità vastissima di mezzi di espressione, ma anche un rapporto quasi viscerale con le apparecchiature tecniche e l’obbligo di vivere in un mondo che va alla velocità della <em>broadband</em>? Ha provato a riassumerle visivamente e numericamente il sito <strong><a href="http://infographiclabs.com/"><em>Infographiclabs</em></a></strong>, dividendo la sua ricerca  per temi, vale a dire <strong>caratteristiche</strong>, <strong>comportamento</strong>, <strong>impiego</strong>, <strong>educazione</strong> e qualche <strong>previsione</strong> per il futuro.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3124" title="Gen-Z_1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_1.jpg" alt="" width="595" height="737" /></p>
<p><span id="more-3123"></span></p>
<p>Intanto, un premessa: i grafici sono stilati prendendo in considerazione i <strong>nati tra il 1992 e il 2010</strong>, che andrebbero a costituire circa <strong>il 18% della popolazione mondiale</strong>. Per quanto riguarda le <strong>caratteristiche</strong>, è ovvio come la maggioranza di loro si sia formata in ampia parte su e attraverso la Rete, e ciò implica un cambiamento nei modi della comunicazione, che sul web si svolge tipicamente in maniera non verbale. Essendo così spesso a contatto con <strong>prodotti ad alto contenuto tecnologico</strong>, i nativi digitali sono inoltre abituati all’istantaneità, ad avere una risposta immediata alle proprie azioni e a soddisfare le proprie esigenze in maniera estemporanea. Risultato? Secondo <em><strong>Infographiclabs</strong></em> la <strong>Generazione Z</strong> è <strong>individualista</strong>, fortemente c<strong>oncentrata sul sé</strong> e <strong>per nulla interessata alla socializzazione face-to-face</strong>, a cui vengono preferite le comunità online, <strong>Google</strong> e i <strong>social network</strong>, in particolare <strong>Facebook</strong>. Ne consegue anche una minore predisposizione ad accettare le norme sociali e scomodarsi a uscire dall’ambiente domestico per qualsivoglia motivo.</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>comportamento</strong>, l’infografica sottolinea come la <strong>metà dei teenager</strong> che navigano su Internet siano anche dei <strong>consumatori</strong> che svolgono acquisti sul web; più di quattro su cinque userà il social network nel prossimo anno mentre è  il<strong> 96% dei ragazzi tra i 12 e 17 anni</strong>, almeno negli Stati Uniti, a connettersi<strong> in Rete una volta al mese o più</strong>. L’accessorio tecnologico preferito è l’<strong>iPad</strong>, grazie alla sua intuitività, sono predisposti alla condivisione e piuttosto vaccinati rispetto al marketing tradizionale. Non a caso, è il <strong>viral</strong> la strategia per superare le barriere immunitarie che hanno sviluppato nei confronti della pubblicità.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3125" title="Gen-Z_3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_3.jpg" alt="" width="595" height="663" /></p>
<p>I riflessi forse meno esplorati di queste nuove consuetudini di vita sono però quelli sull&#8217;<strong>impiego</strong>: data la centralità dell’io all’interno della galassia digitale, per la <strong>Generazione Z</strong> gli<strong> ambienti di lavoro tradizionali</strong> risultano <strong>frustranti e improduttivi</strong>, e non riescono a generare il giusto <em>commitment</em>. Ecco anche perché molti nativi digitali possono aspettarsi di passare molto più tempo dei loro predecessori nella ricerca di un impiego, o magari di uno nuovo e più interessante, di non riuscire a raggiungere lo stesso livello di reddito dei propri genitori e di avere <strong>più difficoltà a mantenersi</strong>. Ovviamente, l’<strong>accesso a Internet e social network</strong> sul posto di lavoro è considerato <strong>diritto inalienabile</strong>. Per quanto riguarda l’<strong>educazione</strong>, vengono consigliate <strong>nuove forme di insegnamento e di apprendimento</strong>, come testi interattivi, <em>visual learning</em>, blog, podcast e altre forme di lavori di gruppo online, con un focus maggiore sullo sviluppo del pensiero critico e dell’abilità nel problem-solving piuttosto che sulla semplice memorizzazione dei programmi di studio.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3126" title="Gen-Z_4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_4.jpg" alt="" width="595" height="819" /></p>
