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	<title>CineGuru &#187; iPad</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Parte la serie di Netflix, Lilyhammer, ma il portale si rifiuta di rendere pubblico il numero di visualizzazioni.</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la "messa in onda", o meglio in streaming, del suo primo serial, la compagnia compie un passo importante nella competizione con i grandi network. Ma si rifiuta di calcolare l'audience.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In diretta concorrenza con le tv americane via cavo e con il servizio di streaming di <strong>HBO</strong>, <strong>Netflix</strong>  dovrà presto  affrontare anche il nuovo soggetto che nascerà dall&#8217;<strong>alleanza tra Verizon e RedBox</strong> (l&#8217;articolo <a title="Verizon e RedBox confermano un nuovo servizio VOD." href="http://cineguru.screenweek.it/2012/02/verizon-e-redbox-confermano-un-nuovo-servizio-vod-3247" target="_blank">qui</a>). Il portale <strong>VOD</strong> intanto lancia l&#8217;offensiva con la sua prima serie autoprodotta, <em>Lilyhammer</em>, ma si rifiuta di rilasciare i dati di ascolto perché non c&#8217;è alcun inserzionista cui rendere conto dell&#8217;audience.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3254" title="lilyhammer_netflix" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/lilyhammer_netflix.jpg" alt="" width="525" height="262" /><br />
<span id="more-3253"></span> Come abbiamo avuto <a title="2 miliardi di ore di streaming negli ultimi 3 mesi: Netflix scala la classifica dei network più visti negli USA?" href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/2-miliardi-di-ore-di-streaming-negli-ultimi-3-mesi-netflix-scala-la-classifica-dei-network-piu-visti-negli-usa-3159" target="_blank">già modo di sottolineare</a>, la mossa di mettere in programma <strong>contenuti originali</strong> è di fondamentale importanza per <strong>Netflix</strong>, sia al fine di affrancarsi dal &#8220;ricatto&#8221; delle major e dei network con cui vuole competere, sia per non restare indietro rispetto a soggetti come <strong>YouTube</strong>, che ha già <a title="E il mondo si chiede: YouTube diventerà una TV?" href="http://cineguru.screenweek.it/2011/11/e-il-mondo-si-chiede-youtube-diventera-una-tv-2822" target="_blank">lanciato la sfida</a> a tutta la tv tradizionale con la messa in produzione di propri canali tematici con nomi quali <strong>Madonna</strong> e <strong>Jay-Z</strong>. La compagnia guidata da <strong>Reed Hastings</strong> ha cominciato invece meno in pompa magna, con un semplice serial (il prodotto d&#8217;altra parte più gradito dai suoi utenti) dal titolo <em>Lilyhammer</em>, con protagonista l’attore dei <em>Sopranos</em> e chitarrista di Bruce Springsteen <strong>Steven Van Zandt</strong>. I suoi otto episodi sono stati messi online tutti contemporaneamente a partire da lunedì, e ci si aspettava che <strong>Netflix</strong> comunicasse qualche dato sulle visualizzazioni, ma così non è stato.<br />
</br><br />
<em>&#8220;Alcuni iscritti lo hanno amato così tanto da aver già visto tutti e otto gli episodi&#8221;</em>, si è limitato a dichiarare <strong>Ted Sarandos</strong>, responsabile dei contenuti del portale VOD, ricordando altresì che<em> &#8220;Netflix ha oltre 23 milioni di utenti e tutti avranno la possibilità di scoprire Lilyhammer, non solo in questi giorni ma per gli anni a venire&#8221;</em>. Col tempo, continua Sarandos, <em>&#8220;altri membri ne verranno a conoscenza grazie al passaparola degli amici o ai suggerimenti del nostro motore di ricerca&#8221;</em>, per cui non avrebbe senso sbandierare i dati di ascolto. &#8220;<em>Il nostro obiettivo è di dare alle persone la possibilità di scegliere, in modo che possano godere di film e programmi tv nel modo che più preferiscono, un episodio alla volta, tutti insieme, in salotto o sull&#8217;iPad&#8221;</em>, senza contare &#8211; punto fondamentale &#8211; che non ci sono pubblicità all&#8217;interno della serie, per cui <strong>Netflix</strong><em> &#8220;non deve misurare l&#8217;audience per gli inserzionisti, deve solo offrire un grande spettacolo ai propri utenti&#8221;</em>.<br />
</br><br />
Ragionamento apparentemente impeccabile, ma resta il dubbio: se si fosse trattato di milioni di spettatori, siamo proprio sicuri che Ted Sarandos non avrebbe avuto nemmeno la tentazione di comunicarlo al mercato? Ad ogni modo, come riferisce lui stesso  in un <a href="http://blog.netflix.com/2012/02/lilyhammer-premieres-today.html" target="_blank">post</a> sul blog di <strong>Netflix</strong>, <em>Lilyhammer</em>, che parla dell&#8217;esilio in Norvegia di un pentito di mafia in fuga dal boss tradito, è in onda anche sulla <strong>tv norvegese</strong>, dove è alla sua terza settimana di programmazione. E lì, assicura il Chief Content Officer, il serial è <strong>un successo sensazionale</strong>, con 1,2 milioni di spettatori su una popolazione complessiva di 5 milioni di persone, il che ne fa in assoluto la serie più vista nella storia del Paese. Che <strong>Netflix</strong> abbia già trovato il prossimo mercato europeo (dopo Inghilterra e Irlanda) in cui lanciare il proprio servizio di streaming?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <em><a href="http://www.thewrap.com/media/article/netflix-wont-release-ratings-lilyhammer-ted-sarandos-explains-35169" target="_blank">The Wrap</a>, <a href="http://blog.netflix.com/2012/02/lilyhammer-premieres-today.html" target="_blank">Netflix</a></em></p>
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		<title>Al via il CES 2012, tra nuovi contenuti Xbox Live, ultrabook, Google TV e schermi sempre più ultrasottili.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/al-via-il-ces-2012-tra-nuovi-contenuti-xbox-live-ultrabook-google-tv-e-schermi-sempre-piu-ultrasottili-3183</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 10:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Entra nel vivo a Las Vegas il Consumer Electronics Show. Molte le novità, tra cui televisori di ultima generazione, schermi 3D da vedere senza occhialini e Google TV. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comincerà oggi a entrare nel vivo a <strong>Las Vegas</strong> l&#8217;edizione 2012 del <strong>CES</strong>, il <strong>Consumer Electronics Show</strong>, uno degli appuntamenti più importanti per il mondo dell&#8217;<strong>hi-tech</strong>. Molte sono state le anticipazioni  sulle novità che saranno presentate nel corso dell&#8217;evento, tra cui <strong>televisori di ultima generazione</strong>, altri partner per la<strong> Google TV</strong>, gadget ad alto contenuto tecnologico e forse anche nuove politiche sui contenuti dei colossi dell&#8217;infotainment. È vero che ormai le notizie e le release di nuovi prodotti si susseguono costantemente nel corso dell&#8217;anno, ma vediamo comunque quali saranno i temi principali di questa edizione.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3184" title="ces_logo2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/ces_logo2.jpg" alt="" width="598" height="379" /></p>
