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HBO sbarca on demand su Amazon Prime, ma solo con le vecchie serie tv: assenti GoT e nuovi show

È arrivato un momento molto atteso dai “cord-cutters”, gli utenti che preferiscono guardare la tv attraverso il web e i nuovi device connessi in rete. HBO, popolare pay-tv statunitense via cavo, ha finalmente deciso di portare parte della sua programmazione su una piattaforma di video on demand esterna, cioè slegata dal canale e dalle sue formule di abbonamento. Se gli spettatori paganti dell’emittente potevano già fruire online degli show tramite HBO Go, ora chiunque potrà accedervi senza bisogno di sostenere i costi del cavo, accedendo semplicemente al servizio VOD di Amazon, Prime Instant Video. Fin qui la buona notizia, le cattive sono un paio: la prima è che per usufruire delle serie tv sarà comunque necessario sottoscrivere un abbonamento, quello appunto all’offerta on demand di Amazon, che presenta un costo abbastanza elevato di 99 dollari essendo su base annuale e legato anche all’ecommerce. La seconda è che sul portale non arriveranno le serie attualmente più amate e seguite di HBO, come Game of Thrones, ma solo quelle storiche o comunque con almeno tre anni di anzianità.

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Pulp Fiction, Chicago, Il Paziente Inglese: i classici Miramax arrivano in streaming gratis su AOL

Chi dice che l’on demand non possa diventare gratuito e supportato dalla pubblicità, come nella tv tradizionale? Questa è la direzione in cui si muove l’accordo, appena annunciato, tra lo studio cinematografico Miramax e AOL, media company di primissimo piano nel panorama web d’oltroceano. La partnership consentirà a tutti gli utenti USA di fruire, senza bisogno di sostenere alcun tipo di costo, alcuni tra i titoli più noti della major, direttamente tramite la nuova sezione “movies” all’interno del network video di AOL, finora specializzato solo nella diffusione di clip e serial.

PULP FICTION miramax AOL

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Il 57% degli utenti web guarda film in rete [INFOGRAPHIC]

Che il video on demand fosse una modo sempre più polare di vedere film e serial  tv, è stato reso ormai chiaro anche dalla proliferazione di piattaforme dedicate. A quantificare il fenomeno ha provato Global Web Index, mettendo a confronto la fruizione online di cinema e programmi televisivi tra l’ultimo trimestre 2012 e 2013. Ne è emersa  una crescita netta in tutti i comparti: i film mantengono la preferenza dei naviganti, oltre la metà dei quali (57%) ha dichiarato di averne visto almeno uno sul web nel mese precedente al sondaggio. La crescita maggiore è stata registrata invece dallo streaming degli show televisivi, passato dal 45 al 53%, per un totale di circa 157 milioni di nuovi spettatori migrati verso tale forma di visione. Lo studio di Global Web Index non specifica purtroppo in che misura si tratti di consumi legali o illegali, ma appare comunque indicativa di una tendenza consolidata e in continuo aumento, per altro in una fascia che comprende tutti gli utenti internet tra i 16 e i 64 anni. Ecco l’infografica elaborata a partire dall’indagine della società di ricerca:

 

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Fonte: Global Web Index

Direct to Digital Award: 42 si aggiudica il riconoscimento ideato da ScreenWEEK

È stato decretato il vincitore del Direct to Digital Award 2013, premio pensato e istituito dal magazine ScreenWEEK per sensibilizzare su questa innovativa modalità di distribuzione, basata interamente sul web. Son sempre più infatti i tioli cinematografici che sfruttano le piattaforme di video on demand per raggiungere il proprio pubblico sul web, saltando il passaggio in sala, e tra quelli usciti l’anno scorso una giuria preposta ha scelto di premiare 42. Biopic sportivo diretto dal premio Oscar Brian Helgeland, il film racconta la storia del giocatore di basbell Jackie Robinson e della sua lotta contro il razzismo.

