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	<title>CineGuru &#187; Tecnologia</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Obama diventa social: il Presidente parla di economia, attacchi militari e SOPA in videoconferenza su Google+</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:06:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di Google+. Sul piatto anche la questione SOPA e il dibattito su copyright e difesa della libertà della Rete. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di <strong>Google+</strong> che hanno avuto l&#8217;occasione di confrontarsi in diretta online con il Presidente degli Stati Uniti <strong>Barack Obama</strong>. Una mossa tanto più indicativa quanto il capo dell&#8217;esecutivo statunitense aveva già illustrato le proprie linee programmatiche per l&#8217;attuale e per il prossimo mandato nel tradizionale discorso sullo <em>State of the Union</em> della settimana scorsa. La &#8220;chiacchierata&#8221; su Internet è però servita a mettere il Presidente a confronto con intervistatori e domande meno consuete, tra cui una serie di quesiti stilati anticipatamente dagli utenti di <strong>YouTube</strong>, sui temi più disparati: dalla situazione economica, con tanto di presa visione del curriculum di un ingegnere disoccupato, alla scuola, agli interventi militari e alla<strong> pirateria su Internet</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3231" title="obama google plus" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/obama-google-plus.jpg" alt="" width="500" height="316" /><br />
<span id="more-3230"></span></p>
<p>Ha già fatto il giro del mondo l&#8217;ammissione degli attacchi compiuti in Pakistan da velivoli telecomandati americani, e per quanto il Presidente abbia specificato trattarsi di azioni mirate contro terroristi attivi, la dichiarazione non sembra di secondo piano, poiché finora la circostanza era sempre stata negata dagli USA. Restando in tema di <strong>web</strong>, Obama ha invecw usato l&#8217;incontro con gli utenti di <strong>Google+</strong> per ribadire la propria posizione riguardo al controverso disegno di legge antipirateria noto come <strong>SOPA &#8211; Stop Online Piracy Act</strong>, la cui discussione in Parlamento è stata rimandata a seguito delle proteste emerse dal mondo del web (il nostro articolo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/imagine-a-world-internet-si-rivolta-al-sopa-ddl-usa-contro-la-pirateria-3202" target="_blank"><strong>qui</strong></a>). In realtà, già prima dello &#8220;sciopero&#8221; della Rete, la Casa Bianca aveva chiarito in un post sul proprio sito che il Governo degli Stati Uniti non avrebbe appoggiato<strong> nessuna misura restrittiva della libertà in Rete</strong>, ed è esattamente quello che il Presidente è tornato ad affermare ieri, invocando però anche un confronto costruttivo tra le opposte parti in causa, vale a dire Hollywood e le imprese dell&#8217;hi-tech in genere identificate con la Silicon Valley.</p>
<p><em>&#8220;Abbiamo espresso la nostra preoccupazione in merito a come il testo legislativo era stato scritto, quindi abbiamo chiesto a tutti di tornare al tavolo delle trattative e stilare un documento condiviso&#8221;</em> &#8211; ha affermato <strong>Obama</strong>, ma, come sottolinea <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank"><em>Variety</em></a>, il tema è così caldo che il moderatore dell&#8217;incontro su <strong>Google+</strong>, <strong>Steve Grove</strong>, si è trovato a citare come domanda più ricorrente:<em> </em></p>
<p><em>&#8220;Perché ha dato il suo personale supporto alla richiesta di estradizione del cittadino britannico Richard O&#8217;Dwyer per il solo fatto di aver pubblicato dei link a materiale lesivo del copyright, usando un trattato pensato per combattere il terrorismo e consentire che i terroristi siano sottoposti alla giustizia americana&#8221;</em>?</p>
<p>La domanda si riferisce al sito <strong>TVShack</strong> dello studente britannico <strong>O&#8217;Dwyer</strong>, e <strong>Obama</strong> ha ribattuto facendo presente come la legge USA sia congegnata apposta affinché il Presidente non possa entrare nel merito delle richieste di estradizione, di competenza del Dipartimento di Giustizia. La richiesta, per altro, è ancora pendente, poiché aspetta la firma del Segretario di Stato USA, <strong>Hillary Clinton</strong>.</p>
<p>In sintesi, non è la prima volta che Obama affronta il <strong>social network</strong>: l&#8217;aveva già fatto con <strong>Facebook</strong> in un evento tenutosi l&#8217;aprile scorso e a cui aveva partecipato anche il co-fondatore e CEO<strong> Mark Zuckerberg</strong>. Ma con la questione <strong>SOPA</strong> ancora scottante e il dibattito su copyright e libertà d&#8217;espressione che l&#8217;ha circondata, la scelta del Presidente di comparire in una chat su <strong>Google+</strong> appare quantomeno significativa. Anche perché come evidenzia <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank"><em>PC Magazine</em></a>, a differenza dall&#8217;incontro trasmesso via streaming dal quartier generale di Facebook qualche mese fa, quest&#8217;ultima iniziativa si inserisce perfettamente anche nelle funzionalità del social network e ne promuove un uso a disposizione di ogni utente, dimostrando le potenzialità e l&#8217;influenza che i<strong> social media</strong> esercitano ed eserciteranno non solo sulla vita privata, ma anche sulla sfera politica negli anni a venire. Meno rilevante appare invece il contributo al dibattito sulle norme antipirateria, che tuttavia si è confermato di stringente attualità nonostante il rinvio dei disegni di legge pendenti alla Camera e al Senato statunitense.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank">Variety</a>, <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank">PCMag</a>, <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Obama-vero-droni-usati-Pakistan/31-01-2012/1-A_001203413.shtml">Corriere.it</a></p>
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		<title>Video online: Facebook batte Twitter nello share, gli utenti mobile più &#8220;fedeli&#8221; di quelli tradizionali [Infographic]</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/video-online-facebook-batte-twitter-nello-share-gli-utenti-mobile-piu-fedeli-di-quelli-tradizionali-infographic-3223</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile sono più "pazienti" e usano prevalentemente iPhone. Negli USA, per ogni video condiviso su Twitter ci sono 8 share su Facebook, in Italia 17. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>YouTube</strong> mantiene ben saldo il proprio primato nella fruizione di <strong>video online</strong>. Secondo le ultime stime, rivelate da <a href="http://www.reuters.com/article/2012/01/23/us-google-youtube-idUSTRE80M0TS20120123"><em>Reuters</em></a>, l&#8217;ammontare delle sue<strong> visualizzazioni mensili</strong> avrebbe superato quota <strong>4 miliardi</strong>, in crescita del 25% negli ultimi otto mesi. <strong>60</strong> sono invece le <strong>ore di upload al minuto</strong>, in decisa crescita rispetto alle 48 dichiarate lo scorso maggio. Merito in parte dei contenuti originali che il portale di <strong>Google</strong> ha cominciato a produrre anche in partnership con personaggi chiave dello showbiz, quali <strong>Madonna</strong> e <strong>Jay-Z</strong>, per competere con i grandi network statunitensi. Per ammissione dello stesso sito, gran parte dell&#8217;incremento si deve tuttavia allo sforzo sostenuto per diffondersi su varie piattaforme come <strong>smartphone e tablet</strong>. Quanto influiscono i <strong>dispositivi mobili</strong> sul <strong>consumo di video online</strong>? Vi proponiamo un&#8217;<strong>infografica</strong> elaborata a proposito dall&#8217;host di web video <a href="http://wistia.com/blog/movies-on-the-move-video-engagement-on-desktops-vs-mobile-devices-infographic/"><strong>WISTIA</strong></a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3226" title="mobileinfographic 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-1.jpg" alt="" width="580" height="544" /></p>
