Media

Telecom: vicino un accordo con Mediaset su modello Sky

Niente cessioni o stravolgimenti ma una partnership per traghettare anche l’offerta pay di Mediaset verso la rete e verso nuovi modelli di fruizione capaci di bypassare i canali dell’emittenza tradizionale. Come anticipato da mesi dai rumors e dagli incontri tra i vertici delle due aziende, il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi è vicino a un accordo con Telecom Italia che porterà la sua offerta Premium direttamente nella bolletta di fibra e telefono, imboccando perciò la stessa strada già inaugurata da Sky lo  scorso aprile.

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Cord-cutting: negli USA il 7% ha abbandonato la pay-tv per gli OTT

Avanza la sfida posta dai nuovi operatori online del mercato dell’intrattenimento audiovisivo. Gli over the top (OTT), i servizi cioè che permettono di fruire via web di film e programmi tv senza per forza possedere accesso alle emittenti tradizionali, nel 2014 hanno generato 9 miliardi di dollari in tutto il mondo e sono destinati a raggiungere i 19 miliardi nei prossimi 5 anni. A stimarlo è Parks Associates, secondo cui lo sviluppo di questo segmento avrebbe già accentuato notevolmente la tendenza al cord-cutting, cioè all’abbandono dei vecchi operatori di pay-tv e in particolare di quelli via cavo che finora hanno dominato il mercato nordamericano del piccolo schermo.

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Media e intrattenimento: cosa cambierà da qui al 2019

Abbiamo già anticipato le previsioni dell’istituto PwC in merito alle prossime evoluzioni del mercato dell’home entertainment, di cui si attende a breve il sorpasso non solo di dvd e blu-ray ma degli stessi incassi in sala. La crescita del digitale è però un trend trasversale a tutti i settori scandagliati dalla società nel suo rapporto Global entertainment and media outlook 2015-2019: uno sguardo complessivo su di un’industria profondamente segnata negli ultimi anni dal ruolo sempre più pervasivo dell’online, che si appresa a entrare in una fase più matura di trasformazione in cui vecchi equilibri e centri di potere non potranno più evitare di confrontarsi con i nuovi canali distributivi di informazione e intrattenimento. Vediamo i punti chiave del processo così come individuati dalla stessa PricewaterhouseCoopers

I driver di crescita del digital

I driver di crescita del digital

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Lo stato dei media: cresce l’online, che traina l’advertising (anche in Italia)

Lettori e introiti in calo per la carta stampata e meno spettatori anche per la tv via cavo, mentre i ricavi pubblicitari dell’online crescono in misura significativamente superiore rispetto a tutto il resto del comparto. Questa la fotografia dei mezzi di informazione negli USA scattata dal rapporto annuale State of the News Media 2015, stilato dal Pew Research Center e molto incentrato sui cambiamenti nell’audience, nella readership e negli investimenti assorbiti da ciascun canale. Quello che emerge dai trend dell’anno passato è la continua contrazione delle risorse a disposizione di giornali e riviste, diminuite del 4% fino a 19,9 miliardi dollari, cioè la metà dei livelli di 10 anni fa. Di contro, l’online continua il proprio boom, con un +18% nel fatturato ed entrate da advertising pari a 50,7 miliardi di dollari.

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Twitter delude nel primo trimestre 2015

Il primo trimestre del 2015 si è chiuso per Twitter con dati piuttosto deludenti. Se infatti i ricavi sono aumentati del 74% a 436 milioni di dollari (una crescita comunque inferiore alle previsioni degli analisti che parlavano di 457 milioni di dollari) il sito di microblogging registra perdite pari a 162 milioni di dollari in aumento rispetto ai 132 milioni di dollari dello stesso periodo dell’anno scorso. La società ha dovuto anticipare la comunicazione dei dati trimestrali sin seguito alla “fuga di notizie” pubblicata sull’account Twitter del sito Selerity a Borsa ancora aperta, scoop che ha causato il crollo del titolo a Wall Street: ha chiuso al New York Stock Exchange in calo del 18,18% a 42,27 dollari ad azione ma nell’ultima ora di scambi era stato prima sospeso al ribasso e poi tornato alle contrattazioni con un calo del 26%.

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Netflix sbarca in Italia a ottobre?