<p><span id="more-3183"></span></p>
<p><strong>MICROSOFT APRE (E CHIUDE) CON XBOX</strong></p>
<p>Sebbene la compagnia abbia annunciato che questa sarà l&#8217;ultima volta che parteciperà all&#8217;evento, nel suo kenyote speech di apertura il CEO <strong>Steve Ballmer</strong> non ha lesinato rivelazioni di una certo rilievo. Come vi abbiamo già fatto presente all&#8217;epoca del <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/12/microsoft-integra-xbox-con-windows-phone-e-si-allea-in-italia-con-mediaset-3013" target="_blank">lancio della nuova dashboard dell&#8217;Xbox</a>, è ormai chiaro come Microsoft punti a trasformare la sua console per videogame in una piattaforma con molte più funzionalità in grado di competere nel nascente mercato delle smart tv. Un passo in tal senso era stato già compiuto con  l&#8217;<strong>update dell&#8217;interfaccia </strong>e del servizio<strong> </strong><strong>Xbox Live</strong>, con la conclusione di accordi in tutto il mondo (compresa l&#8217;Italia, dove il partner scelto è stato<strong> Mediaset</strong>) per rendere il dispositivo un<strong> hub di programmi televisivi, film e sport.</strong> Il trend è stato però confermato al CES da <strong>Ballmer</strong>, che ha annunciato una <strong>partnership con News Corp.</strong> per l&#8217;offerta di contenuti provenienti da <strong>20th Century Fox, Fox Television, Fox News e The Wall Street Journal</strong>. L&#8217;intesa partirà entro l&#8217;anno, così come quella con <strong>Comcast</strong>, che renderà fruibile attraverso Xbox il suo <strong>Xfinity video streaming</strong>, e quella con lo show educativo per i più piccoli <em>Sesame Street</em>, che promette di coinvolgere i bambini in modo sempre più interattivo. La nuova <strong>Xbox</strong> sarà perciò <strong><em>&#8220;un device tutto-in-uno per l&#8217;intrattenimento nel salotto di casa&#8221;</em></strong>, stando alla definizione data da Ballmer, specificando come gli abbonamenti al suo servizio <strong>Live</strong> siano già <strong>40 milioni</strong>, e come i nuovi programmi  cambieranno il concetto di <strong>tv</strong> rendendola un <strong>medium bidirezionale</strong>. Intanto, a più stretto giro, si attende la release di<strong> Windows 8</strong>, prevista per febbraio.</p>
<p><strong>TABLETS</strong></p>
<p>Dopo essere saliti anche <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/12/a-natale-sara-boom-dei-tablet-e-amazon-e-pronta-alla-competizione-2981" target="_blank">in vetta alla classifica Nielsen</a> dei regali più ambiti tra bambini e adolescenti, questi dispositivi sono al centro dell&#8217;industria dell&#8217;hi-tech e probabilmente lo saranno anche al CES. Ci si aspetta che continui la<strong> sfida di Amazon ad Apple</strong> (come al solito non presente alla fiera), per quanto per ora il piatto della bilancia sia ancora a favore della seconda. Secondo gli analisti, nel <strong>2011</strong> sarebbero stati venduti <strong>più di 35 milioni di iPad</strong>, che potrebbero diventare<strong> 50 nel 2012</strong>. Da parte sua <strong>Kindle Fire</strong>, lanciato a novembre, nell&#8217;ultimo mese dello scorso anno ha venduto <strong>più di 4 milioni di dispositivi</strong>, cioè più di un milione a settimana. Un terzo incomodo potrebbe però rubare la scena ad entrambi: si tratta dell&#8217;<strong>ultrabook</strong>,  che non è un tablet ma un <strong>computer portatile estremamente sottile</strong> (una tendenza che come vedremo caratterizzerà anche le TV di quest&#8217;anno), oggetto di design ovviamente molto leggero  e veloce. Secondo il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-01-10/samsung-lanciano-schermo-oled-085343.shtml?uuid=AaeJSNcE" target="_blank"><em>Sole24Ore</em></a>, ne saranno annunciati oltre settanta modelli, e il prodotto potrebbe presto uscire dalla nicchia sfidando il primato dei <strong>MacBook Air</strong>. Questo tanto per ricordare anche come nel <strong>primo CES senza Steve Jobs</strong>, <strong>Apple</strong> rimanga onnipresente nonostante l&#8217;assenza formale.</p>
<p><strong>COME CAMBIA LA TV</strong></p>
<p>Quando<strong> Google</strong> ha perso<strong> Logitech </strong>nello sviluppo del suo &#8220;piccolo schermo&#8221;, si è subito parlato di nuovi partner pronti a sostenere il colosso di Internet nella<strong> corsa alla smart tv</strong>. E così è stato: in occasione del CES è stato infatti rivelato come <strong>Lg e Lenovo</strong> abbiano preso il posto della società svizzera aggiungendosi a <strong>Sony</strong> nel tentativo di dare corpo alla <strong>Google TV</strong>, progetto che però sembra non abbia ancora trovato la marcia giusta per ingranare. Intanto, alla fiera terrà banco un <strong>nuovo televisore ultrapiatto</strong> già denominato modello <strong>&#8220;carta da parati&#8221;</strong>. <strong>Lg</strong> intende battere il record per quanto riguarda gli schermi Oled (organic light emitting diode), presentandone uno da 55 pollici, dal peso di 7 chili e mezzo e dallo <strong>spessore di soli 4 millimetri</strong>. L&#8217;unica misura non ancora rivelata è quella del prezzo. Ci saranno inoltre gli <strong>schermi 4K</strong> con quattro mila pixel di risoluzione in orizzontale e soprattutto le<strong> tv 3D da vedere senza occhialini</strong>. Le presenterà <strong>Toshiba</strong>, forse nella speranza che eliminando &#8220;l&#8217;ingombro&#8221; si riesca a lanciare meglio il prodotto a livello di massa.</p>
<p><strong>E I CONTENUTI?</strong></p>
<p>Il CES è una fiera di tecnologia, ma come sta dimostrando soprattutto la corsa alla smart tv, il medium non sempre basta a fare il messaggio. Avranno forse meno eco degli ultimi ritrovati hi-tech, ma tra i protagonisti dell&#8217;evento ci saranno anche i fornitori dei prodotti audiovisivi, da i network tradizionali e dalle major, che giocano un ruolo fondamentale in quanto detentori dei diritti sulla maggior parte dei contenuti originali, ai nuovi grandi protagonisti del &#8220;video&#8221;  come YouTube. E le novità potrebbero essere interessanti se, come annunciato da indiscrezioni, alcuni Studios come <strong>Warner Bros</strong> ne approfitteranno per definire ulteriormente la propria politica in merito alle licenze, in particolare nel campo del VOD.<strong></strong></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/ces-2012-microsoft-new-tablets-and-future-television-34185?page=0,2" target="_blank"><em>The Wrap</em></a>, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-01-10/samsung-lanciano-schermo-oled-085343.shtml?uuid=AaeJSNcE" target="_blank"><em>Sole24Ore</em></a>, <a href="http://vitadigitale.corriere.it/2012/01/08/la-tv-carta-da-parati-protagonista-a-las-vegas/" target="_blank"><em>Corriere della Sera</em></a>.</p>
