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	<title>CineGuru &#187; Disney</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>YouTube fa concorrenza alla tv con Disney e 3,5 miliardi di spettatori al giorno.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 06:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[Un accordo per portare in VOD alcuni dei titoli più amati dal pubblico - statunitense e  mondiale - come Alice in Wonderland o i Pirati dei Caraibi. Il portale di Google continua a lanciare il guanto contro gli operatori tv, forte di un bacino di utenti che genera più di 3 miliardi di visualizzazioni giornaliere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver lanciato ufficialmente la sua <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2822">sfida alla TV tradizionale</a>, <strong>YouTube</strong> continua l&#8217;espansione acquisendo <strong>nuovi contenuti</strong> di grande richiamo e allargando sempre di più il proprio bacino di utenti. Questa settimana il portale video ha infatti ottenuto un doppio successo, arrivando a toccare i<strong> tre miliardi e mezzo di visualizzazioni al giorno</strong> e aggiungendo <strong>Disney</strong> alla lista dei fornitori di <strong>film da noleggiare online</strong>, che poteva già vantare Studios del calibro di <strong>Sony, Universal, Warner Bros e Lionsgate</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2952" title="cars2-unveil" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/cars2-unveil.jpg" alt="" width="375" height="360" /></p>
<p><span id="more-2949"></span></p>
<p>La prospettiva di una maggior collaborazione tra le due realtà aveva già cominciato a intravedersi  a inizio novembre, quando è stata diffusa la notizia del <strong>lancio su YouTube</strong> di un <strong>canale dedicato alle serie per famiglie</strong> e interamente curato dalla major, a partire dalla realizzazione di un cartone basato su <em>Where&#8217;s my water</em>, gioco per cellulari e dispotivi mobili targato <strong>Disney</strong> con protagonista l&#8217;alligatore <em>Swampy</em>. E se la stampa americana aveva valutato &#8220;ridotto&#8221; il valore economico di tale operazione di <strong>co-branding</strong> (nell&#8217;ordine dei 10-15 milioni di dollari) è apparsa subito chiara la portata più ampia delle conseguenze che la partnership avrebbe potuto avere nella rincorsa del <strong>portale di Google</strong> ai maggiori player del settore dell&#8217;entertainment.</p>
<p>Come conferma <a href="http://www.thewrap.com/movies/article/cars-alice-wonderland-disney-movies-available-rent-youtube-33033"><em>The Wrap</em></a>, questo nuovo accordo sulla <strong>distribuzione online</strong> dei film <strong>Disney</strong> rappresenta infatti per <strong>YouTube</strong> un altro colpo ben assestato nei confronti dei rivali nel campo del VOD, come<strong> Netflix</strong> ma anche <strong>Hulu</strong>, nonostante quest&#8217;ultimo sito veda tra i suoi principali azionisti proprio la major guidata da <strong>Robert A. Iger</strong>. E anche il <a href="hhttp://blogs.wsj.com/digits/2011/11/23/google-adds-disney-films-to-youtube/?mod=google_news_blog"><em>Wall Street Journal</em></a>  ha messo in evidenza come, attraverso il tubo, <strong>Google</strong> stia cercando di intensificare su ogni fronte la propria<strong> offerta premium</strong> (che non riguarda solo video ma anche notizie e soprattutto musica, attraverso il nuovo store <strong>Google Music</strong>, fruibile tra l&#8217;altro attraverso gli impianti televisivi connessi in rete tramite il portale web), in modo da far tremare perfino i colossi <strong>Comcast</strong> e <strong>Time Warner</strong>. Grazie alla nuova intesa,<strong> YouTube</strong> potrà infatti offrire in <strong>noleggio via streaming</strong> al <strong>pubblico americano</strong> i titoli targati <strong>Disney, Pixar e DreamWorks</strong>, tra cui <a href="http://www.screenweek.it/film/2401-Cars-2"><em>Cars 2</em></a>, <a href="http://www.screenweek.it/film/17209-Alice-in-Wonderland"><em>Alice in Wonderland</em></a> o franchise di incredibile successo quale<em> <a href="http://www.screenweek.it/film/17323-Pirati-dei-Caraibi-Oltre-i-confini-del-Mare">I Pirati dei Caraibi</a></em>.</p>
<p>Contenuti che non potranno che amplificare la capacità di <strong>YouTube</strong> di attrarre un pubblico già abbastanza  ampio di per sé.  Secondo gli ultimi dati diffusi dalla compagnia in occasione del <strong>Media Forum</strong> di Monaco (<a href="http://www.key4biz.it/News/2011/11/23/Contenuti/Lucas_Watson_youtube_google_206922.html"><em>Key4Biz</em></a>), le <strong>visualizzazioni giornaliere</strong> del sito hanno continuato a crescere raggiungendo i<strong> 3 miliardi e mezzo</strong>,  per un <strong>totale mensile di spettatori unici</strong> che si aggira intorno agli <strong>800 milioni</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.thewrap.com/movies/article/cars-alice-wonderland-disney-movies-available-rent-youtube-33033"><em>The Wrap</em></a>, <a href="hhttp://blogs.wsj.com/digits/2011/11/23/google-adds-disney-films-to-youtube/?mod=google_news_blog"><em>Wall Street Journal</em></a>, <a href="http://www.key4biz.it/News/2011/11/23/Contenuti/Lucas_Watson_youtube_google_206922.html"><em>Key4Biz</em></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Crollo Netflix: questione di prezzi o di diritti?</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/crollo-netflix-questione-di-prezzi-o-di-diritti-2773</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 00:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il portale VOD perde 800 mila utenti in tre mesi. Il titolo crolla in Borsa e gli analisti accusano l'aumento dei prezzi. Ma il servizio di streaming potrebbe aver risentito anche della perdita delle nuove uscite Disney e Sony.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Com&#8217;era prevedibile, non è bastata la notizia dei progetti di <strong>espansione verso Gran Bretagna e Irlanda</strong> a salvare <strong>Netflix</strong> dalla scure degli analisti. A inizio settimana, la compagnia californiana che si occupa di <strong>video on demand</strong> via <strong>streaming</strong> e di <strong>noleggio DVD e Blu-ray per corrispondenza</strong>, ha presentato ai mercati una trimestrale in cui emergono tutti gli errori di gestione dell&#8217;ultimo periodo. I cali sono stati ingenti, sia in termini di valore finanziario che di utenza: sono <strong>800 mila gli iscritti persi</strong> tra luglio e settembre nei soli Stati Uniti (il servizio è operativo anche in Canada e America Latina), più di 210 mila rispetto alle aspettative del board.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2774" title="netflix online" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/netflix-online.jpg" alt="" width="500" height="409" /></p>
