Archivio per la categoria ‘iPad’

ott
13
2011
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Apple apre la sua nuvola a Hollywood: rumors su trattative per offrire film in streaming via iCloud

Non ha fatto nemmeno in tempo ad entrare in piena operatività UltraViolet, che subito il sistema cloud per la visione e l’archivio on line della propria library home video rischia di veder nascere un serio competitor. Oggi i media statunitensi hanno infatti rivelato come Apple sia già in trattative con le major hollywoodiane per lanciare il consumo di film via streaming anche attraverso il suo sistema iCloud. Un sistema che pure ha debuttato da pochissimo, ma che sembra già in vena di espansione verso quei contenuti video fino ad ora non contemplati in via prioritaria dalla sua offerta.

Stando a quanto riferito al Los Angeles Times da fonti che preferiscono rimanere anonime, l’intenzione di Apple sarebbe quella di permettere ai consumatori di acquistare i titoli degli Studios via  iTunes per poi fruirli attraverso il suo sistema cloud su ogni dispositivo marchiato dall’inconfondibile mela, a partire ovviamente da iPhone e iPad. Il servizio dovrebbe partire già dalla fine dell’anno o nei primissimi mesi del 2012.

La notizia è tanto più rilevante quanto arriva immediatamente in seguito al lancio definitivo del concorrente UltraViolet, sviluppato da un consorzio di major cinematografiche e imprese leader nel settore della tecnologia e dell’entertainment (tra cui Microsoft e Intel) da cui mancano praticamente solo Disney, Apple e Amazon. In molti si chiedevano quale sarebbe stata la risposta di questi tre potenti soggetti, e quella della compagnia fondata da Steve Jobs non si è lasciata attendere, anche se per ora in via non ufficiale.

Intanto domani sarà disponibile il secondo film entrato nella “nube” di UltraViolet, Lanterna Verde, distribuito da quella Warner Bros che insieme a Paramount e Sony è stata tra le major più attive nel promuovere il servizio nell’intento di rivitalizzare non solo il settore dell’online ma anche quello del supporto fisico. UltraViolet infatti consente di creare la propria libray accessibile ovunque via Internet, ma solo a chi acquista una copia in DVD o Blu-ray dei film distribuiti in tale modalità “multicanale” dagli Studios.

 

ott
04
2011
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Netflix è più tv che cinema: Ted Sarandos parla del business del VOD insieme al nuovo leader di Miramax Mike Lang.

Un duetto interessante quello tenutosi ieri al Mipcom, il mercato dell’entertainment in corso a Cannes, dove a margine del keynote speech del CEO di Miramax Mike Lang, il responsabile dei contenuti di Netflix ha raggiunto il palco dando vita non a una tradizionale sessione di Q&A ma a una vera intervista doppia sul settore della distribuzione on line.

La considerazione di maggior rilievo avanzata da Ted Sarandos è stata, in particolare, quella sull’offerta di Netflix e la domanda dei suoi consumatori, sempre più orientata ai prodotti televisivi che a quelli cinematografici, nonostante le origini della piattaforma VOD, nata  come noleggiatore di home video per corrispondenza. “Oggi il 50% e talvolta perfino il 60% dello streaming è generato dalla visione di episodi di serie tv” ha dichiarato il chief content officer, secondo quanto riportato da The Guardian, che vede in questa presa di posizione una conferma di quanto già emerso dagli accordi stretti recentemente da Netflix. In primis quello per portare in rete Mad Men, o il remake del serial BBC House of Cards per la regia di David Fincher.

Anche gli show meno popolari possono secondo Sarandos trarre grande beneficio dalla distribuzione via-Netflix e in particolare dall’algoritmo che genera consigli per gli utenti: “Siamo convinti che lo stesso sistema si possa usare per lanciare un programma tv in maniera molto rapida, e farlo finire nelle mani degli spettatori che lo apprezzeranno di più”. Processo già sperimentato con successo con la serie Spartacus, proposta in automatico agli acquirenti di 300 .

