Archivio per la categoria ‘Social Media’

gen
18
2012
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Imagine a world: Internet si rivolta al SOPA, ddl USA contro la pirateria.

Non è un omaggio a John Lennon ma l’atto di protesta scelto da Wikipedia contro due disegni di legge pendenti al Parlamento statunitense, meglio conosciuti come SOPA – Stop Online Piracy Act e PIPA – Protect IP Act, volti a stabilire norme estremamente severe contro la violazione del copyright in Rete. Oggi è il giorno scelto non solo dall’enciclopedia partecipata, ma da centinaia di siti Internet per esprimere il proprio dissenso con diverse forme di contestazione e autocensura. Google alla fine non ha scioperato, ma aggiungerà al logo una grossa barra nera e un link che rimanda a una pagina dedicata alla petizione per fermare la legge e un’infografica che ne ripercorre i vari passaggi. Bloccare il più importante portale di ricerca al mondo sarebbe stato un ottimo modo per dare un’idea immediata di cosa significherebbe non avere più a propria disposizione quell’enorme bacino di conoscenza che è il web, ed è questo il tema scelto invece dalla versione inglese di Wikipedia, che oggi si è dichiarata “blacked out”.

 


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gen
17
2012
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3D, smart o social: quale sarà la tv del futuro?

Come hanno messo in luce in molti, saranno anche passati 45 anni dalla prima edizione, ma l’ultimo CES ha visto ancora una volta protagoniste le tv. Alcune 3D, anche senza bisogno degli occhialetti (come quella di Toshiba che riconosce il movimento dello spettatore ed emette fasci di luce differenziati per “seguirne” gli occhi), molte smart, alcune social e tutte immancabilmente connesse in rete, le televisioni sono state al centro di annunci e presentazioni, da cui emergono alcune tendenze probabilmente destinate a caratterizzare ancora a lungo un mercato non ancora maturo ma già insidiato dalla concorrenza di tablet e altri dispositivi che, se non adeguatamente contrastati, potrebbero rubare il primato al piccolo schermo.

 

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dic
26
2011
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The Dark Knight Rises: è subito record per il trailer su iTunes

Non era un mistero che Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno fosse uno dei film più attesi del 2012. Questo anche in virtù del relativo riserbo che il regista Christopher Nolan è riuscito a mantenere fino a oggi riguardo alla trama del film, suscitando di riflesso un notevole giro di indiscrezioni più o meno attendibili e di conseguenza un grande buzz su siti e social network. Se ci fossero ancora dubbi in merito, a dimostrarlo è stata l’uscita, lo scorso 19 dicembre, del trailer ufficiale di The Dark Knight Rises, che in un solo giorno ha battuto ogni record  su iTunes, raggiungendo i 12 milioni e mezzo di visualizzazioni e superando di ben due milioni i livelli stabiliti in precedenza da altri titoli.

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dic
15
2011
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Tassa sui trailer: tra diritto e buon senso, una questione di opportunità

Non so ancora dire fino a che punto SIAE abbia pieno titolo nel richiedere il pagamento di una licenza per pubblicare i trailer cinematografici sui siti internet. Nessuna delle argomentazioni pro o contro mi ha fino ad ora convinto a fondo e quindi continuerò a raccogliere informazioni e pareri e ad ascoltare i diversi punti di vista per cercare di farmi un’idea precisa, pur se considero il punto di diritto del tutto irrilevante ai fini del ragionamento che voglio fare in questa sede.

Vorrei infatti spostare la riflessione in un contesto più ampio per far notare a tutti quanto ogni vincolo o limite alla più libera circolazione dei materiali promozionali e pubblicitari online possa essere controproducente per l’economia nel suo complesso e quanto il danno portato da tali vincoli possa essere in proporzione più grave proprio per la filiera audiovisiva, di cui la SIAE fa parte in nome e per conto degli autori che rappresenta.

