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Accordo Telecom-Mediaset: nasce Premium Online

Cinema, tv e sport, sia live che on demand, fruibile da 400 diversi dispositivi tanto da rete fissa quanto da mobile. È un’offerta a tutto tondo quella rivelata ieri da Telecom Italia e Mediaset, che dopo mesi di indiscrezioni e trattative hanno infine reso noti i dettagli di una partnership volta a portare su internet tutta la programmazione pay del Biscione. A partire già dal mese prossimo, infatti,  i clienti di rete fissa e mobile TIM potranno accedere a un nuovo servizio battezzato Premium Online, con 22 canali live e più di 6 mila contenuti on demand, anche in HD, compreso il calcio della Champions League e le partite delle squadre Premium della Serie A TIM.

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Mediaset-Vivendi, Goldman Sachs scommette sulla convergenza

Per quanto una robusta alleanza con il colosso europeo delle TLC Vivendi sia stata finora descritta come “fantascienza” o comunque come una prospettiva molto lontana, il mercato continua a credere nella convergenza tra Mediaset e il nuovo azionista numero 1 di Telecom Italia. Gli ultimi a puntarci sono stati gli analisti finanziari di Goldman Sachs, che venerdì hanno alzato il target price per le azioni del Biscione da 4,8 a 5,5 euro e hanno confermato il giudizio “buy” proprio in vista di una possibile intesa tra l’emittente e la compagnia francese guidata da Vincent Bolloré.

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Fusione AT&T e Direct TV: nasce il colosso n.1 della pay-tv USA

Continua l’attrazione fatale tra telco e media, altrimenti nota come convergenza: dopo quasi un anno di scrutinio, la Commissione Federale USA per le comunicazioni ha dato l’ok alla fusione tra la storica compagnia telefonica AT&T, secondo provider di connessione wireless del Paese, e la principale emittente satellitare, Dish TV. Un sodalizio che darà vita a un gigante da 26 milioni di abbonati a livello nazionale e altri 19 milioni in America Latina, vale a dire il primo operatore di pay-tv degli Stati Uniti d’America, in grado di concorrere con altri colossi attivi nella fornitura congiunta di cavo, banda e contenuti culturali come Comcast (proprietaria anche di NBCUniversal).

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Le news? Ormai passano da Facebook e Twitter [INFOGRAPHIC]

Quante volte vi è capitato di apprendere una notizia sfogliando il newsfeed di Facebook o sbriciando anche di sfuggita un tweet? Bene, ovviamente non siete soli al mondo, anzi: con il passare del tempo i due social network si stanno affermando quale fonte sempre più accreditata di informazione, tra l’altro con una tipologia di “lettori” ben differenziata a seconda della piattaforma e delle sue specificità. A rivelarlo è una ricerca di Pew Research Center, che ha messo in evidenza un drastico aumento nell’uso che gli utenti americani fanno dei canali social per informarsi su fatti che non riguardano la loro sfera familiare o amicale. Se nel 2013 si trattava del 52% per gli iscritti a Twitter e del 47% per quelli di Facebook, le percentuali sono arrivate entrambe al 63%, con una crescita dovuta molto più al cambiamento delle abitudini di consumo piuttosto che all’aumento nel bacino di account.

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Mediaset: la convergenza arriva con Vodafone

Pochi giorni fa le indiscrezioni su un possibile accordo con Telecom Italia, oggi una decisa accelerazione verso la convergenza ma con un alleato diverso, cioè Vodafone. Al di là del partner scelto e dei nuovi equilibri che si stanno formando nell’attuale “corsa” italiana al  business della banda larga fissa e mobile, c’è di fatto che Mediaset sta muovendo i primi passi di un’alleanza con le telco per l’offerta congiunta di servizi di telefonia, internet e contenuti tv. In questo caso tuttavia, non si tratterà di un’intesa a tutto tondo come quella recentemente stretta tra l’ex monopolista di Stato e Sky, che fondamentalmente abbina l’abbonamento alla pay-tv con quello alla fibra. Con l’accordo rivelato oggi infatti le trasmissioni di Mediaset Premium saranno sì fruibili dagli utenti Vodafone, ma solo su tv e tablet.

