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Tv connesse in Rete: Apple punta su Matcha per facilitare la ricerca di contenuti

Se il consumo televisivo è destinato a diventare sempre più smart, dovranno diventarlo anche i sistemi per la ricerca dei contenuti audiovisivi offerti da tutti i diversi servizi accessibili attraverso le apparecchiature collegate al web.  Non basta la proliferazione dei set-top box per connettere i televisori, al cui novero si è aggiunto tra l’altro il nuovo device targato Google, Chromecast. Tra Netflix, Hulu e tutti gli altri operatori che mettono a disposizione le app per fruire di video on demand a fianco dell’offerta televisiva tradizionale, anche quello che una volta era lo zapping non può che trasformarsi in un’esperienza più ricca e potenzialmente più complessa. Deve pensarlo anche Apple, che ha da poco completato l’acquisto di Matcha.tv: un’applicazione specializzata nel suggerire agli spettatori i programmi potenzialmente di loro gradimento e forniti da diversi operatori.

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Tablet: un 2012 tra Apple, Google, Samsung, Amazon e Microsoft

In attesa che l’8 gennaio si apra l’edizione 2013 del CES – il Consumer Electronics Show, uno degli appuntamenti più importanti per il mondo dell’hi-tech – con tutte le novità che già si preannunciano in termini di smartphone, smart tv (in particolare la nuova linea di Google Tv che sarà presentata da LG) e trovate originali come gli schermi flessibili, si può cominciare a tracciare un bilancio dell’anno appena trascorso. Un 2012 segnato in modo particolare dall’ascesa dei tablet: mercato in cui si sono lanciati sempre più produttori e sempre più centrale nell’alta tecnologia di largo consumo, in cui finora i principali attori in gioco sembrano essersi confermati Apple e l’ecosistema iOS, l’ecosistema Android, cui sono legate in particolare Google, Samsung e Amazon, nonché Windows 8 di Microsoft.

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Il sorpasso: Netflix supera iTunes nel business dei film online.

Il 2012 si era già aperto con i migliori auspici per il video on demand. Come hanno rivelato non molto tempo fa i dati del DEG The Digital Entertainment Group, il noleggio di film e contenuti audiovisivi via streaming, o perlomeno quello disponibile sotto abbonamento, nel primo trimestre è infatti cresciuto negli USA del 545,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un giro di affari pari a 548 milioni e mezzo di dollari. L’espansione del VOD,  in particolare quello a sottoscrizione o SVOD, sembra tuttavia destinata ad aumentare ancora, a tutto vantaggio di uno dei maggiori precursori di questa linea evolutiva del mercato, vale a dire Netflix. Nonostante gli alti e bassi in Borsa, la compagnia guidata da Reed Hastings, secondo i ricercatori di IHS - Screen Digest, ha ottenuto un traguardo fondamentale, superando addirittura la quotatissima Apple nel business del noleggio ad abbonamento di film online. Un settore in piena ascesa, che è esploso nel 2011 e non sembra destinato ad arrestare la propria crescita.

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Apple: svelato il nuovo iPad e anche una nuova tv.

Dopo la scomparsa di Steve Jobs Apple non si è fermata, e ieri è tornata a dimostrarlo annunciano il prossimo arrivo dell’era “post PC”. L’occasione è stata il lancio del nuovo iPad, il cui look non subisce una vera e propria rivoluzione, ma presenta alcuni miglioramenti che hanno al CEO, Tim Cook, la possibilità di presentarlo come l’embrione di un futuro in cui i computer tradizionali saranno completamente sostituiti da dispositivi portatili.

 

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Raddoppia il mercato dei televisori connessi alla Rete, e Apple lo guida con una fetta di oltre il 30%

Apple domina il settore delle Internet tv: a rivelarlo è uno studio della società Strategy Analytics sui Connected TV Players, secondo cui il media center marchiato dalla Mela nel 2011 raggiungerà una quota pari a circa il 30% del mercato, segnando un importante punto a proprio favore nella competizione per accaparrarsi il predominio sulla nascente televisione “smart”.