<p><span id="more-2773"></span>La notizia ha subito causato un duro <strong>contraccolpo sulle azioni di Netflix</strong>, a cui si è aggiunto il giudizio implacabile degli analisti di Wall Street che (fonte <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/analyst-calls-netflix-a-broken-story-stock-nflx-downgrades-252987">Hollywood Reporter</a>) hanno definito quello attuale come <em><strong>&#8220;l&#8217;inverno nucleare&#8221;</strong></em> del portale VOD. Anche <strong>Netflix</strong>, insomma, è finito nell&#8217;occhio del ciclone, cioè del <strong>downgrade</strong>, secondo cui la compagnia si è dimostrata <strong>incapace di riconquistare la fiducia dei consumatori</strong> dopo i recenti cambiamenti strategici e assottiglierà ulteriormente i propri margini di redditività a causa degli investimenti necessari per l&#8217;espansione all&#8217;estero. Risultato? Ora il valore del titolo è sceso ai livelli più bassi dal 2010, attestandosi sulla soglia dei 70 dollari in confronto ai 300 di inizio luglio e ai 100 di appena una settimana fa.</p>
<p>Come ci è già capitato di sentire in altri contesti negli ultimi tempi, il <strong>CEO Reed Hastings</strong> ha difeso la sua creatura sostenendo che gli analisti e soprattutto i media hanno travisato le conseguenze della perdita di utenti. In realtà potrebbero averne travisato le cause a monte. Oggetto principale di biasimo è stato infatti il <strong>recente tentativo di separare l&#8217;attività on line</strong> e quella basata sul supporto materiale, creando anche un nuovo brand dedicato esclusivamente al noleggio di DVD e Blu-ray (l&#8217;ormai famigerato <strong>Qwickster</strong>). In questo modo sono state però duplicate anche le tariffe mensili, pari a circa 8 dollari per ciascun servizio a fronte dei 9,99 richiesti in precedenza per entrambi. Un cambiamento potenzialmente interessante per i fruitori del solo VOD o del solo affitto per corrispondenza, che invece è stato accolto per lo più con disappunto dagli utenti e soprattutto dai mercati. La compagnia ha subito bruciato più di metà del suo valore in Borsa, tanto da costringere il CEO a fare un passo indietro e ad <strong>annullare il lancio di Qwickster</strong>, ma non l&#8217;aumento dei prezzi.</p>
<p>Certo, le virate repentine non piacciono mai agli investitori, così come l&#8217;aumento unilaterale delle tariffe è piuttosto inviso ai consumatori, soprattutto se non si accompagna a migliorie palesi del servizio. Però c&#8217;è stato un altro evento fondamentale nel corso di questi ultimi mesi non sempre tenuto altrettanto in considerazione, vale a dire la<strong> perdita del contratto con la rete via cavo Starz</strong>, che ha deciso di <strong>non rinnovare la partnership avviata con Netflix</strong> nell&#8217;ormai lontano 2008. Cioè quando <em>&#8220;vedere contenuti video su internet era cosa da giovani appassionati di hi-tech&#8221;</em>, come ha ricordato a tal proposito il <a href="http://latimesblogs.latimes.com/entertainmentnewsbuzz/2011/09/netflix-to-lose-starz-its-most-valuable-source-of-new-movies.html"><em>Los Angeles Times</em></a>. O in altre parole, quando l&#8217;emittente non si era ancora resa conto di quanto fosse concorrenziale il portale VOD. Tolta Starz, <strong>Netflix</strong> dovrà <strong>fare a meno anche delle nuove uscite di major come Disney e Sony</strong>, di cui il canale detiene molti dei diritti per la tv via cavo. Senza contare, tra l&#8217;altro, come Sony avesse già inserito nel suo contratto con Starz una clausola per tagliare fuori la compagnia di Hastings.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2775" title="netflix-tv" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/netflix-tv.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;emorragia di utenti potrebbe dunque dipendere anche dai contenuti</strong> oltre che dalle tariffe. In tale ottica sembra interessante, seppur poco ortodossa e moderata, l&#8217;analisi del giovane magazine finanziario <a href="http://seekingalpha.com/article/300140-the-old-guard-media-putting-netflix-out-of-business"><em>Seeking Alpha</em></a>, che ben prima dei recenti stravolgimenti aveva dato p<strong>er spacciato il modello di business di Netflix</strong> in quanto inviso agli<em><strong> &#8220;Old Guard Media&#8221;</strong></em>. Peggio, il sito intravedeva addirittura gli estremi di un vero e proprio <strong>sabotaggio da parte degli Studios e dei Network</strong>, intenti ad affossare la programmazione del portale VOD intasandolo con i loro contenuti di serie B (in cui però <em>Seeking Alpha</em> include anche le trasmissioni targate <strong>The CW</strong>, con serie molto amate dai teenager). Una riprova di questa strategia sarebbe la recente decisione dei proprietari di <strong>Hulu</strong>, tra cui <strong>Disney e News Corp</strong>, di non vendere più il portale video e farne il primo canale di diffusione dei contenuti delle major in rete, ma tarato sul modello e sui prezzi della tradizionale tv via cavo.</p>
<p>L&#8217;analisi di <em>Seeking Alpha</em> andava poi oltre, decretando la totale <em>&#8220;mancanza di uno spazio di mercato&#8221;</em> per <strong>Netflix</strong>, schiacciata tra due settori che non intendono cedere terreno come l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento e l&#8217;offerta illegale di contenuti online. Una conclusione probabilmente affrettata dato il successo raccolto negli ultimi anni dal portale VOD, prima degli eventi degli ultimi mesi. Su questo punto vale forse la considerazione del <strong>blog Tech Talk</strong>, di <a href="http://www.cbsnews.com/8301-501465_162-20125299-501465/netflix-in-free-fall-what-does-it-mean-for-subscribers/"><em>CBSNEWS</em></a>, che si è interrogato sugli effetti pratici della caduta in Borsa per gli utenti:</p>
