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	<title>CineGuru &#187; Social Media</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Batman vs. Hobbit vs. Prometheus: chi vince la sifda del web?[Infographic]</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società specializzata nell'analisi del buzz online Way to Blue confronta tre titoli particolarmente attesi del 2012: Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, Lo Hobbit - Un viaggio Inatteso e Prometheus. Indovinate chi è il vincitore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni si sta scatenando la mania dei trailer. Colpa del <strong>Super Bowl</strong>, l&#8217;evento sportivo più atteso degli Stati Uniti, che garantisce agli inserzionisti una visibilità unica. Da qui le prime indiscrezioni e poi la conferma sui film che avranno uno <strong>spot</strong> durante la messa in onda: fuori <a href="http://www.screenweek.it/film/21648-Il-Cavaliere-Oscuro-Il-Ritorno"><em>Il Cavaliere Oscuro &#8211; Il Ritorno</em></a>, dentro <a href="http://www.screenweek.it/film/23895-G-I-Joe-Retaliation"><em>G.I. Joe &#8211; La Vendetta</em></a>, <a href="http://www.screenweek.it/film/13302-John-Carter"><em>John Carter</em></a> e, soprattutto gli <a href="http://www.screenweek.it/film/6184-The-Avengers"><em>Avengers</em></a>. Il teaser trailer dei <em>Vendicatori</em> <strong>Marvel</strong> dura una manciata di secondi, ma in 24 ore ha realizzato un milione e mezzo di visualizzazioni, confermandosi uno dei film più attesi della prossima stagione. Non dimentichiamoci però che già a fine 2011, il trailer de l&#8217;ultimo capitolo di <em>Batman</em> aveva scalato le classifiche di<strong> iTunes</strong> e poi quasi monopolizzato il web con la questione “audio”. Per motivi stilistici, infatti, il regista <strong>Christopher Nolan</strong> non aveva migliorato la voce dell’antagonista dell’Uomo Pipistrello, <em>Bane</em>, che come da fumetto porta una maschera sulla bocca da cui inala la sostanza responsabile della sua fisicità così possente. Risultato: uno stuolo di commenti e parodie sulla difficoltà di comprendere il trailer, più ovviamente la corsa ai ripari di Warner Bros che infine ha imposto un miglioramento del parlato per renderlo meno confuso. Difficile dire se l’aneddoto gioverà o meno agli incassi del film: di sicuro ha giovato al <strong>buzz in Rete</strong>, partita che il <em>Cavliere Oscuro</em>, secondo  la società inglese specializzata nella rilevazione della web reputation <a href="http://uk.waytoblue.com/the-hobbit-vs-the-dark-knight-rises-vs-prometheus-trailer-buzz-showdown"><em>Way to Blue</em></a><em>, </em>si disputata non tanto (o non solo) con i Vendicatori ma con due altri concorrenti di rilevo quali il prossimo film di <strong>Peter Jackson</strong> e quello di <strong>Ridley Scott</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3244" title="avengers" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/avengers-1024x783.jpg" alt="" width="595" height="455" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-3175"></span></p>
<p>In realtà, all&#8217;uscita della clip di <em>Batman</em>, noi <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=3104">vi abbiamo parlato</a> della competizione con <em>The Avengers</em>, data l&#8217;immediatezza del paragone effettuabile sui<strong> download da iTunes</strong> nella prima giornata di pubblicazione: record di un milione di visualizzazioni stabilito già da allora dal primo trailer dei <em>Vendicatori</em>, e contro-record di un milione e due conquistato da quello dell&#8217;<em>Uomo Pipistrello</em>. La<strong> battaglia del 2012</strong> però <strong>non si combatte solo tra cinecomics</strong> o tra supereroi provenienti dagli universi<strong> Marvel e DC</strong>. Ci sono altri titoli che rientrano a pieno diritto nel novero dei &#8220;most anticipated&#8221; del 2012, tra cui appunto il ritorno di <strong>Jackson</strong> a <strong>Tolkien</strong> con <a href="http://www.screenweek.it/film/2494-The-Hobbit-An-Unexpected-Journey"><em>Lo Hobbit &#8211; Un viaggio Inatteso</em></a> e quello di<strong> Ridley Scott</strong> alla fantascienza con il possibile prequel di Alien, <a href="http://www.screenweek.it/film/22553-Prometheus"><em>Prometheus</em></a>.</p>
<div id="attachment_3178" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-3178" title="buzz dark knight hobbit grafico 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/buzz-dark-knight-hobbit-grafico-1.jpg" alt="" width="580" height="331" /><p class="wp-caption-text">grafico 1 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>A tirare le somme è stata appunto <a href="http://uk.waytoblue.com/the-hobbit-vs-the-dark-knight-rises-vs-prometheus-trailer-buzz-showdown"><em>Way to Blue</em></a>, che ha analizzato l&#8217;eco suscitato online dai materiali promozionali di questi tre titoli cinematografici. Nello specifico, il periodo preso in considerazione va <strong>da inizio dicembre a inizio gennaio</strong> e, come mostra l&#8217;<strong>infografica</strong>, presenta un picco nei <strong>giorni pre-natalizi</strong> in corrispondenza delle <em>release</em> dei trailer e materiali vari. Il primo evidente risultato della ricerca, è la <strong>netta prevalenza del film <em>Lo Hobbit</em></strong>, che distacca anche il <em>Cavaliere Oscuro</em> nonostante la popolarità del franchise, più recente rispetto a quello del<em><strong> Signore degli Anelli</strong></em>. Il fantasy di <strong>Jackson</strong> deve però essere rimasto nel cuore, soprattutto degli utenti del web e dei social media, tanto da far guadagnare al suo &#8220;erede&#8221; il podio per quanto riguarda il numero di post (grafico 1) e la condivisione su Twitter (grafico 2). Meno rilevante invece il vantaggio guadagnato in termini di citazione nei blog, nelle news e nei forum (grafico 3), dove <em>Lo Hobbit</em> ha solo tre punti percentuali in più rispetto a <em>Il Cavaliere Oscuro &#8211; Il Ritorno</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3179" class="wp-caption aligncenter" style="width: 589px"><img class="size-full wp-image-3179" title="shareoftweets-dark knight grafico2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/shareoftweets-dark-knight-grafico2.jpg" alt="" width="579" height="230" /><p class="wp-caption-text">grafico 2 - fonte: Way to Blue</p></div>
<div id="attachment_3180" class="wp-caption aligncenter" style="width: 589px"><img class="size-full wp-image-3180" title="share buzz dark knight hobbit grafico 3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/share-buzz-dark-knight-hobbit-grafico-3.jpg" alt="" width="579" height="241" /><p class="wp-caption-text">grafico 3 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Prometheus</em></strong> si riprende un po&#8217; giusto per quel che riguarda i temi e i personaggi più ricorrenti, in cui spicca <strong>Alien</strong> (grafico 4), forse proprio per la difficoltà di determinare l&#8217;esatta parentela del nuovo film con il classico sci-fi di <strong>Ridley Scott</strong>. Seguono <strong>Bane</strong> e <strong>Bilbo Baggins</strong>. Per quanto riguarda i <strong>registi</strong> (grafico 5), <strong>Peter Jackson</strong> non conoscere rivali, per quanto il trend generato dai tweet su<strong> Christopher Nolan</strong> presenti più picchi di minore intensità, indicando forse una maggior costanza nelle conversazioni sul <strong>social network</strong>.</p>
<div id="attachment_3181" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-3181" title="buzz dark knight hobbitcparole chiave grafico 4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/buzz-dark-knight-hobbitcparole-chiave-grafico-4.jpg" alt="" width="580" height="334" /><p class="wp-caption-text">grafico 4 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3182" class="wp-caption aligncenter" style="width: 591px"><img class="size-full wp-image-3182" title="shareoftweets-dark knight director" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/shareoftweets-dark-knight-director.jpg" alt="" width="581" height="332" /><p class="wp-caption-text">grafico 5 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riusciranno i due rivali de <em>Lo Hobbit</em> a rimontare nelle classifiche di popolarità? E non manca qualche concorrente di un certo rilievo all&#8217;analisi? <a href="http://www.screenweek.it/film/25300-The-Hunger-Games"><em>The Hunger Games</em></a> è alle porte, mentre<em> The Avengers</em> ha già mandato in delirio il web per due volte, l&#8217;ultima con appena 13 secondi e nessuna novità di rilievo nel trailer. La sfida è aperta, voi cosa ne pensate?</p>
