3D

Contenuti alternativi per le sale – Nexo propone la diretta della Canonizzazione di Papa Roncalli e Wojtyla

Nella strategia di multiprogrammazione delle sale per intercettare pubblici diversi e sfruttare le potenzialità di un evento di importanza internazionale come la santificazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, Nexo Digital trasmetterà la diretta della cerimonia di Canonizzazione in più di 500 cinema dislocati non solo in Italia ma in 20 paesi del mondo.

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Gravity e la rivincita del 3D – INFOGRAPHIC

Esordio record negli USA con oltre 55 milioni di dollari raccolti, ottimi risultati in Italia (2 milioni di euro) e nel mondo (quasi 83 milioni di dollari). Parliamo di Gravity, il film fantascientifico diretto dal regista messicano Alfonso Cuaron uscito in 27 paesi del mondo negli ultimi giorni.

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Oltre ad essere uno dei migliori esordi di sempre per una pellicola originale (fatto sempre più unico che raro), è stata peculiare e vincente la scelta distributiva di Warner Bros. In un mercato che ripudia sempre più il 3D e il suo sovrapprezzo, e che ha visto costantemente scendere le percentuali di introiti negli ultimi due anni, lo studio ha deciso di distribuire Gravity quasi interamente nel formato 3D.
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MEDIA Salles: meno presenze nel 2011 ma crescono gli schermi digitali, ora più del 50% di quelli europei.

Dopo l’Osservatorio Audiovisivo Europeo, anche MEDIA Salles rende noti i dati sull’andamento del consumo di cinema negli Stati membri ed extra UE, per un totale di 31 Paesi monitorati. I dati non sono ancora definitivi, ma anche in questo caso viene confermata una tendenza al ribasso che si concretizza in una lieve flessione delle presenze, pari allo 0,6%, per un totale di 1 miliardo e 188 milioni di spettatori a fronte del miliardo e 195 milioni dell’anno precedente. Tendenza che trova conferma anche tra i 17 Paesi della parte occidentale del continente, con 894,6 milioni di biglietti staccati, in calo dello 0,4% rispetto agli oltre 898 del 2010. Ancora più critica la situazione nei 14 territori dell’Europa centro-orientale e del Mediterraneo, dove si registra un -1,2% per un totale di 294 milioni di ingressi.

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3D, smart o social: quale sarà la tv del futuro?

Come hanno messo in luce in molti, saranno anche passati 45 anni dalla prima edizione, ma l’ultimo CES ha visto ancora una volta protagoniste le tv. Alcune 3D, anche senza bisogno degli occhialetti (come quella di Toshiba che riconosce il movimento dello spettatore ed emette fasci di luce differenziati per “seguirne” gli occhi), molte smart, alcune social e tutte immancabilmente connesse in rete, le televisioni sono state al centro di annunci e presentazioni, da cui emergono alcune tendenze probabilmente destinate a caratterizzare ancora a lungo un mercato non ancora maturo ma già insidiato dalla concorrenza di tablet e altri dispositivi che, se non adeguatamente contrastati, potrebbero rubare il primato al piccolo schermo.

 

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VI Festival di Roma: una kermesse a tre dimensioni

Le avvisaglie c’erano già sin dall’annuncio che il VI Festival Internazionale del Film di Roma avrebbe avuto tra i suoi appuntamenti più attesi  il film di Steven Spielberg, prodotto da Peter Jackson, Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno. Alla presentazione di ieri, però, la kermesse capitolina ha confermato definitivamente di voler vivere l’edizione del 2011 in tre dimensioni, sia che si tratti di puro entertainment che di esperimenti d’autore.