<p><em>&#8220;Per quanto ne sappiamo, la compagnia ha ancora degli accordi che rendono il suo servizio di streaming appetibile, per quanto non perfetto. Netflix ha ancora un contratto con la rete via cavo Epix, che offre i film di Paramount Pictures, Lionsgate e MGM. Per non parlare della nuova intesa con DreamWorks, operativa dal 2013. Miramax inoltre ha da poco stretto una partnership che consentirà a Netflix di rendere disponibile per il noleggio tutta la sua library&#8221;.  </em></p>
<p>In più, c&#8217;è la capacità di intercettare una certa fascia di pubblico, molto diversa da quello generalista del piccolo schermo. Continua ad esempio il blogger di <strong>Tech Talk</strong>:</p>
<p><em>&#8220;Per me lo streaming a 7 dollari e 99 funziona benissimo, perché non sto a casa abbastanza spesso per abbonarmi a un canale via cavo o magari per vedere interi film, ma mi piacciono i serial e [...] le maratone di Mad Men&#8221;.</em></p>
<p>E non c&#8217;è bisogno di essere fanatici del telefilm di AMC per capire come la <strong>questione dei contenuti e dei diritti</strong> sarà centrale nel futuro del VOD, almeno al pari del prezzo. E sarà di certo fondamentale anche per la malconcia Netflix, per cui forse non è ancora finito il braccio di ferro con le major e i grandi network televisivi. Non a caso, già ieri anche <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/analyst-netflixs-fall-grace-boosts-253649?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+thr%2Fbusiness+%28The+Hollywood+Reporter+-+Business%29"><em>Hollywood Reporter</em></a> ribadiva come <strong>il grande vincitore nel crollo degli utenti Netflix siano le tv</strong>, in particolare qulle pay in grado di offrire servizi VOD.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/analyst-netflixs-fall-grace-boosts-253649?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+thr%2Fbusiness+%28The+Hollywood+Reporter+-+Business%29"><em>Hollywood Reporter</em></a><em>, </em> <a href="http://latimesblogs.latimes.com/entertainmentnewsbuzz/2011/09/netflix-to-lose-starz-its-most-valuable-source-of-new-movies.html"><em>Los Angeles Times</em></a><em>,</em><em><em> </em><a href="http://seekingalpha.com/article/300140-the-old-guard-media-putting-netflix-out-of-business"><em>Seeking Alpha</em></a><em>,</em></em><em><a href="http://www.cbsnews.com/8301-501465_162-20125299-501465/netflix-in-free-fall-what-does-it-mean-for-subscribers/"><em>CBSNEWS</em></a></em></p>
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		<title>Hulu: la competizione con Netflix e il futuro dopo lo stop alla vendita</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 10:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì i proprietari di Hulu hanno tolto il portale video dal mercato in quanto "irrinunciabile valore strategico". Ma per Bloomberg la mossa rischia di essere solo transitoria, pena lo scontro frontale con il CEO Jason Kilar.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante il ritiro dal mercato, sembra ancora incerto il futuro di <strong>Hulu</strong>, il sito web che offre in <strong>streaming programmi TV e altri contenuti video</strong>, attualmente posseduto da diversi colossi del settore media quali <strong>News Corp</strong>, o gruppo <strong>Murdoch</strong>, <strong>Disney</strong> e <strong>Fox</strong>, oltre al fondo<strong> Providence Equity Partners</strong> e <strong>Comcast</strong> (che però non partecipa alle decisioni operative della joint venture). Giovedì è arrivata la notizia ufficiale dello<strong> stop alla vendita</strong> della compagnia, fermata dai proprietari perché, come hanno fatto sapere in una nota congiunta, <strong>Hulu</strong> &#8220;costituisce per tutti un <strong>irrinunciabile valore strategico</strong>&#8220;. Una mossa che molti hanno ricondotto alla difficoltà di stabilire un adeguato prezzo di vendita e al fatto che l&#8217;offerta maggiore, si stima intorno ai 2 miliardi di dollari, fosse arrivata proprio da <strong>Google</strong>: un concorrente temibile per tutte le società cui fa capo il portale video. Lo scenario, tuttavia, non appare ancora  così cristallino e le valutazioni degli analisti continuano a fornire ricostruzioni molto diverse tra loro.</p>
<p><a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/why-hulu-got-yanked-auction-block-31854?page=0,0"><em><img class="aligncenter size-full wp-image-2710" title="hulu" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/hulu.jpg" alt="" width="450" height="220" /></em></a></p>
<p><a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/why-hulu-got-yanked-auction-block-31854?page=0,0"><em>The Wrap</em></a> ad esempio, ha escluso che il punto di svolta sia stata l&#8217;entità delle offerte ricevute dai vari contendenti (oltre al gigante del web, <strong>Amazon</strong>, <strong>DirecTV</strong> e <strong>DISH Network</strong>, più <strong>Yahoo!</strong> che però si è ritirata a seguito di scosse interne), ma sottolinea la centralità dei rapporti di forza interni alla compagine dei proprietari. Fondamentale sarebbe stato il cambiamento di rotta di <strong>Disney</strong> e di <strong>News Corp</strong>: come riferito a <em>The Wrap</em> da fonti vicine alle trattative, la prima avrebbe fatto marcia indietro di fronte alla richiesta aggiuntiva di <strong>Google</strong> di prolungare i contratti di fornitura dei contenuti video. Per quanto riguarda l&#8217;impero <strong>News Corp</strong>, la decisione di conservare un piede nel business vincente della distribuzione on line sarebbe invece da ricondurre alla vittoria delle posizioni del <em>chief digital officer</em> <strong>Jonathan Miller</strong> rispetto a quelle dello stesso <strong>Murdoch</strong>, indebolite non tanto dagli scandali quanto dal declino di iniziative come <strong>MySpace</strong> e <strong>The Daily</strong>.</p>
