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	<title>CineGuru &#187; Internet</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>VOD: vince la commedia in rosa. Le Amiche della Sposa noleggiato quasi 5 milioni di volte.</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 08:58:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il film di Paul Feig, con Kristen Wiig, sbanca anche le classifiche dell'on demand e porta a casa altri 40 milioni di dollari da aggiungere alle vendite delle copie su supporto fisico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il film più visto di sempre in <strong>video on demand</strong>? Ci si potrebbe immaginare qualche grande classico o qualche super-uscita degli anni passati. Magari <a href="http://www.screenweek.it/film/2984-Il-cavaliere-oscuro" target="_blank"><em>Il Cavaliere Oscuro</em></a>, <a href="http://www.screenweek.it/film/22131-Transformers-3" target="_blank"><em>Transformers 3</em></a>, qualche<em> Harry Potter</em> o via dicendo. E invece no: secondo la società specializzata in analisi del mercato del <strong>VOD</strong>, <strong>Rentrak’s OnDemand Essentials</strong>, la corona va a una commedia, e non una di quelle adolescenziali che ci si aspetterebbe di veder scaricata in massa da un pubblico prevalentemente maschile in età non troppo avanzata. Il titolo in questione è infatti <em>Bridesmaids</em>, conosciuto in Italia con il nome di <a href="http://www.screenweek.it/film/24915-Le-amiche-della-sposa" target="_blank"><em>Le Amiche della Sposa</em></a>, risposta femminile alla comicità demenziale che è stata uno dei maggiori successi della passata stagione cinematografica per <strong>Universal</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3256" title="bridesmaids-movie-mccarty" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/bridesmaids-movie-mccarty.jpg" alt="" width="410" height="599" /><br />
<span id="more-3255"></span><br />
<br/><br />
Stando ai dati diffusi da <strong>Rentrak</strong>, il film diretto da <strong>Paul Feig</strong> è stato noleggiato <strong>4,8 milioni di volte in circa quattro mesi</strong>, battendo ogni record finora raggiunto nel settore dell&#8217;on demand. Ne deriverebbero<strong> 40 milioni di dollari</strong>, raccolti tra copie digitali, pay-per-view, noleggi effettuati in camere d&#8217;albergo e VOD online. Non è la prima volta, d&#8217;altra parte, che il film stupisce per i suoi risultati. Sarà forse per questa sua natura ibrida di commedia sentimentale e scatologica o per la firma &#8211; come sceneggiatrice e attrice protagonista &#8211; della star del <em>Saturday Night Live</em> <strong>Kristen Wiig</strong>, ma <em>Le Amiche della Sposa</em> ha costituito un vero e proprio &#8220;caso&#8221; cinematografico nel 2011, avendo raccolto al botteghino USA la cifra assolutamente inaspettata di <strong>169 milioni di dollari</strong> (288 in tutto il mondo). È poi seguito il buzz legato alla <strong>Awards Season</strong> e infine le nomination all&#8217;<strong>Oscar</strong>: ben due, una per la miglior attrice non protagonista <strong>Melissa McCarthy</strong> e un&#8217;altra per la sceneggiatura originale, scritta a quattro mani da <strong>Annie Mumulo</strong> e dalla stessa <strong>Wiig</strong>. Nel settore dell&#8217;home video, il titolo ha riscosso uguali consensi, con circa 100 milioni realizzati dalle vendite nei soli Stati Uniti e, come vi abbiamo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/redbox-come-incide-la-finestra-noleggio-di-blu-ray-e-dvd-3168" target="_blank">anticipato a gennaio</a>, la conquista del &#8220;podio&#8221; tra i film più noleggiati presso i distributori <strong>Blockbuser Express</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/bridesmaids-biggest-vod-kristen-wiig-universal-288163" target="_blank"><em>Hollywood Reporter</em></a></p>
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		<title>Parte la serie di Netflix, Lilyhammer, ma il portale si rifiuta di rendere pubblico il numero di visualizzazioni.</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la "messa in onda", o meglio in streaming, del suo primo serial, la compagnia compie un passo importante nella competizione con i grandi network. Ma si rifiuta di calcolare l'audience.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In diretta concorrenza con le tv americane via cavo e con il servizio di streaming di <strong>HBO</strong>, <strong>Netflix</strong>  dovrà presto  affrontare anche il nuovo soggetto che nascerà dall&#8217;<strong>alleanza tra Verizon e RedBox</strong> (l&#8217;articolo <a title="Verizon e RedBox confermano un nuovo servizio VOD." href="http://cineguru.screenweek.it/2012/02/verizon-e-redbox-confermano-un-nuovo-servizio-vod-3247" target="_blank">qui</a>). Il portale <strong>VOD</strong> intanto lancia l&#8217;offensiva con la sua prima serie autoprodotta, <em>Lilyhammer</em>, ma si rifiuta di rilasciare i dati di ascolto perché non c&#8217;è alcun inserzionista cui rendere conto dell&#8217;audience.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3254" title="lilyhammer_netflix" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/lilyhammer_netflix.jpg" alt="" width="525" height="262" /><br />
<span id="more-3253"></span> Come abbiamo avuto <a title="2 miliardi di ore di streaming negli ultimi 3 mesi: Netflix scala la classifica dei network più visti negli USA?" href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/2-miliardi-di-ore-di-streaming-negli-ultimi-3-mesi-netflix-scala-la-classifica-dei-network-piu-visti-negli-usa-3159" target="_blank">già modo di sottolineare</a>, la mossa di mettere in programma <strong>contenuti originali</strong> è di fondamentale importanza per <strong>Netflix</strong>, sia al fine di affrancarsi dal &#8220;ricatto&#8221; delle major e dei network con cui vuole competere, sia per non restare indietro rispetto a soggetti come <strong>YouTube</strong>, che ha già <a title="E il mondo si chiede: YouTube diventerà una TV?" href="http://cineguru.screenweek.it/2011/11/e-il-mondo-si-chiede-youtube-diventera-una-tv-2822" target="_blank">lanciato la sfida</a> a tutta la tv tradizionale con la messa in produzione di propri canali tematici con nomi quali <strong>Madonna</strong> e <strong>Jay-Z</strong>. La compagnia guidata da <strong>Reed Hastings</strong> ha cominciato invece meno in pompa magna, con un semplice serial (il prodotto d&#8217;altra parte più gradito dai suoi utenti) dal titolo <em>Lilyhammer</em>, con protagonista l’attore dei <em>Sopranos</em> e chitarrista di Bruce Springsteen <strong>Steven Van Zandt</strong>. I suoi otto episodi sono stati messi online tutti contemporaneamente a partire da lunedì, e ci si aspettava che <strong>Netflix</strong> comunicasse qualche dato sulle visualizzazioni, ma così non è stato.<br />
</br><br />
<em>&#8220;Alcuni iscritti lo hanno amato così tanto da aver già visto tutti e otto gli episodi&#8221;</em>, si è limitato a dichiarare <strong>Ted Sarandos</strong>, responsabile dei contenuti del portale VOD, ricordando altresì che<em> &#8220;Netflix ha oltre 23 milioni di utenti e tutti avranno la possibilità di scoprire Lilyhammer, non solo in questi giorni ma per gli anni a venire&#8221;</em>. Col tempo, continua Sarandos, <em>&#8220;altri membri ne verranno a conoscenza grazie al passaparola degli amici o ai suggerimenti del nostro motore di ricerca&#8221;</em>, per cui non avrebbe senso sbandierare i dati di ascolto. &#8220;<em>Il nostro obiettivo è di dare alle persone la possibilità di scegliere, in modo che possano godere di film e programmi tv nel modo che più preferiscono, un episodio alla volta, tutti insieme, in salotto o sull&#8217;iPad&#8221;</em>, senza contare &#8211; punto fondamentale &#8211; che non ci sono pubblicità all&#8217;interno della serie, per cui <strong>Netflix</strong><em> &#8220;non deve misurare l&#8217;audience per gli inserzionisti, deve solo offrire un grande spettacolo ai propri utenti&#8221;</em>.<br />
