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	<title>CineGuru &#187; Marketing</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Batman vs. Hobbit vs. Prometheus: chi vince la sifda del web?[Infographic]</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società specializzata nell'analisi del buzz online Way to Blue confronta tre titoli particolarmente attesi del 2012: Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, Lo Hobbit - Un viaggio Inatteso e Prometheus. Indovinate chi è il vincitore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni si sta scatenando la mania dei trailer. Colpa del <strong>Super Bowl</strong>, l&#8217;evento sportivo più atteso degli Stati Uniti, che garantisce agli inserzionisti una visibilità unica. Da qui le prime indiscrezioni e poi la conferma sui film che avranno uno <strong>spot</strong> durante la messa in onda: fuori <a href="http://www.screenweek.it/film/21648-Il-Cavaliere-Oscuro-Il-Ritorno"><em>Il Cavaliere Oscuro &#8211; Il Ritorno</em></a>, dentro <a href="http://www.screenweek.it/film/23895-G-I-Joe-Retaliation"><em>G.I. Joe &#8211; La Vendetta</em></a>, <a href="http://www.screenweek.it/film/13302-John-Carter"><em>John Carter</em></a> e, soprattutto gli <a href="http://www.screenweek.it/film/6184-The-Avengers"><em>Avengers</em></a>. Il teaser trailer dei <em>Vendicatori</em> <strong>Marvel</strong> dura una manciata di secondi, ma in 24 ore ha realizzato un milione e mezzo di visualizzazioni, confermandosi uno dei film più attesi della prossima stagione. Non dimentichiamoci però che già a fine 2011, il trailer de l&#8217;ultimo capitolo di <em>Batman</em> aveva scalato le classifiche di<strong> iTunes</strong> e poi quasi monopolizzato il web con la questione “audio”. Per motivi stilistici, infatti, il regista <strong>Christopher Nolan</strong> non aveva migliorato la voce dell’antagonista dell’Uomo Pipistrello, <em>Bane</em>, che come da fumetto porta una maschera sulla bocca da cui inala la sostanza responsabile della sua fisicità così possente. Risultato: uno stuolo di commenti e parodie sulla difficoltà di comprendere il trailer, più ovviamente la corsa ai ripari di Warner Bros che infine ha imposto un miglioramento del parlato per renderlo meno confuso. Difficile dire se l’aneddoto gioverà o meno agli incassi del film: di sicuro ha giovato al <strong>buzz in Rete</strong>, partita che il <em>Cavliere Oscuro</em>, secondo  la società inglese specializzata nella rilevazione della web reputation <a href="http://uk.waytoblue.com/the-hobbit-vs-the-dark-knight-rises-vs-prometheus-trailer-buzz-showdown"><em>Way to Blue</em></a><em>, </em>si disputata non tanto (o non solo) con i Vendicatori ma con due altri concorrenti di rilevo quali il prossimo film di <strong>Peter Jackson</strong> e quello di <strong>Ridley Scott</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3244" title="avengers" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/avengers-1024x783.jpg" alt="" width="595" height="455" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-3175"></span></p>
<p>In realtà, all&#8217;uscita della clip di <em>Batman</em>, noi <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=3104">vi abbiamo parlato</a> della competizione con <em>The Avengers</em>, data l&#8217;immediatezza del paragone effettuabile sui<strong> download da iTunes</strong> nella prima giornata di pubblicazione: record di un milione di visualizzazioni stabilito già da allora dal primo trailer dei <em>Vendicatori</em>, e contro-record di un milione e due conquistato da quello dell&#8217;<em>Uomo Pipistrello</em>. La<strong> battaglia del 2012</strong> però <strong>non si combatte solo tra cinecomics</strong> o tra supereroi provenienti dagli universi<strong> Marvel e DC</strong>. Ci sono altri titoli che rientrano a pieno diritto nel novero dei &#8220;most anticipated&#8221; del 2012, tra cui appunto il ritorno di <strong>Jackson</strong> a <strong>Tolkien</strong> con <a href="http://www.screenweek.it/film/2494-The-Hobbit-An-Unexpected-Journey"><em>Lo Hobbit &#8211; Un viaggio Inatteso</em></a> e quello di<strong> Ridley Scott</strong> alla fantascienza con il possibile prequel di Alien, <a href="http://www.screenweek.it/film/22553-Prometheus"><em>Prometheus</em></a>.</p>
<div id="attachment_3178" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-3178" title="buzz dark knight hobbit grafico 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/buzz-dark-knight-hobbit-grafico-1.jpg" alt="" width="580" height="331" /><p class="wp-caption-text">grafico 1 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>A tirare le somme è stata appunto <a href="http://uk.waytoblue.com/the-hobbit-vs-the-dark-knight-rises-vs-prometheus-trailer-buzz-showdown"><em>Way to Blue</em></a>, che ha analizzato l&#8217;eco suscitato online dai materiali promozionali di questi tre titoli cinematografici. Nello specifico, il periodo preso in considerazione va <strong>da inizio dicembre a inizio gennaio</strong> e, come mostra l&#8217;<strong>infografica</strong>, presenta un picco nei <strong>giorni pre-natalizi</strong> in corrispondenza delle <em>release</em> dei trailer e materiali vari. Il primo evidente risultato della ricerca, è la <strong>netta prevalenza del film <em>Lo Hobbit</em></strong>, che distacca anche il <em>Cavaliere Oscuro</em> nonostante la popolarità del franchise, più recente rispetto a quello del<em><strong> Signore degli Anelli</strong></em>. Il fantasy di <strong>Jackson</strong> deve però essere rimasto nel cuore, soprattutto degli utenti del web e dei social media, tanto da far guadagnare al suo &#8220;erede&#8221; il podio per quanto riguarda il numero di post (grafico 1) e la condivisione su Twitter (grafico 2). Meno rilevante invece il vantaggio guadagnato in termini di citazione nei blog, nelle news e nei forum (grafico 3), dove <em>Lo Hobbit</em> ha solo tre punti percentuali in più rispetto a <em>Il Cavaliere Oscuro &#8211; Il Ritorno</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3179" class="wp-caption aligncenter" style="width: 589px"><img class="size-full wp-image-3179" title="shareoftweets-dark knight grafico2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/shareoftweets-dark-knight-grafico2.jpg" alt="" width="579" height="230" /><p class="wp-caption-text">grafico 2 - fonte: Way to Blue</p></div>
<div id="attachment_3180" class="wp-caption aligncenter" style="width: 589px"><img class="size-full wp-image-3180" title="share buzz dark knight hobbit grafico 3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/share-buzz-dark-knight-hobbit-grafico-3.jpg" alt="" width="579" height="241" /><p class="wp-caption-text">grafico 3 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Prometheus</em></strong> si riprende un po&#8217; giusto per quel che riguarda i temi e i personaggi più ricorrenti, in cui spicca <strong>Alien</strong> (grafico 4), forse proprio per la difficoltà di determinare l&#8217;esatta parentela del nuovo film con il classico sci-fi di <strong>Ridley Scott</strong>. Seguono <strong>Bane</strong> e <strong>Bilbo Baggins</strong>. Per quanto riguarda i <strong>registi</strong> (grafico 5), <strong>Peter Jackson</strong> non conoscere rivali, per quanto il trend generato dai tweet su<strong> Christopher Nolan</strong> presenti più picchi di minore intensità, indicando forse una maggior costanza nelle conversazioni sul <strong>social network</strong>.</p>