<p>Sarebbe maturata così tra gli azionisti la decisione di fare dietrofront rispetto a una vendita fortemente spinta dal<strong> CEO di Hulu</strong>, <strong>Jason Kilar</strong>, per aumentare le disponibilità finanziare dell&#8217;azienda e permetterle di intraprendere una strategia competitiva sul fronte dei contenuti sfidando altri grandi portali quali <strong>Netflix</strong> e la stessa <strong>Amazon</strong>. Un&#8217;esigenza che secondo <a href="http://www.bloomberg.com/news/2011-10-14/hulu-s-owners-may-pursue-an-ipo-for-video-website-after-canceling-auction.html"><em>Bloomberg</em></a> non passerà facilmente in secondo piano: stando a un lancio di venerdì, il sito di finanza dà infatti come probabile l&#8217;apertura di un&#8217;altra IPO (Offerta Pubblica Iniziale) per l&#8217;acquisto del portale video, considerata l&#8217;unica soluzione in grado di non provocare una seria <strong>rottura tra gli azionisti e tutto il senior management di</strong> <strong>Hulu</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti: <em><a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/why-hulu-got-yanked-auction-block-31854?page=0,0"><em>The Wrap</em></a><em></em></em>, <a href="http://www.bloomberg.com/news/2011-10-14/hulu-s-owners-may-pursue-an-ipo-for-video-website-after-canceling-auction.html"><em>Bloomberg</em></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>VI Festival di Roma: una kermesse a tre dimensioni</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/v-festival-di-roma-una-kermesse-a-tre-dimensioni-2694</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 17:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Totò in 3D - Il più grande spettacolo del mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla Tin Tin alla riedizione in 3D del Re Leone, passando per Wim Wenders, Totò e Martin Scorsese, le varie faccie del cinema stereoscopico in rassegna alla sesta kermesse capitolina. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le avvisaglie c’erano già sin dall’annuncio che il <strong>VI Festival Internazionale del Film di Roma</strong> avrebbe avuto tra i suoi appuntamenti più attesi  il film di <strong>Steven Spielberg</strong>, prodotto da Peter Jackson,<em> <a href="http://www.screenweek.it/film/2590-Le-Avventure-di-Tintin-Il-Segreto-dellUnicorno">Le avventure di Tintin &#8211; Il segreto dell&#8217;Unicorno</a></em>. Alla presentazione di ieri, però, la kermesse capitolina ha confermato definitivamente di voler vivere l’edizione del 2011 in tre dimensioni, sia che si tratti di puro entertainment che di esperimenti d’autore.</p>
<p>Cominciamo dall’animazione: oltre alla versione in CGI del noto eroe del fumetto franco-belga, un altro evento che farà gola ad appassionati degli occhialetti e non, sarà la <strong>riproposizione in 3D</strong> del classico Disney <em><strong>Il Re Leone</strong></em>. L’iniziativa ha già avuto un enorme successo negli USA dove il lungometraggio, già campione di incassi alla sua uscita nelle sale nel 1994, ha ora  superato gli <strong>80 milioni di dollari al box office</strong>, suscitando le attenzioni dell’industria e degli osservatori. Non più tardi di una settimana fa, ad esempio, <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/analyst-3d-releases-could-boost-244500"><em>Hollywood Reporter</em></a> riferiva un’analisi secondo cui rilanciare “vecchi” capolavori rieditandoli in tre dimensioni potrebbe essere una soluzione per rivitalizzare i periodi dell’anno cinematograficamente meno proficui, facendo recuperare al botteghino addirittura tra i 200 e i 300 milioni di dollari. Cifre ovviamente improbabili per il mercato italiano, che comunque continua ad annoverare la pausa estiva come una delle sue criticità strutturali più difficili da superae. L’esperimento de <em><a href="http://www.screenweek.it/film/24939-Il-re-Leone-3D">Il Re Leone in 3D</a></em> potrebbe dunque rivelarsi anche qui significativo, tanto più che la multinazionale dei sogni ha da poco annunciato l’intenzione di far uscire tra il 2012 e 2013 altri quattro classici rieditati in tre dimensioni, vale a dire <em><a href="http://www.screenweek.it/film/22225-La-bella-e-la-bestia-3D">La Bella e la Bestia</a></em>, <a href="http://www.screenweek.it/film/27950-Alla-ricerca-di-Nemo-3D"><em>Alla ricerca di Nemo</em></a>, <em><a href="http://www.screenweek.it/film/27951-Monsters-Co-3D">Monsters &amp; Co</a>.</em> e <em><a href="http://www.screenweek.it/film/27952-La-sirenetta-3D">La Sirenetta</a></em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2695" title="The-Lion-King-3D-Movie-Poster" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/The-Lion-King-3D-Movie-Poster.jpg" alt="" width="514" height="330" /></p>
<p>Ma la <strong>Disney</strong> non è l’unica a sondare il terreno: il Festival del Film di Roma ospiterà infatti anche <em>Totò in 3D &#8211; Il più grande spettacolo del mondo</em>, il nuovo cavallo di battaglia di <strong>Filmauro</strong>. Altri grandi titoli stereoscopici in rassegna sono poi il documentario di <strong>Wim Wenders</strong>, <a href="http://www.screenweek.it/film/27422-Pina-3D"><em>Pina</em></a>, dedicato alla grande danzatrice tedesca <strong>Pina Bausch</strong> e un’altra prova d’autore su cui si concentrano molte aspettative, cioè l’ <a href="http://www.screenweek.it/film/24299-Hugo-Cabret"><em>Hugo Cabret</em></a> di <strong>Martin Scorsese</strong>, di cui però verranno mostrati solo dei frammenti. Un film che, tanto per dare un’idea delle sue possibili implicazioni, <a href="http://thewrap.com/movies/column-post/martin-scorseses-hugo-forces-cinephiles-love-3d-31718%20"><em>The Wrap</em></a> ha definito come la possibile salvezza del 3D, per la maestria con cui il sempre meticoloso regista newyorkese è riuscito a sfruttare il mezzo ponendolo a servizio della storia.</p>
<p>Parlando di innovazione, infine, si può ricordare<em> D-Cinema: viaggio nel digitale</em>, la tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo  che si svolgerà il 1 novembre. Altri incontri che potrebbero interessare gli addetti ai lavori sono inoltre<em> Cinema ed economia: una fotografia in movimento</em>, presentazione in forma di dibattito del nuovo numero della rivista “Economia della Cultura” edita da Il Mulino ( 3 novembre), l’incontro organizzato da FERPI <em>La comunicazione per il cinema. quali scenari?</em> (28 ottobre), e ovviamente il programma del <strong>Mercato del Cinema – Business Street</strong>, che tornerà sulla questione <em>Banche, Imprese &amp; Cinema</em> (28 ottobre)  e soprattutto sullo stretto legame tra produzione cinematografica ed editoria.</p>