</br><br />
Ragionamento apparentemente impeccabile, ma resta il dubbio: se si fosse trattato di milioni di spettatori, siamo proprio sicuri che Ted Sarandos non avrebbe avuto nemmeno la tentazione di comunicarlo al mercato? Ad ogni modo, come riferisce lui stesso  in un <a href="http://blog.netflix.com/2012/02/lilyhammer-premieres-today.html" target="_blank">post</a> sul blog di <strong>Netflix</strong>, <em>Lilyhammer</em>, che parla dell&#8217;esilio in Norvegia di un pentito di mafia in fuga dal boss tradito, è in onda anche sulla <strong>tv norvegese</strong>, dove è alla sua terza settimana di programmazione. E lì, assicura il Chief Content Officer, il serial è <strong>un successo sensazionale</strong>, con 1,2 milioni di spettatori su una popolazione complessiva di 5 milioni di persone, il che ne fa in assoluto la serie più vista nella storia del Paese. Che <strong>Netflix</strong> abbia già trovato il prossimo mercato europeo (dopo Inghilterra e Irlanda) in cui lanciare il proprio servizio di streaming?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <em><a href="http://www.thewrap.com/media/article/netflix-wont-release-ratings-lilyhammer-ted-sarandos-explains-35169" target="_blank">The Wrap</a>, <a href="http://blog.netflix.com/2012/02/lilyhammer-premieres-today.html" target="_blank">Netflix</a></em></p>
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		<title>Verizon e RedBox confermano un nuovo servizio VOD.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/02/verizon-e-redbox-confermano-un-nuovo-servizio-vod-3247</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il provider e la catena di distributori automatici di DVD e Blu-ray si alleano per conquistare il mercato dello streaming e de noleggio per corrispondenza, finora capeggiato da Netflix. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;indiscrezione era già trapelata a metà dicembre (il nostro articolo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/12/verizon-e-redbox-ruomors-sullalleanza-che-potrebbe-competere-con-lo-streaming-di-netflix-3031">qui</a>), ma ora è stato confermato da entrambi i soggetti interessati: il provider di Internet, tv e telefonia <strong>Verizon</strong> e i <strong>distributori automatici di Blu-ray e DVD</strong> targati <strong>RedBox</strong> stanno mettendo a punto una partnership pronta a sfidare <strong>Netflix</strong> su entrambi i suoi segmenti di mercato: sia quello del <strong>video on demand</strong> che dell&#8217;<strong>home video</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3252" title="Redbox-Verizon" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/Redbox-Verizon.jpg" alt="" width="597" height="337" /></p>
<p>&nbsp;<br />
<span id="more-3247"></span></p>
<p>Se il CEO del celebre portale, <strong>Reed Hastings</strong>, continua a ribadire la volontà di affrancarsi dal business legato alle copie fisiche, sembra invece che la nuova<strong> joint venture</strong> intenda concentrarsi <strong>sia sullo streaming che sul noleggio per corrispondenza</strong>, con la differenza che per la restituzione i clienti potranno usare i <strong>chioschi di RedBox</strong> diffusi su tutto il territorio statunitense. Entrambi i servizi saranno ad abbonamento, ma nel comunicato stampa ufficiale le due compagnie hanno rimandato ulteriori dettagli (come prezzo, titoli disponibili e funzionamento delle sottoscrizioni) a data da definirsi. La partnership dovrebbe comunque diventare operativa nella seconda parte dell&#8217;anno e vedrà la creazione di un&#8217;apposita società da 450 milioni di dollari, detenuta al 65% da <strong>Verizon</strong>.<br />
<br/><br />
<em>&#8220;Se pensate all&#8217;esperienza che entrambe le parti portano alla joint venture, al potere dei due marchi, alla diffusione capillare dei distributori automatici, alla nostra presenza ovunque e in qualsiasi momento e all&#8217;impegno di entrambi nell&#8217;innovazione a vantaggio del consumatore, è chiaro come Verizon e RedBox costituiscano un&#8217;ottima squadra nel campo dell&#8217;entertainment&#8221;</em>, ha detto a proposito<strong> Bob Mudge</strong>, responsabile dell&#8217;area Consumer &amp; Mass Business Markets di <strong>Verizon</strong>. E la nuova partnership, secondo un&#8217;analisi citata da <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/redbox-owner-verizon-form-video-joint-venture-287229"><em>Hollywood Reporter</em></a><em>,</em> potrebbe in effetti risultare estremamente concorrenziale non solo per <strong>Netflix</strong> ma anche per gli operatori via cavo e via satellite statunitensi, dovendo in teoria consentire  l&#8217;introduzione di pacchetti di servizi over-the-top difficilmente replicabili da altri competitor. <strong>Verizon</strong> è infatti un player rilevante non solo nel campo della banda larga e della telefonia, ma anche della <strong>connected tv</strong>, e ha <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/11/mtv-hbocnn-e-tanti-altri-canali-tv-su-xbox-360-2977">recentemente aumentato la propria offerta di canali</a> grazie a un accordo con la <strong>Xbox di Microsoft</strong>.<br />
<br/><br />
La sfida, quindi, si sposta un&#8217;altra volta sul piano dei contenuti. <em>&#8220;I consumatori fanno riferimento a RedBox per i film di nuova uscita, e questa alleanza ci permetterà di aumentare il valore aggiunto della nostra offerta con più contenuti e maggior flessibilità nei canali di fruizione&#8221;</em>, ha detto <strong>Paul Davis</strong>, CEO della controllante dei chioschi, <strong>Coinstar</strong>. Ma è proprio questo il punto più controverso su cui si concentra l&#8217;attenzione degli analisti: è di pochi giorni fa la conferma definitiva che <strong>RedBox non rinnoverà l&#8217;intesa con Warner Bros</strong> dopo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/warner-bros-potrebbe-allungare-la-window-per-il-noleggio-home-video-ma-senza-il-placet-di-redbox-3166">la richiesta della major</a> di raddoppiare (56 giorni) la windows per l&#8217;uscita dei film in noleggio. Condizione finora accettata solo da <strong>Netflix</strong>, probabilmente proprio in virtù dell&#8217;intenzione di dismettere progressivamente il business non legato allo streaming. La notizia, comunque, ha fatto prevedere a molti tempi duri per i distributori automatici di DVD e Blu-ray, nel caso altri Studios dovessero allinearsi con la scelta di Warner.<br />
<br/><br />
Nati con il costo estremamente conveniente di 1 dollaro al giorno (prezzo solo lievemente aumentato a fine 2011), i chioschi dal tipico colore rosso sono infatti sempre stati osteggiati dalle major, che vi intravedono una svalutazione del proprio prodotto. Tanto che molte stanno cercando di virare piuttosto sul <strong>VOD</strong>, in particolare attraverso la sperimentazione di servizi premium a prezzo maggiorato (fronte su cui si scontrano però con l&#8217;opposizione degli esercenti). Difficile dunque prevedere come si inserirà la nuova joint venture in questo contesto, soprattutto finché non sarà definita la portata di un altro mercato nascente come quello delle tv connesse in Rete.<br />
<br/></p>