<div id="attachment_3181" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-3181" title="buzz dark knight hobbitcparole chiave grafico 4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/buzz-dark-knight-hobbitcparole-chiave-grafico-4.jpg" alt="" width="580" height="334" /><p class="wp-caption-text">grafico 4 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3182" class="wp-caption aligncenter" style="width: 591px"><img class="size-full wp-image-3182" title="shareoftweets-dark knight director" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/shareoftweets-dark-knight-director.jpg" alt="" width="581" height="332" /><p class="wp-caption-text">grafico 5 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riusciranno i due rivali de <em>Lo Hobbit</em> a rimontare nelle classifiche di popolarità? E non manca qualche concorrente di un certo rilievo all&#8217;analisi? <a href="http://www.screenweek.it/film/25300-The-Hunger-Games"><em>The Hunger Games</em></a> è alle porte, mentre<em> The Avengers</em> ha già mandato in delirio il web per due volte, l&#8217;ultima con appena 13 secondi e nessuna novità di rilievo nel trailer. La sfida è aperta, voi cosa ne pensate?</p>
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		<title>Tassa sui trailer: tra diritto e buon senso, una questione di opportunità</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/12/tassa-sui-trailer-tra-diritto-e-buon-senso-una-questione-di-opportunita-3009</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so ancora dire fino a che punto SIAE abbia pieno titolo nel richiedere il pagamento di una licenza per pubblicare i trailer cinematografici sui siti internet. Nessuna delle argomentazioni pro o contro mi ha fino ad ora convinto a fondo e quindi continuerò a raccogliere informazioni e pareri e ad ascoltare i diversi punti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/R55e-uHQna0" width="640" height="360" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Non so ancora dire fino a che punto SIAE abbia pieno titolo nel richiedere il pagamento di una <a href="http://storify.com/braddd/siae-vs-trailer">licenza</a> per pubblicare i trailer cinematografici sui siti internet. Nessuna delle argomentazioni <em>pro</em> o <em>contro</em> mi ha fino ad ora convinto a fondo e quindi continuerò a raccogliere informazioni e pareri e ad ascoltare i diversi punti di vista per cercare di farmi un&#8217;idea precisa, pur se <strong>considero il punto di diritto del tutto irrilevante ai fini del ragionamento che voglio fare in questa sede</strong>.</p>
<p>Vorrei infatti spostare la riflessione in un contesto più ampio per far notare a tutti quanto <strong>ogni vincolo o limite alla più libera circolazione dei materiali promozionali e pubblicitari online possa essere controproducente</strong> per l&#8217;economia nel suo complesso e quanto il danno portato da tali vincoli possa essere in proporzione più grave proprio per la filiera audiovisiva, di cui la SIAE fa parte in nome e per conto degli autori che rappresenta.</p>
<p>Sappiamo tutti quanto <strong>la circolazione dei materiali pubblicitari sui media tradizionali sia esclusivamente &#8220;a pagamento&#8221;</strong>. Sono più unici che rari i casi in cui anche solo il frammento di un trailer (o di uno spot) finisce in un telegiornale e la loro presenza al di fuori degli spazi pubblicitari è ridotta al minimo e comunque generalmente ottenuta grazie ad investimenti paralleli in pubblicità. Gli spot non fanno notizia o, meglio, nessuno sui media tradizionali vuole che sia così. Questo, però, non è mai stato vero per internet.</p>
<p><strong>Su internet ogni materiale che &#8220;meriti&#8221; di circolare ed essere condiviso trova una sua naturale cassa di amplificazione</strong> e risonanza attraverso siti di informazione, blog, comunità e, oggi più che mai, i social network. Per la prima volta produttori di beni e servizi, le loro agenzie e i creativi hanno a disposizione un &#8220;media&#8221; in cui possono sia &#8220;pianificare&#8221; spazi pubblicitari, pagando per ottenere una visibilità limitata al numero di contatti acquistati, sia &#8220;guadagnare&#8221; visibilità gratuità, potenzialmente infinita, inventandosi un messaggio che &#8220;meriti&#8221; l&#8217;attenzione della rete.</p>
<p>Per chi lavora sulla rete questa <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/07/paid-earned-owned.html">distinzione</a> tra &#8220;paid media&#8221; e &#8220;earned media&#8221; è diventata d&#8217;uso comune con l&#8217;evolversi del cosiddetto <strong>marketing virale</strong>, ma credo che ancora oggi, nonostante i responsabili marketing siano tutti pronti a vantarsi di averlo utilizzato, non ci sia reale consapevolezza della portata del fenomeno e di quanto la propagazione spontanea stia cambiando le regole stesse della comunicazione, in un processo che, oltre alla creatività, finirà per ridefinire la struttura dell&#8217;intero settore pubblicitario ed editoriale.</p>
<p>Senza spingerci oltre in un ragionamento che ci porterebbe troppo lontano vorrei tornare nel merito stretto della questione citando il caso del video pubblicitario che ho inserito a inizio di questo post. Si tratta dello <strong>spot Volkswagen della Passat 2012 pianificato durante il Super Bowl </strong>di quest&#8217;anno. Si è trattato del Super Bowl più seguito di sempre (111 milioni di spettatori medi secondo Nielsen) e a quanto mi risulta il costo per un break pubblicitario da 30&#8243; durante l&#8217;evento è di 3 milioni di dollari.</p>
<p>Il filmato, come accade ormai per quasi tutti gli spot trasmessi durante questo evento, caricato su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=R55e-uHQna0">YouTube dalla stessa Volkswagen</a>, già prima della trasmissione aveva totalizzato 14 milioni di visualizzazioni ed è diventato un oggetto dalla dirompente carica virale diffusosi, gratuitamente, in tutto il mondo. Solo le visualizzazioni ottenute sul canale ufficiale sono ad oggi oltre 44 milioni (lo stesso risultato sarebbe costato circa 1 milione di dollari se le valutiamo ai prezzi da Super Bowl). Ma il canale ufficiale è solo uno delle decine di sorgenti video (compreso, ad esempio, il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=UGHY7cGAjgU">canale italiano</a> su cui ne ha totalizzate 57mila) su cui lo spot era stato caricato e da cui, poi, è stato embeddato e condiviso, attraverso blog, social network e così via.</p>
<p>Penso che si possa tranquillamente stimare che il video abbia raggiunto almeno un numero doppio di visualizzazioni rispetto a quelle ottenute attraverso il canale ufficiale e tutte questo grazie ad una diffusione spontanea che ha coinvolto, gratuitamente, i blog che ne hanno parlato, le comunità in cui è stato segnalato e i social network in cui tutto questo è stato condiviso. <strong>Un circolo virtoso dal quale i brand hanno solo e soltando da guadagnare, in grado di moltiplicare teoricamente all&#8217;infinito la penetrazione di un investimento d&#8217;avvio</strong>.</p>
