Archivio per il tag ‘alice in wonderland’

mar
04
2010
0

Alice in Internet

Nella mia personale classifica delle campagne di lancio online meglio orchestrate e riuscite degli ultimi anni Alice in Wonderland si è ovviamente guadagnata una posizione di favore e non perché abbiamo avuto l’onore di parteciparci con la sponsorizzazione del nostro blog e con al gestione delle fan page ufficiali del film su Facebook.

La campagna non è stata necessariamente più ricca di altre dal punto di vista di presenze su internet più o meno ufficiali, applicazioni per iPhone o virali ed altro (anche se i live su Ustream sono stati una novità), ma è stata molto ben orchestrata e gestita proprio nel rapporto con i blog cinematografici e non.

Soprattutto la gestione dei materiali ha permesso di generare un crescendo che con la propagazione a cerchi concentrici delle news ha coinvolto davvero tutti, allineando le date di release dei materiali in tutti i paesi, in modo che le esclusive fossero tali in tutti i territori.

Questa gestione ha fatto si che ovunque di parlasse del film. Il rovescio della medaglia, guardandola dal punto di vista del publisher di un sito di cinema, è proprio che sui siti di frontiera, quelli che competono per non lasciarsi sfuggire nemmeno una news, si sia finito per “parlarne troppo di fronte a troppo poco” e come sempre accade è il miglio organo di autocontrollo che abbiamo, “i lettori”, a farcelo notare. A noi è successo nei i commenti a questo post.

Sono convinto che la strategia adottata sia la migliore per arrivare a tutti, ma questa frequenza di sollecitazioni può forse essere eccessiva per gli appassionati, che possono finire per stancarsi. Ed ecco che abbiamo imparato qualcosa di nuovo.

Anche se devo dire che presentare uno alla volta tutti i giocattoli di Toy Story 3 è davvero divertente!

feb
15
2010
2

Alice… attraverso la finestra

[UPDATE del 17/2: un articolo di Variety di ieri fa il punto sulla situazione, osservando che i cinema USA, che inizialmente avevano accettato tranquillamente la posizione Disney comprendendo l'esigenza di una maggiore flessibilità, potrebbero a loro volta irrigidirsi a seguito delle reazioni inglesi, italiane e olandesi.]

Mentre finivo il mio post sul 3D tarocco è esploso anche in Italia il caso Disney vs esercenti con al centro Alice in Wonderland (qui un articolo sul problema a livello internazionale).

Si tratta dell’ennesimo, in questo caso penso importante, capitolo di una questione decisiva per il futuro del cinema, che fino ad oggi è quasi sinonimo di film, e della loro distribuzione.

Un breve riepilogo:

- L’oggetto del contendere sono le windows, ovvero quelle finestre temporali che regolamentano (in alcuni paesi per accordi, in altri con vere e proprie leggi) l’uscita di un film prima al cinema e poi in home video e in tutti gli altri canali via via più “poveri”.

- Da una parte ci sono gli esercenti, cioè i gestori dei cinema, che vogliono che le windows siano il più lunghe possibile: se oggi esce un film nuovo è evidente che più tempo passerà prima che arrivi in home video e/o in tv più lo spettatore è incentivato ad andarlo a vedere nei cinema.

- Dall’altra ci sono i distributori, cioè che produce/distribuisce il film al cinema, che iniziano ad essere tentati e/o costretti a ridurre queste windows, soprattutto la prima, perché gli investimenti fatti per lanciare un film sarebbero ottimizzati se si potesse venderlo contestualmente su più canali e perché la pirateria sta sbriciolando l’home video.

Tutte le parti hanno le loro ragioni. I cinema difendono un settore che continuerebbe ad esistere, ma subirebbe comunque una grossa ridimensionata dall’uscita in contemporanea di un film anche su altri supporti home. I distributori vogliono ottimizzare le risorse. Tutti hanno il problema pirateria, che allontana la gente dai cinema, divora l’home video, cresce ogni giorno e finisce, in questo modo, per danneggiare soprattutto la produzione.

Il problema è che alla fine il rischio per chi produce e distribuisce film è che il guadagno ottenuto difendendo le sale cinematografiche venga superato dalla perdita di non poter vendere, subito, i film anche in home video (e su tutti gli altri personal media emergenti), rinunciando così al “pagamento del prezzo del biglietto” dei tanti che finiscono per essere pirati semplicemente perché c’è la domanda (di film, subito disponibili sui personal media), ma manca l’offerta legale degli stessi.