Sappiamo tutti quanto la circolazione dei materiali pubblicitari sui media tradizionali sia esclusivamente “a pagamento”. Sono più unici che rari i casi in cui anche solo il frammento di un trailer (o di uno spot) finisce in un telegiornale e la loro presenza al di fuori degli spazi pubblicitari è ridotta al minimo e comunque generalmente ottenuta grazie ad investimenti paralleli in pubblicità. Gli spot non fanno notizia o, meglio, nessuno sui media tradizionali vuole che sia così. Questo, però, non è mai stato vero per internet.

Su internet ogni materiale che “meriti” di circolare ed essere condiviso trova una sua naturale cassa di amplificazione e risonanza attraverso siti di informazione, blog, comunità e, oggi più che mai, i social network. Per la prima volta produttori di beni e servizi, le loro agenzie e i creativi hanno a disposizione un “media” in cui possono sia “pianificare” spazi pubblicitari, pagando per ottenere una visibilità limitata al numero di contatti acquistati, sia “guadagnare” visibilità gratuità, potenzialmente infinita, inventandosi un messaggio che “meriti” l’attenzione della rete.

Per chi lavora sulla rete questa distinzione tra “paid media” e “earned media” è diventata d’uso comune con l’evolversi del cosiddetto marketing virale, ma credo che ancora oggi, nonostante i responsabili marketing siano tutti pronti a vantarsi di averlo utilizzato, non ci sia reale consapevolezza della portata del fenomeno e di quanto la propagazione spontanea stia cambiando le regole stesse della comunicazione, in un processo che, oltre alla creatività, finirà per ridefinire la struttura dell’intero settore pubblicitario ed editoriale.

Senza spingerci oltre in un ragionamento che ci porterebbe troppo lontano vorrei tornare nel merito stretto della questione citando il caso del video pubblicitario che ho inserito a inizio di questo post. Si tratta dello spot Volkswagen della Passat 2012 pianificato durante il Super Bowl di quest’anno. Si è trattato del Super Bowl più seguito di sempre (111 milioni di spettatori medi secondo Nielsen) e a quanto mi risulta il costo per un break pubblicitario da 30″ durante l’evento è di 3 milioni di dollari.

Il filmato, come accade ormai per quasi tutti gli spot trasmessi durante questo evento, caricato su YouTube dalla stessa Volkswagen, già prima della trasmissione aveva totalizzato 14 milioni di visualizzazioni ed è diventato un oggetto dalla dirompente carica virale diffusosi, gratuitamente, in tutto il mondo. Solo le visualizzazioni ottenute sul canale ufficiale sono ad oggi oltre 44 milioni (lo stesso risultato sarebbe costato circa 1 milione di dollari se le valutiamo ai prezzi da Super Bowl). Ma il canale ufficiale è solo uno delle decine di sorgenti video (compreso, ad esempio, il canale italiano su cui ne ha totalizzate 57mila) su cui lo spot era stato caricato e da cui, poi, è stato embeddato e condiviso, attraverso blog, social network e così via.

Penso che si possa tranquillamente stimare che il video abbia raggiunto almeno un numero doppio di visualizzazioni rispetto a quelle ottenute attraverso il canale ufficiale e tutte questo grazie ad una diffusione spontanea che ha coinvolto, gratuitamente, i blog che ne hanno parlato, le comunità in cui è stato segnalato e i social network in cui tutto questo è stato condiviso. Un circolo virtoso dal quale i brand hanno solo e soltando da guadagnare, in grado di moltiplicare teoricamente all’infinito la penetrazione di un investimento d’avvio.

Certo, serve e servirà sempre anche l’investimento iniziale. Al minimo per produrre il messaggio ma anche per diffonderlo visto che non tutti i materiali promozionali hanno qualità tali da meritarsi visibilità, ma comunque sia internet funziona, ad oggi, da volano per la distribuzione di questi contenuti, moltiplicando il ritorno sull’investimento necessario a produrli e a dargli la diffusione d’avvio attraverso i media tradizionali.