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		<title>Uno sguardo alla &#8220;Generazione Z&#8221;</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/12/uno-sguardo-alla-generazione-z-3123</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un grafico per riassumere le caratteristiche dei nativi digitali, ossia di quella generazione che non ha conosciuto il mondo prima della diffusione capillare del web, e quasi neppure dell'iPad.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla spesso dei <strong>nativi digitali</strong>, ossia di quella schiera di ragazzi che non ha conosciuto il mondo prima della diffusione capillare del web, e di tutti i dispositivi hi-tech che ne derivano. Ma quali sono le peculiarità  di questa <em><strong>Generation Z</strong></em>? Quali saranno le conseguenze pratiche di avere a portata di mano un serbatoio potenzialmente infinto di conoscenze e una pluralità vastissima di mezzi di espressione, ma anche un rapporto quasi viscerale con le apparecchiature tecniche e l’obbligo di vivere in un mondo che va alla velocità della <em>broadband</em>? Ha provato a riassumerle visivamente e numericamente il sito <strong><a href="http://infographiclabs.com/"><em>Infographiclabs</em></a></strong>, dividendo la sua ricerca  per temi, vale a dire <strong>caratteristiche</strong>, <strong>comportamento</strong>, <strong>impiego</strong>, <strong>educazione</strong> e qualche <strong>previsione</strong> per il futuro.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3124" title="Gen-Z_1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_1.jpg" alt="" width="595" height="737" /></p>
<p><span id="more-3123"></span></p>
<p>Intanto, un premessa: i grafici sono stilati prendendo in considerazione i <strong>nati tra il 1992 e il 2010</strong>, che andrebbero a costituire circa <strong>il 18% della popolazione mondiale</strong>. Per quanto riguarda le <strong>caratteristiche</strong>, è ovvio come la maggioranza di loro si sia formata in ampia parte su e attraverso la Rete, e ciò implica un cambiamento nei modi della comunicazione, che sul web si svolge tipicamente in maniera non verbale. Essendo così spesso a contatto con <strong>prodotti ad alto contenuto tecnologico</strong>, i nativi digitali sono inoltre abituati all’istantaneità, ad avere una risposta immediata alle proprie azioni e a soddisfare le proprie esigenze in maniera estemporanea. Risultato? Secondo <em><strong>Infographiclabs</strong></em> la <strong>Generazione Z</strong> è <strong>individualista</strong>, fortemente c<strong>oncentrata sul sé</strong> e <strong>per nulla interessata alla socializzazione face-to-face</strong>, a cui vengono preferite le comunità online, <strong>Google</strong> e i <strong>social network</strong>, in particolare <strong>Facebook</strong>. Ne consegue anche una minore predisposizione ad accettare le norme sociali e scomodarsi a uscire dall’ambiente domestico per qualsivoglia motivo.</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>comportamento</strong>, l’infografica sottolinea come la <strong>metà dei teenager</strong> che navigano su Internet siano anche dei <strong>consumatori</strong> che svolgono acquisti sul web; più di quattro su cinque userà il social network nel prossimo anno mentre è  il<strong> 96% dei ragazzi tra i 12 e 17 anni</strong>, almeno negli Stati Uniti, a connettersi<strong> in Rete una volta al mese o più</strong>. L’accessorio tecnologico preferito è l’<strong>iPad</strong>, grazie alla sua intuitività, sono predisposti alla condivisione e piuttosto vaccinati rispetto al marketing tradizionale. Non a caso, è il <strong>viral</strong> la strategia per superare le barriere immunitarie che hanno sviluppato nei confronti della pubblicità.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3125" title="Gen-Z_3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_3.jpg" alt="" width="595" height="663" /></p>
<p>I riflessi forse meno esplorati di queste nuove consuetudini di vita sono però quelli sull&#8217;<strong>impiego</strong>: data la centralità dell’io all’interno della galassia digitale, per la <strong>Generazione Z</strong> gli<strong> ambienti di lavoro tradizionali</strong> risultano <strong>frustranti e improduttivi</strong>, e non riescono a generare il giusto <em>commitment</em>. Ecco anche perché molti nativi digitali possono aspettarsi di passare molto più tempo dei loro predecessori nella ricerca di un impiego, o magari di uno nuovo e più interessante, di non riuscire a raggiungere lo stesso livello di reddito dei propri genitori e di avere <strong>più difficoltà a mantenersi</strong>. Ovviamente, l’<strong>accesso a Internet e social network</strong> sul posto di lavoro è considerato <strong>diritto inalienabile</strong>. Per quanto riguarda l’<strong>educazione</strong>, vengono consigliate <strong>nuove forme di insegnamento e di apprendimento</strong>, come testi interattivi, <em>visual learning</em>, blog, podcast e altre forme di lavori di gruppo online, con un focus maggiore sullo sviluppo del pensiero critico e dell’abilità nel problem-solving piuttosto che sulla semplice memorizzazione dei programmi di studio.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3126" title="Gen-Z_4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_4.jpg" alt="" width="595" height="819" /></p>
<p>Le <strong>previsioni</strong> per il futuro di questa generazione sono in fin dei conti <strong>ottimistiche</strong>: secondo <em><strong>Infographiclabs</strong></em>, sarà ben organizzata e abile stratega,  ben disposta al <strong>dialogo</strong> e “<strong>la più leale</strong>” che si sia vista, almeno dagli anni ’70. Le industrie sono perciò avvertite: non basterà solo l’impegno, con i clienti del futuro ci vorrà una vera propria interazione, e <strong>brand</strong> capaci di comunicare molto più che in precedenza.</p>
<p>Il grafico intero sul <a href="http://infographiclabs.com/infographic/born-into-tech-generation-z/">sito</a> di <em><strong>Infographiclabs.</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Apple tv: Cupertino in trattative con i grandi media per dare forma alla televisione del futuro</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/12/apple-tv-cupertino-in-trattative-con-l-grandi-media-per-dare-forma-alla-televisione-del-futuro-3077</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 10:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuove indiscrezioni per uno dei progetti più attesi della compagnia fondata da Steve Jobs. Una tv che risponderà ai comandi vocali e al movimento, e che consentirà agli utenti di vedere i programmi in maniera intermodale, passando con facilità dallo streaming in tv a quello su iPhone o iPad.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ad ottobre prese il via il<strong> servizio cloud UltraViolet</strong> per lo storage e la visione online dei film  di major come Warner e Paramount, trapelò la <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2690">notizia</a> che anche Apple si stava muovendo ai piani alti di Hollywood per riempire la sua nuvola di contenuti in grado di competere con quelli offerti su altre piattaforme rivali. Ora l&#8217;indiscrezione assume nuove contorni e arriva a coinvolgere la nuova attesa <strong>Apple TV</strong>, questo mentre <strong>UltraViolet</strong> sbarca in Gran Betragna e altri potenti competitor come <strong>Google</strong> annunciano di voler marcar stretto la compagnia fondata da <strong>Steve Jobs.</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3047" title="apple-tv" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/apple-tv.jpg" alt="" width="474" height="328" /></p>