Tutto il settore ha consapevolezza di questo problema (si, c’è ancora chi non crede che internet sia un canale distributivo, ma diciamo che si stanno estinguendo), solo che l’avvicinamento ad un nuovo equilibrio non può avvenire gradualmente e con consapevolezza, ma attraverso momenti di continua e progressiva rottura cui dovremmo abituarci.

Credo infatti che mentre da una parte, nonostante l’evidenza della necessità di reagire all’evoluzione del mercato assecondandone le esigenze, la resistenza al cambiamento sarà estrema, dall’altra il bisogno di guadagnare maggiori gradi di libertà nella gestione della distribuzione di un prodotto che viene trattato tutto allo stesso modo sia ormai imprescindibile.

Il momento per fare questa operazione è propizio e unico perché i film in 3D, almeno finché non avremo i televisori 3D, si vanno a vedere solo al cinema. In questo caso i cinema non hanno bisogno della protezione della window per riempire le sale, perché il prodotto è unico ed irripetibile nella sua esperienza 3D solo in una sala cinematografica, mentre tutto il pubblico che al cinema non andrebbe comunque e per alcun motivo è perso in quanto si sarà sicuramente procurato la copia pirata del film.

E’ quindi inevitabile che i distributori provino ora, con la variabile 3D in gioco, a forzare la mano su una questione che è di vitale importanza per il futuro dell’intero settore.

Dall’altra parte capisco la resistenza dell’esercizio nel creare un precedente che finirebbe per valere, una volta passato, anche per i film non in 3D, e nel dare il via ad un fenomeno che comunque ridurrebbe il peso delle sale sul bilancio finale di un film e metterebbe in crisi, nel tempo, tante strutture, investimenti e posti di lavoro.

La finestra aperta dal 3D, che rende solo palese una cosa che cuor nostro tutti già sappiamo su quanto ci siano film da cinema e film che possono essere visti tranquillamente anche a casa, è però un’opportunità per tutti. Perché continuare a lasciare insoddisfatta una domanda di mercato che vuole alternative al cinema, soprattutto per certi film, significa solo perdere spettatori.

feb
15
2010
2

Alla ricerca del 3D tarocco

Prendendo spunto da un’ANSA (o viceversa, questo non l’ho ben capito) è uscito qualche giorno fa sulla La Stampa un articolo ripreso da più parti che fa di tutta l’erba un fascio e parla di film in 3D tarocchi dando l’avvio al tipo di confusione che ipotizzavamo quando abbiamo dato la notizia della conversione al 3D degli ultimi due capitoli di Harry Potter e di Scontro di Titani.

Nel calderone dei “tarocchi”, almeno per certa approssimativa stampa italiana, è finito anche Alice in Wonderland, pur se l’articolo di Slate da cui tutto ha avuto origine non mette proprio sullo stesso piano i film che diventano improvvisamente 3D a 5 milioni di $ l’uno dopo il successo di Avatar e quelli che, pur avendo un diverso procedimento produttivo rispetto ad Avatar e ad altri film “ripresi con due telecamere”, nascono comunque concepiti in 3D anche se diventano tali in post-produzione.

Il primo a criticare Tim Burton (vittima in questi giorni di ancor più ridicoli incidenti di malainformazione nostrana) per non aver girato il film in 3D, ma lavorarlo in tal senso in post-produzione, è stato proprio Cameron in tempi non sospetti perché secondo lui “non ha senso girare in 2D e poi convertire in 3D”, ma devo ammettere che pur essendo un estimatore del lavoro fatto dal Re del Mondo con Avatar non mi è mica tanto chiaro neppure nel suo film cosa sia “girato in 3D” e cosa sia post-prodotto in 3D quando la quasi totalità di quello che si vede è in CGI e non sono certo i primi piani di Worthington o degli altri membri del cast in quei pochissimi momenti in cui sono ripresi dal vivo in ambienti reali a fare il 3D del film.

Penso che la differenza tra un 3D tarocco e uno che non lo è stia nel come un film è concepito, pensato, scritto, immaginato dalla mente del regista e poi dallo stesso realizzato, non solo nell’uso o meno della ripresa stereoscopica, che è un fattore certo fondamentale del 3D, ma non l’unico ad avere un impatto decisivo sull’esperienza finale dello spettatore, che potrà risultare convincente anche in altri casi.