<p><span id="more-3223"></span></p>
<p>Basandosi sul report trimestrale di <strong>Ooyala</strong>, che prende in considerazione il comportamento di più di <strong>100 milioni di visitatori unici</strong>, l&#8217;infographic mostra prima di tutto come gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile siano <strong>più &#8220;pazienti&#8221;</strong>, nel senso che portano a  termine la visione di almeno 3/4 di un video in misura addirittura doppia rispetto ai classici<em> desktop viewers</em>. La leadership dei dispositivi mobili utilizzati per la visione online va agli <strong>iPhone</strong>, con una fetta di ben il 71,8%, seguiti da quelli <strong>Android</strong> con un distacco di più di 50 punti percentuali.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3227" title="mobileinfographic 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-2.jpg" alt="" width="580" height="997" /><br />
A conferma dalla prima tendenza mostrata dai grafici, emerge inoltre che i <strong>tablet</strong> si prestano alle <strong>visualizzazioni di 10 minuti o più</strong> di web video, mentre al computer prevale un uso molto più rapido e frammentario che non arriva nemmeno a un minuto. La situazione appare invece più equilibrata per quanto riguarda i telefonini. Allo stesso modo, la percentuale di spettatori realizzati sui diversi dispositivi cambia a seconda che si parli di video guardati quasi fino alla fine o per la porzione minima di un quarto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3228" title="mobileinfographic 3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-3.jpg" alt="" width="580" height="743" /></p>
<p>Interessante infine il confronto tra la potenza di <strong>Twitter e Facebook</strong> nel <strong>video sharing</strong>, dove i cinguettii appaiono sconfitti tanto nel Nord America quanto in molti Paesi europei e asiatici, eccezion fatta per il Giappone. Negli <strong>USA</strong>, il rapporto tra lo share via Twitter e via Facebook e di <strong>1 a 8</strong>, in Italia raggiunge la proporzione quasi record (seconda solo a Taiwan) di 1 a 17.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3229" title="mobileinfographic 4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-4.jpg" alt="" width="580" height="461" /><br />
Chi realizza video per il web è perciò avvertito: pensare in anticipo al canale prediletto su cui si desidera che avvenga la fruizione e in generale ottimizzare i contenuti anche per i dispositivi mobili.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>3D, smart o social: quale sarà la tv del futuro?</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/3d-smart-o-social-quale-sara-la-tv-del-futuro-3198</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il CES di Las Vegas ha visto ancora una volta protagoniste le tv: alcune 3D, anche senza bisogno degli occhialetti, molte smart, altre social e tutte immancabilmente connesse in rete. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come hanno messo in luce in molti, saranno anche passati 45 anni dalla prima edizione, ma l’ultimo <strong>CES</strong> ha visto ancora una volta protagoniste le tv. Alcune <strong>3D</strong>, anche senza bisogno degli occhialetti (come quella di Toshiba che riconosce il movimento dello spettatore ed emette fasci di luce differenziati per “seguirne” gli occhi), molte <strong>smart</strong>, alcune <strong>social</strong> e tutte immancabilmente<strong> connesse in rete</strong>, le televisioni sono state al centro di annunci e presentazioni, da cui emergono alcune tendenze probabilmente destinate a caratterizzare ancora a lungo un mercato non ancora maturo ma già insidiato dalla concorrenza di tablet e altri dispositivi che, se non adeguatamente contrastati, potrebbero rubare il primato al piccolo schermo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3200" title="ces history" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/ces-history.png" alt="" width="511" height="1280" /></p>
<p><span id="more-3198"></span></p>
<p><strong>3D</strong></p>
<p>Nonostante il <a href="http://www.displaysearch.com/cps/rde/xchg/displaysearch/hs.xsl/111228_3d_tv_gaining_momentum_in_western_europe_and_china_declining_in_north_america.asp">report</a> di <strong>NPD DisplaySearch</strong> sull&#8217;andamento del mercato delle tv nell&#8217;ultimo trimestre 2011 abbia messo in luce un apprezzamento non troppo entusiastico delle tv a tre dimensioni  da parte dei consumatori nordamericani, la stereoscopia è stata un must anche durante l&#8217;ultimo<strong> Consumer Electronics Show</strong>, dove secondo<em> <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/consumer-electronics-show-3d-tvs-281718">Hollywood Reporter</a></em> sono emerse in particolare due esigenze ben distinte, cioè un miglioramento nella <strong>qualità degli schermi e dei contenuti</strong>. Sul primo fronte, la grande quantità di display rivelati a Las Vegas lascerebbe intuire un deciso progresso: sia <strong>Samsung</strong> sia <strong>LG</strong> hanno dichiarato che nel 2012 la metà dai propri televisori supporterà il formato, mentre la <strong>Consumer Electronics Association</strong> ha stimato che le <strong>vendite aumenteranno del 101%</strong> arrivando a superare i sei milioni di unità. L&#8217;<strong>home video</strong> continua a fare affidamento sulla terza dimensione, tanto che secondo i dati del <strong>DEG – Digital Entertainment Group</strong> (di cui vi abbiamo già parlato in un precedente <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/blu-ray-negli-usa-le-vendite-crescono-del-20-e-superano-i-due-miliardi-di-dollari-3185">post</a>) la disponibilità di dischi in 3D sarebbe addirittura triplicata dal 20110 al 2011, mentre alcune indiscrezioni vorrebbero anche i dispositivi mobili, e in particolare gli smartphone, pronti ad abbracciare la tecnologia. Una tale proliferazione richiederà tuttavia un&#8217;<strong>adeguata offerta di contenuti</strong>, campo in cui la sfida consiste nel trovare  un adeguato <strong>bilanciamento tra qualità e costi di produzione</strong>. Come ha dichiarato <strong>Vince Pace</strong>, co-chairman del <strong>gruppo Cameron-Pace</strong>, da questo punto di vista il settore è ancora in cerca di un modello di business che funzioni, ad esempio le macchine da presa in grado di girare contemporaneamente in due e in tre dimensioni, sperimentate ultimamente soprattutto nella ripresa di eventi sportivi.</p>
<p><strong>SMART</strong></p>