Cominciamo dall’animazione: oltre alla versione in CGI del noto eroe del fumetto franco-belga, un altro evento che farà gola ad appassionati degli occhialetti e non, sarà la riproposizione in 3D del classico Disney Il Re Leone. L’iniziativa ha già avuto un enorme successo negli USA dove il lungometraggio, già campione di incassi alla sua uscita nelle sale nel 1994, ha ora  superato gli 80 milioni di dollari al box office, suscitando le attenzioni dell’industria e degli osservatori. Non più tardi di una settimana fa, ad esempio, Hollywood Reporter riferiva un’analisi secondo cui rilanciare “vecchi” capolavori rieditandoli in tre dimensioni potrebbe essere una soluzione per rivitalizzare i periodi dell’anno cinematograficamente meno proficui, facendo recuperare al botteghino addirittura tra i 200 e i 300 milioni di dollari. Cifre ovviamente improbabili per il mercato italiano, che comunque continua ad annoverare la pausa estiva come una delle sue criticità strutturali più difficili da superae. L’esperimento de Il Re Leone in 3D potrebbe dunque rivelarsi anche qui significativo, tanto più che la multinazionale dei sogni ha da poco annunciato l’intenzione di far uscire tra il 2012 e 2013 altri quattro classici rieditati in tre dimensioni, vale a dire La Bella e la Bestia, Alla ricerca di Nemo, Monsters & Co. e La Sirenetta.

Ma la Disney non è l’unica a sondare il terreno: il Festival del Film di Roma ospiterà infatti anche Totò in 3D – Il più grande spettacolo del mondo, il nuovo cavallo di battaglia di Filmauro. Altri grandi titoli stereoscopici in rassegna sono poi il documentario di Wim Wenders, Pina, dedicato alla grande danzatrice tedesca Pina Bausch e un’altra prova d’autore su cui si concentrano molte aspettative, cioè l’ Hugo Cabret di Martin Scorsese, di cui però verranno mostrati solo dei frammenti. Un film che, tanto per dare un’idea delle sue possibili implicazioni, The Wrap ha definito come la possibile salvezza del 3D, per la maestria con cui il sempre meticoloso regista newyorkese è riuscito a sfruttare il mezzo ponendolo a servizio della storia.

Parlando di innovazione, infine, si può ricordare D-Cinema: viaggio nel digitale, la tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo  che si svolgerà il 1 novembre. Altri incontri che potrebbero interessare gli addetti ai lavori sono inoltre Cinema ed economia: una fotografia in movimento, presentazione in forma di dibattito del nuovo numero della rivista “Economia della Cultura” edita da Il Mulino ( 3 novembre), l’incontro organizzato da FERPI La comunicazione per il cinema. quali scenari? (28 ottobre), e ovviamente il programma del Mercato del Cinema – Business Street, che tornerà sulla questione Banche, Imprese & Cinema (28 ottobre)  e soprattutto sullo stretto legame tra produzione cinematografica ed editoria.

Sony non pagherà più il contributo per il occhiali 3D dal 2012

Ha fatto molto scalpore l’annuncio che ha rilasciato ieri la Sony Pictures Entertainment. A partire dal 1 maggio 2012 ha affermato di non voler più pagare il contributo per gli occhiali per la visione 3D e lo ha comunicato agli esercenti americani con una lettera.

Nonostante la decisione sia nell’aria ormai da tempo, anche se più volte rimandata, la Sony è il primo studio americano a compiere tale scelta drastica e in molti ipotizzano una reazione a catena già dalle prossime settimane. Gli studios investono tra i 5 e i 10 milioni di dollari per ogni blockbuster, cifra che corrisponde a circa 50 centesimi per presenza. I consumatori americani attualmente pagano un supplemento per il 3D di circa 3-4 dollari a biglietto.

Ecco cosa ha dichiarato Rory Bruer, presidente della distribuzione Sony:
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3D croce e delizia di Hollywood, gli spettatori calano

In tutto il mondo Pirati dei Caraibi: Oltre i Confini del Mare ha incassato la cifra record di 346 milioni di dollari in 5 giorni. Se il rincontro internazionale è stato incredibile, il mercato americano si è dimostrato parzialmente deludente: poco più di 90 milioni di dollari in 3 giorni, una cifra notevole che tuttavia sfigura se confrontata con i ricchi esordi dei due capitoli precedenti (135 e 115 milioni di dollari).

Richard Greenfield, un analista della BTIG, ha affermato che il kolossal sul suolo americano avrebbe incassato nettamente di più se gli fosse stata concessa almeno la metà degli schermi in 2D rispetto al terzo circa che si è trovato ad avere.

Greenfield non è d’accordo con le affermazioni di Jeffrey Katzenberg e James Cameron, che pensano che il 3D sia la panacea di tutti i mali di Hollywood. Infatti sembra proprio che i consumatori inizino gradualmente e sempre più seriamente a rifiutare la “terza dimensione”.