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A Natale sarà boom dei tablet, e Amazon è pronta alla competizione.

Tutti, dalle orde di consumatori natalizi all’industria dei media, sono avvertiti: il regalo più ambito sotto l’albero quest’anno sarà il tablet, almeno da quanto emerge dalla ricerca condotta sui giovani statunitensi da Nielsen. Se nel mercato degli smartphone continua il testa a testa di Android e Apple (secondo un altro report della stessa società di analisi, i due sistemi operativi si spartirebbero il 70% del mercato con quote rispettivamente del 42,8 e del 28,3%), i tablet, spinti soprattutto dall’iPad, si starebbero guadagnando un posto di primo piano nella “wishlist” dei consumatori statunitensi, e specialmente di quella fetta che influenzerà maggiormente la holiday season alle porte.

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Sony sfida Apple con la strategia dei 4 schermi. Google perde Logitech nella corsa verso la tv.

Dopo aver dichiarato a inizio novembre una previsione di 837 milioni di euro di perdita a causa del costante calo nelle vendite dei televisori, Sony ha rilanciato con l’annuncio di un progetto di smart tv volto a far concorrenza a quello che, secondo indiscrezioni, potrebbe veder presto la luce sotto il marchio Apple.

 

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Apple apre la sua nuvola a Hollywood: rumors su trattative per offrire film in streaming via iCloud

Non ha fatto nemmeno in tempo ad entrare in piena operatività UltraViolet, che subito il sistema cloud per la visione e l’archivio on line della propria library home video rischia di veder nascere un serio competitor. Oggi i media statunitensi hanno infatti rivelato come Apple sia già in trattative con le major hollywoodiane per lanciare il consumo di film via streaming anche attraverso il suo sistema iCloud. Un sistema che pure ha debuttato da pochissimo, ma che sembra già in vena di espansione verso quei contenuti video fino ad ora non contemplati in via prioritaria dalla sua offerta.

Stando a quanto riferito al Los Angeles Times da fonti che preferiscono rimanere anonime, l’intenzione di Apple sarebbe quella di permettere ai consumatori di acquistare i titoli degli Studios via  iTunes per poi fruirli attraverso il suo sistema cloud su ogni dispositivo marchiato dall’inconfondibile mela, a partire ovviamente da iPhone e iPad. Il servizio dovrebbe partire già dalla fine dell’anno o nei primissimi mesi del 2012.

La notizia è tanto più rilevante quanto arriva immediatamente in seguito al lancio definitivo del concorrente UltraViolet, sviluppato da un consorzio di major cinematografiche e imprese leader nel settore della tecnologia e dell’entertainment (tra cui Microsoft e Intel) da cui mancano praticamente solo Disney, Apple e Amazon. In molti si chiedevano quale sarebbe stata la risposta di questi tre potenti soggetti, e quella della compagnia fondata da Steve Jobs non si è lasciata attendere, anche se per ora in via non ufficiale.

Intanto domani sarà disponibile il secondo film entrato nella “nube” di UltraViolet, Lanterna Verde, distribuito da quella Warner Bros che insieme a Paramount e Sony è stata tra le major più attive nel promuovere il servizio nell’intento di rivitalizzare non solo il settore dell’online ma anche quello del supporto fisico. UltraViolet infatti consente di creare la propria libray accessibile ovunque via Internet, ma solo a chi acquista una copia in DVD o Blu-ray dei film distribuiti in tale modalità “multicanale” dagli Studios.

 

Addio a Steve Jobs: il futuro di Pixar, iCloud e AppleTV

In una giornata come questa, tutto il mondo dell’informazione non può che essere concentrato sulla scomparsa, a soli 56 anni, del creatore di Apple Steve Jobs. Hollywood Reporter gli ha voluto rendere omaggio con un approfondimento riguardo all’influenza e all’eredità che il guru dell’informatica e della tecnologia lascerà all’industria del cinema, partendo dalla sua esperienza con la Pixar e con la Disney fino ad arrivare ad Apple TV.