La piattaforma VOD, d’altra parte, dopo essere stata a lungo osteggiata dalle major, sembra per loro irrinunciabile. “In un certo senso, vorrei che la nostra compagnia diventasse un po’ più Silicon Valley e un po’ meno Hollywood”, ha ironizzato Mike Lang, ricordando la centralità di un mix di canali distributivi che tenga conto tanto delle tradizionali emittenti tv, quanto dei vari canali offerti da Internet: non solo Netflix, ma anche Facebook, iPad e Google TV. La parola d’ordine è cross-platform: “Crediamo che queste diverse piattaforme possano coesistere ed essere complementari l’una all’altra. Tutto gira intorno al consumatore, a cui non interessa sapere quali siano le windows o su quale mezzo può vedere ciò che desidera vedere”.

Ed è da qui che il CEO intende far ripartire Miramax “praticamente al collasso quando sono arrivato, nonostante una library di oltre 700 film”. Ad ucciderla, non la pirateria ma “la mancanza di un adeguato sfruttamento”. Un caso come tanti in cui, per Lang, l’unico imperativo non poteva che essere: “O innovazione o morte”.

 

Fonte: The Guardian

ago
25
2011
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Steve Jobs lascia la guida di Apple, si conclude un’era

Poche parole riservate ai suoi azionisti, che ovviamente hanno fatto subito il giro del mondo, sono bastate a Steve Jobs per lasciare il suo incarico di amministratore delegato di una delle più potenti e redditizie società esistenti, la Apple.

Ecco la sua lettera di congedo:

«Ho sempre detto che se fosse mai arrivato il giorno in cui non avrei più potuto rispettare i miei
obblighi come amministratore delegato di Apple, sarei stato il primo a dirvelo. Sfortunatamente quel giorno è
arrivato. Rassegno le dimissioni da amministratore delegato di Apple. Vorrei tuttavia continuare, se il Cda lo
ritiene opportuno, come presidente, e rimanere un dipendente dell’azienda. Per quel che riguarda il mio
successore, raccomando fortemente che si proceda con il piano previsto e si nomini Tim Cook come Ceo di
Apple. Credo che i giorni migliori e più innovativi di Apple siano davanti a noi. E sono ansioso di viverli e
contribuire al successo dell’azienda nel mio nuovo ruolo. Ad Apple ho trovato alcuni dei miei migliori amici e
vi ringrazio per l’opportunità di lavorare con voi per tanti anni»

A Jobs nel 2004 era stato diagnosticato un cancro al pancreas particolarmente aggressivo, con sopravvivenza a 5 anni pari a zero. Eppure l’imprenditore statunitense è riuscito a sopravvivere, anche ad un trapianto di fegato effettuato nel 2009, e a continuare a lavorare duramente per l’azienda che ha creato con le sue mani. Fino ad oggi quando ha dovuto arrendersi al suo stato di salute e ha passato il testimone più importante a Tim Cook.

Il passaggio di consegne è soprattutto simbolico visto che ormai è Cook (50 anni) a guidare l’azienda di Cupertino da quando Steve Jobs si è ammalato e gli era già stato affidato ogni ruolo operativo. Il nuovo capo di Apple, che fa parte anche del consiglio di amministrazione della Nike, arrivò alla Apple nel marzo del 1998 e subito ebbe un ruolo importante nel rivoluzionare tutto il settore della produzione e della distribuzione. Affidando a terzi molte attività e chiudendo alcune fabbriche del gruppo, contribuì a far registrare un notevole aumento dei profitti.

Ma i fan dei prodotti con la Mela non dimenticheranno mai Steve Jobs, che fondò la Apple insieme all’amico Steve Wozniak nel 1975. Solamente due anni più tardi lanciarono quello che è riconosciuto come il primo personal computer della storia, l’Apple II, che riuscì a vendere ben 1 milione di esemplari nonostante un costo proibitivo. Nel 1980 la società era già quotata in Borsa.

