Archivio per la categoria ‘Tecnologia’

giu
05
2010
0

Download legale in Italia su PlayStation

Schermata 2010-06-05 a 11.54.41.png

Nonostante qualche iniziativa per il download legale di film e serie TV sia partita anche in Italia (purtroppo tutte con l’uso del DRM di Windows Media) siamo molto lontani dall’avere un servizio in tal senso appartenente a questo secolo, cosa che invece è arrivata di recente addirittura in Francia.

Una passo importante per far assomigliare l’Italia ad un mercato evoluto lo ha fatto, ha partire dal 20 maggio, la Sony, che ha aperto la sezione Video del PlayStationStore anche in Italia.

Molti, di tutte le Major, e di sicuro appeal i titoli in distribuzione, a cominciare da Alice in Wonderland della Disney.

Il canale console da gioco è sicuramente uno dei più interessanti nuovi veicoli di distribuzione legale del cinema, visto che ha il grosso vantaggio di essere già collegato al televisore di casa e, nel caso della PS3, di essere già, per molte famiglie, non solo un oggetto con cui giocare ma già un apparecchio per la visione di film, visto che in molti utilizzano l’apparecchio della Sony come lettore Blu-Ray.

Dall’altra parte il limite di questo canale distributivo sta nel fatto che questi device sono comunque ben più specializzati di un computer e non offrono tutta quella flessibilità cui un consumatore auspica nel momento in cui investe cifre significative, fino a 20 Euro, nell’acquisto di un download.

Una volta acquistato un film, che sia su DVD o in download, il consumatore sente (e secondo me ha) il diritto di disporne come meglio crede, il che include la possibilità di vederselo su quanti più apparecchi possibili e anche quello di farsene un back-up, cosa che non mi è molto chiaro come si possa ottenere su PS3, che comunque ha il vantaggio di avere, nella PSP, anche un apparecchio portatile con cui godere dei film acquistati in mobilità.

Comunque sia applaudo l’ingresso di Sony in questo mercato, che in Italia stenta a decollare, mentre si spendono parole a non finire su una lotta alla pirateria persa in partenza in assenza di un’offerta legale appartenente al nostro secolo.

mag
03
2010
0

DOT COM FLOPS

Non si fa flop solo al cinema, anzi le Dot Com quando hanno fallito lo hanno fatto bruciando parecchi milioni di dollari. Vi viene in mente qualche titolo cinematografico che può competere con questi flop? E qualche italica dot com? Mentre ci pensate questa è la fonte dell’infographic di oggi.

Top-Dot-Com-Fails.jpg
apr
30
2010
0

L’economia dell’App Store

Sempre in casa Apple penso possa essere interessante questo infographic che riassume l’economia dello store della Applicazioni per iPhone e iPod Touch. Il grafico è precedente l’uscita dell’iPad, che sicuramente ha cambiato un po’ di cose. Fonte.

The-App-Store-Economy-Large-Image.jpg
mar
26
2010
0

I giochi per iPhone superano il fatturato di quelli per PSP

vendite-giochi-dispositivi-mobili.jpg

Secondo i dati della società di analisi Flurry (via Melamorsicata) il fatturato di giochi per iPhone/iPod Touch ha superato il fatturato di quelli per la PSP della Sony, mentre anche il Nintendo DS è in calo… e tra pochi giorni arriva sul mercato l’iPad, manco a dirlo le prime applicazioni per iPad approvate da Apple sono proprio le versioni HD o XL di alcuni giochi.

E il cinema? Al di là dell’ancora triste considerazione che nel nostro mercato manca una degna offerta legale di titoli è inutile negare che dopo aver imposto il nuovo Walkman e un nuovo modo di concepire il telefono (che è anche console da gioco portatile e tanto altro) Apple con l’iPad avrà un enorme impatto anche sugli hardware portatili per vedere film. Non che non ci siano e non ci saranno tablet alternativi al dispositivo della mela (ecco qui sette alternative all’iPad), ma come al solito la Apple è la prima a credere in un prodotto e ad avere la credibilità per proporre un cambio di uso ed abitudine che erà già lì ma aveva bisogno di un calcetto. Il calcetto Apple lo può dare perché come al solito il suo non è solo un hardware, ma un device inserito in un ecosistema di servizi ed applicazioni che ne rendono immediatamente comprensibili le infinite potenzialità.

