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Marseille: ecco il serial con cui Netflix vuole conquistare la Francia

Se House of Cardsa si è rivelato il biglietto di ingresso di Netflix nel “salotto” delle grandi tv e dei network tradizionali, un altro serial potrebbe aprire al servizio di streaming la porta del mercato europeo, e in particolare francese, del video on demand. Come preannunciato dai rumor, la società guidata da Reed Hastings si lancerà infatti nella produzione di una serie originale con cui accompagnare, a settembre, il proprio debutto in territorio francese. Il titolo è Marseille e vede come protagonista il sindaco di vecchia data della città  portuale, impegnato in una campagna elettorale contornata da corruzione e malavita.

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Advertising: la raccolta USA in picco grazie al digitale

Una cifra record pari a 172 miliardi di dollari verrà raggiunta nel 2015 dagli investimenti pubblicitari statunitensi, e questo grazie alla crescente spesa nel settore digitale. A sostenerlo un report della società Magna Global, secondo cui il prossimo anno il mercato americano dell’advertising riuscirà a battere il precedente traguardo segnato nel 2007 e pari a 169 miliardi di dollari, toccando il picco massimo degli ultimi 10 anni. E un terzo di questa cifra sarà destinata alla pubblicità online.

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VOD: Netflix farà crescere il mercato europeo del 35% all’anno

Si fa imminente l’espansione europea del potente competitor Netflix, leader americano dello streaming legale ad abbonamento di film e serie tv. A settembre il servizio aprirà i battenti in due territori fondamentali per l’audiovisivo comunitario quali Francia e Germania, più Belgio, Lussemburgo, Austria e Svizzera, alimentando già da ora le previsioni sull’impatto di tale ingresso sul mercato locale. Le nuove aree dovrebbero portare al l’operatore di SVOD (subscription video on demand) tra i 5 e i 6 milioni di nuovi utenti e, secondo l’istituto di ricerca IHS, l’Eropa arriverà a contare entro il 2015 per il 20% del suo bacino globale di abbonati. In parallelo, l’arrivo del competitor americano imprimerà una decisa accelerazione al video on demand del Vecchio Continente e in particolare alla formula dell’abbonamento, la cui crescita stimata è del 35% annuo per i prossimi 5 anni.

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Google: arriva l’Android Tv… e molto di più

Se i dispositivi mobili come smartphone e tablet ci hanno traghettato verso un’esistenza sempre più connessa, Google è pronta a completare la rivoluzione trasferendo online praticamente ogni parte del nostro ambiente di vita. Non è uno scenario fantascientifico ma quanto prospettato con entusiasmo ieri, in occasione della conferenza annuale dedicata ai programmatori. L’esito è semplice: Android arriverà presto sui vostri schermi, o meglio, su qualsiasi schermo possiate pensare di avere nelle vicinanze, da quello dell’orologio da polso (Android Wear, supportato da G Watch di LG e Gear Live di Samsung) a quello della macchina (Android Auto, in arrivo nel corso dell’anno). Ma soprattutto, Android arriverà sul piccolo schermo, con una mossa a lungo tentata dal colosso del web,  ma che stavolta sarà concretizzata grazie a nuove partnership con “aziende di elettronica di consumo” la cui identità, tuttavia, sarà rivelata solo più avanti. L’unica cosa che si sa per certo, è che Android TV offrirà un’esperienza in tutto e per tutto simile a quella mobile, e sarà utilizzabile nel salotto di casa tramite set-top box o integrata direttamente nell’apparecchio televisivo.

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Antipirateria: le armi sono informazione e coinvolgimento

“La pirateria è un reato”, “rubare è vietato dalla legge”, teschi e ossa e addirittura, in altri Paesi, l’accusa di aiutare terrorismo e traffici illeciti di varia natura. L’antipirateria, come l’abbiamo conosciuta finora, ha puntato spesso e senza troppi risultati sulla colpevolizzazione degli utenti e sulla denuncia dell’illegalità di pratiche come il download. Da quando l’home entertainment ha cominciato a sperimentare una vera e propria migrazione di consumatori e proventi verso l’online, è diventato tuttavia più chiaro come la pirateria non sia da liquidare solo come comportamento criminoso. L’offerta illecita in passato ha supplito anche alla carenza di quella legale, sviluppata con ritardo da un’industria refrattaria agli inevitabili cambiamenti indotti dalla tecnologia. Ecco perché anche l’antipirateria necessita di un radicale cambio di strategia, come dimostra l’esempio inglese dell’Industry Trust for IP Awareness: sorta di corrispettivo della nostra Fapav, passata dalle campagne contro il “furto” a quelle per il supporto attivo all’industria creativa e per la diffusione della conoscenza delle alternative legali alla violazione del copyright.