La prova è evidente: solo il 38% degli incassi del weekend deriva dagli schermi 3D non IMAX, una percentuale decisamente inferiore rispetto ad altri due blockbuster per famiglie dello scorso anno come Shrek 4 (54% dell’incasso 3D) e Dragon Trainer (57%).

Proiettare un film in meno sale 3D non vuol dire necessariamente incassare meno. La dimostrazione proviene dal grande successo Cattivissimo Me, che registrò solamente il 45% degli incassi d’apertura provenienti dal sale 3D (una delle più basse fino ad oggi) ma ebbe una tenuta straordinaria e le sale in due dimensioni gli permisero di raggiungere l’elevatissima cifra di 251 milioni di dollari in patria, ovviamente dovuta al passaparola e alla qualità artistica della pellicola.

Sono diversi i fattori chiave che agiscono a sfavore del 3D quando si tratta di un film con target principale le famiglie. Primo tra tutti è l’elevato costo del biglietto, sempre più alto, ma anche la paura e il fastidio che provocano alcuni bambini nell’indossare gli occhialini 3D.

Per quanto riguarda il prezzo del biglietto medio registrato per Pirati 4, negli USA è stato di $14.85 per la versione IMAX 3D, $10.85 per il 3D non-IMAX e $7.60 per il 2D.

I costi variano da stato a stato. Ad esempio in California si arriva anche a $18.50 per l’IMAX 3D, $17.50 per il 3D non-IMAX e $12.50 per il 2D, che sembrano folli ma corrispondono esattamente ai prezzi italiani se convertiti in euro. Nelle campagne americane un biglietto 3D arriva a costare anche 46% in più rispetto alla versione tradizionale, e le famiglie non possono più ignorare tale sovrapprezzo.

Gli incassi derivanti dal circuito IMAX tuttavia, pur essendo i cinema più costosi stanno gradualmente salendo e gli spettatori hanno sempre più fiducia nel brand. Il target interessato da IMAX è soprattutto quello dei giovani e non delle famiglie, e in molti preferiscono spendere un ulteriore sovrapprezzo pur di guardarsi il proprio kolossal preferito nella migliore versione possibile (arrivata da poco anche in Italia con l’inaugurazione della prima sala IMAX a Pioltello, Milano).

L’analista conclude affermando che Hollywood dovrebbe puntare più sulla qualità delle pellicole che sul 3D nel 2012, cercando di soddisfare e di venire incontro ai desideri degli spettatori più che preoccuparsi della tecnologia.

Il 3D non è di certo un cancro da estirpare ed è stato fondamentale per gli incassi e per il mondo del cinema negli ultimi 24 mesi. Probabilmente sarà necessario non forzare eccessivamente la mano, lasciando una maggiore scelta agli spettatori che a volte si trovano a decidere se vedere il film in tre dimensioni o non vederlo proprio a causa del numero spropositato di copie a disposizione. Una quota del 40% di schermi 3D sul totale dovrebbe essere una soglia da non superare, visto che gli introiti non aumentano in proporzione lineare ma sta iniziando ad avvenire proprio il contrario.

Fonte: deadline, theWrap

Ecco gli occhialini per trasformare i film 3D in 2D

Abbiamo affrontato diverse volte la questione del 3D, con i suoi pregi e i suoi difetti. Parte delle sue lacune potranno essere colmate grazie ai processi tecnologici, come ad esempio la riproduzione a 48 fotogrammi al secondo (Lo Hobbit viene girato proprio con questo formato) e nuovi proiettori che aumentano la luminosità dell’immagine.

Tralasciando l’aspetto della qualità del 3D in una pellicola (ancora estremamente varia), una buona fetta di spettatori ha problemi legati alla visione 3D: strabismo, anomalie rifrattive di grado elevato, o cause variabili da persona a persona che portano a mal di testa e nausea.

Per questo il giovane Hank Green ha creato i 2D Glasses. Normalmente quando si guarda un film in 3D, ci sono due immagini proiettate sullo schermo. Ecco perché lo schermo appare sfocato quando lo si guarda senza gli occhialini 3D, le cui lenti hanno il compito di bloccare selettivamente ognuna delle due immagini. Così, quando si guarda un film in 3D ognuno dei vostri occhi osserva un’immagine leggermente diversa e il nostro cervello le combina insieme creando l’illusione di una immagine tridimensionale.