<p><span id="more-3077"></span>Stando a quanto riportato dal <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204791104577106531093742246.html"><em>Wall Street Journal</em></a>, nelle ultime settimane <strong>Apple</strong>  sarebbe stata infatti impegnata in trattative con diversi colossi mediatici per scagliare il proprio <strong>attacco definitivo alla vecchia tv</strong>. Se l&#8217;iPhone è stato e rimane tutt&#8217;oggi uno dei prodotti hi-tech su cui si concentra il maggior numero di rumors, anche l&#8217;attesa per la nuova<strong> Apple TV</strong> si fa sempre più impaziente e secondo questo ultimo giro di indiscrezioni, sarebbe stato lo stesso vice presidente della compagnia, <strong>Eddy Cue</strong>, ad illustrare ai possibili  nuovi partner dell&#8217;industria dell&#8217;informazione e dell&#8217;intrattenimento le specifiche del nuovo dispositivo, che dovrebbe permettere di<strong> vedere film, serie tv e altri contenuti audiovisivi in wireless streaming</strong> e anche di integrarsi con gli altri apparecchi del marchio come <strong>cellulari e tablet</strong>. La<strong> televisione del futur</strong>o dovrebbe inoltre <strong>rispondere ai comandi vocali e al movimento</strong>, e per quanto le fonti del <em>WSJ</em> definiscano &#8220;vaghi&#8221; gli aggiornamenti forniti dalla compagnia, sembra che l&#8217;idea sia quella di consentire agli utenti di vedere i programmi in maniera intermodale, passando cioè con facilità <strong>dallo streaming in tv a quello su iPhone o iPad e vicevers</strong>a. Gli altri device potrebbero diventare uno strumento per<strong> telecomandare la tv</strong> o per riprodurvi contenuti attraverso la tecnologia <strong>AirPlay</strong>. L&#8217;intenzione sembrerebbe inoltre quella di includere nel sistema <strong>iCloud</strong>, ma su questo punto e sulla riproducibilità in wireless su più apparecchi la compagnia di Cupertino potrebbe incontrare le preoccupazioni di alcune emittenti, come HBO, riguardo alla <strong>pirateria</strong>.</p>
<p>Nonostante tutto, secondo il <em>WSJ</em>, rimane &#8220;poco chiaro&#8221; cosa Apple stia cercando di ottenere dell&#8217;industria dei media. Sembra infatti che non siano ancora stati chiesti i diritti per alcun contenuto, mentre altre fonti della testata statunitense parlano di un possibile accordo con le compagnie televisive per <strong>avviare in partnership un nuovo service video</strong> o una sorta di nuova <strong>tv ad abbonamento</strong> simile a quella offerta oggi dagli operatori USA via cavo.  Tuttavia si sarebbe trattato solo di incontri &#8220;esplorativi&#8221;, per cui sembra che ci sarà bisogno ancora di tempo per diradare la nebbia sulla nuova <strong>smart tv della Apple</strong>, su come trasmetterà, su come interagirà con gli impianti a marchio Mela già esistenti sul mercato (che secondo alcuni <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/12/raddoppia-il-mercato-dei-televisori-connessi-alla-rete-e-apple-lo-guida-con-una-fetta-di-oltre-il-30-3046">studi</a> avrebbero già venduto 4 milioni di esemplari in tutto il mondo) e su quali contenuti intenda offrire per rispondere alle mosse già compiute in tal senso da competitor come <strong>Microsoft</strong> e <strong>Sony</strong>.</p>
<p>Intanto, nientemeno che dall&#8217;Italia, <strong>Google</strong> raccoglie e rilancia la sfida. <em>&#8220;<strong>Google tv</strong> arriverà in Europa nella prima metà del 2012&#8243;</em>, ha ricordato in un&#8217;intervista al <a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_19/il-capo-di-google-e-i-piani-segreti-brutale-concorrenza-con-apple-massimo-gaggi_72dc3402-2a09-11e1-88bd-433b1e8e4c01.shtml"><em>Corriere della Sera</em></a> il chairman <strong>Eric Schmidt</strong>, ammettendo che la competizione, su questo e sul fronte iPhone vs. Android, sarà brutale. &#8220;Sono le regole del mercato&#8221;, sottolinea Schmidt, per cui nonr esta che attendere la prossima mossa nella consapevolezza che &#8220;va tutto a vantaggio del consumatore&#8221;.</p>
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		<title>Raddoppia il mercato dei televisori connessi alla Rete, e Apple lo guida con una fetta di oltre il 30%</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 19:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In attesa del rumoreggiato lancio di un dispositivo di terza generazione, il colosso dell'hi-tech avrebbe già venduto circa 4 milioni di Apple TV in tutto il mondo, mentre il totale delle connected tv si aggirerebbe intorno ai 12 milioni secondo lo studio diffuso da Strategy Analytics.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Apple</strong> domina il settore delle<strong> Internet tv</strong>: a rivelarlo è uno studio della società<strong> </strong><a href="http://www.strategyanalytics.com/default.aspx?mod=pressreleaseviewer&amp;a0=5147"><strong>Strategy Analytics</strong></a> sui <strong>Connected TV Players</strong>, secondo cui il media center marchiato dalla Mela nel 2011 raggiungerà una quota pari a circa il <strong>30% del mercato</strong>, segnando un importante punto a proprio favore nella competizione per accaparrarsi il predominio sulla nascente televisione &#8220;smart&#8221;.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3047" title="apple-tv" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/apple-tv.jpg" alt="" width="474" height="328" /><span id="more-3046"></span>In attesa del rumoreggiato lancio di un dispositivo di terza generazione, il colosso dell&#8217;hi-tech avrebbe già venduto circa <strong>4 milioni di Apple TV</strong> in tutto il mondo, mentre il totale delle<strong> connected tv</strong> si aggirerebbe intorno ai <strong>12 milioni</strong> ed entro l&#8217;anno dovrebbe approssimarsi al raddoppio rispetto alle cifre registrate nel 2010. Merito della stessa compagnia di <strong>Cupertino</strong> e di pochi altri apparecchi rivali come <strong>Roku</strong>, che con i loro<strong> prezzi competitivi</strong> e la <strong>facilità di utilizzo</strong> hanno vinto lo scetticismo dei consumatori e cominciato ad insidiare il mercato dei set-top box tradizionali. Negli <strong>USA</strong>, secondo <strong>Strategy Analytics</strong>, sarebbero l&#8217;<strong>8%</strong> i<strong> nuclei familiari in possesso di tv connessa alla Rete</strong>, mentre in Europa le cifre sarebbero più basse di un punto percentuale.  Interessante inoltre l&#8217;analisi dei <strong>contenuti</strong> veicolati attraverso questi device in odore di smart tv: dallo studio emerge infatti come gli <strong>utenti del player di Apple</strong>  siano <strong>maggiormente inclini a noleggiare prodotti audiovisivi</strong> rispetto a chi possiede una tv normale, con uno scarto che va dal 30% dei primi al 20% dei secondi.</p>