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		<title>Nuovo canale Youtube per Disney con il trailer di The Avengers</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 15:56:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Web in totale fermento oggi con la pubblicazione del teaser trailer di The Avengers, il cinecomic Marvel diretto da Joss Whedon in arrivo ad aprile 2012. Cast eccezionale, che Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Chris Evans, Jeremy Renner, Mark Ruffalo, Clark Gregg, Stellan Skarsgård, Tom Hiddleston e Gwyneth Paltrow, per uno dei più importanti cross-over che sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Web in totale fermento oggi con la pubblicazione del teaser trailer di <strong><a href="http://www.screenweek.it/film/6184-The-Avengers">The Avengers</a>,</strong> <strong></strong>il cinecomic <strong><em>Marvel</em></strong> diretto da <strong></strong><strong><a href="http://www.screenweek.it/star/2934-Joss-Whedon">Joss Whedon</a> </strong>in arrivo ad <strong>aprile 2012</strong>.</p>
<p>Cast eccezionale, che <strong>Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Scarlett Johansson</strong>, Samuel L. Jackson, <strong>Chris Evans, Jeremy Renner</strong>, Mark Ruffalo, Clark Gregg, Stellan Skarsgård, Tom Hiddleston e <strong>Gwyneth Paltrow, </strong>per uno dei più importanti cross-over che sia mai stato prodotto.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="embed-screenweek" href="http://www.screenweek.it/film/6184-The-Avengers/poster/148703"><img class="aligncenter" src="http://static.screenweek.it/2011/10/11/the-avengers-teaser-poster_mid.jpg" alt="The Avengers Teaser Poster USA" width="448" height="640" /></a></p>
<p><span id="more-2678"></span><br />
Il cinecomic sarà il primo ad essere distribuito nel mondo dalla<strong> <a href="http://www.screenweek.it/tag/The%20Walt%20Disney%20Company%20Italia/distribuzioni">Walt Disney Company</a></strong> in seguito all&#8217;acquisizione dei <em><strong>Marvel Studios</strong></em>, avvenuto nel dicembre 2009 in seguito al pagamento di oltre 4 miliardi di dollari.</p>
<p>I cinecomic successivi (come <em>Iron Man 2, Thor e Captain America</em>) sono stati distribuiti dalla <em>Paramount Pictures</em>, e quindi da <em><strong>Universal Pictures</strong></em> nel nostro paese, rispettando gli accordi prestabiliti, e sarà proprio <em>The Avengers</em> ad inaugurare l&#8217;era Disney.</p>
<p>Proprio in occasione della pubblicazione del primo trailer della pellicola, Disney ha lanciato un terzo canale ufficiale su Youtube che si unisce ai collaudati <strong> </strong><a href="http://www.youtube.com/user/WaltDisneyStudiosIT" target="_blank">Walt Disney Studios IT</a> e <a href="http://www.youtube.com/user/cinemaecinema" target="_blank">Cinema e Cinema</a>.</p>
<p>Si tratta di <strong><a href="http://www.youtube.com/MarvelItaly">Marvel Italy</a>, </strong>canale che ovviamente si occuperà di postare nuovi materiali dedicati al mondo Marvel e di tutte le pellicole dei Marvel Studios. Oggi è stata una delle rare occasioni in cui un lancio di un trailer così importante è avvenuto<strong> in contemporanea in tutto il mondo</strong>: infatti insieme alla comparsa sul web del trailer in lingua originale, il nuovo canale Disney è stato inaugurato con la pubblicazione della <strong>versione doppiata in italiano</strong>.</p>
<p>Potete vedere il trailer su <strong><a href="http://www.youtube.com/MarvelItaly">Marvel Italy</a> </strong>oppure sul blog tematico dedicato a <a href="http://avengersblog.screenweek.it/" target="_blank">The Avengers</a>, che contiene le più importanti news sul nuovo cinecomic in arrivo.</p>
<p><script src="http://www.screenweek.it/j/embed.js" type="text/javascript"></script><script type="text/javascript">swEmbed('movie', 6184, { 'width':640, 'theme':'dark' });</script></p>
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		<title>Addio a Steve Jobs: il futuro di Pixar, iCloud e AppleTV</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 15:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel giorno dedicato al ricordo di Steve Jobs, una panoramica delle conseguenze che la sua scomparsa potrebbe comportare per il mondo del cinema. Sia per la sua creatura, la Pixar, che per lo sviluppo del sistema cloud rivale UltraViolet e di Apple Tv.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una giornata come questa, tutto il mondo dell&#8217;informazione non può che essere concentrato sulla scomparsa, a soli 56 anni, del creatore di Apple <strong>Steve Jobs</strong>. <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/what-is-steve-jobs-hollywood-233572"><em>Hollywood Reporter</em></a> gli ha voluto rendere omaggio con un approfondimento riguardo all&#8217;influenza e all&#8217;eredità che il guru dell&#8217;informatica e della tecnologia lascerà all&#8217;industria del cinema, partendo dalla sua esperienza con la <strong>Pixar</strong> e con la <strong>Disney</strong> fino ad arrivare ad <strong>Apple TV</strong>.</p>
<p>Come noto, nell&#8217;86 <strong>Jobs</strong> comprò dalla <strong>Lucasfilm</strong> il <strong>Graphics Group</strong>, destinato a diventare di lì a poco la casa di produzione che sdoganò l&#8217;uso della CGI e del 3D nei film d&#8217;animazione. Dopo che la <strong>Pixar</strong> venne acquistata nel  2006 dalla <strong>Disney</strong>, Jobs riuscì a ottenere una partecipazione del 7,3% nella grande multinazionale cinematografica, e nonostante le difficoltà e le assenze causate dalla sua malattia continuò a sedere nel CDA fino alla sua dipartita. Questo è il motivo per cui fonti vicine alla major citate da <em>Hollywood Reporter</em> non credono che la sua uscita di scena porterà a &#8220;<em>un vero cambiamento in ciò che la Disney fa quotidianamente</em>&#8220;. La differenza potrebbe invece essere maggiormente accusata dalla <strong>Pixar</strong> di <strong>John Lasseter</strong>, per cui <strong>Jobs</strong> costituiva un sicuro alleato nei rapporti con la compagnia, soprattutto in un momento in cui grandi uscite come <a href="http://www.screenweek.it/film/2401-Cars-2"><em>Cars 2</em></a> non danno i risultati sperati. <em>&#8220;Ai burocrati non piacciono le cifre che la Pixar spende per realizzare i suoi film, ma nessuno oserà toccarla finché c&#8217;è Jobs&#8221;</em>, riporta il magazine riferendosi a dichiarazioni rilasciate da una fonte vicina a <strong>Disney</strong> prima della tragica notizia.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2644" title="stevejobs_pixar" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/stevejobs_pixar.jpg" alt="" width="486" height="274" /></p>