<p>Certo, <strong>serve e servirà sempre anche l&#8217;investimento iniziale</strong>. Al minimo per produrre il messaggio ma anche per diffonderlo visto che non tutti i materiali promozionali hanno qualità tali da meritarsi visibilità, <strong>ma comunque sia internet funziona, ad oggi, da volano per la distribuzione di questi contenuti, moltiplicando il ritorno sull&#8217;investimento necessario a produrli e a dargli la diffusione d&#8217;avvio</strong> attraverso i media tradizionali.</p>
<p>Si tratta di un meccanismo di cui beneficia ormai ogni categoria di prodotto ma che ha la sua massima espressione proprio con <strong>i trailer cinematografici che sono virali per natura</strong>. Mentre la pubblicità di prodotti tradizionali deve fare spesso un grande sforzo per diventare coinvolgente (… <a href="http://screenrant.com/super-bowl-commercials-2011-discussion-mikee-100542/"><em>Advertising is more about making memorable moments than exposing a product</em></a> …), per trasformarsi da un messaggio che vende un prodotto a messaggio che coinvolge il pubblico raccontando una storia, il trailer cinematografico è già storia, è già emozione ed è quindi già intimamente in contatto con il suo pubblico di riferimento.</p>
<p><strong>A questo punto, avendo a disposizione qualcosa che è in grado di moltiplicare X2 o X3 o X10 il ritorno di un investimento pubblicitario, con benefici per tutti perché il sistema dovrebbe inserire un qualsiasi vincolo che ne vada a limitare il fattore di moltiplicazione?</strong></p>
<p>Rientrando nella questione dei trailer e della SIAE, anche se si arrivasse a richiedere la sottoscrizione di una licenza gratuita, penso che il danno maggiore deriverebbe dall&#8217;aver imposto una briglia ad un meccanismo di moltiplicazione che oggi ha un&#8217;equazione costituita solo da fattori d&#8217;amplificazione e, domani, potrebbe avere invece un limite imposto dalla quantità di &#8220;nodi&#8221; della rete che avendo una licenza possono, nella legalità, rilanciare un determinato contenuto.</p>
<p>Con questo ragionamento non voglio contestare il fatto che la SIAE abbia sollevato un pretesa, che tra l&#8217;altro scaturisce anche da un obbligo nei confronti dei suoi mandatari, ma invitare tutti a una riflessione sull&#8217;opportunità di inserire in un sistema di cui beneficia tutta la filiera audiovisiva (maggior ritorno sull&#8217;investimento vuol dire anche maggiore voglia di produrre materiali promozionali e quindi più lavoro per gli autori) un vincolo che giudichiamo anacronistico non per una qualche forma di idealismo, ma semplicemente perché dannoso.</p>
<p>Queste riflessioni hanno assunto per me un significato ancora maggiore alla luce delle <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=SPEECH%2F11%2F777">recenti dichiarazioni</a> del <em>Commissario Europeo per l&#8217;Agenda Digitale</em> <strong>Neelie Kroes</strong>, che pone l&#8217;accento sulla &#8220;necessità di sviluppare un sano e robusto contesto per la remunerazione dei creatori di opere dell&#8217;ingegno&#8221; (via <a href="http://punto-informatico.it/3341451_2/PI/News/sarkozy-streaming-ossessione-copyright.aspx">PI</a>) rispetto all&#8217;ossessione per la difesa al diritto d&#8217;autore.</p>
<p><strong>Prendersela con i trailer non aiuterà in nessun modo la filiera audiovisiva</strong>, mentre è proprio dalla collaborazione con la rete e dalla chiara distinzione tra cosa serve a promuove un bene o servizio ed quindi bene che circoli al meglio e <strong>cosa merita una remunerazione per tutti gli aventi causa</strong> che si può pensare di ricreare quel contesto e, soprattutto, un modello economico e tecnico tale da compensare produttori e autori per lo sfruttamento delle loro opere.</p>
<p>La priorità deve essere ristrutturare il sistema d&#8217;offerta audiovisiva accettando una volta per tutte che internet è il media definitivo, con a valle televisori, dispositivi mobili, web e tutto il resto -da cui resta fuori solo l&#8217;inattaccabile specifico delle sale cinematografiche- e un&#8217;infinità di opportunità commerciale per lo sfruttamento delle opere ed è su questo su cui bisognerebbe concentrare risorse, intelligenza e creatività.</p>
<p>Lasciate liberi i trailer e potremmo goderci ancora cose come questa qui sotto, che portano tanta gente al cinema!</p>
<p> </p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/EPNjWWQqWCA" width="640" height="360" frameborder="0"></iframe></p>
<p><em>Little Thor è un filmato virale realizzato dalla Marvel due mesi dopo lo spot Passat che ha ottenuto oltre 2,5 milioni di visualizzazioni solo sul suo canale ufficiale</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I film direttamente&#8230; dal bus al consumatore. Parte in GB la nuova strategia Fox per le vendite home video.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/i-film-dal-bus-al-consumatore-2870</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 06:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un codice QR da scansionare con il proprio smartphone per accedere subito al megastore online della catena HMV. Ecco come la major intende interecettare il proprio pubblico nei suoi percorsi urbani durante la frenetica stagione delle Feste. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo <strong>Natale</strong>, i<strong> DVD e Blu-ray</strong> da regalare ad amici e parenti si compreranno<strong> alla fermata dell&#8217;autobus</strong>. Questa è l&#8217;ultima iniziativa di marketing della <strong>20th Century Fox</strong>, che ha lanciato questo negozio virtuale accessibile dalle pensiline del trasporto pubblico (ma solo inglese) in partnership con la <strong>catena di negozi HMV</strong>, specializzata nel settore dell&#8217;entertainment, e la sua speciale <strong>app per la telefonia mobile</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2873" title="fox hmv" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/fox-hmv.jpg" alt="" width="400" height="266" /></p>
<p><span id="more-2870"></span>Il marchio con cui la <strong>Fox</strong> ha deciso di sperimentare questo nuovo c<strong>anale di vendita</strong> è senza dubbio potente: secondo quanto riportato da <a href="http://www.variety.com/article/VR1118046137"><em>Variety</em></a>, consta di <strong>250 punti vendita</strong> tra Inghilterra e Irlanda, ma l&#8217;interesse dell&#8217;iniziativa consiste soprattutto nel lato per così dire &#8220;immateriale&#8221; dell&#8217;operazione, nel tentativo cioè di <strong>trasformare intere città in negozi a cielo aperto</strong>, e di ripensare completamente il ruolo dell&#8217;<strong>affiosionistica</strong>, pronta a diventare la vetrina tangibile di uno <em>store</em> subito accessibile online.</p>