<p>Fonte:<a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/redbox-owner-verizon-form-video-joint-venture-287229"><em> Hollywood Reporter</em></a>, <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204662204577201343790367680.html?mod=googlenews_wsj"><em>Wall Street Journal</em></a></p>
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		<title>Batman vs. Hobbit vs. Prometheus: chi vince la sifda del web?[Infographic]</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società specializzata nell'analisi del buzz online Way to Blue confronta tre titoli particolarmente attesi del 2012: Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, Lo Hobbit - Un viaggio Inatteso e Prometheus. Indovinate chi è il vincitore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni si sta scatenando la mania dei trailer. Colpa del <strong>Super Bowl</strong>, l&#8217;evento sportivo più atteso degli Stati Uniti, che garantisce agli inserzionisti una visibilità unica. Da qui le prime indiscrezioni e poi la conferma sui film che avranno uno <strong>spot</strong> durante la messa in onda: fuori <a href="http://www.screenweek.it/film/21648-Il-Cavaliere-Oscuro-Il-Ritorno"><em>Il Cavaliere Oscuro &#8211; Il Ritorno</em></a>, dentro <a href="http://www.screenweek.it/film/23895-G-I-Joe-Retaliation"><em>G.I. Joe &#8211; La Vendetta</em></a>, <a href="http://www.screenweek.it/film/13302-John-Carter"><em>John Carter</em></a> e, soprattutto gli <a href="http://www.screenweek.it/film/6184-The-Avengers"><em>Avengers</em></a>. Il teaser trailer dei <em>Vendicatori</em> <strong>Marvel</strong> dura una manciata di secondi, ma in 24 ore ha realizzato un milione e mezzo di visualizzazioni, confermandosi uno dei film più attesi della prossima stagione. Non dimentichiamoci però che già a fine 2011, il trailer de l&#8217;ultimo capitolo di <em>Batman</em> aveva scalato le classifiche di<strong> iTunes</strong> e poi quasi monopolizzato il web con la questione “audio”. Per motivi stilistici, infatti, il regista <strong>Christopher Nolan</strong> non aveva migliorato la voce dell’antagonista dell’Uomo Pipistrello, <em>Bane</em>, che come da fumetto porta una maschera sulla bocca da cui inala la sostanza responsabile della sua fisicità così possente. Risultato: uno stuolo di commenti e parodie sulla difficoltà di comprendere il trailer, più ovviamente la corsa ai ripari di Warner Bros che infine ha imposto un miglioramento del parlato per renderlo meno confuso. Difficile dire se l’aneddoto gioverà o meno agli incassi del film: di sicuro ha giovato al <strong>buzz in Rete</strong>, partita che il <em>Cavliere Oscuro</em>, secondo  la società inglese specializzata nella rilevazione della web reputation <a href="http://uk.waytoblue.com/the-hobbit-vs-the-dark-knight-rises-vs-prometheus-trailer-buzz-showdown"><em>Way to Blue</em></a><em>, </em>si disputata non tanto (o non solo) con i Vendicatori ma con due altri concorrenti di rilevo quali il prossimo film di <strong>Peter Jackson</strong> e quello di <strong>Ridley Scott</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3244" title="avengers" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/avengers-1024x783.jpg" alt="" width="595" height="455" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-3175"></span></p>
<p>In realtà, all&#8217;uscita della clip di <em>Batman</em>, noi <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=3104">vi abbiamo parlato</a> della competizione con <em>The Avengers</em>, data l&#8217;immediatezza del paragone effettuabile sui<strong> download da iTunes</strong> nella prima giornata di pubblicazione: record di un milione di visualizzazioni stabilito già da allora dal primo trailer dei <em>Vendicatori</em>, e contro-record di un milione e due conquistato da quello dell&#8217;<em>Uomo Pipistrello</em>. La<strong> battaglia del 2012</strong> però <strong>non si combatte solo tra cinecomics</strong> o tra supereroi provenienti dagli universi<strong> Marvel e DC</strong>. Ci sono altri titoli che rientrano a pieno diritto nel novero dei &#8220;most anticipated&#8221; del 2012, tra cui appunto il ritorno di <strong>Jackson</strong> a <strong>Tolkien</strong> con <a href="http://www.screenweek.it/film/2494-The-Hobbit-An-Unexpected-Journey"><em>Lo Hobbit &#8211; Un viaggio Inatteso</em></a> e quello di<strong> Ridley Scott</strong> alla fantascienza con il possibile prequel di Alien, <a href="http://www.screenweek.it/film/22553-Prometheus"><em>Prometheus</em></a>.</p>
<div id="attachment_3178" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-3178" title="buzz dark knight hobbit grafico 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/buzz-dark-knight-hobbit-grafico-1.jpg" alt="" width="580" height="331" /><p class="wp-caption-text">grafico 1 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>A tirare le somme è stata appunto <a href="http://uk.waytoblue.com/the-hobbit-vs-the-dark-knight-rises-vs-prometheus-trailer-buzz-showdown"><em>Way to Blue</em></a>, che ha analizzato l&#8217;eco suscitato online dai materiali promozionali di questi tre titoli cinematografici. Nello specifico, il periodo preso in considerazione va <strong>da inizio dicembre a inizio gennaio</strong> e, come mostra l&#8217;<strong>infografica</strong>, presenta un picco nei <strong>giorni pre-natalizi</strong> in corrispondenza delle <em>release</em> dei trailer e materiali vari. Il primo evidente risultato della ricerca, è la <strong>netta prevalenza del film <em>Lo Hobbit</em></strong>, che distacca anche il <em>Cavaliere Oscuro</em> nonostante la popolarità del franchise, più recente rispetto a quello del<em><strong> Signore degli Anelli</strong></em>. Il fantasy di <strong>Jackson</strong> deve però essere rimasto nel cuore, soprattutto degli utenti del web e dei social media, tanto da far guadagnare al suo &#8220;erede&#8221; il podio per quanto riguarda il numero di post (grafico 1) e la condivisione su Twitter (grafico 2). Meno rilevante invece il vantaggio guadagnato in termini di citazione nei blog, nelle news e nei forum (grafico 3), dove <em>Lo Hobbit</em> ha solo tre punti percentuali in più rispetto a <em>Il Cavaliere Oscuro &#8211; Il Ritorno</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3179" class="wp-caption aligncenter" style="width: 589px"><img class="size-full wp-image-3179" title="shareoftweets-dark knight grafico2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/shareoftweets-dark-knight-grafico2.jpg" alt="" width="579" height="230" /><p class="wp-caption-text">grafico 2 - fonte: Way to Blue</p></div>
<div id="attachment_3180" class="wp-caption aligncenter" style="width: 589px"><img class="size-full wp-image-3180" title="share buzz dark knight hobbit grafico 3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/share-buzz-dark-knight-hobbit-grafico-3.jpg" alt="" width="579" height="241" /><p class="wp-caption-text">grafico 3 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Prometheus</em></strong> si riprende un po&#8217; giusto per quel che riguarda i temi e i personaggi più ricorrenti, in cui spicca <strong>Alien</strong> (grafico 4), forse proprio per la difficoltà di determinare l&#8217;esatta parentela del nuovo film con il classico sci-fi di <strong>Ridley Scott</strong>. Seguono <strong>Bane</strong> e <strong>Bilbo Baggins</strong>. Per quanto riguarda i <strong>registi</strong> (grafico 5), <strong>Peter Jackson</strong> non conoscere rivali, per quanto il trend generato dai tweet su<strong> Christopher Nolan</strong> presenti più picchi di minore intensità, indicando forse una maggior costanza nelle conversazioni sul <strong>social network</strong>.</p>