<p>Sul fatto che le tv del futuro saranno sempre più interattive e &#8220;intelligenti&#8221; sembra non esserci più alcun dubbio. Ormai sono in pochi i produttori che si presentano senza aver almeno tentato di sviluppare servizi come riconoscimento vocale e del movimento, collegamento a Internet e integrazione wireless con altri device connessi in Rete. Quella che sembrava la nuova frontiera del piccolo schermo potrebbe essere raggiunta a stretto giro, ma, avverte <a href="http://www.wired.com/gadgetlab/2012/01/smart-tv-google-apple-ces/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+wired%2Findex+%28Wired%3A+Index+3+%28Top+Stories+2%29%29"><em>Wired</em></a>, la competizione sfrenata potrebbe portare a una vera &#8220;babele&#8221; nel mezzo del salotto di casa. Al <strong>CES</strong> sarebbero stati ben sei i produttori, da <strong>LG</strong> a <strong>Samsung</strong> e <strong>Lenovo</strong>, intenti a presentare le loro <strong>Connected tv</strong>, con tanto di app pensate apposta per i nuovi apparecchi oppure pronte a supportare il progetto della televisione interattiva di <strong>Google</strong>. Sempre stando ai dati di<strong> NPD DisplaySearch</strong>, d&#8217;altra parte, tale mercato dovrebbe arrivare a toccare i 130 milioni di esemplari entro il 2015, con una percentuale del 50% rispetto all&#8217;intero settore dei televisori a schermo piatto. Risultato? Tutti tentano di distinguersi sviluppando i propri servizi, con rischi non indifferenti per l&#8217;affermazione di uno standard. Per <em>Wired</em> potrebbe perciò ripetersi la frammentazione già incontrata dal mercato degli <strong>smartphone</strong>, con conseguenze negative soprattutto per i consumatori, cui spetterebbe l&#8217;onere di orientarsi nel tempestoso mare di app supportate dai diversi impianti televisivi. Una soluzione avrebbe potuto essere la <strong>Google TV</strong>, il cui lancio ha però lasciato il mercato piuttosto insoddisfatto per la confusione nell&#8217;interfaccia e (forse soprattutto) per la retromarcia ingranata dai network, intimoriti dall&#8217;emersione dell&#8217;ennesimo player a contendersi i diritti sui loro contenuti. Esemplificativo sarebbe perciò il caso di <strong>LG</strong>, che nonostante abbia deciso di supportare il progetto del colosso del web, continuerà a produrre una linea di<strong> smart tv</strong> con un proprio ecosistema, le LG Apps TV. Ma come accusare il produttore coreano di scarsa lungimiranza, quando lo &#8220;spettro&#8221; della <strong>Apple TV</strong> resta alle porte facendo premere a tutti, ma proprio tutti, l&#8217;acceleratore verso il mercato nascente?</p>
<p><strong>SOCIAL</strong></p>
<p>E mentre si attende lo standard, o la guerra degli standard, c&#8217;è chi come <strong>MySpace</strong> ha deciso di precorrere i tempi pensando di ammantare il salotto di casa con le caratteristiche proprie dei popolari <strong>social network</strong>. Ad Annunciarlo al <strong>CES</strong> durante la conferenza di <strong>Panasonic</strong>, che sarà uno dei primi produttori a supportare la nuova piattaforma, è stato direttamente <strong>Justin Timberlake</strong>, che non è solo una pop star prestata ogni tanto al cinema, ma anche il comproprietario del social network. Senza rivelare molto sui contenuti, se non che saranno come quelli di una vera emittente con tanto di programmi prime time, Timberlake ha descritto <strong>MySpace tv</strong> come un nuovo modo per vedere insieme la televisione in tempo reale senza essere fisicamente insieme nello stesso luogo. Un ritorno ipertecnologico alla funzione sociale primigenia del medium? Staremo a vedere.</p>
<p><strong>ALTRO?</strong></p>
<p>Sì, tra i litiganti potrebbe esserci un terzo a godere della sfida tra tutti i player in gioco, e cioè il web. Le piattaforme potranno infatti anche essere smart e social, ma come al solito avranno bisogno di contenuti, e per ora gli operatori che  si stanno dando più da fare per crearne di appositi per lo streaming in Rete non sono i grandi network ma i nuovi player. <strong>Netflix</strong>, anche per sganciarsi dalle major dell&#8217;intrattenimento, ha già annunciato la produzione di un paio di serie in proprio, <strong>Hulu</strong> cerca di tenere il passo mentre <strong>YouTube</strong> ha già fatto le cose in grande, gettando il guanto di sfida e dichiarando di avere in produzione dozzine di nuovi canali in tutto e per tutto simili a  quelli offerti dai broadcaster tradizionali.  Per ora a beneficiarne è il web, e chissà che questo vantaggio competitivo non porti la battaglia a un livello ancora inaspettato.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Blu-ray: negli USA le vendite crescono del 20% e superano i due miliardi di dollari [aggiornato]</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 11:33:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 2011 le vendite dei Blu-ray segnano un +20%, ancora cali invece per il mercato complessivo dell'home video, sotto del 2%. Harry Potter il titolo più venduto dell'anno. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono anni che il mercato dell&#8217;<strong>home video</strong> subisce forti contrazioni, sia negli Stati Uniti sia a livello internazionale, ma il 2011 potrebbe finalmente segnare un punto di svolta nel trend negativo. A renderlo noto è il <strong>DEG &#8211; Digital Entertainment Group</strong>, sorta di consorzio delle industrie americane del settore, che ieri ha rivelato i dati relativi all&#8217;ultima annata per <strong>DVD e Blu-ray</strong>, mettendo in luce una crescita evidente nel campo dell&#8217;alta definizione.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3186" title="blu-ray" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/blu-ray-1024x576.jpg" alt="" width="599" height="337" /><br />
<span id="more-3185"></span></p>
<p>Sostenuti non solo dalla diffusione degli apposti lettori ma anche da quella delle <strong>televisioni digitali in HD</strong>, le <strong>vendite dei Blu-ray</strong> hanno infatti conosciuto un<strong> incremento di 20 punti percentuali</strong> rispetto al 2010, superando per la prima volta la soglia dei <strong>due miliardi di dollari</strong>. Anche la spesa complessiva per il consumo domestico di prodotti audiovisivi avrebbe registrato un lieve incremento dell&#8217;1% nella seconda parte dell&#8221;anno, sorretta in particolare dal buon andamento di quel terzo trimestre che con il suo incremento del 5% ha fatto tornare il segno più per la prima volta dal 2008. A rinforzare il mercato, sottolinea tuttavia <strong>DEG</strong>, <strong>non c&#8217;è solo l&#8217;alta definizione</strong> ma tutti i nuovi canali di fruizione di film e contenuti video, cioè <strong>VOD</strong> e <strong>download</strong>, rispettivamente in aumento del 7 e del 9%. Ieri è arrivata anche la <a href="http://www.marketwatch.com/story/ultraviolet-attracts-more-than-750000-households-in-first-three-months-2012-01-10" target="_blank">notizia</a> che sono<strong> più di 750 mila</strong> i nuovi utenti  di <strong>UltraViolet</strong>, il sistema cloud per lo storage della propria library digitale online, lanciato a ottobre dopo tre anni di preparazione e fortemente sostenuto da molte major quale alternativa più flessibile e più sicura (dal punto di vista del copyright, ovviamente) alla copia digitale. Secondo<strong> DEG,</strong> comunque, saranno più di 100 i titoli resi disponibili per la &#8220;nuvola&#8221; nel 2012, e che alle divisioni Home Entertainment di<strong> Warner, Sony e Universal</strong> si aggiungerà presto anche <strong>Paramount</strong>.</p>
<p>Altro dato positivo è la crescita sostenuta del numero di famiglie dotate dei <strong>lettori</strong> per la visione in HD, che ora raggiungono <strong>40 milioni di case</strong> statunitensi, con un salto nella penetrazione del Blu-ray di 38 punti percentuali.  Buona anche le performance dei dischi in <strong>3D</strong>, la cui disponibilità si è triplicata rispetto al 2010. Ancora migliori i dati riguardanti i<strong> televisori in alta definizione</strong>: nel 2011 sono stati venduti <strong>27 milioni di esemplari</strong>, con una diffusione che ora riguarda 74 milioni e mezzo di nuclei famigliari, ovviamente sempre negli USA.</p>
<p>Fin qui le buone notizie. Meno soddisfacenti, ma comunque sostanzialmente stabili,<strong> i risultati complessivi</strong> del comparto, che hanno visto <strong>contrarsi del 2%</strong> i ricavi provenienti dalla vendita e dal noleggio di Blu-ray, DVD e copie digitali, per un totale di<strong> 18,04 miliardi di dollari</strong> rispetto ai 18, 43 dell&#8217;anno precedente. La spesa dei consumatori in copie fisiche è passata poi dai 10 miliardi e mezzo del 2010 agli 8,95 del 2011, con un decremento maggiore del 13%. Il settore del <strong>noleggio</strong> ha fatto registrare perdite meno significative, pari a tre punti percentuali, per un totale di <em>7,54 miliardi dollari</em>, con un calo che si concentra principalmente sulle videoteche (-28%), mentre cresce ancora (31%) il business dei <strong>distributori automatici di Blu-ray e DVD</strong>, principalmente <strong>RedBox</strong>.</p>