I 2D Glasses bloccano invece la stessa immagine con entrambe le lenti, in modo che ogni occhio riceve la stessa immagine e il cervello le elabora come un’unica immagine a due dimensioni, eliminando ogni sforzo del bulbo oculare.

Nell’immagine viene spiegato il meccanismo di funzionamento:

Ed ecco un videolog in cui l’inventore ci parla dei 2D Glasses e di come è nata ed è stata sviluppata l’idea:

Verrebbe da chiedersi chi ha intenzione di pagare il sovrapprezzo per un biglietto 3D se poi si ha intenzione di guardarlo in due dimensioni.

Mi vengono in mente almeno un paio di situazioni: uno spettatore affetto da strabismo (o da uno dei problemi elencati sopra) che vuole gustarsi il suo kolossal preferito con gli amici, che rigorosamente lo vogliono vedere in 3D, oppure i genitori che portano i loro figli a vedere il nuovo film d’animazione (ormai sono tutti in 3 dimensioni) e vogliono risparmiarsi un ulteriore mal di testa.

Quali sono secondo voi le altre motivazioni che possono spingere a comprare questi 2D Glasses a 7.99 dollari?

 

Impressionante demo 3D senza occhiali sullo schermo di un iPad

Via @matteoc ho appena visto questa demo di un filmato con incredibili effetti 3D visualizzao su iPad 2 e realizzato utilizzando solo la telecamera frontale del device per creare l’illusione tridimensionale senza ausilio di occhiali.

In sostanza grazie all’uso della telecamera l’iPad è consapevole di dove si trova il volto e gli occhi dell’osservatore e in questo modo riesce ad adattare l’immagine “proiettata” sullo schermo in modo da creare un’illusione tridimensionale che sembra realmente efficace.

Perché il 3D non funziona e non funzionerà mai

Qualche giorno fa Roger Ebert ha pubblicato nel suo blog del Chicago SunTimes una lettera molto interessante riguardo al sistema 3D, croce e delizia del 2010, scritta da Walter Murch.

Per chi non lo sapesse Murch è forse uno dei montatori e dei sound designer più importanti del cinema moderno. Vincitore dell’Oscar per il Miglior Montaggio nel 1979 grazie al film Apocalypse Now, ma anche di due Oscar per il Miglior Sonoro e Miglior Montaggio sonoro per Il Paziente Inglese nel 1996, per gli esperti del settore è praticamente un’autorità assoluta.

Walter Murch stesso ha coniato il termine Sound Designer, e insieme ai suoi colleghi ha sviluppato l’attuale standard di formato audio del film, il sistema 5.1, contribuendo ad elevare l’arte e l’impatto del sonoro in un film verso vette sempre più elevate (e Apocalypse Now fu il primo film multi-canale della storia ad essere montato utilizzando un sistema computerizzato).

Murch si è sempre aggiornato con le nuove tecnologie ed è l’unico montatore della storia ad aver ricevuto nominations all’Oscar utilizzando 4 sistemi di montaggio computerizzato diversi (Moviola, Kem piano, Avid e Final Cut Pro).

Una lettera di una persona così competente sulla questione del 3D, decisamente esperta di come l’immagine cinematografica interagisce con gli occhi del pubblico, che praticamente si conclude affermando che “Il 3D con il nostro cervello non funziona e non funzionerà mai, ed è scandaloso che venga richiesto un sovrapprezzo per osservare immagini di qualità inferiore che confondono il cervello” non può che essere letta ed analizzata con attenzione.


Leggiamo ora qualche passo tradotto dello sfogo cartaceo del signor Murch.

” Ciao Roger,
Ho letto la tua recensione di “The Green Hornet”, e anche se non ho visto il film, sono d’accordo con i vostri commenti sul 3D.

L’immagine 3D è scura e di piccole dimensioni. In qualche modo gli occhialini raccolgono l’immagine – anche su un enorme schermo Imax – e la fanno sembrare grande la metà della stessa immagine osservata senza occhialini.”

“Mentre un paio di questioni come le immagini scure e piccole sono almeno teoricamente risolvibili, il più grande problema con il 3D è la questione convergenza/focus visto che il pubblico deve focalizzare il piano dello schermo che è ad esempio a 25 metri di distanza, ed è una costante.