<p>Un altro campo in cui il colosso dell&#8217;animazione potrebbe rivedere le proprie posizioni è <strong>UltraViolet</strong>, il nuovo sistema cloud per lo storage dei cataloghi home video personali, che sta per partire con il sostegno di ben 70 compagnie, tra cui <strong>Microsoft, Netflix, Comcast, Sony</strong> e molti altri Studios. Tranne, per l&#8217;appunto, <strong>Disney</strong> e ovviamente <strong>Apple</strong>, impegnata a sviluppare la propria piattaforma <strong>iCloud</strong>. Un servizio che tra l&#8217;altro per ora prevede di gestire musica e altri tipi di contenuti, ma non film e show televisivi, fronte su cui <strong>Jobs</strong> pare si stesse muovendo con trattative di cui però, spiega sempre <em>Hollywood Reporter</em>, non sono noti i dettagli. Con la sua scomparsa, appare dunque lecito chiedersi se <strong>Disney</strong> continuerà a tenersi fuori da <strong>UltraViolet</strong>, oltre che a puntare sulla sua catena di negozi sparsi in tutto il mondo, riacquistata proprio sotto spinta di <strong>Jobs</strong> e sempre più vicina al modello <strong>Apple Store</strong>.</p>
<p>E parlando della compagnia legata più di tutte al nome di Jobs, qualche incertezza potrebbe aprirsi anche sul futuro di <strong>Apple TV</strong>, un sistema ancora poco diffuso per trasportare sul &#8220;piccolo schermo&#8221; i contenuti scaricati da<strong> iTunes</strong>, ma anche quelli provenienti da altri canali come <strong>Youtube</strong> o <strong>Netflix</strong>. Un apparecchio che potrebbe avere tutte le caratteristiche per affermarsi sul mercato più o meno al pari di altri prodotti <strong>Apple</strong>, ma che come tutte le altre attività dello storico marchio non potrà più avvalersi del genio tecnologico, ma anche promozionale, di <strong>Jobs</strong>.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/what-is-steve-jobs-hollywood-233572"><em>Hollywood Reporter</em></a></p>
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		<title>Christopher Nolan e Jon Favreau contro il Vod Premium, i sette punti chiave</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 21:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si allunga la lista degli importanti registi di Hollywood che si sono schierati contro il servizio Home Premiere di Video On Demand lanciato da poco negli Stati Uniti, che ricordo riduce la finestra tra l&#8217;uscita in sala di una pellicola e la sua distribuzione in home-video a soli 60 giorni. Infatti la Warner Bros, Sony, Universal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si allunga la lista degli importanti registi di Hollywood che si sono <strong>schierati contro</strong> il servizio <strong><em>Home Premiere</em> di Video On Demand </strong>lanciato da poco negli Stati Uniti, che ricordo riduce la finestra tra l&#8217;uscita in sala di una pellicola e la sua distribuzione in home-video a soli <strong>60 giorni.</strong> Infatti la <em><strong>Warner Bros, Sony, Universal </strong></em>e <strong> </strong><em><strong>20th Century Fox</strong></em> hanno stipulato accordi con alcuni provider come <strong>DirecTV</strong> per permettere un particolare servizio di VOD in anteprima a 29.95 dollari.</p>
<p>Erano 23 gli illustri nomi, tra cui <strong>James Cameron</strong>, <strong>Michael Bay, Guillermo del Toro, Roland Emmerich, Michael Mann, Todd Phillips, Brett Ratner, Gore Verbinsk</strong>i, <strong>Robert Zemeckis, <strong>Quentin Tarantino </strong></strong>e <strong><strong>M. Night Shyamalan</strong> </strong>ad aver firmato un documento ufficiale (preparato dalla <em>National Association of Theater Owners</em>) in cui si dichiaravano totalmente contrari al servizio. Oggi l&#8217;<em><a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/chris-nolan-jon-favreau-join-193498">Hollywood Reporter</a></em> ha annunciato la dura opposizione di altri due importanti registi.</p>
<p>Si tratta di<em><strong> Christopher Nolan </strong></em>(<em>Il Cavaliere Oscuro, Inception)</em> e<em><strong> Jon Favreau</strong></em> (<em>Iron Man, Cowboys and Aliens</em>) e a questo punto sono davvero pochi quelli che non hanno aderito alla campagna.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="embed-screenweek" href="http://www.screenweek.it/star/2019-Christopher-Nolan/galleria/87589"><img class="aligncenter" src="http://static.screenweek.it/2010/6/28/Inception-Foto-Dal-Film-84_mid.jpg" alt="Inception Christopher Nolan Foto Dal Film 84" width="512" height="342" /></a></p>
<p>Il servizio continua a funzionare e ad esempio la Warner Bros negli ultimi giorni ha rilasciato <strong><em>Sucker Punch</em></strong>, la Fox <em>Diary of a Wimpy Kid: Rodrick Rules </em>e la Sony<strong><em> World Invasion: Battle Los Angeles</em></strong>. Sembra tuttavia che tra i consumatori l&#8217;interesse nei confronti del VOD Home Premiere si sia già appiattito dopo poche settimane.</p>
<p>Per capire meglio la questione e la posta in gioco, vi proponiamo le <strong>7 domande e risposta</strong> che sempre l&#8217;Hollywood Reporter ha realizzato sull&#8217;argomento:</p>
<p><em><strong>1) Qual&#8217;è la posta realmente in gioco?</strong></em></p>
<p>Gli esercenti ritengono che la riduzione della finestra a 60 giorni sia solo la <strong>punta di un iceberg</strong> e che gli Studios hanno in mente un periodo ancora più breve. Ritengono infatti che non avrebbe senso per un consumatore pagare 30 dollari per vedere un film che sarà disponibile sul VOD regolare o in DVD entro un mese o due, ma probabilmente un consumatore potrebbe essere disposto a sborsare 30 dollari o anche più per un film che è uscito nelle sale pochi giorni prima. Gli Studios affermano che non è una paura legittima, e che il VOD Premium è stato progettato per attrarre le persone che <strong>normalmente non vanno al cinema</strong> e hanno bisogno di un modo per compensare la scomparsa del business DVD. Essi contestano inoltre agli esercenti di aver causato un danno al loro business con le innumerevoli pubblicità e l&#8217;aumento del costo dei biglietti.</p>
<p><em><strong>2) Come funziona l&#8217;Home Premiere?</strong></em></p>
<p>Gli utenti di DirecTV che hanno l&#8217;HD-DVR (circa 6 milioni) possono noleggiare il film <strong>per 48 ore </strong>durante un periodo di due settimane dal lancio. I film saranno disponibili sull&#8217;Home Page di Cinema DirecTV o nella guida DirecTV, dalla mezzanotte del giorno del lancio. <em>Mia Moglie per Finta</em> ad esempio è stato reso disponibile di giovedi, ma i giorni di rilascio possono variare a discrezione di DirecTV.</p>
