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Il sogno di Tidal è già finito?

Era stata rilanciata in grande meno di un mese fa, con un evento ricco di star a New York, ma ora Tidal, definita l’anti Spotify della musica in streaming, sembra già navigare in cattive acque. Il servizio, sviluppato dalla società norvegese Aspiro, era stato acquistato dal rapper Jay-Z e poteva vantare tra i suoi sotenitori e co-proprietari star del calibro di Madonna, Rihanna, Alicia Keys, Beyoncé, Alicya Keys e Usher. Al rilancio, in grande stile, prevedeva una nuova formula di abbonamento da 9,99 dollari al mese, più economica rispetto a quella premium (che costava 19,99 euro). Al contrario di Spotify, infatti, Tidal non prevede una versione gratuita con inserti pubblicitari. Ma proprio questa scelta, difesa da Jay-Z con la motivazione di rispettare maggiormente gli artisti rispetto alla concorrente Spotify (Tidal paga il 75% di royalties a tutti gli artisti), non sembra aver dato i suoi frutti e l’App è uscita dalla lista delle 750 App più scaricate nell’App Store. E si parla già di sonoro flop.

Tidal

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HBO Now, Sling TV, Playstation Vue, YouTube: la tv è morta, viva la tv

È forse un po’ presto per annunciare ufficialmente il decesso della regina del salotto, almeno nella sua versione tradizionale. Vero è, tuttavia, che i cambiamenti in corso nell’ultimo mese nel mercato USA del video on demand stanno imprimendo una decisa accelerazione alla migrazione dei contenuti TV verso la distribuzione via streaming. Il motore più evidente di questa transizione è rappresentato dal debutto dei servizi SVOD (subscription video on demand) di emittenti come HBO e CBS, che si sono decise per la prima volta a tagliare il cordone ombelicale rispetto all’abbonamento ai servizi di pay-tv. A fianco di questa offerta c’è poi quella dei nuovi pacchetti che stanno debuttando online a costi più significativi rispetto a quelli caratteristici di Internet, come PlayStation Vue di Sony: una combinazione di tantissimi canali televisivi cui accedere tramite la console per videogame al prezzo di 49.99 dollari al mese, contro i 64 dollari mediamente necessari per un un buon abbonamento via cavo. Un nuovo modello di video on demand, dunque, basato su contenuti di tipo “premium” e volto sostanzialmente a riprodurre sulla rete le dinamiche della tv satellitare o cablata, ma con maggior flessibilità e ovviamente con l’aggiunta di tutti vantaggi tipici della navigazione via web.

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Il mercato del SVOD in UK sorpasserà il miliardo di sterline nel 2019

Dati molto promettenti quelli che riguardano il mercato del Subscription Video On Demand in Gran Bretagna, secondo una ricerca svolta dalla società Mintel. Lo studio evidenza infatti che il mercato del VOD ad abbonamento supererà il miliardo di sterline entro il 2019. Una crescita esponenziale se si considera che, sempre secondo la ricerca, nel 2009 il valore del settore era pari a soli 28 milioni di sterline, passato a 437 milioni nel 2014 (+56% rispetto ai 281milioni del 2013). Entro il 2019 si stima che le entrate dai servizi di SVOD raggiungeranno 1,1 miliardi (pari a 1,6 miliardi di euro) e il mercato SVOD conterà per il 38% sull’intero mercato dell’home video.

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YouTube Kids, la protesta dei consumatori Usa

Problemi negli Stati Uniti per YouTube Kids, l’applicazione che la controllata di Google ha sviluppato per rispondere alle richieste provenienti dal pubblico dei genitori e alla loro esigenza di offrire ai più piccoli un intrattenimento online, mirato e adatto al target infantile (ne avevamo parlato QUI). Alcune associazioni dei consumatori americane hanno infatti scritto alla Federal Trade Commission con l’intento di far aprire un’inchiesta perché sospettano sul canale la presenza di “pubblicità sleale e ingannevole” rivolta ai più piccoli.

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Ricerca Nielsen: gli italiani preferiscono la tv (ma il tablet cresce)

In Italia la televisione detiene ancora il primato tra i device utilizzati per la fruizione di video: l’84% la usa per vedere film contro l’81% di media europea; l’81% per seguire notiziari contro la media UE dell’80%; il 77% per la visione di documentari rispetto al 79% di media UE. Sono i dati che emergono dalla ricerca Digital Landscape and The Impact of TV Everywhere condotta da Nielsen su un campione di 30.000 individui in 60 Paesi. Dallo studio emerge tuttavia che sono in crescita altri device come i tablet: il 10% degli italiani usa il tablet per i notiziari. Il mezzo televisivo, nello stesso tempo, diventa sempre più social: a febbraio i post relativi a programmi sono stati 6,4 milioni generando 433 milioni di impression (numero di volte che una pagina web viene visualizzata). Il 72% degli italiani dichiara di volere essere connesso sempre e ovunque (contro il 66% di media UE). Il 66% sottolinea che lo schermo televisivo deve essere grande, rispetto al 55% della media europea.