Intanto il primo spot dell’iPad è stato trasmesso la notte degli Oscar, Steve Jobs presente in sala.

mar
19
2010
1

Occhiali 3D – Una montatura orribile

Si terrà oggi presso l’AGIS la conferenza stampa delle associazioni di categoria con il titolo in oggetto, che è davvero la migliore sintesi di quanto sta accadendo.

Su Facebook è nato un gruppo, Fermiamo la demonizzazione degli occhiali 3D, che ha “l’obbiettivo di unire le nostre voci in una sola di protesta. Voglion prender decisioni per noi? Consumatori, esercenti, distributori e produttori facciamo sentire il nostro NO nella speranza che arrivi fino a Bruxelles!” e a cui va tutto il mio sostegno.

In una nota di questa mattina l’AGIS informa che alla conferenza stampa saranno presenti due oftalmologi, ecco il testo della nota:

Alla conferenza stampa dell’industria del cinema sugli occhiali 3D, che si svolge questa mattina all’Agis (ore 11.00 via di Villa Patrizi 10, Roma), saranno presenti due illustri esperti di oftalmologia:
il prof. Corrado Balacco Gabrieli, ordinario di oftalmologia e direttore del Dipartimento di Oftalmologia dell’Università di Roma “Sapienza”, e la prof.ssa Elena Pacella, responsabile del Pronto Soccorso Oculistico del Policlinico Umberto I°, Università di Roma “Sapienza”.
Intervengono altresì i presidenti delle associazioni degli esercenti cinematografici Paolo Protti (Anec) e Carlo Bernaschi (Anem), insieme ai presidenti Paolo Ferrari (Anica) e Alberto Francesconi (Agis).
Saranno presenti, inoltre, altri esponenti di tutte le componenti dell’industria cinematografica.

Intanto ieri ha preso posizione sulla vicenda con un comunicato all’ANSA anche la Societa’ Oftalmologica Italiana (Soi), con un testo che prende le distanze da quanto affermato nel parere del CSS dell’altro giorno. Ecco il testo.

Schermata 2010-03-19 a 10.05.13.png

“Nessun pericolo per genitori e figli. Gli occhiali in 3D non provocano alcun danno all’apparato visivo. Importante non creare allarmismo”. Lo afferma in una nota la Società Oftalmologica Italiana (Soi) che esprime riserve circa l’indicazione di limitare la visione 3D ai bambini sopra i 6 anni.
Secondo la Soi, infatti, “il senso di stereopsi e di visione binoculare si sviluppano a 4 mesi d’età (tali caratteristiche di sviluppo sono necessarie per apprezzare in serenità la visone 3D). Inoltre, i bimbi di 3 anni hanno una capacità automatica di accomodazione (messa a fuoco) 10 volte superiore rispetto ad una persona di 21 anni e questa caratteristica deve essere considerata una ‘protezione’ positiva”.
Per gli oculisti della Soi, quindi, “portare i bimbi a vedere un film in 3D non è pericoloso ma può essere considerato un vero e proprio test di ‘provocazione’ che produce precisa indicazione per l’effettuazione di una visita oculistica nel caso il bambino dimostri specifici disagi”.
Per questi motivi la Soi “con forza desidera tranquillizzare tutti i genitori che hanno già portato i propri figli al cinema per assistere ad una proiezione in 3 D. Questi genitori – continua la nota – non hanno procurato alcun danno all’apparato visivo dei propri figli; e invita, se è il loro desiderio, a continuare ad assistere a proiezioni in 3D con serenità e sicurezza”. (ANSA).

A quanto pare i dubbi espressi, nel mio caso comprovati dall’esperienza personale (ho visto tutti i film 3D usciti al cinema, alcuni più volte e con più sistemi diversi, e quelli adatti alla loro età anche con i mie figli di età inferiore ai sei anni) e dal confronto diretto con oculisti di mia fiducia, su quanto e come la visione dei film in 3D sia controindicata per i bambini di età inferiore ai 6 anni (attenzione, se italiani, tutti gli altri bambini del mondo possono andarci tranquillamente, è una tara che secondo il CSS hanno solo i nostri figli), iniziano a trovare i primi riscontri da parte di altri esperti.