<p><em><strong>3) Cosa succede se un titolo Home Premiere è ancora in circolazione nei cinema al momento del lancio?</strong></em></p>
<p>Non bisogna stupirsi se in concomitanza con il lancio su Home Premiere gli esercenti possano ritirare dalle sale le pellicole in discussione, anche se a 60 giorni il titolo probabilmente non sta incassando molto. <em>Mia Moglie per Finta</em>, ad esempio, era proiettato ancora in 326 sale nel momento in cui è stato messo a disposizione per il VOD Premium (molti delle quali lo proiettavano a prezzo ridotto) con un incasso settimanale di appena <strong>270.000 dollari</strong>, mentre il totale della pellicola era a quel momento di ben 102.3 milioni dollari sul mercato interno.</p>
<p>Gli Studios non hanno annunciato quanto sperano di ricavare dall&#8217;Home Premiere, ma Disney non era troppo felice dei risultati di un test di VOD condotto in Portogallo nel mese di gennaio, quando ha messo a disposizione <em>Rapunzel</em> sei settimane dopo l&#8217;uscita in sala a € 24,99 (circa $ 35). E&#8217; stato infatti noleggiato da meno di 1000 utenti.</p>
<p><em><strong>4) Perché DirecTV e i quattro Studios hanno effettuato una promozione a basso profilo per il servizio di Home Premiere?</strong></em></p>
<p>In origine DirecTV aveva intenzione di fare una grande campagna promozionale ed annunciare l&#8217;Home Premiere il <strong>14 aprile</strong>. Ma quei piani sono stati abbandonati quando la voce si è diffusa all&#8217;incontro degli esercenti di Las Vegas di fine marzo, che si sono dimostrati a dir poco furiosi per non essere stati ufficialmente informati. Non ha contribuito nemmeno la schieramento di illustri nomi, tra cui James Cameron e Todd Phillips, a favore degli esercenti.</p>
<p><em><strong>5) Perché Disney e Paramount non hanno aderito all&#8217;Home Premiere, nonostante Bob Iger (Disney) è stato molto chiaro sulla volontà di ridurre le finestre?</strong></em></p>
<p>Paramount è preoccupata per la pirateria, mentre la Disney ha detto agli espositori che vuole fare alcuni test e tenerli nel ciclo. Ma gli studios rivali considerano Disney come &#8220;l&#8217;elefante nella stanza&#8221;, viste le dichiarazioni di Iger riguardo la possibile distribuzione di nuove release su piattaforme multiple in contemporanea.</p>
<p><em><strong>6) DirecTV è l&#8217;unica azienda che offre VOD Premium?</strong></em></p>
<p><strong>Comcast</strong> e la società di streaming <strong>Vudu</strong> hanno intenzione di testare il VOD Premium in alcuni mercati selezionati nei prossimi mesi, sebbene prossimamente il servizio potrebbe anche cambiare radicalmente. Infatti ci sono anche voci secondo cui l&#8217;Home Premiere verrebbe considerato come un test della durata limitata di sei mesi.</strong></p>
<p><em><strong>7) Avrà realmente successo?</strong></em></p>
<p>Indipendentemente dal fatto che possa funzionare a livello economico, gli studios affermano che ci vogliono provare. Inoltre Home Premiere è anche un modo per introdurre il concetto di &#8221;Premium&#8221; e di sperimentare tempi e prezzi. In ogni caso è difficile trovare un dirigente che pensi realmente che il servizio possa rendere fruttuosamente. Gli esercenti affermano che 30 dollari è un prezzo troppo elevato, soprattutto se si considera che molti DVD sono disponibili 90-120 giorni dopo l&#8217;uscita in sala di un film.</p>
<p>Fonte: <em><a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/7-key-questions-surrounding-directvs-179971">THR</a></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Copyright: continua la battaglia delle major contro Zediva, mentre in UK non passa il &#8220;fair use&#8221; sostenuto da Google</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 09:48:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passa al contrattacco il sito che offre a 2 dollari film appena usciti in home video. Intano, in Gran Bretagna, una commissione governativa boccia l'ipotesi di togliere le restrizioni al diritto d'autore on line.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un momento in cui l&#8217;offerta legale di <strong>film in streaming</strong> prende sempre più piede attraverso l&#8217;ascesa di <strong>Netflix </strong>ed altri sistemi di noleggio on line come <strong>YouTube Movies</strong>, continua ad essere controversa e sfumata la linea tra pirateria e VOD nella causa che vede contrapposti gli Studios americani al sito internet <strong>Zediva</strong>.</p>
<p>Lo scorso mese, le major <strong>Warner Bros</strong>, <strong>Disney</strong>, <strong>20th Century Fox</strong>, <strong>Paramount </strong>e <strong>Universal </strong>hanno portato in tribunale la società californiana, reclamando il risarcimento danni e la chiusura del sito che chiede ai suoi utenti un contributo di 1.99 dollari per affittare film in primissima visione, cioè non ancora disponibili sulle principali piattaforme di vendita e noleggio sul web. </p>
<p>Un comportamento che assicura a <strong>Zediva </strong>un notevole vantaggio competitivo su <strong>Amazon</strong>, <strong>iTunes</strong> e la stessa <strong>Netflix</strong>, che ha già affrontato con molti degli Studios in causa la questione della &#8220;window&#8221; tra uscita in homevideo e uscita sul proprio catalogo, specialmente on line, stabilita per lo più a 28 giorni dalla release nei videostore. </p>
<p>Ora però <strong>Zediva </strong>- secondo quanto riferito da <em><a href="http://www.wired.com/threatlevel/2011/05/zediva-countersues-mpaa/">Wired </a></em>- starebbe passando al contrattacco,  negando l&#8217;accusa mossa dalla <strong>Motion Picture Association of America</strong> di aver infranto le regole sul copyright e richiedendo l&#8217;approvazione da parte del giudice della sua nuova tipologia di servizio.</p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/Zediva.jpg"><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/Zediva.jpg" alt="" title="Zediva" width="550" height="354" class="aligncenter size-full wp-image-2227" /></a>La difesa sostiene infatti che l&#8217;offerta di <strong>Zediva </strong>consiste semplicemente nel rendere disponibili su richiesta i DVD acquistati all&#8217;ingrosso, vale a dire né più né meno di quello che fanno normalmente i videonoleggi, solo in versione digitale. </p>