<div id="attachment_3181" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-3181" title="buzz dark knight hobbitcparole chiave grafico 4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/buzz-dark-knight-hobbitcparole-chiave-grafico-4.jpg" alt="" width="580" height="334" /><p class="wp-caption-text">grafico 4 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3182" class="wp-caption aligncenter" style="width: 591px"><img class="size-full wp-image-3182" title="shareoftweets-dark knight director" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/shareoftweets-dark-knight-director.jpg" alt="" width="581" height="332" /><p class="wp-caption-text">grafico 5 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riusciranno i due rivali de <em>Lo Hobbit</em> a rimontare nelle classifiche di popolarità? E non manca qualche concorrente di un certo rilievo all&#8217;analisi? <a href="http://www.screenweek.it/film/25300-The-Hunger-Games"><em>The Hunger Games</em></a> è alle porte, mentre<em> The Avengers</em> ha già mandato in delirio il web per due volte, l&#8217;ultima con appena 13 secondi e nessuna novità di rilievo nel trailer. La sfida è aperta, voi cosa ne pensate?</p>
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		<item>
		<title>Sei emendamenti bloccano Fava: stop al SOPA all&#8217;italiana.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 12:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sei forze politiche intervengono trasversalmente per archiviare il tentativo di mano pesante contro la pirateria introdotto dalla Lega nella Legge Comunitaria 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se negli <strong>Stati Uniti</strong> il fronte <strong>anti-SOPA</strong> ha ottenuto una temporanea vittoria con l&#8217;ulteriore rinvio della discussione sul nuovo disegno di legge contro la pirateria, anche in Italia si è infine dissolto lo spettro di una normativa altrettanto rigida e contestata in materia di <strong>copyright in Rete</strong>. Si tratta della norma introdotta dal deputato della Lega <strong>Giovanni Fava</strong> all&#8217;interno della <strong>Legge Comunitaria 2011</strong>, che avrebbe consentito &#8220;a qualunque soggetto interessato&#8221; di agire presso i provider per ottenere la rimozione dei contenuti ritenuti illeciti.</p>
<p><span id="more-3237"></span>Secondo i suoi detrattori, tale previsione avrebbe anche finito per imporre ai fornitori del servizio di monitorare costantemente in via preventiva le attività dei propri utenti bloccando i contenuti a rischio, pena il concorso di colpa nella <strong>violazione della proprietà intellettuale</strong>. Cioè esattamente quello contro cui <strong>Google</strong> e altri soggetti si stanno battendo strenuamente negli Stati Uniti, sia per l&#8217;eccesivo onere economico comportato dall&#8217;obbligo, sia per le sue chiare derive di ordine censorio. L&#8217;emendamento <strong>Fava</strong>, ribattezzato immediatamente sia &#8220;<strong>SOPA italiano</strong>&#8221; che &#8220;<strong>bavaglio al web</strong>&#8220;, sarebbe stato inoltre capace di colpire qualsiasi sito, dalle testate giornalistiche ai social network come<strong> Facebook e Twitter</strong>. La norma è però caduta sotto i colpi di altri<strong> sei emendamenti</strong>, praticamente tutti identici e più che bipartisan, presentati da Pdl, Idv, Fli, Apli, Pd e Udc. Il risultato sono stati 365 voti a favore, 57 contrari e 14 astensioni, che per ora archiviano l&#8217;ultimo tentativo di imporre la linea dura contro la pirateria.</p>
<p>Di segno opposto, ovviamente, la reazione dei sostenitori del provvedimento. Come riportato da <a href="http://www.primaonline.it/2012/02/02/101161/internet-confindustria-cultura-no-proposta-fava-occasione-persa/"><em>Prima Comunicazione</em></a>, ha parlato di &#8220;occasione persa&#8221; il presidente di<strong> Confindustria Cultura Italia</strong>, <strong>Marco Polillo</strong>, secondo cui la normativa europea non ritiene responsabili i siti o i service provider se i contenuti illeciti sono pubblicati a loro insaputa, e l&#8217;emendamento <strong>Fava</strong> avrebbe proposto semplicemente <em>&#8220;di tornare a una reale insaputa&#8221;</em>, piuttosto che presumere la loro estraneità ai fatti fino alla notifica delle autorità preposte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_23/nofava-sopa_f28bd024-45b4-11e1-9389-b1111b488a17.shtml?fr=correlati" target="_blank">Corriere.it</a>, <a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_145863,00.html" target="_blank">B2B24.it</a>, <a href="http://www.primaonline.it/2012/02/02/101161/internet-confindustria-cultura-no-proposta-fava-occasione-persa/" target="_blank">Prima Comunicazione</a></p>
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		<title>Facebook, da Abduction a Spartacus, piace sempre di più a Studios e TV.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La serie di Starz e il film Lionsgate sbarcano sul social network in "day-and-date" con le release in tv e in home video, con risultati che fanno ipotizzare un ulteriore sviluppo del VOD social. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi abbiamo <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2967" target="_blank">già parlato</a> di come sempre più produzioni indipendenti trovino uno sbocco ideale nel <strong>VOD</strong>, sia online che tramite i canali della tv tradizionale, e in particolar modo nel VOD cosiddetto <em>day-and-date</em>, cioè reso disponibile agli utenti nello stesso giorno dell&#8217;uscita sul grande schermo. Bene, ora il fenomeno sembra in via di espansione anche su <strong>Facebook</strong>, il popolare social network che si prepara a sbarcare in Borsa, e che a tal fine ieri ha reso noto un dossier in cui si parla di quasi <strong>850 milioni di utenti</strong> mensili e di un fatturato vicino ai <strong>quattro miliardi di dollari</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3235" title="abduction-movie" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/abduction-movie.jpg" alt="" width="550" height="272" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-3234"></span>Cifre roboanti a parte, in materia di film e più in generale di prodotti audiovisivi, non è la prima volta che entra in gioco la creatura di <strong>Mark Zuckerberg</strong>: è passato poco meno di un anno, infatti, da quando <strong>Warner Bros</strong> ha cominciato a usare <strong>Facebook</strong> per offrire alcuni dei propri titoli in <strong>streaming online</strong>, a partire da uno dei suoi più grandi successi degli ultimi anni, <em>Il Cavaliere Oscuro</em>. La novità sta dunque nel fatto che adesso il social network sia stato scelto dalla casa cinematografica <strong>Lionsgate</strong> e dalla tv premium <strong>Starz </strong>per lanciare due titoli in contemporanea rispettivamente all&#8217;uscita in home video e sul piccolo schermo. </p>