<p>Oltre alla<strong> dotazione tecnologica</strong> delle famiglie, sembra perciò che ad essere pronti per il salto siano anche i <strong>consumatori</strong>, sempre meno disposti a sottoscrivere gli abbonamenti ai canali via cavo e, al contrario,<strong> sempre più abituati al consumo dei programmi via web</strong>. Stando a una ricerca riportata da <a href="http://allthingsd.com/20111209/time-to-say-goodbye-to-the-cable-guy-why-youll-buy-tv-on-the-web-in-2012/"><em>All Things D/The Wall Street Journal</em></a>, il mercato della TV connessa dovrebbe raggiungere la piena maturità già nel 2012, anno in cui gli spettatori potrebbero avere cioè a loro disposizione una <strong>vera emittente operativa esclusivamente online</strong>, con un mix di prodotti originali e di una massa critica di contenuti acquistati dai maggiori player del settore dell&#8217;intrattenimento. Ciò potrebbe incoraggiare una decisa accelerazione nel passaggio alla<strong> smart tv</strong>, che non richiede solo tecnologia ma anche una programmazione in grado di competere con i network tradizionali. L&#8217;unica domanda è: chi darà ufficialmente avvio al cambiamento? Molti sono gli analisti che si aspettano una mossa dai provider che già opernao nel mondo della telefonia e della tv connessa, come <strong>Verizon</strong>, ma secondo lo studio citato da <em>All Things D</em>, lo scenario più probabile sembrerebbe quello di<strong> un operatore esterno</strong> alla realtà del piccolo schermo. E anche senza che vengano rivelati nomi, è difficile non pensare alla sfida lanciata a tal proposito dalla nuova, vasta, <strong>offerta di canali da parte di YouTube</strong>.</p>
<p>Intanto <strong>Apple</strong> non rimane ferma neanche sul fronte dei contenuti e continua ad espandere il modello vincente dei suoi <strong>store online</strong>. Come riportato ieri sul <a href="http://www.washingtonpost.com/business/summary-box-apple-launches-itunes-store-in-16-latam-countries-including-brazil-argentina/2011/12/13/gIQAHy3NsO_story.html"><em>Washington Pos</em>t</a> e altre testate internazionali, <strong>iTunes</strong> è infatti sbarcato ufficialmente in <strong>Brasile</strong> e altri <strong>15 Paesi dell&#8217;America Latina</strong>, portando a 51 il numero totale degli Stati in cui si può accedere al negozio virtuale della Mela.Il catalogo che la compagnia si propone di offrire a un pubblico piuttosto a suo agio con la <strong>pirateria</strong>, consta di più di <strong>20 milioni di brani musicali</strong> e di di<strong> un milgiaio di film</strong>: l&#8217;intenzione sembrerebbe infatti quella di <strong>combattere la circolazione di contenuti illegali in Rete</strong> con un&#8217;offerta ad ampio raggio, anche in vista della probabile prossima commercializzazione in Brasile di<strong> iPod, iPad e iPhone</strong>.</p>
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		<title>Microsoft integra Xbox con Windows Phone e si allea in Italia con Mediaset.</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 13:52:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli USA partirà l'integrazione con portali VOD come Netflix e Hulu Plus, ma il vero obiettivo è la smart tv e l'integrazione di tutti i dispositivi con sistema operativo Windows. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che <strong>Microsoft</strong> intendesse rilanciare nella sfida con <strong>Apple</strong> e <strong>Google</strong> per la conquista del salotto di casa era ormai chiaro da tempo, e pochi giorni fa il trend aveva trovato conferma nell&#8217;intesa stretta con <strong>Verizon</strong> per rendere fruibili direttamente sulla <strong>Xbox 360</strong> una trentina di importanti canali televisivi attraverso la fibra ottica. Oggi, giorno della presentazione  degli <strong>update della dashboard</strong> e del servizio <strong>Xbox Live</strong>, risulta ancor più evidente come la console punti ad assicurarsi un ruolo di primo piano nella corsa al mercato della<strong> smart tv</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3014" title="Xbox-Companion-for-Windows-Phone" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Xbox-Companion-for-Windows-Phone.jpg" alt="" width="550" height="302" /></p>
<p><span id="more-3013"></span>Come sottolinea <a href="http://www.wired.com/gadgetlab/2011/12/xbox-entertainment-and-app/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+wired%2Findex+%28Wired%3A+Index+3+%28Top+Stories+2%29%29"><em>Wired</em></a>, le novità apportate alla piattaforma la rendono un potenziale <strong>hub di contenuti</strong>, non solo<strong> televisivi ma anche di film e sport</strong>, oltre a <strong>semplificarne l&#8217;interfaccia utente</strong> e a <strong>integrare la Xbox con i dispositivi mobile</strong> a sistema operativo <strong>Windows</strong>. In una strategia molto simile a quella dei &#8220;quattro schermi&#8221; di <strong>Sony</strong> e a quella da sempre perseguita da <strong>Apple</strong>, <strong>Microsoft</strong> ha reso infatti disponibile <strong>Xbox Companion</strong>,  un&#8217;<strong>app gratuita per smartphone</strong> attraverso cui sarà possibile<strong> controllare la console direttamente dal telefonino</strong>, oltre che<strong> navigare il ricco catalogo di Xbox Live</strong> attraverso il motore di ricerca fornito da <strong>Bing</strong>. Anche <strong>la nuova dashboard</strong> dell&#8217;Xbox 360 si conforma a quella dei <strong>Windows Phone</strong> e a quella che sarà l&#8217;interfaccia di <strong>Windows 8</strong>, in modo da rendere più facile agli utenti utilizzare contestualmente i diversi device del marchio, proprio come avviene oggi per i possessori di<strong> iPhone, iPad, iPod</strong> e degli altri prodotti contraddistinti dall&#8217;inconfondibile mela.</p>
<p>Ma cosa cercare attraverso questo <strong>nuovissimo sistema di telecomando per Xbox</strong>? La riposta viene dagli <strong>accordi stretti da Microsoft in tutto il mondo</strong>. Negli <strong>USA</strong> partirà l&#8217;integrazione con<strong> portali VOD</strong> come <strong>Netflix e Hulu Plus</strong>, nonché un&#8217;intesa con l&#8217;emittente dedicata allo sport ESPN e il canale allnews MSNBC, ma già da dicembre sono attese altre tv, <strong>YouTube e Vudu</strong>. In <strong>Italia</strong>, l&#8217;operatore televisivo ad aggiudicarsi la partnership è <strong>Mediaset</strong>. Come riferisce il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-12-05/interfacce-canali-digitale-184336.shtml?uuid=AaPumeRE"><em>Sole 24 Ore</em></a>, chi si abbonerà sia a <strong>Xbox Live Gold</strong> che all&#8217;<strong>offerta pay dell&#8217;emittente</strong>, potrà  infatti fruire attraverso la console di quasi tutti i contenuti di <strong>Premium play</strong>, compresi film, cartoni animati, serie tv e sport, ma a esclusione delle partite di calcio in diretta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A Natale sarà boom dei tablet, e Amazon è pronta alla competizione.</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 11:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<category><![CDATA[tablet Apple]]></category>