<p>Un&#8217;ipotesi che se approvata dal punto di vista giudiziario, metterebbe con tutta probabilità a serio rischio il delicato equilibrio raggiunto tra l&#8217;industria cinematografica e il nascente business del  <strong>video on demand</strong> via streaming. E che infatti viene scongiurata dalle major secondo cui il servizio messo in atto dal sito internet incriminato non può essere assimilabile all&#8217;home video in quanto costituirebbe proiezione pubblica dei film, seppure via web, e richiederebbe perciò una specifica licenza.</p>
<p>Intanto, sempre sul fronte del copyright, si registra in Gran Bretagna lo stop imposto dalla commissione indipendente appuntata dal Primo Ministro<strong> David Cameron</strong>, e presieduta da <strong>Ian Hargreaves</strong>, sul cosiddetto &#8220;fair use&#8221; della proprietà intellettuale su Internet, vale a dire un regime meno stringente di norme già previsto dal sistema giuridico americano e fortemente appoggiato da <strong>Google</strong>. </p>
<p>La notizia è apparsa su <em><a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/uk-film-tv-directors-support-190258">Hollywood Reporter</a></em>, che sottolinea come la commissione, pur apportando una serie di proposte per la modifica delle attuali leggi inglesi sul copyright (tra cui la semplificazione, o &#8220;one-stop shop&#8221;, per l&#8217;ottenimento dei diritti sui contenuti digitali, e la rimozione delle restrizioni per le opere di natura parodistica), abbia dato parere negativo riguardo all&#8217;ipotesi di togliere ogni paletto all&#8217;utilizzo su Internet del materiale coperto da diritto d&#8217;autore, incassando ovviamente l&#8217;appoggio dell&#8217;associazione <strong>Directors U.K.</strong> e dell&#8217;intera industria culturale. </p>
<p>La palla passa ora al Governo britannico, ma il tema è di sicuro destinato a rimanere caldo, e non solo a Westminster.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La mappa interattiva del potere su Web</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2010/10/la-mappa-interattiva-del-potere-su-web-1374</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 11:33:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infographic]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarebbe molto divertente ambientarci un racconto Fantasy in questa mappa dei punti di controllo su web. Da notare la centralità di Disney tra gli Old Media barons.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin-left:auto;margin-right:auto" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2010/09/multimediaSchermata-2010-09-29-a-13.33.17.png" alt="Schermata 2010-09-29 a 13.33.17.png" border="0" width="500" height="397" /></p>
<p>Sarebbe molto divertente ambientarci un racconto Fantasy in questa mappa dei punti di controllo su web. Da notare la centralità di Disney tra gli Old Media barons.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una domanda a Paul Zonderland</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2010/08/una-domanda-a-paul-zonderland-1286</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 13:39:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Box Office]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Una domanda]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
		<category><![CDATA[Pixar]]></category>

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		<description><![CDATA[Disney è stata praticamente l&#8217;unica protagonista dell&#8217;estate cinematografica italiana, correndo grandi (e da alcuni contestati) rischi con Toy Story 3 (più grande incasso nella storia dei cartoni animati) e uscendo praticamente a Ferragosto con L&#8217;Apprendista Stregone, che dopo settimane di vuoto ha sorpreso con un ottimo risultato. Ho domandato a Paul Zonderland: &#8220;Dopo la coraggiosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.screenweek.it/film/2416-Toy-Story-3/poster/80861" class="embed-screenweek"><img alt="Toy Story 3 The Great Escape Poster Internazionale sz Tagline" src="http://static.screenweek.it/2010/4/27/Toy-Story-3-The-Great-Escape-Poster-Internazionale-sz-Tagline_mid.jpg"></a></p>
<p><strong>Disney</strong> è stata praticamente l&#8217;unica protagonista dell&#8217;estate cinematografica italiana, correndo grandi (e da alcuni contestati) rischi con <a href="http://www.screenweek.it/film/2416-Toy-Story-3-La-grande-fuga">Toy Story 3</a> (<a href="http://blog.screenweek.it/2010/08/toy-story-3-il-piu-grande-incasso-nella-storia-dei-cartoon-90404.php">più grande incasso nella storia dei cartoni animati</a>) e uscendo praticamente a Ferragosto con <a href="http://blog.screenweek.it/2010/08/2-7-milioni-in-5-giorni-per-lapprendista-stregone-in-italia-91036.php">L&#8217;Apprendista Stregone</a>, che dopo settimane di vuoto ha sorpreso con un <a href="http://blog.screenweek.it/2010/08/2-7-milioni-in-5-giorni-per-lapprendista-stregone-in-italia-91036.php">ottimo risultato</a>.</p>
<p>Ho domandato a <strong>Paul Zonderland</strong>: &#8220;<em>Dopo la coraggiosa uscita di Toy Story 3 a luglio un ottimo esordio per Un apprendista Stregone che arriva nelle nostre sale praticamente a Ferragosto! Quanto siete soddisfatti dell&#8217;estate Disney?</em>&#8221;</p>
<p>Ecco la risposta, in inglese, ma tanto chiara che non penso siano necessarie traduzioni.</p>
<blockquote><p>We&#8217;re very pleased that the 3 films Disney placed in the summer period (Prince of Persia,Toy Story 3 and Sorcerer Apprentice) have brought a combined €30m box office to the traditional slow summer season.</p>
<p>We believe that  the italian theatrical market should have 12 and not 9  strong month comparable to other leading territories in europe and that this development is essential in sustaining growth and prolongs the screen life of titles that is now the shortest in europe.</p></blockquote>
<p>.</p>
<p>Intanto è arrivato nelle <a href="http://blog.screenweek.it/2010/08/domani-898-sale-pronte-per-shrek-ma-ecco-la-concorrenza-91140.php">nostre sale</a> il quarto capitolo di <a href="http://www.screenweek.it/film/2358-Shrek-e-vissero-felici-e-contenti">Shrek</a>, quale migliore occasione per p<a href="http://www.screenweek.it/round/corrente">rovare la nostra nuova Box Office Cup?</a></p>
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