<p>Il meccanismo è semplice, funziona attraverso un <strong>codice QR</strong> abbinato a ogni prodotto, che i consumatori potranno leggere attraverso il proprio <strong>smartphone</strong>. Il potenziale cliente, intercettato dalle pubblicità poste alle fermate dei bus, sarà così connesso dal suo telefonino direttamente al sito <em><strong>hmv.com</strong></em> e alla<strong> pagina del film o del serial tv selezionato</strong>, in modo da poterne sbirciare il contenuto e magari completare l&#8217;acquisto. Tra i titoli che<strong> 20th Century Fox</strong> intende lanciare con questo nuovo sistema, <em>Variety</em> annovera alcuni dei cavalli di battaglia dell&#8217;ultima stagione cinematografica della major (<em>L&#8217;Alba del Pianeta delle Scimmie, X-Men First Class, Rio, I pinguini di Mr. Popper</em>), ma anche la saga completa di <em><strong>Star Wars</strong></em>, <em><strong>Alien</strong></em> e <em>Mamma ho perso l&#8217;aereo</em>, più le serie di maggior successo come <em><strong>Glee</strong></em>, <em>24</em> o<em> I Griffin</em>.</p>
<p>È la prima volta che la major tenta la strada &#8220;mobile&#8221; per spingere il settore delle vendite home video, ma se l&#8217;<strong>esperimento iniziale</strong> nelle città di Londra, Manchester, Leeds, Nottingham, Bristol, Glasgow ed Edinburgo dovesse avere successo, non è escluso che i tipici codici 2D a quadratini neri comincino a spuntare anche lungo le linee degli autobus di molti altri Paesi.  Secondo <strong>Robert Price</strong>, di <strong>20th Century Fox Home Entertainment</strong>, quello offerto in partenrship con HMV è un servizio che i consumatori conoscono bene e con cui si troveranno a proprio agio, soprattutto con l&#8217;approssimarsi delle festività: <em>&#8220;Ci stiamo avvicinando alla stagione più frenetica per lo shopping e i regali, durante la quale i potenziali clienti hanno poco tempo a propria disposizione e vanno sempre in giro con i cellulari alla mano. Con il nostro negozio virtuale abbiamo perciò creato nuovi punti di distribuzione che prima non esistevano, e che permetteranno ai consumatori di esaurire in fretta la propria lista dei regali da fare&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Babbo Natale</strong> è avvertito, quest&#8217;anno niente slitta o renne pittoresche. Solo autobus e, ovviamente, smartphone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.variety.com/article/VR1118046137"><em>Variety</em></a></p>
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		<title>Caso Kutcher: Twitter, opportunità o boomerang per le star?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 09:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ashton Kutcher si esprime in maniera avventata con un tweet  su un allenatore coinvolto in un caso di abusi su minori. È subito rivolta nel social network , che ora l’attore pensa di mettere nelle mani più sicure e oculate dei propri agenti. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fattaccio risale alla settimana scorsa, quando il <strong>pioniere dei tweet</strong> tra le star di <strong>Hollywood</strong>, <strong>Ashton Kutcher</strong>, si è cacciato nei guai esprimendo pubblicamente sul web il proprio supporto a<strong> Joe Paterno</strong>,  coach  della squadra di football della Pennsylvania State University. <em>“Come si può licenziare Jo Pa? Lo trovo di pessimo gusto”</em> ha sostanzialmente scritto l’attore americano in quello spazio di massimo <strong>140 caratteri</strong> che fin’ora ha utilizzato più alacremente e con maggior efficacia rispetto a molti colleghi ben più noti di lui. Peccato che <strong>Paterno</strong> sia stato estromesso dal suo ruolo non per motivi tecnici ma a causa dello scandalo in cui è stato coinvolto un suo ex-collaboratore accusato di abusi sessuale su minorenni.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2857" title="ashton kutcher twitter" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/ashton-kutcher-twitter.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p><span id="more-2856"></span>Le <strong>reazioni al tweet</strong> sono state molto dure, tanto che <strong>Kutcher</strong> si è affrettato a rimuovere il post e a scusarsi, specificando di aver appreso solo in un secondo momento le ragioni della cacciata dell’allenatore, di aver pensato all’inizio che fosse stato mandato via per l’età avanzata e per i risultati ottenuti dalla sua squadra. L’attore però si è spinto oltre, annunciando che <strong>abbandonerà per un po’ il social network</strong> per capire come evitare altre situazioni spiacevoli. L’ipotesi attualmente valutata dalla star, è quella di <strong>affidare la gestione dell’account Twitter ai suoi manager</strong>, in modo da non incappare in altre gaffe clamorose come quella su <strong>Jo Paterno</strong> ma anche come quella dell’<strong>11 settembre</strong>. Mentre tutto il mondo, e soprattutto i grandi nomi dello showbiz americano, si sfidavano a commemorare nella maniera più solenne e commossa le vittime dell’attentato  di dieci anni fa alle Torri Gemelle, <strong>Kutcher</strong> scriveva  avventatamente: <em>“Questo è senza dubbio il giorno più bello dell’anno! Buongiorno, football, mio vecchio amico! Torniamo insieme per altri 5 mesi&#8221;.</em></p>
<p>Il riferimento era ovviamente alla ripresa del campionato nazionale di rugby, ma anche quella volta la passione per lo sport costò all’attore una figuraccia memorabile, seguita dalle solite scuse di rito. Il <strong>caso Kutcher</strong>, tuttavia, ha destato e continua a destare molta attenzione per lo stretto rapporto che il personaggio ha instaurato sin da subito e prima di tutti con <strong>Twitter</strong>. Celebre la <strong>sfida</strong> lanciata nel 2009<strong> alla CNN</strong>  a chi avrebbe raggiunto prima il <strong>milione di <em>followers</em></strong><em>, </em>nonché lo scambio di post con la sua famosa e più matura compagna <strong>Demi Moore</strong>, elemento che forse più di ogni altro, dopo la notevole differenza di età tra i due, ha alimentato il gossip e la popolarità della coppia.</p>
<p>Oggi, con i suoi <strong>8 milioni di <em>followers</em></strong>, Kutcher è lontanissimo dal competere con <strong>Lady Gaga</strong>, seguita già da <strong>15 milioni di utenti Twitter</strong>, ma anche con la giovane pop star<strong> Justin Bieber</strong> e con la sua fidanzatina <strong>Selena Gomez</strong>, che potrebbe presto arrivare a scalzare l’attore dalla top ten. Ma per lo <strong>star system</strong> hollywoodiano rimane un punto di riferimento, anche per la sua doppia natura di interprete e di finanziatore di diverse start up della Silicon Valley. A parte la notizia della figuraccia, ad aver risuonato sui media è stata perciò la domanda su cosa convenga fare alle star: <strong>affidarsi a professionisti della comunicazione</strong>, o continuare a <strong>curarsi personalmente del proprio Twitter</strong> che, come ricorda<a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/ashton-kutcher-joe-paterno-tweet-analysis-260751"><em> Hollywood Reporter</em></a>, orami è un elemento fondamentale del conseus di un attore. È vero perciò che <em>“il web non dimentica”</em>, come ha spiegato al magazine americano l’esperto <strong>Drew Olanoff</strong>, ma ancora peggio sembra reagire confusamente come ha fatto Kutcher: <em>“Ha parlato a sproposito, OK è umano”</em>, sottolinea lo stesso analista<em> “ha fatto bene a scusarsi ma non a dichiarare che smetterà di usare Twitter. Credo sia stata una reazione impulsiva a una situazione complicata”</em>. Dopo aver annunciato di voler <em>“passare di mano”</em> il proprio account, l’attore ha però specificato meglio <strong>sul proprio blog</strong> le ragioni che lo hanno spinto verso questa decisione, in cui annovera<strong> la trasformazione di questo social network</strong> sempre più diffuso:</p>