<p>Le <strong>previsioni</strong> per il futuro di questa generazione sono in fin dei conti <strong>ottimistiche</strong>: secondo <em><strong>Infographiclabs</strong></em>, sarà ben organizzata e abile stratega,  ben disposta al <strong>dialogo</strong> e “<strong>la più leale</strong>” che si sia vista, almeno dagli anni ’70. Le industrie sono perciò avvertite: non basterà solo l’impegno, con i clienti del futuro ci vorrà una vera propria interazione, e <strong>brand</strong> capaci di comunicare molto più che in precedenza.</p>
<p>Il grafico intero sul <a href="http://infographiclabs.com/infographic/born-into-tech-generation-z/">sito</a> di <em><strong>Infographiclabs.</strong></em></p>
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		<title>Il cinema resiste come intrattenimento extra-domestico, mentre sono più di metà gli italiani che guardano la tv connessi.</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 13:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Annuario statistico italiano 2011]]></category>
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		<category><![CDATA[Istat]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo l'Istat, il cinema batte i musei, il teatro e anche lo sport, con più di un italiano su due che ne fruirebbe almeno una volta l'anno. Ma cresce la concorrenza per accapponarsi il tempo libero, e Facebook lancia un messaggio forse non così distensivo alla "vecchia" tv.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il cinema batte  musei, teatro e anche sport</strong> nella classifica degli <strong>spettacoli più fruiti dagli italiani</strong>. Lo riporta  l&#8217;<strong>Annuario statistico italiano 2011</strong> diffuso dall&#8217;<strong>Istat</strong> e riportato in un lancio <a href="http://www.asca.it/news-CULTURA__ISTAT__CINEMA_IN_CIMA_ALLE_PREFERENZE__BENE_SPETTACOLI_SPORTIVI-1076684-ORA-.html"><em>Asca</em></a>, in cui si specifica come oltre la metà della popolazione si sia recata a veder un film almeno una volta nel corso dell&#8217;anno, piazzandosi così al di sopra di <strong>mostre ed esposizioni museali</strong> (visitate da quasi il 30% degli italiani), <strong>eventi sportivi</strong> (a quota 28,5%), escursioni presso s<strong>iti archeologici e monumenti</strong> (che interessano a circa il 23%), <strong>discoteche e balere</strong> (22,6%), <strong>spettacoli teatrali</strong> (quasi 22 punti percentuali) e altri <strong>concerti musicali</strong> (20,8%). In fondo all&#8217;elenco i concerti di musica classica, che raccolgono poco più di un decimo delle preferenze.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1223" title="multimediaCdC-sala-deluxe-copia.jpg" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2010/05/multimediaCdC-sala-deluxe-copia.jpg" alt="" width="500" height="382" /></p>
<p><span id="more-3074"></span>Il <strong>cinema</strong>, insieme alle manifestazioni di tipo sportivo, è anche uno dei pochissimi settori in cui si registra un <strong>aumento di spettatori</strong>, mentre in generale sono <strong>più di due terzi</strong>, quasi l&#8217;80% degli uomini e il 63,5% delle donne al di sopra dei 6 anni, che secondo le proiezioni Istat nel 2011 avrebbero fruito di <strong>almeno uno spettacolo fuori casa</strong>. Per quanto riguarda il rapporto tra i diversi media, la <strong>televisione</strong> conferma il suo predominio, contando tra i suoi spettatori ben il<strong> 94% della popolazione</strong> al di sopra dei tre anni, senza significative distinzioni nella distribuzione geografica, d&#8217;età o di genere. La <strong>radio</strong> continua a invece a mantenere la propria popolarità presso il <strong>59% degli italiani</strong>, con uno zoccolo duro di fedelissimi che cala leggermente fino a 57,8 punti percentuali.</p>
<p>E se la fruizione di<strong> contenuti audiovisivi</strong>, tra cinema e tv, rimane prevalente sui canali di comunicazione tradizionali, è ormai evidente come la pratica stia acquistando sempre più rilevanza anche sul <strong>web</strong>. La settimana scorsa, uno studio di <a href="http://www.comscore.com/Press_Events/Press_Releases/2011/12/comScore_Releases_November_2011_U.S._Online_Video_Rankings"><em>ComScore</em></a> ha rivelato come a novembre negli<strong> Stati Uniti</strong>, ben<strong> 183 milioni di utenti</strong> abbiano<strong> guardato video su Internet</strong>, con un monte ore pari a 20 e mezzo ciascuno. Il totale dei<strong> video fruiti online</strong> è stato invece quasi di <strong>41 miliardi</strong>, con in testa i siti di <strong>Google</strong>, controllante di YouTube, seguiti da <strong>VEVO, Facebook, Yahoo!, Viacom Digital, siti Microsoft, AOL, Hulu, NBC Universal e Turner Digital</strong>.</p>