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		<title>Obama diventa social: il Presidente parla di economia, attacchi militari e SOPA in videoconferenza su Google+</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/obama-diventa-social-il-presidente-parla-di-economia-attacchi-militari-e-sopa-in-videoconferenza-su-google-3230</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:06:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di Google+. Sul piatto anche la questione SOPA e il dibattito su copyright e difesa della libertà della Rete. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di <strong>Google+</strong> che hanno avuto l&#8217;occasione di confrontarsi in diretta online con il Presidente degli Stati Uniti <strong>Barack Obama</strong>. Una mossa tanto più indicativa quanto il capo dell&#8217;esecutivo statunitense aveva già illustrato le proprie linee programmatiche per l&#8217;attuale e per il prossimo mandato nel tradizionale discorso sullo <em>State of the Union</em> della settimana scorsa. La &#8220;chiacchierata&#8221; su Internet è però servita a mettere il Presidente a confronto con intervistatori e domande meno consuete, tra cui una serie di quesiti stilati anticipatamente dagli utenti di <strong>YouTube</strong>, sui temi più disparati: dalla situazione economica, con tanto di presa visione del curriculum di un ingegnere disoccupato, alla scuola, agli interventi militari e alla<strong> pirateria su Internet</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3231" title="obama google plus" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/obama-google-plus.jpg" alt="" width="500" height="316" /><br />
<span id="more-3230"></span></p>
<p>Ha già fatto il giro del mondo l&#8217;ammissione degli attacchi compiuti in Pakistan da velivoli telecomandati americani, e per quanto il Presidente abbia specificato trattarsi di azioni mirate contro terroristi attivi, la dichiarazione non sembra di secondo piano, poiché finora la circostanza era sempre stata negata dagli USA. Restando in tema di <strong>web</strong>, Obama ha invecw usato l&#8217;incontro con gli utenti di <strong>Google+</strong> per ribadire la propria posizione riguardo al controverso disegno di legge antipirateria noto come <strong>SOPA &#8211; Stop Online Piracy Act</strong>, la cui discussione in Parlamento è stata rimandata a seguito delle proteste emerse dal mondo del web (il nostro articolo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/imagine-a-world-internet-si-rivolta-al-sopa-ddl-usa-contro-la-pirateria-3202" target="_blank"><strong>qui</strong></a>). In realtà, già prima dello &#8220;sciopero&#8221; della Rete, la Casa Bianca aveva chiarito in un post sul proprio sito che il Governo degli Stati Uniti non avrebbe appoggiato<strong> nessuna misura restrittiva della libertà in Rete</strong>, ed è esattamente quello che il Presidente è tornato ad affermare ieri, invocando però anche un confronto costruttivo tra le opposte parti in causa, vale a dire Hollywood e le imprese dell&#8217;hi-tech in genere identificate con la Silicon Valley.</p>
<p><em>&#8220;Abbiamo espresso la nostra preoccupazione in merito a come il testo legislativo era stato scritto, quindi abbiamo chiesto a tutti di tornare al tavolo delle trattative e stilare un documento condiviso&#8221;</em> &#8211; ha affermato <strong>Obama</strong>, ma, come sottolinea <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank"><em>Variety</em></a>, il tema è così caldo che il moderatore dell&#8217;incontro su <strong>Google+</strong>, <strong>Steve Grove</strong>, si è trovato a citare come domanda più ricorrente:<em> </em></p>
<p><em>&#8220;Perché ha dato il suo personale supporto alla richiesta di estradizione del cittadino britannico Richard O&#8217;Dwyer per il solo fatto di aver pubblicato dei link a materiale lesivo del copyright, usando un trattato pensato per combattere il terrorismo e consentire che i terroristi siano sottoposti alla giustizia americana&#8221;</em>?</p>
<p>La domanda si riferisce al sito <strong>TVShack</strong> dello studente britannico <strong>O&#8217;Dwyer</strong>, e <strong>Obama</strong> ha ribattuto facendo presente come la legge USA sia congegnata apposta affinché il Presidente non possa entrare nel merito delle richieste di estradizione, di competenza del Dipartimento di Giustizia. La richiesta, per altro, è ancora pendente, poiché aspetta la firma del Segretario di Stato USA, <strong>Hillary Clinton</strong>.</p>
<p>In sintesi, non è la prima volta che Obama affronta il <strong>social network</strong>: l&#8217;aveva già fatto con <strong>Facebook</strong> in un evento tenutosi l&#8217;aprile scorso e a cui aveva partecipato anche il co-fondatore e CEO<strong> Mark Zuckerberg</strong>. Ma con la questione <strong>SOPA</strong> ancora scottante e il dibattito su copyright e libertà d&#8217;espressione che l&#8217;ha circondata, la scelta del Presidente di comparire in una chat su <strong>Google+</strong> appare quantomeno significativa. Anche perché come evidenzia <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank"><em>PC Magazine</em></a>, a differenza dall&#8217;incontro trasmesso via streaming dal quartier generale di Facebook qualche mese fa, quest&#8217;ultima iniziativa si inserisce perfettamente anche nelle funzionalità del social network e ne promuove un uso a disposizione di ogni utente, dimostrando le potenzialità e l&#8217;influenza che i<strong> social media</strong> esercitano ed eserciteranno non solo sulla vita privata, ma anche sulla sfera politica negli anni a venire. Meno rilevante appare invece il contributo al dibattito sulle norme antipirateria, che tuttavia si è confermato di stringente attualità nonostante il rinvio dei disegni di legge pendenti alla Camera e al Senato statunitense.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank">Variety</a>, <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank">PCMag</a>, <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Obama-vero-droni-usati-Pakistan/31-01-2012/1-A_001203413.shtml">Corriere.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Video online: Facebook batte Twitter nello share, gli utenti mobile più &#8220;fedeli&#8221; di quelli tradizionali [Infographic]</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/video-online-facebook-batte-twitter-nello-share-gli-utenti-mobile-piu-fedeli-di-quelli-tradizionali-infographic-3223</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile sono più "pazienti" e usano prevalentemente iPhone. Negli USA, per ogni video condiviso su Twitter ci sono 8 share su Facebook, in Italia 17. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>YouTube</strong> mantiene ben saldo il proprio primato nella fruizione di <strong>video online</strong>. Secondo le ultime stime, rivelate da <a href="http://www.reuters.com/article/2012/01/23/us-google-youtube-idUSTRE80M0TS20120123"><em>Reuters</em></a>, l&#8217;ammontare delle sue<strong> visualizzazioni mensili</strong> avrebbe superato quota <strong>4 miliardi</strong>, in crescita del 25% negli ultimi otto mesi. <strong>60</strong> sono invece le <strong>ore di upload al minuto</strong>, in decisa crescita rispetto alle 48 dichiarate lo scorso maggio. Merito in parte dei contenuti originali che il portale di <strong>Google</strong> ha cominciato a produrre anche in partnership con personaggi chiave dello showbiz, quali <strong>Madonna</strong> e <strong>Jay-Z</strong>, per competere con i grandi network statunitensi. Per ammissione dello stesso sito, gran parte dell&#8217;incremento si deve tuttavia allo sforzo sostenuto per diffondersi su varie piattaforme come <strong>smartphone e tablet</strong>. Quanto influiscono i <strong>dispositivi mobili</strong> sul <strong>consumo di video online</strong>? Vi proponiamo un&#8217;<strong>infografica</strong> elaborata a proposito dall&#8217;host di web video <a href="http://wistia.com/blog/movies-on-the-move-video-engagement-on-desktops-vs-mobile-devices-infographic/"><strong>WISTIA</strong></a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3226" title="mobileinfographic 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-1.jpg" alt="" width="580" height="544" /></p>