Solamente un anno dopo la produzione dell’Apple Macintosh, quindi stiamo parlando del 1985, lasciò la società per fondare una nuova società: la NeXT Computer, che tuttavia non ebbe molto successo. In contemporanea acquisì dalla Lucas Film la Pixar, casa di produzione cinematografica con l’ambizione di realizzare unicamente animazioni computerizzate. Si imparò a conoscere lo studio nel 1995 quando uscì Toy Story, che non solo è il primo lungometraggio animato in assoluto creato con la tecnica della CG, ma è considerato ancora al giorno d’oggi uno dei capolavori animati della storia del cinema.

Vinta una sfida, Jobs decide di affrontarne un’altra e nel 1996 ritorna alla Apple. Contribuì allo sviluppo del sistema operativo che ancora oggi viene usato sui prodotti della Mela, il Mac Os X, e lanciò l‘iMac che è stato il primo prodotto effettivamente dedicato alle masse della società (la Apple dominava in quel periodo solo nelle nicchie del mercato musicale e della progettazione grafica).

Il successo fu immediato e da quel momento la società scrisse la storia della tecnologia moderna: iPod e iTunes (2001), iPhone (2007) e iPad (2010) sono prodotti che hanno elevato ulteriormente e costantemente l’asticella qualitativa tecnologica e fissato nuovi stanard. Il pubblico ha risposto in massa e non solo i seguaci (perché così si dovrebbe chiamarli visto che il termine “consumatori” è riduttivo) della società di Cupertino sono sempre più numerosi, ma soprattutto dimostrano un grado di fedeltà davvero inedito a livello commerciale.

Steve Jobs continuerà a lavorare dietro le quinte, e a questo punto ci si chiede se nei prossimi anni la Apple manterrà la vera qualità che ha sempre posseduto e che la distingue dalle altre aziende: la pura voglia di innovare e di mostrarci sempre qualcosa di nuovo e sorprendente. Se continuerà a farlo veramente, sarà come se Steve non se ne fosse mai andato.

Scritto da Leotruman in iPad,iPhone,News
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lug
19
2011
1

L’albero delle mele ci racconta 35 anni di prodotti Apple

Ritorno a fare un piccolo post su questo blog dopo parecchi giorni di assenza solo per l’ennessimo off-topic dedicato ad un infografico che ho trovato questa mattina su Mashable.

Si tratta di un “albero” che riassume 35 anni di prodotti realizzati dalla casa di Cupertino. Alcuni hanno avuto infinito successo, altri un po’ meno, in gran parte hanno stravolto gli standard delle relative industrie (l’iPhone) o hanno creato nuovi mercati circoscrivendo nuovi bisogni (l’iPad), anche quelli che commercialmente hanno fallito hanno comunque lasciato il segno e definito una strada, per questo l’albero è un’ottima metafora del tutto.

Mashable apple tree infographics

Scritto da Davide Dellacasa in Immagini,Infographic,iPad,iPhone
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gen
27
2011
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Almeno in un caso c’è qualcosa che batte l’iPad

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I numeri dell’iPad sono impressionanti ma dagli ultimi dati comunicati da Netflix, importante servizio di streaming di film negli USA, salta fuori che la Apple TV batterebbe il ben più famoso prodotto Apple per numero di ore di contenuti video distribuiti in streming da Netflix stesso.

Il dato può apparire incredibile se si pensa che la Apple ha venduto 15 milioni di iPad contro il poco più di un milione di Apple TV, ma sono secondo me poco sorprendenti se pensiamo all’uso che si può fare dei diversi prodotti.

Per quanto l’iPad sia uno strumento fantastico è probabile che venga utilizzato per guardare film e altri prodotti video soprattutto in mobilità, quindi in viaggio, ad esempio in treno o in albergo, quando la connessione è meno stabile, può avere un costo variabile e quindi è preferibile guardare qualcosa di archiviato direttamente sul device. Lo streaming è più adatto ad un uso domestico, ma se sono a casa è probabile che preferisca guardare un film attraverso il PC o, se la posseggo, sul televisore proprio attraverso una Apple TV ed ecco quindi spiegato il sorpasso.