<p>In <strong>Italia</strong> ovviamente i numeri non sono paragonabili, fosse solo per il <em>divide</em> in fatto di banda larga, ma la situazione appare egualmente dinamica, tanto che è stato lo stesso<strong> Luca Colombo</strong>, <strong>country manager di Facebook per l&#8217;Italia</strong>, a tranquillizzare gli animi: presentando la ricerca<em> &#8220;Fuga dalla tv?&#8221;</em> commissionata a <strong>Nextplora</strong>, è stato infatti messo in evidenza come il <strong>web non rubi tempo al piccolo schermo</strong> ma gli si sovrapponga senza privarlo di fette di pubblico. Secondo i risultati, diffusi in un lancio <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2011/12/14/visualizza_new.html_13781286.html"><em>Ansa</em></a>, il<strong> 52% degli italiani</strong> sarebbe infatti <strong>multitasking</strong>, e userebbe<strong> il pc in contemporanea alla tv</strong>, mentre il 31% lo farebbe stando connesso al social network. <strong>Facebook</strong> oggi conta in Italia oltre 21 milioni di utenti, e per quanto non paragonabile a quel 94% della popolazione toccato dalla tv, comincia a diventare un competitor di tutto rilievo. Chissà che nonostante <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2992">il gap dell&#8217;Italia</a> rispetto agli altri Paesi a sviluppo avanzato, Internet non cominci a diventare una sfida anche per le potenti emittenti generaliste.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Stop Online Piracy Act: la rivolta del web (e non solo) al disegno di legge antipirateria USA</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 11:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal leader dei Democratici Nancy Pelosi al Parlamento Europeo, aumentano i "no" opposti al disegno di legge antipirateria in discussione al Congresso USA, ritenuto eccessivamente evasivo riguardo alla definizione delle fattispecie perseguibili di violazione del copyright, nonché lesivo dei diritti degli utenti del web. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La settimana scorsa alla <strong>Camera del Congresso degli Stati Uniti</strong> si sono aperte ufficialmente le audizioni riguardo al controverso <strong>Stop Online Piracy Act (SOPA)</strong>, un disegno di legge volto a <strong>coinvolgere i provider</strong> nel contrasto alla violazione del copyright in Rete e ad <strong>aumentare lo spazio di manovra delle aziende e dello stesse autorità federali</strong> nell&#8217;oscuramento delle pagine web in cui vengono sfruttati illegalmente contenuti coperti da diritto d&#8217;autore. Ma nonostante l&#8217;appoggio bipartisan alla lotta alla pirateria e la forte attività di lobbying delle major dell&#8217;entertainment,<strong> cresce il fronte dell&#8217;opposizione</strong> che osteggia una normativa considerata di natura eccessivamente censoria.   <img class="aligncenter size-full wp-image-2785" title="Piracybasic" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/Piracybasic.jpg" alt="" width="400" height="300" /> <span id="more-2917"></span> I primi ad esprimere il proprio dissenso sono stati naturalmente <strong>Google</strong>, i <strong>social network</strong> come <strong>Twitter e Facebook</strong> e altri grandi player del web come<strong> eBay</strong>, che hanno inviato una <strong>lettera congiunta al Congresso</strong> in cui chiedevano in modo esplicito di non essere trasformati nella<em><strong> &#8220;guardia costiera di Internet contro i pirati&#8221;</strong></em> (<a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/google-facebook-congress-dont-expect-us-police-piracy-32800"><em>The Wrap</em></a>). Mentre le compagnie appoggiano l&#8217;ampliamento dei poteri del <strong>Dipartimento di Giustizia</strong> nei confronti dei<strong> siti esteri</strong> che non rispettano la proprietà intellettuale, più preoccupante appare loro la parte del progetto di legge che gli attribuirebbe <em><strong>&#8220;nuove e imprecisate responsabilità&#8221;</strong></em> che richiederebbero un <strong>monitoraggio costante della Rete</strong>, con <em>&#8220;effetti reali imprevedibili&#8221;</em> sulla libertà di espressione del pensiero dei tanti utenti web che agiscono nell&#8217;arco della legalità, finendo perfino per giustificare <em><strong>&#8220;sottili forme di censura&#8221;</strong></em> simili a quelle vigenti nei <strong>regimi autoritari</strong>.</p>