<p><span id="more-3223"></span></p>
<p>Basandosi sul report trimestrale di <strong>Ooyala</strong>, che prende in considerazione il comportamento di più di <strong>100 milioni di visitatori unici</strong>, l&#8217;infographic mostra prima di tutto come gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile siano <strong>più &#8220;pazienti&#8221;</strong>, nel senso che portano a  termine la visione di almeno 3/4 di un video in misura addirittura doppia rispetto ai classici<em> desktop viewers</em>. La leadership dei dispositivi mobili utilizzati per la visione online va agli <strong>iPhone</strong>, con una fetta di ben il 71,8%, seguiti da quelli <strong>Android</strong> con un distacco di più di 50 punti percentuali.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3227" title="mobileinfographic 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-2.jpg" alt="" width="580" height="997" /><br />
A conferma dalla prima tendenza mostrata dai grafici, emerge inoltre che i <strong>tablet</strong> si prestano alle <strong>visualizzazioni di 10 minuti o più</strong> di web video, mentre al computer prevale un uso molto più rapido e frammentario che non arriva nemmeno a un minuto. La situazione appare invece più equilibrata per quanto riguarda i telefonini. Allo stesso modo, la percentuale di spettatori realizzati sui diversi dispositivi cambia a seconda che si parli di video guardati quasi fino alla fine o per la porzione minima di un quarto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3228" title="mobileinfographic 3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-3.jpg" alt="" width="580" height="743" /></p>
<p>Interessante infine il confronto tra la potenza di <strong>Twitter e Facebook</strong> nel <strong>video sharing</strong>, dove i cinguettii appaiono sconfitti tanto nel Nord America quanto in molti Paesi europei e asiatici, eccezion fatta per il Giappone. Negli <strong>USA</strong>, il rapporto tra lo share via Twitter e via Facebook e di <strong>1 a 8</strong>, in Italia raggiunge la proporzione quasi record (seconda solo a Taiwan) di 1 a 17.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3229" title="mobileinfographic 4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-4.jpg" alt="" width="580" height="461" /><br />
Chi realizza video per il web è perciò avvertito: pensare in anticipo al canale prediletto su cui si desidera che avvenga la fruizione e in generale ottimizzare i contenuti anche per i dispositivi mobili.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Imagine a world: Internet si rivolta al SOPA, ddl USA contro la pirateria.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/imagine-a-world-internet-si-rivolta-al-sopa-ddl-usa-contro-la-pirateria-3202</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 11:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi Internet sciopera contro i testi normativi USA che vorrebbero dare allo Stato il potere di bloccare tutti i siti esteri ritenuti malevoli e imporre ai provider l'obbligo di censurare di propria iniziativa i contenuti all'apparenza illegali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un omaggio a<strong> John Lennon</strong> ma l&#8217;atto di protesta scelto da <strong>Wikipedia</strong> contro due disegni di legge pendenti al Parlamento statunitense, meglio conosciuti come <strong>SOPA &#8211; Stop Online Piracy Act</strong> e <strong>PIPA &#8211; Protect IP Act</strong>, volti a stabilire norme estremamente severe contro la <strong>violazione del copyright in Rete</strong>. Oggi è il giorno scelto non solo dall&#8217;enciclopedia partecipata, ma da centinaia di siti Internet per esprimere il proprio dissenso con diverse forme di contestazione e autocensura. <strong>Google</strong> alla fine non ha scioperato, ma aggiungerà al logo una grossa barra nera e un link che rimanda a una pagina dedicata alla petizione per fermare la legge e un&#8217;infografica che ne ripercorre i vari passaggi. Bloccare il più importante portale di ricerca al mondo sarebbe stato un ottimo modo per dare un&#8217;idea immediata di cosa significherebbe non avere più a propria disposizione quell&#8217;enorme bacino di conoscenza che è il web, ed è questo il tema scelto invece dalla versione inglese di <strong>Wikipedia</strong>, che oggi si è dichiarata &#8220;blacked out&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3203" title="wikipedia sopa" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/wikipedia-sopa.jpg" alt="" width="594" height="469" /><br />
<span id="more-3202"></span>Ma quali sono le implicazioni di questi due disegni di legge? La questione ha avuto eco mondiale dopo che la <strong>Casa Bianca</strong> ha reso noto (<a href="http://www.whitehouse.gov/blog/2012/01/14/obama-administration-responds-we-people-petitions-sopa-and-online-piracy" target="_blank">vedi il sito</a>) che non sosterrà alcuna legislazione che riduca la libertà di espressione, aumenti i rischi per la cybersecurity o mini alle basi la capacità di Internet di essere uno strumento globale, dinamico e innovativo; ma anche dopo che il tycoon dell&#8217;infotainment<strong> Rupert Murdoch</strong> ha attaccato su  <a href="https://twitter.com/rupertmurdoch" target="_blank">Twitter</a> lo stesso <strong>Obama</strong> e tutte le compagnie della Silicon Valley accusandole di &#8220;puro furto&#8221;. In realtà l&#8217;iter del testo normativo è cominciato da mesi e non smette di suscitare scontri aperti tra i suoi sostenitori, cioè la maggior parte delle industrie del settore dei media &#8211; da quelle attive nel campo musicale a quello cinematografico e dell&#8217;informazione &#8211; e i suoi detrattori, come <strong>Google, Facebook, Wikipedia</strong> ma anche innumerevoli<strong> organizzazioni per la difesa dei diritti umani</strong> e associazioni preoccupate di preservare la libertà di espressione sul web, che vedono minacciata da un atto in cui sono previsti poteri straordinari di filtraggio e oscuramento dei contenuti online.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3204" title="infografica Google SOPA" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infografica-Google-SOPA.jpg" alt="" width="595" height="384" /></p>
<p>Come vi abbiamo già riassunto a fine novembre (vai all&#8217;<a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2917" target="_blank">articolo</a>), quando la compagnia di Palo Alto, i social network e altri grandi player del web come eBay hanno inviato un&#8217;apposita lettera congiunta al Congresso americano, e come bene riassume l&#8217;infografica preparata dal sito <a href="http://americancensorship.org/infographic.html" target="_blank"><em>AmericanCensorship.org</em></a>, sono vari i punti più controversi della proposta di legge. Il primo, consiste nel notevole ampliamento dei<strong> poteri del Dipartimento di Giustizia</strong> nei confronti dei <strong>siti esteri ritenuti colpevoli di violazione delle norme sul diritto d&#8217;autore</strong>, che darebbe allo Stato la facoltà di bloccare non solo i domini<strong> .com</strong> ma anche quelli su cui in teoria non si estenderebbe la giurisdizione americana. La misura sembra aver incontrato anche l&#8217;opposizione del <strong>Parlamento Europeo</strong>, che nei giorni del divampare del dibattito ha ribadito in una risoluzione la necessità di tutelare l&#8217;integrità di Internet a livello globale impedendo azioni unilaterali in grado di bloccare i domini o gli indirizzi IP; più in generale, gli oppositori del <strong>SOPA</strong> la abbinano ai filtri DNS già utilizzati dai regimi autoritari come Iran, Cina e Siria.<br />
<a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA-1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-3205" title="infographic SOPA 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA-1-598x1024.jpg" alt="" width="598" height="1024" /></a></p>