<p>Interessante infine la<strong> crescita del ramo &#8220;digitale&#8221;</strong> dell&#8217;home video: la spesa per le copie senza supporto fisico è cresciuta del <strong>51%</strong> arrivando a toccare <strong>3,42 miliardi di dollari</strong> rispetto ai 2,26 del 2010. La fetta più grande della torta è da attribuire al <strong>video on demand</strong> (1,87 miliardi), seguito dai nuovi abbonamenti ai servizi di streaming (circa 993 milioni e mezzo) e dalle copie digitali, che invece hanno ottenuto il risultato meno entusiasmante di circa 553 milioni di dollari.</p>
<p><strong>DEG</strong> ha anche rilasciato una classifica dei <strong>titoli più venduti del 2011</strong>, senza però specificare le cifre incassate da ciascun film:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3187" title="titoli home video più venduti 2011 DEG" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/titoli-home-video-pi%C3%B9-venduti-2011-DEG.jpg" alt="" width="379" height="234" /></p>
<p>Fonte: <em><a href="http://www.forbes.com/sites/johngaudiosi/2012/01/10/ces-2012-blu-ray-discs-break-2-billion-barrier-for-first-time-in-2011/">Forbes</a>, <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/blu-ray-harry-potter-280185?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+thr%2Fbusiness+%28The+Hollywood+Reporter+-+Business%29">Hollywood Reporter</a></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Al via il CES 2012, tra nuovi contenuti Xbox Live, ultrabook, Google TV e schermi sempre più ultrasottili.</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 10:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Entra nel vivo a Las Vegas il Consumer Electronics Show. Molte le novità, tra cui televisori di ultima generazione, schermi 3D da vedere senza occhialini e Google TV. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comincerà oggi a entrare nel vivo a <strong>Las Vegas</strong> l&#8217;edizione 2012 del <strong>CES</strong>, il <strong>Consumer Electronics Show</strong>, uno degli appuntamenti più importanti per il mondo dell&#8217;<strong>hi-tech</strong>. Molte sono state le anticipazioni  sulle novità che saranno presentate nel corso dell&#8217;evento, tra cui <strong>televisori di ultima generazione</strong>, altri partner per la<strong> Google TV</strong>, gadget ad alto contenuto tecnologico e forse anche nuove politiche sui contenuti dei colossi dell&#8217;infotainment. È vero che ormai le notizie e le release di nuovi prodotti si susseguono costantemente nel corso dell&#8217;anno, ma vediamo comunque quali saranno i temi principali di questa edizione.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3184" title="ces_logo2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/ces_logo2.jpg" alt="" width="598" height="379" /></p>
<p><span id="more-3183"></span></p>
<p><strong>MICROSOFT APRE (E CHIUDE) CON XBOX</strong></p>
<p>Sebbene la compagnia abbia annunciato che questa sarà l&#8217;ultima volta che parteciperà all&#8217;evento, nel suo kenyote speech di apertura il CEO <strong>Steve Ballmer</strong> non ha lesinato rivelazioni di una certo rilievo. Come vi abbiamo già fatto presente all&#8217;epoca del <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/12/microsoft-integra-xbox-con-windows-phone-e-si-allea-in-italia-con-mediaset-3013" target="_blank">lancio della nuova dashboard dell&#8217;Xbox</a>, è ormai chiaro come Microsoft punti a trasformare la sua console per videogame in una piattaforma con molte più funzionalità in grado di competere nel nascente mercato delle smart tv. Un passo in tal senso era stato già compiuto con  l&#8217;<strong>update dell&#8217;interfaccia </strong>e del servizio<strong> </strong><strong>Xbox Live</strong>, con la conclusione di accordi in tutto il mondo (compresa l&#8217;Italia, dove il partner scelto è stato<strong> Mediaset</strong>) per rendere il dispositivo un<strong> hub di programmi televisivi, film e sport.</strong> Il trend è stato però confermato al CES da <strong>Ballmer</strong>, che ha annunciato una <strong>partnership con News Corp.</strong> per l&#8217;offerta di contenuti provenienti da <strong>20th Century Fox, Fox Television, Fox News e The Wall Street Journal</strong>. L&#8217;intesa partirà entro l&#8217;anno, così come quella con <strong>Comcast</strong>, che renderà fruibile attraverso Xbox il suo <strong>Xfinity video streaming</strong>, e quella con lo show educativo per i più piccoli <em>Sesame Street</em>, che promette di coinvolgere i bambini in modo sempre più interattivo. La nuova <strong>Xbox</strong> sarà perciò <strong><em>&#8220;un device tutto-in-uno per l&#8217;intrattenimento nel salotto di casa&#8221;</em></strong>, stando alla definizione data da Ballmer, specificando come gli abbonamenti al suo servizio <strong>Live</strong> siano già <strong>40 milioni</strong>, e come i nuovi programmi  cambieranno il concetto di <strong>tv</strong> rendendola un <strong>medium bidirezionale</strong>. Intanto, a più stretto giro, si attende la release di<strong> Windows 8</strong>, prevista per febbraio.</p>
<p><strong>TABLETS</strong></p>
<p>Dopo essere saliti anche <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/12/a-natale-sara-boom-dei-tablet-e-amazon-e-pronta-alla-competizione-2981" target="_blank">in vetta alla classifica Nielsen</a> dei regali più ambiti tra bambini e adolescenti, questi dispositivi sono al centro dell&#8217;industria dell&#8217;hi-tech e probabilmente lo saranno anche al CES. Ci si aspetta che continui la<strong> sfida di Amazon ad Apple</strong> (come al solito non presente alla fiera), per quanto per ora il piatto della bilancia sia ancora a favore della seconda. Secondo gli analisti, nel <strong>2011</strong> sarebbero stati venduti <strong>più di 35 milioni di iPad</strong>, che potrebbero diventare<strong> 50 nel 2012</strong>. Da parte sua <strong>Kindle Fire</strong>, lanciato a novembre, nell&#8217;ultimo mese dello scorso anno ha venduto <strong>più di 4 milioni di dispositivi</strong>, cioè più di un milione a settimana. Un terzo incomodo potrebbe però rubare la scena ad entrambi: si tratta dell&#8217;<strong>ultrabook</strong>,  che non è un tablet ma un <strong>computer portatile estremamente sottile</strong> (una tendenza che come vedremo caratterizzerà anche le TV di quest&#8217;anno), oggetto di design ovviamente molto leggero  e veloce. Secondo il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-01-10/samsung-lanciano-schermo-oled-085343.shtml?uuid=AaeJSNcE" target="_blank"><em>Sole24Ore</em></a>, ne saranno annunciati oltre settanta modelli, e il prodotto potrebbe presto uscire dalla nicchia sfidando il primato dei <strong>MacBook Air</strong>. Questo tanto per ricordare anche come nel <strong>primo CES senza Steve Jobs</strong>, <strong>Apple</strong> rimanga onnipresente nonostante l&#8217;assenza formale.</p>
<p><strong>COME CAMBIA LA TV</strong></p>
<p>Quando<strong> Google</strong> ha perso<strong> Logitech </strong>nello sviluppo del suo &#8220;piccolo schermo&#8221;, si è subito parlato di nuovi partner pronti a sostenere il colosso di Internet nella<strong> corsa alla smart tv</strong>. E così è stato: in occasione del CES è stato infatti rivelato come <strong>Lg e Lenovo</strong> abbiano preso il posto della società svizzera aggiungendosi a <strong>Sony</strong> nel tentativo di dare corpo alla <strong>Google TV</strong>, progetto che però sembra non abbia ancora trovato la marcia giusta per ingranare. Intanto, alla fiera terrà banco un <strong>nuovo televisore ultrapiatto</strong> già denominato modello <strong>&#8220;carta da parati&#8221;</strong>. <strong>Lg</strong> intende battere il record per quanto riguarda gli schermi Oled (organic light emitting diode), presentandone uno da 55 pollici, dal peso di 7 chili e mezzo e dallo <strong>spessore di soli 4 millimetri</strong>. L&#8217;unica misura non ancora rivelata è quella del prezzo. Ci saranno inoltre gli <strong>schermi 4K</strong> con quattro mila pixel di risoluzione in orizzontale e soprattutto le<strong> tv 3D da vedere senza occhialini</strong>. Le presenterà <strong>Toshiba</strong>, forse nella speranza che eliminando &#8220;l&#8217;ingombro&#8221; si riesca a lanciare meglio il prodotto a livello di massa.</p>