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Internet batte tv: nel 2013 i ricavi dell’advertising sul web superano per la prima volta quelli dei broadcaster

L’atteso sorpasso alla fine è diventato realtà. Come appena rivelato dall’Interactive Advertising Bureau (IAB), l’anno scorso gli investimenti per la pubblicità su Internet hanno raggiunto negli USA i 42,8 miliardi di dollari, segnando non solo un aumento del 17% rispetto al record di oltre 36 miliardi stabilito nel 2012, ma anche una storica vittoria rispetto ai media tradizionali. Sempre nel 2013, infatti, la spesa degli inserzionisti sulla tv via etere si è fermata a poco più di 40 miliardi, cedendo  per la prima volta il passo all’advertising online.

crescita mobile

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Pirateria: Game of Thrones batte il suo stesso record con la nuova stagione, riapre la questione VOD

Non gli è bastato aver mandato immediatamente in crash HBO Go, il servizio on demand dedicato agli abbonati della popolare emittente televisiva americana. La quarta stagione del seguitissimo Game of Thrones ha debuttato domenica battendo il suo stesso record, non proprio entusiasmante, in fatto di pirateria. Il primo dei nuovi episodi ha superato, in molto meno di 24 ore, i livelli di diffusione illegale in rete raggiunti dall’esordio della terza serie: secondo il monitoraggio effettuato dell’agenzia Excipio, si tratterebbe di 1,17 milioni di indirizzi unici di IP che hanno effettuato l’accesso ai torrent del serial nelle prime 15 ore dalla sua comparsa sul web.

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Amazon Fire TV: il colosso dell’eCommerce svela il suo device per lo streaming sul piccolo schermo

Come previsto dal mercato, la conferenza fissata ieri da Amazon è servita a presentare finalmente il suo set-top box per connettere la tv in Rete. Molto atteso e oggetto di numerose indiscrezioni, Amazon Fire TV è un dispositivo di piccole dimensioni e di facile utilizzo, che punta a quel settore già presidiato dai concorrenti Apple TV e Roku, con occhio attento ai giochi e al video on demand, in particolare quello offerto tramite lo stesso servizio ad abbonamento del portale di eCommerce,  Prime Instant Video.

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Copyright: mentre in Italia entra in vigore il regolamento AGCOM, il Regno Unito dà impulso al fair use

Ieri è stata una giornata significativa per il diritto d’autore: è infatti entrato in vigore il nuovo regolamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, volto a rendere più veloce ed efficace il blocco di siti e contenuti web che violino in qualsiasi modo la proprietà intellettuale. Comparso per la prima volta lo scorso luglio, il testo della normativa è stato accompagnato sin dall’inizio, e lo è tuttora, dal plauso dell’industria culturale e dalle critiche dei provider. Severo però anche il giudizio di diversi giuristi secondo cui il provvedimento offrirebbe una “corsia preferenziale” ai detentori di diritti, cui viene messo a disposizione un sistema ultra-rapido per la rimozione dei materiali da loro stessi incriminati, slegato da quella giustizia ordinaria cui dovranno invece appellarsi gli utenti per impugnare eventuali decisioni dell’AGCOM.  Mentre in Italia si continua perciò a discutere del confine tra blocchi e censura e del conflitto tra diritti fondamentali, in ambito anglosassone la via scelta sembra propendere sempre di più verso il fair use, vale a dire un regime meno stringente di norme che preveda la possibilità di derogare alla tutela del copyright per gli “usi corretti” ed equilibrati dello stesso, in alcune fattispecie ben determinate.

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Arriva anche in Italia Chromecast, la chiavetta di Google per connettere la tv a Internet

Il mercato italiano delle tv connesse in Rete ha da oggi un nuovo operatore, che si chiama Google e che potrebbe dunque giocare un ruolo importante nello sviluppo di un segmento tecnologico ancora  poco sfruttato dall’industria dell’intrattenimento. È stata infatti appena lanciata anche da noi Chromecast, la chiavetta di Big G che permette di trasmettere sul proprio televisore tutti i contenuti che normalmente si navigano da computer o da dispositivi mobili.

chromecast italia

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Viacom vs. YouTube: finisce ufficialmente il contenzioso cominciato nel 2007

Pace fatta tra Google e Viacom: la querelle che oppone da ben sette anni il colosso del web e la media company alla fine si è risolta non con una sentenza, bensì con un accordo i cui termini non sono stati rivelati, ma che è comunque  destinato a rimanere storico per quanto riguarda la protezione del copyright in Rete. L’intesa, secondo fonti vicine alle due società, non implicherà alcun esborso economico da parte di Big G, citata in giudizio dalla rivale per un miliardo di dollari a causa delle violazioni al diritto d’autore praticate su YouTube.

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