<p>C&#8217;è poi la <strong>responsabilità di bloccare i contenuti lesivi</strong>, attribuita ai <strong>provider</strong> e ai <strong>portali</strong> web: siti come <strong>Google </strong>e<strong> YouTube</strong> dovrebbero realizzare a proprie spese e a propria discrezione un monitoraggio continuo e costante di ciò che i loro utenti caricano e scambiano online, bloccando tutto il materiale che, dal loro punto di vista, infrange il copyright di terzi. Oltre all&#8217;onere economico di un tale obbligo, si contesta il potere decisionale e censorio attribuito a questi soggetti, che oltre ad essere pericoloso per la privacy degli utenti, porterebbe quasi certamente all&#8217;autocensura dei siti in questione per evitare di incappare in conseguenze legali. Sarebbe un deciso cambiamento di rotta rispetto a oggi (vedi il caso <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/10/viacom-vs-google-si-riaccende-la-battaglia-sul-copyright-2742" target="_blank"><em>Viacom vs. Google</em></a>), in cui portali come <strong>YouTube</strong> hanno solo l&#8217;onere di provvedere alla pronta rimozione dei contenuti che violano il diritto d&#8217;autore una volta ricevuta la segnalazione dai legittimi proprietari, ma non prima in base a un&#8217;autonoma quanto dubbia presunzione di reato. La gravità di questa previsione di legge aumenta se si considera la<strong> vaghezza della definizione di &#8220;contenuto lesivo&#8221;</strong> e di<strong> sito malevolo</strong>: secondo alcuni esperti, le maglie del testo normativo sarebbero così ampie che potrebbero arrivare a includere anche i materiali condivisi con i propri amici sui social network o addirittura scambiati via mail, con effetti pesantissimi per ogni web surfer.<br />
<img class="aligncenter size-large wp-image-3206" title="infographic SOPA2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA2-788x1024.jpg" alt="" width="593" height="771" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;orientamento principale sembra quello secondo cui leggi così stringenti non verranno approvate dai legislatori statunitensi nonostante godano del sostegno della maggior parte dei colossi mediatici, secondo cui l&#8217;urgenza di bloccare la pirateria di contenuti audio e video dovrebbe prevalere rispetto alle preoccupazioni riguardo alla libertà di Internet. La Rete però oggi sciopera, e sembra piuttosto certo che la sua voce non rimarrà inascoltata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3207" title="infographic SOPA3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA3.jpg" alt="" width="592" height="546" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>3D, smart o social: quale sarà la tv del futuro?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il CES di Las Vegas ha visto ancora una volta protagoniste le tv: alcune 3D, anche senza bisogno degli occhialetti, molte smart, altre social e tutte immancabilmente connesse in rete. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come hanno messo in luce in molti, saranno anche passati 45 anni dalla prima edizione, ma l’ultimo <strong>CES</strong> ha visto ancora una volta protagoniste le tv. Alcune <strong>3D</strong>, anche senza bisogno degli occhialetti (come quella di Toshiba che riconosce il movimento dello spettatore ed emette fasci di luce differenziati per “seguirne” gli occhi), molte <strong>smart</strong>, alcune <strong>social</strong> e tutte immancabilmente<strong> connesse in rete</strong>, le televisioni sono state al centro di annunci e presentazioni, da cui emergono alcune tendenze probabilmente destinate a caratterizzare ancora a lungo un mercato non ancora maturo ma già insidiato dalla concorrenza di tablet e altri dispositivi che, se non adeguatamente contrastati, potrebbero rubare il primato al piccolo schermo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3200" title="ces history" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/ces-history.png" alt="" width="511" height="1280" /></p>
<p><span id="more-3198"></span></p>
<p><strong>3D</strong></p>
<p>Nonostante il <a href="http://www.displaysearch.com/cps/rde/xchg/displaysearch/hs.xsl/111228_3d_tv_gaining_momentum_in_western_europe_and_china_declining_in_north_america.asp">report</a> di <strong>NPD DisplaySearch</strong> sull&#8217;andamento del mercato delle tv nell&#8217;ultimo trimestre 2011 abbia messo in luce un apprezzamento non troppo entusiastico delle tv a tre dimensioni  da parte dei consumatori nordamericani, la stereoscopia è stata un must anche durante l&#8217;ultimo<strong> Consumer Electronics Show</strong>, dove secondo<em> <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/consumer-electronics-show-3d-tvs-281718">Hollywood Reporter</a></em> sono emerse in particolare due esigenze ben distinte, cioè un miglioramento nella <strong>qualità degli schermi e dei contenuti</strong>. Sul primo fronte, la grande quantità di display rivelati a Las Vegas lascerebbe intuire un deciso progresso: sia <strong>Samsung</strong> sia <strong>LG</strong> hanno dichiarato che nel 2012 la metà dai propri televisori supporterà il formato, mentre la <strong>Consumer Electronics Association</strong> ha stimato che le <strong>vendite aumenteranno del 101%</strong> arrivando a superare i sei milioni di unità. L&#8217;<strong>home video</strong> continua a fare affidamento sulla terza dimensione, tanto che secondo i dati del <strong>DEG – Digital Entertainment Group</strong> (di cui vi abbiamo già parlato in un precedente <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/blu-ray-negli-usa-le-vendite-crescono-del-20-e-superano-i-due-miliardi-di-dollari-3185">post</a>) la disponibilità di dischi in 3D sarebbe addirittura triplicata dal 20110 al 2011, mentre alcune indiscrezioni vorrebbero anche i dispositivi mobili, e in particolare gli smartphone, pronti ad abbracciare la tecnologia. Una tale proliferazione richiederà tuttavia un&#8217;<strong>adeguata offerta di contenuti</strong>, campo in cui la sfida consiste nel trovare  un adeguato <strong>bilanciamento tra qualità e costi di produzione</strong>. Come ha dichiarato <strong>Vince Pace</strong>, co-chairman del <strong>gruppo Cameron-Pace</strong>, da questo punto di vista il settore è ancora in cerca di un modello di business che funzioni, ad esempio le macchine da presa in grado di girare contemporaneamente in due e in tre dimensioni, sperimentate ultimamente soprattutto nella ripresa di eventi sportivi.</p>
<p><strong>SMART</strong></p>
<p>Sul fatto che le tv del futuro saranno sempre più interattive e &#8220;intelligenti&#8221; sembra non esserci più alcun dubbio. Ormai sono in pochi i produttori che si presentano senza aver almeno tentato di sviluppare servizi come riconoscimento vocale e del movimento, collegamento a Internet e integrazione wireless con altri device connessi in Rete. Quella che sembrava la nuova frontiera del piccolo schermo potrebbe essere raggiunta a stretto giro, ma, avverte <a href="http://www.wired.com/gadgetlab/2012/01/smart-tv-google-apple-ces/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+wired%2Findex+%28Wired%3A+Index+3+%28Top+Stories+2%29%29"><em>Wired</em></a>, la competizione sfrenata potrebbe portare a una vera &#8220;babele&#8221; nel mezzo del salotto di casa. Al <strong>CES</strong> sarebbero stati ben sei i produttori, da <strong>LG</strong> a <strong>Samsung</strong> e <strong>Lenovo</strong>, intenti a presentare le loro <strong>Connected tv</strong>, con tanto di app pensate apposta per i nuovi apparecchi oppure pronte a supportare il progetto della televisione interattiva di <strong>Google</strong>. Sempre stando ai dati di<strong> NPD DisplaySearch</strong>, d&#8217;altra parte, tale mercato dovrebbe arrivare a toccare i 130 milioni di esemplari entro il 2015, con una percentuale del 50% rispetto all&#8217;intero settore dei televisori a schermo piatto. Risultato? Tutti tentano di distinguersi sviluppando i propri servizi, con rischi non indifferenti per l&#8217;affermazione di uno standard. Per <em>Wired</em> potrebbe perciò ripetersi la frammentazione già incontrata dal mercato degli <strong>smartphone</strong>, con conseguenze negative soprattutto per i consumatori, cui spetterebbe l&#8217;onere di orientarsi nel tempestoso mare di app supportate dai diversi impianti televisivi. Una soluzione avrebbe potuto essere la <strong>Google TV</strong>, il cui lancio ha però lasciato il mercato piuttosto insoddisfatto per la confusione nell&#8217;interfaccia e (forse soprattutto) per la retromarcia ingranata dai network, intimoriti dall&#8217;emersione dell&#8217;ennesimo player a contendersi i diritti sui loro contenuti. Esemplificativo sarebbe perciò il caso di <strong>LG</strong>, che nonostante abbia deciso di supportare il progetto del colosso del web, continuerà a produrre una linea di<strong> smart tv</strong> con un proprio ecosistema, le LG Apps TV. Ma come accusare il produttore coreano di scarsa lungimiranza, quando lo &#8220;spettro&#8221; della <strong>Apple TV</strong> resta alle porte facendo premere a tutti, ma proprio tutti, l&#8217;acceleratore verso il mercato nascente?</p>