Vediamo adesso cosa succedere anche sull’altro fronte, quello degli occhiali monouso, perché se questi ultimi possono essere più igienici rispetto a quelli da riutilizzare (nel caso non siano puliti), c’è anche finalmente chi fa notare che la qualità delle lenti monouso potrebbe essere inferiore. Il tutto probabilmente in modo inpercettibile e poco fastidioso, ma anche questa confusione da parte di chi richiede l’obbligo del monouso oltre che dannosa per il settore, catastrofica per chi ha fatto degli investimenti, risulta essere una violenza sulla libertà di scelta dei consumatori, che potrebbero preferire un sistema all’altro non solo per questioni di preferenza, ma proprio a causa di personali problemi alla vista.

Qui gli altri miei interventi sull’argomento, intanto andiamo alla conferenza stampa.

Scritto da Davide in 3D, Cinema, Tecnologia, Video
Tag: ,

mar
17
2010
0

Libertà di occhiali 3D

Dopo il parere del Consiglio Superiore della Sanità e la pessima e confusa (dis)informazione che è tutt’ora in corso sulla vicenda, è uscita oggi la Circolare del Ministro Fazio sugli occhiali 3D.

Nè fa una rapida sintesi il sito del Giornale dello Spettacolo evidenziando questi punti chiave:

1) E’ necessario garantire agli spettatori l’informazione che l’utilizzo degli occhiali 3D è controindicato per i bambini al di sotto dei sei anni di età.

2) L’utilizzo degli occhiali 3D anche negli adulti va limitato nel tempo, per una durata complessiva non superiore a quella di un singolo spettacolo, compreso l’intervallo.

3) Ricordato che il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso il parere che l’utilizzo di occhiali 3D sia garantito agli spettatori nella fornitura monouso, il ministero della Salute “si riserva di adottare gli ulteriori provvedimenti che si rendessero necessari”.

e un’importante conclusione:

Ciò premesso, sempre sulla base del parere del Consiglio Superiore di Sanità, il ministro rileva che “non sussistono controindicazioni cliniche all’utilizzo degli occhiali 3D per la visione degli spettacoli cinematografici”.

Stabilito questo è chiaro che tema della controindicazione per i bambini di età inferiore ai sei anni merita sicuramente ulteriori e più seri approfondimenti. Intanto perché non so fino a che punto questa conclusione sia condivisa a livello scientifico ed internazionale ed in secondo luogo perché le sue motivazioni lasciano ampio spazio alla verifica caso per caso dell’esistenza di problemi effettivi sui singoli bambini.

Il secondo e più dolente punto è quello in cui, dicendo che “l’utilizzo di occhiali 3D” deve essere “garantito agli spettatori nella fornitura monouso” il ministero sembra ignorare che se ci sono occhiali monouso e occhiali riutilizzabili è perché ci sono sistemi di proiezione 3D diversi e per ognuno dei tre sistemi c’è bisogno di occhiali di tipo differente.

In sostanza l’adozione di occhiali monouso o meno non è una scelta indipendente dal sistema di proiezione 3D installato nel cinema, quasi che alcuni esercenti scelgano gli occhiali riutilizzabili per fare un dispetto agli spettatori, ma il risultato di una scelta tecnologica fatta a monte, soprattutto per offrire agli spettatori un sistema di proiezione migliore.

Uno di questi sistemi, il più sofisticato e costoso da installare e da mantenere, l’XpanD, richiede occhiali dal costo unitario elevato e con significativi costi di manutenzione. Si tratta però teoricamente del sistema che garantisce la migliore qualità di visione. Infatti questi occhiali hanno un otturatore LCD nelle lenti che, in sincronia col proiettore crea l’effetto 3D senza filtrare l’immagine e garantendo così una maggiore luminosità. Caratteristica quest’ultima che forse può anche voler dire minor affaticamento per la vista, no?

800px-Xpand_LCD_shutter_glasses.jpg

E’ evidente che in questo caso gli occhiali non possono essere monouso, a meno di costringere il pubblico a comprarseli, oppure a pagare un biglietto ben più caro.