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Il Consiglio di Stato sulla copia privata: “Rincari legittimi”. Le reazioni dell’industria

Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del TAR del Lazio sulla questione dell’equo compenso per copia privata dichiarando “pienamente legittimi” i rincari previsti per il prossimo triennio a carico dei produttori di dispositivi mobili (smartphine, tablet). Il provvedimento si riferisce al decreto, firmato nel giugno scorso dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini sull’equo compenso per la riproduzione privata ad uso personale delle opere dell’ingegno e che aveva modificato il Decreto Bondi del 2009, aggiornandone le tariffe.  «Con questo intervento – aveva dichiarato allora Franceschini – si garantisce il diritto degli autori e degli artisti alla giusta remunerazione delle loro attività creative, senza gravare sui consumatori. Parlare di tassa sui telefonini è capzioso e strumentale: il decreto non introduce alcuna nuova tassa ma si limita a rimodulare ed aggiornare le tariffe che i produttori di dispositivi tecnologici dovranno corrispondere (a titolo di indennizzo forfettario sui nuovi prodotti) agli autori e agli artisti per la concessione della riproduzione ad uso personale di opere musicali e audiovisive scaricate dal web. Un meccanismo esistente dal 2009 che doveva essere aggiornato per legge».

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Dopo Vine anche YouTube punta sull’infanzia: arriva l’app Kids

Un’applicazione dal design semplice e morbido, con quattro sezioni facilmente navigabili con pochi scroll e un timer per stabilire il tempo di visione. Stiamo parlando di YouTube Kids, un nuovo servizio mobile, staccato dal portale video generalista, che la controllata di Google dice di aver sviluppato per rispondere alle richieste provenienti dal pubblico dei genitori e alla loro esigenza di offrire ai più piccoli un intrattenimento sì online, ma più mirato e adatto al target infantile. Ecco così l’arrivo della nuova applicazione, che debutterà lunedì 23 febbraio in occasione del Kidscreen Summit e, almeno inizialmente, per i soli dispositivi Android.

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Anche Nickelodeon diventa on demand

Seguendo la scia già tracciata da HBO e  CBS, un altro importante canale a pagamento statunitense sta per lanciarsi nel mondo degli over the top con un servizio online “stand-alone”, sganciato cioè dall’abbonamento televisivo tradizionale. L’emittente stavolta è Nickelodeon e la notizia appare di primo piano, trattandosi non solo di un gigante dell’intrattenimento, ma di un operatore specializzato con quel target infantile che tanto conta nel consumo audiovisivo e in particolare in quello domestico. Ad annunciare la svolta, che prenderà avvio prestissimo, a febbraio, è stato lo stesso Philippe Dauman, CEO della del colosso delle TLC Viacom cui fa capo anche il canale satellitare.

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SnapperHero: dal web serial all’app-serial per Snapchat

Se ormai le web series sono un fenomeno ben consolidato sia a livello di audience che di meccanismi produttivi, questa forma di intrattenimento sembra già pronta per procedere verso il suo prossimo step evolutivo, vale a dire un contenuto seriale pensato per la distribuzione via app mobile. Un esempio? La nuova serie SnapperHero, finanziata nientemeno che dal colosso telefonico AT&T per debuttare su Snapchat, il servizio di messaggistica online dove le comunicazioni scambiate via chat scompaiono dopo 10 secondi dalla visualizzazione e che spopola in particolare tra gli adolescenti.

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Cina, intrattenimento e telefonia sempre più legati

Nello sterminato mercato cinese si sta sempre più diffondendo la passione per le nuove tecnologie e ad oggi si stima che il 60% degli abitanti abbiano accesso ai contenuti attraverso device mobili, come smartphone e tablet. Un fattore che certamente ha spinto il gruppo attivo nel settore dell’entertainment LeTV a progettare di debbuttare con una propria serie di telefoni cellulari nei prossimi tre mesi. LeTV, che è nota sopratutto come società che offre servizi di video streaming (la terza della Cina), ha una divisione dedicata alla produzione cinematografica, LeVision Pictures, che figura tra i finanziatori di I Mercenari 3 e ha prodotto Coming Home di Zhang Yimou, oltre a essere coinvolta  nella realizzazione dell’epico The Crossing di John Woo.

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