Gli Oscar hanno sempre premiato il trasformismo degli attori: quando Nicole Kidman ricevette l’Academy Award fu lo stesso presentatore Denzel Washington a scherzare sul fatto che il premio se lo fosse aggiudicato in realtà il naso dell’attrice, deformato in The Hours per adeguarsi a quello della scrittrice Virginia Woolf. Eppure c’è un tipo di trasformazione che Hollywood non ha ancora pensato di ricompensare con una statuetta d’oro, vale a dire quella perseguita attraverso gli effetti speciali computerizzati e la performance capture. Ma ora le cose potrebbero cambiare sulla spinta dei nuovi kolossal basati su questa tecnologia, primo fra tutti Avatar, che seppur non premiato in questa categoria, ha contribuito a sdoganare un nuovo tipo di recitazione, basata sì sugli effetti digitali ma anche sulla bravura degli interpreti. Quest’anno, inoltre, sarà impossibile per l’Acadamey non porsi il problema di come valutare la prova regalata dal protagonista de L’Alba del Pianeta delle Scimmie, Andy Serkis, ormai portabandiera della motion capture grazie a una serie di ruoli memorabili: dal Gollum del Signore degli Anelli e da King Kong fino all’ultimissima parte da co-protagonista ne Le avventure di Tintin – Il segreto dell’unicorno, diretto da Steven Spielberg.

Google+