Ancora nulla di ufficiale ma i rumors sullo sbarco nel nostro paese di Netflix, il servizio di SVOD attivo ormai in 50 territori, si fanno sempre più insistenti. E pare probabile che l’approdo della società in Italia possa avvenire in autunno, presumibilmente nel mese di ottobre. Lo riporta Variety citando alcune fonti raccolte in occasione di INCONTRI #5 il convegno organizzato dalla BLS Sudtirol Alto -Adige e svoltosi dal 22 al 24 aprile. All’incontro anno partecipato oltre 50 esponenti del settore cinematografico e televisivo ed è stato focalizzato sull’evoluzione delle produzioni nell’era del digitale e sull’attrattività delle coproduzioni europee.

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Il sogno di Tidal è già finito?

Era stata rilanciata in grande meno di un mese fa, con un evento ricco di star a New York, ma ora Tidal, definita l’anti Spotify della musica in streaming, sembra già navigare in cattive acque. Il servizio, sviluppato dalla società norvegese Aspiro, era stato acquistato dal rapper Jay-Z e poteva vantare tra i suoi sotenitori e co-proprietari star del calibro di Madonna, Rihanna, Alicia Keys, Beyoncé, Alicya Keys e Usher. Al rilancio, in grande stile, prevedeva una nuova formula di abbonamento da 9,99 dollari al mese, più economica rispetto a quella premium (che costava 19,99 euro). Al contrario di Spotify, infatti, Tidal non prevede una versione gratuita con inserti pubblicitari. Ma proprio questa scelta, difesa da Jay-Z con la motivazione di rispettare maggiormente gli artisti rispetto alla concorrente Spotify (Tidal paga il 75% di royalties a tutti gli artisti), non sembra aver dato i suoi frutti e l’App è uscita dalla lista delle 750 App più scaricate nell’App Store. E si parla già di sonoro flop.

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Nielsen: l’audience non è solo quella delle “vecchie tv”, ma loro non se ne sono accorte

Tutti ne parlano, ma chi è che lo usa? Lo SVOD, subscription video on demand, è ormai sulla bocca di ogni analisi riguardante i nuovi modelli di offerta e consumo audiovisivo, specie da quando anche le emittenti televisive, italiane e non, si sono convinte a rivolgersi all’online per non perdere il treno dello streaming. Stando alle ultime rilevazioni di Nielsen, questo protagonismo non è ingiustificato: il 40% delle case americane avrebbe infatti accesso a un servizio di video on demand, e la fetta sarebbe anche cresciuta da gennaio a novembre-dicembre 2014, con un aumento piuttosto significativo di circa 5 punti percentuali.

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Pirateria: il 61% degli italiani considera il download illegale “normale”

E’ abbastanza allarmante il quadro che emerge da una ricerca pubblicata dalla Business Software Alliance su dati di Lorien Consulting: il 61% degli italiani ritiene che scaricare file illegalmente (ovvero senza pagare ai relativi detentori dei diritti d’autore) sia un atteggiamento normale, lecito o quantomeno tollerabile. Un numero ottenuto sommando diverse percentuali: il 22% del campione ignora che scaricare file senza copyright sia contro la legge, il 39% lo ritiene “illecito ma tollerabile”, il 16% lo considera “scorretto ma non illegale”, e per il 6% è addirittura un comportamento lecito.

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Sky: numeri record per la trimestrale ma in Italia costi troppo alti

Al terzo trimestre del suo esercizio fiscale, corrispondente al 31 marzo, il gruppo Sky ha messo a segno una crescita record, sostenuta dall’aumento del numero degli abbonamenti in diversi Paesi europei tra cui Regno Unito, Irlanda, Germania, Austria e anche Italia. Nelle due aree anglofone, in particolare, il colosso del satellite, operativo da tempo anche nell’offerta legale online, ha conosciuto la miglior performance degli ultimi 11 anni in termini di nuovi clienti (204 mila, per un totale di quasi 12 milioni di utenti privati) che  di contenimento delle perdite. Il merito? Secondo il management è proprio di quella strategia “dual brand” che presto vedremo in atto anche da noi grazie all’intesa con Telecom, e che mira appunto ad aggredire sia il mercato della tv tradizionale sia quello delle trasmissioni via banda larga, denominate NOW TV.

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