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YouTube ha 10 anni, Facebook 4 miliardi di views al giorno

Settimana movimentata per il mondo dei video online: ieri YouTube ha festeggiato la decima ricorrenza dal primo caricamento di un contenuto sul portale mentre lunedì cominceranno i Digital Content Newfronts, l’incontro annuale in cui i canali audiovisivi del web mostrano ai potenziali inserzionisti la loro nuova programmazione, sulla scia di un modello già consolidato in ambito televisivo. Ma soprattutto mercoledì, presentando al mercato i suoi risultati finanziari, Facebook ha colto l’occasione per snocciolare le cifre dell’ultimo asset su cui ha deciso di incentrare la propria strategia commerciale, cioè i video. Il social network ha così rivelato di aver raggiunto 4 miliardi di views al giorno, in netto aumento rispetto ai 3 miliardi di gennaio e il miliardo di settembre, quando il fenomeno è diventato chiaro dopo il cambiamento nell’algoritmo con cui vengono scelti i post da mostrare nel newsfeed e dopo  il caso Ice Bucket Challenge.

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Comcast: marcia indietro su Time Warner Cable?

Doveva essere una delle fusioni più importanti del panorama mediatico statunitense ma potrebbe non vedere la luce, a causa dei suoi dubbi effetti sulla concorrenza nel settore delle TLC. Stiamo parlando dell’acquisto di Time Warner Cable da parte di Comcast: un’operazione annunciata ormai più di un anno fa per un valore di quasi 50 miliardi di dollari, che nelle intenzioni avrebbe dovuto portare il ramo del “cavo” del colosso Warner sotto il controllo di un altro gigante del settore delle comunicazioni, cui fanno capo per altro NBCUniversal e Universal Pictures. Stando alle indiscrezioni riportate dall’agenzia di stampa Bloomberg, tuttavia, sembra che Comcast abbia infine deciso di rinunciare al progetto in vista del sempre più probabile diniego del nulla osta da parte delle autorità federali. Se fosse confermato, lo stop segnerebbe una clamorosa vittoria per Netflix e per tutti gli operatori OTT che sin dall’annuncio dell’accordo hanno protestato contro la creazione di un soggetto non solo così forte sul mercato dell’audiovisivo, ma anche integrato verticalmente nella produzione e distribuzione dei contenuti, nonché nella gestione dei canali necessari per la fruizione degli stessi.

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Pirateria: il 61% degli italiani considera il download illegale “normale”

E’ abbastanza allarmante il quadro che emerge da una ricerca pubblicata dalla Business Software Alliance su dati di Lorien Consulting: il 61% degli italiani ritiene che scaricare file illegalmente (ovvero senza pagare ai relativi detentori dei diritti d’autore) sia un atteggiamento normale, lecito o quantomeno tollerabile. Un numero ottenuto sommando diverse percentuali: il 22% del campione ignora che scaricare file senza copyright sia contro la legge, il 39% lo ritiene “illecito ma tollerabile”, il 16% lo considera “scorretto ma non illegale”, e per il 6% è addirittura un comportamento lecito.

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Avengers domina la chart dei top trailer di YouTube nel Q1 con ben due video

I Vendicatori sbarcano oggi nelle sale pronti a mostrare di nuovo i loro superpoteri al botteghino italiano, prima, e mondiale, poi. Intanto il nuovo cinecomic Marvel ha già guadagnato un podio non indifferente come quello del trailer più popolare su YouTube nei primi tre mesi del 2015. A rivelarlo è lo stesso portale video, controllato dal colosso di Mountain View, sul suo apposito sito di intelligence dedicato all’advertising e chiamato Thinkwithgoogle.com, da cui emerge per altro come Avengers: Age of Ultron abbia ben due spot in classifica, al primo e al quinto posto. Il top video, cioè il trailer 3, a oggi vanta 30 milioni e mezzo di views e 179 mila “mi piace”, e c’è da notare come sia stato pubblicato appena il 4 marzo.

YouTube Trailers Leaderboard Winter 2015 – Think with Google

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Mediaset: accordo con Telecom e Vivendi “fantascienza”, TLC in fermento

Sembrerebbe smentire tutte le voci circolate negli scorsi giorni la secca dichiarazione di Gina Nieri, consigliere Mediaset, secondo cui “per ora è fantascienza” ipotizzare un accordo con Telecom (già reduce da un’intesa per distribuire tramite fibra ottica i contenuti di Sky) coinvolgendo magari anche il colosso francese delle comunicazioni Vivendi. Stando alla smentita sarebbe “prematuro” parlare di un qualsiasi accordo, ciò non significa però che sia impensabile considerando che sono stati i vertici dello stesso operatore italiano di TLC a confermare la presenza di “discussioni avanzate” con il broadcaster per far transitare online quantomeno i contenuti premium attualmente forniti tramite decoder. Una partnership simile a quella appena annunciata con il leader del satellite, che in teoria sembra riguardare solo questioni tecniche ma in pratica darebbe a Internet una rilevanza tale da scuotere fortemente il settore mediatico italiano, per ora legato ancora con il cordone ombelicale al DTT.