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		<description><![CDATA[La stagione dello shopping natalizio è alle porte, ma sembra che quest'anno sulla letterina a Babbo Natale dei più piccoli non ci siano più le console per videogiochi quanto iPad e tablet. E se il marchio Apple risulta sempre al top delle classifiche, Amazon si prepara alla rimonta con Kindle Fire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti, dalle orde di consumatori natalizi all&#8217;industria dei media, sono avvertiti: il <strong>regalo più ambito</strong> sotto l&#8217;albero quest&#8217;anno sarà il <strong>tablet</strong>, almeno da quanto emerge dalla <a href="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/consumer/us-kids-looking-forward-to-iholiday-2011/">ricerca condotta sui giovani statunitensi</a> da <strong>Nielsen</strong>. Se nel mercato degli <strong>smartphone</strong> continua il <strong>testa a testa di Android e Apple</strong> (secondo un altro <a href="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/online_mobile/android-phones-and-iphones-dominating-app-downloads-in-the-us/">report</a> della stessa società di analisi, i due sistemi operativi si spartirebbero il 70% del mercato con quote rispettivamente del 42,8 e del 28,3%), i <strong>tablet</strong>, spinti soprattutto dall&#8217;<strong>iPad</strong>, si starebbero guadagnando un posto di primo piano nella &#8220;wishlist&#8221; dei consumatori statunitensi, e specialmente di quella fetta che influenzerà maggiormente la <em>holiday season</em> alle porte.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2982" title="buying-interest-kids-6-12" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/buying-interest-kids-6-12.jpg" alt="" width="480" height="617" /></p>
<p><span id="more-2981"></span>Il<strong> tablet Apple</strong>, in particolare, si mantiene al primo posto nell&#8217;elenco dei <strong>device tecnologici più desiderati nella fascia 6-12 anni</strong>, passando dal 31% delle preferenze del 2010 al 44% di quelle odierne, mentre tra i ragazzi con più di 13 anni l&#8217;appeal dell&#8217;iPad scende un po&#8217; e si attesta a 24 punti percentuali, comunque molto in crescita rispetto ai 18 dell&#8217;anno scorso. A seguire in classifica ci sono ben altri due prodotti marchiati dalla Mela (<strong>iPod Touch</strong> e <strong>iPhone</strong>), seguiti dai computer e di nuovo dai <strong>tablet non Apple</strong>, che comunque si guadagnano l&#8217;interesse del 25% dei consumatori tra i 6 e 12 anni, contribuendo al successo di questo device in forte crescita, tanto da superare nella lettera a Babbo Natale prodotti che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati irrinunciabili per i più piccoli, come <strong>Nintendo 3DS, Playstation e Kinect per Xbox 360</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2983" title="nielsen scopo tablet" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/nielsen-scopo-tablet.jpg" alt="" width="587" height="444" /></p>
<p>I <strong>tablet</strong>, tra l&#8217;altro, sembrano aver <strong>conquistato anche l&#8217;Italia</strong>, come mostra il <strong>Connected Device Report</strong> di <strong>Nielsen</strong> dedicato al nostro Paese.  Dall&#8217;analisi condotta su un <strong>campione di 9.000 famiglie</strong> (riportata sul sito di <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/11/30/nielsen-chi-usa-i-tablet-in-italia/"><em>Ninja Marketing</em></a>)  si delinea un preciso identikit dei nuovi amanti di iPad &amp; Co., che in tutto dovrebbero ammontare a<strong> un milione</strong>. Non c&#8217;è distinzione di genere tra gli utenti di tablet, mentre la maggior parte si concentra nella fascia d&#8217;età sotto i 44 anni e in una classe di reddito medio-alto. Il luogo più frequente di utilizzo risulta l&#8217;<strong>ambiente domestico</strong>, soprattutto se si tratta di un uso reiterato più volte al giorno. Non sembra perciò essersi ancora diffusa la pratica di portare i tablet nei luoghi di ristoro (9%), a lavoro (28%) o sui mezzi pubblici (10%), probabilmente per il diverso approccio alla tecnologia che caratterizza le nostre abitudini di consumo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2984" title="nielsen impact" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/nielsen-impact.jpg" alt="" width="587" height="480" /></p>
<p>Lo <strong>scopo</strong> più frequente per cui si usa il tablet è gestire le <strong>mail</strong> (65%), seguito da <strong>navigare in Rete</strong> (59%), consultare<strong> libri o magazine</strong> digitali e connettersi a<strong> social network</strong> (40%). Il motivo per cui lo si preferisce al PC è il carattere portatile, accompagnato però dalla buona qualità dello schermo, senza dubbio preferito a quello degli smartphone, e  la facilità d&#8217;uso. Inoltre, la metà degli intervistati  ha dichiarato di <strong>usarlo con più membri della famiglia</strong>, il che non stupisce essendo emersa la sua fruizione prevalentemente domestica. Non sembra tuttavia che gli altri media debbano correre immediatamente ai ripari: la ricerca mostra come l&#8217;uso di altri device sia rimasto sostanzialmente lo stesso per la maggior parte dei consumatori di tablet. Solo l&#8217;11% degli intervistati ha dichiarato di usare meno la tv connessa a Internet, mentre percentuali più alte, intorno al 40% riguardano ovviamente i computer di tutti i tipi, sia quelli tradizionali che notebook e  laptop.</p>
<p>Oltre all&#8217;<strong>iPad</strong>, a trarnre vantaggio dal nuovo tren nel frattempo è stata senza dubbio <strong>Amazon</strong>, che ha dichiarato (<em><a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/amazoncom-reports-best-black-friday-266584">Hollywood Reporter</a></em>) come il suo<strong> Kindle Fire</strong> sia stato il prodotto più venduto dal portale nel fatidico <strong>Black Friday</strong>, vale a dire il venerdì dopo il Giorno del Ringraziamento, che negli USA apre ufficialmente la stagione dello shopping natalizio. Come sottolinea oggi il <a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_145064,00.html"><em>Sole 24 Ore</em></a>, il dispositivo di <strong>Amazon</strong>, grazie alla sua considerevole offerta di contenuti (milioni tra film, serie tv, canzoni, libri, riviste, app e giochi), ha già provocato l&#8217;effetto di far crollare i prezzi dei competitor, come il<strong> BlackBerry PlayBook</strong>, e sembra proprio avviarsi a diventare il <strong>rivale più temibile dell&#8217;iPad</strong>. Sempre che non ci arrivino prima i tablet sottocosto cinesi a 75 dollari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/11/30/nielsen-chi-usa-i-tablet-in-italia/"><em>Ninja Marketing</em></a>,<em><a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/amazoncom-reports-best-black-friday-266584">Hollywood Reporter</a></em>,<a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_145064,00.html"><em> Sole 24 Ore</em></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Apple apre la sua nuvola a Hollywood: rumors su trattative per offrire film in streaming via iCloud</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/apple-apre-la-sua-nuvola-a-hollywood-rumors-su-trattative-per-offrire-film-in-streaming-via-icloud-2690</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 18:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A stretto giro dalla partenza di UltraViolet, il cinema vola sempre più tra le nuvole. Dagli Usa,  indiscrezioni sulle trattative che vedrebbero impegnata Apple a proccacciarsi i film da fruire via iCloud.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ha fatto nemmeno in tempo ad entrare in piena operatività <strong>UltraViolet,</strong> che subito il sistema cloud per la visione e l’archivio on line della propria library home video rischia di veder nascere un serio competitor. Oggi i media statunitensi hanno infatti rivelato come <strong>Apple</strong> sia già <strong>in trattative con le major hollywoodiane</strong> per lanciare il consumo di film via streaming anche attraverso il suo sistema <strong>iCloud</strong>. Un sistema che pure ha debuttato da pochissimo, ma che sembra già in vena di espansione verso quei contenuti video fino ad ora non contemplati in via prioritaria dalla sua offerta.</p>