<p><strong>SOCIAL</strong></p>
<p>E mentre si attende lo standard, o la guerra degli standard, c&#8217;è chi come <strong>MySpace</strong> ha deciso di precorrere i tempi pensando di ammantare il salotto di casa con le caratteristiche proprie dei popolari <strong>social network</strong>. Ad Annunciarlo al <strong>CES</strong> durante la conferenza di <strong>Panasonic</strong>, che sarà uno dei primi produttori a supportare la nuova piattaforma, è stato direttamente <strong>Justin Timberlake</strong>, che non è solo una pop star prestata ogni tanto al cinema, ma anche il comproprietario del social network. Senza rivelare molto sui contenuti, se non che saranno come quelli di una vera emittente con tanto di programmi prime time, Timberlake ha descritto <strong>MySpace tv</strong> come un nuovo modo per vedere insieme la televisione in tempo reale senza essere fisicamente insieme nello stesso luogo. Un ritorno ipertecnologico alla funzione sociale primigenia del medium? Staremo a vedere.</p>
<p><strong>ALTRO?</strong></p>
<p>Sì, tra i litiganti potrebbe esserci un terzo a godere della sfida tra tutti i player in gioco, e cioè il web. Le piattaforme potranno infatti anche essere smart e social, ma come al solito avranno bisogno di contenuti, e per ora gli operatori che  si stanno dando più da fare per crearne di appositi per lo streaming in Rete non sono i grandi network ma i nuovi player. <strong>Netflix</strong>, anche per sganciarsi dalle major dell&#8217;intrattenimento, ha già annunciato la produzione di un paio di serie in proprio, <strong>Hulu</strong> cerca di tenere il passo mentre <strong>YouTube</strong> ha già fatto le cose in grande, gettando il guanto di sfida e dichiarando di avere in produzione dozzine di nuovi canali in tutto e per tutto simili a  quelli offerti dai broadcaster tradizionali.  Per ora a beneficiarne è il web, e chissà che questo vantaggio competitivo non porti la battaglia a un livello ancora inaspettato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>The Dark Knight Rises: è subito record per il trailer su iTunes</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/12/the-dark-knight-rises-e-subito-record-per-il-trailer-su-itunes-3104</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 20:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il full trailer ufficiale in un solo giorno ha battuto ogni record  su iTunes, raggiungendo i 12 milioni e mezzo di visualizzazioni e superando di ben due milioni i livelli stabiliti in precedenza da quello degli Avengers. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non era un mistero che <strong><em><a href="http://www.screenweek.it/film/21648-Il-Cavaliere-Oscuro-Il-Ritorno">Il Cavaliere Oscuro &#8211; Il Ritorno</a></em></strong><strong> </strong>fosse uno dei film più attesi del 2012. Questo anche in virtù del relativo riserbo che il regista<strong> <a href="http://www.screenweek.it/star/2019-Christopher-Nolan">Christopher Nolan</a></strong> è riuscito a mantenere fino a oggi riguardo alla trama del film, suscitando di riflesso un notevole giro di indiscrezioni più o meno attendibili e di conseguenza un grande<strong> buzz su siti e social network</strong>. Se ci fossero ancora dubbi in merito, a dimostrarlo è stata l’uscita, lo scorso 19 dicembre, del trailer ufficiale di <em><strong>The Dark Knight Rises</strong></em>, che <strong>in un solo giorno</strong> ha battuto ogni <strong>record  su iTunes</strong>, raggiungendo i <strong>12 milioni e mezzo di visualizzazioni</strong> e superando di ben due milioni i livelli stabiliti in precedenza da altri titoli.</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/UwU4WpPRSvA" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center><span id="more-3104"></span></p>
<p>Il risultato, come ha comunicato la stessa <strong>Warner Bros</strong>, è stato raggiunto sia attraverso la pagina dedicata ai materiali promozionali dei film, <a href="http://www.itunes.com/trailers">www.itunes.com/trailers</a>, si attraverso le app per <strong>iPhone, iPad e iPod touch</strong>. E con queste cifre l’ultimo capitolo della trilogia diretta da <strong>Nolan</strong> ha superato anche il team degli <a href="http://www.screenweek.it/film/6184-The-Avengers"><strong><em>Avengers</em></strong></a>, il cui trailer ad ottobre era balzato subito in cima alle classifiche dello store di Apple ma con “soli” <strong>10 milioni di download</strong> nel primo giorno in Rete.</p>
<p>Oltre alla sinergia tra il web e le attività promozionali dell’industria cinematografica, quello che emerge da questi nuovi dati è anche una  sfida tra supereroi. Dopo essersi rivaleggiati per anni sui fumetti <strong>Marvel</strong> e  <strong>DC</strong>,  <strong>Vendicatori</strong> e <strong>Batman</strong> sembrano contendersi anche  il primato  del prossimo anno cinematografico, sebbene all’orizzonte si affacci anche <a href="http://www.screenweek.it/film/2494-Lo-Hobbit-Un-Viaggio-Inaspettato"><em><strong>The Hobbit</strong></em></a> di <a href="http://www.screenweek.it/star/3246-Peter-Jackson"><strong>Peter Jackson</strong></a>. A cercare di dare una mappatura del “sentiment” che si è venuto a creare online intorno ai due film, è il sito <a href="http://comicbook.com/blog/2011/12/25/the-dark-knight-rises-vs-the-avengers-who-is-winning/"><em>Comicbook</em></a>, che rileva come, per quanto riguarda i social network, la <a title="The Dark Knight Rises facebook page" href="http://www.facebook.com/thedarkknightrises">pagina Facebook</a> di <strong><em>The Dark Knight Rises</em></strong> abbia ora più di <strong>325 mila “mi piace”</strong>, mentre <a title="The Avengers facebook page" href="http://www.facebook.com/MarvelsTheAvengers" target="_blank"> la pagina Facebook</a> degli <em><strong>Avengers</strong></em> risulti in leggero vantaggio con 356 mila “like”.  Il che non rappresenta un dato esaustivo ma comunque dà l’idea di come la battaglia si stia combattendo alla pari.</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/GGW-BPxRi04" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center>Per quanto  concerne il cast, ben nutrito in entrambi i casi, <em>Comicbook</em> si è servito di <em><a title="Box Office Mojo" href="http://www.boxofficemojo.com/" target="_blank">Box Office Mojo</a></em> per raccogliere le stime riguardo agli incassi totali e medi realizzati dalle star di ciascun film. Ne emerge come  Batman<strong>, <a href="http://www.screenweek.it/star/1432-Christian-Bale">Christian Bale</a></strong>, abbia al proprio attivo poco meno di un miliardo e mezzo di dollari, con una media di 50 milioni a film, mentre i titoli con <a href="http://www.screenweek.it/star/1864-Robert-Downey-Jr-"><strong>Robert Downey. Jr</strong></a>, Iron Man, abbiano guadagnato  circa un miliardo e 850 milioni, ma con una media di poco inferiore ai 40 milioni ciascuno. Tra i comprimari di maggior rilievo nel cast degli <em><strong>Avengers</strong></em>, <a href="http://www.screenweek.it/star/1826-Samuel-Leroy-Jackson"><strong>Samuel L. Jackson</strong></a> avrebbe un totale di circa 2,8 miliardi e una media di circa 52 milioni a pellicola, mentre<strong> <a href="http://www.screenweek.it/star/1515-Morgan-Freeman">Morgan Freeman</a></strong> quasi 3 miliardi complessivi e una media di 65 milioni.</p>