<p><em>“Da uno strumento educativo comunitario, da uno spazio dove scambiare opinioni per incoraggiare un sano dibattito, Twitter è diventato <strong>una piattaforma  pubblicitaria di massa</strong>, dove un tweet si trasforma velocemente in notizie che vengono poi ritrasmesse in tutto il mondo”.</em></p>
<p><img class="aligncenter" title="twitter" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/twitter.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Un processo che, secondo l’attore, genera informazioni distorte a gonfia le polemiche basate su di esse. Ma la sua decisione, per ora non smentita, di volersi ritirare dal gioco, secondo <em>Hollywood Reporter</em> potrebbe  rivelarsi controproducente: <em>“Gli artisti dovrebbero popolare i social network con la propria voce”</em> &#8211; afferma a proposito l’agente <strong>John Scholz </strong>della <strong>Career Artist Management</strong> &#8211; <em>“i fan sono attirati dalla personalità e dai contenuti coinvolgenti, che non possono essere generati se non dagli artisti stessi”</em>. Sembra inoltre che i social feeds creati appositamente da compagnie specializzate vengano abbandonati abbastanza presto dai <em>followers</em>, perdendo così molta della loro efficacia.</p>
<p>In alternativa, gli esperti consultati da <em>Hollywood Reporter</em>, consigliano semplicemente di attenersi alla <strong>Netiquette</strong>, che vale tanto per i comuni naviganti della Rete quanto per i grandi nomi. <em>“Le celebrità possono trarre davvero molti benefici dal mostrare il proprio ‘sé’ sui social media”</em>, spiega il presidente dalla Beck Media e Marketing, <strong>Todd Beck</strong>, <em>“ma devono essere consapevoli dei rischi e preparati alle conseguenze. Se non li conoscono, dovrebbero imparare a conoscerli. Se combinano guai, devono fare di tutto per rimettere le cose a posto nella maniera più veloce e completa possibile. Quelli che seguono le regole, che siano star o meno, tendono a essere i cittadini migliori e più rispettati del web social”</em>.</p>
<p>A differenza di quello che spesso accade nel “vecchio” piccolo schermo, nel <strong>grande reality della Rete</strong> sembrano quindi valere ancora le <strong>regole di comportamento</strong>, soprattutto quelle basilari e spontanee stabilite da ogni community proprio come nei primi, “arcaici”, forum online.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/ashton-kutcher-joe-paterno-tweet-analysis-260751"><em>The Hollywood Reporter</em></a></p>
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		<title>“La comunicazione per il cinema. Quali scenari”? Ferpi al Festival di Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 18:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Festival di Roma il convegno Ferpi sul ruolo delle comunicazione nel cinema. Dal product placement di Lezioni di Cioccolato 2 al profilo Facebook delle sale cinematografiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basta bottigliette d’acqua con la marca in primissimo piano e protagonisti che fumano in continuazione sul grande schermo: il<strong> cinema può offrire al marketing</strong> molto di più. Può offrire un rapporto più articolato che si nutre sì di <strong>product placement</strong>, ma anche del <strong>rapporto sempre più stretto con i nuovi media</strong>. A sostenerlo è <strong>Massimo Proietti, Direttore Marketing di Universal Pictures Italy</strong>, tra i relatori dell’incontro organizzato nell’ambito del <strong>VI Festival Internazionale del Film di Roma</strong> da <strong>Ferpi</strong> (Federazione Relazioni Pubbliche) per discutere del nuovo ruolo che può assumere la comunicazione in rapporto all’industria della settima arte.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2790" title="festival-cinema-roma-2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/festival-cinema-roma-2011.jpg" alt="" width="374" height="250" /></p>
<p><span id="more-2789"></span></p>
<p>Obiettivo del convegno, che si è svolto oggi presso l’Auditorium di Roma, era quello di riflettere sulla posizione strategica che il comunicatore dovrà ricoprire in misura sempre maggiore sia nell’ambito della <strong>comunicazione d’impresa</strong>, sia per quanto riguarda la necessità di intercettare e <strong>raggiungere nuovo pubblico</strong>. Vale a dire un target che in questo momento viene ovviamente a coincidere con i <strong>nativi digitali</strong> e implica il pieno sfruttamento del <strong>mobile</strong>, dei <strong>tablet</strong>, dei <strong>social network</strong>. E non a caso è proprio <strong>Facebook</strong> il canale su cui <strong>Universal Pictures</strong> punterà sempre di più per la promozione dei propri titoli, a partire dal film in uscita ad aprile <a href="http://www.screenweek.it/film/22486-Battleship"><em>Battleship</em></a>, che può vantare tra i propri interpreti la popolarissima popstar <strong>Rihanna</strong> e che quindi sarà veicolato anche sfruttando il seguito dell&#8217;interprete sul web.</p>
<p>Nuove sinergie sono tuttavia possibili anche con il <strong>product placement</strong>, ormai risorsa non solo finanziaria ma anche creativa, come nel caso del film <strong>Cattleya</strong>, distribuito da <strong>Universal</strong>, <a href="http://www.screenweek.it/film/26890-Lezioni-di-cioccolato-2"><em>Lezioni di Cioccolato 2</em></a> (uscita 11 novembre). <em>“Si tratta di un vero <strong>plot placement</strong>”</em> &#8211; ha spiegato Proietti &#8211; <em>“nato dal desiderio di Perugina di sviluppare un prodotto totalmente nuovo, un bacio bianco, intorno a cui finiscono per girare anche le storie dei protagonisti, impegnati nella sua creazione”</em>.  Un sistema promozionale dunque <em>“molto più evoluto e ben fatto, che porta il placement a un livello superiore”</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2791" title="Lezioni di cioccolato 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/Lezioni-di-Cioccolato-2-Foto-dal-set.jpg" alt="" width="465" height="319" /></p>
<p>Per quanto riguarda la <strong>comunicazione che proviene dalle sale cinematografiche</strong>, a intervenire è stato invece <strong>Paolo Protti,</strong> presidente <strong>Agis e Anec</strong>, che ha confermato come il mondo dell’<strong>on line</strong> sia ormai <em>“indispensabile e ineludibile”</em>. Sempre di più sono le strutture che si dotano di <strong>un loro sito e di un loro profilo Facebook</strong>, volto a <strong>fidelizzare i clienti</strong>. Strumenti a volte ancora più efficaci di quello considerato finora come la forma massima di promozione, cioè il <strong>trailer</strong>. <em>“Un recente studio dell’Anica ha dimostrato che vengono guardati con scarsa attenzione da chi è in sala, perché si tratta di un pubblico già informato”</em>.</p>