<p><strong>Starz</strong> ha addirittura anticipato di una settimana la trasmissione del primo episodio del suo serial peplum <em>Spartacus: Vengeance</em>, anche se in realtà più che un vero e proprio noleggio via <strong>Facebook</strong> si parla di un&#8217;anteprima a scopo promozionale. Il risultato però, come riporta <a href="http://www.homemediamagazine.com/streaming/facebook-adding-studio-friends-26255" target="_blank"><em>Home Media Magazine</em></a>, sembra essere stato comunque molto soddisfacente, con più spettatori di tutti quelli che avevano visto in digitale la prima stagione, <a href="http://www.episode39.it/shows/236-Spartacus-Gli-dei-dellarena" target="_blank"><em>Spartacus: Blood and Sand</em></a>, distribuita lungo ben tredici settimane. Secondo il vice presidente senior di <strong>Starz</strong>, <strong>Kelly Bumann</strong>, al successo dell&#8217;anteprima ha contribuito soprattutto la base di quasi due milioni e mezzo di fan che il telefilm ha su <strong>Facebook</strong>: <em>&#8220;Dar loro un assaggio è sicuramente servito, e abbiamo intenzione di rifarlo&#8221;</em>. <a href="http://www.screenweek.it/film/24121-Abduction-%E2%80%93-Riprenditi-la-tua-vita" target="_blank"><em>Abduction</em></a>, il thriller <strong>Lionsgate</strong> con la star di <em>Twilight</em> <strong>Taylor Lautner</strong>, è uscito sul social network a metà gennaio, in <em>day-and-date</em> con i dischi home video, e stando al vice presidente esecutivo del marketing dello studio cinematografico, <strong>Anne Parducci</strong>, è stato &#8220;<em>un buon inizio</em>&#8220;, grazie alla peculiarità di <strong>Facebook</strong>, che consente di <em>&#8220;vedere il film e interagire al contempo con gli amici, ed è solo l&#8217;inizio di una nuova concezione social con cui dobbiamo cominciare a confrontarci sin da adesso&#8221;</em>.<br />
<br/><br />
<em> &#8221;In teoria non c&#8217;è nessun motivo per cui Facebook non debba diventare un vero canale premium in futuro, in diretta concorrenza con Netflix o reti come Showtime&#8221;</em>, aggiunge l&#8217;analista del <strong>NPD Group</strong>, <strong>Russ Crupnick</strong>, secondo cui il fenomeno riceverà una spinta decisiva con la diffusione delle<strong> tv connesse a Internet</strong>. &#8220;<em>C&#8217;è un pubblico di massa che segue i talent sul social network, perciò l&#8217;opportunità di indirizzare i fan, per esempio, di Clooney o Claire Danes verso i loro film in uscita mostra dell&#8217;enorme potenziale&#8221;</em>. E questi sviluppi potrebbero non fermarsi ai prodotti cinematografici. Stando a <strong>Dean Alms</strong> di <strong>Milyoni</strong>, la società che ha sviluppato le pagine <strong>Facebook</strong> da cui fruire lo streaming di più di una dozzina tra major e distribuzioni indipendenti, a partire da questo mese i suoi utenti avranno a disposizione anche diverse serie tv. Ma c&#8217;è ancora riserbo su quali saranno i titoli che cominceranno a colonizzare l&#8217;universo social.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.homemediamagazine.com/streaming/facebook-adding-studio-friends-26255" target="_blank">Home Media Magazine</a>, <a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/facebook-files-5b-ipo-8th-anniversary-sits-4b-cash-35011" target="_blank">The Wrap</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Obama diventa social: il Presidente parla di economia, attacchi militari e SOPA in videoconferenza su Google+</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/obama-diventa-social-il-presidente-parla-di-economia-attacchi-militari-e-sopa-in-videoconferenza-su-google-3230</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:06:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di Google+. Sul piatto anche la questione SOPA e il dibattito su copyright e difesa della libertà della Rete. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di <strong>Google+</strong> che hanno avuto l&#8217;occasione di confrontarsi in diretta online con il Presidente degli Stati Uniti <strong>Barack Obama</strong>. Una mossa tanto più indicativa quanto il capo dell&#8217;esecutivo statunitense aveva già illustrato le proprie linee programmatiche per l&#8217;attuale e per il prossimo mandato nel tradizionale discorso sullo <em>State of the Union</em> della settimana scorsa. La &#8220;chiacchierata&#8221; su Internet è però servita a mettere il Presidente a confronto con intervistatori e domande meno consuete, tra cui una serie di quesiti stilati anticipatamente dagli utenti di <strong>YouTube</strong>, sui temi più disparati: dalla situazione economica, con tanto di presa visione del curriculum di un ingegnere disoccupato, alla scuola, agli interventi militari e alla<strong> pirateria su Internet</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3231" title="obama google plus" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/obama-google-plus.jpg" alt="" width="500" height="316" /><br />
<span id="more-3230"></span></p>
<p>Ha già fatto il giro del mondo l&#8217;ammissione degli attacchi compiuti in Pakistan da velivoli telecomandati americani, e per quanto il Presidente abbia specificato trattarsi di azioni mirate contro terroristi attivi, la dichiarazione non sembra di secondo piano, poiché finora la circostanza era sempre stata negata dagli USA. Restando in tema di <strong>web</strong>, Obama ha invecw usato l&#8217;incontro con gli utenti di <strong>Google+</strong> per ribadire la propria posizione riguardo al controverso disegno di legge antipirateria noto come <strong>SOPA &#8211; Stop Online Piracy Act</strong>, la cui discussione in Parlamento è stata rimandata a seguito delle proteste emerse dal mondo del web (il nostro articolo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/imagine-a-world-internet-si-rivolta-al-sopa-ddl-usa-contro-la-pirateria-3202" target="_blank"><strong>qui</strong></a>). In realtà, già prima dello &#8220;sciopero&#8221; della Rete, la Casa Bianca aveva chiarito in un post sul proprio sito che il Governo degli Stati Uniti non avrebbe appoggiato<strong> nessuna misura restrittiva della libertà in Rete</strong>, ed è esattamente quello che il Presidente è tornato ad affermare ieri, invocando però anche un confronto costruttivo tra le opposte parti in causa, vale a dire Hollywood e le imprese dell&#8217;hi-tech in genere identificate con la Silicon Valley.</p>
<p><em>&#8220;Abbiamo espresso la nostra preoccupazione in merito a come il testo legislativo era stato scritto, quindi abbiamo chiesto a tutti di tornare al tavolo delle trattative e stilare un documento condiviso&#8221;</em> &#8211; ha affermato <strong>Obama</strong>, ma, come sottolinea <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank"><em>Variety</em></a>, il tema è così caldo che il moderatore dell&#8217;incontro su <strong>Google+</strong>, <strong>Steve Grove</strong>, si è trovato a citare come domanda più ricorrente:<em> </em></p>
<p><em>&#8220;Perché ha dato il suo personale supporto alla richiesta di estradizione del cittadino britannico Richard O&#8217;Dwyer per il solo fatto di aver pubblicato dei link a materiale lesivo del copyright, usando un trattato pensato per combattere il terrorismo e consentire che i terroristi siano sottoposti alla giustizia americana&#8221;</em>?</p>
<p>La domanda si riferisce al sito <strong>TVShack</strong> dello studente britannico <strong>O&#8217;Dwyer</strong>, e <strong>Obama</strong> ha ribattuto facendo presente come la legge USA sia congegnata apposta affinché il Presidente non possa entrare nel merito delle richieste di estradizione, di competenza del Dipartimento di Giustizia. La richiesta, per altro, è ancora pendente, poiché aspetta la firma del Segretario di Stato USA, <strong>Hillary Clinton</strong>.</p>