Purtroppo qui in Italia non abbiamo Netflix, ma per fortuna da qualche mese è possibile acquistare o noleggiare i film sull’iTunes Store, fruendoli su tutti i device Apple in modo integrato.

nov
18
2010
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iXtreamer oltre la Apple TV

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Ho atteso così a lungo la possibilità di acquistare i film sull’iTunes Store che, quando finalmente è arrivata, non ho nemmeno dato la notizia, limitandomi a commentare un post di Gabriele Niola che diceva più di una cosa giusta sull’argomento e soprattutto sull’assenza dei titoli italiani in catalogo.

Si nota, come dicevo sopra, l’assenza di film italiani, cosa che mi lascia il sospetto che invece di usare la via più semplice si tenterà di perseguire una qualche strada che porti il nostro cinema in contenitori costruiti in Italia, quindi male, al solo scopo di creare delle rendite di posizione che non faranno altro che danneggiare il nostro cinema, privandolo di una delle principali fonti di ricavo future.

Più che dei film italiani si nota però l’assenza dei titoli Disney, cosa ancor più strana visto che la Disney è di Steve Jobs…

Comunque oramai ero consumato dall’attesa e mi sentivo così fuori dal mondo che mi sono subito precipitato ad acquistare qualche titolo e ha ritrovato vigore in me l’interesse per i collegamenti alla televisione, tanto che ho accolto con grande gioia l’arrivo della nuova AppleTV anche in Italia e ora sono enormemente tentato dall’aggeggio con cui ho intitolato il post e che si presenta da solo nel video qui sotto.

A questo punto, con almeno un player interessante sul mercato, il collegamento TV-devices-PC diventa interessante anche da noi. Nel frattempo, nel mondo reale, anche Amazon arriva in Italia. Incredibile.

nov
17
2010
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La concorrenza dell’IPad

Questa bellissima infografica di SectionDesign confronta tutti i competitor dell’iPad partendo dalle sue diverse funzioni d’uso: e-reader, PC, console da gioco, etc.. Leggi il resto »

Scritto da Davide Dellacasa in Infographic,Internet,iPad
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ott
14
2010
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L’iPad fa guardare meno TV?

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Negli USA c’è chi attribuisce il calo dei rating televisivi anche ai device mobili Apple, sia l’iPhone che l’iPad.

In base alla mia esperienza personale posso dire che l’iPad, più che l’iPhone, ha ridotto ancora di più il tempo passato davanti alla televisione, non solo per me, ma per tutti i membri della famiglia. Questo non vuol dire che si guardino meno film, serie tv, o che si dedichi meno tempo al comparto videoludico, anzi, ma vuol dire che l’iPad è talmente comodo, funzionale e versatile che si sostituisce al televisore, al computer, ai giornali e ai libri. Uno però continua a guardare, giocare, informarsi e leggere. Anzi, leggere forse anche più di prima.

Quindi si l’iPad, come decine di altri device che stanno arrivando con i loro ecosistemi di distribuzione media, sottrae attenzione alle emittenti televisive, a chi ci propina il suo palinsesto, e aggiunge un nuovo modo per crearsi un palinsesto personale che non è più solo fatto di video “on demand”, ma anche di tutti gli altri contenuti che siamo abituati a fruire attraverso altri media.

La televisione continueremo a guardarla, ma concettualmente sarà un iPad abbastanza grande da essere condiviso, visto a cosa assomiglia la Internet Google TV della Sony dell’immagine qui sopra?

set
29
2010
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3D or not 3D

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Mentre al cinema il 3D sembra perdere colpi nonostante i tanti titoli in arrivo, la televisione è sempre più sul pezzo e si contende a colpi di annunci il primato sull’offerta tridimensionale.