<p>Il trend forse più rilevante è però quello riferito ai due <strong>franchise</strong>,  tra cui sarebbe in considerevole vantaggio quello dell’<strong>Uomo Pipistrello</strong>. Stando ai dati raccolti da <em>Comicbook</em>, i lungometraggi su <strong>Batman</strong>, non solo quelli Nolan,  avrebbero raggiunto quasi <strong>un miliardo e mezzo di dollari</strong>, mentre gli <em><strong>Avengers</strong></em>  sarebbero poco al di sopra del miliardo.  È lo stesso sito comunque ad ammettere che il paragone è imperfetto, data la difficoltà di individuare il corpus di film su cui effettuarlo. Semmai a far pendere il piatto della bilancia a favore del <em><strong>Cavaliere Oscuro</strong></em> è l’enorme successo del film precedente, uscito a luglio 2008: l’unico di entrambe le saghe ad aver superato il mezzo miliardo di dollari e quindi ottimo biglietto da visita per T<em><strong>he Dark Knight Rises</strong></em>, che arriverà in sala il 20 luglio 2012.</p>
<p>Intanto, se può essere indicativo, entrambi i film hanno scatenato al fantasia dei fan con un gran numero di parodie e rivisitazioni che hanno fatto il giro del mondo grazie al video sharing, diventando in qualche caso altrettanto famose dei trailer originali. <strong></strong></p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/KrmEyPkgDf8" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center>&nbsp;</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/2aLgdMz0p5Y" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tassa sui trailer: tra diritto e buon senso, una questione di opportunità</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/12/tassa-sui-trailer-tra-diritto-e-buon-senso-una-questione-di-opportunita-3009</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so ancora dire fino a che punto SIAE abbia pieno titolo nel richiedere il pagamento di una licenza per pubblicare i trailer cinematografici sui siti internet. Nessuna delle argomentazioni pro o contro mi ha fino ad ora convinto a fondo e quindi continuerò a raccogliere informazioni e pareri e ad ascoltare i diversi punti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/R55e-uHQna0" width="640" height="360" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Non so ancora dire fino a che punto SIAE abbia pieno titolo nel richiedere il pagamento di una <a href="http://storify.com/braddd/siae-vs-trailer">licenza</a> per pubblicare i trailer cinematografici sui siti internet. Nessuna delle argomentazioni <em>pro</em> o <em>contro</em> mi ha fino ad ora convinto a fondo e quindi continuerò a raccogliere informazioni e pareri e ad ascoltare i diversi punti di vista per cercare di farmi un&#8217;idea precisa, pur se <strong>considero il punto di diritto del tutto irrilevante ai fini del ragionamento che voglio fare in questa sede</strong>.</p>
<p>Vorrei infatti spostare la riflessione in un contesto più ampio per far notare a tutti quanto <strong>ogni vincolo o limite alla più libera circolazione dei materiali promozionali e pubblicitari online possa essere controproducente</strong> per l&#8217;economia nel suo complesso e quanto il danno portato da tali vincoli possa essere in proporzione più grave proprio per la filiera audiovisiva, di cui la SIAE fa parte in nome e per conto degli autori che rappresenta.</p>
<p>Sappiamo tutti quanto <strong>la circolazione dei materiali pubblicitari sui media tradizionali sia esclusivamente &#8220;a pagamento&#8221;</strong>. Sono più unici che rari i casi in cui anche solo il frammento di un trailer (o di uno spot) finisce in un telegiornale e la loro presenza al di fuori degli spazi pubblicitari è ridotta al minimo e comunque generalmente ottenuta grazie ad investimenti paralleli in pubblicità. Gli spot non fanno notizia o, meglio, nessuno sui media tradizionali vuole che sia così. Questo, però, non è mai stato vero per internet.</p>
<p><strong>Su internet ogni materiale che &#8220;meriti&#8221; di circolare ed essere condiviso trova una sua naturale cassa di amplificazione</strong> e risonanza attraverso siti di informazione, blog, comunità e, oggi più che mai, i social network. Per la prima volta produttori di beni e servizi, le loro agenzie e i creativi hanno a disposizione un &#8220;media&#8221; in cui possono sia &#8220;pianificare&#8221; spazi pubblicitari, pagando per ottenere una visibilità limitata al numero di contatti acquistati, sia &#8220;guadagnare&#8221; visibilità gratuità, potenzialmente infinita, inventandosi un messaggio che &#8220;meriti&#8221; l&#8217;attenzione della rete.</p>
<p>Per chi lavora sulla rete questa <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/07/paid-earned-owned.html">distinzione</a> tra &#8220;paid media&#8221; e &#8220;earned media&#8221; è diventata d&#8217;uso comune con l&#8217;evolversi del cosiddetto <strong>marketing virale</strong>, ma credo che ancora oggi, nonostante i responsabili marketing siano tutti pronti a vantarsi di averlo utilizzato, non ci sia reale consapevolezza della portata del fenomeno e di quanto la propagazione spontanea stia cambiando le regole stesse della comunicazione, in un processo che, oltre alla creatività, finirà per ridefinire la struttura dell&#8217;intero settore pubblicitario ed editoriale.</p>
<p>Senza spingerci oltre in un ragionamento che ci porterebbe troppo lontano vorrei tornare nel merito stretto della questione citando il caso del video pubblicitario che ho inserito a inizio di questo post. Si tratta dello <strong>spot Volkswagen della Passat 2012 pianificato durante il Super Bowl </strong>di quest&#8217;anno. Si è trattato del Super Bowl più seguito di sempre (111 milioni di spettatori medi secondo Nielsen) e a quanto mi risulta il costo per un break pubblicitario da 30&#8243; durante l&#8217;evento è di 3 milioni di dollari.</p>
<p>Il filmato, come accade ormai per quasi tutti gli spot trasmessi durante questo evento, caricato su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=R55e-uHQna0">YouTube dalla stessa Volkswagen</a>, già prima della trasmissione aveva totalizzato 14 milioni di visualizzazioni ed è diventato un oggetto dalla dirompente carica virale diffusosi, gratuitamente, in tutto il mondo. Solo le visualizzazioni ottenute sul canale ufficiale sono ad oggi oltre 44 milioni (lo stesso risultato sarebbe costato circa 1 milione di dollari se le valutiamo ai prezzi da Super Bowl). Ma il canale ufficiale è solo uno delle decine di sorgenti video (compreso, ad esempio, il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=UGHY7cGAjgU">canale italiano</a> su cui ne ha totalizzate 57mila) su cui lo spot era stato caricato e da cui, poi, è stato embeddato e condiviso, attraverso blog, social network e così via.</p>
<p>Penso che si possa tranquillamente stimare che il video abbia raggiunto almeno un numero doppio di visualizzazioni rispetto a quelle ottenute attraverso il canale ufficiale e tutte questo grazie ad una diffusione spontanea che ha coinvolto, gratuitamente, i blog che ne hanno parlato, le comunità in cui è stato segnalato e i social network in cui tutto questo è stato condiviso. <strong>Un circolo virtoso dal quale i brand hanno solo e soltando da guadagnare, in grado di moltiplicare teoricamente all&#8217;infinito la penetrazione di un investimento d&#8217;avvio</strong>.</p>
<p>Certo, <strong>serve e servirà sempre anche l&#8217;investimento iniziale</strong>. Al minimo per produrre il messaggio ma anche per diffonderlo visto che non tutti i materiali promozionali hanno qualità tali da meritarsi visibilità, <strong>ma comunque sia internet funziona, ad oggi, da volano per la distribuzione di questi contenuti, moltiplicando il ritorno sull&#8217;investimento necessario a produrli e a dargli la diffusione d&#8217;avvio</strong> attraverso i media tradizionali.</p>
<p>Si tratta di un meccanismo di cui beneficia ormai ogni categoria di prodotto ma che ha la sua massima espressione proprio con <strong>i trailer cinematografici che sono virali per natura</strong>. Mentre la pubblicità di prodotti tradizionali deve fare spesso un grande sforzo per diventare coinvolgente (… <a href="http://screenrant.com/super-bowl-commercials-2011-discussion-mikee-100542/"><em>Advertising is more about making memorable moments than exposing a product</em></a> …), per trasformarsi da un messaggio che vende un prodotto a messaggio che coinvolge il pubblico raccontando una storia, il trailer cinematografico è già storia, è già emozione ed è quindi già intimamente in contatto con il suo pubblico di riferimento.</p>