<p>In sintesi, non è la prima volta che Obama affronta il <strong>social network</strong>: l&#8217;aveva già fatto con <strong>Facebook</strong> in un evento tenutosi l&#8217;aprile scorso e a cui aveva partecipato anche il co-fondatore e CEO<strong> Mark Zuckerberg</strong>. Ma con la questione <strong>SOPA</strong> ancora scottante e il dibattito su copyright e libertà d&#8217;espressione che l&#8217;ha circondata, la scelta del Presidente di comparire in una chat su <strong>Google+</strong> appare quantomeno significativa. Anche perché come evidenzia <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank"><em>PC Magazine</em></a>, a differenza dall&#8217;incontro trasmesso via streaming dal quartier generale di Facebook qualche mese fa, quest&#8217;ultima iniziativa si inserisce perfettamente anche nelle funzionalità del social network e ne promuove un uso a disposizione di ogni utente, dimostrando le potenzialità e l&#8217;influenza che i<strong> social media</strong> esercitano ed eserciteranno non solo sulla vita privata, ma anche sulla sfera politica negli anni a venire. Meno rilevante appare invece il contributo al dibattito sulle norme antipirateria, che tuttavia si è confermato di stringente attualità nonostante il rinvio dei disegni di legge pendenti alla Camera e al Senato statunitense.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank">Variety</a>, <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank">PCMag</a>, <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Obama-vero-droni-usati-Pakistan/31-01-2012/1-A_001203413.shtml">Corriere.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Video online: Facebook batte Twitter nello share, gli utenti mobile più &#8220;fedeli&#8221; di quelli tradizionali [Infographic]</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/video-online-facebook-batte-twitter-nello-share-gli-utenti-mobile-piu-fedeli-di-quelli-tradizionali-infographic-3223</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile sono più "pazienti" e usano prevalentemente iPhone. Negli USA, per ogni video condiviso su Twitter ci sono 8 share su Facebook, in Italia 17. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>YouTube</strong> mantiene ben saldo il proprio primato nella fruizione di <strong>video online</strong>. Secondo le ultime stime, rivelate da <a href="http://www.reuters.com/article/2012/01/23/us-google-youtube-idUSTRE80M0TS20120123"><em>Reuters</em></a>, l&#8217;ammontare delle sue<strong> visualizzazioni mensili</strong> avrebbe superato quota <strong>4 miliardi</strong>, in crescita del 25% negli ultimi otto mesi. <strong>60</strong> sono invece le <strong>ore di upload al minuto</strong>, in decisa crescita rispetto alle 48 dichiarate lo scorso maggio. Merito in parte dei contenuti originali che il portale di <strong>Google</strong> ha cominciato a produrre anche in partnership con personaggi chiave dello showbiz, quali <strong>Madonna</strong> e <strong>Jay-Z</strong>, per competere con i grandi network statunitensi. Per ammissione dello stesso sito, gran parte dell&#8217;incremento si deve tuttavia allo sforzo sostenuto per diffondersi su varie piattaforme come <strong>smartphone e tablet</strong>. Quanto influiscono i <strong>dispositivi mobili</strong> sul <strong>consumo di video online</strong>? Vi proponiamo un&#8217;<strong>infografica</strong> elaborata a proposito dall&#8217;host di web video <a href="http://wistia.com/blog/movies-on-the-move-video-engagement-on-desktops-vs-mobile-devices-infographic/"><strong>WISTIA</strong></a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3226" title="mobileinfographic 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-1.jpg" alt="" width="580" height="544" /></p>
<p><span id="more-3223"></span></p>
<p>Basandosi sul report trimestrale di <strong>Ooyala</strong>, che prende in considerazione il comportamento di più di <strong>100 milioni di visitatori unici</strong>, l&#8217;infographic mostra prima di tutto come gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile siano <strong>più &#8220;pazienti&#8221;</strong>, nel senso che portano a  termine la visione di almeno 3/4 di un video in misura addirittura doppia rispetto ai classici<em> desktop viewers</em>. La leadership dei dispositivi mobili utilizzati per la visione online va agli <strong>iPhone</strong>, con una fetta di ben il 71,8%, seguiti da quelli <strong>Android</strong> con un distacco di più di 50 punti percentuali.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3227" title="mobileinfographic 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-2.jpg" alt="" width="580" height="997" /><br />
A conferma dalla prima tendenza mostrata dai grafici, emerge inoltre che i <strong>tablet</strong> si prestano alle <strong>visualizzazioni di 10 minuti o più</strong> di web video, mentre al computer prevale un uso molto più rapido e frammentario che non arriva nemmeno a un minuto. La situazione appare invece più equilibrata per quanto riguarda i telefonini. Allo stesso modo, la percentuale di spettatori realizzati sui diversi dispositivi cambia a seconda che si parli di video guardati quasi fino alla fine o per la porzione minima di un quarto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3228" title="mobileinfographic 3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-3.jpg" alt="" width="580" height="743" /></p>
<p>Interessante infine il confronto tra la potenza di <strong>Twitter e Facebook</strong> nel <strong>video sharing</strong>, dove i cinguettii appaiono sconfitti tanto nel Nord America quanto in molti Paesi europei e asiatici, eccezion fatta per il Giappone. Negli <strong>USA</strong>, il rapporto tra lo share via Twitter e via Facebook e di <strong>1 a 8</strong>, in Italia raggiunge la proporzione quasi record (seconda solo a Taiwan) di 1 a 17.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3229" title="mobileinfographic 4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-4.jpg" alt="" width="580" height="461" /><br />
Chi realizza video per il web è perciò avvertito: pensare in anticipo al canale prediletto su cui si desidera che avvenga la fruizione e in generale ottimizzare i contenuti anche per i dispositivi mobili.</p>
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		<title>Megaupload e Megavideo chiusi dall&#8217;FBI (e riaperti a tempo record?)</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 19:19:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Kim "Dotcom" Schmitz]]></category>
		<category><![CDATA[megaupload]]></category>
		<category><![CDATA[megaupload chiuso]]></category>
		<category><![CDATA[megavideo]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;operazione congiunta di FBI, Dipartimento della Giustizia americana e corpi di Polizia di cinque stati in quattro diversi continenti ha portato nella notte all&#8217;arresto di Kim &#8220;Dotcom&#8220; Schmitz (Kim Tim Jim Vestor) insieme ad altre sei persone, e alla chiusura dei siti (18 domini) e delle società da lui fondate che possiamo riassumere con i termini Megaupload e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;operazione congiunta di FBI, Dipartimento della Giustizia americana e corpi di Polizia di cinque stati in quattro diversi continenti ha portato nella notte all&#8217;arresto di <strong>Kim &#8220;Dotcom</strong>&#8220; <strong>Schmitz </strong>(Kim Tim Jim Vestor) insieme ad altre sei persone, e alla chiusura dei siti (18 domini) e delle società da lui fondate che possiamo riassumere con i termini <strong>Megaupload</strong> e <strong>Megavideo</strong>.</p>