<p><strong>E I CONTENUTI?</strong></p>
<p>Il CES è una fiera di tecnologia, ma come sta dimostrando soprattutto la corsa alla smart tv, il medium non sempre basta a fare il messaggio. Avranno forse meno eco degli ultimi ritrovati hi-tech, ma tra i protagonisti dell&#8217;evento ci saranno anche i fornitori dei prodotti audiovisivi, da i network tradizionali e dalle major, che giocano un ruolo fondamentale in quanto detentori dei diritti sulla maggior parte dei contenuti originali, ai nuovi grandi protagonisti del &#8220;video&#8221;  come YouTube. E le novità potrebbero essere interessanti se, come annunciato da indiscrezioni, alcuni Studios come <strong>Warner Bros</strong> ne approfitteranno per definire ulteriormente la propria politica in merito alle licenze, in particolare nel campo del VOD.<strong></strong></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/ces-2012-microsoft-new-tablets-and-future-television-34185?page=0,2" target="_blank"><em>The Wrap</em></a>, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-01-10/samsung-lanciano-schermo-oled-085343.shtml?uuid=AaeJSNcE" target="_blank"><em>Sole24Ore</em></a>, <a href="http://vitadigitale.corriere.it/2012/01/08/la-tv-carta-da-parati-protagonista-a-las-vegas/" target="_blank"><em>Corriere della Sera</em></a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nasce la Chiesa del Kopimismo, dedita al culto del file-sharing</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 13:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<category><![CDATA[pirati informatici]]></category>

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		<description><![CDATA[La Svezia riconosce in via ufficiale il Kopimism, la religione del file-sharing fondata dallo studente universitario Isak Gerson. Il suo credo? Il copia-incolla dell'informazione quale moltiplicatore del suo valore e la centralità della condivisione della conoscenza. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>pirati</strong> <strong>informatici</strong> possono non avere legge ma quanto meno hanno<strong> un credo</strong>. E d&#8217;ora in avanti potranno unirsi tutti sotto un&#8217;unica <strong>chiesa</strong>, quella svedese del <strong>Kopimism</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/2Y9gMhTyM-E" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center><span id="more-3160"></span></p>
<p>È arrivata infatti in questi giorni la notizia che poco prima di Natale le autorità del Paese scandinavo hanno riconosciuto in via ufficiale il <strong>culto dedicato al file-sharing</strong>, nato già nel 2010 e con al proprio seguito<strong> tremila adepti</strong>. Il nome deriva dalla pronuncia delle parole inglesi <strong>&#8220;copy me&#8221;</strong>, i suoi fedeli sono detti <strong>kopimisti</strong> e il suo vangelo, come si legge sul <a href="http://kopimistsamfundet.se/">sito</a> del movimento religioso, consiste semplicemente nella fede assoluta nel <strong>principio della condivisione della conoscenza</strong>. Per aderirvi infatti non c&#8217;è bisogno di alcun atto formale, ma solo di aver sentito &#8220;la chiamata&#8221; verso ciò che c&#8217;è &#8220;di più santo&#8221;,  cioè la copia e il remix delle informazioni.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3165" title="kopimism" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/kopimism.jpg" alt="" width="559" height="289" /></p>
<p>In realtà, non è la prima volta che il fondatore, e potremmo dire &#8220;guida spirituale&#8221;, del <strong>Kopimism</strong>, lo studente di filosofia all&#8217;Università di Uppsala, <strong>Isak Gerson</strong>, tenta di  portare a termine la procedura prevista dal <em>Kammarkollegiet</em>. Ma sembra proprio che dopo un paio di tentativi andati a vuoto per vizi formali e un proficuo dialogo con l&#8217; agenzia governativa svedese, la nuova confessione abbia assolto tutti i passaggi necessari per il proprio riconoscimento e si appresti a diffondere il proprio credo nel resto del mondo. Come sottolinea <a href="http://torrentfreak.com/file-sharing-recognized-as-official-religion-in-sweden-120104/"><em>Torrentfreak.com</em></a>, il nuovo status di culto ufficiale non permetterà agli adepti di infrangere liberamente le leggi sul copyright, ma il suo leader spera che incoraggi altri fedeli a &#8220;uscire allo scoperto&#8221; e a copiare e diffondere informazioni senza timore di essere perseguiti per le proprie vedute ora ammantate di rango religioso.</p>
<p>E mentre si aspetta di capire quali saranno gli effetti pratici della decisione delle autorità svedesi, dal sito della <strong>Chiesa Missionaria del  Kopimism</strong> arriva già un video rivolto a eventuali nuovi proseliti in cui si rivelano i simboli sacri del culto,<strong> Ctrl+C</strong> e<strong> Ctrl+V</strong> e si invita a credere nella copia come strumento per moltiplicare il valore della conoscenza. Anche il logo, una K in una piramide, è disponibile in <a href="http://www.kopimi.com/kopimi/">varie versioni online</a> in modo da essere apposto dai seguaci del culto sulle loro pagine web, che desiderano mettere liberamente a disposizione della collettività di Internet per il copia-incolla. E considerando come il sito del movimento sia rimasto offline per quasi tutto il giorno dell&#8217;annuncio a causa delle troppe visite ricevute, è possibile che la nascita del Kopimism non si riduca solo a  una notizia di colore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mission: Impossible 4 porta a termine l’impresa IMAX</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 12:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<category><![CDATA[pre-release]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Cruise]]></category>

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		<description><![CDATA[I risultati della pre-release del 16 dicembre hanno proiettato Mission: Impossible – Ghost Protocol in vetta alle classifiche IMAX dei film usciti a dicembre, e in quarta posizione in assoluto, dietro a campioni in 3D come Harry Potter e i doni della morte – parte I e II.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In molti avevano previsto che sarebbe stato un ottimo vettore di incassi per le sale a schermo gigante, ma in pochi si erano sbilanciati riguardo alla validità complessiva dell’operazione. Ora che il film di <a href="http://www.screenweek.it/star/1398-Brad-Bird"><strong>Brad Bird</strong></a>, con <a href="http://www.screenweek.it/star/1476-Tom-Cruise"><strong>Tom Cruise</strong></a> per la quarta vota nei panni dell’agente speciale <em>Ethan Hunt</em>, si appresta a diventare il maggior incasso di Natale e di inizio 2012, è evidente come la strategia della<strong> pre-release</strong> abbia dato i frutti sperati.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3130" title="mi4 imax 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/mi4-imax-2.jpg" alt="" width="411" height="288" /></p>