Qui sotto (qui un altro articolo più breve) c’è un frammento dell’articolo di Slate che parla di come viene realizzata questa lavorazione in post-produzione e la sensazione è che anche in “semplici” conversioni, come quelle attraverso cui passerà Clash of the Titans e gli ultimi due capitoli di Harry Potter, ci possa essere un contributo tecnico/artistico di notevole livello.

Una volta fatto questo, il computer prende il sopravvento. Il software crea una nuova immagine dell’uomo muovendo le varie regioni del contorno della mappa a destra o a sinistra e rende tutto più pulito. La parte della punta del naso dell’uomo, per esempio, verrebbe spostata il più lontano possibile, mentre le parti più distanti – la parte posteriore della sua spalla – verrebbero spostate un po’ di meno. Quindi il processo dovrebbe essere ripetuto per gli altri due livelli dell’immagine: il muro e il cielo. (Il primo si muoverà solo leggermente, il secondo quasi niente.) In generale, questo processo deve essere completato per ogni oggetto in ogni inquadratura di tutto il film – un impegno che potrebbe richiedere mesi, anche con un team di 30 o più artisti. (Il carico di lavoro dipende in parte dalla quantità di movimento caotico nella scena. Se un oggetto è relativamente immobile, l’artista può tracciare alcuni fotogrammi rappresentativi e lasciare il computer ad interpolare il resto. In caso contrario, deve lavorare frame-by-frame).

Ma allora come fa un film convertito in 3-D a reggere il confronto con uno girato con una vera e propria camera 3-D? Non ha la stessa qualità ma probabilmente non si noterebbe la differenza, a meno che non si è esperti dei trucchi 3-D. Durante il processo di conversione, gli artisti e il software devono riempire un sacco di spazi vuoti. Si consideri l’esempio di cui sopra, dove l’immagine di un uomo è spostata sullo sfondo di un muro di mattoni. Questo spostamento lascia uno spazio vuoto nell’immagine – la porzione del muro dietro di lui che non era presente nell’immagine originale. A quel punto l’artista deve tagliare un pezzo di immagine da altre parti dello sfondo e incollarlo nel buco a forma di uomo. Se questo lavoro di taglia-incolla non è fatto alla perfezione, anche uno spettatore inesperto avrà la sensazione che qualcosa non quadra. Un altro problema deriva dal fatto che l’immagine è stata convertita in tre, quattro o otto strati di profondità, un po’ come la musica digitale, che è composta una serie di istantanee piuttosto che un’onda continua del suono. Una fotocamera stereoscopica utilizza un numero infinito di livelli, in modo da produrre un’immagine che assomigli il più possibile a quella percepita dall’occhio umano.

Tuttavia, alcuni registi di film 3-D decidono di convertire dopo aver girato, piuttosto che utilizzare le camere stereo nelle riprese. Uno dei motivi è il costo. Gli stereografi chiedono milioni di dollari per i lungometraggi. Una conversione completa da 2-D a 3-D di solito costa un po’ di meno, ma può sempre arrivare alle sette cifre. (Alcune aziende di conversione ora decidono di risparmiare con l’outsourcing del lavoro in Asia.) Un’altra ragione per la conversione è la familiarità. Girare un film in 3-D richiede una certa capacità decisionale: in particolare si deve trovare il modo di massimizzare l’effetto di profondità riducendo al minimo il potenziale di affaticamento degli occhi. Alcuni registi si sentono vincolati da queste limitazioni. In ogni caso, non tutti i registi 3-D sono convinti che la conversione funzioni altrettanto bene. James Cameron, per esempio, ha criticato Tim Burton per l’utilizzo di questo approccio nel suo film di prossima uscita, Alice nel paese delle meraviglie: “Non ha alcun senso girare in 2-D e poi convertire in 3-D”, ha detto.

Nonostante le critiche di Cameron ad Alice in Wonderland, è chiaro da questo breve passaggio che, anche parlando di semplice conversione dal 2D al 3D, ci sono una tale quantità di variabili e di contributi ad entrare in gico che, per paradosso, un film convertito potrebbe risultare, se questa conversione è fatta con grande cura, forse anche più convincente di un film girato male in stereoscopia.

Per avere un’idea un po’ più precisa di come avvengono queste conversioni segnalo su questo sito, purtroppo in tedesco, un video (il secondo) che rende velocemente l’idea di come può essere realizzata la trasformazione di un filmato 2D in 3D.