<p>La visione ovviamente non è condivisa dall&#8217;<strong>industria dell&#8217;intrattenimento</strong>, secondo cui (dati dell&#8217;organizzazione antipirateria <strong>Creative America</strong>) la priorità assoluta rimane bloccare i siti malevoli da cui, ad esempio, <strong>ogni giorno</strong> vengono scaricati o visti illegalmente in streaming ben <strong>500 mila film</strong>. I grandi media cominciano tuttavia a trovarsi più isolati: alla fine della scorsa settimana <strong>Nancy Pelosi</strong>, ex-speaker e <strong>capogruppo dei Democratici alla Camera</strong>, ha espresso su <strong>Twitter</strong> il proprio <strong>dissenso verso il SOPA</strong> e l&#8217;esigenza di <em>&#8220;trovare una soluzione migliore&#8221;</em> rispetto a un quadro legislativo che rischia di<em> &#8220;spezzare la rete&#8221;</em> (<a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/darrell-issa-stop-online-piracy-act-has-no-chance-passage-32869?page=0,1"><em>The Wrap</em></a>). In seguito al tweet, il suo team ha inoltre rilasciato una nota in cui vengono chiarite le ragioni del dissenso: <em></em></p>
<p><em>&#8220;Pelosi è <strong>a favore della protezione della proprietà intellettuale</strong>. Il problema dei siti che attirano in maniera fraudolenta i consumatori è molto serio e merita l&#8217;attenzione del legislatore&#8221;,</em> eppure dalla stessa Rete e dai<strong> gruppi a difesi dei diritti umani</strong> e della sicurezza sul web si sollevano proteste contro il SOPA poiché<em> &#8220;non assicura il giusto bilanciamento dei diritti di chi detiene il copyright e degli utenti di Internet&#8221;.</em></p>
<p>Ma anche un rappresentante repubblicano dello Stato della California, <strong>Darrell Issa</strong>, ha dichiarato il proprio scetticismo rispetto a una legge che avrebbe innumerevoli effetti collaterali: <em>&#8220;Il Congresso si sta accorgendo che <strong>non può semplicemente bastonare Google come una piñata</strong>&#8220;</em>. Critiche a cui si sono aggiunte addirittura quelle del<strong> Parlamento Europeo</strong>, che venerdì ha emanato a larga maggioranza una risoluzione per sottolineare <em>&#8220;la <strong>necessità di tutelare l&#8217;integrità di Internet</strong> a livello globale e la libertà di comunicazione, impedendo la possibilità di azioni unilaterali in grado di bloccare gli i domini o gli indirizzi IP&#8221;</em> (<a href="http://www.pcworld.com/businesscenter/article/244247/european_parliament_joins_criticism_of_sopa.html"><em>Pc World</em></a>). Ancora una volta a venire in rilievo è la controversa norma che attribuirebbe al <strong>Governo</strong> americano la <strong>facoltà di intervenire su Internet a livello internazionale</strong>, oscurando non solo i domini<strong> .com</strong>, ma anche <strong>.org</strong> e <strong>.net</strong>, spesso utilizzati da milioni di soggetti non rientranti sotto la giurisdizione statunitense, oltre che la definizione &#8220;a maglie larghe&#8221; di <strong>contenuto illecito</strong>, che fa intravedere a molti i tratti della <strong>censura</strong>. <strong></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.wired.com/threatlevel/2011/11/blacklist-bill-analysis/"><em>Wired</em></a></strong> ha definito retorica, ma non ingiustificata, l&#8217;affermazione della rappresentante democratica dello Stato della California, <strong>Zoe Lofgren</strong>, secondo cui questa legge <em><strong>&#8220;significherebbe la fine della Rete come la conosciamo oggi&#8221;</strong></em>, per il potere concesso ai <strong>privati</strong>, detentori di copyright, di <strong>ottenere il blocco dei siti</strong>, <strong>delle loro entrate pubblicitarie e dei loro flussi finanziari, senza nemmeno il bisogno di rivolgersi a un giudice</strong>, nonché per la vaghezza nel descrivere i <strong>siti</strong> colpevoli, secondo il testo in discussione alla Camera tutti quelli che<strong><em> &#8220;permettono o facilitano lo sfruttamento illecito della proprietà intellettuale&#8221;</em></strong>. E la lista di questi siti, secondo <em>Wired</em>, è in realtà<em> &#8220;una legione&#8221;</em>, che va <em>&#8220;dall&#8217;hub di contenuti gratuiti <strong>Pirate Bay</strong> ai sistemi di archiviazione online come <strong>DropBox o Box.net</strong>&#8220;</em>, passando inoltre per tutti i<strong> portali di user-generated-content</strong> come <strong>YouTube</strong>. Il rischio, secondo il magazine