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BBC: la tv pubblica inglese in crisi per il video on demand

Un taglio di 1.000 dipendenti, pari a quasi il 5% dell’intera forza lavoro del broadcaster, giustificato con la diminuzione degli abbonamenti e la crescita del pubblico che non guarda più i programmi attraverso il tradizionale apparecchio televisivo ma solo sul web. Sta succedendo nel Regno Unito, dove una rete storica come la BBC ha dovuto dichiarare la propria difficoltà economica nel rimanere al passo con i cambiamenti nelle abitudini di consumo di film, serial e show televisivi, indotti dalla crescita di Internet. Per il 2016-2017 l’emittente prevede infatti un calo delle entrate da canone pari a 150 milioni di sterline, dovuto non solo al congelamento della tassa stabilito dal Governo britannico ma anche al crescente e inaspettato numero di famiglie che fanno a meno della tv grazie alle possibilità offerte dall’online.

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Telecom: vicino un accordo con Mediaset su modello Sky

Niente cessioni o stravolgimenti ma una partnership per traghettare anche l’offerta pay di Mediaset verso la rete e verso nuovi modelli di fruizione capaci di bypassare i canali dell’emittenza tradizionale. Come anticipato da mesi dai rumors e dagli incontri tra i vertici delle due aziende, il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi è vicino a un accordo con Telecom Italia che porterà la sua offerta Premium direttamente nella bolletta di fibra e telefono, imboccando perciò la stessa strada già inaugurata da Sky lo  scorso aprile.

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Cord-cutting: negli USA il 7% ha abbandonato la pay-tv per gli OTT

Avanza la sfida posta dai nuovi operatori online del mercato dell’intrattenimento audiovisivo. Gli over the top (OTT), i servizi cioè che permettono di fruire via web di film e programmi tv senza per forza possedere accesso alle emittenti tradizionali, nel 2014 hanno generato 9 miliardi di dollari in tutto il mondo e sono destinati a raggiungere i 19 miliardi nei prossimi 5 anni. A stimarlo è Parks Associates, secondo cui lo sviluppo di questo segmento avrebbe già accentuato notevolmente la tendenza al cord-cutting, cioè all’abbandono dei vecchi operatori di pay-tv e in particolare di quelli via cavo che finora hanno dominato il mercato nordamericano del piccolo schermo.

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Media e intrattenimento: cosa cambierà da qui al 2019

Abbiamo già anticipato le previsioni dell’istituto PwC in merito alle prossime evoluzioni del mercato dell’home entertainment, di cui si attende a breve il sorpasso non solo di dvd e blu-ray ma degli stessi incassi in sala. La crescita del digitale è però un trend trasversale a tutti i settori scandagliati dalla società nel suo rapporto Global entertainment and media outlook 2015-2019: uno sguardo complessivo su di un’industria profondamente segnata negli ultimi anni dal ruolo sempre più pervasivo dell’online, che si appresa a entrare in una fase più matura di trasformazione in cui vecchi equilibri e centri di potere non potranno più evitare di confrontarsi con i nuovi canali distributivi di informazione e intrattenimento. Vediamo i punti chiave del processo così come individuati dalla stessa PricewaterhouseCoopers

I driver di crescita del digital

I driver di crescita del digital

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Lo stato dei media: cresce l’online, che traina l’advertising (anche in Italia)

Lettori e introiti in calo per la carta stampata e meno spettatori anche per la tv via cavo, mentre i ricavi pubblicitari dell’online crescono in misura significativamente superiore rispetto a tutto il resto del comparto. Questa la fotografia dei mezzi di informazione negli USA scattata dal rapporto annuale State of the News Media 2015, stilato dal Pew Research Center e molto incentrato sui cambiamenti nell’audience, nella readership e negli investimenti assorbiti da ciascun canale. Quello che emerge dai trend dell’anno passato è la continua contrazione delle risorse a disposizione di giornali e riviste, diminuite del 4% fino a 19,9 miliardi dollari, cioè la metà dei livelli di 10 anni fa. Di contro, l’online continua il proprio boom, con un +18% nel fatturato ed entrate da advertising pari a 50,7 miliardi di dollari.

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