Si tratta di un meccanismo di cui beneficia ormai ogni categoria di prodotto ma che ha la sua massima espressione proprio con i trailer cinematografici che sono virali per natura. Mentre la pubblicità di prodotti tradizionali deve fare spesso un grande sforzo per diventare coinvolgente (… Advertising is more about making memorable moments than exposing a product …), per trasformarsi da un messaggio che vende un prodotto a messaggio che coinvolge il pubblico raccontando una storia, il trailer cinematografico è già storia, è già emozione ed è quindi già intimamente in contatto con il suo pubblico di riferimento.

A questo punto, avendo a disposizione qualcosa che è in grado di moltiplicare X2 o X3 o X10 il ritorno di un investimento pubblicitario, con benefici per tutti perché il sistema dovrebbe inserire un qualsiasi vincolo che ne vada a limitare il fattore di moltiplicazione?

Rientrando nella questione dei trailer e della SIAE, anche se si arrivasse a richiedere la sottoscrizione di una licenza gratuita, penso che il danno maggiore deriverebbe dall’aver imposto una briglia ad un meccanismo di moltiplicazione che oggi ha un’equazione costituita solo da fattori d’amplificazione e, domani, potrebbe avere invece un limite imposto dalla quantità di “nodi” della rete che avendo una licenza possono, nella legalità, rilanciare un determinato contenuto.

Con questo ragionamento non voglio contestare il fatto che la SIAE abbia sollevato un pretesa, che tra l’altro scaturisce anche da un obbligo nei confronti dei suoi mandatari, ma invitare tutti a una riflessione sull’opportunità di inserire in un sistema di cui beneficia tutta la filiera audiovisiva (maggior ritorno sull’investimento vuol dire anche maggiore voglia di produrre materiali promozionali e quindi più lavoro per gli autori) un vincolo che giudichiamo anacronistico non per una qualche forma di idealismo, ma semplicemente perché dannoso.

Queste riflessioni hanno assunto per me un significato ancora maggiore alla luce delle recenti dichiarazioni del Commissario Europeo per l’Agenda Digitale Neelie Kroes, che pone l’accento sulla “necessità di sviluppare un sano e robusto contesto per la remunerazione dei creatori di opere dell’ingegno” (via PI) rispetto all’ossessione per la difesa al diritto d’autore.

Prendersela con i trailer non aiuterà in nessun modo la filiera audiovisiva, mentre è proprio dalla collaborazione con la rete e dalla chiara distinzione tra cosa serve a promuove un bene o servizio ed quindi bene che circoli al meglio e cosa merita una remunerazione per tutti gli aventi causa che si può pensare di ricreare quel contesto e, soprattutto, un modello economico e tecnico tale da compensare produttori e autori per lo sfruttamento delle loro opere.

La priorità deve essere ristrutturare il sistema d’offerta audiovisiva accettando una volta per tutte che internet è il media definitivo, con a valle televisori, dispositivi mobili, web e tutto il resto -da cui resta fuori solo l’inattaccabile specifico delle sale cinematografiche- e un’infinità di opportunità commerciale per lo sfruttamento delle opere ed è su questo su cui bisognerebbe concentrare risorse, intelligenza e creatività.

Lasciate liberi i trailer e potremmo goderci ancora cose come questa qui sotto, che portano tanta gente al cinema!

 

Little Thor è un filmato virale realizzato dalla Marvel due mesi dopo lo spot Passat che ha ottenuto oltre 2,5 milioni di visualizzazioni solo sul suo canale ufficiale.

nov
15
2011
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Caso Kutcher: Twitter, opportunità o boomerang per le star?