<p>Un problema che secondo <strong>Protti</strong> è tipico dell’<strong>esercizio</strong>, la cui <strong>comunicazione si è sempre rivolta prima di tutto al pubblico già noto.</strong><em>“Ci sono stati periodi in cui <strong>abbiamo cercato di attrarre nuove fasce di spettatori</strong>, in particolare con l’ammodernamento e l’adeguamento tecnologico dei cinema, <strong>ma a quanto pare non è bastato</strong>: il monte spettatori in Italia continua a oscillare tra i 100 e i 120 milioni, mentre ci sarebbero tutte le potenzialità per arrivare a 150. La Francia, il nostro stesso numero di abitanti, ne raggiunge 200”</em>.</p>
<p>In questo contesto grande importanza riveste non solo il web ma anche la <strong>carta stampata</strong>, ancora <em>“una nicchia che non possiamo permetterci di perdere”</em>. Dell’on line ha parlato infine anche il <strong>produttore Fulvio Lucisano</strong>, soffermandosi però in controtendenza sul lato negativo della disaffezione che la pirateria  crea nei giovani rispetto al luogo di fruizione per eccellenza del  film, cioè la sala cinematografica.</p>
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		<title>Addio a Steve Jobs: il futuro di Pixar, iCloud e AppleTV</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 15:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel giorno dedicato al ricordo di Steve Jobs, una panoramica delle conseguenze che la sua scomparsa potrebbe comportare per il mondo del cinema. Sia per la sua creatura, la Pixar, che per lo sviluppo del sistema cloud rivale UltraViolet e di Apple Tv.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una giornata come questa, tutto il mondo dell&#8217;informazione non può che essere concentrato sulla scomparsa, a soli 56 anni, del creatore di Apple <strong>Steve Jobs</strong>. <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/what-is-steve-jobs-hollywood-233572"><em>Hollywood Reporter</em></a> gli ha voluto rendere omaggio con un approfondimento riguardo all&#8217;influenza e all&#8217;eredità che il guru dell&#8217;informatica e della tecnologia lascerà all&#8217;industria del cinema, partendo dalla sua esperienza con la <strong>Pixar</strong> e con la <strong>Disney</strong> fino ad arrivare ad <strong>Apple TV</strong>.</p>
<p>Come noto, nell&#8217;86 <strong>Jobs</strong> comprò dalla <strong>Lucasfilm</strong> il <strong>Graphics Group</strong>, destinato a diventare di lì a poco la casa di produzione che sdoganò l&#8217;uso della CGI e del 3D nei film d&#8217;animazione. Dopo che la <strong>Pixar</strong> venne acquistata nel  2006 dalla <strong>Disney</strong>, Jobs riuscì a ottenere una partecipazione del 7,3% nella grande multinazionale cinematografica, e nonostante le difficoltà e le assenze causate dalla sua malattia continuò a sedere nel CDA fino alla sua dipartita. Questo è il motivo per cui fonti vicine alla major citate da <em>Hollywood Reporter</em> non credono che la sua uscita di scena porterà a &#8220;<em>un vero cambiamento in ciò che la Disney fa quotidianamente</em>&#8220;. La differenza potrebbe invece essere maggiormente accusata dalla <strong>Pixar</strong> di <strong>John Lasseter</strong>, per cui <strong>Jobs</strong> costituiva un sicuro alleato nei rapporti con la compagnia, soprattutto in un momento in cui grandi uscite come <a href="http://www.screenweek.it/film/2401-Cars-2"><em>Cars 2</em></a> non danno i risultati sperati. <em>&#8220;Ai burocrati non piacciono le cifre che la Pixar spende per realizzare i suoi film, ma nessuno oserà toccarla finché c&#8217;è Jobs&#8221;</em>, riporta il magazine riferendosi a dichiarazioni rilasciate da una fonte vicina a <strong>Disney</strong> prima della tragica notizia.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2644" title="stevejobs_pixar" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/stevejobs_pixar.jpg" alt="" width="486" height="274" /></p>
<p>Un altro campo in cui il colosso dell&#8217;animazione potrebbe rivedere le proprie posizioni è <strong>UltraViolet</strong>, il nuovo sistema cloud per lo storage dei cataloghi home video personali, che sta per partire con il sostegno di ben 70 compagnie, tra cui <strong>Microsoft, Netflix, Comcast, Sony</strong> e molti altri Studios. Tranne, per l&#8217;appunto, <strong>Disney</strong> e ovviamente <strong>Apple</strong>, impegnata a sviluppare la propria piattaforma <strong>iCloud</strong>. Un servizio che tra l&#8217;altro per ora prevede di gestire musica e altri tipi di contenuti, ma non film e show televisivi, fronte su cui <strong>Jobs</strong> pare si stesse muovendo con trattative di cui però, spiega sempre <em>Hollywood Reporter</em>, non sono noti i dettagli. Con la sua scomparsa, appare dunque lecito chiedersi se <strong>Disney</strong> continuerà a tenersi fuori da <strong>UltraViolet</strong>, oltre che a puntare sulla sua catena di negozi sparsi in tutto il mondo, riacquistata proprio sotto spinta di <strong>Jobs</strong> e sempre più vicina al modello <strong>Apple Store</strong>.</p>
<p>E parlando della compagnia legata più di tutte al nome di Jobs, qualche incertezza potrebbe aprirsi anche sul futuro di <strong>Apple TV</strong>, un sistema ancora poco diffuso per trasportare sul &#8220;piccolo schermo&#8221; i contenuti scaricati da<strong> iTunes</strong>, ma anche quelli provenienti da altri canali come <strong>Youtube</strong> o <strong>Netflix</strong>. Un apparecchio che potrebbe avere tutte le caratteristiche per affermarsi sul mercato più o meno al pari di altri prodotti <strong>Apple</strong>, ma che come tutte le altre attività dello storico marchio non potrà più avvalersi del genio tecnologico, ma anche promozionale, di <strong>Jobs</strong>.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/what-is-steve-jobs-hollywood-233572"><em>Hollywood Reporter</em></a></p>
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		<title>La crescita dei Social Media</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 09:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dellacasa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;infografico di oggi sintetizza in alcune chart la crescita dirompente dei social media, esplorandone non solo lo sviluppo, ma anche le modalità di impiego da parte degli utenti. Tra le cose più interessanti il fatto che l&#8217;accesso a Facebook via mobile è quasi quadruplicato tra il 2010 e il 2011 e che quasi il 50% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;infografico di oggi sintetizza in alcune chart la crescita dirompente dei social media, esplorandone non solo lo sviluppo, ma anche le modalità di impiego da parte degli utenti. Tra le cose più interessanti il fatto che l&#8217;accesso a <strong>Facebook</strong> via mobile è quasi quadruplicato tra il 2010 e il 2011 e che quasi il 50% degli utenti utilizza <strong>Twitter</strong>… senza mai accedere al sito, quindi via client e/o applicazioni sui telefonini. </p>
<p>Note interessanti sul rapporto tra i brand e i Social Media. Sono sempre più utilizzati per il recruitment (mi piacerebbe sapere davvero come), il 75% dei likes su Facebook è generato dall&#8217;advertising ed è ancora basso l&#8217;uso di YouTube in rapporto alla sua importanza.</p>