Ma i loro occhi devono convergere a 3 metri, 18 metri, 36 metri e così via, e l’illusione del sistema stereoscopico dipende da questo. In questo modo i film in 3D ci chiedono di focalizzare ad una distanza ma di convergere ad un’altra. E in 600 milioni di anni di evoluzione non ci era mai stato posto questo problema! Gli occhi di tutti gli essere viventi focalizzano e convergono alla stessa distanza!”

Una piccola spiegazione: la focalizzazione avviene quando i raggi luminosi di un’immagine si concentrano sulla nostra retina, mentre la convergenza è la fusione dell’immagine che riceve l’occhio destro con quella dell’occhio sinistro per formare un’unica immagine.

Nella proiezione stereoscopica la percezione di profondità deriva dalle differenti visioni che abbiamo tra l’occhio sinistro e l’occhio destro. Quando le due immagini coincidono sullo schermo avremo la sensazione che l’oggetto è posizionato sullo schermo, mentre quando le due immagini sono spostate l’una rispetto all’altra, gli occhi tendono a convergere per fonderle in un’unica visione (fusione stereoscopica).

Il nostro cervello avrà quindi l’illusione che l’immagine sia posizionata nel punto di convergenza degli assi di visione.

L’esperto continua:

“Se noi guardiamo una saliera sulla tavola vicino a noi, noi focalizziamo a 2 metri e i nostri occhi convergono a due metri. Immaginiamo quindi un triangolo con la base posizionata tra i nostri occhi e il vertice posizionato su quello che stiamo osservando. Ma se poi noi spostiamo lo sguardo fuori dalla finestra e focalizziamo e convergiamo a 20 metri, il triangolo immaginario si “apre” e i lati (le linee della vista per ogni occhio) diventano quasi, quasi, parallele.

Noi possiamo farlo. I film in 3D non funzionerebbero se non si potesse. Ma è come battersi la testa con una mano e strofinarsi il ventre con l’altra: si può fare, ma è molto complicato! Il “processore” del nostro cervello deve lavorare molto di più, per questo dopo 20 minuti a molti spettatori compare il mal di testa.

Stanno facendo qualcosa che nemmeno 600 milioni di anni di evoluzione li ha abituati a fare. Questo è un problema grave, che nessuna tecnologia è in grado di correggere. Niente potrà risolvere a breve il problema di produrre vere e proprie immagini olografiche.

Di conseguenza montare film in 3D non può essere rapido come per i 2D, a causa di questo continuo spostamento della convergenza: ciò richiede un certo numero di millisecondi al sistema occhio-cervello per catturare lo spazio di ogni inquadratura e aggiustarla/regolarla.”

Come ultima questione Murch affronta il fattore “immersione” che un film in 3D può fornire agli spettatori e si chiede:

“Quando la storia di un film è buona, già cattura lo spettatore proiettandoli in una sorta di spazio onirico senza limiti. Quindi una buona storia ti darà una maggiore dimensionalità più di quanto altre tecniche non potranno mai fornire.”

Conclude chiedendosi:

“In sostanza i film in 3D sono scuri, piccoli, traballanti, alienanti ed inducono mal di testa. Per di più sono costosi per lo spettatore. La domanda è: quanto tempo impiegherà la gente a realizzare ciò e a stancarsi?”

In tanti forse abbiamo condiviso queste ultime parole nei mesi scorsi, uscendo attoniti dalla visione di qualche film in 3D (soprattutto di quelli convertiti con dubbia qualità).

Sentirle dire ad alta voce da una persona competente come Walter Murch ci fa capire che le sensazioni provate non solo sono condivisibili, ma hanno anche una base scientifica che pone seri dubbi alla realizzazione di un sistema stereoscopico veramente efficace.

La domanda che ci possiamo porre ora è se, sopravvissuti a decine di anni di cinema senza 3D, possiamo tranquillamente continuare a farne a meno oppure se i miracoli che la scienza ci propone ogni giorni nei campi più diversi potranno risolvere quello che attualmente sembra impossibile.

Ai posteri larga sentenza. Certo che in un paio d’anni si può contare veramente sulle dita di una mano le pellicole che hanno raggiunto una discreta qualità di visione 3D.

Fonte: chicago suntimes,wikipedia