<p>Stando a quanto riferito al <a href="http://latimesblogs.latimes.com/entertainmentnewsbuzz/2011/10/apple-prepping-movie-cloud-service-devices-may-work-with-ultraviolet.html"><em>Los Angeles Times</em> </a>da fonti che preferiscono rimanere anonime, l’intenzione di <strong>Apple</strong> sarebbe quella di permettere ai consumatori di acquistare i titoli degli Studios via <strong> iTunes</strong> per poi fruirli attraverso il suo sistema cloud su ogni dispositivo marchiato dall’inconfondibile mela, a partire ovviamente da<strong> iPhone e iPad</strong>. Il servizio dovrebbe partire già dalla fine dell’anno o nei primissimi mesi del 2012.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2691" title="iCloud-08062011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/iCloud-08062011.jpg" alt="" width="550" height="250" />La notizia è tanto più rilevante quanto arriva immediatamente in seguito al lancio definitivo del concorrente <strong>UltraViolet</strong>, sviluppato da un consorzio di major cinematografiche e imprese leader nel settore della tecnologia e dell’entertainment (tra cui <strong>Microsoft e Intel</strong>) da cui mancano praticamente solo <strong>Disney, Apple e Amazon</strong>. In molti si chiedevano quale sarebbe stata la risposta di questi tre potenti soggetti, e quella della compagnia fondata da Steve Jobs non si è lasciata attendere, anche se per ora in via non ufficiale.</p>
<p>Intanto domani sarà disponibile il secondo film entrato nella “nube” di <strong>UltraViolet</strong>, <a href="http://www.screenweek.it/film/17575-Lanterna-Verde"><em>Lanterna Verde</em></a>, distribuito da quella <strong>Warner Bros</strong> che insieme a <strong>Paramount</strong> e <strong>Sony</strong> è stata tra le major più attive nel promuovere il servizio nell’intento di rivitalizzare non solo il settore dell’online ma anche quello del supporto fisico. <strong>UltraViolet</strong> infatti consente di creare la propria libray accessibile ovunque via Internet, ma solo<strong> a chi acquista una copia in DVD o Blu-ray</strong> dei film distribuiti in tale modalità “multicanale” dagli Studios.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Netflix è più tv che cinema: Ted Sarandos parla del business del VOD insieme al nuovo leader di Miramax Mike Lang.</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 12:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzione]]></category>
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		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
		<category><![CDATA[Ted Sarandos]]></category>
		<category><![CDATA[Vod]]></category>

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		<description><![CDATA[Un duetto interessante quello tenutosi ieri al Mipcom, il mercato dell'entertainment in corso a Cannes, dove a margine del keynote speech del CEO di Miramax Mike Lang, il responsabile dei contenuti di Netflix ha raggiunto il palco dando vita non a una tradizionale sessione di Q&#038;A ma a una vera intervista doppia sul settore della distribuzione on line. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un duetto interessante quello tenutosi ieri al <strong>Mipcom</strong>, il mercato dell&#8217;entertainment in corso a Cannes, dove a margine del keynote speech del CEO di <strong>Miramax Mike Lang</strong>, il responsabile dei contenuti di <strong>Netflix</strong> ha raggiunto il palco dando vita non a una tradizionale sessione di Q&amp;A ma a una vera intervista doppia sul settore della distribuzione on line.</p>
<p>La considerazione di maggior rilievo avanzata da <strong>Ted Sarandos</strong> è stata, in particolare, quella sull&#8217;offerta di <strong>Netflix</strong> e la domanda dei suoi consumatori, sempre più orientata ai prodotti televisivi che a quelli cinematografici, nonostante le origini della piattaforma VOD, nata  come noleggiatore di home video per corrispondenza. <em>&#8220;Oggi il 50% e talvolta perfino il 60% dello streaming è generato dalla visione di episodi di serie tv&#8221;</em> ha dichiarato il chief content officer, secondo quanto riportato da<em> <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/appsblog/2011/oct/03/netflix-miramax-mipcom-keynote">The Guardian</a></em>, che vede in questa presa di posizione una conferma di quanto già emerso dagli accordi stretti recentemente da <strong>Netflix</strong>. In primis quello per portare in rete <em>Mad Men</em>, o il remake del serial BBC <em>House of Cards</em> per la regia di <strong>David Fincher</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2637" title="netflix content" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/netflix-content.png" alt="" width="395" height="252" /></p>
<p>Anche gli show meno popolari possono secondo <strong>Sarandos</strong> trarre grande beneficio dalla distribuzione via-<strong>Netflix</strong> e in particolare dall&#8217;algoritmo che genera consigli per gli utenti:<em> &#8220;Siamo convinti che lo stesso sistema si possa usare per lanciare un programma tv in maniera molto rapida, e farlo finire nelle mani degli spettatori che lo apprezzeranno di più&#8221;</em>. Processo già sperimentato con successo con la serie <em>Spartacus</em>, proposta in automatico agli acquirenti di <a href="http://www.screenweek.it/film/2361-300"><em>300</em> </a>.</p>
<p>La piattaforma VOD, d&#8217;altra parte, dopo essere stata a lungo osteggiata dalle major, sembra per loro irrinunciabile. <em>&#8220;In un certo senso, vorrei che la nostra compagnia diventasse un po&#8217; più Silicon Valley e un po&#8217; meno Hollywood&#8221;</em>, ha ironizzato <strong>Mike Lang</strong>, ricordando la centralità di un mix di canali distributivi che tenga conto tanto delle tradizionali emittenti tv, quanto dei vari canali offerti da Internet: non solo <strong>Netflix</strong>, ma anche <strong>Facebook, iPad e Google TV</strong>. La parola d&#8217;ordine è <em><strong>cross-platform</strong></em>: <em>&#8220;Crediamo che queste diverse piattaforme possano coesistere ed essere complementari l&#8217;una all&#8217;altra. Tutto gira intorno al consumatore, a cui non interessa sapere quali siano le windows o su quale mezzo può vedere ciò che desidera vedere&#8221;</em>.</p>