specializzato nel settore hi-tech, è che <strong>le major</strong> si attivino presso le società finanziarie per <strong>tagliare i fondi ai siti presi di mira</strong>, senza neppure preoccuparsi di accertare che i contenuti siano effettivamente lesivi del diritto d&#8217;autore: <em>&#8220;E se non credete possibile che le banche obbediscano volontariamente e senza battere ciglio a un ordine proveniente da un privato, prendete il caso WikiLeaks, che è quasi defunto perché istituti come Bank of America, PayPal, MasterCard, Visa e altri hanno interretto le donazioni indirizzate al sito [..] Nessun giudice ha ordinato alle banche di prendere tale provvedimento, e WikiLeaks non è mai stata incriminata per alcun reato negli Stati Uniti&#8221;</em>.</p>
<p>E anche la popolarissima rivista <a href="http://techland.time.com/2011/11/17/sopa-wont-stop-online-piracy-would-censor-everyone-else/?iid=tl-main-feature"><em><strong>Time</strong></em></a> si è espressa contro i potenziali effetti del SOPA, che <em><strong>&#8220;non fermerà la pirateria ma in compenso censurerà tutti gli altri&#8221;</strong></em>, come titolava giovedì un commento di <strong>Matt Peckham</strong>:</p>
<p><em>&#8220;Se approvata, la legge permetterà al <strong>Governo</strong> di mettere<strong> in lista nera qualsiasi sito web</strong> contenete materiale che viola il copyright, inibendone l&#8217;accesso tramite <strong>un sistema di filtri DNS</strong> simile a quello utilizzato dalla <strong>Cina </strong>e dall&#8217;<strong>Iran</strong>. Ma cos&#8217;è il &#8216;materiale che viola il copyright&#8217;? Tutto, da <strong>brevi post su un web forum o sul social network</strong> fino ai <strong>link spediti via email</strong>. Inoltre, il sito web può essere ritenuto responsabile di qualsiasi contenuto illecito, e il Governo avrebbe la facoltà di bloccare i pagamenti al proprietario di quel sito e di imporre ai motori di ricerca di rimuoverlo dai risultati&#8221;</em>.</p>
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		<title>“La comunicazione per il cinema. Quali scenari”? Ferpi al Festival di Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 18:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Festival di Roma il convegno Ferpi sul ruolo delle comunicazione nel cinema. Dal product placement di Lezioni di Cioccolato 2 al profilo Facebook delle sale cinematografiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basta bottigliette d’acqua con la marca in primissimo piano e protagonisti che fumano in continuazione sul grande schermo: il<strong> cinema può offrire al marketing</strong> molto di più. Può offrire un rapporto più articolato che si nutre sì di <strong>product placement</strong>, ma anche del <strong>rapporto sempre più stretto con i nuovi media</strong>. A sostenerlo è <strong>Massimo Proietti, Direttore Marketing di Universal Pictures Italy</strong>, tra i relatori dell’incontro organizzato nell’ambito del <strong>VI Festival Internazionale del Film di Roma</strong> da <strong>Ferpi</strong> (Federazione Relazioni Pubbliche) per discutere del nuovo ruolo che può assumere la comunicazione in rapporto all’industria della settima arte.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2790" title="festival-cinema-roma-2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/festival-cinema-roma-2011.jpg" alt="" width="374" height="250" /></p>
<p><span id="more-2789"></span></p>
<p>Obiettivo del convegno, che si è svolto oggi presso l’Auditorium di Roma, era quello di riflettere sulla posizione strategica che il comunicatore dovrà ricoprire in misura sempre maggiore sia nell’ambito della <strong>comunicazione d’impresa</strong>, sia per quanto riguarda la necessità di intercettare e <strong>raggiungere nuovo pubblico</strong>. Vale a dire un target che in questo momento viene ovviamente a coincidere con i <strong>nativi digitali</strong> e implica il pieno sfruttamento del <strong>mobile</strong>, dei <strong>tablet</strong>, dei <strong>social network</strong>. E non a caso è proprio <strong>Facebook</strong> il canale su cui <strong>Universal Pictures</strong> punterà sempre di più per la promozione dei propri titoli, a partire dal film in uscita ad aprile <a href="http://www.screenweek.it/film/22486-Battleship"><em>Battleship</em></a>, che può vantare tra i propri interpreti la popolarissima popstar <strong>Rihanna</strong> e che quindi sarà veicolato anche sfruttando il seguito dell&#8217;interprete sul web.</p>