<p><span id="more-3128"></span>Come vi avevamo <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2944">anticipato</a>, l’idea di lanciare una grande produzione in anteprima sugli IMAX non aveva riscosso consensi universali, soprattutto in virtù dell’importanza degli incassi del primo week end. <em>“Quando hai un film costato cento milioni e apri in un numero così ristretto di sale, corri senza dubbio un rischio, se al pubblico non piace</em> – ha confermato al <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204720204577126583934032646.html"><em>Wall Street Journal</em></a> <strong>Rob Moore</strong>, vice chairman di <strong>Paramount</strong> – <em>“senza dubbio, qualcuno avrà pensato che non fosse una grande idea”</em>. Tanto più che questo tipo di distribuzione, detta “<strong>platform</strong>”  e in genere utilizzata per i film “difficili”, negli ultimi tempi sembra aver disamorato anche gli indipendenti, sempre più intenti a virare su altri canali come il VOD online o sulla pay-tv. I risultati della pre-release del 16 dicembre (425 sale sulle quasi 3500 aggiunte a partire dalla settimana successiva) hanno invece proiettato subito <a href="http://www.screenweek.it/film/22613-Mission-Impossible-Protocollo-Fantasma"><em><strong>Mission: Impossible – Ghost Protocol</strong></em></a> in vetta alle classifiche <strong>IMAX</strong> dei film usciti a dicembre, e in quarta posizione in assoluto, dietro a due campioni difficilmente raggiungibili (e soprattutto in 3D) come <em><strong>Harry Potter e i doni della morte – parte I e II</strong></em>, e il film <strong>Disney</strong> <em><strong>Alice in Wonderland</strong></em>.</p>
<div id="attachment_3131" class="wp-caption aligncenter" style="width: 420px"><img class="size-full wp-image-3131" title="missione compiuta" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/missione-compiuta.png" alt="" width="410" height="613" /><p class="wp-caption-text">fonte: WSJ</p></div>
<p>La strategia, decreta perciò il <em>Wall Street Journal</em>, ha di sicuro funzionato: il film è riuscito a crearsi intorno un decisivo alone di aspettative e ad oggi ha già superato i 200 milioni di incasso a livello mondiale, sostenendo tra l’altro un’ulteriore diffusione della tecnologia IMAX, passata ad esempio da 12 a 17 schermi nel Regno Unito proprio in occasione dell’uscita dell’opera di <strong>Bird</strong>. E a proposito del regista, pare che fondamentale sia stato anche il suo impegno nella promozione delle sequenze girate appositamente per il formato gigante, anche se, assicura Moore, ad affascinarlo è stato più il lato vintage dell’operazione che la sua novità. Secondo il dirigente Paramount la pre-release in poche sale scelte ricorda infatti gli anni in cui i grandi film uscivano prima nelle grandi sale, come <strong><em>Guerre Stellari</em></strong> che – riporta alla memoria il <em>WSJ</em> – nel ’77 uscì all’inizio solo in 43 cinema.</p>
<p>E pensare che la strategia è stata indotta dalla concorrenza, cioè dalla decisone di <strong>Warner</strong> di distribuire il secondo capitolo di<em><strong> Sherlock Holmes</strong></em> in concomitanza al titolo natalizio Paramount. Sempre Warner, tra l’altro, ha contribuito al successo delle anteprime IMAX allegando al film di Brad Bird un <strong>prologo di 6 minuti</strong> da <em><strong>Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno</strong></em>. Ora la saga con <strong>Tom Cruise</strong> sembra ben lanciata per superare sia a livello nazionale che internazionale il franchise dedicato al detective di Baker Street, il cui risultato negli USA è apparso sotto le aspettative anche in virtù del forte calo di presenze e di incassi registrato dal box office del 2011.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Apple tv: Cupertino in trattative con i grandi media per dare forma alla televisione del futuro</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/12/apple-tv-cupertino-in-trattative-con-l-grandi-media-per-dare-forma-alla-televisione-del-futuro-3077</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 10:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuove indiscrezioni per uno dei progetti più attesi della compagnia fondata da Steve Jobs. Una tv che risponderà ai comandi vocali e al movimento, e che consentirà agli utenti di vedere i programmi in maniera intermodale, passando con facilità dallo streaming in tv a quello su iPhone o iPad.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ad ottobre prese il via il<strong> servizio cloud UltraViolet</strong> per lo storage e la visione online dei film  di major come Warner e Paramount, trapelò la <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2690">notizia</a> che anche Apple si stava muovendo ai piani alti di Hollywood per riempire la sua nuvola di contenuti in grado di competere con quelli offerti su altre piattaforme rivali. Ora l&#8217;indiscrezione assume nuove contorni e arriva a coinvolgere la nuova attesa <strong>Apple TV</strong>, questo mentre <strong>UltraViolet</strong> sbarca in Gran Betragna e altri potenti competitor come <strong>Google</strong> annunciano di voler marcar stretto la compagnia fondata da <strong>Steve Jobs.</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3047" title="apple-tv" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/apple-tv.jpg" alt="" width="474" height="328" /></p>
<p><span id="more-3077"></span>Stando a quanto riportato dal <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204791104577106531093742246.html"><em>Wall Street Journal</em></a>, nelle ultime settimane <strong>Apple</strong>  sarebbe stata infatti impegnata in trattative con diversi colossi mediatici per scagliare il proprio <strong>attacco definitivo alla vecchia tv</strong>. Se l&#8217;iPhone è stato e rimane tutt&#8217;oggi uno dei prodotti hi-tech su cui si concentra il maggior numero di rumors, anche l&#8217;attesa per la nuova<strong> Apple TV</strong> si fa sempre più impaziente e secondo questo ultimo giro di indiscrezioni, sarebbe stato lo stesso vice presidente della compagnia, <strong>Eddy Cue</strong>, ad illustrare ai possibili  nuovi partner dell&#8217;industria dell&#8217;informazione e dell&#8217;intrattenimento le specifiche del nuovo dispositivo, che dovrebbe permettere di<strong> vedere film, serie tv e altri contenuti audiovisivi in wireless streaming</strong> e anche di integrarsi con gli altri apparecchi del marchio come <strong>cellulari e tablet</strong>. La<strong> televisione del futur</strong>o dovrebbe inoltre <strong>rispondere ai comandi vocali e al movimento</strong>, e per quanto le fonti del <em>WSJ</em> definiscano &#8220;vaghi&#8221; gli aggiornamenti forniti dalla compagnia, sembra che l&#8217;idea sia quella di consentire agli utenti di vedere i programmi in maniera intermodale, passando cioè con facilità <strong>dallo streaming in tv a quello su iPhone o iPad e vicevers</strong>a. Gli altri device potrebbero diventare uno strumento per<strong> telecomandare la tv</strong> o per riprodurvi contenuti attraverso la tecnologia <strong>AirPlay</strong>. L&#8217;intenzione sembrerebbe inoltre quella di includere nel sistema <strong>iCloud</strong>, ma su questo punto e sulla riproducibilità in wireless su più apparecchi la compagnia di Cupertino potrebbe incontrare le preoccupazioni di alcune emittenti, come HBO, riguardo alla <strong>pirateria</strong>.</p>
<p>Nonostante tutto, secondo il <em>WSJ</em>, rimane &#8220;poco chiaro&#8221; cosa Apple stia cercando di ottenere dell&#8217;industria dei media. Sembra infatti che non siano ancora stati chiesti i diritti per alcun contenuto, mentre altre fonti della testata statunitense parlano di un possibile accordo con le compagnie televisive per <strong>avviare in partnership un nuovo service video</strong> o una sorta di nuova <strong>tv ad abbonamento</strong> simile a quella offerta oggi dagli operatori USA via cavo.  Tuttavia si sarebbe trattato solo di incontri &#8220;esplorativi&#8221;, per cui sembra che ci sarà bisogno ancora di tempo per diradare la nebbia sulla nuova <strong>smart tv della Apple</strong>, su come trasmetterà, su come interagirà con gli impianti a marchio Mela già esistenti sul mercato (che secondo alcuni <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/12/raddoppia-il-mercato-dei-televisori-connessi-alla-rete-e-apple-lo-guida-con-una-fetta-di-oltre-il-30-3046">studi</a> avrebbero già venduto 4 milioni di esemplari in tutto il mondo) e su quali contenuti intenda offrire per rispondere alle mosse già compiute in tal senso da competitor come <strong>Microsoft</strong> e <strong>Sony</strong>.</p>