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AnicaONDEmand aggiunge le library di Koch Media e Cecchi Gori mentre si lancia nella distribuzione digitale

Nuove acquisizioni e un’uscita in direct to digital per il portale AnicaONDEmand, il servizio VOD dell’Associazione Nazionale delle Industrie Cinematografiche Italiane. La piattaforma, ospitata da MyMovies e lanciata lo scorso marzo dopo una lunga gestazione, espande oggi il suo impegno nella distribuzione digitale “proiettando” in esclusiva per il pubblico del web il documentario Mediterraneo Mare di Vita – The Director’s cut, di Caterina Ponti.

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HBO sbarca on demand su Amazon Prime, ma solo con le vecchie serie tv: assenti GoT e nuovi show

È arrivato un momento molto atteso dai “cord-cutters”, gli utenti che preferiscono guardare la tv attraverso il web e i nuovi device connessi in rete. HBO, popolare pay-tv statunitense via cavo, ha finalmente deciso di portare parte della sua programmazione su una piattaforma di video on demand esterna, cioè slegata dal canale e dalle sue formule di abbonamento. Se gli spettatori paganti dell’emittente potevano già fruire online degli show tramite HBO Go, ora chiunque potrà accedervi senza bisogno di sostenere i costi del cavo, accedendo semplicemente al servizio VOD di Amazon, Prime Instant Video. Fin qui la buona notizia, le cattive sono un paio: la prima è che per usufruire delle serie tv sarà comunque necessario sottoscrivere un abbonamento, quello appunto all’offerta on demand di Amazon, che presenta un costo abbastanza elevato di 99 dollari essendo su base annuale e legato anche all’ecommerce. La seconda è che sul portale non arriveranno le serie attualmente più amate e seguite di HBO, come Game of Thrones, ma solo quelle storiche o comunque con almeno tre anni di anzianità.

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Pulp Fiction, Chicago, Il Paziente Inglese: i classici Miramax arrivano in streaming gratis su AOL

Chi dice che l’on demand non possa diventare gratuito e supportato dalla pubblicità, come nella tv tradizionale? Questa è la direzione in cui si muove l’accordo, appena annunciato, tra lo studio cinematografico Miramax e AOL, media company di primissimo piano nel panorama web d’oltroceano. La partnership consentirà a tutti gli utenti USA di fruire, senza bisogno di sostenere alcun tipo di costo, alcuni tra i titoli più noti della major, direttamente tramite la nuova sezione “movies” all’interno del network video di AOL, finora specializzato solo nella diffusione di clip e serial.

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Il 57% degli utenti web guarda film in rete [INFOGRAPHIC]

Che il video on demand fosse una modo sempre più polare di vedere film e serial  tv, è stato reso ormai chiaro anche dalla proliferazione di piattaforme dedicate. A quantificare il fenomeno ha provato Global Web Index, mettendo a confronto la fruizione online di cinema e programmi televisivi tra l’ultimo trimestre 2012 e 2013. Ne è emersa  una crescita netta in tutti i comparti: i film mantengono la preferenza dei naviganti, oltre la metà dei quali (57%) ha dichiarato di averne visto almeno uno sul web nel mese precedente al sondaggio. La crescita maggiore è stata registrata invece dallo streaming degli show televisivi, passato dal 45 al 53%, per un totale di circa 157 milioni di nuovi spettatori migrati verso tale forma di visione. Lo studio di Global Web Index non specifica purtroppo in che misura si tratti di consumi legali o illegali, ma appare comunque indicativa di una tendenza consolidata e in continuo aumento, per altro in una fascia che comprende tutti gli utenti internet tra i 16 e i 64 anni. Ecco l’infografica elaborata a partire dall’indagine della società di ricerca:

 

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Fonte: Global Web Index

Direct to Digital Award: 42 si aggiudica il riconoscimento ideato da ScreenWEEK

È stato decretato il vincitore del Direct to Digital Award 2013, premio pensato e istituito dal magazine ScreenWEEK per sensibilizzare su questa innovativa modalità di distribuzione, basata interamente sul web. Son sempre più infatti i tioli cinematografici che sfruttano le piattaforme di video on demand per raggiungere il proprio pubblico sul web, saltando il passaggio in sala, e tra quelli usciti l’anno scorso una giuria preposta ha scelto di premiare 42. Biopic sportivo diretto dal premio Oscar Brian Helgeland, il film racconta la storia del giocatore di basbell Jackie Robinson e della sua lotta contro il razzismo.

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