<p>Nuove sinergie sono tuttavia possibili anche con il <strong>product placement</strong>, ormai risorsa non solo finanziaria ma anche creativa, come nel caso del film <strong>Cattleya</strong>, distribuito da <strong>Universal</strong>, <a href="http://www.screenweek.it/film/26890-Lezioni-di-cioccolato-2"><em>Lezioni di Cioccolato 2</em></a> (uscita 11 novembre). <em>“Si tratta di un vero <strong>plot placement</strong>”</em> &#8211; ha spiegato Proietti &#8211; <em>“nato dal desiderio di Perugina di sviluppare un prodotto totalmente nuovo, un bacio bianco, intorno a cui finiscono per girare anche le storie dei protagonisti, impegnati nella sua creazione”</em>.  Un sistema promozionale dunque <em>“molto più evoluto e ben fatto, che porta il placement a un livello superiore”</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2791" title="Lezioni di cioccolato 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/Lezioni-di-Cioccolato-2-Foto-dal-set.jpg" alt="" width="465" height="319" /></p>
<p>Per quanto riguarda la <strong>comunicazione che proviene dalle sale cinematografiche</strong>, a intervenire è stato invece <strong>Paolo Protti,</strong> presidente <strong>Agis e Anec</strong>, che ha confermato come il mondo dell’<strong>on line</strong> sia ormai <em>“indispensabile e ineludibile”</em>. Sempre di più sono le strutture che si dotano di <strong>un loro sito e di un loro profilo Facebook</strong>, volto a <strong>fidelizzare i clienti</strong>. Strumenti a volte ancora più efficaci di quello considerato finora come la forma massima di promozione, cioè il <strong>trailer</strong>. <em>“Un recente studio dell’Anica ha dimostrato che vengono guardati con scarsa attenzione da chi è in sala, perché si tratta di un pubblico già informato”</em>.</p>
<p>Un problema che secondo <strong>Protti</strong> è tipico dell’<strong>esercizio</strong>, la cui <strong>comunicazione si è sempre rivolta prima di tutto al pubblico già noto.</strong><em>“Ci sono stati periodi in cui <strong>abbiamo cercato di attrarre nuove fasce di spettatori</strong>, in particolare con l’ammodernamento e l’adeguamento tecnologico dei cinema, <strong>ma a quanto pare non è bastato</strong>: il monte spettatori in Italia continua a oscillare tra i 100 e i 120 milioni, mentre ci sarebbero tutte le potenzialità per arrivare a 150. La Francia, il nostro stesso numero di abitanti, ne raggiunge 200”</em>.</p>
<p>In questo contesto grande importanza riveste non solo il web ma anche la <strong>carta stampata</strong>, ancora <em>“una nicchia che non possiamo permetterci di perdere”</em>. Dell’on line ha parlato infine anche il <strong>produttore Fulvio Lucisano</strong>, soffermandosi però in controtendenza sul lato negativo della disaffezione che la pirateria  crea nei giovani rispetto al luogo di fruizione per eccellenza del  film, cioè la sala cinematografica.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>App per gustare le clip dei propri film preferiti, rimescolarli in maniera inedita e condividerli con gli amici: ecco il cinema &#8220;social&#8221;.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/app-per-gustare-le-clip-dei-propri-film-preferiti-rimescolarli-in-maniera-inedita-e-condividerli-con-gli-amici-ecco-il-cinema-social-2629</link>
		<comments>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/app-per-gustare-le-clip-dei-propri-film-preferiti-rimescolarli-in-maniera-inedita-e-condividerli-con-gli-amici-ecco-il-cinema-social-2629#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 16:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da "Il Grande Lebowski" a "Jackass", Facebook si conferma una piattaforma promozionale a cui gli Studios non intendono rinunciare per implementare la propria offerta di film in streaming on line. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua la campagna delle major alla conquista di <strong>Facebook</strong>, un network diventato ufficialmente territorio di caccia da quando, a partire da marzo, la <strong>Warner Bros</strong> ha sdoganato questo nuovo canale di diffusione delle opere cinematografiche con un suo cavallo di battaglia quale <em><a href="http://www.screenweek.it/film/2984-The-Dark-Knight">The Dark Knight</a></em>. Ma altri Studios non hanno fatto attendere la propria controffensiva. Come ha ricordato <em><a href="http://www.variety.com/article/VR1118043359#.Toa5KsIwV6U.facebook">Variety </a></em>in una recente intervista a <strong>Jessica Schell</strong>, da poco appuntata vice presidente