C’è poi il Dolby 3D per il quale si usano occhiali sofisticati ma di tipo passivo (nell’occhiale non succede niente, si limita a filtrare la proiezione riflessa sullo schermo in modo da ottenere l’effetto 3D), comunque costosi, che non possono essere usa e getta.

dolby3dglasses-550x290.jpg

C’è, infine, il sistema RealD, quello degli occhiali usa e getta, anche questi passivi, che a questo punto, se dovesse prevalere l’interpretazione restrittiva della circolare del Ministro, sarebbero gli unici utilizzabili.

img_4434.jpg

Prescindendo dalle considerazioni economiche e di tutela degli investimenti fatti da esercenti che hanno scelto i primi due sistemi, cosa di cui si stanno occupando le relative associazioni di categoria e che non è certo trascurabile, trovo questa (mi auguro temporanea) posizione più che discutibile anche come consumatore/spettatore.

Intanto siamo di fronte ad una ingiustificata azione di limitazione della libertà di mercato a vantaggio di alcune aziende e a svantaggio di altre che, questo deve essere chiaro, stanno avendo questo tipo di problema solo nel nostro paese.

Inoltre stiamo di fatto impedendo ai consumatori di usufruire di quello che ognuno potrebbe considerare il suo personale miglior sistema di visione in 3D, magari anche quello più adatto ad ognuno e meno controindicato per la sua vista, visto che è stato tirato in ballo questo argomento.

Dal punto di vista della concorrenza questo fatto è ancor più grave perché si verifica nel momento più importante per lo sviluppo del 3D in Italia: non è infatti un segreto che negli ultimi 6 mesi e ancor di più dopo lo strepitoso successo di Avatar ci sia stata un’incredibile accelerazione nella conversione delle sale al 3D. Siamo quindi nel pieno di un periodo in cui molti esercenti stanno decidendo quali sistemi 3D adottare e, con questa incertezza, mi sembra chiaro che finiranno tutti per adottare il sistema con occhiali monouso, danneggiando aziende che hanno prodotti altrettanto validi sul mercato e privando, come esito finale, i consumatori/spettatori di molte zone del nostro paese, dell’opportunità di avere nella loro zona un’offerta cinematografica in 3D in tutti i diversi formati, compreso quell’XpanD che ha già una minor diffusione in quanto più costoso da installare.

Nel divenire di questa situazione si sta quindi favorendo la sostanziale creazione di un monopolio a favore di sistema e a svantaggio di altri che dovrebbero essere giudicati dal mercato e non “banditi” per un problema che a ben vedere non è nemmeno legato al tipo di tecnologia utilizzata.

Infatti il problema per cui questi sistemi rischiano di trovarsi estromessi dal mercato non è legato alle loro qualità teniche, che potrebbero (e almeno in un caso, a detta degli esperti, sono) anche essere superiori a quelle del sistema privilegiato, ma al fatto che i loro occhiali potrebbero essere sporchi, mentre quelli usa e getta non lo sono.

In sostanza potrebbe anche essere che il sistema migliore per vedere il 3D, quello meno faticoso (visto che di fatica si tratta), finisca per non essere presente in Italia o in alcune zone a causa della scorciatoia scelta per non affrontare un altro problema. Un po’ come se fossimo costretti tutti ad andare in bicicletta perché nessuno si prende la responsabilità di fissare il limite di velocità per le autovetture.

Si perché la doppia vergogna di tutta questa vicenda è che oltre alla disinformazione il vero problema, cioè l’igiene degli occhiali, poteva essere risolto semplicemente regolamentandone in modo preciso la pulizia e/o, se ritenuta necessaria, la sterilizzazione, in modo che la cosa non venisse lasciata alla discrezione degli esercenti o delle relative associazioni.

Se cioè il rischio per la salute derivante dagli occhiali è significativo, allora il relativo uso andava regolamentato ben da prima che l’uscita di Avatar rendesse evidente la dimensione del fenomeno a tutti. Se invece il rischio non è così alto, ma confrontabile con quello che si corre noleggiando un paio di scarponi da sci o pinne e maschera per le immersioni, settori che non mi risultano molto regolamentati, allora tutto questo non aveva proprio ragione di essere. Ma evidentemente gli organi preposti alla tutela della nostra salute quest’inverno avevano il troppo presto dimenticato problema di smaltire centinai di milioni di Euro in dosi di vaccino anti influenzale comprate e non utilizzate per trovare il tempo di occuparsi di questa facezie.

La conclusione è che Anec e Anem hanno preso oggi posizione in modo chiaro proprio sul rischio di restrizioni alla libertà di mercato, mettendo così in evidenza i propri interessi, ma da consumatore ben informato mi sento molto più vicino alle loro posizioni che a quelle di una delle associazioni che si dice votata alla tutela, appunto, dei consumatori.