<p>Una <a href="http://www.justice.gov/opa/pr/2012/January/12-crm-074.html" target="_blank">nota ufficiale</a> del Dipartimento di Giustizia svela chiaramente il <strong>capo d&#8217;accusa</strong>:</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>Sette individui e due società sono state accusate di mascherare una presunta impresa criminale internazionale organizzata responsabile di massicci atti globali di pirateria on-line a danno di numerose opere protette da copyright, attraverso siti correlati al dominio Megaupload.com. Hanno generato più di $ 175 milioni di proventi illeciti causando più di mezzo miliardo di dollari di danni ai titolari dei copyright</em>&#8221;</p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/Unknown.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3215" title="Unknown" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/Unknown.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></a></p></blockquote>
<p><span id="more-3213"></span><br />
Più che di &#8220;semplice&#8221; pirateria informatica, si parla di una vera e propria <strong>associazione criminale</strong> che ha generato profitti milionari. Siamo ben lontani dall&#8217;ingenuità della creazione di <strong><em>Napster</em></strong> ad opera di Sean Parker nel 1999, sito di file sharing musicale capostipite di centinaia di cloni nel corso di una decade.</p>
<p>A differenza di altri siti, concepiti per lo storage, il file sharing e lo streaming legale ma sfruttati anche illegalmente (come Dropbox o lo stesso Youtube), l&#8217;accusa si è espressa molto chiaramente contro Megaupload. Il fatto di <strong>&#8220;minacciare&#8221; i propri utenti</strong> della cancellazione dei propri upload dopo 21 giorni, a meno del pagamento della tariffa per diventare <strong>utenti Premium</strong>, è uno degli elementi che ha fatto la differenza:</p>
<blockquote><p><em>L’accusa sostiene che il sito è stato strutturato in modo da scoraggiare la maggior parte dei suoi utenti dall’utilizzare Megaupload per la conservazione a lungo termine di materiale personale, eliminando automaticamente il contenuto che non è stato regolarmente scaricato</em><em>. I cospiratori avrebbero inoltre offerto un programma a premi che offre agli utenti incentivi finanziari per caricare i contenuti più popolari sul web e portare traffico al sito, spesso generato attraverso siti web conosciuti come “siti di collegamento”. I cospiratori avrebbero pagato utenti i quali che avevano caricato contenuti in violazione dei diritti d’autore e che aveva  pubblicizzato i loro link per gli utenti di tutto il mondo.</em></p></blockquote>
<p><em></em>Sono proprio gli introiti derivati dagli abbonamenti Premium a costituire il <strong>vero e proprio lucro</strong> a danno delle major musicali e cinematografiche che ha portato il signor Schmitz ad accumulare beni (ora confiscati) per oltre 175 milioni di dollari, nonché al suo arresto. Si parla anche di una collezione di auto che comprende Rolls-Royce Phantom, Maserati GranCabrio, Lamborghini, Cadillac d’epoca, 16 Mercedes, Harley Davidson, ville milionarie e una lunga serie di altri beni preziosi.</p>
<p>Eppure l&#8217;opinione pubblica si è mossa in fretta (forse troppo in fretta) in difesa del fondatore di Megaupload. A breve distanza dall&#8217;arresto il collettivo <strong>Anonymous, </strong>formato da hacker in tutto il mondo (si parla di più di 5mila persone), ha attaccato diversi siti di istituzioni e major di tutto il mondo mentre su Twitter si inneggia alla <strong>#primaguerradigitale</strong>.</p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/megaupload_logo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3216" title="megaupload_logo" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/megaupload_logo.jpg" alt="" width="364" height="233" /></a></p>
<p>C&#8217;è però differenza tra inneggiare alla <strong>morte del Copyright</strong> così come lo conosciamo (o meglio, spingere verso una sua evoluzione parallela a quella dei mezzi di distribuzione) e difendere un criminale, attualmente presunto, ma responsabile di un <strong>palese arricchimento</strong> ai danni di società che hanno investito complessivamente miliardi di dollari per produrre i materiali audio-video scambiati tra i propri utenti.</p>
<p>Che sia forse il momento di una seria riflessione per spingere ulteriormente verso la creazione massiccia di molteplici e vari <strong>strumenti di distribuzione legale</strong> di materiale audiovisivo, modificando contemporaneamente e attualizzando le leggi sul diritto d&#8217;autore? Società e siti internet di streaming e download digitale legale, se qualitativamente di buona fattura e con una discreta offerta, portano ingenti profitti agli investitori così come alle major stesse e gli esempi ci sono (iTunes, Netflix e Hulu solo per citarne alcuni).</p>
<p>Senza una <strong>valida alternativa</strong> ad ampio raggio d&#8217;azione i consumatori continueranno a fruire del servizio più comodo e vicino alle loro esigenze. Non si sta parlando di scaricare il film uscito nel weekend al cinema e ripreso con una videocamera e poi messo su internet, ma di recuperare un vecchio classico senza dover andare a rovistare nelle videoteche (ne esistono ancora?) o di rivedere alcuni episodi di un&#8217;amata serie televisiva che non più viene trasmessa da alcun canale. Quanti offrono un servizio di questo tipo, <strong>soprattutto in Italia</strong> (non a caso uno degli stati al mondo in cui la pirateria digitale è più diffusa)?</p>
<p>Il rischio è sempre lo stesso. Chiuso un Megaupload, se ne aprono altri dieci o addirittura <strong>riapre lo stesso sotto un&#8217;altro nome</strong> (vedi l&#8217;immagine sottostante). Non a caso nell&#8217;ultimo anno il &#8220;monopolio&#8221; incontrastato di Megaupload e di Schmitz è già stato minato da diversi altri siti di file sharing e streaming video, che stanno acquisendo popolarità sempre maggiore sulla rete: <strong>Fileserve, Filesonic, Videoweed, FileJungle, Videodebb, Videozer</strong>&#8230;</p>
<p>Se molti consumatori sono disposti a pagare <strong>tariffe non necessariamente esigue</strong> (si parla tra i 60 e i 100 euro per un anno) per usufruire di servizi di sfruttamento illegali (e i beni del signor Megaupload ne sono la dimostrazione!), non è fantascienza pensare che possano versare quote simili o anche più elevate per un servizio legale, che facilmente potrebbe dimostrare qualità ben più elevate.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/Schermata-01-2455947-alle-19.21.46.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-3214" title="Schermata 01-2455947 alle 19.21.46" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/Schermata-01-2455947-alle-19.21.46-1024x655.png" alt="" width="614" height="393" /></a></p>
<p>Fonti: <em><a href="http://www.justice.gov/opa/pr/2012/January/12-crm-074.html" target="_blank">Justice.gov</a>,<a href="http://malditech.corriere.it/2012/01/20/megaupload-e-il-tesoretto-di-kim-dotcom/" target="_blank"> Corriere</a></em></p>
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		<title>Imagine a world: Internet si rivolta al SOPA, ddl USA contro la pirateria.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 11:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Infographic]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Online]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[PIPA]]></category>
		<category><![CDATA[Protect IP Act]]></category>
		<category><![CDATA[Rupert Murdoch]]></category>
		<category><![CDATA[SOPA]]></category>
		<category><![CDATA[Stop Online Piracy Act]]></category>