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Mercato europeo dell’on demand: #2 la crescita del ramo digital

Continuiamo con la nostra ricognizione nel mercato comunitario del video on demand, guidata dalla fotografia a 360° scattata nel rapporto sul settore pubblicato la settimana scorsa dall’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo. Dopo aver analizzato il contesto di crisi di alcuni dei media tradizionali in cui si è innestata la rivoluzione digitale dell’home entertainment, passiamo ora a occuparci dello sviluppo del comparto in termini di volume d’affari. Il punto di partenza è un’analisi del rinomato istituto di ricerca IHS in cui la crescita del video on demand online viene messa a confronto con il TV VOD, inteso come servizi di pay-per-view o via cavo. Quello che è evidente, è che nonostante i numeri della pay-tv riescano ancora a sovrastare quelli delle singole forme di distribuzione digitale, preso nella sua totalità il ramo del VOD via web è riuscito già nel 2012 ad aver ragione dei media tradizionali, rimanendo allo stesso tempo ben lontano dal punto di saturazione.

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Lo sviluppo del mercato europeo dell’on demand: #1 Il declino degli editori tradizionali

Questa settimana l’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo ha pubblicato il suo report completo sul settore del video on demand negli Stati Membri UE. I dati riportati sono quelli di cui si è parlato più volte nel corso di vari incontri di respiro internazionale, come il convegno organizzato la scorsa estate dallo stesso istituto per discutere delle norme a tutela del prodotto europeo da adottare nel mutato panorama tecnologico, o la due giorni di dibattiti e incontri sul nuovo assetto dell’industria cinematografica e televisiva ospitata dall’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma.  L’uscita del rapporto completo, intitolato appunto Lo sviluppo del mercato europeo dei servizi audiovisivi on demand,  aiuta però a mettere a fuco il quadro complessivo della situazione partendo da un punto di vista molto preciso, quello cioè di un’istituzione che da sempre monitora le criticità di un comparto fortemente soggetto alle pressioni delle big statunitensi. Prima erano soprattutto le major, che rischiavano di assorbire gli investimenti delle tv con il loro prodotto già preponderante nelle sale, oggi sono i colossi del web come iTunes, Amazon, Google e, last but not least, Netflix, la cui penetrazione nel settore UE è resa ancor più semplice dall’estrema flessibilità del canale distributivo dell’online. Questa analisi, in poche parole, racconta una storia, e noi intendiamo riassumervi i suoi punti salienti divisi per capitoli, partendo appunto dal contesto di crisi degli editori tradizionali europei in cui si sono venuti a insediare i nuovi grandi player dell’on demand.

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Il 2015 di Netflix parte bene: +4,9 milioni di nuovi utenti nel primo trimestre

Il 2015 non poteva iniziare meglio per Netflix, almeno dal punto di vista della crescita degli abbonati. Il servizio di video on demand ha infatti totalizzato nel primo trimestre dell’anno 4,9 milioni di abbonati nel mondo, un risultato record. Di questi 2,28 milioni nuovi utenti derivano dagli Stati Uniti mentre a livello internazionale si sono registrati 2,6 milioni di nuovi abbonati. Alla dine del trimestre la società può contare quindi complessivamente su quasi 62,3 milioni di utenti. Un risultato al di sopra delle stesse aspettative della piattaforma che a gennaio aveva stimato 4 milioni di nuovi clienti per i lperiodo considerato (1,8 milioni negli StatiUniti e 2,25 milioni nel resto del mondo).

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ANICA, FAPAV, MPA e UNIVIDEO entrano in EMCA per promuovere il rispetto del copyright

ANICA, FAPAV, MPA e UNIVIDEO hanno annunciato il loro ingresso in EMCA (European Multimedia Copyright Alliance), alleanza di organizzazioni ed associazioni europee che dal 2009 si occupa di realizzare nelle scuole il progetto educativo “Rispettiamo la creatività”, fondato da AFI, NUOVO IMAIE e SIAE. “Rispettiamo la Creatività”, che dal prossimo anno scolastico vedrà l’introduzione di temi inerenti il settore audiovisivo, è un progetto didattico destinato alle scuole secondarie di I° grado  che prevede la promozione diretta nelle scuole, la distribuzione gratuita di kit didattici per gli insegnanti, il monitoraggio intermedio dell’andamento del progetto, un concorso a premi sul tema della creatività e un’azione di valutazione qualitativa e quantitativa del suo impatto attraverso interviste e questionari. Il progetto è stato presentato e promosso nell’ambito del Comitato AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali.

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100 milioni di utenti SVOD entro il 2015?

Una ricerca pubblicata da ABI Research/Ovum prevede che i servizi di subscription video on demand raggiungeranno i 100 milioni di utenti nel mondo entro il 2015. Secondo lo studio i principali servizi video vedranno una crescita dei ricavi del 26% nel 2015. Ma questa crescita potrebbe trasformarsi in un’opportunità anche per le Pay-Tv e per i netwok tradizionali, almeno quelli che si sono attrezzati per fornire ai loro clienti sevizi online separati, a più basso costo, con l’intento di attrarre nuovi clienti.

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