Il fattaccio risale alla settimana scorsa, quando il pioniere dei tweet tra le star di Hollywood, Ashton Kutcher, si è cacciato nei guai esprimendo pubblicamente sul web il proprio supporto a Joe Paterno,  coach  della squadra di football della Pennsylvania State University. “Come si può licenziare Jo Pa? Lo trovo di pessimo gusto” ha sostanzialmente scritto l’attore americano in quello spazio di massimo 140 caratteri che fin’ora ha utilizzato più alacremente e con maggior efficacia rispetto a molti colleghi ben più noti di lui. Peccato che Paterno sia stato estromesso dal suo ruolo non per motivi tecnici ma a causa dello scandalo in cui è stato coinvolto un suo ex-collaboratore accusato di abusi sessuale su minorenni.

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nov
11
2011
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Biancaneve e il cacciatore – Il lancio del trailer #swath

Snow White and the Huntsman Banner

Biancaneve e il cacciatore,

SnowWithe and the Huntsman il titolo originale, al suo annuncio era stato accolto con qualche scetticismo da parte di blogger e commentatori in rete. Scetticismo dovuto alla sua “contemporaneità” con un altro progetto annunciato ispirato alla stessa favola, e qualche dubbio sulla scelta della Stewart come protagonista.

Già i primi artwork e immagini dal film avevano cominciato a infrangere lo scetticismo, che si è letteralmente sbriciolato ieri con l’uscita del primo trailer del film.

Immediatamente caricato (e ricaricato, dato che veniva rimosso costantemente) su YouTube da centinaia di fan che tentavano di farlo sfuggire all’eslusiva di MSN, ammirato in tutto suo splendore nell’HD disponibile su Apple Trailer, il trailer è diventato immediatamente trending topic su Twitter.

Qui sotto una breve cronologia del lancio in uno Storify che ho realizzato apposta per raccogliere alcuni dei commenti che dimostrano l’accoglienza strepitosa ottenuta da questo trailer.

set
02
2011
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La crescita dei Social Media

L’infografico di oggi sintetizza in alcune chart la crescita dirompente dei social media, esplorandone non solo lo sviluppo, ma anche le modalità di impiego da parte degli utenti. Tra le cose più interessanti il fatto che l’accesso a Facebook via mobile è quasi quadruplicato tra il 2010 e il 2011 e che quasi il 50% degli utenti utilizza Twitter… senza mai accedere al sito, quindi via client e/o applicazioni sui telefonini.

Note interessanti sul rapporto tra i brand e i Social Media. Sono sempre più utilizzati per il recruitment (mi piacerebbe sapere davvero come), il 75% dei likes su Facebook è generato dall’advertising ed è ancora basso l’uso di YouTube in rapporto alla sua importanza.

Growthsocial

set
01
2011
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Un pessimo spot per Twitter

E’ vero, Twitter è sicuramente il mezzo di informazione più veloce ed efficace nella distribuzione di notizie più o meno felici, molto meno efficace, condivido, è il loro primo spot.

Scritto da Davide Dellacasa in Social Media,Social Network,Video
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set
01
2011
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Quale social network scelgo?

Questo simpatico infografico realizzato per Guy Kawasaki può aiutare a scegliere il miglio social network per i vostri bisogni di comunicazione. Non è serio fino in fondo, ma pone alcuni quesiti su cui bisognerebbe davvero riflettere con attenzione prima di aprire un account e cominciare a lavorarci seriamente.

Guy Infographic

Scritto da Davide Dellacasa in Infographic,Mobile,Social Media
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ago
29
2011
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L’anatomia di un Fan Facebook

Facebook è utilizzato (anche troppo) dai brand per connettersi alla loro audience e con brand, in senso allargato, si intendono anche le distribuzioni (ma anche da esercenti) che lo utilizzano per la promozione dei singoli film. Per questo ritengo utile dare un’occhiata a questo infografico che tenta di riassumere le principali caratteristiche di chi, su Facebook, diventa fan delle pagine dei brand o delle applicazioni.

Moontoasted1