<p><img style="display:block; margin-left:auto; margin-right:auto;" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/09/growthsocial.jpg" alt="Growthsocial" title="growthsocial.jpg" border="0" width="650" height="5717" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>VOD: Hulu vola in Giappone, Dreamworks Animation in Cina</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/09/vod-hulu-vola-in-giappone-dreamworks-animation-in-cina-2504</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 19:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli scorsi mesi quando abbiamo riportato una notizia riguardante i servizi, e le polemiche, sul web Video On Demand nella quasi totalità dei casi ci siamo riferiti al mercato americano. All&#8217;estero infatti, per non parlare dell&#8217;Italia, una valida proposta come quella offerta da Hulu o Comcast scarseggia se non è in molti casi totalmente assente. Sembra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli scorsi mesi quando abbiamo riportato una notizia riguardante i servizi, e le polemiche, sul web <strong>Video On Demand</strong> nella quasi totalità dei casi ci siamo riferiti al mercato americano. All&#8217;estero infatti, per non parlare dell&#8217;Italia, una valida proposta come quella offerta da <em>Hulu</em> o <em>Comcast</em> scarseggia se non è in molti casi totalmente assente.</p>
<p>Sembra che gradualmente i più importanti provider stiano <strong>allargando il proprio campo d&#8217;azione</strong>. Dopo <em>Netflix</em>, pronto a sfondare in questi mesi <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/07/netflix-pronto-a-sfondare-anche-in-america-latina-2405">in America Latina</a>, ecco pronto anche Hulu a seguire la stessa strada.</p>
<p>Infatti a sorpresa il gigante del settore ha dato annuncio di ben due importanti notizie.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/07/hulu_player.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2431" title="hulu_player" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/07/hulu_player.jpg" alt="" width="614" height="461" /></a></p>
<p>La prima è che <strong>Hulu ha scelto il Giappone</strong> come paese in cui compiere la prima grande espansione internazionale della società. Il nuovo servizio offrirà gli abbonati un illimitato accesso a film e show televisivi su televisori, console di gioco e di intrattenimento, lettori Blu-ray, smartphone, tablet e PC, ovviamente senza pubblicità  e per 1480 ¥ al mese (13.50 euro).</p>
<p>La seconda, non meno sorprendente, è che la società fornirà al paese del Sol Levante gli show del<strong> canale CBS</strong>, come le serie di <em>CSI, Numb3rs, Star Trek </em>e<em> TwinPeaks</em>. I diritti sono stati forniti con un contratto di non-esclusività multianno. Fino al momento attuale l&#8217;offerta di <em>Hulu</em> si era limitata solo a contenuti di NBC Universal, News Corporation e della Walt Disney Company ma era già da tempo che erano giunte voci di trattative tra le due società. Per ora gli show CBS saranno disponibili solo in Giappone, ma probabilmente nei prossimi mesi anche i consumatori americani potranno beneficiarne.</p>
<p>Non solo i provider si interessano al mercato asiatico. Anche gli studios cinematografici più importanti entrano in campo direttamente e dopo la <em>Warner Bros</em> anche la <em><strong>Dreamworks Animation</strong></em> distribuirà in streaming alcune sue pellicola per la prima volta <strong>in</strong> <strong>Cina</strong>.</p>
<p>Si tratta della serie di <strong><em>Kung fu Panda</em></strong> e lo studio ha stretto un un accordo di distribuzione via internet con il servizio di video online cinese <strong>Youku</strong>. L&#8217;intesa prevede che i film della serie  siano disponibili attraverso la piattaforma online di Youku Premium in modalità on demand e successivamente, una volta terminata la finestra del vod a pagamento, debutteranno sull&#8217;Hollywood Movie Channel del sito cinese.</p>
<p>Nei prossimi mesi notizie di questo tipo probabilmente saranno sempre più frequenti e le più importanti società sembrano sempre più capire la necessità e l&#8217;importanza di offrire una valida alternativa legale alla pirateria nei vari mercati del mondo.</p>
<p>Fonte: <em><a href="http://www.deadline.com/2011/09/surprise-cbs-to-deliver-content-to-hulu-for-japanese-subscribers/">Deadline</a></em></p>
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		<title>Chi riuscirà a comprare Hulu tra Google, Yahoo ed Amazon? [UPDATE]</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 17:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prosegue ormai da diverso tempo e con grandi colpi di scena il tentativo di vendere Hulu, il noto servizio di video on-demand tra i più conosciuti ed utilizzati negli Stati Uniti. La quota delle proprietà è divisa in alcune parti tra Disney/ABC (27%), Comcast/NBC (32%) e News Corp./FOX (31%) spalleggiati dal fondo di venture capital [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue ormai da diverso tempo e con grandi colpi di scena il tentativo di <strong>vendere Hulu</strong>, il noto servizio di video on-demand tra i più conosciuti ed utilizzati negli Stati Uniti.</p>
<p>La quota delle proprietà è divisa in alcune parti tra <strong>Disney/ABC </strong>(27%), <strong>Comcast/NBC </strong>(32%) e <strong>News Corp./FOX </strong>(31%) spalleggiati dal fondo di venture capital <strong>Providence Equity Partners</strong> (che ha il 10% delle quote). Gli aspiranti acquirenti sono diversi ed in testa troviamo <strong>Google</strong> e <strong>Yahoo</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/07/hulu_player.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2431" title="hulu_player" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/07/hulu_player.jpg" alt="" width="614" height="461" /></a></p>
<p>La cessione di Hulu al miglior offerente sta appassionando non poco i media specializzati e gli interessati del settore. Ecco alcune tra le ultime novità che sono state svelate sulla trattativa.<br />
<em><strong><a href="http://www.bloomberg.com/news/2011-07-18/hulu-s-owners-are-said-to-offer-bidders-five-year-program-access-guarantee.html">Bloomberg</a></strong></em> ha svelato ad esempio alcuni dettagli sulla tavolo del negoziati: chi acquisterà Hulu avrà <strong>garantito per 5 anni</strong> l’accesso agli show delle library Disney, Comcast e News Corp.. Di questi 5 anni di licenza assicurata, i primi due anni saranno addirittura <strong>in esclusiva</strong> sebbene NBC, ABC e FOX manterranno la facoltà di riproporre i propri spettacoli sui loro siti ufficiali. Sarebbe presente inoltre un&#8217;ulteriore clausola accessoria che da la possibilità alle major di continuare a vendere i diritti di streaming anche ai servizi<strong> TV Everywhere</strong>, vale a dire i VOD su qualsiasi dispositivo collegato a Internet in qualsiasi località, normalmente riservati agli abbonati delle pay TV via cavo e via satellite.<br />
<span id="more-2430"></span><br />
A sorpresa <strong>Microsoft</strong> ha ufficializzato di essersi <strong>tirata fuori dall’asta</strong>, nonostante l&#8217;acquisizione di Hulu avrebbe potuto rappresentare un punto importante nel processo di evoluzione della piattaforma<em> Xbox Live </em>diventando anche distributore di contenuti TV, oltre al consolidato rapporto che ha con Netflix per quanto riguarda l&#8217;ambito cinematografico.</p>