Detto questo, quindi, indubbiamente ci sono e ci saranno titoli che vengono convertiti in 3D solo al fine di salvare il salvabile, per dare cioè al pubblico, magari ancora confuso, un motivo per andare a vedere qualcosa che magari non avrebbe nemmeno preso in considerazione. Furbe operazioni di questo tipo sono state sicuramente Viaggio al centro della terra 3D e San Valentino di Sangue 3D, indipendentemente da qualsiasi giudizio sul loro 3D.

Poi ci sono titoli come Scontro di Titani e gli Harry Potter di cui sopra, ma si mormora anche di un doppio finale Twilight e di Transformers 3, che non sono nati in 3D, sono fortemente voluti in tale formato innanzitutto per non sfigurare al Box Office futuro, ma che potrebbero essere realizzati in 3D in modo eccellente, trattandosi tra l’altro di film in momenti ben diversi del loro processo di realizzazione e con intere sequenze realizzate in CGI.

Infine ci sono i film, come Alice in Wonderland nello specifico, in cui il 3D entra in un modo o nell’altro fin dall’ideazione del film, che poi ogni regista realizza con gli strumenti che ritiene più opportuni, in base alla propria sensibilità e alla proprie capacità.

Partire dal presupposto che i film non girati in stereoscopia sono 3D tarocchi mi sembra quindi un’affermazione quantomeno approssimativa. Cosa dovremmo dire allora dei film in animazione CGI, dove di sicuro non c’è niente di reale da “riprendere”, tantomeno in stereoscopia? Eppure sono proprio i film d’animazione che ci sono stati presentati in 3D per primi e avremmo presto più di un esempio, con Toy Story 1 e 2, di come un film possa rinascere nel nuovo formato, pur non essendo stato concepito per quello scopo, dato che sui film d’animazione e sulla possibilità di renderizzarli in stereoscopia bisognerebbe aprire tutta una lunga, apposita parentesi.

Tutto questo per dire attenzione a mettere tutto il 3D in un unico calderone, abbiamo la fortuna di vivere in tempi interessanti e bisognerà giudicare caso per caso.

gen
22
2010
0

Il libro misterioso di Alice in wonderland

E così parte (o se volete continua) anche la campagna di marketing virale di Alice in Wonderland.
Il film di Tim Burton sarebbe in realtà capace di viaggiare da solo vista la grande attesa che si trascina dietro per la firma del regista, per la presenza di Johnny Depp e per le immagini finora rilasciate.
Però perchè lasciarsi sfuggire l’occasione di coinvolgere la rete?

Così alla Walt Disney hanno pensato bene di inviare un regalino ad alcuni blogger americani.
Quelli di Firstshowing, per esempio, hanno ricevuto un bel pacchetto contenente una copia del libro Alice in Wonderland. Solo che all’apertura hanno trovato dentro un secondo libro, ed aprendo questo un terzo, e poi ancora fino a quando l’apertura dell’ultimo libricino ha rivelato la presenza di una chiave vecchio stile (in realtà USB) e di un bigliettino “Leggimi”.

alice-wonderland-marketing

Trovate la descrizione dettagliata di quanto era contenuto nella scatola su questa pagina, ma quello che mi interessa è scoprire questo nuova campagna di viral marketing cinematografico.
Viral, perchè anche se a ricevere il pacchetto sono stati pochi fortunati è evidente che la notizia (e le foto – ne riporto un paio anche io) stanno facendo il giro del mondo e danno nuova linfa all’attesa del film.

E mi sembra innegabile che la mossa sia molto ben realizzata.
I libri sono in perfetto stile Alice, le immagini sono quelle del film, eleganti, affascinanti, e non dubito che la chiavetta diventerà un pezzo di enorme valore tra i cinefili e tra i geek.

alice-wonderland-chiavetta

E cosa dire del bigliettino “Leggimi” e del misterioso foglio con le precisazioni sul cognome di Alice?
Il primo ci porta direttamente nel Paese delle meraviglie, il secondo solleva mille dubbi ed è facile ipotizzare che sia il legame per il prossimo passo… che a questo punto è lecito attendersi a breve.

Chiudo festeggiando questa nuova campagna di marketing (e complimenti per aver unito il reale al virtuale) ed inserendo il video realizzato dai ragazzi di Firstshowing quando hanno ricevuto ed aperto il pacco proveniente direttamente da Wonderland.

Scritto da Gabriele Farina in 3D, Cinema, Marketing
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