Come noto, nell’86 Jobs comprò dalla Lucasfilm il Graphics Group, destinato a diventare di lì a poco la casa di produzione che sdoganò l’uso della CGI e del 3D nei film d’animazione. Dopo che la Pixar venne acquistata nel  2006 dalla Disney, Jobs riuscì a ottenere una partecipazione del 7,3% nella grande multinazionale cinematografica, e nonostante le difficoltà e le assenze causate dalla sua malattia continuò a sedere nel CDA fino alla sua dipartita. Questo è il motivo per cui fonti vicine alla major citate da Hollywood Reporter non credono che la sua uscita di scena porterà a “un vero cambiamento in ciò che la Disney fa quotidianamente“. La differenza potrebbe invece essere maggiormente accusata dalla Pixar di John Lasseter, per cui Jobs costituiva un sicuro alleato nei rapporti con la compagnia, soprattutto in un momento in cui grandi uscite come Cars 2 non danno i risultati sperati. “Ai burocrati non piacciono le cifre che la Pixar spende per realizzare i suoi film, ma nessuno oserà toccarla finché c’è Jobs”, riporta il magazine riferendosi a dichiarazioni rilasciate da una fonte vicina a Disney prima della tragica notizia.

Un altro campo in cui il colosso dell’animazione potrebbe rivedere le proprie posizioni è UltraViolet, il nuovo sistema cloud per lo storage dei cataloghi home video personali, che sta per partire con il sostegno di ben 70 compagnie, tra cui Microsoft, Netflix, Comcast, Sony e molti altri Studios. Tranne, per l’appunto, Disney e ovviamente Apple, impegnata a sviluppare la propria piattaforma iCloud. Un servizio che tra l’altro per ora prevede di gestire musica e altri tipi di contenuti, ma non film e show televisivi, fronte su cui Jobs pare si stesse muovendo con trattative di cui però, spiega sempre Hollywood Reporter, non sono noti i dettagli. Con la sua scomparsa, appare dunque lecito chiedersi se Disney continuerà a tenersi fuori da UltraViolet, oltre che a puntare sulla sua catena di negozi sparsi in tutto il mondo, riacquistata proprio sotto spinta di Jobs e sempre più vicina al modello Apple Store.

E parlando della compagnia legata più di tutte al nome di Jobs, qualche incertezza potrebbe aprirsi anche sul futuro di Apple TV, un sistema ancora poco diffuso per trasportare sul “piccolo schermo” i contenuti scaricati da iTunes, ma anche quelli provenienti da altri canali come Youtube o Netflix. Un apparecchio che potrebbe avere tutte le caratteristiche per affermarsi sul mercato più o meno al pari di altri prodotti Apple, ma che come tutte le altre attività dello storico marchio non potrà più avvalersi del genio tecnologico, ma anche promozionale, di Jobs.

Fonte: Hollywood Reporter

Steve Jobs lascia la guida di Apple, si conclude un’era

Poche parole riservate ai suoi azionisti, che ovviamente hanno fatto subito il giro del mondo, sono bastate a Steve Jobs per lasciare il suo incarico di amministratore delegato di una delle più potenti e redditizie società esistenti, la Apple.