<p>Ciò che può aver allontanato Microsoft si è rivelato un motivo per accelerare il processo, almeno per <strong>Yahoo</strong>. La società sembra essere disposta a pagare <strong>2 milardi di dollari</strong> per il videoportale. Le condizioni che vi ho riportato qui sopra sarebbero indispensabili secondo il consiglio di amministrazione di Yahoo, che considera un periodo di 5 anni il tempo minimo indispensabile per costruire un rapporto con i propri consumatori ed imporre il brand come leader di distributore di contenuti on-line. Inoltre l&#8217;acquisizione riporterebbe in luce una società le cui azioni sono calate particolarmente negli ultimi anni.</p>
<p>Ma le trattative sono in salita visto che gli ostacoli più grossi si chiamato Google e Amazon. Secondo alcuni rumor le due società avrebbero fatto offerte ben più sostanziose.</p>
<p><strong>Google</strong> rimane sempre il cavallo su cui puntare vista la liquidità di cui dispone e la grande utilità che potrebbe avere l&#8217;ingresso di Hulu all&#8217;interno della società. A sfavore di Google però c&#8217;è un fattore da non sottovalutare: l’<strong>Anti-Trust USA</strong>, che ha diverse indagini in corso su Google e che continua a vedere YouTube come un nemico da combattere.</p>
<p><strong>Amazon </strong>dispone di fondi altrettanto solidi e rimane ancora in corsa, ma la società più importante al mondo di e-commerce ha già avviato una sua attività di streaming a pagamento, per questo <em>Hulu Plus</em> rischia di essere ridondante, e allo stesso tempo non ha mai mostrato particolare interesse verso lo streaming gratuito supportato dalla pubblicità, che è invece la base di <em>Hulu Originale</em>.</p>
<p><em>Nei prossimi giorni ci saranno sicuramente nuovi aggiornamenti sulla compravendita più chiacchierata dell&#8217;estate.</em></p>
<p><strong>[UPDATE] 22 luglio</strong>, ore 18.40: sembra che sia spuntata <strong>un altro candidato </strong>nella lotta per la conquista di Hulu, e si tratta di un vero e porprio colosso. Sto parlando di <strong>Apple</strong> e un incontro preliminare fra la società di Steve Jobs e Hulu sembra essere già avvenuto. </p>
<p>Secondo Bloomberg  il prezzo dell’operazione potrebbe ammontare a<strong> 1,4 miliardi di euro</strong>: una cifra totalmente alla portata del patrimonio di Apple.</p>
<p>Fonte: <em>Bloomberg, Nextv</em></p>
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		<title>Netflix raddoppia le tariffe negli Stati Uniti, è polemica tra gli abbonati</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 11:17:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
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		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<category><![CDATA[Netflix]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei punti di forza di Netflix, il provider di Video on Demand più importante degli Stati Uniti e tra i più rilevanti al mondo, è sempre stato il prezzo molto vantaggioso per i suoi abbonati. A sorpresa la società negli scorsi giorni ha fatto una revisione della policy delle tariffe, che sono quasi raddoppiate causando l&#8217;ira [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei punti di forza di <strong>Netflix,</strong> il provider di<strong> Video on Demand</strong> più importante degli Stati Uniti e tra i più rilevanti al mondo, è sempre stato il <strong>prezzo molto vantaggioso</strong> per i suoi abbonati.</p>
<p>A sorpresa la società negli scorsi giorni ha fatto una revisione della policy delle tariffe, che sono quasi raddoppiate causando l&#8217;ira di non pochi abbonati (quasi <strong>23 milioni</strong> a marzo 2011 negli USA).</p>
<p>Se prima i servizi di VOD e di noleggio Dvd via posta era accorpati, e bastava pagare una tariffa unica di 9.99 dollari per ottenerli entrambi, da ora i consumatori americani dovranno spendere <strong>15.98 dollari </strong>(o più) per continuare ad usufruirne.</p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/netflix-watch-now.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-2193" title="netflix-watch-now" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/05/netflix-watch-now.png" alt="" width="494" height="350" /></a></p>
<p>Infatti il prezzo per il solo<strong> streaming illimitato </strong>è diventato di <strong>7,99 dollari</strong> mentre per <strong>noleggiare i dvd</strong> serviranno altri 7,99 dollari (per un solo Dvd alla volta), che diventano 11,99 dollari per il noleggio di due film contemporaneamente. Il nuovo tariffario entrerà in vigore fin da subito per i nuovi abbonati, mentre per i clienti già esistenti di Netflix i rincari scatteranno <strong>dal 1 settembre</strong>.</p>
<p>Andy Rendich di Netflix ha dichiarato:</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Per meglio riflettere i costi sottostanti, soprattutto per quanto riguarda il servizio via posta, e offrire ai nostri prezzi sempre più bassi per un numero illimitato di DVD, speriamo di continuare ad offrire un grande valore ai nostri attuali e futuri clienti del servizio DVD-by-mail&#8221;</em></p>
<p>I consumatori americani si sono arrabbiati non poco con la società. Nei giorni dell&#8217;annuncio su <strong>Twitter </strong>tra i trend topic era costantemente presente la voce &#8220;<em><strong>Dear Netflix</strong></em>&#8220;, un hash-tag utilizzato dagli utenti per esprimere frasi sarcastiche nei confronti della società.</p>
<p>Ma l&#8217;aumento di prezzi ha una <strong>spiegazione ufficiosa</strong> ben più convincente: gli studios nel momento della nascita di Netflix avevano concesso in licenza le loro pellicola ad un prezzo vantaggioso perché avevano enormemente sottovalutato il potenziale del servizio.</p>
<p>Ora che Netflix è diventato uno dei più grandi successi di sempre e i contratti di licenza hanno iniziato gradualmente a scadere, gli studios non hanno intenzione di ripetere lo stesso errore due volte. Inoltre molte major stanno per lanciare o hanno già reso disponibile un proprio servizio di VOD e ovviamente Netflix è il concorrente più temibile.</p>
<p>La società a questo punto, dopo aver conquistato completamente la fiducia dei suoi consumatori, deve a tutti i costi mantenere la propria libreria di pellicole disponibili di <strong>qualità molto elevata</strong> e inevitabilmente il prezzo per mantenere tale livello è aumentato non poco in pochi mesi. L&#8217;aumento dei prezzi dei propri abbonamenti, che in ogni caso continuano ad essere largamente accessibile ed estremamente competitivi, è<strong> semplicemente fisiologico</strong> e se i consumatori fossero realmente a conoscenza di tali dettagli forse pagherebbero più volentieri per il servizio.</p>
<p>Ricordo che Netflix è pronto a sbarcare anche in<strong> America Latina</strong> entro la fine del 2011, come vi abbiamo anticipato in <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/07/netflix-pronto-a-sfondare-anche-in-america-latina-2405">questo articolo</a>.</p>
<p>Fonte: <em><a href="http://www.deadline.com/2011/07/netflix-unveils-60-price-hike-for-streaming-plus-dvd-service/">deadline</a></em></p>
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