Sulla sicurezza e competenza che mi trasmette lo Stato, invece, meglio stendere un velo peitoso, ma questo non è certo ne il primo ne l’unico caso in cui è così.

mar
06
2010
0

Zero Tolerance on Piracy

Schermata 2010-03-04 a 20.47.28.png Livestream ha lanciato negli scorsi giorni una campagna di Tolleranza Zero nei confronti della pirateria, pubblicando una lunga riflessione in merito firmata dal suo CEO Max Haot.

Un chiaro messaggio agli utilizzatori della popolare piattaforma di streaming dal vivo, ai concorrenti, soprattutto a Justin.tv, ma penso anche ai potenziali clienti della piattaforma.

feb
28
2010
0

La differenza tra i nuovi e i vecchi media applicata al cinema

Old: Variety elimina una recensione molto negativa su un film dal momento in cui la sua distribuzione spende, su Variety stesso ovviamente, 400.000 dollari in pubblicità.

New: un blogger di TechCrunch chiede un MacBook Air per scrivere un post che parla di tutt’altro.

400.000 all’editore per togliere, 1.500 al blogger per pubblicare… a parte il fatto che il secondo è stato beccato e cacciato, sarà questa la vera differenza tra gli old e i new media?

Nota bene che Tech Crunch è uno dei blog più seguiti al mondo, non un sito qualsiasi, cosa che uno, nel cinema, poteva pensare di Variety, almeno fino a quando non salta fuori che Deadline Hollywood ha più lettori di Variety e dell’Hollywood Reporter messi insieme, online e su carta.

feb
15
2010
2

Alla ricerca del 3D tarocco

Prendendo spunto da un’ANSA (o viceversa, questo non l’ho ben capito) è uscito qualche giorno fa sulla La Stampa un articolo ripreso da più parti che fa di tutta l’erba un fascio e parla di film in 3D tarocchi dando l’avvio al tipo di confusione che ipotizzavamo quando abbiamo dato la notizia della conversione al 3D degli ultimi due capitoli di Harry Potter e di Scontro di Titani.

Nel calderone dei “tarocchi”, almeno per certa approssimativa stampa italiana, è finito anche Alice in Wonderland, pur se l’articolo di Slate da cui tutto ha avuto origine non mette proprio sullo stesso piano i film che diventano improvvisamente 3D a 5 milioni di $ l’uno dopo il successo di Avatar e quelli che, pur avendo un diverso procedimento produttivo rispetto ad Avatar e ad altri film “ripresi con due telecamere”, nascono comunque concepiti in 3D anche se diventano tali in post-produzione.

Il primo a criticare Tim Burton (vittima in questi giorni di ancor più ridicoli incidenti di malainformazione nostrana) per non aver girato il film in 3D, ma lavorarlo in tal senso in post-produzione, è stato proprio Cameron in tempi non sospetti perché secondo lui “non ha senso girare in 2D e poi convertire in 3D”, ma devo ammettere che pur essendo un estimatore del lavoro fatto dal Re del Mondo con Avatar non mi è mica tanto chiaro neppure nel suo film cosa sia “girato in 3D” e cosa sia post-prodotto in 3D quando la quasi totalità di quello che si vede è in CGI e non sono certo i primi piani di Worthington o degli altri membri del cast in quei pochissimi momenti in cui sono ripresi dal vivo in ambienti reali a fare il 3D del film.

Penso che la differenza tra un 3D tarocco e uno che non lo è stia nel come un film è concepito, pensato, scritto, immaginato dalla mente del regista e poi dallo stesso realizzato, non solo nell’uso o meno della ripresa stereoscopica, che è un fattore certo fondamentale del 3D, ma non l’unico ad avere un impatto decisivo sull’esperienza finale dello spettatore, che potrà risultare convincente anche in altri casi.

Qui sotto (qui un altro articolo più breve) c’è un frammento dell’articolo di Slate che parla di come viene realizzata questa lavorazione in post-produzione e la sensazione è che anche in “semplici” conversioni, come quelle attraverso cui passerà Clash of the Titans e gli ultimi due capitoli di Harry Potter, ci possa essere un contributo tecnico/artistico di notevole livello.