		<category><![CDATA[Wikipedia]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi Internet sciopera contro i testi normativi USA che vorrebbero dare allo Stato il potere di bloccare tutti i siti esteri ritenuti malevoli e imporre ai provider l'obbligo di censurare di propria iniziativa i contenuti all'apparenza illegali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un omaggio a<strong> John Lennon</strong> ma l&#8217;atto di protesta scelto da <strong>Wikipedia</strong> contro due disegni di legge pendenti al Parlamento statunitense, meglio conosciuti come <strong>SOPA &#8211; Stop Online Piracy Act</strong> e <strong>PIPA &#8211; Protect IP Act</strong>, volti a stabilire norme estremamente severe contro la <strong>violazione del copyright in Rete</strong>. Oggi è il giorno scelto non solo dall&#8217;enciclopedia partecipata, ma da centinaia di siti Internet per esprimere il proprio dissenso con diverse forme di contestazione e autocensura. <strong>Google</strong> alla fine non ha scioperato, ma aggiungerà al logo una grossa barra nera e un link che rimanda a una pagina dedicata alla petizione per fermare la legge e un&#8217;infografica che ne ripercorre i vari passaggi. Bloccare il più importante portale di ricerca al mondo sarebbe stato un ottimo modo per dare un&#8217;idea immediata di cosa significherebbe non avere più a propria disposizione quell&#8217;enorme bacino di conoscenza che è il web, ed è questo il tema scelto invece dalla versione inglese di <strong>Wikipedia</strong>, che oggi si è dichiarata &#8220;blacked out&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3203" title="wikipedia sopa" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/wikipedia-sopa.jpg" alt="" width="594" height="469" /><br />
<span id="more-3202"></span>Ma quali sono le implicazioni di questi due disegni di legge? La questione ha avuto eco mondiale dopo che la <strong>Casa Bianca</strong> ha reso noto (<a href="http://www.whitehouse.gov/blog/2012/01/14/obama-administration-responds-we-people-petitions-sopa-and-online-piracy" target="_blank">vedi il sito</a>) che non sosterrà alcuna legislazione che riduca la libertà di espressione, aumenti i rischi per la cybersecurity o mini alle basi la capacità di Internet di essere uno strumento globale, dinamico e innovativo; ma anche dopo che il tycoon dell&#8217;infotainment<strong> Rupert Murdoch</strong> ha attaccato su  <a href="https://twitter.com/rupertmurdoch" target="_blank">Twitter</a> lo stesso <strong>Obama</strong> e tutte le compagnie della Silicon Valley accusandole di &#8220;puro furto&#8221;. In realtà l&#8217;iter del testo normativo è cominciato da mesi e non smette di suscitare scontri aperti tra i suoi sostenitori, cioè la maggior parte delle industrie del settore dei media &#8211; da quelle attive nel campo musicale a quello cinematografico e dell&#8217;informazione &#8211; e i suoi detrattori, come <strong>Google, Facebook, Wikipedia</strong> ma anche innumerevoli<strong> organizzazioni per la difesa dei diritti umani</strong> e associazioni preoccupate di preservare la libertà di espressione sul web, che vedono minacciata da un atto in cui sono previsti poteri straordinari di filtraggio e oscuramento dei contenuti online.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3204" title="infografica Google SOPA" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infografica-Google-SOPA.jpg" alt="" width="595" height="384" /></p>
<p>Come vi abbiamo già riassunto a fine novembre (vai all&#8217;<a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2917" target="_blank">articolo</a>), quando la compagnia di Palo Alto, i social network e altri grandi player del web come eBay hanno inviato un&#8217;apposita lettera congiunta al Congresso americano, e come bene riassume l&#8217;infografica preparata dal sito <a href="http://americancensorship.org/infographic.html" target="_blank"><em>AmericanCensorship.org</em></a>, sono vari i punti più controversi della proposta di legge. Il primo, consiste nel notevole ampliamento dei<strong> poteri del Dipartimento di Giustizia</strong> nei confronti dei <strong>siti esteri ritenuti colpevoli di violazione delle norme sul diritto d&#8217;autore</strong>, che darebbe allo Stato la facoltà di bloccare non solo i domini<strong> .com</strong> ma anche quelli su cui in teoria non si estenderebbe la giurisdizione americana. La misura sembra aver incontrato anche l&#8217;opposizione del <strong>Parlamento Europeo</strong>, che nei giorni del divampare del dibattito ha ribadito in una risoluzione la necessità di tutelare l&#8217;integrità di Internet a livello globale impedendo azioni unilaterali in grado di bloccare i domini o gli indirizzi IP; più in generale, gli oppositori del <strong>SOPA</strong> la abbinano ai filtri DNS già utilizzati dai regimi autoritari come Iran, Cina e Siria.<br />
<a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA-1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-3205" title="infographic SOPA 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA-1-598x1024.jpg" alt="" width="598" height="1024" /></a></p>
<p>C&#8217;è poi la <strong>responsabilità di bloccare i contenuti lesivi</strong>, attribuita ai <strong>provider</strong> e ai <strong>portali</strong> web: siti come <strong>Google </strong>e<strong> YouTube</strong> dovrebbero realizzare a proprie spese e a propria discrezione un monitoraggio continuo e costante di ciò che i loro utenti caricano e scambiano online, bloccando tutto il materiale che, dal loro punto di vista, infrange il copyright di terzi. Oltre all&#8217;onere economico di un tale obbligo, si contesta il potere decisionale e censorio attribuito a questi soggetti, che oltre ad essere pericoloso per la privacy degli utenti, porterebbe quasi certamente all&#8217;autocensura dei siti in questione per evitare di incappare in conseguenze legali. Sarebbe un deciso cambiamento di rotta rispetto a oggi (vedi il caso <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/10/viacom-vs-google-si-riaccende-la-battaglia-sul-copyright-2742" target="_blank"><em>Viacom vs. Google</em></a>), in cui portali come <strong>YouTube</strong> hanno solo l&#8217;onere di provvedere alla pronta rimozione dei contenuti che violano il diritto d&#8217;autore una volta ricevuta la segnalazione dai legittimi proprietari, ma non prima in base a un&#8217;autonoma quanto dubbia presunzione di reato. La gravità di questa previsione di legge aumenta se si considera la<strong> vaghezza della definizione di &#8220;contenuto lesivo&#8221;</strong> e di<strong> sito malevolo</strong>: secondo alcuni esperti, le maglie del testo normativo sarebbero così ampie che potrebbero arrivare a includere anche i materiali condivisi con i propri amici sui social network o addirittura scambiati via mail, con effetti pesantissimi per ogni web surfer.<br />
<img class="aligncenter size-large wp-image-3206" title="infographic SOPA2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA2-788x1024.jpg" alt="" width="593" height="771" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;orientamento principale sembra quello secondo cui leggi così stringenti non verranno approvate dai legislatori statunitensi nonostante godano del sostegno della maggior parte dei colossi mediatici, secondo cui l&#8217;urgenza di bloccare la pirateria di contenuti audio e video dovrebbe prevalere rispetto alle preoccupazioni riguardo alla libertà di Internet. La Rete però oggi sciopera, e sembra piuttosto certo che la sua voce non rimarrà inascoltata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3207" title="infographic SOPA3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA3.jpg" alt="" width="592" height="546" /></p>
]]></content:encoded>
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