Ecco la sua lettera di congedo:

«Ho sempre detto che se fosse mai arrivato il giorno in cui non avrei più potuto rispettare i miei
obblighi come amministratore delegato di Apple, sarei stato il primo a dirvelo. Sfortunatamente quel giorno è
arrivato. Rassegno le dimissioni da amministratore delegato di Apple. Vorrei tuttavia continuare, se il Cda lo
ritiene opportuno, come presidente, e rimanere un dipendente dell’azienda. Per quel che riguarda il mio
successore, raccomando fortemente che si proceda con il piano previsto e si nomini Tim Cook come Ceo di
Apple. Credo che i giorni migliori e più innovativi di Apple siano davanti a noi. E sono ansioso di viverli e
contribuire al successo dell’azienda nel mio nuovo ruolo. Ad Apple ho trovato alcuni dei miei migliori amici e
vi ringrazio per l’opportunità di lavorare con voi per tanti anni»

A Jobs nel 2004 era stato diagnosticato un cancro al pancreas particolarmente aggressivo, con sopravvivenza a 5 anni pari a zero. Eppure l’imprenditore statunitense è riuscito a sopravvivere, anche ad un trapianto di fegato effettuato nel 2009, e a continuare a lavorare duramente per l’azienda che ha creato con le sue mani. Fino ad oggi quando ha dovuto arrendersi al suo stato di salute e ha passato il testimone più importante a Tim Cook.

Il passaggio di consegne è soprattutto simbolico visto che ormai è Cook (50 anni) a guidare l’azienda di Cupertino da quando Steve Jobs si è ammalato e gli era già stato affidato ogni ruolo operativo. Il nuovo capo di Apple, che fa parte anche del consiglio di amministrazione della Nike, arrivò alla Apple nel marzo del 1998 e subito ebbe un ruolo importante nel rivoluzionare tutto il settore della produzione e della distribuzione. Affidando a terzi molte attività e chiudendo alcune fabbriche del gruppo, contribuì a far registrare un notevole aumento dei profitti.

Ma i fan dei prodotti con la Mela non dimenticheranno mai Steve Jobs, che fondò la Apple insieme all’amico Steve Wozniak nel 1975. Solamente due anni più tardi lanciarono quello che è riconosciuto come il primo personal computer della storia, l’Apple II, che riuscì a vendere ben 1 milione di esemplari nonostante un costo proibitivo. Nel 1980 la società era già quotata in Borsa.

Solamente un anno dopo la produzione dell’Apple Macintosh, quindi stiamo parlando del 1985, lasciò la società per fondare una nuova società: la NeXT Computer, che tuttavia non ebbe molto successo. In contemporanea acquisì dalla Lucas Film la Pixar, casa di produzione cinematografica con l’ambizione di realizzare unicamente animazioni computerizzate. Si imparò a conoscere lo studio nel 1995 quando uscì Toy Story, che non solo è il primo lungometraggio animato in assoluto creato con la tecnica della CG, ma è considerato ancora al giorno d’oggi uno dei capolavori animati della storia del cinema.

Vinta una sfida, Jobs decide di affrontarne un’altra e nel 1996 ritorna alla Apple. Contribuì allo sviluppo del sistema operativo che ancora oggi viene usato sui prodotti della Mela, il Mac Os X, e lanciò l‘iMac che è stato il primo prodotto effettivamente dedicato alle masse della società (la Apple dominava in quel periodo solo nelle nicchie del mercato musicale e della progettazione grafica).

Il successo fu immediato e da quel momento la società scrisse la storia della tecnologia moderna: iPod e iTunes (2001), iPhone (2007) e iPad (2010) sono prodotti che hanno elevato ulteriormente e costantemente l’asticella qualitativa tecnologica e fissato nuovi stanard. Il pubblico ha risposto in massa e non solo i seguaci (perché così si dovrebbe chiamarli visto che il termine “consumatori” è riduttivo) della società di Cupertino sono sempre più numerosi, ma soprattutto dimostrano un grado di fedeltà davvero inedito a livello commerciale.

Steve Jobs continuerà a lavorare dietro le quinte, e a questo punto ci si chiede se nei prossimi anni la Apple manterrà la vera qualità che ha sempre posseduto e che la distingue dalle altre aziende: la pura voglia di innovare e di mostrarci sempre qualcosa di nuovo e sorprendente. Se continuerà a farlo veramente, sarà come se Steve non se ne fosse mai andato.