Dopo settimane di distrazioni ecco un infografico che più in tema non si può. Ne avevo già pubblciato uno del genere, ma questo è riferito ai dati del 2009 e prende in considerazione i 518 film usciti nell’anno. Buona visione.
Non so se qualcuno se ne è accorto ma ultimamente ho preso l’abitudine di titolare i post su questo blog con parafrasi di titoli di film o con citazioni dagli stessi, qualcuno si ricorda per caso da dove viene il titolo di questo post?
Detto questo la mia crescente passione per gli infographic è rimasta stupita questa mattina dalla scoperta di questa bellissima immagine che riassume “alcune statistiche da dietro le quinte” dell’industria del cinema americana, sottolineando quanto, nonostante la crisi, l’industria del cinema sia più che fiorente.
Da notare: al punto 3), le quote di mercato del 2009, il 4) peso del mercato Europeo (più Medio Oriente e Africa) quasi equivalente a quello del mercato USA, la 5) distribuzione del prezzo del biglietto tra esercenti (45%) e studios (55%) che a loro volta spendono il 21% del totale in ADV, il 17% in produzione, l’11% in distribuzione e il 6% per gli attori, la 6) con Bay che guadagna più di Cameron (ma non ci credo).
Avatar è un fenomeno di dimensioni tali da attirare attenzioni di ogni genere, comprese quelle di chi più o meno opportunamente ha sollevato il problema degli occhialini 3D non usa e getta. Problema sollevato solo adesso che si inizia a percepire la dimensione economica del fenomeno 3D e non prima, eppure il 3D c’è da più di un anno ormai.
Non si tratta di disfattismo, ma di priorità. Avendo dei bambini mi trovo quotidianamente a prestare attenzione ai giocattoli e altre cose che sono vendute a tonnellate nelle nostre strade e 9 su 10 ho la sensazione che tali marchi siano o contraffatti o ci sia qualcosa di poco chiaro sui criteri con cui vengono concessi, perché girano cose di una pericolosità assurda, sicuramente molto più alta degli occhialini Dolby 3D che hanno usato anche i miei figli.
Le forze dell’ordine sono già impegnate in una lotta impari contro questo tipo di fenomeni e ho seri dubbi che siano impiegate al meglio quando costrette a fare queste operazioni. Meglio lasciarle sequestrare un po’ di robaccia per strada.
Cineguru.biz Cold News è una raccolta di link a news che ritengo interessanti per i temi trattati in questo blog e a cui ho potuto dedicare solo un breve commento.
- Via Distruption ho scoperto non solo che in Francia hanno già un VOD che sembra fatto molto bene, ma che hanno anche trovato un modo per promuoverlo in modo intelligente direttamente in sala approfittando di Fast and Furious.
- La Philips ha chiuso la sua divisione di sviluppo soluzioni in 3D, avrebbero dovuto fare monitor e televisori per il 3D senza bisogno di occhiali, ma data la crisi in corso ha evidentemente poco senso investire su nuovi prodotti che nessuno, al momento, può comprare.
- Facebook continua a crescere in modo impressionante (in Italia siamo a 9 milioni di persone anche se sta rallentando), ma ovviamente risente della crisi visto che gli utenti crescono molto più velocemente degli ancora irrisori guadagni e il tutto brucia circa 20 milioni di $ al mese. Necessitando di un nuovo round di finanziamento sembra che dovrà accontentarsi di ottenerlo ad una valutazione intorno ai 2 miliardi di $, ben lontana dai 15 della valutazione Microsoft di non tanto tempo fa.
- Dal Giornale dello Spettacolo: ROMA – 9 APRILE – Verrà devoluto alle popolazioni colpite dal sisma che ha devastato l’Abruzzo, in segno di concreta solidarietà, l’incasso che sarà realizzato dalle sale cinematografiche giovedi 23 aprile. Lo hanno deciso oggi congiuntamente le presidenze nazionali degli esercenti, Anec e Anem, dei distributori e dell’Anica.
- E’ nata l’ISAN Italia, utile avere un identificativo univoco di ogni opera audiovisiva, indipendentemente dalla teorica utilità a fini antipirateria.
Certo, la stessa ambizione la ha avuta, o la dovrebbe aver avuta, ogni sito cinematografico che si rispetti, era il mio sogno ai tempi del mio 35mm.it e anche il nuovo ScreenWEEK.it è pensato più per vedere ed ascoltare che per leggere.
Però quando “scende in campo” l’IMDB, cioè il padre di tutti i siti di cinema (che ha alle spalle il padre di tutti i siti di e-commerce, Amazon.com), la cosa si fa seria assai, tanto da mettere in ombra anche il buon Hulu e tutti gli altri.
Qualche giorno fa Variety si domandava, appunto, se nonostante il nuovo motto del suo fondatore -”A play button on every page.“- Hollywood sia pronta ad ascoltarlo.
Nel frattempo, se ne può accorgere chiunque abbia un accesso alla versione pro dell’IMDB, loro sono sicuramente pronti!
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