Una volta fatto questo, il computer prende il sopravvento. Il software crea una nuova immagine dell’uomo muovendo le varie regioni del contorno della mappa a destra o a sinistra e rende tutto più pulito. La parte della punta del naso dell’uomo, per esempio, verrebbe spostata il più lontano possibile, mentre le parti più distanti – la parte posteriore della sua spalla – verrebbero spostate un po’ di meno. Quindi il processo dovrebbe essere ripetuto per gli altri due livelli dell’immagine: il muro e il cielo. (Il primo si muoverà solo leggermente, il secondo quasi niente.) In generale, questo processo deve essere completato per ogni oggetto in ogni inquadratura di tutto il film – un impegno che potrebbe richiedere mesi, anche con un team di 30 o più artisti. (Il carico di lavoro dipende in parte dalla quantità di movimento caotico nella scena. Se un oggetto è relativamente immobile, l’artista può tracciare alcuni fotogrammi rappresentativi e lasciare il computer ad interpolare il resto. In caso contrario, deve lavorare frame-by-frame).

Ma allora come fa un film convertito in 3-D a reggere il confronto con uno girato con una vera e propria camera 3-D? Non ha la stessa qualità ma probabilmente non si noterebbe la differenza, a meno che non si è esperti dei trucchi 3-D. Durante il processo di conversione, gli artisti e il software devono riempire un sacco di spazi vuoti. Si consideri l’esempio di cui sopra, dove l’immagine di un uomo è spostata sullo sfondo di un muro di mattoni. Questo spostamento lascia uno spazio vuoto nell’immagine – la porzione del muro dietro di lui che non era presente nell’immagine originale. A quel punto l’artista deve tagliare un pezzo di immagine da altre parti dello sfondo e incollarlo nel buco a forma di uomo. Se questo lavoro di taglia-incolla non è fatto alla perfezione, anche uno spettatore inesperto avrà la sensazione che qualcosa non quadra. Un altro problema deriva dal fatto che l’immagine è stata convertita in tre, quattro o otto strati di profondità, un po’ come la musica digitale, che è composta una serie di istantanee piuttosto che un’onda continua del suono. Una fotocamera stereoscopica utilizza un numero infinito di livelli, in modo da produrre un’immagine che assomigli il più possibile a quella percepita dall’occhio umano.

Tuttavia, alcuni registi di film 3-D decidono di convertire dopo aver girato, piuttosto che utilizzare le camere stereo nelle riprese. Uno dei motivi è il costo. Gli stereografi chiedono milioni di dollari per i lungometraggi. Una conversione completa da 2-D a 3-D di solito costa un po’ di meno, ma può sempre arrivare alle sette cifre. (Alcune aziende di conversione ora decidono di risparmiare con l’outsourcing del lavoro in Asia.) Un’altra ragione per la conversione è la familiarità. Girare un film in 3-D richiede una certa capacità decisionale: in particolare si deve trovare il modo di massimizzare l’effetto di profondità riducendo al minimo il potenziale di affaticamento degli occhi. Alcuni registi si sentono vincolati da queste limitazioni. In ogni caso, non tutti i registi 3-D sono convinti che la conversione funzioni altrettanto bene. James Cameron, per esempio, ha criticato Tim Burton per l’utilizzo di questo approccio nel suo film di prossima uscita, Alice nel paese delle meraviglie: “Non ha alcun senso girare in 2-D e poi convertire in 3-D”, ha detto.

Nonostante le critiche di Cameron ad Alice in Wonderland, è chiaro da questo breve passaggio che, anche parlando di semplice conversione dal 2D al 3D, ci sono una tale quantità di variabili e di contributi ad entrare in gico che, per paradosso, un film convertito potrebbe risultare, se questa conversione è fatta con grande cura, forse anche più convincente di un film girato male in stereoscopia.

Per avere un’idea un po’ più precisa di come avvengono queste conversioni segnalo su questo sito, purtroppo in tedesco, un video (il secondo) che rende velocemente l’idea di come può essere realizzata la trasformazione di un filmato 2D in 3D.

Detto questo, quindi, indubbiamente ci sono e ci saranno titoli che vengono convertiti in 3D solo al fine di salvare il salvabile, per dare cioè al pubblico, magari ancora confuso, un motivo per andare a vedere qualcosa che magari non avrebbe nemmeno preso in considerazione. Furbe operazioni di questo tipo sono state sicuramente Viaggio al centro della terra 3D e San Valentino di Sangue 3D, indipendentemente da qualsiasi giudizio sul loro 3D.

