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Cinema e digitale: all’appello manca ancora il 25% degli schermi su scala mondiale

Il processo di digitalizzazione delle sale cinematografiche ha fatto registrare un buon avanzamento a livello mondiale, raggiungendo il 75% degli schermi complessivi (cioè circa 90mila), lasciando tuttavia scoperto un 25% la cui conversione si preannuncia molto più ardua. Ecco il quadro del mercato globale dell’esercizio presentato da Michael Karagosian, analista della MKPE Consulting, in occasione del NAB, summit di riferimento su tecnologia e cinema in corso in questi giorni a Las Vegas.

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Cinema: le presenze calano anche in Europa, del 2%, mentre il digitale avanza e raggiunge il 70% degli schermi

La crisi del cinema, che nel 2012 ha fatto sentire con discreta forza i suoi effetti sul mercato italiano, ha interessato a vari livelli l’intera Europa, portando a una flessione complessiva di spettatori. A rivelarlo i dati presentati al Festival di Berlino da MEDIA Salles, che monitorando l’andamento degli esercizi cinematografici di 35 Paesi europei, ha evidenziato un totale di 1,19 miliardi di biglietti staccati nel corso dell’anno passato, in calo del 2% rispetto agli 1,21 miliardi del 2011.

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All digital: al Festival di Roma, le associazioni a confronto sulla digitalizzazione delle sale.

Gli operatori del settore cinema tornano a parlare di digitale, e in particolare della digitalizzazione delle sale, tema reso sempre più urgente dall’avvicinarsi della scadenza per lo “switchoff”, fissata dalle distribuzioni all’inizio del 2014. L’occasione è stata il convegno “All digital”, organizzato presso lo spazio Lazio Film Fund all’interno del VII Festival Internazionale del Film di Roma, dove sono state ribadite prima di tutto le cifre relative alla conversione del parco sale nazionale. Come ha sottolineato il presidente dell’Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), Lionello Cerri, le strutture che hanno già adottato la nuova tecnologia contano per “circa 1.950 schermi, su un totale di 3.800 schermi industriali, pari al 51,4%”. Rimane perciò una buona metà di sale che si avvicinano ancora impreparate alla fine dell’era della pellicola.

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Digitale: l’Anec “prende atto” dell’abbandono della pellicola.

Se nell’ambito televisivo l’imposizione e le modalità dello switch-off hanno suscitato più di una perplessità, anche nel settore del cinema l’avvicinarsi del passaggio obbligato al digitale è accompagnato da diverse criticità. Negli ultimi anni il successo del 3D ha fatto sì che fosse abbracciato relativamente in fretta dai grandi circuiti e dalle grandi strutture come i multiplex, ma la sfida si sta rivelando ardua in tutta Europa per i cinema monosala e per gli esercizi più piccoli, che non riescono ad affrontare l’investimento iniziale necessario per la transizione. L’appuntamento col digitale però si avvicina: come hanno messo in luce anche i dati MEDIA Salles, ormai è stato superato anche il tipping point, il punto di non ritorno che vede più della metà degli schermi europei dotati della nuova tecnologia. A giovarne, soprattutto nell’immediato, saranno i distributori, cui il digitale permette di abbattere significativamente i costi eliminando la fase della stampa su pellicola. E ora compare anche la data a partire dalla quale le sale italiane non vedranno più copie in 35 mm…

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MEDIA Salles: meno presenze nel 2011 ma crescono gli schermi digitali, ora più del 50% di quelli europei.