<p>Ed è da qui che il CEO intende far ripartire <strong>Miramax</strong> <em>&#8220;praticamente al collasso quando sono arrivato, nonostante una library di oltre 700 film&#8221;</em>. Ad ucciderla, non la pirateria ma <em>&#8220;la mancanza di un adeguato sfruttamento&#8221;</em>. Un caso come tanti in cui, per <strong>Lang</strong>, l&#8217;unico imperativo non poteva che essere: <em>&#8220;O innovazione o morte&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <em><a href="http://www.guardian.co.uk/technology/appsblog/2011/oct/03/netflix-miramax-mipcom-keynote">The Guardian</a></em></p>
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		<title>Steve Jobs lascia la guida di Apple, si conclude un&#8217;era</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 14:22:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
				<category><![CDATA[iPad]]></category>
		<category><![CDATA[iPhone]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Jobs]]></category>

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		<description><![CDATA[Poche parole riservate ai suoi azionisti, che ovviamente hanno fatto subito il giro del mondo, sono bastate a Steve Jobs per lasciare il suo incarico di amministratore delegato di una delle più potenti e redditizie società esistenti, la Apple. Ecco la sua lettera di congedo: «Ho sempre detto che se fosse mai arrivato il giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poche parole riservate ai suoi azionisti, che ovviamente hanno fatto subito il giro del mondo, sono bastate a<strong> Steve Jobs</strong> per lasciare il suo incarico di amministratore delegato di una delle più potenti e redditizie società esistenti, la <em><strong>Apple</strong></em>.</p>
<p>Ecco la sua lettera di congedo:</p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/08/steve_jobs_2009.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-2471" title="steve_jobs_2009" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/08/steve_jobs_2009.png" alt="" width="475" height="346" /></a></p>
<blockquote><p><em>«Ho sempre detto che se fosse mai arrivato il giorno in cui non avrei più potuto rispettare i miei</em><br />
<em> obblighi come amministratore delegato di Apple, sarei stato il primo a dirvelo. Sfortunatamente quel giorno è</em><br />
<em> arrivato. Rassegno le dimissioni da amministratore delegato di Apple. Vorrei tuttavia continuare, se il Cda lo</em><br />
<em> ritiene opportuno, come presidente, e rimanere un dipendente dell&#8217;azienda. Per quel che riguarda il mio</em><br />
<em> successore, raccomando fortemente che si proceda con il piano previsto e si nomini Tim Cook come Ceo di</em><br />
<em> Apple. Credo che i giorni migliori e più innovativi di Apple siano davanti a noi. E sono ansioso di viverli e</em><br />
<em> contribuire al successo dell&#8217;azienda nel mio nuovo ruolo. Ad Apple ho trovato alcuni dei miei migliori amici e</em><br />
<em> vi ringrazio per l&#8217;opportunità di lavorare con voi per tanti anni»</em></p></blockquote>
<p>A Jobs nel 2004 era stato diagnosticato un <strong>cancro al pancreas</strong> particolarmente aggressivo, con sopravvivenza a 5 anni pari a zero. Eppure l&#8217;imprenditore statunitense è riuscito a sopravvivere, anche ad un trapianto di fegato effettuato nel 2009, e a continuare a lavorare duramente per l&#8217;azienda che ha creato con le sue mani. Fino ad oggi quando ha dovuto arrendersi al suo stato di salute e ha passato il testimone più importante a Tim Cook.</p>
<p>Il passaggio di consegne è<strong> soprattutto simbolico</strong> visto che ormai è Cook (50 anni) a guidare l&#8217;azienda di Cupertino da quando Steve Jobs si è ammalato e gli era già stato affidato ogni ruolo operativo. Il nuovo capo di Apple, che fa parte anche del consiglio di amministrazione della Nike, arrivò alla Apple nel marzo del 1998 e subito ebbe un ruolo importante nel rivoluzionare tutto il settore della produzione e della distribuzione. Affidando a terzi molte attività e chiudendo alcune fabbriche del gruppo, contribuì a far registrare un notevole aumento dei profitti.</p>
<p>Ma i fan dei prodotti con la Mela non dimenticheranno mai Steve Jobs, che fondò la <em>Apple</em> insieme all&#8217;amico <strong>Steve Wozniak</strong> nel 1975. Solamente due anni più tardi lanciarono quello che è riconosciuto come il primo personal computer della storia, l&#8217;<strong>Apple II</strong>, che riuscì a vendere ben 1 milione di esemplari nonostante un costo proibitivo. Nel 1980 la società era già quotata in Borsa.</p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/08/apple.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2472" title="apple" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/08/apple.jpg" alt="" width="264" height="264" /></a>Solamente un anno dopo la produzione dell&#8217;<strong>Apple Macintosh</strong>, quindi stiamo parlando del 1985, lasciò la società per fondare una nuova società: la <strong>NeXT Computer</strong>, che tuttavia non ebbe molto successo. In contemporanea acquisì dalla <em>Lucas Film</em> la <strong>Pixar</strong>, casa di produzione cinematografica con l&#8217;ambizione di realizzare unicamente animazioni computerizzate. Si imparò a conoscere lo studio nel 1995 quando uscì <em><strong>Toy Story</strong></em>, che non solo è il primo lungometraggio animato in assoluto creato con la tecnica della CG, ma è considerato ancora al giorno d&#8217;oggi uno dei capolavori animati della storia del cinema.</p>
<p>Vinta una sfida, Jobs decide di affrontarne un&#8217;altra e nel 1996 <strong>ritorna alla Apple.</strong> Contribuì allo sviluppo del sistema operativo che ancora oggi viene usato sui prodotti della Mela, il <strong>Mac Os X,</strong> e lanciò l<em><strong>&#8216;iMac</strong></em> che è stato il primo prodotto effettivamente dedicato alle masse della società (la Apple dominava in quel periodo solo nelle nicchie del mercato musicale e della progettazione grafica).</p>
<p>Il successo fu immediato e da quel momento la società scrisse la storia della tecnologia moderna: <strong>iPod</strong> e <strong>iTunes</strong> (2001),<strong> iPhone</strong> (2007) e<strong> iPad</strong> (2010) sono prodotti che hanno elevato ulteriormente e costantemente l&#8217;asticella qualitativa tecnologica e fissato nuovi stanard. Il pubblico ha risposto in massa e non solo i seguaci (perché così si dovrebbe chiamarli visto che il termine &#8220;<em>consumatori</em>&#8221; è riduttivo) della società di Cupertino sono sempre più numerosi, ma soprattutto dimostrano un grado di fedeltà davvero inedito a livello commerciale.</p>
<p>Steve Jobs continuerà a lavorare dietro le quinte, e a questo punto ci si chiede se nei prossimi anni la Apple manterrà la<strong> vera qualità</strong> che ha sempre posseduto e che la distingue dalle altre aziende: la <strong>pura voglia di innovare</strong> e di mostrarci sempre qualcosa di nuovo e sorprendente. Se continuerà a farlo veramente, sarà come se Steve non se ne fosse mai andato.</p>
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