In UK Virgin lancia il suo servizio VOD 3D e batte BSkyB di qualche giorno sul primato, così come in Italia è Mediaset a vantare il primato operativo sul concorrente (che è sempre Sky), visto che il suo annuncio arriva dopo, ma la prima trasmissione arriva prima, il 3 ottobre.

I dubbi sulla possibilità della televisione 3D di andare oltre la nicchia rimangono e sono molto seri. Come scriveva un mese fa circa CrunchGear la televisione in 3D è un esperienza antisociale e in quanto tale poco appetibile e utilizzabile come selling point.

Il fatto che sia un’esperienza sicuramente eccezionale per i videogiochi e per la visione in solitaria la rende quasi un’esperienza onanistica e in tal senso capita al momento giusto l’uscita della parodia porno in 3D del più importante film in 3D di sempre, Avatar.

E’ uscito infatti in questi giorni This Ain’t Avatar XXX 3D, parodia pornografica della fatica di James Cameron realizzato da Hustler con un budget addirittura triplo rispetto alle più avventurose produzioni hard.

Così, mentre è ormai chiaro che il 3D al cinema deve essere ben realizzato per non allontanare il pubblico dal nuovo formato dopo un anno scarso dalla sua dirompente apparizione, in televisione il 3D troverà sicuramente la sua affermazione grazie al “genere” che da sempre ha fatto da apripista alle nuove tecnologie (saltando però l’HD).

Al di là del porno in TV sarà invece sicuramente interessante seguire lo sviluppo dei device per il gioco in tre dimensioni. E’ di qualche giorno fa l’annuncio di una pellicola da applicare sullo schermo dell’iPad per vedere i contenuti in 3D senza occhialini, interessante soluzione in grado di rendere universale la visione stereoscopica che altri, come Nintendo, hanno annunciato come caratteristica standard delle prossime release delle loro consolle portatili.

Nell’attesa di verificare se veramente un adesivo può trasformare ogni schermo in un device 3D, con tutte le conseguenze del caso, consoliamoci con il trailer di This Ain’t Avatar XXX 3D, che è veramente triste perché girano parodie di Avatar migliori di quel che si vede nel casto trailer.

set
29
2010
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Apple e le quote di mercato del Mobile Advertising

Apple Mobile Advertising Market Share

Secondo le stime di Business Week la quota di mercato di Apple nel Mobile Advertising eguaglierà quella di Google alla fine del 2010. Un altro dato impressionante dei risultati ottenuti, ormai in tutte le direzioni, dalla casa di Cupertino.

La base di iPhone in circolazione è tale da garantire una solida crescita anche in questo segmento di business pure se la crescita della quota di mercato degli iPhone starebbe, secondo alcuni, calando con una RIM (Blackberry) in netta ripresa rispetto ad un anno fa.

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Si tratta di dati basati sulle rilevazioni d’uso dei siti monitorati da StatCounter, non sono quindi dati assoluti sulle vendite ma proiezioni in base all’uso di oltre 3.000.000 di siti web da parte dei dispositivi mobili. In sostanza in base a questi dati Android sta prendendo spazio ad Apple, ma globalmente BlackBerry va ancor meglio di Android.

Nel dato relativo al solo mercato USA RIM ha quasi equagliato le statistiche di uso del suo sistema operativo sul web in mobilità, con Android in forte ascesa.

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E in Italia? Da noi la quota di mercato Apple è relativamente stabile intorno al 50%, seguita intorno al 30% dai residuati bellici con il SymbianOS e un inizio di salita di Android negli ultimi mesi.

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Anche se è vero che i dati di StatCounter saranno meno rappresentativi nel nostro paese rispetto a quelli rilevati globalmente (non ho idea di quanti siti lo usino in Italia) questo grafico sembra dirci che con l’eccezione dell’iPhone il nostro paese è ancora molto indietro sul fronte della navigazione in mobilità e che, per tornare a parlare di advertising, se si vuole fare qualcosa (anche molto) di più di un SMS melafonino e affini sono la prima destinazione cui fare riferimento, con qualsiasi network o progetto ci si arrivi.