Dopo l’Osservatorio Audiovisivo Europeo, anche MEDIA Salles rende noti i dati sull’andamento del consumo di cinema negli Stati membri ed extra UE, per un totale di 31 Paesi monitorati. I dati non sono ancora definitivi, ma anche in questo caso viene confermata una tendenza al ribasso che si concretizza in una lieve flessione delle presenze, pari allo 0,6%, per un totale di 1 miliardo e 188 milioni di spettatori a fronte del miliardo e 195 milioni dell’anno precedente. Tendenza che trova conferma anche tra i 17 Paesi della parte occidentale del continente, con 894,6 milioni di biglietti staccati, in calo dello 0,4% rispetto agli oltre 898 del 2010. Ancora più critica la situazione nei 14 territori dell’Europa centro-orientale e del Mediterraneo, dove si registra un -1,2% per un totale di 294 milioni di ingressi.

presenze_europa occidentale 2001-2011 media salles

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Digitale: esercizio e distribuzione si accordano per rendere più accessibile il sistema Vpf.

L’avvertimento era già stato rilanciato da MEDIA Salles all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma: in Europa si avvicina sempre di più il tipping point, cioè il momento in cui più del 50% delle sale europee saranno digitalizzate, ma nella corsa alla nuova tecnologia, rischiano di rimanere indietro le strutture più piccole. Sarebbero infatti circa 7mila i cinema monosala in Europa, pari al 20% degli schermi totali ma solo al 7% di quelli già riconvertiti a fine 2011. La situazione si presenta ancora più critica in Italia, dove solo l’anno scorso si è superata la soglia dei 1000 schermi digitali, con una crescita rispetto al 2010 pari al 18,4%, decisamente inferiore al picco registrato in Germania (+61,4%), ma anche alle percentuali di Francia, Gran Bretagna, Spagna e Russia, tutte vicine o oltre il 30% già nel primo semestre 2011.

Ed è proprio a tale sfida che rispondono le linee guida 2012 per la digitalizzazione delle sale cinematografiche italiane, approvate ieri dalle associazioni dell’esercizio (Anec, Anem, Fice, Acec) e dalla sezione distributori dell’Anica. Punto centrale dell’intesa sono le nuove condizioni per la Vpf, acronimo di virtual print fee, vale a dire il meccanismo tramite cui la distribuzione dà il proprio contributo affinché gli esercenti possano recuperare l’oneroso investimento necessario per la conversione al digitale. Conversione che ovviamente va a vantaggio di entrambe le categorie poiché non permette solo flessibilità di programmazione ma anche, e soprattutto, l’abbattimento dei costi per la diffusione dei film, che ovviamente con la nuova tecnologia non passa più per la stampa e il trasporto di copie in pellicola.

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UE: cresce la quota dei film nazionali degli Stati membri, ma calano le presenze e l’effetto traino del 3D.

Il 2011 non ha segnato un anno brillante per il cinema neppure nella UE, che presenta valori complessivamente stabili ma in lieve calo. Lo ha reso noto l’Osservatorio Audiovisivo Europeo, che in occasione del 62° Festival di Berlino ha pubblicato i dati relativi a presenze e incassi nelle sale di 22 Stati monitorati. Ne risulta una leggera flessione nel numero di biglietti staccati, passato da 964 a 960 milioni, pari a un decremento dello 0,4%. Il trend, tuttavia, non è uguale in tutti i Paesi: 12 sono i mercati risultati in crescita, con in testa quello francese, cui è attribuito addirittura il merito di aver attenuato le perdite registrate su altri fronti.

 

Osservatorio Audiovisivo Europeo - Presenze Europa 2002-2012

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Quinta Ind: il digitale affossa la controllata di Ben Ammar

La società specializzata in post produzione e vfx Quinta Industries fallisce a causa dello snellimento del business provocato dall’avanzata del digitale. Il produttore Tarak Ben Ammar ha portato i libri in tribunale, facendo cadere il sipario su un’azienda considerata leader del settore in Francia, nata nei primi anni 2000 e cresciuta grazie alla progressiva incorporazione di alcuni player storici come LTC, Scanlab e Duran Duboi.

 

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MEDIA Salles: la digitalizzazione rallenta in Italia, mentre in Europa si avvicina il “tipping point”

Si è tornato a parlare di esercizio ieri all’incontro organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo nell’ambito del VI Festival Internazionale del Film di Roma e intitolato D-Cinema: viaggio nel digitale.  Come ha spiegato il presidente della FEdS, Dario Edoardo Viganò, la nuova tecnologia rinnova infatti “le modalità, i luoghi e i tempi” della fruizione del prodotto cinema, con conseguenze che investono in primo luogo le sale, per poi influenzare, a cascata, l’intera filiera della settima arte.