esecutivo nei settori dello sviluppo commerciale e  della pianificazione strategica di <strong>Universal Pictures</strong>, un esempio è quello del lancio via social network del Blu-ray del<em> <a href="http://www.screenweek.it/film/8168-Il-grande-Lebowski">Grande Lebowski</a></em>. Una release veicolata anche attraverso il web ma con una netta distinzione tra il <strong>video on the demand</strong> e <strong>Facebook</strong>, che  secondo <strong>Schell </strong>costituisce una specifica &#8220;piattaforma promozionale&#8221; in grado di avvicinare  in maniera proficua soprattutto i fan. Uno spazio in cui intercettare il proprio target quindi, piuttosto che un canale distributivo a sé stante, in cui fondamentale importanza viene ricoperta proprio dalla condivisione,  dalla ricerca di amici e di <em>&#8220;Like&#8221;</em>. </p>
<p><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/big-leboswki-su-facebook.jpg" alt="" title="big leboswki su facebook" width="500" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-2633" />Il servizio di streaming di Facebook, inaugurato appunto dall&#8217;ultimo <em>Batman</em>, offre in effetti opportunità diverse rispetto ad altre modalità di distribuzione dei film on line. La <strong>Paramount</strong>, ad esempio,  ha utilizzato la pagina di <em><a href="http://www.screenweek.it/db?q=Jackass+3D">Jackass 3D</a></em> per noleggiare l&#8217;intera saga dedicata al pazzo gruppo di stuntmen, compresi gli speciali creati solo per l&#8217;home video <em>Jackass 2.5</em>  e <em><a href="http://www.screenweek.it/film/25851-Jackass-3-5">Jackass 3.5</a></em>. Più in generale, gli utenti <strong>Facebook </strong>possono usufruire di sconti da regalare agli amici attraverso l&#8217;opzione &#8220;<em>Buy With Friends</em>&#8220;, abbattendo il costo già abbastanza appetibile di 30 crediti (cioè più o meno 3 dollari) per 48 ore di affitto del film. Di questi, il 30% è ciò che spetta al gestore del social network, così come succede per chi offre giochi on line o simili.</p>
<p>La convenienza per le major, conferma <strong>Schell </strong>di <strong>Universal</strong>, è raggiungere in modo capillare i fan dei film, di sicuro un numero ben nutrito nel caso del capolavoro dei fratelli <strong>Coen</strong>, ma anche di intercettarne di nuovi attraverso l&#8217;app &#8220;social theater&#8221; tramite cui la compagnia ha reso accessibile il film su <strong>Facebook</strong>. Un dispositivo che non solo permette di commentare e lasciare il proprio &#8220;mi piace&#8221; nelle conversazioni con gli altri utenti dello streaming, ma anche di avere il quadro completo delle impressioni riportate dai propri amici sul social network durante la visione. </p>
<p>Ancora più interessante il discorso delle clip video fornite dalle case di distribuzione, come nel caso della <strong>ClipApp</strong> gratuita della serie <em>Jackass</em>, che permette di combinare a piacimento i vari contenuti estratti dai 5 diversi film della saga, customizzarli e condividerli tramite <strong>Facebook</strong>. Insomma, sempre alla caccia di nuovi <em>&#8220;share&#8221;</em> e nuovi <em>&#8220;like&#8221;</em> che costruiscono la linfa vitale del nuovo passaparola &#8220;social&#8221;. </p>
<p>Fonte: <a href="http://www.variety.com/article/VR1118043359#.Toa5KsIwV6U.facebook">Variety</a></p>
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		<title>La crescita dei Social Media</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/09/la-crescita-dei-social-media-2507</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 09:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infographic]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;infografico di oggi sintetizza in alcune chart la crescita dirompente dei social media, esplorandone non solo lo sviluppo, ma anche le modalità di impiego da parte degli utenti. Tra le cose più interessanti il fatto che l&#8217;accesso a Facebook via mobile è quasi quadruplicato tra il 2010 e il 2011 e che quasi il 50% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;infografico di oggi sintetizza in alcune chart la crescita dirompente dei social media, esplorandone non solo lo sviluppo, ma anche le modalità di impiego da parte degli utenti. Tra le cose più interessanti il fatto che l&#8217;accesso a <strong>Facebook</strong> via mobile è quasi quadruplicato tra il 2010 e il 2011 e che quasi il 50% degli utenti utilizza <strong>Twitter</strong>… senza mai accedere al sito, quindi via client e/o applicazioni sui telefonini. </p>