<p><strong>A questo punto, avendo a disposizione qualcosa che è in grado di moltiplicare X2 o X3 o X10 il ritorno di un investimento pubblicitario, con benefici per tutti perché il sistema dovrebbe inserire un qualsiasi vincolo che ne vada a limitare il fattore di moltiplicazione?</strong></p>
<p>Rientrando nella questione dei trailer e della SIAE, anche se si arrivasse a richiedere la sottoscrizione di una licenza gratuita, penso che il danno maggiore deriverebbe dall&#8217;aver imposto una briglia ad un meccanismo di moltiplicazione che oggi ha un&#8217;equazione costituita solo da fattori d&#8217;amplificazione e, domani, potrebbe avere invece un limite imposto dalla quantità di &#8220;nodi&#8221; della rete che avendo una licenza possono, nella legalità, rilanciare un determinato contenuto.</p>
<p>Con questo ragionamento non voglio contestare il fatto che la SIAE abbia sollevato un pretesa, che tra l&#8217;altro scaturisce anche da un obbligo nei confronti dei suoi mandatari, ma invitare tutti a una riflessione sull&#8217;opportunità di inserire in un sistema di cui beneficia tutta la filiera audiovisiva (maggior ritorno sull&#8217;investimento vuol dire anche maggiore voglia di produrre materiali promozionali e quindi più lavoro per gli autori) un vincolo che giudichiamo anacronistico non per una qualche forma di idealismo, ma semplicemente perché dannoso.</p>
<p>Queste riflessioni hanno assunto per me un significato ancora maggiore alla luce delle <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=SPEECH%2F11%2F777">recenti dichiarazioni</a> del <em>Commissario Europeo per l&#8217;Agenda Digitale</em> <strong>Neelie Kroes</strong>, che pone l&#8217;accento sulla &#8220;necessità di sviluppare un sano e robusto contesto per la remunerazione dei creatori di opere dell&#8217;ingegno&#8221; (via <a href="http://punto-informatico.it/3341451_2/PI/News/sarkozy-streaming-ossessione-copyright.aspx">PI</a>) rispetto all&#8217;ossessione per la difesa al diritto d&#8217;autore.</p>
<p><strong>Prendersela con i trailer non aiuterà in nessun modo la filiera audiovisiva</strong>, mentre è proprio dalla collaborazione con la rete e dalla chiara distinzione tra cosa serve a promuove un bene o servizio ed quindi bene che circoli al meglio e <strong>cosa merita una remunerazione per tutti gli aventi causa</strong> che si può pensare di ricreare quel contesto e, soprattutto, un modello economico e tecnico tale da compensare produttori e autori per lo sfruttamento delle loro opere.</p>
<p>La priorità deve essere ristrutturare il sistema d&#8217;offerta audiovisiva accettando una volta per tutte che internet è il media definitivo, con a valle televisori, dispositivi mobili, web e tutto il resto -da cui resta fuori solo l&#8217;inattaccabile specifico delle sale cinematografiche- e un&#8217;infinità di opportunità commerciale per lo sfruttamento delle opere ed è su questo su cui bisognerebbe concentrare risorse, intelligenza e creatività.</p>
<p>Lasciate liberi i trailer e potremmo goderci ancora cose come questa qui sotto, che portano tanta gente al cinema!</p>
<p> </p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/EPNjWWQqWCA" width="640" height="360" frameborder="0"></iframe></p>
<p><em>Little Thor è un filmato virale realizzato dalla Marvel due mesi dopo lo spot Passat che ha ottenuto oltre 2,5 milioni di visualizzazioni solo sul suo canale ufficiale</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Caso Kutcher: Twitter, opportunità o boomerang per le star?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 09:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Ashton Kutcher]]></category>
		<category><![CDATA[followers]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Paterno]]></category>
		<category><![CDATA[star system]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Ashton Kutcher si esprime in maniera avventata con un tweet  su un allenatore coinvolto in un caso di abusi su minori. È subito rivolta nel social network , che ora l’attore pensa di mettere nelle mani più sicure e oculate dei propri agenti. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fattaccio risale alla settimana scorsa, quando il <strong>pioniere dei tweet</strong> tra le star di <strong>Hollywood</strong>, <strong>Ashton Kutcher</strong>, si è cacciato nei guai esprimendo pubblicamente sul web il proprio supporto a<strong> Joe Paterno</strong>,  coach  della squadra di football della Pennsylvania State University. <em>“Come si può licenziare Jo Pa? Lo trovo di pessimo gusto”</em> ha sostanzialmente scritto l’attore americano in quello spazio di massimo <strong>140 caratteri</strong> che fin’ora ha utilizzato più alacremente e con maggior efficacia rispetto a molti colleghi ben più noti di lui. Peccato che <strong>Paterno</strong> sia stato estromesso dal suo ruolo non per motivi tecnici ma a causa dello scandalo in cui è stato coinvolto un suo ex-collaboratore accusato di abusi sessuale su minorenni.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2857" title="ashton kutcher twitter" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/ashton-kutcher-twitter.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p><span id="more-2856"></span>Le <strong>reazioni al tweet</strong> sono state molto dure, tanto che <strong>Kutcher</strong> si è affrettato a rimuovere il post e a scusarsi, specificando di aver appreso solo in un secondo momento le ragioni della cacciata dell’allenatore, di aver pensato all’inizio che fosse stato mandato via per l’età avanzata e per i risultati ottenuti dalla sua squadra. L’attore però si è spinto oltre, annunciando che <strong>abbandonerà per un po’ il social network</strong> per capire come evitare altre situazioni spiacevoli. L’ipotesi attualmente valutata dalla star, è quella di <strong>affidare la gestione dell’account Twitter ai suoi manager</strong>, in modo da non incappare in altre gaffe clamorose come quella su <strong>Jo Paterno</strong> ma anche come quella dell’<strong>11 settembre</strong>. Mentre tutto il mondo, e soprattutto i grandi nomi dello showbiz americano, si sfidavano a commemorare nella maniera più solenne e commossa le vittime dell’attentato  di dieci anni fa alle Torri Gemelle, <strong>Kutcher</strong> scriveva  avventatamente: <em>“Questo è senza dubbio il giorno più bello dell’anno! Buongiorno, football, mio vecchio amico! Torniamo insieme per altri 5 mesi&#8221;.</em></p>
<p>Il riferimento era ovviamente alla ripresa del campionato nazionale di rugby, ma anche quella volta la passione per lo sport costò all’attore una figuraccia memorabile, seguita dalle solite scuse di rito. Il <strong>caso Kutcher</strong>, tuttavia, ha destato e continua a destare molta attenzione per lo stretto rapporto che il personaggio ha instaurato sin da subito e prima di tutti con <strong>Twitter</strong>. Celebre la <strong>sfida</strong> lanciata nel 2009<strong> alla CNN</strong>  a chi avrebbe raggiunto prima il <strong>milione di <em>followers</em></strong><em>, </em>nonché lo scambio di post con la sua famosa e più matura compagna <strong>Demi Moore</strong>, elemento che forse più di ogni altro, dopo la notevole differenza di età tra i due, ha alimentato il gossip e la popolarità della coppia.</p>