Poi ci sono titoli come Scontro di Titani e gli Harry Potter di cui sopra, ma si mormora anche di un doppio finale Twilight e di Transformers 3, che non sono nati in 3D, sono fortemente voluti in tale formato innanzitutto per non sfigurare al Box Office futuro, ma che potrebbero essere realizzati in 3D in modo eccellente, trattandosi tra l’altro di film in momenti ben diversi del loro processo di realizzazione e con intere sequenze realizzate in CGI.

Infine ci sono i film, come Alice in Wonderland nello specifico, in cui il 3D entra in un modo o nell’altro fin dall’ideazione del film, che poi ogni regista realizza con gli strumenti che ritiene più opportuni, in base alla propria sensibilità e alla proprie capacità.

Partire dal presupposto che i film non girati in stereoscopia sono 3D tarocchi mi sembra quindi un’affermazione quantomeno approssimativa. Cosa dovremmo dire allora dei film in animazione CGI, dove di sicuro non c’è niente di reale da “riprendere”, tantomeno in stereoscopia? Eppure sono proprio i film d’animazione che ci sono stati presentati in 3D per primi e avremmo presto più di un esempio, con Toy Story 1 e 2, di come un film possa rinascere nel nuovo formato, pur non essendo stato concepito per quello scopo, dato che sui film d’animazione e sulla possibilità di renderizzarli in stereoscopia bisognerebbe aprire tutta una lunga, apposita parentesi.

Tutto questo per dire attenzione a mettere tutto il 3D in un unico calderone, abbiamo la fortuna di vivere in tempi interessanti e bisognerà giudicare caso per caso.

feb
12
2010
0

King Kong a 360° in 3D

Un blogger non fa in tempo a rattristarsi per alcune mancanze tecnologiche che non permettono di godere appieno della tecnologia 3D, che subito arriva il sistema che colma il vuoto, che chiude la breccia, che mette una toppa alla mancanza.

Nel pezzo che vi ho linkato parlavo dell’ottimo utilizzo del 3D in Avatar, del modo in cui Cameron è riuscito a renderlo naturale. Ma soprattutto auspicavo l’introduzione a breve di schermi più coinvolgenti, di semisfere capaci di avvolgere lo spettatore e di rendere quindi l’effetto delle tre dimensioni davvero completo e coinvolgente.

Ed ecco che poche settimane dopo arriva dagli studi Universal una notizia che batte proprio questa strada.
Pare infatti che all’interno degli studi della Major, a Los Angeles, stiano mettendo a punto un’attrazione davvero spettacolare.
Tema del giochino è King Kong, nella versione di Peter Jackson del 2005.
Si tratta però non di un video realizzato con materiale d’archivio ma di un progetto creato da zero e realizzato nuovamente dal regista neozelandese.

L’attrazione si chiama “King Kong 360 3-D, created by Peter Jackson” (giusto per non lasciare nulla di non detto) ed è così composta.
Due enormi schermi curvi, alti 4o piedi e lunghi 180 (circa 14 per 64 metri ) sui quali vengono proiettate immagini in 3 dimensioni dello scimmione impegnato a lottare col T-Rex sull’Isola del Teschio.
Gli spettatori saranno su una struttura che subirà movimenti, colpi, scossoni e saranno investiti da odori, aria, vento.
In pratica (questo lo scopo del gioco) sarà come trovarsi nella foresta insieme a King Kong in persona.

Se posso sbilanciarmi, e naturalmente se il lavoro sarà fatto con le dovute attenzioni, il risultato potrebbe essere davvero sorprendente.
La più grande e coinvolgente attrazione in 3D del mondo.
Naturalmente i costi dell’installazione sono decisamente elevati e per il momento non è ipotizzabile realizzare interi film con queste modalità, soprattutto per quello che riguarda la realizzazione di luoghi di fruizione adatti.

Sono però convinto che il futuro possa essere davvero questo e se Kink Kong 360 3D dimostrerà che la tecnica ha raggiunto un livello ottimale e l’unico ostacolo rimane il costo… beh… penso che in pochi anni (diciamo un decennio?) l’ostacolo possa essere superato.

…o magari abbattutto se una manona può darcela anche King Kong

Scritto da Gabriele Farina in 3D, Cinema, Tecnologia
Tag: , , ,