<p>Note interessanti sul rapporto tra i brand e i Social Media. Sono sempre più utilizzati per il recruitment (mi piacerebbe sapere davvero come), il 75% dei likes su Facebook è generato dall&#8217;advertising ed è ancora basso l&#8217;uso di YouTube in rapporto alla sua importanza.</p>
<p><img style="display:block; margin-left:auto; margin-right:auto;" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/09/growthsocial.jpg" alt="Growthsocial" title="growthsocial.jpg" border="0" width="650" height="5717" /></p>
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		<title>La Miramax stringe un accordo con Facebook</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/08/la-miramax-stringe-un-accordo-con-facebook-2458</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 17:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzione]]></category>
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		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Miramax]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata la stessa Miramax a diffondere tramite il suo blog la chiusura di un importante accordo con Facebook, il social network più famoso e frequentato al mondo. Secondo la casa di produzione sono oltre 50 milioni gli utenti che hanno citato la Miramax nei loro commenti e status e che interagiscono anche sulla pagina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata la stessa <strong>Miramax</strong> a diffondere tramite il suo blog la chiusura di <strong>un importante accordo con Facebook</strong>, il social network più famoso e frequentato al mondo.</p>
<p>Secondo la casa di produzione sono oltre 50 milioni gli utenti che hanno citato la Miramax nei loro commenti e status e che interagiscono anche sulla <em>pagina</em> <em>Facebook ufficiale</em> dello studio (15mila fan) e sulle pagine dei film più importanti del catalogo.</p>
<p>Per questo la creazione dell&#8217;applicazione per Facebook, chiamata <em><strong><a href="http://apps.facebook.com/miramaxapp/">Miramax eXperience</a>,</strong></em> è stato un passo naturale per venire incontro ai propri utenti e consumatori. L&#8217;obiettivo è quello di fornire un nuovo strumento dove poter<strong> guardare clip ed interi lungometraggi</strong>, giocare ad alcuni instant games, e condividere tale esperienza con i propri amici sul social network.</p>
<p>L&#8217;applicazione è già on-line e attualmente si tratta di una <strong>versione Beta</strong> ancora provvisoria, e fatto importante permetterà di fruire del sistema di VOD su diversi dispositivi come PC, iPad o le nuove internet TV. Alcuni parti dell&#8217;applicazione funzioneranno con il sistema dei <strong>Facebook Credits</strong> e con Facebook Connect, per rendere più facile il suo utilizzo.</p>
<p>Il vero obiettivo finale è quello di dare ai consumatori la possibilità di acquistare film e conservarli nel proprio <strong>Raccoglitore digitale</strong> (Cloud based) per accedervi in seguito ovunque si voglia su ogni dispositivo come appunto PC, smartphone, tablet o la TV.</p>
<p>Possiamo vedere uno screenshot dell&#8217;applicazione qui sotto:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/08/Miramax.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-2459" title="Miramax" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/08/Miramax.png" alt="" width="531" height="493" /></a></p>
<p>Attualmente sono <strong>20 i film disponibili</strong> nella libreria, come gli acclamati<em> Chicago, <strong>Gangs of New York</strong>, Will Hunting, Kill Bill</em> e <em><strong>Pulp Fiction</strong></em>, e sono noleggiabili per 30 Facebook credits (circa $3).</p>
<p>Ricordo che anche la <strong>Warner Bros</strong> ha stretto <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/03/noleggio-su-facebook-si-allarga-il-catalogo-della-warner-bros-1941">un accordo simile</a>, permettendo la visione di alcune sue pellicole in streaming sul social network sempre con il sistema dei Facebook Credits (anche in quel caso sempre 3 dollari per 48 ore di noleggio). E&#8217; innegabile che con un tale bacino di utenza (e di fedeltà) Facebook è molto corteggiato dagli studios che cercano di sfruttare, visto il continuo calo nelle vendite di dvd, sempre più nuovi mezzi per proporre la distribuzione legale (e redditizia) delle proprie pellicole.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.miramax.com/blog/">Miramax</a></p>
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