<p>Intanto, nientemeno che dall&#8217;Italia, <strong>Google</strong> raccoglie e rilancia la sfida. <em>&#8220;<strong>Google tv</strong> arriverà in Europa nella prima metà del 2012&#8243;</em>, ha ricordato in un&#8217;intervista al <a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_19/il-capo-di-google-e-i-piani-segreti-brutale-concorrenza-con-apple-massimo-gaggi_72dc3402-2a09-11e1-88bd-433b1e8e4c01.shtml"><em>Corriere della Sera</em></a> il chairman <strong>Eric Schmidt</strong>, ammettendo che la competizione, su questo e sul fronte iPhone vs. Android, sarà brutale. &#8220;Sono le regole del mercato&#8221;, sottolinea Schmidt, per cui nonr esta che attendere la prossima mossa nella consapevolezza che &#8220;va tutto a vantaggio del consumatore&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tassa sui trailer: tra diritto e buon senso, una questione di opportunità</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Non so ancora dire fino a che punto SIAE abbia pieno titolo nel richiedere il pagamento di una licenza per pubblicare i trailer cinematografici sui siti internet. Nessuna delle argomentazioni pro o contro mi ha fino ad ora convinto a fondo e quindi continuerò a raccogliere informazioni e pareri e ad ascoltare i diversi punti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/R55e-uHQna0" width="640" height="360" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Non so ancora dire fino a che punto SIAE abbia pieno titolo nel richiedere il pagamento di una <a href="http://storify.com/braddd/siae-vs-trailer">licenza</a> per pubblicare i trailer cinematografici sui siti internet. Nessuna delle argomentazioni <em>pro</em> o <em>contro</em> mi ha fino ad ora convinto a fondo e quindi continuerò a raccogliere informazioni e pareri e ad ascoltare i diversi punti di vista per cercare di farmi un&#8217;idea precisa, pur se <strong>considero il punto di diritto del tutto irrilevante ai fini del ragionamento che voglio fare in questa sede</strong>.</p>
<p>Vorrei infatti spostare la riflessione in un contesto più ampio per far notare a tutti quanto <strong>ogni vincolo o limite alla più libera circolazione dei materiali promozionali e pubblicitari online possa essere controproducente</strong> per l&#8217;economia nel suo complesso e quanto il danno portato da tali vincoli possa essere in proporzione più grave proprio per la filiera audiovisiva, di cui la SIAE fa parte in nome e per conto degli autori che rappresenta.</p>
<p>Sappiamo tutti quanto <strong>la circolazione dei materiali pubblicitari sui media tradizionali sia esclusivamente &#8220;a pagamento&#8221;</strong>. Sono più unici che rari i casi in cui anche solo il frammento di un trailer (o di uno spot) finisce in un telegiornale e la loro presenza al di fuori degli spazi pubblicitari è ridotta al minimo e comunque generalmente ottenuta grazie ad investimenti paralleli in pubblicità. Gli spot non fanno notizia o, meglio, nessuno sui media tradizionali vuole che sia così. Questo, però, non è mai stato vero per internet.</p>
<p><strong>Su internet ogni materiale che &#8220;meriti&#8221; di circolare ed essere condiviso trova una sua naturale cassa di amplificazione</strong> e risonanza attraverso siti di informazione, blog, comunità e, oggi più che mai, i social network. Per la prima volta produttori di beni e servizi, le loro agenzie e i creativi hanno a disposizione un &#8220;media&#8221; in cui possono sia &#8220;pianificare&#8221; spazi pubblicitari, pagando per ottenere una visibilità limitata al numero di contatti acquistati, sia &#8220;guadagnare&#8221; visibilità gratuità, potenzialmente infinita, inventandosi un messaggio che &#8220;meriti&#8221; l&#8217;attenzione della rete.</p>
<p>Per chi lavora sulla rete questa <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/07/paid-earned-owned.html">distinzione</a> tra &#8220;paid media&#8221; e &#8220;earned media&#8221; è diventata d&#8217;uso comune con l&#8217;evolversi del cosiddetto <strong>marketing virale</strong>, ma credo che ancora oggi, nonostante i responsabili marketing siano tutti pronti a vantarsi di averlo utilizzato, non ci sia reale consapevolezza della portata del fenomeno e di quanto la propagazione spontanea stia cambiando le regole stesse della comunicazione, in un processo che, oltre alla creatività, finirà per ridefinire la struttura dell&#8217;intero settore pubblicitario ed editoriale.</p>
<p>Senza spingerci oltre in un ragionamento che ci porterebbe troppo lontano vorrei tornare nel merito stretto della questione citando il caso del video pubblicitario che ho inserito a inizio di questo post. Si tratta dello <strong>spot Volkswagen della Passat 2012 pianificato durante il Super Bowl </strong>di quest&#8217;anno. Si è trattato del Super Bowl più seguito di sempre (111 milioni di spettatori medi secondo Nielsen) e a quanto mi risulta il costo per un break pubblicitario da 30&#8243; durante l&#8217;evento è di 3 milioni di dollari.</p>
<p>Il filmato, come accade ormai per quasi tutti gli spot trasmessi durante questo evento, caricato su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=R55e-uHQna0">YouTube dalla stessa Volkswagen</a>, già prima della trasmissione aveva totalizzato 14 milioni di visualizzazioni ed è diventato un oggetto dalla dirompente carica virale diffusosi, gratuitamente, in tutto il mondo. Solo le visualizzazioni ottenute sul canale ufficiale sono ad oggi oltre 44 milioni (lo stesso risultato sarebbe costato circa 1 milione di dollari se le valutiamo ai prezzi da Super Bowl). Ma il canale ufficiale è solo uno delle decine di sorgenti video (compreso, ad esempio, il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=UGHY7cGAjgU">canale italiano</a> su cui ne ha totalizzate 57mila) su cui lo spot era stato caricato e da cui, poi, è stato embeddato e condiviso, attraverso blog, social network e così via.</p>
<p>Penso che si possa tranquillamente stimare che il video abbia raggiunto almeno un numero doppio di visualizzazioni rispetto a quelle ottenute attraverso il canale ufficiale e tutte questo grazie ad una diffusione spontanea che ha coinvolto, gratuitamente, i blog che ne hanno parlato, le comunità in cui è stato segnalato e i social network in cui tutto questo è stato condiviso. <strong>Un circolo virtoso dal quale i brand hanno solo e soltando da guadagnare, in grado di moltiplicare teoricamente all&#8217;infinito la penetrazione di un investimento d&#8217;avvio</strong>.</p>
<p>Certo, <strong>serve e servirà sempre anche l&#8217;investimento iniziale</strong>. Al minimo per produrre il messaggio ma anche per diffonderlo visto che non tutti i materiali promozionali hanno qualità tali da meritarsi visibilità, <strong>ma comunque sia internet funziona, ad oggi, da volano per la distribuzione di questi contenuti, moltiplicando il ritorno sull&#8217;investimento necessario a produrli e a dargli la diffusione d&#8217;avvio</strong> attraverso i media tradizionali.</p>
<p>Si tratta di un meccanismo di cui beneficia ormai ogni categoria di prodotto ma che ha la sua massima espressione proprio con <strong>i trailer cinematografici che sono virali per natura</strong>. Mentre la pubblicità di prodotti tradizionali deve fare spesso un grande sforzo per diventare coinvolgente (… <a href="http://screenrant.com/super-bowl-commercials-2011-discussion-mikee-100542/"><em>Advertising is more about making memorable moments than exposing a product</em></a> …), per trasformarsi da un messaggio che vende un prodotto a messaggio che coinvolge il pubblico raccontando una storia, il trailer cinematografico è già storia, è già emozione ed è quindi già intimamente in contatto con il suo pubblico di riferimento.</p>