<p>Oggi, con i suoi <strong>8 milioni di <em>followers</em></strong>, Kutcher è lontanissimo dal competere con <strong>Lady Gaga</strong>, seguita già da <strong>15 milioni di utenti Twitter</strong>, ma anche con la giovane pop star<strong> Justin Bieber</strong> e con la sua fidanzatina <strong>Selena Gomez</strong>, che potrebbe presto arrivare a scalzare l’attore dalla top ten. Ma per lo <strong>star system</strong> hollywoodiano rimane un punto di riferimento, anche per la sua doppia natura di interprete e di finanziatore di diverse start up della Silicon Valley. A parte la notizia della figuraccia, ad aver risuonato sui media è stata perciò la domanda su cosa convenga fare alle star: <strong>affidarsi a professionisti della comunicazione</strong>, o continuare a <strong>curarsi personalmente del proprio Twitter</strong> che, come ricorda<a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/ashton-kutcher-joe-paterno-tweet-analysis-260751"><em> Hollywood Reporter</em></a>, orami è un elemento fondamentale del conseus di un attore. È vero perciò che <em>“il web non dimentica”</em>, come ha spiegato al magazine americano l’esperto <strong>Drew Olanoff</strong>, ma ancora peggio sembra reagire confusamente come ha fatto Kutcher: <em>“Ha parlato a sproposito, OK è umano”</em>, sottolinea lo stesso analista<em> “ha fatto bene a scusarsi ma non a dichiarare che smetterà di usare Twitter. Credo sia stata una reazione impulsiva a una situazione complicata”</em>. Dopo aver annunciato di voler <em>“passare di mano”</em> il proprio account, l’attore ha però specificato meglio <strong>sul proprio blog</strong> le ragioni che lo hanno spinto verso questa decisione, in cui annovera<strong> la trasformazione di questo social network</strong> sempre più diffuso:</p>
<p><em>“Da uno strumento educativo comunitario, da uno spazio dove scambiare opinioni per incoraggiare un sano dibattito, Twitter è diventato <strong>una piattaforma  pubblicitaria di massa</strong>, dove un tweet si trasforma velocemente in notizie che vengono poi ritrasmesse in tutto il mondo”.</em></p>
<p><img class="aligncenter" title="twitter" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/twitter.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Un processo che, secondo l’attore, genera informazioni distorte a gonfia le polemiche basate su di esse. Ma la sua decisione, per ora non smentita, di volersi ritirare dal gioco, secondo <em>Hollywood Reporter</em> potrebbe  rivelarsi controproducente: <em>“Gli artisti dovrebbero popolare i social network con la propria voce”</em> &#8211; afferma a proposito l’agente <strong>John Scholz </strong>della <strong>Career Artist Management</strong> &#8211; <em>“i fan sono attirati dalla personalità e dai contenuti coinvolgenti, che non possono essere generati se non dagli artisti stessi”</em>. Sembra inoltre che i social feeds creati appositamente da compagnie specializzate vengano abbandonati abbastanza presto dai <em>followers</em>, perdendo così molta della loro efficacia.</p>
<p>In alternativa, gli esperti consultati da <em>Hollywood Reporter</em>, consigliano semplicemente di attenersi alla <strong>Netiquette</strong>, che vale tanto per i comuni naviganti della Rete quanto per i grandi nomi. <em>“Le celebrità possono trarre davvero molti benefici dal mostrare il proprio ‘sé’ sui social media”</em>, spiega il presidente dalla Beck Media e Marketing, <strong>Todd Beck</strong>, <em>“ma devono essere consapevoli dei rischi e preparati alle conseguenze. Se non li conoscono, dovrebbero imparare a conoscerli. Se combinano guai, devono fare di tutto per rimettere le cose a posto nella maniera più veloce e completa possibile. Quelli che seguono le regole, che siano star o meno, tendono a essere i cittadini migliori e più rispettati del web social”</em>.</p>
<p>A differenza di quello che spesso accade nel “vecchio” piccolo schermo, nel <strong>grande reality della Rete</strong> sembrano quindi valere ancora le <strong>regole di comportamento</strong>, soprattutto quelle basilari e spontanee stabilite da ogni community proprio come nei primi, “arcaici”, forum online.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/ashton-kutcher-joe-paterno-tweet-analysis-260751"><em>The Hollywood Reporter</em></a></p>
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		<title>Biancaneve e il cacciatore &#8211; Il lancio del trailer #swath</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 09:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Biancaneve e il cacciatore]]></category>
		<category><![CDATA[SnowWithe and the Huntsman]]></category>
		<category><![CDATA[swath]]></category>

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		<description><![CDATA[Biancaneve e il cacciatore, SnowWithe and the Huntsman il titolo originale, al suo annuncio era stato accolto con qualche scetticismo da parte di blogger e commentatori in rete. Scetticismo dovuto alla sua &#8220;contemporaneità&#8221; con un altro progetto annunciato ispirato alla stessa favola, e qualche dubbio sulla scelta della Stewart come protagonista. Già i primi artwork [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.screenweek.it/film/25746-Biancaneve-e-il-Cacciatore/poster/152352" class="embed-screenweek"><img alt="Snow White and the Huntsman Banner" src="http://static.screenweek.it/2011/11/9/snow-white-and-the-huntsman-banner_mid.jpg" /></a></p>
<p><a href="http://www.screenweek.it/film/25746-Biancaneve-e-il-Cacciatore">Biancaneve e il cacciatore</a>,</p>
<p> SnowWithe and the Huntsman il titolo originale, al suo annuncio era stato accolto con qualche scetticismo da parte di blogger e commentatori in rete. Scetticismo dovuto alla sua &#8220;contemporaneità&#8221; con un <a href="http://www.screenweek.it/film/24799-Untitled-Snow-White">altro progetto annunciato</a> <a href="http://blog.screenweek.it/2010/06/brett-ratner-vuole-una-moderna-biancaneve-80036.php">ispirato</a> alla stessa favola, e qualche dubbio sulla scelta della <strong>Stewart</strong> come protagonista.</p>
<p>Già i primi <a href="http://www.screenweek.it/film/25746-Biancaneve-e-il-Cacciatore/poster">artwork</a> e immagini dal film avevano cominciato a infrangere lo scetticismo, che si è letteralmente <a href="http://blog.screenweek.it/2011/11/biancaneve-e-il-cacciatore-ecco-il-primo-teaser-trailer-147255.php#comment-58948">sbriciolato</a> ieri con l&#8217;uscita del primo trailer del film.</p>
<p>Immediatamente caricato (e ricaricato, dato che veniva rimosso costantemente) su <strong>YouTube</strong> da centinaia di fan che tentavano di farlo sfuggire all&#8217;eslusiva di MSN, ammirato in tutto suo splendore nell&#8217;HD disponibile su <a href="http://www.screenweek.it/link/91882">Apple Trailer</a>, il trailer è diventato immediatamente <a href="https://twitter.com/search/swath">trending topic su Twitter</a>.</p>
<p>Qui sotto una breve cronologia del lancio in uno <a href="http://storify.com/braddd/biancaneve-e-il-cacciatore-trailer-launch">Storify</a> che ho realizzato apposta per raccogliere alcuni dei commenti che dimostrano l&#8217;accoglienza strepitosa ottenuta da questo trailer.</p>
<p><script src="http://storify.com/braddd/biancaneve-e-il-cacciatore-trailer-launch.js"></script><noscript><a href="http://storify.com/braddd/biancaneve-e-il-cacciatore-trailer-launch" target="_blank">View the story &#8220;Biancaneve e il cacciatore &#8211; Trailer Launch&#8221; on Storify</a>]</noscript></p>
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		<title>La crescita dei Social Media</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 09:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;infografico di oggi sintetizza in alcune chart la crescita dirompente dei social media, esplorandone non solo lo sviluppo, ma anche le modalità di impiego da parte degli utenti. Tra le cose più interessanti il fatto che l&#8217;accesso a Facebook via mobile è quasi quadruplicato tra il 2010 e il 2011 e che quasi il 50% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;infografico di oggi sintetizza in alcune chart la crescita dirompente dei social media, esplorandone non solo lo sviluppo, ma anche le modalità di impiego da parte degli utenti. Tra le cose più interessanti il fatto che l&#8217;accesso a <strong>Facebook</strong> via mobile è quasi quadruplicato tra il 2010 e il 2011 e che quasi il 50% degli utenti utilizza <strong>Twitter</strong>… senza mai accedere al sito, quindi via client e/o applicazioni sui telefonini. </p>
<p>Note interessanti sul rapporto tra i brand e i Social Media. Sono sempre più utilizzati per il recruitment (mi piacerebbe sapere davvero come), il 75% dei likes su Facebook è generato dall&#8217;advertising ed è ancora basso l&#8217;uso di YouTube in rapporto alla sua importanza.</p>
<p><img style="display:block; margin-left:auto; margin-right:auto;" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/09/growthsocial.jpg" alt="Growthsocial" title="growthsocial.jpg" border="0" width="650" height="5717" /></p>
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