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Cinema e digitale: la Francia stanzia 100 milioni per l’aggiornamento tecnologico dei suoi classici

Il 2010 sembra essere stato un anno proficuo anche per il cinema francese: in occasione del Festival di Cannes il CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée) ha presentato un bilancio che vede il Paese d’Oltralpe in testa al consumo di film in sala con più di 206 milioni di ingressi. La media è pari a 3,4 per abitante, e si staglia ben al di sopra dei 2,2 della Spagna, dei 2,8 della Gran Bretagna e soprattutto dei 2 dell’Italia. Ma le cifre parlano anche di una produzione record di pellicole (261 tra coproduzioni e film interamente francesi), della conversione al digitale del 33,2% degli schermi, di una crescita sostenuta del video on demand e persino della stabilizzazione del mercato home video, in cui si registra un lieve ma significativo +0,1%.

Cifre che ovviamente vengono anche dalla fortissima tradizione nel finanziamento pubblico al comparto audiovisivo, dove nel 2010 il CNC ha operato con un budget di 575,88 milioni di euro. Budget che ora sembra destinato addirittura ad aumentare con la gestione di 100 milioni di euro stanziati dal Governo per la digitalizzazione delle opere cinematografiche. Lo ha annunciato lo stesso ministro francese della Cultura e della Comunicazione Frédéric Mitterrand che, insieme al titolare dell’Industria, dell’Energia e dell’Economia Digitale Eric Besson, ha firmato domenica sulla Croisette un accordo quadro tra lo Stato e le maggiori società francesi detentrici dei cataloghi (tra cui Gaumont, Pathé, SND, Studio 37, StudioCanal, TF1 Droits Audiovisuels).

Il programma, che verrà gestito dal CNC e che risulta finanziato in parte dal piano di investimento pubblico Grand Emprunt, prevede la conversione di 10 mila pellicole, a cominciare dai lungometraggi posteriori al 1929 e dai film di autori come Jean Cocteau, Julien Duvivier e René Clair, ma anche Alain Resnais.

“La digitalizzazione dei contenuti culturali è un’opportunità eccezionale per il nostro patrimonio e i nostri autori. Nel mondo globalizzato la cultura francese, con tutta la sua ricchezza e la sua diversità, o sarà digitale o non sarà affatto”, ha dichiarato senza mezzi termini Mitterrand, ricordando anche come il suo Paese sia “tra i primi a mettere in atto un programma completo di investimenti” per la conversione della propria library nazionale.

Il piano, fortemente sostenuto dalle società cinematografiche firmatarie dell’accordo, è però aperto a tutti i detentori di cataloghi di film, e sarà accompagnato anche da un fondo complementare messo a disposizione dal CNC per le opere cosiddette “difficili” e dalla minor appetibilità commerciale, come i film muti e un’accurata selezione di cortometraggi.

La Francia, che ha già investito 125 milioni nella digitalizzazione delle sale, continua così a guidare a livello europeo la configurazione di un nuovo, stretto, rapporto tra cinema e tecnologia, e non solo sul piano della conservazione e della distribuzione digitale.

È comparsa infatti ieri su Le Figaro la notizia del rinvio a luglio della decisione del Governo riguardo la tassa di scopo applicata agli Internet provider, che finora si stima abbia portato alla settima arte e alle industrie della creatività “un supplemento tra i 150 e i 200 milioni di euro”. Una “manna finanziaria”, come la definisce il quotidiano francese, il cui meccanismo è stato messo in discussione da un aumento dell’Iva sui servizi triple play che dovrebbe portare allo Stato più di un miliardo, e su cui anche la musica e lo spettacolo dal vivo chiedono ora di avere voce in capitolo.