<p><strong>A questo punto, avendo a disposizione qualcosa che è in grado di moltiplicare X2 o X3 o X10 il ritorno di un investimento pubblicitario, con benefici per tutti perché il sistema dovrebbe inserire un qualsiasi vincolo che ne vada a limitare il fattore di moltiplicazione?</strong></p>
<p>Rientrando nella questione dei trailer e della SIAE, anche se si arrivasse a richiedere la sottoscrizione di una licenza gratuita, penso che il danno maggiore deriverebbe dall&#8217;aver imposto una briglia ad un meccanismo di moltiplicazione che oggi ha un&#8217;equazione costituita solo da fattori d&#8217;amplificazione e, domani, potrebbe avere invece un limite imposto dalla quantità di &#8220;nodi&#8221; della rete che avendo una licenza possono, nella legalità, rilanciare un determinato contenuto.</p>
<p>Con questo ragionamento non voglio contestare il fatto che la SIAE abbia sollevato un pretesa, che tra l&#8217;altro scaturisce anche da un obbligo nei confronti dei suoi mandatari, ma invitare tutti a una riflessione sull&#8217;opportunità di inserire in un sistema di cui beneficia tutta la filiera audiovisiva (maggior ritorno sull&#8217;investimento vuol dire anche maggiore voglia di produrre materiali promozionali e quindi più lavoro per gli autori) un vincolo che giudichiamo anacronistico non per una qualche forma di idealismo, ma semplicemente perché dannoso.</p>
<p>Queste riflessioni hanno assunto per me un significato ancora maggiore alla luce delle <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=SPEECH%2F11%2F777">recenti dichiarazioni</a> del <em>Commissario Europeo per l&#8217;Agenda Digitale</em> <strong>Neelie Kroes</strong>, che pone l&#8217;accento sulla &#8220;necessità di sviluppare un sano e robusto contesto per la remunerazione dei creatori di opere dell&#8217;ingegno&#8221; (via <a href="http://punto-informatico.it/3341451_2/PI/News/sarkozy-streaming-ossessione-copyright.aspx">PI</a>) rispetto all&#8217;ossessione per la difesa al diritto d&#8217;autore.</p>
<p><strong>Prendersela con i trailer non aiuterà in nessun modo la filiera audiovisiva</strong>, mentre è proprio dalla collaborazione con la rete e dalla chiara distinzione tra cosa serve a promuove un bene o servizio ed quindi bene che circoli al meglio e <strong>cosa merita una remunerazione per tutti gli aventi causa</strong> che si può pensare di ricreare quel contesto e, soprattutto, un modello economico e tecnico tale da compensare produttori e autori per lo sfruttamento delle loro opere.</p>
<p>La priorità deve essere ristrutturare il sistema d&#8217;offerta audiovisiva accettando una volta per tutte che internet è il media definitivo, con a valle televisori, dispositivi mobili, web e tutto il resto -da cui resta fuori solo l&#8217;inattaccabile specifico delle sale cinematografiche- e un&#8217;infinità di opportunità commerciale per lo sfruttamento delle opere ed è su questo su cui bisognerebbe concentrare risorse, intelligenza e creatività.</p>
<p>Lasciate liberi i trailer e potremmo goderci ancora cose come questa qui sotto, che portano tanta gente al cinema!</p>
<p> </p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/EPNjWWQqWCA" width="640" height="360" frameborder="0"></iframe></p>
<p><em>Little Thor è un filmato virale realizzato dalla Marvel due mesi dopo lo spot Passat che ha ottenuto oltre 2,5 milioni di visualizzazioni solo sul suo canale ufficiale</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Microsoft integra Xbox con Windows Phone e si allea in Italia con Mediaset.</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 13:52:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[iPad]]></category>
		<category><![CDATA[iPhone]]></category>
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		<category><![CDATA[Xbox Companion]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli USA partirà l'integrazione con portali VOD come Netflix e Hulu Plus, ma il vero obiettivo è la smart tv e l'integrazione di tutti i dispositivi con sistema operativo Windows. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che <strong>Microsoft</strong> intendesse rilanciare nella sfida con <strong>Apple</strong> e <strong>Google</strong> per la conquista del salotto di casa era ormai chiaro da tempo, e pochi giorni fa il trend aveva trovato conferma nell&#8217;intesa stretta con <strong>Verizon</strong> per rendere fruibili direttamente sulla <strong>Xbox 360</strong> una trentina di importanti canali televisivi attraverso la fibra ottica. Oggi, giorno della presentazione  degli <strong>update della dashboard</strong> e del servizio <strong>Xbox Live</strong>, risulta ancor più evidente come la console punti ad assicurarsi un ruolo di primo piano nella corsa al mercato della<strong> smart tv</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3014" title="Xbox-Companion-for-Windows-Phone" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Xbox-Companion-for-Windows-Phone.jpg" alt="" width="550" height="302" /></p>
<p><span id="more-3013"></span>Come sottolinea <a href="http://www.wired.com/gadgetlab/2011/12/xbox-entertainment-and-app/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+wired%2Findex+%28Wired%3A+Index+3+%28Top+Stories+2%29%29"><em>Wired</em></a>, le novità apportate alla piattaforma la rendono un potenziale <strong>hub di contenuti</strong>, non solo<strong> televisivi ma anche di film e sport</strong>, oltre a <strong>semplificarne l&#8217;interfaccia utente</strong> e a <strong>integrare la Xbox con i dispositivi mobile</strong> a sistema operativo <strong>Windows</strong>. In una strategia molto simile a quella dei &#8220;quattro schermi&#8221; di <strong>Sony</strong> e a quella da sempre perseguita da <strong>Apple</strong>, <strong>Microsoft</strong> ha reso infatti disponibile <strong>Xbox Companion</strong>,  un&#8217;<strong>app gratuita per smartphone</strong> attraverso cui sarà possibile<strong> controllare la console direttamente dal telefonino</strong>, oltre che<strong> navigare il ricco catalogo di Xbox Live</strong> attraverso il motore di ricerca fornito da <strong>Bing</strong>. Anche <strong>la nuova dashboard</strong> dell&#8217;Xbox 360 si conforma a quella dei <strong>Windows Phone</strong> e a quella che sarà l&#8217;interfaccia di <strong>Windows 8</strong>, in modo da rendere più facile agli utenti utilizzare contestualmente i diversi device del marchio, proprio come avviene oggi per i possessori di<strong> iPhone, iPad, iPod</strong> e degli altri prodotti contraddistinti dall&#8217;inconfondibile mela.</p>
<p>Ma cosa cercare attraverso questo <strong>nuovissimo sistema di telecomando per Xbox</strong>? La riposta viene dagli <strong>accordi stretti da Microsoft in tutto il mondo</strong>. Negli <strong>USA</strong> partirà l&#8217;integrazione con<strong> portali VOD</strong> come <strong>Netflix e Hulu Plus</strong>, nonché un&#8217;intesa con l&#8217;emittente dedicata allo sport ESPN e il canale allnews MSNBC, ma già da dicembre sono attese altre tv, <strong>YouTube e Vudu</strong>. In <strong>Italia</strong>, l&#8217;operatore televisivo ad aggiudicarsi la partnership è <strong>Mediaset</strong>. Come riferisce il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-12-05/interfacce-canali-digitale-184336.shtml?uuid=AaPumeRE"><em>Sole 24 Ore</em></a>, chi si abbonerà sia a <strong>Xbox Live Gold</strong> che all&#8217;<strong>offerta pay dell&#8217;emittente</strong>, potrà  infatti fruire attraverso la console di quasi tutti i contenuti di <strong>Premium play</strong>, compresi film, cartoni animati, serie tv e sport, ma a esclusione delle partite di calcio in diretta.</p>
]]></content:encoded>
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